Subpage under development, new version coming soon!
Subject: Cronaca
matteodc91 [del] to
All
Vicenza: in coma ragazzo pestato da tre romeni
10 dic 17:12 Cronache
VICENZA - Tre giovani romeni sono stati fermati dai carabinieri con l'accusa di tentato omicidio ai danni di un giovane operaio vicentino di 26 anni, ora in coma, picchiato davanti a un bar di Arsiero, dopo essere intervenuto a difesa di altri due italiani aggrediti dal terzetto; un quarto romeno e' stato denunciato a piede libero. (Agr)
che bello che è aprire il sito del corriere e trovarsi ben nascoste queste notizione...
quanto se lo terranno fermo?una notte?una settimana?
e ricordo tutto il clamore che aveva suscitato il pestaggio del ragazzo di colore a milano... vediamo se anche adesso faranno 10 manifestazioni, 5-6 fiaccolate ecc. ecc......
10 dic 17:12 Cronache
VICENZA - Tre giovani romeni sono stati fermati dai carabinieri con l'accusa di tentato omicidio ai danni di un giovane operaio vicentino di 26 anni, ora in coma, picchiato davanti a un bar di Arsiero, dopo essere intervenuto a difesa di altri due italiani aggrediti dal terzetto; un quarto romeno e' stato denunciato a piede libero. (Agr)
che bello che è aprire il sito del corriere e trovarsi ben nascoste queste notizione...
quanto se lo terranno fermo?una notte?una settimana?
e ricordo tutto il clamore che aveva suscitato il pestaggio del ragazzo di colore a milano... vediamo se anche adesso faranno 10 manifestazioni, 5-6 fiaccolate ecc. ecc......
seee.. pure le campane a lutto ;-)
mi dispiace per il ragazzo che rischia di rimetterci la vita per un gesto di altruismo e generosità.
mi dispiace per il ragazzo che rischia di rimetterci la vita per un gesto di altruismo e generosità.
Vicenza: in coma ragazzo pestato da tre PERSONE
10 dic 17:12 Cronache
VICENZA - Tre giovani PERSONE sono stati fermate dai carabinieri con l'accusa di tentato omicidio ai danni di un giovane operaio vicentino di 26 anni, ora in coma, picchiato davanti a un bar di Arsiero, dopo essere intervenuto a difesa di altri due italiani aggrediti dal terzetto; una quarta PERSONA e' stato denunciato a piede libero. (Agr)
che bello che è aprire il sito del corriere e trovarsi ben nascoste queste notizione...
quanto se lo terranno fermo?una notte?una settimana?
e ricordo tutto il clamore che aveva suscitato il pestaggio del ragazzo di colore a milano... vediamo se anche adesso faranno 10 manifestazioni, 5-6 fiaccolate ecc. ecc......
secondo me corretta come ho appena fatto la notizia scompare..
a te le valutazioni del caso,
in ogni caso solidarietà alla vittima e una severa condanna ai colpevoli sono d'obbligo.
(edited)
10 dic 17:12 Cronache
VICENZA - Tre giovani PERSONE sono stati fermate dai carabinieri con l'accusa di tentato omicidio ai danni di un giovane operaio vicentino di 26 anni, ora in coma, picchiato davanti a un bar di Arsiero, dopo essere intervenuto a difesa di altri due italiani aggrediti dal terzetto; una quarta PERSONA e' stato denunciato a piede libero. (Agr)
che bello che è aprire il sito del corriere e trovarsi ben nascoste queste notizione...
quanto se lo terranno fermo?una notte?una settimana?
e ricordo tutto il clamore che aveva suscitato il pestaggio del ragazzo di colore a milano... vediamo se anche adesso faranno 10 manifestazioni, 5-6 fiaccolate ecc. ecc......
secondo me corretta come ho appena fatto la notizia scompare..
a te le valutazioni del caso,
in ogni caso solidarietà alla vittima e una severa condanna ai colpevoli sono d'obbligo.
