Azərbaycan dili Bahasa Indonesia Bosanski Català Čeština Dansk Deutsch Eesti English Español Français Galego Hrvatski Italiano Latviešu Lietuvių Magyar Malti Mакедонски Nederlands Norsk Polski Português Português BR Românã Slovenčina Srpski Suomi Svenska Tiếng Việt Türkçe Ελληνικά Български Русский Українська Հայերեն ქართული ენა 中文
Subpage under development, new version coming soon!

Subject: Sentenza sui fatti della Diaz (G8)

2008-11-17 11:20:47
...quello per cui io mi sono irrigidito su questo 3D è perchè si vuole far credere per proprie convenienze e convinzioni politiche che i cassonetti bruciati sono stati 2, che i BB erano un "dozzina", che il corteo espelleva e picchiava i BB, che sono stati devastati 1 DìperDì e "qualche negozietto, "non più di qualche macchina bruciata", e poi che nessuno era armato (ho spiegato che ho visto chiavi inglesi di almeno 50cm, furgoni che scaricavano bastoni,mazze,spranghe,ecc... oltre le varie protezioni, caschi, gommapiuma, e oggetti vari e gavettoni di colori, e c'è il filmato pure lì) ... insomma, non diamo la percentuale delle colpe per il 99% allo stato.... io non ci stò a dare il 99% allo stato... quello che ho visto l'ho detto e io lo schifo l'ho visto da tutte e 2 le parti.... gli errori ci sono stati, ma non a senso unico, volete dare il 50% - 50% ??? logico che voi pretendevate uno stato fermo e immobile agli eventi.... grosso errore, lo stato è fatto di uomini, e gli uomini non sono perfetti, nemmeno quelli che secondo voi lo dovrebbero essere.... e che si sono visti attaccati e minacciati....

Questo è quanto punx....
2008-11-17 12:07:40
fosse per me.... uno ogni 6 mesi ne farei di g8 come quello di Genova....

te sei proprio fuori di zucca...mi fanno paura gli individui come te
2008-11-17 12:28:50
ma infatti nessuno dà la colpa "allo stato", allo stato gli vogliamo bene tutti credo. altrimenti la gente per cosa va a manifestare? chi ci va, ci va perchè gli sta a cuore lo stato e vorrebbe che la politica statale su certe questioni prendesse una determinata direzione invece di un'altra. di certo allo stato ci tiene di più di chi rimane a casa a guardarsi maria de filippi... per questo non son proprio d'accordo quando scrivi che dovrebbero ammazzarli tutti di mazzate quelli che manifestano, anzi mi corre più di un brivido lungo la schiena, ancor di più perchè adesso ho scoperto che sei proprio un uomo dello stato.

stiamo ai fatti: tutto quello che scrivo qui di seguito è provato dalle risultanze delle indagini, non è un'opinione.

- i disordini (che ci sono stati) sono stati compiuti dai BB e non dai cortei organizzati
- la polizia ha pestato indiscriminatamente (anzi da parte mia ti garantisco che ha pestato solo chi non capiva cosa stava succedendo e non è scappato, o chi a scappare non ce la faceva come anziani e donne)
- nella scuola diaz non stava succedendo nulla al momento dell'irruzione
- la scuola diaz non ospitava BB, ma giornalisti di tutto il mondo e pochi rappresentanti delle organizzazioni
- i poliziotti non si sono mossi come "schegge impazzite", ma erano organizzati e agivano in raggruppamenti
- tutti i fermi di polizia operati si sono risolti in nulla di fatto (erano illegittimi e infondati, e fra l'altro c'è un altro processo in corso per questo)
- dei feriti all'assalto alla scuola diaz non ce n'era nemmeno uno per caso che avesse non precedenti penali per associazione sovversiva o violenza, ma precedenti penali di sorta

questo invece è quello che deduco io dai fatti sopra e da tutti i filmati e le testimonianze che li suffragano:

- l'episodio della scuola diaz è stato macelleria messicana allo stato puro
- i poliziotti non si sono limitati all'omertà, ma hanno costruito prove false (c'è un altro processo in atto anche per questo, ma le molotov si sono "volatilizzate" chissà come)
- è logica e lampante una responsabilità diretta dei vertici dell'organizzazione delle forze dell'ordine, se non dei loro diretti referenti al governo (nella fattispecie fini e scajola)
- se le pene sono state ridicole è stato perchè son mancate le prove per inchiodare i responsabili. ciò è dovuto a omertà, alla non ammissibilità formale delle migliaia di filmati non ufficiali disponibili a tutti in rete, a copertura politica

finita la filippica, aggiungo che (nonostante anche i manifestanti abbiano fatto errori, prima di tutto quello di non munirsi di un servizio d'ordine di un migliaio di mastini pronti a spaccare il deretano alla prima sciarpa nera che passava) a me le percentuali non interessano... già il fatto che uno sia un uomo di stato lo carica di responsabilità maggiori rispetto a un ragazzo che manifesta pacificamente e si fa storpiare di mazzate per il semplice fatto che si trova lì in quel momento. e per fortuna a pensarla così è un altro uomo di stato come manganelli.
2008-11-17 13:08:18
... come tanti da ste parti ...
2008-11-17 13:15:26
punx non ci rimettiamo ad elenchi di cose già scritte mille volte.... come hai rifatto tu....

