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Subject: Scelte ecologiche e sane
ah...strambino...........
forse il paese dove andavo più spesso a far servizio da ivrea ^_________^
anched perchè c'avevo pure il conto alla bnl, finchp non ho scoperto che sono dei ladri :P :P
forse il paese dove andavo più spesso a far servizio da ivrea ^_________^
anched perchè c'avevo pure il conto alla bnl, finchp non ho scoperto che sono dei ladri :P :P
rilancio aggiungendo che la macchina per PANE non fa SOLO PANE!
La mia fidanzata ci prepara:
impasto per la pizza (che ovviamente viene cotta nel forno): lo trovo piu' digeribile della pasta da pizza "normale"
pasta al vino: una variante della pasta brisèe, con meno grassi (parte dell'olio è sostituita da vino) e molto gustosa
pasta frolla
La mia fidanzata ci prepara:
impasto per la pizza (che ovviamente viene cotta nel forno): lo trovo piu' digeribile della pasta da pizza "normale"
pasta al vino: una variante della pasta brisèe, con meno grassi (parte dell'olio è sostituita da vino) e molto gustosa
pasta frolla
Ottime (e gustose) indicazioni.
Per i niubbi come me, una volta acquistata la macchina..
a) come si prepara il pane?
b) quanto tempo serve per la cottura?
c) come si pulisce (dopo ogni uso)?
Per i niubbi come me, una volta acquistata la macchina..
a) come si prepara il pane?
b) quanto tempo serve per la cottura?
c) come si pulisce (dopo ogni uso)?
a) come si prepara il pane?
Metti gli ingredienti nella macchina secondo ricetta (allegata, di solito... ma volendo le trovi su internet), la macchina fa tutto (impasta e cuoce)
b) quanto tempo serve per la cottura?
La nostra ha un ciclo di impasto, cottura e lievitazione di, mi pare, 3 ore complete
c) come si pulisce (dopo ogni uso)?
Estrai il cestello e lo lavi come una pentola:
1) in lavastoviglie
2) a mano, evitando di graffiarlo
Metti gli ingredienti nella macchina secondo ricetta (allegata, di solito... ma volendo le trovi su internet), la macchina fa tutto (impasta e cuoce)
b) quanto tempo serve per la cottura?
La nostra ha un ciclo di impasto, cottura e lievitazione di, mi pare, 3 ore complete
c) come si pulisce (dopo ogni uso)?
Estrai il cestello e lo lavi come una pentola:
1) in lavastoviglie
2) a mano, evitando di graffiarlo
a) e b) differiscono leggermente in ogni macchinetta
la cottura va dalle 2 ore circa per i pani bianchi più rapidi alle quasi 4 per gli integrali.
c) lavi la teglia e la lama con una spugna non abrasiva e poco detersivo per piatti.
la cottura va dalle 2 ore circa per i pani bianchi più rapidi alle quasi 4 per gli integrali.
c) lavi la teglia e la lama con una spugna non abrasiva e poco detersivo per piatti.
In entrambi i casi mi pare di capire che la pulizia è agevole, e di controindicazioni non ce ne siano.
Premesso che dipende dalle macchine e che quelle migliori, secondo Altroconsumo, siano le Kenwood.
Premesso che dipende dalle macchine e che quelle migliori, secondo Altroconsumo, siano le Kenwood.
in effetti mi viene in mente che quando alla fine levi la pagnotta cotta spesso la lama rimane incrostata, la lasci a bagno qualche ora
in effetti mi viene in mente che quando alla fine levi la pagnotta cotta spesso la lama rimane incrostata, la lasci a bagno qualche ora
La "lama" (che difatto non è proprio una lama nel vero senso della parola) la pulisco a parte, strofinandola leggermente con una spugnetta saponata.
La "lama" (che difatto non è proprio una lama nel vero senso della parola) la pulisco a parte, strofinandola leggermente con una spugnetta saponata.
Estrai il cestello e lo lavi come una pentola:
1) in lavastoviglie
in lavastoviglie è bene non lavare le superfici antiaderenti, probabilmente per via del detersivo troppo potente
1) in lavastoviglie
in lavastoviglie è bene non lavare le superfici antiaderenti, probabilmente per via del detersivo troppo potente
algir to
akiro [del]
minchia, sembriamo delle massaie inacidite.
Cià, vado a togliermi i bigodini.
Cià, vado a togliermi i bigodini.
si, infatti:
punto 1: dalle parti mie si vola.
punto 2: ingegnoso!!
simpatico tutto, solo che non va per la 220, perchè servirebbero un sacco di altre batterie ecc ecc.
e per questi da 12V servirebbe rimodificare tutti i cavetti senza trasformatore ai prodotti che serve.
punto 1: dalle parti mie si vola.
punto 2: ingegnoso!!
simpatico tutto, solo che non va per la 220, perchè servirebbero un sacco di altre batterie ecc ecc.
e per questi da 12V servirebbe rimodificare tutti i cavetti senza trasformatore ai prodotti che serve.
