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Subject: Scienza
biondi....il lago è importante......ma vogliamo parlare dell'enorme anomalia magnetica di forma estremamente regolare?
A forma di ferro di cavallo, con le estremità rosse?
solo a me è venuto in mente 2001 odissea nello spazio?
mi troveresti altre fonti di questo magnetismo alterato?non trovo nulla in inglese.non vorrei fosse una bufala
niente, è fatta, cominciate a fare testamento. Anzi no, non serve!!
ma è interattivo!
mizzega oggi ci passo tutta la notte
mizzega oggi ci passo tutta la notte
Sally Adee/Una mente in stato di grazia è più creativa?
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Questo articolo è apparso sul periodico inglese New Scientist. La sua traduzione è stata pubblicata dal settimanale italiano Internazionale n.937 del 24 febbraio 2012.
Per ottenere grandi prestazioni, spiega l’autrice dell’articolo, Sally Adee, serve un alto livello di calma e concentrazione, che si raggiunge dopo anni di esercizio. Capirne i principi può servire non solo a sparare con più precisione, come accade in questo articolo, ma anche a sviluppare la nostra creatività. Alcuni ricercatori cercano di capire come arrivarci più rapidamente.
Sto per scoppiare in lacrime dietro la mia barriera di sacchetti di sabbia mentre venti uomini mascherati corrono urlando verso di me armati di fucile e con il giubbotto carico di esplosivo. Per ogni avversario che riesco ad abbattere, saltano fuori dal nulla tre nuovi aggressori. È chiaro che non sparo abbastanza velocemente. Il fucile s’inceppa di continuo a causa del panico e dell’incompetenza.
La mia unica salvezza sta nel fatto che gli aggressori sono solo un video proiettato su tre schermi. Si tratta della simulazione con cui l’esercito degli Stati Uniti addestra i soldati a prendere dimestichezza con le armi. È stata studiata in ogni minimo dettaglio per sembrare un attacco in piena regola. Io sto fallendo miseramente. Anzi, sono così demoralizzata che sono tentata di posare il fucile e andarmene.
Poi, però, mi mettono gli elettrodi. Sono in un laboratorio di Carlsbad, in California, e sto cercando di raggiungere uno stato indefinibile che i ricercatori chiamano flow, flusso, quel senso di calma e concentrazione che caratterizza le prestazioni eccezionali in tutti i campi. È una condizione molto difficile da definire, e più che mai da controllare, ma presto una serie di nuove tecnologie potrebbe permetterci di ricrearla. L’idea è trovare una scorciatoia che riduca il tempo necessario per acquisire una nuova abilità: giocare a tennis, suonare il piano o diventare tiratori scelti.
È una bellissima notizia per chiunque si avvii sulla tortuosa strada dell’eccellenza. Secondo uno studio di Anders Ericsson, dell’università della Florida a Tallahassee, per diventare esperti in qualsiasi disciplina ci vogliono di solito diecimila ore di esercizio. In tutto questo tempo il nostro cervello crea una serie di nuovi circuiti che alla fine ci permettono di praticare quella disciplina automaticamente, senza essere coscienti di quello che facciamo. Pensate a come il campione di tennis Roger Federer, dopo anni di allenamento, riesce a combinare con grazia una complicata serie di azioni quando, con un occhio alla palla e uno al suo avversario, sfodera un rovescio imprendibile, eseguito in un attimo e con un movimento perfetto. Di solito questi momenti sono dovuti al flusso, uno stato d’intensa concentrazione simile a quello di chi pratica lo zen, una condizione in cui il tempo sembra fermarsi e siamo completamente focalizzati su quello che stiamo facendo. Gli esperti lo citano spesso per descrivere cosa si prova quando si è al massimo delle proprie capacità. Con anni di pratica diventa naturale riuscirci e non è necessario essere una professionista. Alcune persone raccontano di aver avuto la stessa capacità di concentrazione fin dall’inizio del loro addestramento. Questo ha fatto pensare che fossero più predisposte al flusso. Secondo Mihály Csíkszentmihályi, psicologo della Claremont graduate university, in California, la capacità di concentrarsi senza fare sforzi accelera i progressi, e la sensazione di gioia che l’accompagna rende meno faticoso l’allenamento successivo, predisponendo la persona al successo. Le ricerche di Csíkszentmihályi sul flusso nei bambini, però, hanno dimostrato, per dirla con parole sue, che “i ragazzi che non amano la materia in cui sono più dotati, per esempio la matematica o la musica, smettono di sviluppare le loro capacità e ricadono nella mediocrità”.