(edited)
mi spiace per il ragazzo ucciso
e ricordo tutto il clamore che aveva suscitato il pestaggio del ragazzo di colore a milano...
fin qui eri andato bene, peccato che hai dovuto inserire sta frase
ti ricordo che il ragazzo italiano di colore non è stato "pestato", è stato ucciso a colpi di spranga
e ricordo tutto il clamore che aveva suscitato il pestaggio del ragazzo di colore a milano...
fin qui eri andato bene, peccato che hai dovuto inserire sta frase
ti ricordo che il ragazzo italiano di colore non è stato "pestato", è stato ucciso a colpi di spranga
sicuramente un avvenimento da condannare e spero che questi delinquenti paghino per le loro colpe e che il poveraccio pestato si rimetta presto.
detto questo devo rilevare che come al solito si cerca di paragonare casi assolutamente dissimili per strumentalizzarli.
nel caso del ragazzo di colore ci si era scandalizzati sia per il pestaggio in se sia perchè l'unica causa dello scontro, e questa è una grossissima aggravante, pare fosse stato il razzismo e si riteneva allucinante che nel 2008 si potesse ancora pestare una persona solo perchè di un colore di pelle diverso.
nel caso da te citato si tratta di tre delinquenti quindi ci si scandalizza della loro ferocia e, magari, quando si sapranno i motivi dello scontro, della futilità dei motivi che hanno portato al pestaggio. MA QUI RAZZA E NAZIONALITA' NON HANNO ALCUNA RILEVANZA: l'opinione sull'accaduto sarebbe stata identica se i colpevoli fossero stati italiani, maroccgini, albanesi, francesi, tedeschi spagnoli, bianchi, rossi, gialli, neri o verdi.
detto questo devo rilevare che come al solito si cerca di paragonare casi assolutamente dissimili per strumentalizzarli.
nel caso del ragazzo di colore ci si era scandalizzati sia per il pestaggio in se sia perchè l'unica causa dello scontro, e questa è una grossissima aggravante, pare fosse stato il razzismo e si riteneva allucinante che nel 2008 si potesse ancora pestare una persona solo perchè di un colore di pelle diverso.
nel caso da te citato si tratta di tre delinquenti quindi ci si scandalizza della loro ferocia e, magari, quando si sapranno i motivi dello scontro, della futilità dei motivi che hanno portato al pestaggio. MA QUI RAZZA E NAZIONALITA' NON HANNO ALCUNA RILEVANZA: l'opinione sull'accaduto sarebbe stata identica se i colpevoli fossero stati italiani, maroccgini, albanesi, francesi, tedeschi spagnoli, bianchi, rossi, gialli, neri o verdi.
qui non c'entra il fatto, nel senso che matteo faceva notare la diversa rilevnza che danno i due eventi, che invece dovrebbero ricevere pari trattamento sia dalle testate che dal'opinione pubblica. comunque per Baluba, non credo sia morto ma è in coma però
che invece dovrebbero ricevere pari trattamento sia dalle testate che dal'opinione pubblica
opinione molto opinabile..
di risse stupide col morto la storia è piena..
un aggressione razzista ha un'altra importanza
IMHO.
:)
opinione molto opinabile..
di risse stupide col morto la storia è piena..
un aggressione razzista ha un'altra importanza
IMHO.
:)
qui non c'entra il fatto, nel senso che matteo faceva notare la diversa rilevnza che danno i due eventi, che invece dovrebbero ricevere pari trattamento sia dalle testate che dal'opinione pubblica.
se dovessero mettere in prima pagina tutti i pestaggi di cui sono oggetto gli stranieri non basterebbe una prima pagina di due metri quadrati tutti i giorni
ecco
Sporco negro
Pestaggi e umiliazioni. Vittime: rumeni, marocchini, ma soprattutto neri. Mentre c’è chi minimizza («solo episodi»), in un paese armato di rabbia e di paura si moltiplicano le aggressioni agli immigrati
Non crederai mica di poter entrare dappertutto solo perché adesso ha vinto Obama». Comincia così, davanti a una discoteca padovana, il viaggio al termine dell’intolleranza italiana, in questa notte della convivenza che si lascia dietro insulti, rabbia, botte e sprangate come non se n’erano mai viste: il catalogo è deprimente, ma è questo. Si chiama Pietro, ha 24 anni, studia Economia a Ca’ Foscari, l’università di Venezia, e ha deciso di passare la serata al Victory di Vicenza, una discoteca. Gli amici entrano, lui si attarda a parlare con uno di loro, poi, alla porta d’ingresso, quelle parole: «Non crederai mica di poter entrare dappertutto solo perché adesso ha vinto Obama». Pietro è un cittadino italiano di colore: aveva 4 anni quando i suoi genitori lo hanno adottato, strappandolo al mattatoio del Burundi. Lui e altri due piccoli ai quali avevano sterminato la famiglia, tutti e tre figli della coppia: operatori penitenziari ai quali non resta che presentare un esposto in Procura perché a Pietro è stato impedito di entrare in un pubblico locale per motivi razziali, per il colore della sua pelle. Alla faccia dell’articolo 3 della costituzione, che troppi sembrano aver dimenticato, mentre un ripasso farebbe proprio bene: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».