Quanto è italiana la maionese Bertolli?
Posted: 04 Oct 2009 08:34 AM PDT
Una domanda bella e interessante. In redazione, candidati per andare a indagare in Italia ce n’è a sufficienza, ma il produttore Jeroen smorza gli entusiasmi. Niente Italia, bisogna risparmiare!
Il redattore Thomas si lancia sul caso. Dopo alcune telefonate in Belgio vuole chiamare anche l’Italia, ma non conosce l’italiano. Alcune scrivanie più in là siede la presentatrice Katrien Palmers, che con l’italiano se la cava benissimo e ci aiuta volentieri. Pronto?
Dopo un po’ di ricerca Katrien ci puo’ già raccontare che la famiglia Bertolli è esistita davvero. Nel 1865 vi era la coppia Francesco e Katherina (sic, ndt) Bertolli e vendevano olio di oliva. La loro Villa Bertolli dovrebbe essere ancora dalle parti di Lucca.
Katrien prende le Pagine Bianche italiane e chiama tutti i Bertolli dei paraggi. Nessuna delle persone chiamate sembra essere imparentata con i Bertolli dell’olio di oliva. Un uomo racconta che il nome Bertolli è stato venduto ad una fabbrica e qualcun altro sa che la Villa Bertolli non è a Lucca, ma un po’ più distante, a Vorno.
Quindi Katrien chiama i Bertolli di Vorno. Uno di loro sa che la famiglia che vende l’olio di olivo non esiste più da tempo, e che il nome commerciale Bertolli è stato venduto a Unilever, la grande multinazionale. La fabbrica italiana di Unilever è a Inveruno, 300km a nord di Pisa.
Katrien chiama il marketing di Unilever per chiedere quale sia l’ingrediente più importante dei prodotti Bertolli. La risposta è: l’olio d’oliva, imbottigliato nella fabbrica. Le olive vengono dall’Italia ma anche da altri Paesi intorno al Mediterraneo. I prodotti Bertolli sono al 100% italiani? La signora del reparto marketing dice di “non essere autorizzata” a rispondere a questa domanda. Che (è un) peccato: dopotutto vendono i loro prodotti con la storia della famiglia italiana che produce e utilizza sano olio di oliva. Questa è chiaramente una storiella del marketing.
Katrien non si dà per vinta. La stampa internazionale scriveva negli ultimi anni che l’Italia non ha abbastanza olive. Quindi comprano le migliori e più economiche olive dalla Grecia, Spagna e Tunisia e le trasformano in olio di oliva Bertolli. Esportano 130 milioni di bottiglie all’anno in 50 Paesi. Anche se le olive vengono da diversi Paesi, il prodotto finale viene fatto in Italia e puo’ quindi portare l’etichetta “Prodotto italiano”. Dal punto di vista legale quindi Bertolli non fa niente di sbagliato. La maionese Bertolli è maionese italiana.
http://italiadallestero.info/archives/7813
Posted: 04 Oct 2009 08:34 AM PDT
Una domanda bella e interessante. In redazione, candidati per andare a indagare in Italia ce n’è a sufficienza, ma il produttore Jeroen smorza gli entusiasmi. Niente Italia, bisogna risparmiare!
Il redattore Thomas si lancia sul caso. Dopo alcune telefonate in Belgio vuole chiamare anche l’Italia, ma non conosce l’italiano. Alcune scrivanie più in là siede la presentatrice Katrien Palmers, che con l’italiano se la cava benissimo e ci aiuta volentieri. Pronto?
Dopo un po’ di ricerca Katrien ci puo’ già raccontare che la famiglia Bertolli è esistita davvero. Nel 1865 vi era la coppia Francesco e Katherina (sic, ndt) Bertolli e vendevano olio di oliva. La loro Villa Bertolli dovrebbe essere ancora dalle parti di Lucca.
Katrien prende le Pagine Bianche italiane e chiama tutti i Bertolli dei paraggi. Nessuna delle persone chiamate sembra essere imparentata con i Bertolli dell’olio di oliva. Un uomo racconta che il nome Bertolli è stato venduto ad una fabbrica e qualcun altro sa che la Villa Bertolli non è a Lucca, ma un po’ più distante, a Vorno.
Quindi Katrien chiama i Bertolli di Vorno. Uno di loro sa che la famiglia che vende l’olio di olivo non esiste più da tempo, e che il nome commerciale Bertolli è stato venduto a Unilever, la grande multinazionale. La fabbrica italiana di Unilever è a Inveruno, 300km a nord di Pisa.
