Azərbaycan dili Bahasa Indonesia Bosanski Català Čeština Dansk Deutsch Eesti English Español Français Galego Hrvatski Italiano Latviešu Lietuvių Magyar Malti Mакедонски Nederlands Norsk Polski Português Português BR Românã Slovenčina Srpski Suomi Svenska Tiếng Việt Türkçe Ελληνικά Български Русский Українська Հայերեն ქართული ენა 中文
Subpage under development, new version coming soon!

Subject: Scienza

2012-02-08 09:26:58
Comincieranno esattamente il 21 dicembre... ^_^
2012-02-08 09:54:22
biondi....il lago è importante......ma vogliamo parlare dell'enorme anomalia magnetica di forma estremamente regolare?
2012-02-08 09:58:09
A forma di ferro di cavallo, con le estremità rosse?
2012-02-08 10:05:04
solo a me è venuto in mente 2001 odissea nello spazio?
2012-02-08 11:32:40
mi troveresti altre fonti di questo magnetismo alterato?non trovo nulla in inglese.non vorrei fosse una bufala
2012-02-08 11:42:25
niente, è fatta, cominciate a fare testamento. Anzi no, non serve!!
2012-02-13 15:02:35
la scala dell'universo:
http://htwins.net/scale2/
2012-02-13 17:14:52
miiiiiii che storia!
bellissimo!
2012-02-13 17:19:03
ma è interattivo!

mizzega oggi ci passo tutta la notte
2012-03-01 22:12:58
Sally Adee/Una mente in stato di grazia è più creativa?
Download PDF

Que­sto arti­colo è apparso sul perio­dico inglese New Scien­tist. La sua tra­du­zione è stata pub­bli­cata dal set­ti­ma­nale ita­liano Inter­na­zio­nale n.937 del 24 feb­braio 2012.

Per otte­nere grandi pre­sta­zioni, spiega l’autrice dell’articolo, Sally Adee, serve un alto livello di calma e con­cen­tra­zione, che si rag­giunge dopo anni di eser­ci­zio. Capirne i prin­cipi può ser­vire non solo a spa­rare con più pre­ci­sione, come accade in que­sto arti­colo, ma anche a svi­lup­pare la nostra crea­ti­vità. Alcuni ricer­ca­tori cer­cano di capire come arri­varci più rapidamente.


Sto per scop­piare in lacrime die­tro la mia bar­riera di sac­chetti di sab­bia men­tre venti uomini masche­rati cor­rono urlando verso di me armati di fucile e con il giub­botto carico di esplo­sivo. Per ogni avver­sa­rio che rie­sco ad abbat­tere, sal­tano fuori dal nulla tre nuovi aggres­sori. È chiaro che non sparo abba­stanza velo­ce­mente. Il fucile s’inceppa di con­ti­nuo a causa del panico e dell’incompetenza.

La mia unica sal­vezza sta nel fatto che gli aggres­sori sono solo un video pro­iet­tato su tre schermi. Si tratta della simu­la­zione con cui l’esercito degli Stati Uniti adde­stra i sol­dati a pren­dere dime­sti­chezza con le armi. È stata stu­diata in ogni minimo det­ta­glio per sem­brare un attacco in piena regola. Io sto fal­lendo mise­ra­mente. Anzi, sono così demo­ra­liz­zata che sono ten­tata di posare il fucile e andarmene.

Poi, però, mi met­tono gli elet­trodi. Sono in un labo­ra­to­rio di Carl­sbad, in Cali­for­nia, e sto cer­cando di rag­giun­gere uno stato inde­fi­ni­bile che i ricer­ca­tori chia­mano flow, flusso, quel senso di calma e con­cen­tra­zione che carat­te­rizza le pre­sta­zioni ecce­zio­nali in tutti i campi. È una con­di­zione molto dif­fi­cile da defi­nire, e più che mai da con­trol­lare, ma pre­sto una serie di nuove tec­no­lo­gie potrebbe per­met­terci di ricrearla. L’idea è tro­vare una scor­cia­toia che riduca il tempo neces­sa­rio per acqui­sire una nuova abi­lità: gio­care a ten­nis, suo­nare il piano o diven­tare tira­tori scelti.

