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Subject: ambiente
nuovo disastro nel golfo del messico?
C'è un incendio su una piattaforma di estrazione nel Golfo del Messico, 44 persone sono state evacuate
C'è un incendio su una piattaforma di estrazione nel Golfo del Messico, 44 persone sono state evacuate
la società vede al rialzo i dati sulla perdita di litri di petrolio, come sempre in questi casi si tengono bassi "solo" per non generare allarmismo... uhm.
Mentre si lavora giorno e notte per ripulire la zona di Ao Phrao, proseguono le indagini per capire le cause dell’incidente che hanno portato alla perdita in mare di petrolio. Stando alla ricostruzione di PTT, il riversamento in mare si è verificato durante il trasferimento del greggio tra una delle proprie condutture e una petroliera. Nel grande tubo di gomma utilizzato per trasferire il petrolio si sarebbe aperta una falla, che ha poi fatto finire in mare circa 50mila litri di greggio. Sembra che il tubo fosse stato sostituito due anni fa e che fosse in utilizzo da circa un anno.
Adesso le associazioni parlano di 100 mila litri.
La prossima volta che fate il pieno tenete conto anche dei "danni collaterali"
ilpost
Mentre si lavora giorno e notte per ripulire la zona di Ao Phrao, proseguono le indagini per capire le cause dell’incidente che hanno portato alla perdita in mare di petrolio. Stando alla ricostruzione di PTT, il riversamento in mare si è verificato durante il trasferimento del greggio tra una delle proprie condutture e una petroliera. Nel grande tubo di gomma utilizzato per trasferire il petrolio si sarebbe aperta una falla, che ha poi fatto finire in mare circa 50mila litri di greggio. Sembra che il tubo fosse stato sostituito due anni fa e che fosse in utilizzo da circa un anno.
Adesso le associazioni parlano di 100 mila litri.
La prossima volta che fate il pieno tenete conto anche dei "danni collaterali"
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Il Fatto Quotidiano > Ambiente & Veleni > Olimpiadi Sochi...
Olimpiadi Sochi 2014, da Putin disastro ecologico per fare bella figura col mondo
Nella zona tra il Mar Nero e le montagne del Caucaso, trasformare un’area naturale protetta in terreno edificabile è ormai una prassi del tutto normale in vista dei giochi invernali. Ma le conseguenze sull'ambiente sono disastrose. Non solo, perché i consulenti del governo sono costretti a scappare in Ucraina per timore di ripercussioni.
Olimpiadi Sochi 2014, da Putin disastro ecologico per fare bella figura col mondo
Nella zona tra il Mar Nero e le montagne del Caucaso, trasformare un’area naturale protetta in terreno edificabile è ormai una prassi del tutto normale in vista dei giochi invernali. Ma le conseguenze sull'ambiente sono disastrose. Non solo, perché i consulenti del governo sono costretti a scappare in Ucraina per timore di ripercussioni.
Riscaldamento globale
Il cambiamento climatico sta facendo aumentare la temperatura del pianeta. Con quali conseguenze?
Nel corso del ventunesimo secolo, la temperatura del pianeta subirà un aumento compreso tra gli 1,1 e i 6,4 gradi. È la stima dell’ultimo rapporto del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), che ne dà la colpa ai gas a effetto serra. Questo aumento, il più forte degli ultimi diecimila anni, avrà moltissime conseguenze.
Tra le più gravi ci saranno: lo scioglimento sempre più rapido delle banchise polari e dei ghiacciai; l’innalzamento del livello degli oceani, che potrebbe sommergere alcuni delta e alcune isole; diverse anomalie climatiche, tra cui piogge molto intense in alcune regioni e siccità più forti in altre, una desertificazione accelerata e cicloni sempre più violenti; la netta diminuzione delle terre coltivabili; la riduzione considerevole della diversità della fauna e della flora. Tutti questi fenomeni faranno aumentare il numero dei “rifugiati climatici” e dei conflitti per le risorse naturali.
Mappe di Riccardo Pravettoni
altre su Internazionale
(edited)
Il cambiamento climatico sta facendo aumentare la temperatura del pianeta. Con quali conseguenze?
Nel corso del ventunesimo secolo, la temperatura del pianeta subirà un aumento compreso tra gli 1,1 e i 6,4 gradi. È la stima dell’ultimo rapporto del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), che ne dà la colpa ai gas a effetto serra. Questo aumento, il più forte degli ultimi diecimila anni, avrà moltissime conseguenze.