Nonostante il ruolo fondamentale svolto nello sviluppo del talento, molti ricercatori pensavano che il fenomeno del flusso fosse troppo difficile da studiare a causa delle sue connotazioni mistiche legate alla meditazione. Alla fine degli anni settanta Csíkszentmihályi, che all’epoca era all’università di Chicago, contribuì a modificare questa convinzione, dimostrando che quello stato poteva essere definito e analizzato empiricamente. Nel corso di uno studio che avrebbe fatto epoca, intervistò qualche centinaio di persone di talento – atleti, artisti, campioni di scacchi, alpinisti e chirurghi – e riuscì a individuare quattro caratteristiche fondamentali del flusso.
La prima è una concentrazione totale che fa perdere il senso del tempo. La seconda è la cosiddetta autotelicità, la sensazione che l’attività in cui siamo impegnati sia gratificante in sé. La terza è la sicurezza che le nostre capacità sono perfettamente adeguate al compito e quindi non proviamo né frustrazione né noia. Infine, quello che caratterizza più di tutto il flusso è l’automaticità, per esempio la sensazione che il pianoforte stia “suonando da solo”.
Quello che succede esattamente nel cervello nello stato del flusso ha sempre suscitato grande interesse, ma è difficile da definire. All’inizio Csíkszentmihályi ci ha provato usando l’elettroencefalografia per registrare le onde cerebrali di alcuni giocatori di scacchi durante una partita. Il ricercatore ha scoperto che nei giocatori più abili si rilevava una minore attività nella corteccia prefrontale, di solito associata a processi cognitivi superiori come la memoria di lavoro e l’espressione verbale. Può sembrare controintuitivo, ma mettendo a tacere l’autocritica forse si lascia più spazio ai processi automatici, che a loro volta producono la sensazione di naturalezza del flusso.
Alcuni studi successivi hanno confermato queste scoperte, rivelando anche altre caratteristiche neurali del flusso. Chris Berka e i suoi colleghi dell’Advanced brain monitoring di Carlsbad hanno studiato le onde cerebrali degli arcieri olimpici e dei giocatori di golf professionisti. Qualche secondo prima di scoccare la freccia o di colpire la palla, si verificava un piccolo aumento nella banda alfa, una delle fasce di frequenze prodotte dal rumore elettrico dei neuroni. Questo aumento di onde alfa, dice Berka, è associato a una ridotta attività della corteccia, e avviene più spesso negli esperti. “Pensiamo che rappresenti la concentrazione sull’obiettivo e la soppressione degli altri input sensoriali”, dice Berka. Il ricercatore ha scoperto anche che queste modificazioni cerebrali sono accompagnate da un respiro più lento e da una riduzione del battito cardiaco, come ci aspettiamo che succeda in uno stato di concentrazione rilassata.
Certo, forse è possibile definire lo stato di flusso e individuarne le caratteristiche, ma un principiante può imparare a mettere da parte le sue capacità critiche e concentrare al massimo l’attenzione in qualsiasi momento? E se può farlo, otterrà risultati migliori? Gabriele Wulf, una cinesiologa dell’università del Nevada a Las Vegas, provò a rispondere a questa domanda nel 1998, quando lei e i suoi colleghi studiarono i movimenti di alcuni atleti. All’epoca non erano particolarmente interessati allo stato di flusso, ma scoprirono che potevano far migliorare rapidamente le capacità di una persona chiedendole di concentrare l’attenzione su un punto esterno al suo corpo. Gli aspiranti sciatori imparavano prima se si concentravano su una macchia davanti a loro. I golfisti che focalizzavano l’attenzione sulla mazza erano più precisi del 20 per cento rispetto a quelli che si concentra– vano sulle loro braccia.