È una bel­lis­sima noti­zia per chiun­que si avvii sulla tor­tuosa strada dell’eccellenza. Secondo uno stu­dio di Anders Erics­son, dell’università della Flo­rida a Tal­la­has­see, per diven­tare esperti in qual­siasi disci­plina ci vogliono di solito die­ci­mila ore di eser­ci­zio. In tutto que­sto tempo il nostro cer­vello crea una serie di nuovi cir­cuiti che alla fine ci per­met­tono di pra­ti­care quella disci­plina auto­ma­ti­ca­mente, senza essere coscienti di quello che fac­ciamo. Pen­sate a come il cam­pione di ten­nis Roger Fede­rer, dopo anni di alle­na­mento, rie­sce a com­bi­nare con gra­zia una com­pli­cata serie di azioni quando, con un occhio alla palla e uno al suo avver­sa­rio, sfo­dera un rove­scio impren­di­bile, ese­guito in un attimo e con un movi­mento per­fetto. Di solito que­sti momenti sono dovuti al flusso, uno stato d’intensa con­cen­tra­zione simile a quello di chi pra­tica lo zen, una con­di­zione in cui il tempo sem­bra fer­marsi e siamo com­ple­ta­mente foca­liz­zati su quello che stiamo facendo. Gli esperti lo citano spesso per descri­vere cosa si prova quando si è al mas­simo delle pro­prie capa­cità. Con anni di pra­tica diventa natu­rale riu­scirci e non è neces­sa­rio essere una pro­fes­sio­ni­sta. Alcune per­sone rac­con­tano di aver avuto la stessa capa­cità di con­cen­tra­zione fin dall’inizio del loro adde­stra­mento. Que­sto ha fatto pen­sare che fos­sero più pre­di­spo­ste al flusso. Secondo Mihály Csíkszent­mi­há­lyi, psi­co­logo della Cla­re­mont gra­duate uni­ver­sity, in Cali­for­nia, la capa­cità di con­cen­trarsi senza fare sforzi acce­lera i pro­gressi, e la sen­sa­zione di gioia che l’accompagna rende meno fati­coso l’allenamento suc­ces­sivo, pre­di­spo­nendo la per­sona al suc­cesso. Le ricer­che di Csíkszent­mi­há­lyi sul flusso nei bam­bini, però, hanno dimo­strato, per dirla con parole sue, che “i ragazzi che non amano la mate­ria in cui sono più dotati, per esem­pio la mate­ma­tica o la musica, smet­tono di svi­lup­pare le loro capa­cità e rica­dono nella mediocrità”.

Nono­stante il ruolo fon­da­men­tale svolto nello svi­luppo del talento, molti ricer­ca­tori pen­sa­vano che il feno­meno del flusso fosse troppo dif­fi­cile da stu­diare a causa delle sue con­no­ta­zioni misti­che legate alla medi­ta­zione. Alla fine degli anni set­tanta Csíkszent­mi­há­lyi, che all’epoca era all’università di Chi­cago, con­tri­buì a modi­fi­care que­sta con­vin­zione, dimo­strando che quello stato poteva essere defi­nito e ana­liz­zato empi­ri­ca­mente. Nel corso di uno stu­dio che avrebbe fatto epoca, inter­vi­stò qual­che cen­ti­naio di per­sone di talento – atleti, arti­sti, cam­pioni di scac­chi, alpi­ni­sti e chi­rur­ghi – e riu­scì a indi­vi­duare quat­tro carat­te­ri­sti­che fon­da­men­tali del flusso.

La prima è una con­cen­tra­zione totale che fa per­dere il senso del tempo. La seconda è la cosid­detta auto­te­li­cità, la sen­sa­zione che l’attività in cui siamo impe­gnati sia gra­ti­fi­cante in sé. La terza è la sicu­rezza che le nostre capa­cità sono per­fet­ta­mente ade­guate al com­pito e quindi non pro­viamo né fru­stra­zione né noia. Infine, quello che carat­te­rizza più di tutto il flusso è l’automaticità, per esem­pio la sen­sa­zione che il pia­no­forte stia “suo­nando da solo”.

Quello che suc­cede esat­ta­mente nel cer­vello nello stato del flusso ha sem­pre susci­tato grande inte­resse, ma è dif­fi­cile da defi­nire. All’inizio Csíkszent­mi­há­lyi ci ha pro­vato usando l’elettroencefalografia per regi­strare le onde cere­brali di alcuni gio­ca­tori di scac­chi durante una par­tita. Il ricer­ca­tore ha sco­perto che nei gio­ca­tori più abili si rile­vava una minore atti­vità nella cor­tec­cia pre­fron­tale, di solito asso­ciata a pro­cessi cogni­tivi supe­riori come la memo­ria di lavoro e l’espressione ver­bale. Può sem­brare con­tro­in­tui­tivo, ma met­tendo a tacere l’autocritica forse si lascia più spa­zio ai pro­cessi auto­ma­tici, che a loro volta pro­du­cono la sen­sa­zione di natu­ra­lezza del flusso.

