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Subject: [POLITICA]

2010-05-27 15:09:09
eh..
bella domanda..

Sparo:
cominciare a diversificare le deleghe con votazioni diverse e più frequenti?
ormai con una cabina elettorale fissa in ogni comune non sarebbe neppure improponibile creare della macroaree di materia in cui suddividere il consenso, così se per la scuola mi fido di Bersani e per la legalità di Di Pietro posso meglio conferire il mio voto..

Ovvio che sto sparando e che ci siano un mare di problemi pratici e teorici da affrontare, ma è per aprire orizzonti di riflessione.
2010-05-29 19:06:43
MANOVRA ECONOMICA ED EVASIONE FISCALE
di Vincenzo Visco 28.05.2010

Dell'evasione in Italia si sa praticamente tutto. Il problema di fondo consiste nel fatto che vi sono redditi completamente tracciabili e tracciati e altri che non lo sono. Se si ritiene che la riduzione dell'evasione sia utile, andrebbero reintrodotte integralmente le misure varate dal governo Prodi e subito abrogate dal governo Berlusconi. Con un passo ulteriore: grazie all'anagrafe dei conti bancari è possibile oggi richiedere agli intermediari finanziari la trasmissione al fisco dei saldi finali annuali di tutti i contribuenti, come avviene in altri paesi.

Sull’evasione fiscale in Italia si sa praticamente tutto: si conosce il suo ammontare (circa 120 miliardi); la sua distribuzione territoriale a livello sia delle regioni che delle province (l’evasione complessiva è più alta al Nord che al Sud, ma l’evasione delle imprese e dei lavoratori indipendenti è più alta al Sud). Così come si conosce l’incidenza rispetto alle diverse tipologie di reddito: è molto ridotta per i redditi da lavoro dipendente (3-4 per cento); inesistente per le pensioni (ma presente presso i pensionati che hanno un’altra fonte di reddito, spesso in nero); ridotta nell’industria in senso stretto (5-7 per cento), ma molto elevata nel settore delle costruzioni e ancora più in quello dei servizi. Tra i lavoratori indipendenti, i professionisti evadono di meno (33-35 per cento) e gli imprenditori di più (50-60 per cento). Evadono più i giovani degli anziani, più gli uomini delle donne, molto più le imprese piccole, non strutturate a stretto controllo familiare, che non le grandi, che peraltro eludono quello che possono.

OSTACOLI TECNICI E POLITICI

La conoscenza del fenomeno dovrebbe essere la premessa necessaria (ma non sufficiente) per intervenire efficacemente. Esistono infatti problemi tecnici che rendono impossibile in una economia capitalistica basata sull’iniziativa privata eliminare completamente l’evasione; e probabilmente non sarebbe neppure conveniente da un punto di vista strutturalmente economico. Ma esistono soprattutto problemi politici che ostacolano il contrasto all’evasione derivanti dal fatto che riguarda categorie numerose e spesso influenti di contribuenti che possono essere elettoralmente decisivi soprattutto in una contesa bipolare o bipartitica. Inoltre, molto spesso, l’influenza politica di questi contribuenti è ben maggiore del loro peso numerico. In ogni caso gli evasori e l’evasione presentano origini e caratteristiche molto simili in Italia e all’estero, con la differenza che in Italia l’evasione risulta il doppio o il triplo di quella degli atri paesi Ocse. (1)
Cosa si può fare in proposito? Si può fare molto, come dimostrano i dati presentati da Alessandro Santoro su questo sito, da cui risulta che in alcuni periodi della nostra storia recente l’evasione è stata considerevolmente ridotta.
In ogni caso, il problema di fondo consiste nel fatto che vi sono redditi (lavoro dipendente, pensioni, alcuni redditi da professione, redditi da capitale) che sono completamente “tracciabili” e “tracciati”, e altri redditi che non lo sono e quindi il fisco non li conosce in maniera automatica e diretta. Stando così le cose, in assenza di poderosi (costosi) investimenti amministrativi, e con un numero di “indipendenti” particolarmente elevato, il mondo dei contribuenti tende inevitabilmente a dividersi tra “evasori e tartassati”.