Quelli della discoteca si sono difesi dicendo che il ragazzo non è stato fatto entrare perché ubriaco, anche se l’uscita su Obama dimostra tutt’altro, ma Pietro li smentisce. E suo padre aggiunge: «Non vogliamo avere ragione a tutti i costi, ma vogliamo la verità». La stessa frase pronunciata, un mese fa, dal padre di Emmanuel Bonsu, il 22enne ghanese che dichiarò di essere stato pestato, a Parma, dai vigili urbani. Pestato, ingiuriato, obbligato a spogliarsi e a fare piegamenti con una bottiglia di acqua in testa. Quindi rispedito a casa con una busta, con sopra vergate le sue generalità: «Emanuel Negro». Anche quelli si difesero, accusando il ragazzo di essere il palo degli spacciatori e di aver fatto resistenza a pubblico ufficiale, ma la scorsa settimana il pm che segue il caso ha squarciato il velo su quelle false accuse e sui reati di cui dovranno rispondere gli agenti, dieci in tutto: percosse aggravate, calunnia, ingiuria, falso ideologico e materiale, violazione dei doveri d’ufficio, con l’aggravante dell’abuso di potere. Emmanuel è stato operato all’occhio tumefatto ma ha ancora paura di uscire da casa, perché ha ricevuto cinque lettere di minaccia, come non fosse bastato sentirsi dire, dentro il comando: «Confessa, scimmia. Sei solo un negro». Chi siano quei dieci, lo decida il lettore.
«Episodi isolati», ha fatto sapere il sindaco di Parma. Certo quei vigili non devono aver dato il buon esempio se, dieci giorni dopo la notizia del pestaggio, Boakye Danquah, 35 anni, anche lui ghanese, è stato aggredito su un bus da due albanesi che si sono sentiti molto bianchi e molto autorizzati a farlo sloggiare dal sedile che occupava nel bus, mandandolo all’ospedale. Razzismi di seconda mano, matrioske dell’intolleranza, come quello dei due romeni che, a Ragusa, lo scorso 24 ottobre, hanno aggredito un somalo, al grido di «sei un nero» regalandogli una prognosi riservata e regalandosi un’accusa di tentato omicidio, aggravato dall’istigazione razziale.
Una sorta di reazione a catena, il più debole – oggi, il nero – a soggiacere: una rivalsa-parificata per l’intolleranza e le aggressioni che anche a romeni e albanesi tocca subire. Pure da morti. «Bruciate ancora rumeni di merda», hanno scritto il 2 ottobre su un muro di Sesto San Giovanni, accanto al luogo dove, pochi giorni prima, un ragazzino romeno era morto a causa di un incendio.
Romeni e albanesi sono, nel sondaggio Ispos-Magazine, i meno sopportati tra gli immigrati. I reati odiosi di cui alcuni connazionali si sono macchiati hanno fatto spesso terra bruciata nei giudizi sulle due comunità, specie quella romena (la più numerosa oggi in Italia, con quasi 500mila presenze), che ha ereditato anche il ruolo di capro espiatorio: se ai tempi del delitto di Erika&Omar a Novi Ligure all’inizio fu caccia all’albanese, oggi la parte tocca al romeno, come accaduto il 2 novembre a Bolzano, quando un ragazzo di 16 anni, che aveva rotto una porta-finestra, non ha trovato di meglio, per giustificarsi, che simulare una rapina ad opera di due romeni, rimediando una denuncia alla procura dei minori. Ed è romena Ana Demian, 21 anni, studentessa di economia che, a Cagliari per il progetto Erasmus, s’è vista rifiutare una camera per via della sua carta d’identità, nonostante lo spot «Piacere di conoscerti» che il governo romeno manda in onda sulle reti televisive italiane. Ed è albanese Stefano M, 19 anni, in coma, a Genova, per le sprangate ricevute da un tizio di Cogoleto che frequentava il suo stesso oratorio e che da tempo lo minacciava: «Sporco albanese, prima o poi ti ammazzo ». Fino a quando non ci ha provato, sfondandogli il cranio, nonostante i carabinieri fossero già stati messi sull’avviso, per via delle continue provocazioni razziste. È accaduto a metà ottobre, a un mese di distanza dall’omicidio, a Milano, di Abdul Guibre detto Abba, cittadino italiano originario del Burkina Fasu, sospettato dai gestori di un bar, padre e figlio, di aver preso dei biscotti dal banco e sprangato a morte. E dalla strage di Castelvolturno, sei neri ammazzati dalla camorra, per dare un segnale, subito raccolto dalle scritte razziste apparse sui muri di Roma: «Minime in Italia: Milano -1, Castelvolturno -6». La temperatura dell’odio.