Alcuni studi suc­ces­sivi hanno con­fer­mato que­ste sco­perte, rive­lando anche altre carat­te­ri­sti­che neu­rali del flusso. Chris Berka e i suoi col­le­ghi dell’Advanced brain moni­to­ring di Carl­sbad hanno stu­diato le onde cere­brali degli arcieri olim­pici e dei gio­ca­tori di golf pro­fes­sio­ni­sti. Qual­che secondo prima di scoc­care la frec­cia o di col­pire la palla, si veri­fi­cava un pic­colo aumento nella banda alfa, una delle fasce di fre­quenze pro­dotte dal rumore elet­trico dei neu­roni. Que­sto aumento di onde alfa, dice Berka, è asso­ciato a una ridotta atti­vità della cor­tec­cia, e avviene più spesso negli esperti. “Pen­siamo che rap­pre­senti la con­cen­tra­zione sull’obiettivo e la sop­pres­sione degli altri input sen­so­riali”, dice Berka. Il ricer­ca­tore ha sco­perto anche che que­ste modi­fi­ca­zioni cere­brali sono accom­pa­gnate da un respiro più lento e da una ridu­zione del bat­tito car­diaco, come ci aspet­tiamo che suc­ceda in uno stato di con­cen­tra­zione rilassata.

Certo, forse è pos­si­bile defi­nire lo stato di flusso e indi­vi­duarne le carat­te­ri­sti­che, ma un prin­ci­piante può impa­rare a met­tere da parte le sue capa­cità cri­ti­che e con­cen­trare al mas­simo l’attenzione in qual­siasi momento? E se può farlo, otterrà risul­tati migliori? Gabriele Wulf, una cine­sio­loga dell’università del Nevada a Las Vegas, provò a rispon­dere a que­sta domanda nel 1998, quando lei e i suoi col­le­ghi stu­dia­rono i movi­menti di alcuni atleti. All’epoca non erano par­ti­co­lar­mente inte­res­sati allo stato di flusso, ma sco­pri­rono che pote­vano far miglio­rare rapi­da­mente le capa­cità di una per­sona chie­den­dole di con­cen­trare l’attenzione su un punto esterno al suo corpo. Gli aspi­ranti scia­tori impa­ra­vano prima se si con­cen­tra­vano su una mac­chia davanti a loro. I gol­fi­sti che foca­liz­za­vano l’attenzione sulla mazza erano più pre­cisi del 20 per cento rispetto a quelli che si con­cen­tra– vano sulle loro braccia.

In seguito Wulf e i col­le­ghi sco­pri­rono che le azioni fisi­che di un esperto richie­dono meno movi­menti musco­lari di quelle di un prin­ci­piante, come si può notare nei grandi atleti. I pro­fes­sio­ni­sti sono anche meno stres­sati men­tal­mente, hanno un ritmo car­diaco più basso e un respiro meno affan­nato, tutte carat­te­ri­sti­che dello stato di flusso. Que­ste osser­va­zioni sono state con­fer­mate da studi suc­ces­sivi sui nuo­ta­tori. I prin­ci­pianti che si con­cen­tra­vano su qual­cosa di esterno, come il movi­mento dell’acqua intorno al loro corpo, nuo­ta­vano con la stessa gra­zia rilas­sata degli esperti, erano più veloci e tec­ni­ca­mente più cor­retti. Quando invece i pro­fes­sio­ni­sti si con­cen­tra­vano sul loro corpo, ren­de­vano di meno. Le sco­perte di Wulf si accor­dano bene con l’idea che il flusso, e un appren­di­mento più rapido, si veri­fi­cano quando si smette di pen­sare coscien­te­mente. “Quando si punta l’attenzione su qual­cosa di esterno, suben­tra un tipo di con­trollo più auto­ma­tico”, dice Wulf. “Non si pensa più a quello che si sta facendo e ci si con­cen­tra solo sul risultato”.