L'AIUTO DELLA TECNOLOGIA

Oggi tuttavia le nuove tecnologie consentono di rendere “tracciabili”, o per lo meno molto più “tracciabili”, anche i redditi che finora non lo sono stati. A questo obiettivo tendevano le misure antievasione introdotte durante l’ultimo governo Prodi: conto corrente dedicato per i professionisti e pagamenti in contanti limitati a importi minimi; elenco clienti e fornitori per la tracciabilità dei rapporti economici tra le imprese; trasmissione telematica dei corrispettivi (ricavi) dei commercianti; impossibilità di girare gli assegni; anagrafe dei conti correnti; fatture telematiche per i rapporti economici con la pubblica amministrazione senza soglie di importo. (2) Si trattava di misure logicamente coerenti, di un sistema organico per cercare di ristabilire una certa parità di trattamento tra i contribuenti, nonché di misure facilmente attuabili e con bassissimi costi data l’evoluzione delle tecnologie informatiche. In fondo, si trattava della semplice evoluzione del fisco telematico introdotto da chi scrive nel 1998.
Guardando alle misure del governo attuale da questa prospettiva, i suoi limiti appaiono chiari: si cerca di escludere dagli obblighi di tracciabilità (utilizzo di mezzi diversi dal contante per pagamenti superiori a 5mila euro e fattura elettronica per importi superiori a 3mila euro) i contribuenti “normali” quelli, cioè, che non sono grandi imprese strutturate e che quindi possono facilmente suddividere i pagamenti in più tranches. Le misure introdotte, quindi, sembrano avere più un significato “politico” che una efficacia potenziale adeguata; anzi rischiano di non toccare affatto gli evasori veri e razionali che possono facilmente “aggiustarsi”. (3)
In conclusione, se si ritiene che la riduzione dell’evasione sia cosa utile, le misure antievasione varate dal governo Prodi e subito abrogate dal governo Berlusconi, andrebbero reintrodotteintegralmente e andrebbe compiuto anche l’ultimo passo: avendo costituito l’anagrafe dei conti bancari è possibile oggi richiedere annualmente agli intermediari finanziari la trasmissione al fisco dei saldi finali di tutti i contribuenti, come avviene in Francia, Spagna e altrove. Infine la disponibilità di queste banche dati, oltre a determinare un effetto di deterrenza imponente, consentirebbe ai funzionari del fisco di poter adottare una politica di verifiche e (se necessario) di accertamenti basata sul rapporto personale e diretto con ogni singolo contribuente, e non solo su parametri statistici medi come avviene oggi con i pur utili studi di settore. (4)

(1) Per una analisi dell’evasione fiscale e delle categorie di evasori negli Stati Uniti, si veda Joel Slemrod, “Cheating Ourselves: The Economics of Tax Evasion”, Journal of Political Perspectives, 2007. In sostanza, Slemrod conclude che chi non ha la ritenuta alla fonte e il sostituto di imposta, tende a evadere.
(2) La fatturazione elettronica differisce dagli elenchi clienti e fornitori per il fatto che ogni fattura, appena emessa, viene trasmessa automaticamente non solo al cliente della impresa, ma anche al fisco. Per questo motivo mentre non vi è alcuna giustificazione tecnica per il limite di 3mila euro indicato dal governo, è molto improbabile che la fattura elettronica prevista nella manovra possa riguardare tutti i settori e tutte le imprese anche al di là dei rapporti con la Pa, perché la strutturazione tecnica del sistema è molto complessa e la sua organizzazione richiede tempo. Se così non fosse non si tratterebbe, probabilmente, di vera fatturazione elettronica.
(3) L’evasore razionale del modello teorico canonico sull’evasione, è approssimato molto da presso in Italia dal rapporto contribuente-commercialista.
(4) In proposito vedi Romano M. e Visco V. “Più banche dati meno evasione”, Il Sole-24Ore 2010.

lavoce
2010-05-29 20:54:00
come al solito l'Italia è mantenuta dalle tasse degli statali. ai quali è stato bloccato lo stipendio per 3 anni come premio di tanta grazia.
2010-05-29 21:14:32
come al solito l'Italia è mantenuta dalle tasse degli statali.

E' il teatrino dell'assurdo... l'ho riconosciuto!!! :P
2010-05-30 09:07:34
ma che pretendi? che questo governo faccia davvero quello che va fatto?
2010-05-30 12:32:00
Io noto che questo governo stia proprio facendo ciò che va fatto secondo i loro progetti.
2010-05-30 12:32:52
Io noto che questo governo stia proprio facendo ciò che va fatto secondo i loro progetti.

appunto. I loro :/
2010-05-30 12:35:00
Già :(
2010-05-30 12:48:53
E' il teatrino dell'assurdo... l'ho riconosciuto!!! :P

il problema è farlo capire agli italiani. voglio dire in quale paese dove:

1) si fa una finanziaria che penalizza chi già paga le tasse
2) si fa una legge che sega una gamba alla magistratura ed entrambe alla stampa
3) emergono prove sempre nuove di collusioni tra l'attuale governo e la mafia

non si torna alle urne. ed anche Napolitano, una volta che il procuratore Grasso ha denunciato collusioni tra Berlusconi e la mafia (anzi tra Forza Italia, ma chi mi dice la differenza è bravo), cosa aspetta a chiamasi Silvio ed a chiedere spiegazioni e magari sciogliere le camere se le spiegazioni non sono convincenti. non dico arrivare all'impeachment in quanto il nostro parlamento è monopolizzato dal governo grazie alla legge elettorale, ma un cenno di salvaguardia alla nostra democrazia finora non l'ho visto. solo le solite chiacchiere.
2010-05-30 15:41:28
ho l'impressione che il nostro benamato presidente abbia più paura delle conseguenze di uno sciglimento delle camere di quanto ne abbia a farli continuare a governare.