Ma poi, episodio davvero isolato, quello degli agenti municipali di Parma? Mica vero se lo scorso 25 settembre, quattro vigili urbani di Milano sono stati condannati (pene tra i 3 anni e gli 8 mesi) per aver fermato senza motivo una donna ucraina, averla denunciata come ambulante, insultata e presa a schiaffi, fabbricando persino prove a suo carico e falsificando i verbali. E il senegalese Diop Moussa ammanettato e scaraventato a terra il 9 ottobre davanti agli occhi del figlio (e dei suoi compagni) che aveva appena accompagnato a scuola per un diverbio con i vigili sul parcheggio dell’auto? Sì, sempre a Milano, dove un lavavetri romeno, il giorno seguente, ha accusato un agente municipale di averlo picchiato, davanti a 4 testimoni. Reazioni? «Andiamoci cauti, niente caccia alle streghe».
Allora lasciamo le strade e saliamo su un bus. Per esempio su quello che va da Bergamo a Seriate, dove due studentesse raccontano a L’Eco di Bergamo ciò a cui hanno assistito: quando una donna ha dichiarato di non trovare più il cellulare, il controllore si è avvicinato a un romeno, decidendo che fosse lui il ladro, facendogli togliere il giubbino, poi il resto fino a intimargli di levarsi le mutande. Niente, del telefonino nessuna traccia, ma il controllore non s’è fermato: ha tolto 70 euro dal portafoglio dell’uomo e li ha dati alla donna come indennizzo, gridando dietro al romeno, durante il prelievo: «Metti le mani qui che ti spacco le dita e ti mando all’ospedale».
Certo, c’è anche il bus di Ozzano dell’Emilia, nel Bolognese, dove è stato denunciato un autista che ha fatto inginocchiare sullo scuola-bus un bambino marocchino di 11 anni «perché non stava buono». E poi c’è la storia di Varese, sempre in ottobre, che fa tornare alla mente Rosa Parks e quell’autobus di 50 anni fa, a Montgomery, Alabama, visto che ad Anna, 15enne di origini maghrebine, i compagni di viaggio, studenti lombardi, prima hanno detto «marocchina di merda» e poi l’hanno obbligata a cedere il posto «non suo, perché non italiana». A suon di botte: per Anna occhi pesti, collare cervicale e naso rotto.
E la politica? Non resta a guardare: ribolle di indignazione o soffia sul fuoco. Specie se in campagna elettorale. Finendo, a volte, per scottarsi. Come a Trento, dove la Lega ha coperto la città di manifesti con lo slogan: «Dellai ha rovinato le piazze, noi le ripuliamo». Nell’immagine immigrati e poliziotti nei giardini di piazza Dante. Senonché i due tizi ritratti sul manifesto, cittadini polacchi incensurati, non hanno gradito la scelta di passare per delinquenti e nonostante l’onorevole leghista Fugatti abbia spiegato che era solo un messaggio «perché i giardini devono essere trentini », i due hanno denunciato per diffamazione il suo partito. Anche se, proprio in Trentino, ci sono nuovi esempi di integrazione come racconta l’ingresso dei bambini marocchini nella Sat, lo storico sodalizio dell’alpinismo. Eppure di questi tempi è come se i mille esempi di convivenza, che hanno fatto l’Italia degli ultimi anni, fossero messi in mora da quest’aria che tira e che libera folate di rabbia pure sulla storia, a suo modo esemplare, di Gabriel Bogdan Ionescu, il giovane pirata informatico romeno, condannato in primavera a 3 anni e un mese dal Tribunale di Milano per i suoi traffici di hacker bancario e ora primo classificato al test di ingresso alla facoltà di Ingegneria Informatica del Politecnico di Milano. Come se il genio (matematico, nel caso) dovesse fare la fila e chiedere permesso (magari di soggiorno) per trovare lavoro.
Pregiudizio. Ostilità. E violenza. Il catalogo dell’ultimo mese non è finito ed è davvero impressionante: a Figline, in Toscana, sono stati condannati, con l’aggravante del razzismo, due giovani italiani che hanno sprangato due operai kosovari; poi ci sono stati i raid di Roma: uno contro un ragazzo cinese, uno contro tre immigrati di origine egiziana; e quello di Castronno, in provincia di Varese, dove un naziskin ha picchiato dei dominicani. «Sporco marocchino vai a cucinare a casa tua», pronunciato da standisti del Salone del Gusto, ha innescato una rissa a Torino, dove venti giorni prima, il 9 ottobre, è stata rinviata a giudizio la donna che ha insultato una donna, sempre di origini marocchine, a colpi di «Hitler aveva ragione». E «sporco negro» per Assuncao Benvindo Muteba, 24 anni studente angolano, massacrato di botte a Genova, mentre più fantasia ha mostrato quella maestra elementare di Milano che alla mamma di un bambino di colore, da lei adottato, ha urlato: «Signora, riporti suo figlio nella giungla».