Anche Berka sta cer­cando di pro­vo­care lo stato di flusso, ma con un metodo diverso. Il suo team sta adde­strando alcuni tira­tori prin­ci­pianti a usare il neu­ro­feed­back. A ogni tira­tore sono appli­cati degli elet­trodi che rile­vano alcune spe­ci­fi­che onde cere­brali e le mostrano su un display. Nel frat­tempo un moni­tor regi­stra il bat­tito car­diaco. Con­trol­lando il respiro e impa­rando a modi­fi­care le onde sullo schermo davanti a loro, i prin­ci­pianti rie­scono a pro­durre le onde alfa carat­te­ri­sti­che dello stato di flusso. Que­sto, a sua volta, li aiuta a essere più pre­cisi nel col­pire il ber­sa­glio. In effetti, il tempo neces­sa­rio per arri­vare a spa­rare come pro­fes­sio­ni­sti si riduce di più della metà. Ma, come ho sco­perto per­so­nal­mente quando ho pro­vato il sistema, nean­che il neu­ro­feed­back è infal­li­bile. Ci vuole tempo e alle­na­mento per pro­durre onde alfa per­fette. Pro­prio quando cre­devo di esserci riu­scita, sono spa­rite e ho perso la con­cen­tra­zione. C’è un modo più veloce per costrin­gere il mio cer­vello a entrare nello stato di flusso? Ebbene, anche in que­sto caso, sem­bra che la rispo­sta sia sì.

È per que­sto che ho per­messo a Michael Wei­send, ricer­ca­tore del Mind research net­work di Albu­quer­que, in New Mexico, di col­le­gare al mio cer­vello quella che sem­bra una bat­te­ria da 9 volt. Wei­send appog­gia l’anodo alla mia tem­pia e il catodo al mio brac­cio sini­stro. “Sen­tirà un leg­gero for­mi­co­lio”, dice, e mi avverte che se stacco un elet­trodo e inter­rompo il col­le­ga­mento, il vol­tag­gio che passa attra­verso il mio cer­vello mi acce­cherà per alcuni secondi. Wei­send è impe­gnato in un pro­gramma della Defense advan­ced reserch pro­jects agency sta­tu­ni­tense, stu­diato per acce­le­rare l’apprendimento, e usa la sti­mo­la­zione elet­trica trans­cra­nica diretta (tDcs) per ridurre il tempo neces­sa­rio ad adde­strare i tira­tori scelti. Par­tendo dagli elet­trodi, una cor­rente a due mil­liam­pere scor­rerà attra­verso la parte del mio cer­vello asso­ciata al rico­no­sci­mento degli oggetti, che è un’abilità impor­tante quando si devono visua­liz­zare tutti i det­ta­gli di una scena in caso di attacco. La leg­gera scossa elet­trica ha lo scopo di depo­la­riz­zare le mem­brane neu­ro­nali della regione, ren­dendo le cel­lule più ecci­ta­bili e ricet­tive agli impulsi. Come molti altri neu­ro­scien­ziati che lavo­rano con la tDcs, Wei­send pensa che que­sto acce­leri la for­ma­zione di nuovi cir­cuiti neu­ro­nali men­tre s’impara qual­cosa. Gra­zie al metodo usato su di me ha fatto aumen­tare di 2,3 volte la velo­cità con cui gli aspi­ranti cec­chini riu­sci­vano a indi­vi­duare un peri­colo. Ma, miste­rio­sa­mente, anche que­sti cam­bia­menti che durano nel tempo sem­brano essere pre­ce­duti da una sen­sa­zione molto simile allo stato di flusso. “La prima cosa che dicono le per­sone dopo la tDcs è che il tempo è pas­sato molto velo­ce­mente”, dice Wei­send. E anche i loro movi­menti sono diven­tati più auto­ma­tici. Dicono tutti di essersi sen­titi calmi e con­cen­trati, e le loro pre­sta­zioni sono miglio­rate immediatamente.

Non è ancora chiaro per­ché alcune forme di tDcs dovreb­bero faci­li­tare lo stato di flusso. D’altronde, se ser­visse esclu­si­va­mente a memo­riz­zare, sarebbe dif­fi­cile spie­gare il miglio­ra­mento che si mani­fe­sta appena la cor­rente comin­cia a scor­rere. Una pos­si­bile spie­ga­zione è che gli elet­trodi in qual­che modo ridu­cano l’attività della cor­tec­cia pre­fron­tale, la zona usata per il pen­siero cri­tico, di cui anche Csíkszent– mihá­lyi ha osser­vato il ral­len­ta­mento durante il flusso. Roy Hamil­ton, un neu­ro­scien­ziato dell’università della Penn­syl­va­nia a Fila­del­fia, pensa che possa essere un effetto col­la­te­rale di alcune forme di tDcs. “La sti­mo­la­zione elet­trica trans­cra­nica diretta potrebbe avere effetti molto più ampi di quanto pen­siamo”, dice Hamil­ton. Il ricer­ca­tore, inol­tre, fa notare che alcuni neu­roni pos­sono smor­zare i segnali di altre cel­lule cere­brali della loro rete. Quindi è pos­si­bile che sti­mo­lando una zona del cer­vello si riduca l’attività di un’altra zona.