In seguito Wulf e i colleghi scoprirono che le azioni fisiche di un esperto richiedono meno movimenti muscolari di quelle di un principiante, come si può notare nei grandi atleti. I professionisti sono anche meno stressati mentalmente, hanno un ritmo cardiaco più basso e un respiro meno affannato, tutte caratteristiche dello stato di flusso. Queste osservazioni sono state confermate da studi successivi sui nuotatori. I principianti che si concentravano su qualcosa di esterno, come il movimento dell’acqua intorno al loro corpo, nuotavano con la stessa grazia rilassata degli esperti, erano più veloci e tecnicamente più corretti. Quando invece i professionisti si concentravano sul loro corpo, rendevano di meno. Le scoperte di Wulf si accordano bene con l’idea che il flusso, e un apprendimento più rapido, si verificano quando si smette di pensare coscientemente. “Quando si punta l’attenzione su qualcosa di esterno, subentra un tipo di controllo più automatico”, dice Wulf. “Non si pensa più a quello che si sta facendo e ci si concentra solo sul risultato”.
Anche Berka sta cercando di provocare lo stato di flusso, ma con un metodo diverso. Il suo team sta addestrando alcuni tiratori principianti a usare il neurofeedback. A ogni tiratore sono applicati degli elettrodi che rilevano alcune specifiche onde cerebrali e le mostrano su un display. Nel frattempo un monitor registra il battito cardiaco. Controllando il respiro e imparando a modificare le onde sullo schermo davanti a loro, i principianti riescono a produrre le onde alfa caratteristiche dello stato di flusso. Questo, a sua volta, li aiuta a essere più precisi nel colpire il bersaglio. In effetti, il tempo necessario per arrivare a sparare come professionisti si riduce di più della metà. Ma, come ho scoperto personalmente quando ho provato il sistema, neanche il neurofeedback è infallibile. Ci vuole tempo e allenamento per produrre onde alfa perfette. Proprio quando credevo di esserci riuscita, sono sparite e ho perso la concentrazione. C’è un modo più veloce per costringere il mio cervello a entrare nello stato di flusso? Ebbene, anche in questo caso, sembra che la risposta sia sì.
È per questo che ho permesso a Michael Weisend, ricercatore del Mind research network di Albuquerque, in New Mexico, di collegare al mio cervello quella che sembra una batteria da 9 volt. Weisend appoggia l’anodo alla mia tempia e il catodo al mio braccio sinistro. “Sentirà un leggero formicolio”, dice, e mi avverte che se stacco un elettrodo e interrompo il collegamento, il voltaggio che passa attraverso il mio cervello mi accecherà per alcuni secondi. Weisend è impegnato in un programma della Defense advanced reserch projects agency statunitense, studiato per accelerare l’apprendimento, e usa la stimolazione elettrica transcranica diretta (tDcs) per ridurre il tempo necessario ad addestrare i tiratori scelti. Partendo dagli elettrodi, una corrente a due milliampere scorrerà attraverso la parte del mio cervello associata al riconoscimento degli oggetti, che è un’abilità importante quando si devono visualizzare tutti i dettagli di una scena in caso di attacco. La leggera scossa elettrica ha lo scopo di depolarizzare le membrane neuronali della regione, rendendo le cellule più eccitabili e ricettive agli impulsi. Come molti altri neuroscienziati che lavorano con la tDcs, Weisend pensa che questo acceleri la formazione di nuovi circuiti neuronali mentre s’impara qualcosa. Grazie al metodo usato su di me ha fatto aumentare di 2,3 volte la velocità con cui gli aspiranti cecchini riuscivano a individuare un pericolo. Ma, misteriosamente, anche questi cambiamenti che durano nel tempo sembrano essere preceduti da una sensazione molto simile allo stato di flusso. “La prima cosa che dicono le persone dopo la tDcs è che il tempo è passato molto velocemente”, dice Weisend. E anche i loro movimenti sono diventati più automatici. Dicono tutti di essersi sentiti calmi e concentrati, e le loro prestazioni sono migliorate immediatamente.