Io dicevo prima che dopo tanto scrivere si affermava che :

...i cassonetti bruciati sono stati 2, che i BB erano una "dozzina", che il corteo espelleva e picchiava i BB facinorosi, che sono stati devastati 1 DìperDì e "qualche negozietto, "non più di qualche macchina bruciata", e poi che nessuno era armato (ho spiegato che ho visto chiavi inglesi di almeno 50cm, furgoni che scaricavano bastoni,mazze,spranghe,ecc... oltre le varie protezioni, caschi, gommapiuma, e oggetti vari e gavettoni di colori, e c'è il filmato pure lì) ...

...e non erano BB tutti... una comodità alla fine sti BB , eh ?!??!

Manganelli... ma pensate che sia scemo?!?! ...se potesse dire quello che pensa.... ahiahiahi ?!??!??
ma deve dire altro.... e spesso gli mettono in bocca altro...
2008-11-17 14:53:05
ahiahiahiahi! E magari vorrebbe dire quello che pensi tu EH?!

Non ci rimettiamo ad elenchi di cose scritte? A cosa vuoi rimetterti? Quelli sono i fatti
2008-11-17 14:59:32
... di sicuro sarebbe almeno a metà ... ma per calmare le frange... si è messo 40-60... e a voi va bene :DDD
2008-11-17 15:19:58
2008-11-17 15:27:50
... beh vorrei vedere che Repubblica pubblicava un Bertinotti di altra idea ... e di altro tipo.....

Lasciate stare De Gennaro che è una tra le persone più brave che ci siano nello Stato.... non avete nemmeno idea di che brava persona si stia parlando....
2008-11-17 15:28:02
tanto per rinfrescare la memoria a qualcuno che è rimasto (tristemente mi duole dire) con la mente alla repubblica di Salò e alla marcia su Roma (ah quelli sì che erano bei tempi...si menava senza rompiballe che pensavano e protestavano...vero?)



ROMA - "La polizia penitenziaria, i reparti scelti dei Gom, indossavano i guanti bianchi e ci rifornivano di acqua e sigarette? Sono miserabili menzogne. I signori in grigioverde con lo stemma Gom ci costringevano in piedi per ore nei gabbioni con la fronte al muro e ci ordinavano di gridare "viva la polizia penitenziaria". Avevano guanti neri imbottiti e picchiavano con i manganelli in modo sapiente alle gambe e alle reni per evitare di lasciare segni. Ma la cosa peggiore succedeva all'ufficio matricola, l'ultimo passaggio prima del carcere: costringevano a firmare verbali con finte ammissioni di responsabilità. E' successo a un ragazzino francese biondo accusato di tentato omicidio. Lui si è rifiutato perché, senza traduzione, non capiva. Al grido "non vuol firmare", lo hanno ributtato nel corridoi della palestra di Bolzaneto fra due ali di agenti penitenziari che lo picchiavano". Dopo ore in piedi a gambe divaricate, il giovane ha ceduto e ha firmato.

Quello che segue è il racconto di Fabrizio Ferrazzi, 51 anni, professore di filosofia da qualche anno prestato alla campagna, arrivato a Genova la mattina di venerdì 20 luglio da La Spezia con un amico per la manifestazione dei Cobas in piazza da Novi. Il punto x degli incidenti di Genova, dove sono cominciati gli scontri, dove le prime squadre di black bloc hanno cominciato la guerriglia durata 48 ore. "Credo di essere stato uno dei primi arrestati, intorno a mezzogiorno. Sono stato travolto da una carica perché volevo aiutare una signora, chiaramente una esaltata religiosa, che camminava in mezzo al lancio dei lacrimogeni della polizia e alle pietre degli anarchici ripetendo "Dio non vuole questo". Mi sono trovato davanti la polizia, non sono scappato perché non aveva senso, ho alzato le braccia e mi hanno travolto e bastonato". "Sono una maschera di sangue, ho un taglio profondo sulla testa che solo il giorno dopo mi cuciono con venti punti. Da qual momento un inferno di botte, insulti e violenza durato fino al sabato pomeriggio quando arrivo nel carcere di Alessandria. In una cella. Posso dire, finalmente".

Prima del lager di Bolzaneto c'è il purgatorio di una caserma della polizia stradale e della Fiera del Levante, il fortinoquartier generale della polizia nei giorni di Genova. "Dalle due alle nove di sera in piedi, sotto il sole, il sangue rappreso sulla faccia, la voglia di svenire e la paura di farlo. All'inizio io, il ragazzino francese e uno di Roma, poi una ventina di fermati. Ogni volta che si provava a dire qualcosa erano botte e insulti del tipo "meglio essere in Cina così vi potevamo uccidere subito"". Poi il lager di Bolzaneto. "Ci danno il benvenuto i signori in grigioverde col giubbotto nero dei Gom, solito trattamento: ginocchia a terra, calci e manganello. I colleghi della polizia ci mettono in fila fronte al muro e guai a chi si gira, soprattutto se sentiamo qualcuno che si lamenta o piange. Il gioco era provocarci per vedere se si reagiva. Anche il medico vede queste scene. La sua visita, quelle che il ministro nomina come prova del nostro stato di salute, consiste in un'occhiata al volo e due pacche sulle spalle. Eppure io continuavo a sanguinare dalla testa e tremavo".

