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Subject: FIAT Termini Imerese
ti chiedevi il perchè in usa non c'è fuga di imprenditori (e capitali) a differenza dell'italia
ed infatti guarda caso...senza nemmeno averlo letto prima...
TORINO - Fiat non lascerà l'Italia, ma chiede che i sindacati e soprattutto la politica facciano la loro parte. Il giorno dopo l'intervista di Sergio Marchionne, dal quartier generale di Torino si fa fronte alla bufera politica e sindacale. Quel che John Elkann intende fugare è il dubbio che il Lingotto sia pronto a lasciare l'Italia: "Via dall'Italia? Non c'è niente di più sbagliato", confida ai suoi più stretti collaboratori.
Il j'accuse sulla perdita di competitività del sistema paese, dunque, non serviva tanto ad annunciare un'improbabile uscita dal sistema industriale italiano. Certo ora fugare quell'impressione non sarà facile.
Piuttosto a Torino si spera in quello che un tempo si sarebbe definito un intervento strutturale a sostegno dell'industria italiana dell'auto. E che c'è totale sintonia tra il discorso dell'ad e gli azionisti. Quali esempi seguire? Marchionne ha citato esplicitamente il caso americano, l'intervento del Tesoro di Obama a sostegno della Chrysler perché oltreoceano la politica non può consentire di veder chiudere gli stabilimenti. Non solo e non tanto per le evidenti ricadute sociali ma anche perché quella dell'auto, come quelle dell'energia e dell'Itc, sono considerate industrie strategiche, gli snodi decisivi degli investimenti per lo sviluppo di un paese. Strada che, si faceva notare ieri in Fiat, hanno deciso di percorrere anche paesi assai meno ricchi degli Usa come il Messico (dove si produrrà la 500 destinata al mercato
americano) e la Serbia, dove finirà la produzione dei monovolume inizialmente prevista a Mirafiori.
E' certamente questione di soldi. Il costo del lavoro in Serbia è la metà di quello polacco e un quarto di quello italiano. Ed è ovvio che dopo aver rischiato di ferire il peraltro labile sentimento nazionale con le dichiarazioni sulla scarsa redditività degli stabilimenti italiani, la Fiat non possa permettersi il lusso di sostenere che il modello da seguire per il capitalismo italiano sia quello di Belgrado. Ma a sostegno degli investimenti messicani e serbi ci sono stati decisivi interventi dei governi (nel caso serbo anche dell'Ue), ed è questo aspetto che a Torino vogliono mettere in evidenza. Si è generato infatti un pacchetto di proposte in grado di rendere appetibile l'investimento. L'Italia è in grado di mettere in campo un pacchetto simile? Certo non si può pretendere che i lavoratori italiani si confrontino con livelli salariali polacchi o serbi ma, si fa ancora notare a Torino, la Fiat non è certo accusabile di inseguire solo il costo del lavoro più basso. Non si spiegherebbe altrimenti, dicono al Lingotto, la scelta di trasferire a Pomigliano dalla Polonia la produzione della Nuova Panda spendendo 100 milioni in più e lanciando il nuovo modello 16 mesi dopo rispetto a quanto sarebbe accaduto lasciando la produzione a Tichy.
Quel che manca è proprio il pacchetto italiano. La Fiat fa sapere che gli interventi di efficienza interna già effettuati o in programma con la proposta di Fabbrica Italia non bastano da soli senza un progetto di politica industriale. E' necessario dunque un salto di mentalità. La partita con i sindacati resta comunque aperta. A Torino si fa osservare che Marchionne ha giocato finora in modo trasparente. Sia sulla chiusura di Termini Imerese, annunciata con 30 mesi di anticipo, sia sulle modifiche all'organizzazione del lavoro che il Lingotto ritiene necessarie per aumentare l'efficienza degli impianti: "Nessuno può accusarci di aver deciso di chiudere Pomigliano o Melfi mettendo tutti di fronte al fatto compiuto", osservavano ieri a Torino. Rimane da sciogliere il nodo della governabilità delle fabbriche. Questione che andrebbe risolta con un accordo con i sindacati. Su questo da Torino ieri non sono venuti commenti. Ma è un fatto che il reintegro sul suo posto di lavoro del delegato Fiom licenziato a Mirafiori per aver mandato una mail è un segnale di attenzione almeno verso quella parte della Fiom che in questi mesi ha provato a tenere un canale aperto con il Lingotto.
