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Subject: [POLITICA]

2010-06-23 23:31:27
anche perchè subito dopo mangiato diventa pericoloso lavorare, il rischio di infortuni è elevatissimo

io so solo che non tiro 4h in ufficio senza aver fame... e farne 7.30h mi sembra addirittura disumano.

Poi tutta questa smania di produrre... il mercato dell'auto non era in crisi per il calo delle vendite?
La soluzione è la decrescita.
2010-06-24 10:22:47
La cosa per me incredibile è che non si parli del fatto che quella di pomigliano era a fabbrica dell'ex Alfa Romeo, che all'epoca non godette degli stessi favori statali della Fiat e fu acquistata dalla Fiat stessa con l'impegno di mantenere l'importante polo occupazionale al sud. L'attegiamento di oggi della Fiat dimostra di quanto le nostre politiche governative siano state da sempre ad appannaggio di alcuni soggetti noti ed a discapito del vero sviluppo del sud. Non era meglio finanziare l'Alfa Romeo all'epoca in nome di una sana competizioe nel mercato dell'automobile e dello sviluppo del sud? e perchè invece della Panda non ci producono le auto marchiate Alfa Romeo, tipo la tanta reclamizzata Giulietta?
2010-06-24 12:56:18
2010-06-24 13:12:16
il marcio è bipartisan, non lo sapevi?
2010-06-24 13:24:23
per quello si'...
esproprio dei beni, altro che pugnette.
prima occorre davvero una pulizia etnica...l''etnia' degli amministratori della cosa pubblica. non si ripartira' mai in italia
2010-06-24 13:52:21
per quello si'...
esproprio dei beni, altro che pugnette.
prima occorre davvero una pulizia etnica...l''etnia' degli amministratori della cosa pubblica. non si ripartira' mai in italia


con questa legge elettorale non abbiamo grandi speranze di cambiamento. almeno finchè i partiti saranno liberi di scegliere l'ordine di preferenza dei candidati.
2010-06-24 15:36:17
e perchè invece della Panda non ci producono le auto marchiate Alfa Romeo, tipo la tanta reclamizzata Giulietta?


non possono. giulietta è na zoccola.. (cit.) :P


tempo fa sostenni una cosa simile: produrre in italia le auto di fascia alta e le piccole all'estero.

In questo modo ammortizzi meglio il costo della manodopera, se mi fai pagare una macchina 50.000€
2010-06-25 20:38:59
se questo è il mondo voglio scendere.

Crisi economica: la Grecia mette in vendita le sue isole
2010-06-25 23:58:29
beh, ma hanno messo 150 milioni di tasca propria per ristrutturare una casa sfaciata dal precedente proprietario (un malato psichico).

Ora: non gliela potevano dare gratis? secondo me lo scandalo è questo. Hanno speso un sacco di quattrini, hanno ridato senso ad una abitazione (che nessuno voleva per via del matto) e adesso gli puntano il dito contro. Mah

2010-06-27 12:37:39
:(

...Brancher...

:(
2010-06-27 22:41:31
si, mi sa che il mondo è proprio solo questo.

Ma nella lista di patrimonio disponibile entrano anche pezzi di torrente, fari (come quello di Mattinata sul Gargano) spiagge e addirittura isole, come gli «isolotti prossimi all'isola di Caprera» e l'intera isola di Santo Stefano vicino a Ventotene che viene resa disponibile «pezzo per pezzo», dall'ex carcere all'approdo agli arenili.
2010-06-28 13:29:14
Attacchi al Fatto Quotidiano e tensione
Così Palermo aspetta la sentenza Dell’Utri

Se vivessimo in un paese normale, se questo fosse un processo qualunque, i giudici della seconda corte d’Appello di Palermo avrebbero già emesso la sentenza. Lo avrebbero già fatto giovedì, quando sono entrati in camera di consiglio, o al massimo venerdì. Un solo imputato, Marcello Dell’Utri. Poche le nuove prove ammesse dal collegio che ha deciso di non sentire Massimo Ciancimino, di non acquisire le intercettazioni tra il senatore azzurro e la sorella di Vito Roberto Palazzolo (il cassiere di Totò Riina e Bernardo Provenzano) latitante in Sudafrica, né quelle tra Dell’Utri e una serie di uomini della ‘ndrangheta.