Variante infantile dell’invito «torna in Africa a mangiare le banane» pronunciato l’11 ottobre da un giocatore del Novendrate, campionato provinciale comasco, all’avversario Cheikh Cissé e, il 19 ottobre, da un arbitro di basket pavese nei confronti di un giocatore della Bopers Casteggio, durante un incontro di serie D. Perché lo sport non resta mai indietro e anzi, su certi temi - le curve insegnano - detta persino la linea. E accade così che il cerchio, sui razzismi di casa nostra, si chiuda in un campo da calcio, molti chilometri più a sud, due domeniche fa. E nel nome del nuovo presidente Usa - che ha fatto pure da incipit a questo viaggio - citato dalla rabbia di chi, e sono tanti, a casa nostra è rimasto spiazzato dall’esito dell’elezione americana, visto che a Mahamadou Sakho, portiere senegalese del Sogliano, campionato d’Eccellenza pugliese, hanno gridato dietro, sì , «sporco negro», ma aggiungendo all’insulto «fratello di Obama». A imperitura difesa della pura razza italiana.
se dovessero mettere in prima pagina tutti i pestaggi di cui sono oggetto gli stranieri non basterebbe una prima pagina di due metri quadrati tutti i giorni
ecco
Sporco negro
Pestaggi e umiliazioni. Vittime: rumeni, marocchini, ma soprattutto neri. Mentre c’è chi minimizza («solo episodi»), in un paese armato di rabbia e di paura si moltiplicano le aggressioni agli immigrati
Non crederai mica di poter entrare dappertutto solo perché adesso ha vinto Obama». Comincia così, davanti a una discoteca padovana, il viaggio al termine dell’intolleranza italiana, in questa notte della convivenza che si lascia dietro insulti, rabbia, botte e sprangate come non se n’erano mai viste: il catalogo è deprimente, ma è questo. Si chiama Pietro, ha 24 anni, studia Economia a Ca’ Foscari, l’università di Venezia, e ha deciso di passare la serata al Victory di Vicenza, una discoteca. Gli amici entrano, lui si attarda a parlare con uno di loro, poi, alla porta d’ingresso, quelle parole: «Non crederai mica di poter entrare dappertutto solo perché adesso ha vinto Obama». Pietro è un cittadino italiano di colore: aveva 4 anni quando i suoi genitori lo hanno adottato, strappandolo al mattatoio del Burundi. Lui e altri due piccoli ai quali avevano sterminato la famiglia, tutti e tre figli della coppia: operatori penitenziari ai quali non resta che presentare un esposto in Procura perché a Pietro è stato impedito di entrare in un pubblico locale per motivi razziali, per il colore della sua pelle. Alla faccia dell’articolo 3 della costituzione, che troppi sembrano aver dimenticato, mentre un ripasso farebbe proprio bene: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».
Quelli della discoteca si sono difesi dicendo che il ragazzo non è stato fatto entrare perché ubriaco, anche se l’uscita su Obama dimostra tutt’altro, ma Pietro li smentisce. E suo padre aggiunge: «Non vogliamo avere ragione a tutti i costi, ma vogliamo la verità». La stessa frase pronunciata, un mese fa, dal padre di Emmanuel Bonsu, il 22enne ghanese che dichiarò di essere stato pestato, a Parma, dai vigili urbani. Pestato, ingiuriato, obbligato a spogliarsi e a fare piegamenti con una bottiglia di acqua in testa. Quindi rispedito a casa con una busta, con sopra vergate le sue generalità: «Emanuel Negro». Anche quelli si difesero, accusando il ragazzo di essere il palo degli spacciatori e di aver fatto resistenza a pubblico ufficiale, ma la scorsa settimana il pm che segue il caso ha squarciato il velo su quelle false accuse e sui reati di cui dovranno rispondere gli agenti, dieci in tutto: percosse aggravate, calunnia, ingiuria, falso ideologico e materiale, violazione dei doveri d’ufficio, con l’aggravante dell’abuso di potere. Emmanuel è stato operato all’occhio tumefatto ma ha ancora paura di uscire da casa, perché ha ricevuto cinque lettere di minaccia, come non fosse bastato sentirsi dire, dentro il comando: «Confessa, scimmia. Sei solo un negro». Chi siano quei dieci, lo decida il lettore.