Non è ancora chiaro perché alcune forme di tDcs dovrebbero facilitare lo stato di flusso. D’altronde, se servisse esclusivamente a memorizzare, sarebbe difficile spiegare il miglioramento che si manifesta appena la corrente comincia a scorrere. Una possibile spiegazione è che gli elettrodi in qualche modo riducano l’attività della corteccia prefrontale, la zona usata per il pensiero critico, di cui anche Csíkszent– mihályi ha osservato il rallentamento durante il flusso. Roy Hamilton, un neuroscienziato dell’università della Pennsylvania a Filadelfia, pensa che possa essere un effetto collaterale di alcune forme di tDcs. “La stimolazione elettrica transcranica diretta potrebbe avere effetti molto più ampi di quanto pensiamo”, dice Hamilton. Il ricercatore, inoltre, fa notare che alcuni neuroni possono smorzare i segnali di altre cellule cerebrali della loro rete. Quindi è possibile che stimolando una zona del cervello si riduca l’attività di un’altra zona.
Altri ricercatori sono più scettici. Arne Dietrich, dell’American university di Beirut, in Libano, ha il sospetto che se la corteccia frontale non è impegnata fin dall’inizio l’apprendimento sarà pregiudicato. Dietrich pensa anche che ci vorrebbe un tipo particolare di tDcs per ridurre l’attività della corteccia prefrontale. “ Ma d’altra parte”, ammette, “non è chiaro che tipo di effetto onda eserciti la tDcs nel complesso. Indipendentemente dalla zona del cervello presa di mira”. È comunque dimostrato che non tutte le forme di tDcs producono il flusso. Roi Cohen Kadosh, dell’università di Oxford, non ne ha visto nessun segno quando ha messo un anodo sulle regioni cerebrali addette al ragionamento spaziale.
Ci vorranno molte altre ricerche per sciogliere questo dilemma. Per il momento, mentre chiedo a Weisend di avviare la corrente, sono curiosa di vedere quello che proverò. All’inizio c’è solo il leggero formicolio, poi improvvisamente sento in bocca uno strano sapore, come se avessi leccato una lattina di alluminio. Non noto nessun altro effetto. Comincio semplicemente ad abbattere un aggressore dopo l’altro. Mentre venti uomini mi corrono incontro brandendo le loro armi, io imbraccio tranquillamente il fucile, respiro profondamente e miro a quello più vicino. Poi decido con calma quale sarà il prossimo bersaglio. Dopo quello che mi è sembrato pochissimo tempo, sento una voce che dice: “Okay, basta così”. Le luci si accendono ed entra cautamente un’assistente dell’Advanced brain monitoring, una ragazza appena uscita dall’università.
Non mi aspettavo quella calma improvvisa, pensavo che sarebbero arrivati altri aggressori, e sono piuttosto delusa quando cominciano a togliermi gli elettrodi. Alzo gli occhi e mi chiedo se qualcuno ha spostato in avanti l’orologio. Inspiegabilmente sono passati venti minuti. “Quanti ne ho presi?”, chiedo all’assistente. Lei mi guarda con aria interrogativa e risponde: “Li ha presi tutti”.
http://www.rable.it/?p=2605
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Questo articolo è apparso sul periodico inglese New Scientist. La sua traduzione è stata pubblicata dal settimanale italiano Internazionale n.937 del 24 febbraio 2012.
Per ottenere grandi prestazioni, spiega l’autrice dell’articolo, Sally Adee, serve un alto livello di calma e concentrazione, che si raggiunge dopo anni di esercizio. Capirne i principi può servire non solo a sparare con più precisione, come accade in questo articolo, ma anche a sviluppare la nostra creatività. Alcuni ricercatori cercano di capire come arrivarci più rapidamente.
Sto per scoppiare in lacrime dietro la mia barriera di sacchetti di sabbia mentre venti uomini mascherati corrono urlando verso di me armati di fucile e con il giubbotto carico di esplosivo. Per ogni avversario che riesco ad abbattere, saltano fuori dal nulla tre nuovi aggressori. È chiaro che non sparo abbastanza velocemente. Il fucile s’inceppa di continuo a causa del panico e dell’incompetenza.