(26 ottobre 2010)
(edited)
TORINO - Fiat non lascerà l'Italia, ma chiede che i sindacati e soprattutto la politica facciano la loro parte. Il giorno dopo l'intervista di Sergio Marchionne, dal quartier generale di Torino si fa fronte alla bufera politica e sindacale. Quel che John Elkann intende fugare è il dubbio che il Lingotto sia pronto a lasciare l'Italia: "Via dall'Italia? Non c'è niente di più sbagliato", confida ai suoi più stretti collaboratori.
Il j'accuse sulla perdita di competitività del sistema paese, dunque, non serviva tanto ad annunciare un'improbabile uscita dal sistema industriale italiano. Certo ora fugare quell'impressione non sarà facile.
Piuttosto a Torino si spera in quello che un tempo si sarebbe definito un intervento strutturale a sostegno dell'industria italiana dell'auto. E che c'è totale sintonia tra il discorso dell'ad e gli azionisti. Quali esempi seguire? Marchionne ha citato esplicitamente il caso americano, l'intervento del Tesoro di Obama a sostegno della Chrysler perché oltreoceano la politica non può consentire di veder chiudere gli stabilimenti. Non solo e non tanto per le evidenti ricadute sociali ma anche perché quella dell'auto, come quelle dell'energia e dell'Itc, sono considerate industrie strategiche, gli snodi decisivi degli investimenti per lo sviluppo di un paese. Strada che, si faceva notare ieri in Fiat, hanno deciso di percorrere anche paesi assai meno ricchi degli Usa come il Messico (dove si produrrà la 500 destinata al mercato
americano) e la Serbia, dove finirà la produzione dei monovolume inizialmente prevista a Mirafiori.
E' certamente questione di soldi. Il costo del lavoro in Serbia è la metà di quello polacco e un quarto di quello italiano. Ed è ovvio che dopo aver rischiato di ferire il peraltro labile sentimento nazionale con le dichiarazioni sulla scarsa redditività degli stabilimenti italiani, la Fiat non possa permettersi il lusso di sostenere che il modello da seguire per il capitalismo italiano sia quello di Belgrado. Ma a sostegno degli investimenti messicani e serbi ci sono stati decisivi interventi dei governi (nel caso serbo anche dell'Ue), ed è questo aspetto che a Torino vogliono mettere in evidenza. Si è generato infatti un pacchetto di proposte in grado di rendere appetibile l'investimento. L'Italia è in grado di mettere in campo un pacchetto simile? Certo non si può pretendere che i lavoratori italiani si confrontino con livelli salariali polacchi o serbi ma, si fa ancora notare a Torino, la Fiat non è certo accusabile di inseguire solo il costo del lavoro più basso. Non si spiegherebbe altrimenti, dicono al Lingotto, la scelta di trasferire a Pomigliano dalla Polonia la produzione della Nuova Panda spendendo 100 milioni in più e lanciando il nuovo modello 16 mesi dopo rispetto a quanto sarebbe accaduto lasciando la produzione a Tichy.
Quel che manca è proprio il pacchetto italiano. La Fiat fa sapere che gli interventi di efficienza interna già effettuati o in programma con la proposta di Fabbrica Italia non bastano da soli senza un progetto di politica industriale. E' necessario dunque un salto di mentalità. La partita con i sindacati resta comunque aperta. A Torino si fa osservare che Marchionne ha giocato finora in modo trasparente. Sia sulla chiusura di Termini Imerese, annunciata con 30 mesi di anticipo, sia sulle modifiche all'organizzazione del lavoro che il Lingotto ritiene necessarie per aumentare l'efficienza degli impianti: "Nessuno può accusarci di aver deciso di chiudere Pomigliano o Melfi mettendo tutti di fronte al fatto compiuto", osservavano ieri a Torino. Rimane da sciogliere il nodo della governabilità delle fabbriche. Questione che andrebbe risolta con un accordo con i sindacati. Su questo da Torino ieri non sono venuti commenti. Ma è un fatto che il reintegro sul suo posto di lavoro del delegato Fiom licenziato a Mirafiori per aver mandato una mail è un segnale di attenzione almeno verso quella parte della Fiom che in questi mesi ha provato a tenere un canale aperto con il Lingotto.
