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Subject: FIAT Termini Imerese

2010-10-26 10:36:18
mi riferivo alla realtà americana.

In USA non c'è il fenomeno della fuga di aziende come da noi, un motivo ci sarà.
2010-10-26 10:36:40
- La Fiat costruirà altrove dove troverà migliori condizioni, guadagnando di più.

si, dove ci sarà un altro stato che le darà 7 miliardi di dollari ^_^
2010-10-26 10:38:14
se una massa di migliaia di dipendenti si ammalano tutti insieme PROPRIO in corrispondenza dello sciopero per non avere la trattenuta sullo stipendio è UN FATTO NON IGNORABILE

prenditela anche con i dottori che rilasciano certificati fasulli.
2010-10-26 10:39:09
- La Fiat costruirà altrove dove troverà migliori condizioni, guadagnando di più.

si, dove ci sarà un altro stato che le darà 7 miliardi di dollari ^_^


Sono imprenditori, non enti di beneficenza, non dimentichiamolo.
2010-10-26 10:39:26
- La Fiat costruirà altrove dove troverà migliori condizioni, guadagnando di più.

si, dove ci sarà un altro stato che le darà 7 miliardi di dollari ^_^



akiro continui a leggere le cose e non capirle o continui solo a spammare disinformazione?

Obama ha PRESTATO i soldi per il rilancio dell'azienda, e lo han fatto perchè in USA non esistono ammortizzatori sociali

un conto è un prestito gravato di interessi un conto è un finanziamento a fondo perduto
2010-10-26 10:42:13
se una massa di migliaia di dipendenti si ammalano tutti insieme PROPRIO in corrispondenza dello sciopero per non avere la trattenuta sullo stipendio è UN FATTO NON IGNORABILE

prenditela anche con i dottori che rilasciano certificati fasulli.


no
se io sono un medico e mi si presenta un lavoratore che mi dice che è stato male ma che ora sta meglio io non posso dubitare della sua parola più di tanto

io me la prendo con chi ruba

chi approfitta dei diritti ottenuti con decenni di lotte per fare i proprio porci comodi, rischiando di compromettere tali diritti per tutti gli altri lavoratori
2010-10-26 10:42:33
In USA non c'è il fenomeno della fuga di aziende come da noi, un motivo ci sarà.


c'è, c'è stata e ci sarà sempre fino a quando ci saranno mercati dove la manodopera è gratis o quasi.



La delocalizzazione vista dagli Usa
di Jane Little 25.10.2004
Mercato del lavoro debole negli Stati Uniti negli ultimi tre anni. Secondo alcuni per il trasferimento in paesi a più basso costo di alcune mansioni. Che oggi non sono più solo quelle dell’industria manifatturiera, ma comprendono anche i servizi all’impresa. In realtà la delocalizzzazione ha inciso molto poco sull’andamento dell’occupazione. D'altra parte si tratta di un fenomeno che non si fermerà. Tanto più che come tutto il commercio internazionale, aumenta la produttività dei lavoratori americani e, in aggregato, fa crescere i redditi reali del paese.

Quasi ogni giorno leggiamo di aziende americane che lasciano a casa migliaia di lavoratori statunitensi per trasferire la programmazione, un call center o tutta la funzione "risorse umane" in Cina o India.
Queste notizie portano a stimare in 500mila circa i posti di lavoro nel settore dei servizi all'impresa trasferiti all'estero negli ultimi tre anni. E poiché questi trasferimenti hanno coinciso con la crescita più debole dell'occupazione dalla ripresa successiva alla seconda guerra mondiale, molti osservatori ne hanno tratto la conclusione che la delocalizzazione all'estero "spiega" gran parte del malessere del nostro mercato del lavoro. Tuttavia, l'evidenza empirica suggerisce che la delocalizzazione di mansioni ha inciso molto poco sull'andamento dell'occupazione. L'impatto è, e probabilmente resterà, modesto perché i flussi commerciali e d'investimento che facilitano l'outsourcing all'estero mettono in moto anche forze riequilibratici.