«Episodi isolati», ha fatto sapere il sindaco di Parma. Certo quei vigili non devono aver dato il buon esempio se, dieci giorni dopo la notizia del pestaggio, Boakye Danquah, 35 anni, anche lui ghanese, è stato aggredito su un bus da due albanesi che si sono sentiti molto bianchi e molto autorizzati a farlo sloggiare dal sedile che occupava nel bus, mandandolo all’ospedale. Razzismi di seconda mano, matrioske dell’intolleranza, come quello dei due romeni che, a Ragusa, lo scorso 24 ottobre, hanno aggredito un somalo, al grido di «sei un nero» regalandogli una prognosi riservata e regalandosi un’accusa di tentato omicidio, aggravato dall’istigazione razziale.
Una sorta di reazione a catena, il più debole – oggi, il nero – a soggiacere: una rivalsa-parificata per l’intolleranza e le aggressioni che anche a romeni e albanesi tocca subire. Pure da morti. «Bruciate ancora rumeni di merda», hanno scritto il 2 ottobre su un muro di Sesto San Giovanni, accanto al luogo dove, pochi giorni prima, un ragazzino romeno era morto a causa di un incendio.
Romeni e albanesi sono, nel sondaggio Ispos-Magazine, i meno sopportati tra gli immigrati. I reati odiosi di cui alcuni connazionali si sono macchiati hanno fatto spesso terra bruciata nei giudizi sulle due comunità, specie quella romena (la più numerosa oggi in Italia, con quasi 500mila presenze), che ha ereditato anche il ruolo di capro espiatorio: se ai tempi del delitto di Erika&Omar a Novi Ligure all’inizio fu caccia all’albanese, oggi la parte tocca al romeno, come accaduto il 2 novembre a Bolzano, quando un ragazzo di 16 anni, che aveva rotto una porta-finestra, non ha trovato di meglio, per giustificarsi, che simulare una rapina ad opera di due romeni, rimediando una denuncia alla procura dei minori. Ed è romena Ana Demian, 21 anni, studentessa di economia che, a Cagliari per il progetto Erasmus, s’è vista rifiutare una camera per via della sua carta d’identità, nonostante lo spot «Piacere di conoscerti» che il governo romeno manda in onda sulle reti televisive italiane. Ed è albanese Stefano M, 19 anni, in coma, a Genova, per le sprangate ricevute da un tizio di Cogoleto che frequentava il suo stesso oratorio e che da tempo lo minacciava: «Sporco albanese, prima o poi ti ammazzo ». Fino a quando non ci ha provato, sfondandogli il cranio, nonostante i carabinieri fossero già stati messi sull’avviso, per via delle continue provocazioni razziste. È accaduto a metà ottobre, a un mese di distanza dall’omicidio, a Milano, di Abdul Guibre detto Abba, cittadino italiano originario del Burkina Fasu, sospettato dai gestori di un bar, padre e figlio, di aver preso dei biscotti dal banco e sprangato a morte. E dalla strage di Castelvolturno, sei neri ammazzati dalla camorra, per dare un segnale, subito raccolto dalle scritte razziste apparse sui muri di Roma: «Minime in Italia: Milano -1, Castelvolturno -6». La temperatura dell’odio.
Ma poi, episodio davvero isolato, quello degli agenti municipali di Parma? Mica vero se lo scorso 25 settembre, quattro vigili urbani di Milano sono stati condannati (pene tra i 3 anni e gli 8 mesi) per aver fermato senza motivo una donna ucraina, averla denunciata come ambulante, insultata e presa a schiaffi, fabbricando persino prove a suo carico e falsificando i verbali. E il senegalese Diop Moussa ammanettato e scaraventato a terra il 9 ottobre davanti agli occhi del figlio (e dei suoi compagni) che aveva appena accompagnato a scuola per un diverbio con i vigili sul parcheggio dell’auto? Sì, sempre a Milano, dove un lavavetri romeno, il giorno seguente, ha accusato un agente municipale di averlo picchiato, davanti a 4 testimoni. Reazioni? «Andiamoci cauti, niente caccia alle streghe».