Tra le più gravi ci saranno: lo scioglimento sempre più rapido delle banchise polari e dei ghiacciai; l’innalzamento del livello degli oceani, che potrebbe sommergere alcuni delta e alcune isole; diverse anomalie climatiche, tra cui piogge molto intense in alcune regioni e siccità più forti in altre, una desertificazione accelerata e cicloni sempre più violenti; la netta diminuzione delle terre coltivabili; la riduzione considerevole della diversità della fauna e della flora. Tutti questi fenomeni faranno aumentare il numero dei “rifugiati climatici” e dei conflitti per le risorse naturali.
Mappe di Riccardo Pravettoni
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Brindisi, il Tar salva Eni&Co: i veleni del petrolchimico li bonifica lo Stato
Annullata l’ordinanza con cui la Provincia di Brindisi imponeva alla società e alle sue controllate Syndial e Versalis il risanamento della discarica Micorosa, 44 ettari di fanghi tossici interrati di fronte al mare
di Tiziana Colluto | 9 febbraio 2014Commenti (134)
I veleni del petrolchimico di Brindisi, da trent’anni sepolti nell’immensa discarica illegale Micorosa, sono destinati a rimanere ancora lì, per un bel pezzo. Al di là dei proclami, al di là delle buone intenzioni. Soprattutto, chi pagherà la bonifica su quei 44 ettari di rifiuti tossici fronte mare sarà, per il momento, solo lo Stato. Le società, che di quell’inquinamento sarebbero le responsabili, sono state graziate, un’altra volta. Sia Syndial spa che Versalis spa, entrambe controllate da Eni. E’ il paradosso a cui si giunge dopo la triplice sentenza emessa giovedì dal Tar di Lecce.
Ad essere stata annullata è l’ordinanza con cui la Provincia di Brindisi, il 25 marzo 2013, ha imposto a Edison, Versalis, Syndial, Eni e alla curatela fallimentare della Micorosa srl di effettuare il risanamento. Quell’atto, emanato su invito del ministero dell’Ambiente, è stata la conseguenza dei risultati choc della caratterizzazione, che ha dato il senso dell’emergenza: 1,5 milioni di metri cubi di cloruro di vinile, benzene, arsenico e altri inquinanti, tombati fino a cinque metri di profondità e con valori che superano di quattro milioni i limiti di legge. Il tutto in un trapezio stretto tra il petrolchimico da un lato e la riserva naturale Saline di Punta della Contessa dall’altro. Un paesaggio lunare, ai piedi delle torce. Lì si incrociano le rotte migratorie degli uccelli, ma agli uomini è impedita la fruizione, dopo il divieto imposto dall’ex sindaco Domenico Mennitti.
Ora, il nuovo colpo di scena. Arriva a spegnere gli entusiasmi nello stesso giorno in cui, dopo l’incontro di metà settimana presso il ministero dell’Ambiente, il primo cittadino di Brindisi, Mimmo Consales, ha comunicato che ci si trova “finalmente nelle condizioni di poter avviare a soluzione il gravissimo problema delle bonifiche ambientali all’interno del Sito di Interesse Nazionale. Si parte subito con la complessa operazione dell’area ex Micorosa, che richiederà l’impiego di circa 50 milioni di euro di risorse pubbliche, a cui si aggiungono 20 milioni a carico di Syndial”. Soldi, questi ultimi, che non ci saranno. Il perché è da rintracciare nello strano meccanismo che governa questa storia. E’ come nel gioco dell’oca: si ritorna sempre alla casella iniziale. Lo scorso anno, lo stesso Tar di Lecce stabilì che il solo soggetto obbligato al risanamento era Micorosa srl, in quanto risultava unica proprietaria del terreno quando, nel 2001, il Comune intimò la bonifica all’Enichem.
Il dettaglio? Micorosa è la società, dichiarata fallita, a cui, nel 1992, venne ceduta la grande discarica perché venisse recuperata. Nata sulla scorta di finanziamenti pubblici all’imprenditoria giovanile, ben 4 miliardi di lire, annoverava tra i suoi soci anche Massimo Ferrarese, presidente della Provincia dal 2009 al 2012 e ora responsabile regionale del Nuovo Centrodestra. Di quella cessione, su cui è stata anche avviata un’inchiesta da parte della procura brindisina, la stessa Provincia ha chiesto adesso la nullità, “poiché cela l’intento di eludere l’applicazione delle norme ambientali”. Sull’onere delle bonifiche, comunque, con le nuove sentenze il Tar corregge il tiro. Il risultato, però, non cambia. Il collegio dei giudici amministrativi, con a capo il presidente del Tribunale, Antonio Cavallari, raggomitolano la vicenda e ricostruiscono le fusioni, le scissioni, le cessioni dei rami d’azienda, dalla Montedison fino a Syndial e Versalis, subentrate alla Enichem Anic srl.