L'elenco delle offese e delle violenze è lungo e prende allo stomaco. "Il medico di Bolzaneto dice che i piercing venivano estratti con pinzette? Ho visto io un ragazzo siciliano a cui veniva strappato via dal capezzolo. Non erano torture vere e proprie, non ci hanno messo i chiodi sotto le unghie. Erano sottili violenze sistematiche: per me gridare viva il Duce è una violenza più di un colpo di mangenallo". "Tutti hanno picchiato a Bolzaneto, polizia e penitenziari. Ma la cosa più agghiacciante è che si eccitavano nel farlo". Fabrizio Ferrazzi fino a lunedì sera, davanti al gip, non ha saputo perché si trovava lì. "All'inizio mi accusano di aver lanciato una molotov, poi mi hanno detto che avevano sbagliato foglio". Ora è libero, indagato per resistenza a pubblico ufficiale. Ricorda volti e qualche nome. Promette che denuncerà tutti.

(29 luglio 2001)



ROMA - "Ce li consegnavano pestati, sanguinanti, qualcuno piangeva, altri urlavano, altri ancora erano impietriti dalla paura e con gli occhi pesti. Un ragazzo straniero aveva i testicoli rotti dai calci, mi sembrava fosse tedesco, non ho mai visto tanto dolore sulla faccia di una persona. Ma noi non c'entriamo nulla: portavamo quei ragazzi in carcere così come ci arrivavano dai gabbioni della polizia. Due li abbiamo ricoverati in ospedale".

Intende dire che i fermati erano stati ridotti in quelle condizioni dalla polizia?
"Io non ho visto pestaggi con i miei occhi ma neppure potevo visto che stavo sempre chiuso dentro l'ufficio matricola. Spesso mi affacciavo nel corridoio che portava ai gabbioni della polizia distanti almeno cinquanta metri dal mio ufficio, sentivo urli e pianti dal fondo della palestra, ma non potevo vedere".

Cori e inni a Pinochet?
"No, sentivo urlare. Ma non so dire perché. C'era tanta gente e tanta confusione. Era una situazione molto particolare. Bisognava esserci per capire. Gli arrestati sono stati 288 ma da Bolzaneto, in tre giorni, sono passate più di 500 persone: molti sono stati mandati via dopo ore di fermo. Erano finiti lì per sbaglio". L'ispettore Paolo Tolomeo è in forza al Gom, il gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria, il reparto scelto del Dap che secondo alcuni poliziotti sono stati "i veri aguzzini" di quel lager chiamato Bolzaneto, la caserma del sesto reparto mobile della polizia di stato.

Ispettore, lei era in servizio a Genova durante il G8?
"Io sono stato in servizio alla caserma Bolzaneto dalla mattina del giorno 17 a mezzogiorno di lunedì 23 luglio. E per tre giorni, venerdì, sabato e domenica non sono mai smontato dal servizio se non per un paio d'ore".

Dunque un testimone diretto. Un poliziotto accusa il suo reparto, il Gom, di essere stato il vero responsabile dei macelli a Bolzaneto.
"Dare la colpa alla polizia penitenziaria è spesso la cosa più facile. Ora le spiego perché quello che dice l'agente di ps è tecnicamente impossibile".

Dica.
"Il Gom e gli agenti della polizia penitenziaria sono stati inviati a Genova, in tutto duecento persone, con l'unico incarico di provvedere alla immatricolazione e traduzione dei detenuti. Noi non siamo mai stati impiegati in ordine pubblico per strada e a Bolzaneto, territorio della polizia di stato. Avevamo il divieto di occuparci dei fermati. Noi li prendevamo in carico dopo ore che stavano ammassati in trentaquaranta dentro i gabbioni. Da noi arrivavano dopo l'identificazione e quando l'ufficiale di polizia giudiziaria aveva scritto il verbale di arresto. A quel punto passavano all'immatricolazione, si comunicava in quale carcere sarebbero andati a finire e venivano sottoposti a visita medica".

Dunque non c'erano contatti o zone miste fra voi e la polizia?
"Assolutamente no. Direi quasi che c'era una specie di limite invalicabile, territoriale e professionale".

E' difficile immaginare quello che dice visto che eravate tutti nello stesso ambiente, molto grande ma pur sempre lo stesso edificio.
"Dentro la grande palestra della caserma sono stati costruiti, apposta per il G8, nove gabbioni, celle con tanto di sbarre, tutte in dotazione della polizia e tutte destinate a trattenere i fermati prima dell'immatricolazione. La polizia penitenziaria aveva altri due gabbioni accanto all'infermeria gestita da tre medici e sei infermieri. Qui i giovani ormai arrestati aspettavano per andare verso le carceri di Alessandria e Pavia. E qui, solo qui, noi della polizia penitenziaria potevamo entrare".