Delocalizzazione e colletti bianchi

Gli elettori americani sono da tempo indifferenti alla delocalizzazione di mansioni nell'industria manifatturiera perché nel frattempo l'occupazione americana si è spostata verso attività basate sulla conoscenza. Se dunque l'outsourcing non è di per sé un fenomeno nuovo, quello che è nuovo (e secondo alcuni, preoccupante) è il fatto che oggi l'outsourcing comprende l'esportazione di lavori qualificati, da "colletti bianchi".
Storicamente, via via che la produzione di scarpe, videoregistratori e semiconduttori si trasferiva all'estero, gli americani passavano a impieghi "migliori". Ma ora alcuni dei lavori che prendono il volo verso altri paesi "sono" i lavori migliori – per esempio, nell'ideazione di software, nella microeconomia, nella radiologia – in quelle nuove industrie nelle quali si suppone che gli Stati Uniti abbiano un vantaggio comparato.
Tuttavia, secondo i dati sul commercio, l'impatto reale della delocalizzazione di lavoro è stato finora piuttosto modesto. I servizi all'impresa qui di maggior interesse sono tutti riuniti nella generica voce "altri servizi privati". Le importazioni americane di "altri servizi privati" da tutti i paesi asiatici in via di sviluppo ammontavano nel 2003 a meno di un decimo dell'1 per cento del Pil degli Stati Uniti. Troppo poco per aver avuto un forte impatto sulla crescita dell'occupazione in Usa.
Inoltre, i flussi di lavoro legati all'outsourcing devono essere visti alla luce dello straordinario dinamismo dell'economia americana, dove ogni settimana un milione di persone perde il lavoro, ma un altro milione lo trova.
Dalla metà degli anni Novanta, il Bureau of labor statistics ha registrato i motivi di tutte le interruzioni del rapporto di lavoro che interessano cinquanta o più lavoratori in un periodo di cinque settimane e che durano più di trenta giorni. Secondo questi dati, importazione competitiva e delocalizzazione di lavoro spiegano appena il 2,4 per cento di tali interruzioni dal 2001 al 2003 (figura 1), la stessa percentuale del 1998-99, gli anni del boom. Anche se triplicassero, le quote attribuite alla importazione competitiva e alla delocalizzazione lascerebbero ancora a vicende interne come la debolezza della domanda di lavoro, il compito di spiegare la quantità dei recenti licenziamenti di massa. (1)

Le assunzioni da outsourcing

Spostandoci dai grandi licenziamenti all'occupazione totale, nel 2001-2003, i lavoratori americani hanno sperimentato 143 milioni di interruzioni del rapporto di lavoro, comprese 56 milioni di interruzioni involontarie (figura 2). Le interruzioni sono compensate in larga parte dai 141 milioni di assunzioni, ma nei tre anni il risultato netto è stato leggermente negativo. Assumendo (dai dati sui licenziamenti di massa) che la delocalizzazione di lavoro e l'importazione competitiva spieghino il 2,4 per cento di tutti i 56 milioni di licenziamenti avvenuti tra il 2001 e il 2003, l'outsourcing ha comportato 1,3 milioni di licenziamenti nei tre anni. Sono grandi numeri.
Ma l'outsourcing ha significato anche assunzioni. Le imprese indiane stanno "insourcing" negli Stati Uniti, attraverso l'apertura di filiali americane per offrire servizi ai clienti negli Stati Uniti. E i call center indiani acquistano software e apparecchiature di comunicazione americani, così come i loro giovani lavoratori, grazie al nuovo benessere, acquistano dvd americani. Inoltre, le imprese degli Stati Uniti hanno potuto tagliare i costi per hardware, software e altri servizi procurandoseli all'estero e così hanno potuto assumere persone che altrimenti non avrebbero assunto.
Gli analisti non sanno quante assunzioni legate all'outsourcing hanno bilanciato qualcuno fra il milione di licenziamenti causati dall'outsourcing negli ultimi tre anni. Ma è decisamente sbagliato confrontare il milione lordo di licenziamenti dovuto all'outsourcing con la perdita netta di due milioni di posti di lavoro da fine 2000 a fine 2003. Sarebbe come confrontare una mela con una mezza arancia.
L'outsourcing verso una serie di aree a basso costo continuerà certamente. Le aree prescelte si spostano nel tempo perché il commercio mette in moto forze che tendono a eguagliare il costo del lavoro nelle diverse regioni. Con l'incremento della domanda, i programmatori indiani stanno ricevendo notevoli aumenti quest'anno.
Inoltre, mentre i paesi a basso reddito accumulano capitale fisico e umano, la produttività dei loro lavoratori cresce e così i loro salari.
Infine, anche i tassi di cambio possono giocare un ruolo. Nei primi anni Novanta, i capitali affluivano nei paesi del miracolo asiatico facendo salire il loro costo del lavoro in dollari così come i prezzi delle loro attività.
Insomma, le vicende interne sono responsabili in larga parte della recente debolezza del mercato del lavoro negli Stati Uniti. In futuro, l'outsourcing proseguirà, seguendo le variazioni nelle fonti del vantaggio comparato. Ma come tutto il commercio internazionale, l'outsourcing aumenta la produttività dei lavoratori americani e, in aggregato, farà crescere i redditi reali del paese.
Nel frattempo, una politica monetaria accomodante, può favorire il reimpiego degli individui danneggiati dalla delocalizzazione, mettendo a tacere le richieste di protezione.