Katrien chiama il marketing di Unilever per chiedere quale sia l’ingrediente più importante dei prodotti Bertolli. La risposta è: l’olio d’oliva, imbottigliato nella fabbrica. Le olive vengono dall’Italia ma anche da altri Paesi intorno al Mediterraneo. I prodotti Bertolli sono al 100% italiani? La signora del reparto marketing dice di “non essere autorizzata” a rispondere a questa domanda. Che (è un) peccato: dopotutto vendono i loro prodotti con la storia della famiglia italiana che produce e utilizza sano olio di oliva. Questa è chiaramente una storiella del marketing.
Katrien non si dà per vinta. La stampa internazionale scriveva negli ultimi anni che l’Italia non ha abbastanza olive. Quindi comprano le migliori e più economiche olive dalla Grecia, Spagna e Tunisia e le trasformano in olio di oliva Bertolli. Esportano 130 milioni di bottiglie all’anno in 50 Paesi. Anche se le olive vengono da diversi Paesi, il prodotto finale viene fatto in Italia e puo’ quindi portare l’etichetta “Prodotto italiano”. Dal punto di vista legale quindi Bertolli non fa niente di sbagliato. La maionese Bertolli è maionese italiana.
http://italiadallestero.info/archives/7813
IN CASA
1. In casa, d’inverno non più di 20°C di giorno, 18°C di notte. D’estate, fare ricorso ai ventilatori e tenere le finestre chiuse nelle ore più calde.
2. Acquistare elettrodomestici di classe A+/A++, sono più cari ma consumano molto meno
3. Mettere in azione lavastoviglie e lavatrici solo a pieno carico e non solo per lavare due piatti e una camicia.
4. Spegnere, se non usati, tutti gli stand-by rossi, verdi o gialli che di notte brillano su decoder, televisori, frullatori, computer.
5. Sostituire tutte le lampadine con quelle a basso consumo significa risparmiare in CO2 e ridurre i costi dell’illuminazione di 4-5 volte.
6. Sostituire lo scaldabagno elettrico con uno a gas meglio se integrato con un pannello solare termico consente di risparmiare energia e soldi in bolletta.
7. Preferire la doccia al bagno riduce di 3-4 volte i consumi di acqua. Una doccia non dovrebbe durare più di 5 minuti.
8. Ogni volta che ci cambiamo una camicia o la biancheria non consumiamo solo acqua, ma detersivo ed energia per lavarla, e altra energia è spesso necessaria per stirarla. È importante pertanto, per prevenire l’inquinamento soprattutto delle acque, fare un uso parsimonioso dei detersivi preferendo quelli ecologici e biodegradabili. Inoltre il consumo della lavatrice varia, inoltre, a seconda dei programmi, e dunque delle temperature, scelti dal momento che la maggior parte dell'energia consumata da questi elettrodomestici serve proprio a riscaldare l'acqua. In tal senso impostando lavaggi a più bassa temperatura si possono ridurre i consumi. E ancora stendere i panni in modo accurato aiuta a ridurre le operazioni di stiratura, mentre le asciugatrici elettriche consuma servono solo a consumare energia.
9. Un fornello o un forno a gas fanno risparmiare molta energia rispetto a quelli elettrici.
10. Preferire un televisore LCD (a cristalli liquidi) invece che al plasma, perché a parità di dimensioni dello schermo consuma circa la metà.
ALIMENTAZIONE
1. Per cuocere, dal punto di vista del risparmio energetico, preferire la pentola a pressione o il forno a microonde che riducono sensibilmente i tempi di cottura dei cibi. Anche con le normali pentole è possibile, attraverso un buon uso del coperchio, ridurre i consumi energetici.
2. È importante acquistare prodotti di stagione. Per esempio la produzione in serra di 1 kg di pomodori rilascia 3,5 kg di CO2 equivalente, rispetto a meno di 0,05 kg della stessa quantità di pomodori prodotti in campo, una differenza di ben 70 volte.
3. Scegliere prodotti di origine locale: il trasporto aereo dei prodotti alimentari da un capo all'altro del pianeta (per esempio di fragole, mele, pomodori, asparagi, zucchine…) genera circa 1.700 volte più emissioni di CO2 che un trasporto in camion per 50 km.
4. In tutti i casi preferire sempre i prodotti biologici, sono più cari ma più buoni e più sani, la loro coltivazione non prevede il ricorso a sostanze chimiche dannose e aiuta anche la natura.