Quanto tempo passava dall'arrivo dei fermati a Bolzaneto al passaggio all'ufficio matricola, cioè sotto la vostra giurisdizione?
"Dipende, in certi momenti, venerdì pomeriggio, sabato pomeriggio e sabato notte, anche ottonove ore. I blindati della polizia scaricavano trenta, quaranta persone per volta".

Numeri che raccontano veri e propri rastrellamenti.
"I numeri sono questi".

Un giovane arrestato dice che agenti della polizia penitenziaria si sono infilati guanti neri imbottiti e hanno picchiato per un'ora.
"Noi non avevamo guanti neri, solo quelli bianchi di lattice".

Una ragazza ha raccontato di essere stata minacciata di stupro dai Gom.
"I Gom in servizio a Bolzaneto erano sei per turno. Gli altri erano normali agenti di polizia penitenziaria e addetti al servizio traduzioni".

Lei è mai entrato in un gabbione?
"Nei nostri. Per quello che ci riguarda abbiamo offerto acqua, sigarette e cercato di tirarli un po' su di morale. Qualcuno sarà stato anche un duro ma i più sembravano ragazzini morti di paura".

Vi accusano di perquisizioni violente, ad esempio piercing strappati dal naso e capelli lunghi rasati di colpo.
"I piercing sono stati tolti con la pinzetta dal medico. Così come i braccialetti di spago ai polsi sono stati tagliati con le forbici. Capisco che anche queste sono violenze ma il regolamento penitenziario impone di non portare in cella certe cose".

Perché vi accusano?
"I ragazzi avranno confuso le divise. La polizia cerca di scaricare su di noi ma siamo gli unici a non aver fatto nulla"

(27 luglio 2001)



ROMA - Come padre ha provato orrore e dolore. Come uomo di governo, quello della sua città, sfiducia improvvisa nelle istituzioni. Questi i sentimenti e le reazioni di Antonino Lupi, sindaco di Monterotondo, 40 mila abitanti alle porte di Roma, padre di un diciottenne che come tanti altri è stato picchiato a sangue nella caserma di Bolzaneto. Lupi, dopo giorni di silenzio, ha deciso di parlare e denunciare le violenze dei giorni del G8 che per lui e per suo moglie sono divenuti giorni di disperazione. "Bolzaneto ha lasciato un segno indelebile nella mia famiglia. Presenterò una denuncia. Come padre ho provato orrore, dolore. Come sindaco un improvviso senso di sfiducia nelle istituzioni. Mio figlio, diciottenne e pacifista, a Genova è stato arrestato mentre passeggiava mano nella mano con la fidanzata di 16 anni. Poi, da detenuto, a Bolzaneto, è stato picchiato, manganellato, insultato. 'Papà le botte passano - m'ha detto - gli sputi in bocca no'".

Antonino Lupi ha passato insieme a sua moglie quattro giorni a fare il porta a porta nelle carceri del nord per sapere che fine avesse fatto il figlio Bruno, 18 anni e 10 giorni, studente del IV liceo scientifico del Righi a Roma, irrintracciabile sul telefonino dalle 15 del 20 luglio e riabbracciato soltanto la notte del lunedì successivo, fuori dal carcere di Alessandria.

"Era ospite insieme agli amici di un medico di Genova - spiega Lupi - ci aveva lasciato scritto ora per ora quello che avrebbe fatto. Eravamo tranquilli. Perse le tracce, siamo partiti. Nemmeno alla Questura centrale di Genova ci hanno voluto dire dove stava, che gli era successo. Lo abbiamo dovuto ritrovare da soli. Per poi sapere che gli era stata contestata la resistenza aggravata e il danneggiamento aggravato per essere stato colto in 'quasi flagranza di reato'. Agghiacciante. Poi - prosegue il sindaco di Monterotondo - da lui, abbiamo saputo il supplizio che aveva subito: le botte con gli stracci bagnati e la saponetta all'interno, le manganellate date in maniera scientifica per non lasciare segni, l'obbligo del saluto fascista, le costrizioni nel dover gridare 'Evviva il Duce', gli insulti 'siete tutti sporchi comunisti'.

"Sono racconti - continua Lupi - che nelle ore di impotenza fuori dal carcere avevo sentito da decine di altri ragazzi, scout, giovani dell'azione cattolica, che erano passati dal lager di Bolzaneto e venivano scarcerati. Avevo già saputo da loro delle violenze inflitte su un disabile, un uomo con una gamba di legno, costretto a restare, come gli altri, per ore ed ore in piedi con la fronte contro il muro e rialzato a manganellate ogni volta che cadeva. Mio figlio dalla notte di Bolzaneto - conclude - è uscito tutto un dolore, ma senza ossa rotte. E' stato furbo. Per due volte mentre veniva picchiato si è finto svenuto".

(28 luglio 2001)




GENOVA - "Mai visto fare una trasfusione di un litro e mezzo di sangue a una palla da football? Beh amico, quel pallone ce l'hai davanti agli occhi". Un polmone bucato, qualche costola in frantumi, un paio di denti in meno. Gli mancano un mucchio di pezzi a Mark Covell, 33 anni giornalista inglese, ma non il tradizionale "humour" della sua terra. Oggi può scherzare ma l'incubo iniziato sabato notte è finito solo mercoledì mattina, quando l'avvocato Filippo Guiglia gli ha comunicato che il suo arresto non era stato convalidato.