La mia unica salvezza sta nel fatto che gli aggressori sono solo un video proiettato su tre schermi. Si tratta della simulazione con cui l’esercito degli Stati Uniti addestra i soldati a prendere dimestichezza con le armi. È stata studiata in ogni minimo dettaglio per sembrare un attacco in piena regola. Io sto fallendo miseramente. Anzi, sono così demoralizzata che sono tentata di posare il fucile e andarmene.
Poi, però, mi mettono gli elettrodi. Sono in un laboratorio di Carlsbad, in California, e sto cercando di raggiungere uno stato indefinibile che i ricercatori chiamano flow, flusso, quel senso di calma e concentrazione che caratterizza le prestazioni eccezionali in tutti i campi. È una condizione molto difficile da definire, e più che mai da controllare, ma presto una serie di nuove tecnologie potrebbe permetterci di ricrearla. L’idea è trovare una scorciatoia che riduca il tempo necessario per acquisire una nuova abilità: giocare a tennis, suonare il piano o diventare tiratori scelti.
È una bellissima notizia per chiunque si avvii sulla tortuosa strada dell’eccellenza. Secondo uno studio di Anders Ericsson, dell’università della Florida a Tallahassee, per diventare esperti in qualsiasi disciplina ci vogliono di solito diecimila ore di esercizio. In tutto questo tempo il nostro cervello crea una serie di nuovi circuiti che alla fine ci permettono di praticare quella disciplina automaticamente, senza essere coscienti di quello che facciamo. Pensate a come il campione di tennis Roger Federer, dopo anni di allenamento, riesce a combinare con grazia una complicata serie di azioni quando, con un occhio alla palla e uno al suo avversario, sfodera un rovescio imprendibile, eseguito in un attimo e con un movimento perfetto. Di solito questi momenti sono dovuti al flusso, uno stato d’intensa concentrazione simile a quello di chi pratica lo zen, una condizione in cui il tempo sembra fermarsi e siamo completamente focalizzati su quello che stiamo facendo. Gli esperti lo citano spesso per descrivere cosa si prova quando si è al massimo delle proprie capacità. Con anni di pratica diventa naturale riuscirci e non è necessario essere una professionista. Alcune persone raccontano di aver avuto la stessa capacità di concentrazione fin dall’inizio del loro addestramento. Questo ha fatto pensare che fossero più predisposte al flusso. Secondo Mihály Csíkszentmihályi, psicologo della Claremont graduate university, in California, la capacità di concentrarsi senza fare sforzi accelera i progressi, e la sensazione di gioia che l’accompagna rende meno faticoso l’allenamento successivo, predisponendo la persona al successo. Le ricerche di Csíkszentmihályi sul flusso nei bambini, però, hanno dimostrato, per dirla con parole sue, che “i ragazzi che non amano la materia in cui sono più dotati, per esempio la matematica o la musica, smettono di sviluppare le loro capacità e ricadono nella mediocrità”.
Nonostante il ruolo fondamentale svolto nello sviluppo del talento, molti ricercatori pensavano che il fenomeno del flusso fosse troppo difficile da studiare a causa delle sue connotazioni mistiche legate alla meditazione. Alla fine degli anni settanta Csíkszentmihályi, che all’epoca era all’università di Chicago, contribuì a modificare questa convinzione, dimostrando che quello stato poteva essere definito e analizzato empiricamente. Nel corso di uno studio che avrebbe fatto epoca, intervistò qualche centinaio di persone di talento – atleti, artisti, campioni di scacchi, alpinisti e chirurghi – e riuscì a individuare quattro caratteristiche fondamentali del flusso.
La prima è una concentrazione totale che fa perdere il senso del tempo. La seconda è la cosiddetta autotelicità, la sensazione che l’attività in cui siamo impegnati sia gratificante in sé. La terza è la sicurezza che le nostre capacità sono perfettamente adeguate al compito e quindi non proviamo né frustrazione né noia. Infine, quello che caratterizza più di tutto il flusso è l’automaticità, per esempio la sensazione che il pianoforte stia “suonando da solo”.