5. L’acqua di rubinetto costa centinaia di volte di meno di quella in bottiglia, è migliore e più controllata e non inquina con la plastica, i trasporti, le etichette. Se l’acqua di rubinetto dovesse avere un lieve odore di cloro, basta tenerla in una caraffa aperta per pochi minuti.
6. Consumare carne il meno possibile. Gli allevamenti animali, con i gas emessi, la distruzione delle foreste per produrre i mangimi e il consumo di acqua, causano un inquinamento superiore a quello di tutti i mezzi di trasporto (aereo, nave, camion, treno) del mondo. A una bistecca di 250 grammi è associata l’emissione di 3,4 kg di CO2. 1 kg di patate è invece responsabile di soli 0,06 kg di CO2.
7. Se non si vuole diventare vegetariani, preferire almeno carne di pollame o coniglio che producono 4 volte meno CO2 della carne di manzo e sono più salutari
8. Tra il pesce, preferire quello azzurro (sgombro, acciughe, sarde, ecc.) più sano ed economico ed evitare quello di specie in pericolo di estinzione (tonno rosso, pesce spada, squali)
TRASPORTI
1. L’automobile è un mezzo di trasporto molto inquinante. Negli spostamenti quotidiani prediligere l’uso del mezzo pubblico (autobus e treno) o se non si può rinunciare all’auto cercare di non viaggiare da soli: Fa bene all’umore e riduce la quota individuale di emissioni.
2. Le biciclette non emettono gas a effetto serra né sostanze inquinanti e sono dunque il mezzo di trasporto più ecologico (secondo solo all’andare a piedi!). Sostituire un breve tratto in macchina (circa 6 km, per esempio, il viaggio andata e ritorno dal posto di lavoro) con uno in bicicletta, permette di evitare circa 240 kg di CO2 l'anno.
3. Ricordare che il consumo di carburante dipende dalla velocità di guida: per esempio quando si guida alla velocità di 90 km l’ora invece di 110 km si diminuiscono del 20% i consumi di carburante.
4. In città, nelle soste lunghe, spegnere sempre il motore. Ciò significa un gran risparmio in termini di costi e d’inquinamento.
5. Un auto elettrica inquina molto meno di una a benzina o diesel. Tenere comunque conto che nessun motore (neppure quelli elettrici) può essere considerato a emissioni zero a meno che la ricarica delle batterie non avvenga con energia realmente rinnovabile (energia solare, eolica).
6. Cambiare l’auto il meno possibile. Mediamente per produrre un’automobile occorrono oltre 20.000 kilowattora di energia elettrica e vengono emesse circa 10.000 kg di CO2 le stesse emissioni che un’automobile di media cilindrata produce percorrendo circa 60.000 km.
7. Ricordare che non tutti gli scooter sono uguali per consumi ed emissioni: si va da quelli che percorrono oltre 35 km con 1 litro (ed emettono meno di 70 grammi di CO2 per km) a quelli che percorrono meno di 20 km con 1 litro (ed emettono oltre 120 grammi di CO2 per km).
8. Per distanze brevi, la cosa migliore è andare a piedi, un modo che oltretutto aiuta anche a rimanere in forma.
9. Limitare al massimo gli spostamenti in aereo che possono arrivare a superare i 250 g di CO2 per km per passeggero trasportato. Percorrere 500 km in aereo comporta l’emissione di 125 kg di CO2, equivalente a fare quasi 300 volte il bucato in lavatrice.
RIFIUTI E IGIENE DOMESTICA
1. Ovunque possibile praticare la raccolta differenziata, separando metalli, carta, vetro e scarti di cucina.
2. Preferire la carta riciclata che, nel corso del suo ciclo di vita presenta, impatti più bassi rispetto all'utilizzo di carta da cellulosa pura. L'utilizzo di carta riciclata permette non solo di ridurre l'impiego di materie prime (di cellulosa e, quindi, di legno) ma anche di risparmiare energia e acqua nei processi produttivi.
3. Evitare il più possibile l'utilizzo di prodotti "usa e getta" (es. piatti, bicchieri e posate), soprattutto se in materiali plastici che sono derivati dal petrolio, che necessitano di grandi quantità di energia per essere realizzati e, solitamente, hanno cicli produttivi estremamente inquinanti.
4. Fare la spesa portando da casa borse di tela ecologiche e carrelli. Rifiutare sempre sacchetti di plastica, anche quelli piccoli e generalmente inutili
5. Prediligere prodotti con imballaggio ridotto. Gli imballaggi sono una componente dominante della quantità totale di rifiuti che produciamo; in quest'ottica l’uso di prodotti sfusi o alla spina (in cui i consumatori si recano nei punti vendita muniti di un contenitore che poi riempiranno grazie al sistema dei dispenser) punta a ridurre rispettivamente i contenitori necessari o a permetterne il riutilizzo.