Del resto sarebbe stato strano, visto che Mark a Genova non ha partecipato a nessuna manifestazione. Racconta questo ed altro dalla sua stanza del reparto di chirurgia toracica dell'ospedale San Martino. Gli hanno diagnosticato un pneumotorace, ma di nascosto dalle infermiere si fuma una sigaretta. D'altra parte, a uno che i carabinieri che hanno preso a calci credevano morto, un po' di catrame nei polmoni non fa più paura.

A lui, come a decine di altre persone di quel sabato cileno una sola domanda: che cos'è successo? "E' successo che sono diventato un 'human football', un pallone umano - risponde -. Ero in mezzo alla strada, proprio davanti al cancello della scuola Diaz, quando sono arrivate le camionette. E ci sono rimasto intrappolato mentre i carabinieri chiudevano i due lati della via. Quando ho visto un gruppo venirmi addosso, ho mostrato la tessera da giornalista (è l'inviato di Indimedia uk., un network on line di informazione alternativa con diverse edizioni, compresa quella italiana, tra i più seguiti, ndr). Mi hanno colpito subito con i manganelli. Poi uno con lo scudo mi ha schiacciato contro il muro e l'altro mi ha riempito di botte ai fianchi".

E' solo l'inizio del racconto che ieri pomeriggio Covell ha ripetuto in diretta ai microfoni della Bbc. "Mi dicevano in inglese - continua - 'you are blackblock, we kill blackblock' (tu sei un black e noi ti uccidiamo). A quel punto sono caduto mezzo svenuto e ho visto che il furgone stava sfondando il cancello della scuola. Ero a terra e loro continuavano a prendermi a calci. Correvano da una parte e mi mollavano un calcio. E' lì che sono diventato un pallone".
Sky, questo è il suo soprannome, tira il fiato e aggiusta il tubicino del drenaggio. Il sangue esce dal polmone e cola in un boccione.

"Pensavo che sarei morto e così ho fatto finta di esserlo - prosegue il giornalista -. Un carabiniere è venuto a sentirmi la vena del collo e poi altri due mi hanno trascinato dentro la scuola, con gli altri. Menavano ancora. Mi ha salvato un medico o un infermiere, tra i primi arrivati che ha detto basta, basta e allora tutto è finito. Devo ringraziare quel dottore, anzi lui e altri due del pronto soccorso".
Perché? "Perché ricordo - dice Mark Covell - che ero lì sulla barella e la polizia voleva portarmi all'infermeria militare (alla caserma di Bolzaneto, ndr). Ma due dottori si sono opposti, uno in particolare, Paolo, e lo ringrazio davvero, forse sarei morto".
Dopo? "Dopo niente - risponde il reporter britannico -. Sono svenuto, credo, e mi sono svegliato il mattino. E sono stati altri tre giorni duri. Stavo male e non mi facevano vedere nessuno. Ho incontrato solo il console (Alan Reuter, console generale di Milano, ndr)". La liberazione è arrivata mercoledì mattina. Il giudice e l'avvocato stavano per iniziare l'interrogatorio di convalida dell'arresto quando è arrivato un fax dal tribunale. Un altro giudice aveva già deciso di non convalidare l'arresto (ancor prima dell'interrogatorio) e Mark Covell è tornato ad essere un cittadino libero, ferito, ma combattivo.
"Ho detto al console che farò denuncia - spiega - perché non è possibile che una cosa del genere accada in un paese che si dice democratico. Come hanno potuto accusarmi di essere un Black Bloc. Io non ho nemmeno visto una manifestazione. Sono stato sempre chiuso al terzo piano della scuola, dove c'era il News Dispatch. Da lì aggiornavo il nostro sito con le notizie che arrivavano dalle piazze e dalle strade. Non pensavo andasse a finire così".

(27 luglio 2001)



GENOVA - Un poliziotto che presta servizio al Reparto Mobile di Bolzaneto, e di cui Repubblica conosce il nome e il grado ma che non rivela per ragioni di riservatezza, racconta la "notte cilena" del G8. "Purtroppo è tutto vero. Anche di più. Ho ancora nel naso l'odore di quelle ore, quello delle feci degli arrestati ai quali non veniva permesso di andare in bagno. Ma quella notte è cominciata una settimana prima. Quando qui da noi a Bolzaneto sono arrivati un centinaio di agenti del Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria".

E' il primo di uno dei molti retroscena sconosciuti del drammatico sabato del G8. Il nostro interlocutore ammette che "nella polizia c'è ancora tanto fascismo, c'è la sottocultura di tanti giovani facilmente influenzabili, e di quelli di noi che quella sera hanno applaudito. Ma il macello lo hanno fatto gli altri, quelli del Gom della penitenziaria".