(26 ottobre 2010)
(edited)
Comunque, senza quotare perchè il filo si segue egualmente, voi rimproverate ad akiro di muovere una guerra ideologica al padronato senza se e senza ma, in parte glielo rimprovero anch'io, però mi sembra che sia altrettanto miope affidarsi alla libera impresa come un totem inviolabile, quando siamo convinti in molti su questa terra che quel modo di produzione globalizzato invocato anche da marchionne può funzionare nel piccolo ma è insensato nel grande.
Far lavorare la gente con salari al ribasso per non vendere auto che gli stessi mercati non assorbono più, a fronte di compensi ai manager fuori da ogni proporzione, è semplicemente insensato e insostenibile dal sistema macroeeconomico.
Far lavorare la gente con salari al ribasso per non vendere auto che gli stessi mercati non assorbono più, a fronte di compensi ai manager fuori da ogni proporzione, è semplicemente insensato e insostenibile dal sistema macroeeconomico.
...però mi sembra che sia altrettanto miope affidarsi alla libera impresa come un totem inviolabile, ....
e qui chi lo sta facendo?
.... quando siamo convinti in molti su questa terra che quel modo di produzione globalizzato invocato anche da marchionne può funzionare nel piccolo ma è insensato nel grande.
Far lavorare la gente con salari al ribasso per non vendere auto che gli stessi mercati non assorbono più, a fronte di compensi ai manager fuori da ogni proporzione, è semplicemente insensato e insostenibile dal sistema macroeeconomico.
veramente Marchionne non ha detto queste cose,
ha fatto notare che le aziende in italia chiudono
e chiudono più in italia che in altri paesi europei come francia germania e regno unito, nonostante questi paesi abbiano salari più alti
questi sono fatti importanti, che non si possono liquidare con una alzata di spalle, o rifiutati "a prescindere" solo perchè lo ha detto Marchionne
se un'azienda fa utili non la si chiude, ma se le aziende in italia finiscono tutte per lavorare in perdita è facile capire dove si va a finire
e qui chi lo sta facendo?
.... quando siamo convinti in molti su questa terra che quel modo di produzione globalizzato invocato anche da marchionne può funzionare nel piccolo ma è insensato nel grande.
Far lavorare la gente con salari al ribasso per non vendere auto che gli stessi mercati non assorbono più, a fronte di compensi ai manager fuori da ogni proporzione, è semplicemente insensato e insostenibile dal sistema macroeeconomico.
veramente Marchionne non ha detto queste cose,
ha fatto notare che le aziende in italia chiudono
e chiudono più in italia che in altri paesi europei come francia germania e regno unito, nonostante questi paesi abbiano salari più alti
questi sono fatti importanti, che non si possono liquidare con una alzata di spalle, o rifiutati "a prescindere" solo perchè lo ha detto Marchionne
se un'azienda fa utili non la si chiude, ma se le aziende in italia finiscono tutte per lavorare in perdita è facile capire dove si va a finire
mi riferivo a frasi fatte come "l'impresa non un ente di beneficienza".
Frasi fatte che perderebbero ogni significato se in tutti i paesi industriali lavoratori e consumatori avessero pari trattamento, giacchè il giochino di delocalizzare non funzionerebbe più.
Perchè questi geni del management altro non fanno che sfruttare biecamente, diciamolo, le regole di un gioco sporchissimo, regole che pochi condividono, alla fine. Capirai che capacità di innovazione e di competitività ci vuole a spostare una fabbrica dove paghi i disgraziati che ci lavorano un decimo che in occidente! Ci vuole pelo sullo stomaco, tanto e opportunamente legittimato da politiche industriali dei governi assenti o complici.
Frasi fatte che perderebbero ogni significato se in tutti i paesi industriali lavoratori e consumatori avessero pari trattamento, giacchè il giochino di delocalizzare non funzionerebbe più.
Perchè questi geni del management altro non fanno che sfruttare biecamente, diciamolo, le regole di un gioco sporchissimo, regole che pochi condividono, alla fine. Capirai che capacità di innovazione e di competitività ci vuole a spostare una fabbrica dove paghi i disgraziati che ci lavorano un decimo che in occidente! Ci vuole pelo sullo stomaco, tanto e opportunamente legittimato da politiche industriali dei governi assenti o complici.
e chiudono più in italia che in altri paesi europei come francia germania e regno unito, nonostante questi paesi abbiano salari più alti
dove li ha letti questi fatti?
dove li ha letti questi fatti?
sono dati abbastanza conosciuti
comunque in questa pagina link
del organizzazione statistica dell'Ue in alto a destra c'è il ilnk per scaricare il report ufficiale (196 pagine) dell'UE sull'occupazione con tutto ciò che ti può interessare sull'argomento
io trovo di particolare interesse la pagina 15 dove c'è il trend drammatico dell'occupazione che vede l'italia al terzultimo posto, peggio di noi solo l'Ungheria (in crisi nera) e Malta (poco indicativa)
pardon, a pagina 15 non vedo riferimenti all'italia.