6. Non farsi incantare da falsi concetti di igiene ed evitare il più possibile di usare insetticidi e acaricidi, disinfettanti, igienizzanti chimici spesso inutili se non dannosi
7. Per le zanzare, usare zanzariere, repellenti naturali e un po’ di tolleranza. Ne guadagneranno la salute e l’ambiente.
corriere
1. In casa, d’inverno non più di 20°C di giorno, 18°C di notte. D’estate, fare ricorso ai ventilatori e tenere le finestre chiuse nelle ore più calde.
2. Acquistare elettrodomestici di classe A+/A++, sono più cari ma consumano molto meno
3. Mettere in azione lavastoviglie e lavatrici solo a pieno carico e non solo per lavare due piatti e una camicia.
4. Spegnere, se non usati, tutti gli stand-by rossi, verdi o gialli che di notte brillano su decoder, televisori, frullatori, computer.
5. Sostituire tutte le lampadine con quelle a basso consumo significa risparmiare in CO2 e ridurre i costi dell’illuminazione di 4-5 volte.
6. Sostituire lo scaldabagno elettrico con uno a gas meglio se integrato con un pannello solare termico consente di risparmiare energia e soldi in bolletta.
7. Preferire la doccia al bagno riduce di 3-4 volte i consumi di acqua. Una doccia non dovrebbe durare più di 5 minuti.
8. Ogni volta che ci cambiamo una camicia o la biancheria non consumiamo solo acqua, ma detersivo ed energia per lavarla, e altra energia è spesso necessaria per stirarla. È importante pertanto, per prevenire l’inquinamento soprattutto delle acque, fare un uso parsimonioso dei detersivi preferendo quelli ecologici e biodegradabili. Inoltre il consumo della lavatrice varia, inoltre, a seconda dei programmi, e dunque delle temperature, scelti dal momento che la maggior parte dell'energia consumata da questi elettrodomestici serve proprio a riscaldare l'acqua. In tal senso impostando lavaggi a più bassa temperatura si possono ridurre i consumi. E ancora stendere i panni in modo accurato aiuta a ridurre le operazioni di stiratura, mentre le asciugatrici elettriche consuma servono solo a consumare energia.
9. Un fornello o un forno a gas fanno risparmiare molta energia rispetto a quelli elettrici.
10. Preferire un televisore LCD (a cristalli liquidi) invece che al plasma, perché a parità di dimensioni dello schermo consuma circa la metà.
ALIMENTAZIONE
1. Per cuocere, dal punto di vista del risparmio energetico, preferire la pentola a pressione o il forno a microonde che riducono sensibilmente i tempi di cottura dei cibi. Anche con le normali pentole è possibile, attraverso un buon uso del coperchio, ridurre i consumi energetici.
2. È importante acquistare prodotti di stagione. Per esempio la produzione in serra di 1 kg di pomodori rilascia 3,5 kg di CO2 equivalente, rispetto a meno di 0,05 kg della stessa quantità di pomodori prodotti in campo, una differenza di ben 70 volte.
3. Scegliere prodotti di origine locale: il trasporto aereo dei prodotti alimentari da un capo all'altro del pianeta (per esempio di fragole, mele, pomodori, asparagi, zucchine…) genera circa 1.700 volte più emissioni di CO2 che un trasporto in camion per 50 km.
4. In tutti i casi preferire sempre i prodotti biologici, sono più cari ma più buoni e più sani, la loro coltivazione non prevede il ricorso a sostanze chimiche dannose e aiuta anche la natura.
5. L’acqua di rubinetto costa centinaia di volte di meno di quella in bottiglia, è migliore e più controllata e non inquina con la plastica, i trasporti, le etichette. Se l’acqua di rubinetto dovesse avere un lieve odore di cloro, basta tenerla in una caraffa aperta per pochi minuti.
6. Consumare carne il meno possibile. Gli allevamenti animali, con i gas emessi, la distruzione delle foreste per produrre i mangimi e il consumo di acqua, causano un inquinamento superiore a quello di tutti i mezzi di trasporto (aereo, nave, camion, treno) del mondo. A una bistecca di 250 grammi è associata l’emissione di 3,4 kg di CO2. 1 kg di patate è invece responsabile di soli 0,06 kg di CO2.
7. Se non si vuole diventare vegetariani, preferire almeno carne di pollame o coniglio che producono 4 volte meno CO2 della carne di manzo e sono più salutari
8. Tra il pesce, preferire quello azzurro (sgombro, acciughe, sarde, ecc.) più sano ed economico ed evitare quello di specie in pericolo di estinzione (tonno rosso, pesce spada, squali)
TRASPORTI
1. L’automobile è un mezzo di trasporto molto inquinante. Negli spostamenti quotidiani prediligere l’uso del mezzo pubblico (autobus e treno) o se non si può rinunciare all’auto cercare di non viaggiare da soli: Fa bene all’umore e riduce la quota individuale di emissioni.