E il pestaggio sistematico nella scuola? "Quello è roba nostra. C'è chi dice sia stata una rappresaglia, chi invece che da Roma fosse arrivato un ordine preciso: fare degli arresti a qualunque costo. L'intervento lo hanno fatto i colleghi del Reparto Mobile di Roma, i celerini della capitale. E a dirigerlo c'erano i vertici dello Sco e dirigenti dei Nocs, altro che la questura di Genova che è stata esautorata. E' stata una follia. Sia per le vittime, che per la nostra immagine, che per i rischi di una sommossa popolare. Quella notte in questura c'era chi bestemmiava perché se la notizia fosse arrivata alle orecchie dei ventimila in partenza alla stazione di Brignole, si rischiava un'insurrezione".

La trasformazione della caserma di Bolzaneto in un "lager" comincia lunedì con l'arrivo dei Gom, reparto speciale istituito nel 1997 con a capo un ex generale del Sisde, e già protagonista di un durissimo intervento di repressione nel carcere di Opera. Appena arrivati - vestiti con le mimetiche grigio verde, il giubbotto senza maniche nero multitasche, il cinturone nero cui è agganciata la fondina con la pistola, alla cintola le manette e il manganello, e la radiotrasmittente fissata allo spallaccio - prendono possesso della parte di caserma che già alcune settimane prima del vertice era stata adattata a carcere, con annessa infermeria, per gli arrestati del G8.

La palestra è stata trasformata nel centro di primo arrivo e di identificazione. Tutti i manifestanti fermati vengono portati qui, chi ha i documenti li mostra, a tutti vengono prese le impronte. A fianco alla palestra, sulla sinistra, accanto al campo da tennis, c'è una palazzina che è stata appositamente ristrutturata per il vertice ed è stata trasformata nel carcere vero e proprio. All'ingresso ci sono due stanzoni aperti che fungono da anticamera. Qui, la notte di sabato, fino a mattina inoltrata di domenica, staziona il vicecapo della Digos genovese con alcuni poliziotti dell'ufficio e qualche carabiniere.

"Quello accaduto alla scuola e poi continuato qui a Bolzaneto è stata una sospensione dei diritti, un vuoto della Costituzione. Ho provato a parlarne con dei colleghi e loro sai che rispondono: che tanto non dobbiamo avere paura, perché siamo coperti".

Quella notte. "Il cancello si apriva in continuazione - racconta il poliziotto - dai furgoni scendevano quei ragazzi e giù botte. Li hanno fatti stare in piedi contro i muri. Una volta all'interno gli sbattevano la testa contro il muro. A qualcuno hanno pisciato addosso, altri colpi se non cantavano faccetta nera. Una ragazza vomitava sangue e le kapò dei Gom la stavano a guardare. Alle ragazze le minacciavano di stuprarle con i manganelli... insomma è inutile che ti racconto quello che ho già letto".

E voi, gli altri? "Di noi non c'era tanta gente. Il grosso era ancora a Genova a presidiare la zona rossa. Comunque c'è stato chi ha approvato, chi invece è intervenuto, come un ispettore che ha interrotto un pestaggio dicendo "questa non è casa vostra". E c'è stato chi come me ha fatto forse poco, e adesso ha vergogna". E se non ci fossero stati i Gom? "Non credo sarebbe accaduto quel macello. Il nostro comandante è un duro ma uno di quelli all'antica, che hanno il culto dell'onore e sanno educare gli uomini, noi lo chiamiamo Rommel".

Che fine hanno fatto i poliziotti democratici? "Siamo ancora molti - risponde il poliziotto - ma oggi abbiamo paura e vergogna".

(26 luglio 2001)



Alfonso De Munno, 26 anni, fotografo freelance di Roma. Capelli castano chiaro lunghi, occhi blu. Ha un piede fratturato, una costola incrinata. Il viso tumefatto, il corpo pieno di lividi. Il suo racconto è lucido e concitato. "Mi portano a Bolzaneto verso le 16.30 di sabato. Sono già stato pestato a sangue dalla guardia di finanza mentre scatto alcune foto dei black bloc. Arrivo alla caserma in camionetta, assieme a una ventina di fermati. Ho le mani legate, lacci neri di plastica, molto stretti. Il benvenuto: ci lanciano fuori dal pullman e iniziano manganellate e insulti. "Perché non provi a chiamare Bertinotti o il tuo amico Manu Chao?". La colonna sonora dell'orrore è una cantilena, i celerini la sanno a memoria. Adesso anch'io l'ho imparata, purtroppo: "un due tre, viva Pinochet, quattro cinque sei, a morte gli ebrei, sette otto nove, il negretto non commuove".

Finisco nell'ultimo stanzone della caserma. Mi tocca una nuova dose di calci e pugni. Rimango a terra, non posso più alzarmi: ho il piede fratturato, la costola dolorante. Vedo uno spettacolo dell'orrore: una ragazza svedese viene portata via per i capelli, i celerini spengono le sigarette sulle mani di un francese. Un ragazzo si fa la pipì addosso per la paura o perché non ce la fa più. Nessuno di noi si può muovere. Un agente corpulento entra nella stanza e inizia a massacrare un ragazzo perché "l'ho visto in piazza che mi insultava". Pochi minuti dopo passa un carabiniere che raccomanda ad altri due: "Quelli della celere è meglio non farli entrare".