Forse ti riferisci a pagina 21 (pagina 19 del documento), tabella 12, in cui viene indicata la percentuale di occupazione (credo si traduca così)?
Forse ti riferisci a pagina 21 (pagina 19 del documento), tabella 12, in cui viene indicata la percentuale di occupazione (credo si traduca così)?
l'analisi è complessa, balza all'occhio che l'eu spinge ad aumentare la forza lavoro, dato che quasi tutte le nazioni dal 2000 al 2008 hanno subito un incremento degli occupati... che sembrerebbe in controtendenza con la realtà dei fatti.
comunque, non mi pare che basti questa tabella per capire che chiudono più aziende qui che altrove.
comunque, non mi pare che basti questa tabella per capire che chiudono più aziende qui che altrove.
l'analisi è 196 pagine
comunque anche solo con questa tabella si vede che è un fatto che l'italia è tra fanalini di coda, nonostante il gran numero id prepensionamenti effettuati nell'ultimo decennio e nonostante gli stipendi siano nettamente più bassi di paesi a noi vicini e simili come Francia e Germania
è evidente quindi che il problema nei loro confronti non è il costo del lavoro, quello è un problema confrontandoci con la Polonia
ma se la Germania tiene botta contro la confinante Polonia e noi no direi che i fatti sono davanti agli occhi di tutti
comunque anche solo con questa tabella si vede che è un fatto che l'italia è tra fanalini di coda, nonostante il gran numero id prepensionamenti effettuati nell'ultimo decennio e nonostante gli stipendi siano nettamente più bassi di paesi a noi vicini e simili come Francia e Germania
è evidente quindi che il problema nei loro confronti non è il costo del lavoro, quello è un problema confrontandoci con la Polonia
ma se la Germania tiene botta contro la confinante Polonia e noi no direi che i fatti sono davanti agli occhi di tutti
bisogna vedere cosa penserebbero di Marchionne in Germania. Secondo me se dicesse al Fabio Fazio tedesco quello che ha detto qui, lo segherebbero la mattina dopo.
balu leggi bene l'art 1
l'articolo 1 è quasi peggio dell'articolo 2 nella sua genericità
comunque criticare la cgil che è attualmente l'unico sindacato che cerca di proteggere il lavoro di chi lo sta perdendo, mi sembra un po' riduttivo.
ah, si?
a dir la verità appare esattamente il contrario, gli obiettivi del sindacato non sono pertinenti con le aspettative dei lavoratori
spero tu stia scherzando..............
l'articolo 1 è quasi peggio dell'articolo 2 nella sua genericità
comunque criticare la cgil che è attualmente l'unico sindacato che cerca di proteggere il lavoro di chi lo sta perdendo, mi sembra un po' riduttivo.
ah, si?
a dir la verità appare esattamente il contrario, gli obiettivi del sindacato non sono pertinenti con le aspettative dei lavoratori
spero tu stia scherzando..............
franco, ma tu credi veramente che mezz'ora possa risolvere i problemi della fiat? è pura illusione, e per le assenze si parla percentuale di assenteismo.....
e che dire degli investimenti che non si sa dove finiscano e quando? e che dire delle percentuali fasulle che sbandiera sui seguaci fiom?
(edited)
e che dire degli investimenti che non si sa dove finiscano e quando? e che dire delle percentuali fasulle che sbandiera sui seguaci fiom?
(edited)
bisogna vedere cosa penserebbero di Marchionne in Germania. Secondo me se dicesse al Fabio Fazio tedesco quello che ha detto qui, lo segherebbero la mattina dopo.
Assolutamente no. Quando una manciata di anni fa gli operai tedeschi si sono messi a lavorare 200 ore di più all'anno senza avere un euro in più in busta paga, i sindacati non hanno fatto una piega. E i risultati si vedono oggi!
Assolutamente no. Quando una manciata di anni fa gli operai tedeschi si sono messi a lavorare 200 ore di più all'anno senza avere un euro in più in busta paga, i sindacati non hanno fatto una piega. E i risultati si vedono oggi!