2. Le biciclette non emettono gas a effetto serra né sostanze inquinanti e sono dunque il mezzo di trasporto più ecologico (secondo solo all’andare a piedi!). Sostituire un breve tratto in macchina (circa 6 km, per esempio, il viaggio andata e ritorno dal posto di lavoro) con uno in bicicletta, permette di evitare circa 240 kg di CO2 l'anno.
3. Ricordare che il consumo di carburante dipende dalla velocità di guida: per esempio quando si guida alla velocità di 90 km l’ora invece di 110 km si diminuiscono del 20% i consumi di carburante.
4. In città, nelle soste lunghe, spegnere sempre il motore. Ciò significa un gran risparmio in termini di costi e d’inquinamento.
5. Un auto elettrica inquina molto meno di una a benzina o diesel. Tenere comunque conto che nessun motore (neppure quelli elettrici) può essere considerato a emissioni zero a meno che la ricarica delle batterie non avvenga con energia realmente rinnovabile (energia solare, eolica).
6. Cambiare l’auto il meno possibile. Mediamente per produrre un’automobile occorrono oltre 20.000 kilowattora di energia elettrica e vengono emesse circa 10.000 kg di CO2 le stesse emissioni che un’automobile di media cilindrata produce percorrendo circa 60.000 km.
7. Ricordare che non tutti gli scooter sono uguali per consumi ed emissioni: si va da quelli che percorrono oltre 35 km con 1 litro (ed emettono meno di 70 grammi di CO2 per km) a quelli che percorrono meno di 20 km con 1 litro (ed emettono oltre 120 grammi di CO2 per km).
8. Per distanze brevi, la cosa migliore è andare a piedi, un modo che oltretutto aiuta anche a rimanere in forma.
9. Limitare al massimo gli spostamenti in aereo che possono arrivare a superare i 250 g di CO2 per km per passeggero trasportato. Percorrere 500 km in aereo comporta l’emissione di 125 kg di CO2, equivalente a fare quasi 300 volte il bucato in lavatrice.
RIFIUTI E IGIENE DOMESTICA
1. Ovunque possibile praticare la raccolta differenziata, separando metalli, carta, vetro e scarti di cucina.
2. Preferire la carta riciclata che, nel corso del suo ciclo di vita presenta, impatti più bassi rispetto all'utilizzo di carta da cellulosa pura. L'utilizzo di carta riciclata permette non solo di ridurre l'impiego di materie prime (di cellulosa e, quindi, di legno) ma anche di risparmiare energia e acqua nei processi produttivi.
3. Evitare il più possibile l'utilizzo di prodotti "usa e getta" (es. piatti, bicchieri e posate), soprattutto se in materiali plastici che sono derivati dal petrolio, che necessitano di grandi quantità di energia per essere realizzati e, solitamente, hanno cicli produttivi estremamente inquinanti.
4. Fare la spesa portando da casa borse di tela ecologiche e carrelli. Rifiutare sempre sacchetti di plastica, anche quelli piccoli e generalmente inutili
5. Prediligere prodotti con imballaggio ridotto. Gli imballaggi sono una componente dominante della quantità totale di rifiuti che produciamo; in quest'ottica l’uso di prodotti sfusi o alla spina (in cui i consumatori si recano nei punti vendita muniti di un contenitore che poi riempiranno grazie al sistema dei dispenser) punta a ridurre rispettivamente i contenitori necessari o a permetterne il riutilizzo.
6. Non farsi incantare da falsi concetti di igiene ed evitare il più possibile di usare insetticidi e acaricidi, disinfettanti, igienizzanti chimici spesso inutili se non dannosi
7. Per le zanzare, usare zanzariere, repellenti naturali e un po’ di tolleranza. Ne guadagneranno la salute e l’ambiente.
corriere
Fa discutere il locale Heart Attack Grill, aperto a Chandler, in Arizona
E' il fast food più "grasso" degli Stati Uniti. E anche uno dei più controversi
"Bypass burger" e patatine allo strutto
è il ristorante che fa male alla salute
di BENEDETTA PERILLI
"Bypass burger" e patatine allo strutto è il ristorante che fa male alla salute
"Questo luogo fa male alla salute". Lo dice un cartello scritto a caratteri cubitali sulla porta d'ingresso dell'Heart Attack Grill, uno dei più controversi ristoranti americani. Al suo interno, seduti ai tavoli di quello che in italiano suona "attacco di cuore alla griglia", i clienti consumano il loro Quadruplo Bypass Burger, un super panino dal valore energetico che supera le 8000 calorie, serviti da avvenenti cameriere vestite da infermiere. Fondato nel 2005 a Chandler, nello stato dell'Arizona, questo fast food in stile ospedaliero è uno dei più discussi degli Stati Uniti. In un paese fortemente colpito dall'obesità, nel quale il modello alimentare dominante è quello di hamburger e patatine conditi con un'abbondante dose di salse, l'Heart Attack Grill è diventato noto come il ristorante dove si prepara la cucina meno salutare degli Stati Uniti.