Ma il peggio inizia quando arriva la polizia penitenziaria: non ho mai visto tanta violenza in vita mia. Si infilano i guanti neri imbottiti e per un'ora non smettono di menare. Continuo a sognare un tizio che viene sbattuto contro il muro e lascia sulla parete un rigagnolo di sangue. Finalmente, verso le 4 di mattina partiamo per il carcere di Alessandria. Ancora qualche botta. Poi la pace, se di pace dopo l'inferno si può parlare".

Alfonso è stato rilasciato lunedì sera. E' assistito dall'avvocato Simonetta Crisci. Adesso è a casa sua, non riesce a dormire, oggi andrà in ospedale. Né in caserm, né a Bolzaneto ha potuto avere un referto medico. Sporgerà denuncia per gravi lesioni volontarie. "Voglio un processo per ciò che è successo a Bolzaneto dice . Deve essere qualcosa di esemplare, di cui parlerà tutta l'Europa". Gli sono stati "sequestrati" i dodici rullini che aveva scattato prima del "lager". Ma i ricordi sono impressi nelle sue cellule, ormai. Dice: "Saprei riconoscere tra mille i miei torturatori".

(26 luglio 2001)




Anna Giulia Kutschkau, tedesca di 21 anni. Ha l'arcata dentale anteriore sfondata. Per tre giorni è stata cercata disperatamente dalla madre. Ieri è uscita dal carcere di Voghera. E' stata portata a Bolzaneto. I celerini le avrebbero detto di tutto: "Puttana, adesso ti sistemiamo noi". All'avvocato Riccardo Passeggi, del Genoa Social Forum, Anna Giulia ha detto che ad un certo punto ha avuto paura di essere stuprata. Anche a lei non sarebbero stati risparmiati calci e sputi. Ha dichiarato ai magistrati: "Ci hanno fatto attendere nel cortile e prima di prenderci le impronte digitali e i dati anagrafici, ci hanno massacrati".
La ragazza ha detto di essere stata catturata mentre tentava di scappare durante le cariche della polizia, ma di essere estranea agli scontri e agli atti di vandalismo. Racconta di essere stata portata in un posto di cui non conosce il nome. Ricorda però il cancello bianco scorrevole e il cortile interno.

Alla Diaz i giovani fermati, ritenuti responsabili dei disordini, venivano caricati sulle camionette con destinazione Bolzaneto: il "purgatorio". Stesso destino per i feriti, appena medicati e dimessi dal pronto soccorso dei tre ospedali cittadini (San Martino, Galliera e Sampierdarena) qualche giorno prima allestiti di tutto punto per affrontare l'emergenza.

Anche la ragazza tedesca ha rilasciato le stesse dichiarazioni agli avvocati del Gsf: "Nel cortile ci hanno tenuti in piedi per tantissime ore, insultandoci, gridandoci bastardi tedeschi". Qualcuno sarebbe stato costretto a gridare "viva il duce". Da indiscrezioni sembra che la giovane tedesca vestisse con una maglietta nera e sospettata di appartenere al gruppo dei black bloc, gli anarchici che hanno sfasciato la città, incendiato auto e banche, lanciato pietre e molotov contro i celerini.

(26 luglio 2001)




"CI HANNO tenuti quattro ore in piedi, davanti a un muro, senza poterci muovere, a gruppi di quattro o cinque persone. Quando ho provato a girarmi, mi sono preso un pugno nello stomaco, poi un altro, fino a non resistere". Inizia così il racconto di Enrico Sciaccaluga, uno studente di 19 anni che abita con la famiglia nel quartiere genovese di Sturla. Venerdì sera, dopo la morte di Carletto Giuliani, suo amico, dice di essere stato picchiato a sangue dai celerini, prima in corso Gastaldi, vicino al luogo della sparatoria, e poi dentro la caserma del IV Reparto Mobile di Bolzaneto.

Il giovane racconta che il centro della polizia è stato trasformato in un lager sudamericano, un luogo di tortura che gli ricorda soltanto i film sulle carceri turche. "Un agente che all'ospedale Galliera mi aveva sentito urlare "non voglio più vedere la polizia", mi ha riconosciuto a Bolzaneto, e più volte mi ha chiamato zecca, merdaccia; mi ha detto "sei ancora integro e sano" e mi ha tirato un pugno sul naso, mentre gli altri ragazzini in divisa mi sputavano addosso, mi davano calci".

Dalla caserma del reparto mobile sarebbero passati quasi tutti gli arrestati, che poi sono stati smistati nelle carceri di Pavia, Alessandria, Vercelli, Milano. Ma anche quelli finiti poi nella casa circondariale di Marassi, a Genova. "A Bolzaneto, chiuso il cancello scorrevole, ci hanno fatto scendere dalle camionette e ci hanno schierati nel cortile interno - dice il giovane genovese, che si è preso una manganellata in testa durante il corteo, chiusa con 22 punti di sutura all'ospedale Galliera. Qui, nella questura di Bolzaneto, siamo rimasti fino alle tre del mattino, senza alcun avvocato. Gli uomini in divisa picchiavano come se fossero sotto effetto di droghe. Confesso, io ho visto tante persone sotto effetto di sostanze stupefacenti, e questi poliziotti erano così. Sembravano drogati".