Altri ricer­ca­tori sono più scet­tici. Arne Die­trich, dell’American uni­ver­sity di Bei­rut, in Libano, ha il sospetto che se la cor­tec­cia fron­tale non è impe­gnata fin dall’inizio l’apprendimento sarà pre­giu­di­cato. Die­trich pensa anche che ci vor­rebbe un tipo par­ti­co­lare di tDcs per ridurre l’attività della cor­tec­cia pre­fron­tale. “ Ma d’altra parte”, ammette, “non è chiaro che tipo di effetto onda eser­citi la tDcs nel com­plesso. Indi­pen­den­te­mente dalla zona del cer­vello presa di mira”. È comun­que dimo­strato che non tutte le forme di tDcs pro­du­cono il flusso. Roi Cohen Kadosh, dell’università di Oxford, non ne ha visto nes­sun segno quando ha messo un anodo sulle regioni cere­brali addette al ragio­na­mento spaziale.

Ci vor­ranno molte altre ricer­che per scio­gliere que­sto dilemma. Per il momento, men­tre chiedo a Wei­send di avviare la cor­rente, sono curiosa di vedere quello che pro­verò. All’inizio c’è solo il leg­gero for­mi­co­lio, poi improv­vi­sa­mente sento in bocca uno strano sapore, come se avessi lec­cato una lat­tina di allu­mi­nio. Non noto nes­sun altro effetto. Comin­cio sem­pli­ce­mente ad abbat­tere un aggres­sore dopo l’altro. Men­tre venti uomini mi cor­rono incon­tro bran­dendo le loro armi, io imbrac­cio tran­quil­la­mente il fucile, respiro pro­fon­da­mente e miro a quello più vicino. Poi decido con calma quale sarà il pros­simo ber­sa­glio. Dopo quello che mi è sem­brato pochis­simo tempo, sento una voce che dice: “Okay, basta così”. Le luci si accen­dono ed entra cau­ta­mente un’assistente dell’Advanced brain moni­to­ring, una ragazza appena uscita dall’università.

Non mi aspet­tavo quella calma improv­visa, pen­savo che sareb­bero arri­vati altri aggres­sori, e sono piut­to­sto delusa quando comin­ciano a togliermi gli elet­trodi. Alzo gli occhi e mi chiedo se qual­cuno ha spo­stato in avanti l’orologio. Inspie­ga­bil­mente sono pas­sati venti minuti. “Quanti ne ho presi?”, chiedo all’assistente. Lei mi guarda con aria inter­ro­ga­tiva e risponde: “Li ha presi tutti”.
http://www.rable.it/?p=2605
2012-03-02 11:55:11
Un articolo bellissimo e molto ben scritto. L'ho letto davvero con tanto interesse.
2012-03-02 12:11:33
akiro a mrkendol
la scala dell'universo:
http://htwins.net/scale2/

Rispondi

2012-02-13 17:14:52
Pinkerton a akiro
miiiiiii che storia!
bellissimo!

Rispondi

2012-02-13 17:19:03
Pinkerton a Pinkerton
ma è interattivo!

mizzega oggi ci passo tutta la notte



1)"do una rapida occhiata"..
2)"ok, magari prossimamente guardo meglio"...

tra punto 1) e 2) e' passata mezz ora....
2012-03-02 18:10:35
..pure io ho letto con attenzione assurda..da non-studente (ma dovrei esserlo!!)quale sono, sono sorpreso, non mi capitava da un pezzo..interessantissimo comunque!!
2012-03-02 19:20:16
sembra fantascienza... per me, da profano.
2012-03-04 11:20:19
A parte il titolo "guerrafondaio" l'oggetto è affascinante e mi sa tanto di Nathan Never:
Esoscheletri!

p.s.: da ex studente di Pisa esportato a Genova fa piacere vedere dei risultati scientifici che vengono fuori da Pisa visto che qui a Genova le uniche università che vengono considerate di valore sono la Bocconi ed il Politecnico di Milano....il Sant'Anna non sanno neanche che esiste qui a Genova (fuori dagli ambienti universitari of course) e la normale risulta un oggetto sconosciuto e mitologico.
2012-10-09 15:07:11