Allora lasciamo le strade e saliamo su un bus. Per esempio su quello che va da Bergamo a Seriate, dove due studentesse raccontano a L’Eco di Bergamo ciò a cui hanno assistito: quando una donna ha dichiarato di non trovare più il cellulare, il controllore si è avvicinato a un romeno, decidendo che fosse lui il ladro, facendogli togliere il giubbino, poi il resto fino a intimargli di levarsi le mutande. Niente, del telefonino nessuna traccia, ma il controllore non s’è fermato: ha tolto 70 euro dal portafoglio dell’uomo e li ha dati alla donna come indennizzo, gridando dietro al romeno, durante il prelievo: «Metti le mani qui che ti spacco le dita e ti mando all’ospedale».
Certo, c’è anche il bus di Ozzano dell’Emilia, nel Bolognese, dove è stato denunciato un autista che ha fatto inginocchiare sullo scuola-bus un bambino marocchino di 11 anni «perché non stava buono». E poi c’è la storia di Varese, sempre in ottobre, che fa tornare alla mente Rosa Parks e quell’autobus di 50 anni fa, a Montgomery, Alabama, visto che ad Anna, 15enne di origini maghrebine, i compagni di viaggio, studenti lombardi, prima hanno detto «marocchina di merda» e poi l’hanno obbligata a cedere il posto «non suo, perché non italiana». A suon di botte: per Anna occhi pesti, collare cervicale e naso rotto.
E la politica? Non resta a guardare: ribolle di indignazione o soffia sul fuoco. Specie se in campagna elettorale. Finendo, a volte, per scottarsi. Come a Trento, dove la Lega ha coperto la città di manifesti con lo slogan: «Dellai ha rovinato le piazze, noi le ripuliamo». Nell’immagine immigrati e poliziotti nei giardini di piazza Dante. Senonché i due tizi ritratti sul manifesto, cittadini polacchi incensurati, non hanno gradito la scelta di passare per delinquenti e nonostante l’onorevole leghista Fugatti abbia spiegato che era solo un messaggio «perché i giardini devono essere trentini », i due hanno denunciato per diffamazione il suo partito. Anche se, proprio in Trentino, ci sono nuovi esempi di integrazione come racconta l’ingresso dei bambini marocchini nella Sat, lo storico sodalizio dell’alpinismo. Eppure di questi tempi è come se i mille esempi di convivenza, che hanno fatto l’Italia degli ultimi anni, fossero messi in mora da quest’aria che tira e che libera folate di rabbia pure sulla storia, a suo modo esemplare, di Gabriel Bogdan Ionescu, il giovane pirata informatico romeno, condannato in primavera a 3 anni e un mese dal Tribunale di Milano per i suoi traffici di hacker bancario e ora primo classificato al test di ingresso alla facoltà di Ingegneria Informatica del Politecnico di Milano. Come se il genio (matematico, nel caso) dovesse fare la fila e chiedere permesso (magari di soggiorno) per trovare lavoro.
Pregiudizio. Ostilità. E violenza. Il catalogo dell’ultimo mese non è finito ed è davvero impressionante: a Figline, in Toscana, sono stati condannati, con l’aggravante del razzismo, due giovani italiani che hanno sprangato due operai kosovari; poi ci sono stati i raid di Roma: uno contro un ragazzo cinese, uno contro tre immigrati di origine egiziana; e quello di Castronno, in provincia di Varese, dove un naziskin ha picchiato dei dominicani. «Sporco marocchino vai a cucinare a casa tua», pronunciato da standisti del Salone del Gusto, ha innescato una rissa a Torino, dove venti giorni prima, il 9 ottobre, è stata rinviata a giudizio la donna che ha insultato una donna, sempre di origini marocchine, a colpi di «Hitler aveva ragione». E «sporco negro» per Assuncao Benvindo Muteba, 24 anni studente angolano, massacrato di botte a Genova, mentre più fantasia ha mostrato quella maestra elementare di Milano che alla mamma di un bambino di colore, da lei adottato, ha urlato: «Signora, riporti suo figlio nella giungla».
Variante infantile dell’invito «torna in Africa a mangiare le banane» pronunciato l’11 ottobre da un giocatore del Novendrate, campionato provinciale comasco, all’avversario Cheikh Cissé e, il 19 ottobre, da un arbitro di basket pavese nei confronti di un giocatore della Bopers Casteggio, durante un incontro di serie D. Perché lo sport non resta mai indietro e anzi, su certi temi - le curve insegnano - detta persino la linea. E accade così che il cerchio, sui razzismi di casa nostra, si chiuda in un campo da calcio, molti chilometri più a sud, due domeniche fa. E nel nome del nuovo presidente Usa - che ha fatto pure da incipit a questo viaggio - citato dalla rabbia di chi, e sono tanti, a casa nostra è rimasto spiazzato dall’esito dell’elezione americana, visto che a Mahamadou Sakho, portiere senegalese del Sogliano, campionato d’Eccellenza pugliese, hanno gridato dietro, sì , «sporco negro», ma aggiungendo all’insulto «fratello di Obama». A imperitura difesa della pura razza italiana.