Tutti passaggi consecutivi che “hanno attuato una successione nella posizione dell’inquinatore, per effetto del trasferimento del complesso dei rapporti giuridici”. Dunque, “è corretto affermare – è scritto nei provvedimenti – che sussiste la responsabilità delle imprese”. Solo Eni viene risparmiata, poiché “non è succeduta ad alcuna delle società e la sua qualità di capogruppo non può costituire valida base per affermare” un coinvolgimento. Un passo in avanti decisivo, certo, ma vanificato. I ricorsi di Syndial e Versalis vengono comunque accolti per un altro motivo. L’area rientra in un Sito di interesse nazionale e ad ordinare la bonifica avrebbe dovuto essere non la Provincia, bensì il ministero dell’Ambiente, pure costituitosi in giudizio. La competenza della prima “attiene solo all’ordine di adozione delle misure di emergenza”, “interinali”, mentre questo intervento “ha carattere definitivo”. Si torna alla casella iniziale, appunto. Liberi tutti. Tranne lo Stato.
Brindisi, il Tar salva Eni&Co: i veleni del petrolchimico li bonifica lo Stato
Annullata l’ordinanza con cui la Provincia di Brindisi imponeva alla società e alle sue controllate Syndial e Versalis il risanamento della discarica Micorosa, 44 ettari di fanghi tossici interrati di fronte al mare
di Tiziana Colluto | 9 febbraio 2014Commenti (134)
I veleni del petrolchimico di Brindisi, da trent’anni sepolti nell’immensa discarica illegale Micorosa, sono destinati a rimanere ancora lì, per un bel pezzo. Al di là dei proclami, al di là delle buone intenzioni. Soprattutto, chi pagherà la bonifica su quei 44 ettari di rifiuti tossici fronte mare sarà, per il momento, solo lo Stato. Le società, che di quell’inquinamento sarebbero le responsabili, sono state graziate, un’altra volta. Sia Syndial spa che Versalis spa, entrambe controllate da Eni. E’ il paradosso a cui si giunge dopo la triplice sentenza emessa giovedì dal Tar di Lecce.
Ad essere stata annullata è l’ordinanza con cui la Provincia di Brindisi, il 25 marzo 2013, ha imposto a Edison, Versalis, Syndial, Eni e alla curatela fallimentare della Micorosa srl di effettuare il risanamento. Quell’atto, emanato su invito del ministero dell’Ambiente, è stata la conseguenza dei risultati choc della caratterizzazione, che ha dato il senso dell’emergenza: 1,5 milioni di metri cubi di cloruro di vinile, benzene, arsenico e altri inquinanti, tombati fino a cinque metri di profondità e con valori che superano di quattro milioni i limiti di legge. Il tutto in un trapezio stretto tra il petrolchimico da un lato e la riserva naturale Saline di Punta della Contessa dall’altro. Un paesaggio lunare, ai piedi delle torce. Lì si incrociano le rotte migratorie degli uccelli, ma agli uomini è impedita la fruizione, dopo il divieto imposto dall’ex sindaco Domenico Mennitti.
Ora, il nuovo colpo di scena. Arriva a spegnere gli entusiasmi nello stesso giorno in cui, dopo l’incontro di metà settimana presso il ministero dell’Ambiente, il primo cittadino di Brindisi, Mimmo Consales, ha comunicato che ci si trova “finalmente nelle condizioni di poter avviare a soluzione il gravissimo problema delle bonifiche ambientali all’interno del Sito di Interesse Nazionale. Si parte subito con la complessa operazione dell’area ex Micorosa, che richiederà l’impiego di circa 50 milioni di euro di risorse pubbliche, a cui si aggiungono 20 milioni a carico di Syndial”. Soldi, questi ultimi, che non ci saranno. Il perché è da rintracciare nello strano meccanismo che governa questa storia. E’ come nel gioco dell’oca: si ritorna sempre alla casella iniziale. Lo scorso anno, lo stesso Tar di Lecce stabilì che il solo soggetto obbligato al risanamento era Micorosa srl, in quanto risultava unica proprietaria del terreno quando, nel 2001, il Comune intimò la bonifica all’Enichem.
Il dettaglio? Micorosa è la società, dichiarata fallita, a cui, nel 1992, venne ceduta la grande discarica perché venisse recuperata. Nata sulla scorta di finanziamenti pubblici all’imprenditoria giovanile, ben 4 miliardi di lire, annoverava tra i suoi soci anche Massimo Ferrarese, presidente della Provincia dal 2009 al 2012 e ora responsabile regionale del Nuovo Centrodestra. Di quella cessione, su cui è stata anche avviata un’inchiesta da parte della procura brindisina, la stessa Provincia ha chiesto adesso la nullità, “poiché cela l’intento di eludere l’applicazione delle norme ambientali”. Sull’onere delle bonifiche, comunque, con le nuove sentenze il Tar corregge il tiro. Il risultato, però, non cambia. Il collegio dei giudici amministrativi, con a capo il presidente del Tribunale, Antonio Cavallari, raggomitolano la vicenda e ricostruiscono le fusioni, le scissioni, le cessioni dei rami d’azienda, dalla Montedison fino a Syndial e Versalis, subentrate alla Enichem Anic srl.