Il proprietario, il Dr. Jon, un sedicente ex nutrizionista che non ha mai ottenuto la laurea in medicina, ci tiene a chiarire ai tanti che puntano il dito contro questo tempio della cattiva alimentazione che il suo ristorante serve lo stesso tipo di cibo degli altri fast food. L'unica differenza con il resto del mondo è che i suoi clienti sanno che entrando all'Heart Attack vanno incontro a seri problemi di salute. "Il mio è forse l'unico ristorante onesto degli Stati Uniti", ha dichiarato alla stampa il "medico chef", che da dietro ai fornelli del suo ristorante, frigge vestito in camice bianco centinaia di hamburger al giorno.
Così, in quella che Dr. Jon definisce la clinica della cattiva alimentazione, i clienti vengono chiamati pazienti da cameriere che si fanno chiamare infermiere e che prendono delle ricette al posto delle ordinazioni. Chi pesa più di 160 chilogrammi mangia gratis. Per lui offre la casa. Chi invece ambisce ad una cena gratis qui a Chandler dovrà solo pazientare e continuare a sedersi ai tavoli dell'Heart Attack. Per lui, oltre a un aumento di peso, sono previsti problemi cardiaci, diabete, problemi alle articolazioni, ictus.
Queste le conseguenze del menù del ristorante, una carta abbastanza ristretta che comprende quattro panini - Bypass Burger Singolo, Doppio, Triplo e Quadruplo - Fatliner fries, ovvero patatine fritte nel lardo, Jolt Cola, una bevanda dall'alto tasso di zuccheri, e sigarette senza filtro. Non mancano poi i super alcolici. Tutto qui all'Heart Attack è offerto per far male alla salute.
I clienti che scelgono di consumare dal Triplo bypass burger in su possono usufruire di un servizio aggiuntivo: per sopperire allo sforzo di mangiare un panino di quelle dimensioni il locale mette a disposizione delle infermiere che accompagnano il cliente su una sedia a rotelle fino alla sua automobile. Inorridiscono gli Stati Uniti di fronte a tanta provocazione, si sgolano i medici nel tentativo di far chiudere il ristorante ma la fortuna del locale non è ancora stata intaccata. In molti hanno cercato di far chiudere il fast food e alcuni gruppi di attivisti hanno avviato una crociata contro il Dr. Jon che rilancia con un libro dal titolo "Eat, Drink, and Smoke their way to Better Health" e con numerose interviste televisive a sostegno del suo nuovo progetto. Si chiamerà l'Heart Attack Grill Diet Centers e promuoverà uno stile di vita fatto di grassi, alcol e sigarette. L'unico regime alimentare che permette di divertirsi e rovinarsi la vita.
Sotto i colpi dell'opinione pubblica, e soprattutto delle associazioni di infermiere professioniste, lo stato dell'Arizona ha ottenuto che alla pareti del locale e anche sul sito appaiano dei cartelli che informano i clienti sulla vera natura del personale. Quelle donne bellissime, con cappellino e mini camici, non appartengono al personale medico e non hanno alcun tipo di preparazione sanitaria. Ma in fondo alla clientela poco importa. Fra quelli che seguono Heart Attack su Twitter c'è chi scrive: "E' stata una serata meravigliosa. Ringrazio soprattutto l'infermiera GiGI per il lavoro svolto!".
(24 giugno 2009)
Non è ecologico, non è sano, ma mi fa sorridere per la sua "onestà".. :-)
E' il fast food più "grasso" degli Stati Uniti. E anche uno dei più controversi
"Bypass burger" e patatine allo strutto
è il ristorante che fa male alla salute
di BENEDETTA PERILLI
"Bypass burger" e patatine allo strutto è il ristorante che fa male alla salute
"Questo luogo fa male alla salute". Lo dice un cartello scritto a caratteri cubitali sulla porta d'ingresso dell'Heart Attack Grill, uno dei più controversi ristoranti americani. Al suo interno, seduti ai tavoli di quello che in italiano suona "attacco di cuore alla griglia", i clienti consumano il loro Quadruplo Bypass Burger, un super panino dal valore energetico che supera le 8000 calorie, serviti da avvenenti cameriere vestite da infermiere. Fondato nel 2005 a Chandler, nello stato dell'Arizona, questo fast food in stile ospedaliero è uno dei più discussi degli Stati Uniti. In un paese fortemente colpito dall'obesità, nel quale il modello alimentare dominante è quello di hamburger e patatine conditi con un'abbondante dose di salse, l'Heart Attack Grill è diventato noto come il ristorante dove si prepara la cucina meno salutare degli Stati Uniti.