La madre di Enrico dice di essere sconcertata per quanto è accaduto: "Soprattutto, mi chiedo come possano avergli rubato anche il referto rilasciato dall'ospedale Galliera". Hanno paura nella casa di Sturla, tanto che la famiglia non ha ancora presentato denuncia. Il padre ha saputo che il figlio avrebbe insultato i poliziotti, dicendo "Non voglio più vederli, non fatemi più vedere la polizia". Ancora non ha deciso se presenterà denuncia.

(26 giugno 2001)




ROMA - "A Genova, i carabinieri hanno arrestato, pestato a sangue e brutalizzato mio figlio". La denuncia è di Gian Paolo Ormezzano, scrittore e giornalista de 'la Stampa'. Un'altra testimonianza sugli scontri avvenuti durante il G8. Secondo la ricostruzione del giornalista, il figlio Timoty, 26 anni, studente in una scuola di grafica e tecniche televisive a Torino, era andato nel capoluogo ligure per filmare le contestazioni del G8. Si trovava proprio vicino a Piazza Alimonda, dove poco prima era stato ucciso il giovane Carlo Giuliani, quando è caduto durante una carica delle forze dell'ordine. "Poliziotti e carabinieri - continua il giornalista - gli si sono fatti addosso e hanno cominciato a contenderselo. Gli hanno messo i ceppi e lo hanno portato in caserma". Qui, secondo Ormezzano, sarebbero proseguiti i pestaggi. "Lo hanno picchiato sulla schiena. Poi lo hanno portano in carcere, a Pavia, in un cella di isolamento. Ma in galera sono stati più umani rispetto ai carabinieri. Anzi gli stessi infermieri sono inorriditi davanti alle piaghe del mio ragazzo".

Ormezzano ha potuto riabbracciare il figlio solo dopo la sua liberazione. "Ignoravo quello che stava capitando a Timoty - afferma il giornalista - fino a quando, venerdì sera, è arrivata una telefonata dei carabinieri, che mi hanno comunicato l'arresto di mio figlio". Senza ulteriori particolari, pare. A questo punto, la famiglia Ormezzano è partita alla ricerca del giovane: solo grazie all'aiuto di giornalisti amici si riesce a sapere che Timoty era stato rinchiuso a Pavia, in una cella di isolamento.

"Mio figlio è stato completamente scagionato - continua Ormezzano - Non c'entrava nulla, eppure lo hanno riempito di botte. Ha otto punti al sopracciglio, un occhio tumefatto, il labbro rotto e la schiena manganellata, ma ha capito la pochezza di questa gente".

Ormezzano se la prende anche con il governo. "Giornali e tv hanno avuto le loro colpe nel diffondere le notizie, ma con tante attenuanti perchè non sono stati aiutati a capire che il G8 è stata tutta una pagliacciata. Il governo invece - afferma - ha voluto confondere le idee. Da una parte un presidente del Consiglio tutto sorrisi e strette di mano in un'atmosfera da salotto, e tutt'intorno giovani picchiati". Il giornalista assicura che è deciso a procedere per vie legali. "Appena avrò la perizia medica e il risultato delle lastre - dichiara - agirò penalmente contro i responsabili".

(24 luglio 2001)




VERGOGNA!!! A LORO E A CHI LI DIFENDE!!!
2008-11-17 15:28:52
se c'è gente come te che lavora in un ministero (da quanto tu hai riportato) non mi meraviglio del fatto che questo Paese faccia tanto schifo
2008-11-17 15:38:06
...e infatti ... visto che voi da buoni oratori riportate un mucchio di aria fritta......
continuate ad offendere "tra le parole" ... vi faccio i complimenti....
E ribadisco che questo è il vostro controllo su un pc.... figuriamoci in piazza convinti e nascosti da un anonimato di massa che vi fà sentire forti .... ma poi una volta presi, praticamente pecorelle bastonate ....

VERGOGNATEVI... il paese fà schifo soprattutto per voi....
2008-11-17 15:44:15
non ho parole
(edited)
2008-11-17 15:49:06
Giusto per capire.. quali post, frasi, parole (specificando di chi) sono per te aria fritta?
Quali sono le offese che hai rilevato (magari queste puoi anche non dirle in pubblico e postarle a qualche MOD che prenderà provvedimenti)?
:)
2008-11-17 15:55:28
e sia chiaro che personalmente non ho offeso nessuno ma solo constatato delle verità e cioè che

1) chi difende l'operato delle forze di pubblica sicurezza in quei 3 giorni deve vergognarsi "OBIETTIVAMENTE"

2) non mi meraviglio dello schifo che c'è nel nostro Paese visto che qui qualcuno ha manifestatamente difeso l'operato e (a detta sua) ricopre un incarico presso un ministero


sono constatazioni e non offese...l'una collegata all'altra.
2008-11-17 15:59:36
l'unica cosa collegata è la constatazione che è spesso trasformata in offesa....

Quindi secondo te dire ...

se c'è gente come te che lavora in un ministero (da quanto tu hai riportato) non mi meraviglio del fatto che questo Paese faccia tanto schifo


...è una constatazione....chiaro, ho capito ....

come questa:

te sei proprio fuori di zucca...

...ok, capito il concetto....