Quello che succede esattamente nel cervello nello stato del flusso ha sempre suscitato grande interesse, ma è difficile da definire. All’inizio Csíkszentmihályi ci ha provato usando l’elettroencefalografia per registrare le onde cerebrali di alcuni giocatori di scacchi durante una partita. Il ricercatore ha scoperto che nei giocatori più abili si rilevava una minore attività nella corteccia prefrontale, di solito associata a processi cognitivi superiori come la memoria di lavoro e l’espressione verbale. Può sembrare controintuitivo, ma mettendo a tacere l’autocritica forse si lascia più spazio ai processi automatici, che a loro volta producono la sensazione di naturalezza del flusso.
Alcuni studi successivi hanno confermato queste scoperte, rivelando anche altre caratteristiche neurali del flusso. Chris Berka e i suoi colleghi dell’Advanced brain monitoring di Carlsbad hanno studiato le onde cerebrali degli arcieri olimpici e dei giocatori di golf professionisti. Qualche secondo prima di scoccare la freccia o di colpire la palla, si verificava un piccolo aumento nella banda alfa, una delle fasce di frequenze prodotte dal rumore elettrico dei neuroni. Questo aumento di onde alfa, dice Berka, è associato a una ridotta attività della corteccia, e avviene più spesso negli esperti. “Pensiamo che rappresenti la concentrazione sull’obiettivo e la soppressione degli altri input sensoriali”, dice Berka. Il ricercatore ha scoperto anche che queste modificazioni cerebrali sono accompagnate da un respiro più lento e da una riduzione del battito cardiaco, come ci aspettiamo che succeda in uno stato di concentrazione rilassata.
Certo, forse è possibile definire lo stato di flusso e individuarne le caratteristiche, ma un principiante può imparare a mettere da parte le sue capacità critiche e concentrare al massimo l’attenzione in qualsiasi momento? E se può farlo, otterrà risultati migliori? Gabriele Wulf, una cinesiologa dell’università del Nevada a Las Vegas, provò a rispondere a questa domanda nel 1998, quando lei e i suoi colleghi studiarono i movimenti di alcuni atleti. All’epoca non erano particolarmente interessati allo stato di flusso, ma scoprirono che potevano far migliorare rapidamente le capacità di una persona chiedendole di concentrare l’attenzione su un punto esterno al suo corpo. Gli aspiranti sciatori imparavano prima se si concentravano su una macchia davanti a loro. I golfisti che focalizzavano l’attenzione sulla mazza erano più precisi del 20 per cento rispetto a quelli che si concentra– vano sulle loro braccia.
In seguito Wulf e i colleghi scoprirono che le azioni fisiche di un esperto richiedono meno movimenti muscolari di quelle di un principiante, come si può notare nei grandi atleti. I professionisti sono anche meno stressati mentalmente, hanno un ritmo cardiaco più basso e un respiro meno affannato, tutte caratteristiche dello stato di flusso. Queste osservazioni sono state confermate da studi successivi sui nuotatori. I principianti che si concentravano su qualcosa di esterno, come il movimento dell’acqua intorno al loro corpo, nuotavano con la stessa grazia rilassata degli esperti, erano più veloci e tecnicamente più corretti. Quando invece i professionisti si concentravano sul loro corpo, rendevano di meno. Le scoperte di Wulf si accordano bene con l’idea che il flusso, e un apprendimento più rapido, si verificano quando si smette di pensare coscientemente. “Quando si punta l’attenzione su qualcosa di esterno, subentra un tipo di controllo più automatico”, dice Wulf. “Non si pensa più a quello che si sta facendo e ci si concentra solo sul risultato”.