Il proprietario, il Dr. Jon, un sedicente ex nutrizionista che non ha mai ottenuto la laurea in medicina, ci tiene a chiarire ai tanti che puntano il dito contro questo tempio della cattiva alimentazione che il suo ristorante serve lo stesso tipo di cibo degli altri fast food. L'unica differenza con il resto del mondo è che i suoi clienti sanno che entrando all'Heart Attack vanno incontro a seri problemi di salute. "Il mio è forse l'unico ristorante onesto degli Stati Uniti", ha dichiarato alla stampa il "medico chef", che da dietro ai fornelli del suo ristorante, frigge vestito in camice bianco centinaia di hamburger al giorno.
Così, in quella che Dr. Jon definisce la clinica della cattiva alimentazione, i clienti vengono chiamati pazienti da cameriere che si fanno chiamare infermiere e che prendono delle ricette al posto delle ordinazioni. Chi pesa più di 160 chilogrammi mangia gratis. Per lui offre la casa. Chi invece ambisce ad una cena gratis qui a Chandler dovrà solo pazientare e continuare a sedersi ai tavoli dell'Heart Attack. Per lui, oltre a un aumento di peso, sono previsti problemi cardiaci, diabete, problemi alle articolazioni, ictus.
Queste le conseguenze del menù del ristorante, una carta abbastanza ristretta che comprende quattro panini - Bypass Burger Singolo, Doppio, Triplo e Quadruplo - Fatliner fries, ovvero patatine fritte nel lardo, Jolt Cola, una bevanda dall'alto tasso di zuccheri, e sigarette senza filtro. Non mancano poi i super alcolici. Tutto qui all'Heart Attack è offerto per far male alla salute.
I clienti che scelgono di consumare dal Triplo bypass burger in su possono usufruire di un servizio aggiuntivo: per sopperire allo sforzo di mangiare un panino di quelle dimensioni il locale mette a disposizione delle infermiere che accompagnano il cliente su una sedia a rotelle fino alla sua automobile. Inorridiscono gli Stati Uniti di fronte a tanta provocazione, si sgolano i medici nel tentativo di far chiudere il ristorante ma la fortuna del locale non è ancora stata intaccata. In molti hanno cercato di far chiudere il fast food e alcuni gruppi di attivisti hanno avviato una crociata contro il Dr. Jon che rilancia con un libro dal titolo "Eat, Drink, and Smoke their way to Better Health" e con numerose interviste televisive a sostegno del suo nuovo progetto. Si chiamerà l'Heart Attack Grill Diet Centers e promuoverà uno stile di vita fatto di grassi, alcol e sigarette. L'unico regime alimentare che permette di divertirsi e rovinarsi la vita.
Sotto i colpi dell'opinione pubblica, e soprattutto delle associazioni di infermiere professioniste, lo stato dell'Arizona ha ottenuto che alla pareti del locale e anche sul sito appaiano dei cartelli che informano i clienti sulla vera natura del personale. Quelle donne bellissime, con cappellino e mini camici, non appartengono al personale medico e non hanno alcun tipo di preparazione sanitaria. Ma in fondo alla clientela poco importa. Fra quelli che seguono Heart Attack su Twitter c'è chi scrive: "E' stata una serata meravigliosa. Ringrazio soprattutto l'infermiera GiGI per il lavoro svolto!".
(24 giugno 2009)
Non è ecologico, non è sano, ma mi fa sorridere per la sua "onestà".. :-)
non so come possa essere l'acqua ad osmosi inversa, però:
azz ho letto solo ora.
E' acqua praticamente pura, il filtro è così sottile che lascia praticamente tutte le particelle fuori. Si tratti di minerali come di cloro ed altro. Misurando all'uscita i valori sono tra 0 e 1 (non mi chiedere di cosa, il tecnico usa uno strumento elettronico portatile, immagino misuri la durezza)
azz ho letto solo ora.
E' acqua praticamente pura, il filtro è così sottile che lascia praticamente tutte le particelle fuori. Si tratti di minerali come di cloro ed altro. Misurando all'uscita i valori sono tra 0 e 1 (non mi chiedere di cosa, il tecnico usa uno strumento elettronico portatile, immagino misuri la durezza)