Tutti passaggi consecutivi che “hanno attuato una successione nella posizione dell’inquinatore, per effetto del trasferimento del complesso dei rapporti giuridici”. Dunque, “è corretto affermare – è scritto nei provvedimenti – che sussiste la responsabilità delle imprese”. Solo Eni viene risparmiata, poiché “non è succeduta ad alcuna delle società e la sua qualità di capogruppo non può costituire valida base per affermare” un coinvolgimento. Un passo in avanti decisivo, certo, ma vanificato. I ricorsi di Syndial e Versalis vengono comunque accolti per un altro motivo. L’area rientra in un Sito di interesse nazionale e ad ordinare la bonifica avrebbe dovuto essere non la Provincia, bensì il ministero dell’Ambiente, pure costituitosi in giudizio. La competenza della prima “attiene solo all’ordine di adozione delle misure di emergenza”, “interinali”, mentre questo intervento “ha carattere definitivo”. Si torna alla casella iniziale, appunto. Liberi tutti. Tranne lo Stato.
Il Fatto Quotidiano > Ambiente & Veleni > Spagna, le Cana...
Spagna, le Canarie contro Rajoy: “No a trivellazioni vicino a nostre coste”
Madrid dà il via libera alla multinazionale Repsol per scavare tre pozzi fino a 5mila metri di profondità a circa 50 chilometri dalle due isole più a est dell’arcipelago. Il governo regionale: "Faremo un referendum"
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/25/spagna-le-canarie-contro-rajoy-no-a-trivellazioni-vicino-a-nostre-coste/1098455/
Spagna, le Canarie contro Rajoy: “No a trivellazioni vicino a nostre coste”
Madrid dà il via libera alla multinazionale Repsol per scavare tre pozzi fino a 5mila metri di profondità a circa 50 chilometri dalle due isole più a est dell’arcipelago. Il governo regionale: "Faremo un referendum"
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/25/spagna-le-canarie-contro-rajoy-no-a-trivellazioni-vicino-a-nostre-coste/1098455/
Alle Canarie credo si debba stare particolarmente attenti a dove si trivella...
è uno dei "vantaggi" dei trattati internazionali che ci stanno firmando sotto il naso.
Vivi in una democrazia, voti, scegli il tuo rappresentante, quello fa la legge che tu hai desiderato...
e arriva una compagnia straniera che può fare una "causa" per costringere il tuo paese a fare diversamente.. ed il procedimento non è nè pubblico, nè soggetto alle leggi dello stato.
(il fatto che poi molte di queste corti siano composte da persone legate alle più svariate lobbies unito al fatto che una "sentenza contraria" deresponsabilizza il politico che può dire che non è colpa sua rende la cosa ancora più devastante0)
Si chiama sterilizzazione della democrazia.
Vivi in una democrazia, voti, scegli il tuo rappresentante, quello fa la legge che tu hai desiderato...
e arriva una compagnia straniera che può fare una "causa" per costringere il tuo paese a fare diversamente.. ed il procedimento non è nè pubblico, nè soggetto alle leggi dello stato.
(il fatto che poi molte di queste corti siano composte da persone legate alle più svariate lobbies unito al fatto che una "sentenza contraria" deresponsabilizza il politico che può dire che non è colpa sua rende la cosa ancora più devastante0)
Si chiama sterilizzazione della democrazia.
Il quadro che esce dalla valutazione quinquennale dell’Agenzia europea dell’ambiente, sono tutt'altro che positivi: meno risorse usate ma il trend è comunque pessimo.
La nostra analisi mostra che le politiche europee hanno affrontato con successo le numerose sfide ambientali nel corso degli anni. Tuttavia evidenzia al tempo stesso che continuiamo a danneggiare i sistemi naturali che sostengono la nostra prosperità.
L’ambiente in Europa 2015: la prosperità futura dipende da passi più decisi in materia di politiche, conoscenza, investimenti e innovazione — Agenzia europea dell'ambiente (AEA)
La nostra analisi mostra che le politiche europee hanno affrontato con successo le numerose sfide ambientali nel corso degli anni. Tuttavia evidenzia al tempo stesso che continuiamo a danneggiare i sistemi naturali che sostengono la nostra prosperità.
L’ambiente in Europa 2015: la prosperità futura dipende da passi più decisi in materia di politiche, conoscenza, investimenti e innovazione — Agenzia europea dell'ambiente (AEA)