Anche Berka sta cercando di provocare lo stato di flusso, ma con un metodo diverso. Il suo team sta addestrando alcuni tiratori principianti a usare il neurofeedback. A ogni tiratore sono applicati degli elettrodi che rilevano alcune specifiche onde cerebrali e le mostrano su un display. Nel frattempo un monitor registra il battito cardiaco. Controllando il respiro e imparando a modificare le onde sullo schermo davanti a loro, i principianti riescono a produrre le onde alfa caratteristiche dello stato di flusso. Questo, a sua volta, li aiuta a essere più precisi nel colpire il bersaglio. In effetti, il tempo necessario per arrivare a sparare come professionisti si riduce di più della metà. Ma, come ho scoperto personalmente quando ho provato il sistema, neanche il neurofeedback è infallibile. Ci vuole tempo e allenamento per produrre onde alfa perfette. Proprio quando credevo di esserci riuscita, sono sparite e ho perso la concentrazione. C’è un modo più veloce per costringere il mio cervello a entrare nello stato di flusso? Ebbene, anche in questo caso, sembra che la risposta sia sì.
È per questo che ho permesso a Michael Weisend, ricercatore del Mind research network di Albuquerque, in New Mexico, di collegare al mio cervello quella che sembra una batteria da 9 volt. Weisend appoggia l’anodo alla mia tempia e il catodo al mio braccio sinistro. “Sentirà un leggero formicolio”, dice, e mi avverte che se stacco un elettrodo e interrompo il collegamento, il voltaggio che passa attraverso il mio cervello mi accecherà per alcuni secondi. Weisend è impegnato in un programma della Defense advanced reserch projects agency statunitense, studiato per accelerare l’apprendimento, e usa la stimolazione elettrica transcranica diretta (tDcs) per ridurre il tempo necessario ad addestrare i tiratori scelti. Partendo dagli elettrodi, una corrente a due milliampere scorrerà attraverso la parte del mio cervello associata al riconoscimento degli oggetti, che è un’abilità importante quando si devono visualizzare tutti i dettagli di una scena in caso di attacco. La leggera scossa elettrica ha lo scopo di depolarizzare le membrane neuronali della regione, rendendo le cellule più eccitabili e ricettive agli impulsi. Come molti altri neuroscienziati che lavorano con la tDcs, Weisend pensa che questo acceleri la formazione di nuovi circuiti neuronali mentre s’impara qualcosa. Grazie al metodo usato su di me ha fatto aumentare di 2,3 volte la velocità con cui gli aspiranti cecchini riuscivano a individuare un pericolo. Ma, misteriosamente, anche questi cambiamenti che durano nel tempo sembrano essere preceduti da una sensazione molto simile allo stato di flusso. “La prima cosa che dicono le persone dopo la tDcs è che il tempo è passato molto velocemente”, dice Weisend. E anche i loro movimenti sono diventati più automatici. Dicono tutti di essersi sentiti calmi e concentrati, e le loro prestazioni sono migliorate immediatamente.
Non è ancora chiaro perché alcune forme di tDcs dovrebbero facilitare lo stato di flusso. D’altronde, se servisse esclusivamente a memorizzare, sarebbe difficile spiegare il miglioramento che si manifesta appena la corrente comincia a scorrere. Una possibile spiegazione è che gli elettrodi in qualche modo riducano l’attività della corteccia prefrontale, la zona usata per il pensiero critico, di cui anche Csíkszent– mihályi ha osservato il rallentamento durante il flusso. Roy Hamilton, un neuroscienziato dell’università della Pennsylvania a Filadelfia, pensa che possa essere un effetto collaterale di alcune forme di tDcs. “La stimolazione elettrica transcranica diretta potrebbe avere effetti molto più ampi di quanto pensiamo”, dice Hamilton. Il ricercatore, inoltre, fa notare che alcuni neuroni possono smorzare i segnali di altre cellule cerebrali della loro rete. Quindi è possibile che stimolando una zona del cervello si riduca l’attività di un’altra zona.
Altri ricercatori sono più scettici. Arne Dietrich, dell’American university di Beirut, in Libano, ha il sospetto che se la corteccia frontale non è impegnata fin dall’inizio l’apprendimento sarà pregiudicato. Dietrich pensa anche che ci vorrebbe un tipo particolare di tDcs per ridurre l’attività della corteccia prefrontale. “ Ma d’altra parte”, ammette, “non è chiaro che tipo di effetto onda eserciti la tDcs nel complesso. Indipendentemente dalla zona del cervello presa di mira”. È comunque dimostrato che non tutte le forme di tDcs producono il flusso. Roi Cohen Kadosh, dell’università di Oxford, non ne ha visto nessun segno quando ha messo un anodo sulle regioni cerebrali addette al ragionamento spaziale.