quindi pestare a sangue un italiano ha meno importanza di quando succede ad un immigrato.
buono a sapersi, ne ero coscente comunque di questa vostra diversità di pensiero.
buono a sapersi, ne ero coscente comunque di questa vostra diversità di pensiero.
non cercare di mettere in bocca agli altri utenti cose che non hanno mai detto.
deve ricevere maggior risalto un'aggressione che ha come unica motivazione il razzismo, di qualunque tipo, piuttosto che un'aggressione come, purtroppo, ce ne sono tante.
ovviamente tutte e due sono gravi ma la prima lo è di più perchè comporta l'odio indiscriminato verso persone che hanno come unica colpa quella di avere qualche cosa di diverso dall'aggressore.
il caso citato in questo 3d meriterebbe eguale risalto se i rumeni avessero picchiato il ragazzo di vicenza solo perchè italiano.
(edited)
deve ricevere maggior risalto un'aggressione che ha come unica motivazione il razzismo, di qualunque tipo, piuttosto che un'aggressione come, purtroppo, ce ne sono tante.
ovviamente tutte e due sono gravi ma la prima lo è di più perchè comporta l'odio indiscriminato verso persone che hanno come unica colpa quella di avere qualche cosa di diverso dall'aggressore.
il caso citato in questo 3d meriterebbe eguale risalto se i rumeni avessero picchiato il ragazzo di vicenza solo perchè italiano.
(edited)
quindi pestare a sangue un italiano ha meno importanza di quando succede ad un immigrato.
buono a sapersi, ne ero coscente comunque di questa vostra diversità di pensiero.
no quindi mettere di mezzo razza, pelle e altre questioni irrilevanti di qeusto genere quando non sono il motivo del fatto, è solo segno di xenofobia dettata dall'ignoranza a meno che venga fatti di proposito in tal caso è vero e proprio razzismo
buono a sapersi, ne ero coscente comunque di questa vostra diversità di pensiero.
no quindi mettere di mezzo razza, pelle e altre questioni irrilevanti di qeusto genere quando non sono il motivo del fatto, è solo segno di xenofobia dettata dall'ignoranza a meno che venga fatti di proposito in tal caso è vero e proprio razzismo
io mi ricordavo che il ragazzo di colore picchiato e poi tristemente deceduto, era stato inseguito perchè aveva rubato dei biscotti in un negozio....e non che la causa scatenante fosse unicamente il razzismo...
ma magari ricordo male...
(edited)
ma magari ricordo male...
(edited)
io mi ricordavo che il ragazzo di colore picchiato e poi tristemente deceduto, era stato inseguito perchè aveva rubato dei biscotti in un negozio....e non che la causa scatenante fosse unicamente il razzismo...
ma magari ricordo male...
l'inchiesta è in corso, malauguratamente per i proprietari del bar pare ci sia una registrazione audio e vidio dell'accaduto che li inchioda
ma magari ricordo male...
l'inchiesta è in corso, malauguratamente per i proprietari del bar pare ci sia una registrazione audio e vidio dell'accaduto che li inchioda
ah ok, mi ricordavo bene allora! stiamo a vedere se ci sarà davvero la registrazione che pare esserci, così nel caso avranno un elemento suppletivo...
comunque sono sempre episodi deprecabili, indice di una società purtroppo allo sbando..
comunque sono sempre episodi deprecabili, indice di una società purtroppo allo sbando..
io comunque non lo so, se anche questa gente avesse espresso affermazioni poco edificabili, se l'aggressione fosse di stampo razzista o piuttosto una frase di rabbia durante la difesa del proprio negozio.
comunque sono sempre episodi deprecabili, indice di una società purtroppo allo sbando..
si, ma è sempre importante distinguere i fatti per come avvengono le cose e non ammucchiare tutto, se no davvero si porta la società allo sbando
un conto è un morto ammazzato in una rissa dove in tanti di picchiano
un conto è un morto ammazzato volontariamente per l'ira
un conto è un morto ammazzato volontariamente per futili motivi come può essere il razzismo oppure la noia (come quelli che han dato fuoco al barbone che dormiva su una panchina)
sono tre omicidi ma la rilevanza penale e anche civile sono ben diversi
il dolore della morte non cambia, come non cambia il cordoglio dei parenti, ma calcare la mano sulla nazionalità dell'assassino se tale nazionalità non c'entra nulla è un colpo alla società civile molto più grave del fatto in se