Ma peggio di così c'è solo la rivoluzione
2010-05-30 20:11:37
meraviglioso il Tg1 delle 20.00 nel suo servizio "Ufo a Napoli?".
2010-05-31 13:19:12
giusto.. ufo, tette e culi.. e il popolino è contento...

l'importante è che non manchi la pupa e il secchione, le veline e le notizie sulle mode dei barboncini nani...

2010-05-31 13:54:10
sempre peggio... sempre peggio! che popolo di ignoranti!!!
2010-06-01 13:27:23
Dice “la verità” sull’Afghanistan Si dimette il presidente tedesco

LA FRASE: “I MILITARI NECESSARI PER I NOSTRI INTERESSI”
di Alessandro Cisilin

È un uomo potente, con un passato in apparenza lontano dalla politica, o quantomeno parallelo. È un “tecnico”, che rivendica schiettezza a costo di cadere ripetutamente in gaffe capaci di mettere in grave imbarazzo una nazione intera. Ma siccome la nazione che presiedeva non è l’Italia ma la Germania, Horst Köhler, eletto nel 2004 e confermato l’anno scorso, si è dimesso ieri con effetto immediato e, aldilà dello “stupore” di protocollo manifestato per una decisione senza precedenti dai vertici politici e istituzionali (a iniziare dalla cancelliera Merkel, che ha subito annullato la prevista visita alla sua nazionale di calcio in Alto Adige), nessuno a Berlino ha battuto ciglio. Stavolta l’aveva fatta grossa. In seguito a una visita al contingente tedesco in Afganistan, si è fatto prendere la mano, rievocando l’esilarante “Dottor Stranamore” di Kubrick: in un’intervista alla radio pubblica federale non si è limitato all’ufficiale elogio della missione militare, bensì ne ha anche teorizzato l’utilità espansionistica. “Un paese delle nostre dimensioni, concentrato sull’export e sulla dipendenza dal commercio estero, deve rendersi conto che sviluppi militari sono necessari per proteggere i propri interessi, per quanto riguarda le rotte commerciali o per impedire instabilità regionali che potrebbero influire negativamente sull’occupazione e sui redditi” - disse, suscitando sconcerto perfino tra i suoi sponsor cristiano-democratici. L’esternazione suonava come una specie di “Grossraumordnung” - la teoria pre-nazista dei grandi spazi - applicata non più al “folk” quanto all’economia. E se in Italia si può scherzare sul fascismo e la shoah, e perfino il presidente del Consiglio può citare Mussolini nelle sue riflessioni, in Germania non sono accettabili neppure le barzellette tra amici sulle rievocazioni hitleriane. E di ciò per i tedeschi si trattava. I libri di storia delle scuole italiane arrivano a fatica al Ventennio, mentre in Germania la riflessione sui presupposti ideologici e le implicazioni dell’indicibile passato sono solidamente oggetto della coscienza nazionale, e questo affiora soprattutto quando si discute di missioni militari. Köhler, in verità, da ex direttore del Fondo Monetario Internazionale (candidato dal socialdemocratico Schröder), nonché da ex negoziatore tedesco per i parametri monetari di Maastricht, conosce solo la diplomazia del denaro, e ha parlato di conseguenza. Di più, ha riassunto probabilmente le ragioni reali di un conflitto durato quanto le due guerre mondiali messe assieme, e del quale non si vede ancora l’esito e il fine, al di fuori delle parole d’ordine della Nato sulla difesa dell’Occidente dal terrorismo. Stavolta, però, il pragmatico Köhler è caduto male. Sulla missione afgana il no dell’opinione pubblica europea è galoppante, ha già fatto cadere il governo olandese, e in Germania supera oramai il 60 percento, sulla base non solo di considerazioni etiche e costituzionali sul senso di un conflitto remoto, ma anche sull’altrettanto pragmatico conteggio dei costi, specie in tempo di crisi. Ed è caduto male per la concomitante caduta dei consensi per il centrodestra, crollato al recente voto nel Nordreno-Vestfalia, che ha tra l’altro cambiato la maggioranza nel Bundesrat, la Camera degli Stati, il cui presidente Jens Boehrnsen assume ora la presidenza da supplente. Il nuovo Capo dello Stato, secondo la Costituzione, dovrà essere eletto entro un mese. E la sinistra ora ha i numeri per un cambio di rotta.
2010-06-01 13:34:29
magari uno studio sui nostri interessi sarebbe utile. tanto ormai abbiamo capito tutti che non si tratta di missione di pace.
2010-06-01 13:34:45
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