Ci vorranno molte altre ricerche per sciogliere questo dilemma. Per il momento, mentre chiedo a Weisend di avviare la corrente, sono curiosa di vedere quello che proverò. All’inizio c’è solo il leggero formicolio, poi improvvisamente sento in bocca uno strano sapore, come se avessi leccato una lattina di alluminio. Non noto nessun altro effetto. Comincio semplicemente ad abbattere un aggressore dopo l’altro. Mentre venti uomini mi corrono incontro brandendo le loro armi, io imbraccio tranquillamente il fucile, respiro profondamente e miro a quello più vicino. Poi decido con calma quale sarà il prossimo bersaglio. Dopo quello che mi è sembrato pochissimo tempo, sento una voce che dice: “Okay, basta così”. Le luci si accendono ed entra cautamente un’assistente dell’Advanced brain monitoring, una ragazza appena uscita dall’università.
Non mi aspettavo quella calma improvvisa, pensavo che sarebbero arrivati altri aggressori, e sono piuttosto delusa quando cominciano a togliermi gli elettrodi. Alzo gli occhi e mi chiedo se qualcuno ha spostato in avanti l’orologio. Inspiegabilmente sono passati venti minuti. “Quanti ne ho presi?”, chiedo all’assistente. Lei mi guarda con aria interrogativa e risponde: “Li ha presi tutti”.
http://www.rable.it/?p=2605
Un articolo bellissimo e molto ben scritto. L'ho letto davvero con tanto interesse.
akiro a mrkendol
la scala dell'universo:
http://htwins.net/scale2/
Rispondi
2012-02-13 17:14:52
Pinkerton a akiro
miiiiiii che storia!
bellissimo!
Rispondi
2012-02-13 17:19:03
Pinkerton a Pinkerton
ma è interattivo!
mizzega oggi ci passo tutta la notte
1)"do una rapida occhiata"..
2)"ok, magari prossimamente guardo meglio"...
tra punto 1) e 2) e' passata mezz ora....
la scala dell'universo:
http://htwins.net/scale2/
Rispondi
2012-02-13 17:14:52
Pinkerton a akiro
miiiiiii che storia!
bellissimo!
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2012-02-13 17:19:03
Pinkerton a Pinkerton
ma è interattivo!
mizzega oggi ci passo tutta la notte
1)"do una rapida occhiata"..
2)"ok, magari prossimamente guardo meglio"...
tra punto 1) e 2) e' passata mezz ora....
..pure io ho letto con attenzione assurda..da non-studente (ma dovrei esserlo!!)quale sono, sono sorpreso, non mi capitava da un pezzo..interessantissimo comunque!!
A parte il titolo "guerrafondaio" l'oggetto è affascinante e mi sa tanto di Nathan Never:
Esoscheletri!
p.s.: da ex studente di Pisa esportato a Genova fa piacere vedere dei risultati scientifici che vengono fuori da Pisa visto che qui a Genova le uniche università che vengono considerate di valore sono la Bocconi ed il Politecnico di Milano....il Sant'Anna non sanno neanche che esiste qui a Genova (fuori dagli ambienti universitari of course) e la normale risulta un oggetto sconosciuto e mitologico.
Esoscheletri!
p.s.: da ex studente di Pisa esportato a Genova fa piacere vedere dei risultati scientifici che vengono fuori da Pisa visto che qui a Genova le uniche università che vengono considerate di valore sono la Bocconi ed il Politecnico di Milano....il Sant'Anna non sanno neanche che esiste qui a Genova (fuori dagli ambienti universitari of course) e la normale risulta un oggetto sconosciuto e mitologico.
La diretta di Felix Baumgartner, che cerca di superare il muro del suono in caduta libera da oltre 36mila metri
non sapevo dove metterlo :)
non sapevo dove metterlo :)