(1) A partire dall'inizio del 2004 per tutti i licenziamenti, esclusi quelli stagionali e le ferie, il programma Bls Mass Layoff Statistics chiede se l'interruzione del rapporto di lavoro implica il trasferimento della mansione in altra sede della stessa o altra società. Se è così, il programma chiede anche se la mansione è stata trasferita all'estero. Secondo i primi dati divulgati nel primo trimestre 2004, il 3,5 per cento di tutte le interruzioni, escluse le stagionali e le ferie, implicano un trasferimento all'estero della mansione. Quasi due terzi delle mansioni trasferite all'estero restano all'interno della stessa società. Nonostante questi dati non siano perfettamente comparabili con i dati Mass layoff statistics pre-2004, i risultati sono molto simili: i licenziamenti causati dalla delocalizzazione di lavoro restano una piccola parte della massa totale dei licenziamenti.


lavoce
2010-10-26 10:42:36
prenditela anche con i dottori che rilasciano certificati fasulli.

Col lavoratore che chiede il certificato fasullo no?

Parafrasando Del Neri su Krasic: "ha avuto la sensazione di essere ammalato. Non ha chiesto un certificato per abbindolare l'azienda"
2010-10-26 10:43:25
Sono imprenditori, non enti di beneficenza, non dimentichiamolo.

lo so, basta veder i loro stipendi, non se li tagliano mai ^_^
2010-10-26 10:45:03
In USA non c'è il fenomeno della fuga di aziende come da noi, un motivo ci sarà.


c'è, c'è stata e ci sarà sempre fino a quando ci saranno mercati dove la manodopera è gratis o quasi.



Certamente che c'è ma non ai livelli folli che si vedono in Italia. Poi quell'articolo è del 2004, potrebbero essere cambiate tante cose in 6 anni.
2010-10-26 10:46:21
prenditela anche con i dottori che rilasciano certificati fasulli.


Col lavoratore che chiede il certificato fasullo no?

Parafrasando Del Neri su Krasic: "ha avuto la sensazione di essere ammalato. Non ha chiesto un certificato per abbindolare l'azienda"


è vero, dovevo metterlo in neretto prima l'anche, dovevo immaginarlo che altrimenti non si sarebbe visto.
2010-10-26 10:48:49
è ovvio che le pause sono previste PER LEGGE per salvaguardare la salute psicofisica del lavoratore come è ovvio che il legislatore non è imprenditore come è ovvio (basta consultare qualche manuale di economia della produzione...o andare a senso) che per la produzione la pausa significa miglioramento della produttività marginale (sic) del lavoratore...

il tutto rende ovvio il testo della norma che evita puntualmente (immagina una norma che parli di riposo per migliorare le prestazioni...impresentabile anche in un ipotetico sultanato di arcore) di citare la perifrasi "per migliorare la produttività marginale"

personalmente credo che la storia delle pause sia solo una fesseria...si cerca in tutti i modi di ammutolire i lavoratori e le proprie rappresentanze ma poi in realtà se andiamo a vedere "realmente" la produttività dei 5 stabilimenti italiani della fiat, essi producono quanto il solo polacco in quanto viaggiano a un regime medio di produzione del 30% contro il 90% e passa di quello polacco

il problema è dato dal calo esorbitante dei consumi soprattutto in italia che attualmente determina una necessaria diminuzione della produzione per evitare l'accumularsi di inutile merce invenduta (settore auto) soggetta a obsolescenza e svalutazione.

Quindi il nostro caro marchionne sta cercando di far capire che è inutile sperare...in italia non conviene produrre e presto resterà solo mirafiori fortemente ridimensionata (ma già lo è tuttora) a favore di altri mercati che garantiscono lavoro a costi ridotti, possibilità di introiti governativi (la vera richiesta tacita dell'ad fiat...leggasi il riferimento agli usa) e non stravolgimento delle distanze degli "utilizzatori finali"..in fondo anche la ford produce in polonia e spagna per l'europa.
(edited)
2010-10-26 10:49:03
Non mi interessa il neretto, l'avevo visto.

Tu però dimmi un solo medico, che spesso si conosce bene e personalmente, che ti rifiuta un certificato in amicizia. Se appena appena prova a dire no lo cambieresti il giorno dopo.

E' comunque il lavoratore che cerca di truffare, il medico semmai è solo complice.
2010-10-26 10:51:24
semplice...il governo usa sta finanziando la ripresa economica (chiedi a marchionne) ovviamente nella forma del prestito agevolato

in italia no

non ci vuole tanto a capirlo
2010-10-26 10:55:11
quota qualche passo del messaggio a cui rispondi, almeno si segue il filo
2010-10-26 10:55:55
ti chiedevi il perchè in usa non c'è fuga di imprenditori (e capitali) a differenza dell'italia