Insomma il lavoro delle toghe è in teoria semplice. I giudici, di fatto, devono solo esaminare le motivazioni della sentenza che in primo grado ha condannato l’ideatore di Forza Italia a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. E stabilire se sono giuste o sbagliate. Cosa che dovrebbero aver capito da tempo.

Ma quello di cui stiamo aspettando la fine non è un processo qualunque. E l’Italia non è un paese normale. Perché Dell’Utri è stato condannato anche per essere stato il punto di congiunzione tra Cosa Nostra e “ il mondo imprenditoriale e finanziario milanese”. Cioè la Fininvest del premier Silvio Berlusconi. E per poi aver fatto da tramite tra i clan e la politica.

E qui sta il problema. Perché giocoforza un’eventuale conferma della condanna potrebbe avere degli effetti dirompenti sulla stabilità politica del governo. Come non ha mancato di sottolineare il falco berlusconiano Giuliano Ferrara che, pensando a un eventuale verdetto sfavorevole, su Il Foglio ha scritto: “Forse viene giù tutto”.

Infatti, durante le indagini che hanno portato nel ’97 al processo di primo grado, la Procura di Palermo ha raccolto testimonianze e documenti su 200 milioni di lire all’anno che la Fininvest ha versato per tre lustri alla mafia come “regalo”. I magistrati hanno poi in parte verificato i conti delle holding che controllano il gruppo Berlusconi. Una ventina di società in cui, secondo l’accusa, sono confluiti 113 miliardi di lire di oscura provenienza. Per questo filone è stato indagato anche il Cavaliere, prima che la sua posizione venisse archiviata (su richiesta della stessa Procura) per scadenza dei termini e mancanza di elementi sufficienti per sostenere un processo.

Il premier durante l’inchiesta ha avuto la possibilità di svelare il mistero sulle origini del suo patrimonio. Ma, dopo aver preteso la trasferta dei magistrati a palazzo Chigi, nel 2002 si è avvalso della facoltà di non rispondere. Una circostanza definita dal pm Antonio Ingroia “ un’occasione mancata per il chiarimento di alcuni buchi neri, come quello dell’assunzione e dell’allontanamento di Mangano (il boss di Cosa nostra travestito da Fattore ad Arcore, ndr), o dei bilanci delle holding”.

Dunque i rapporti mafiosi di Dell’Utri, definiti “ certi” dai giudici di primo grado, sono stati utili a Berlusconi. E sono proseguiti sia durante il periodo della creazione di Forza Italia, durante il quale il senatore continuava a frequentare Mangano, sia negli anni successivi, quando una serie di uomini di Bernardo Provenzano sono stati intercettati mentre si organizzavano per voltarlo (1998) in base a quello che, secondo loro, sarebbe stato un preciso accordo.

Ma non basta. La sentenza che sta per essere emessa – forse già lunedì in mattinata – avrà anche un peso enorme sul destino delle indagini siciliane e di Firenze sulla trattativa Stato-mafia e sulle bombe del ’92-’93. Perché, come ha detto il Pg Nino Gatto:” Questa vicenda si inserisce nella stagione delle stragi”.

Così, che questo non sia un processo qualunque, a Palermo lo si è capito anche da quanto è successo sabato.

Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati, che non si era mai mosso per i magistrati minacciati di morte o insultati sulle tv e i giornali dalla politica, è intervenuto per difendere il collegio dalla cronaca (doverosa) dei giornali. Anzi dalla cronaca de Il Fatto Quotidiano. I legali palermitani, sempre più preoccupati per l’oscuro omicidio del loro collega Enzo Fragalà – l’ex senatore di An ammazzato a bastonate il 26 febbraio (una vicenda che secondo molti osservatori sarebbe collegata alla trattativa Stato-Mafia) – hanno emesso un comunicato per esprimere solidarietà al presidente del collegio Claudio Dall’Acqua e ai giudici a latere Salvatore Barresi e Sergio La Commare, contro il “diffuso abuso dei media volto ad ingenerare dubbi nell’opinione pubblica circa la serenità di indirizzo degli organi giudiziari”.

Il “casus belli” è stato un puntuale articolo di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza che raccontava come uno dei figli del presidente Dall’Acqua fosse stato nominato segretario generale del Comune di Palermo per chiamata diretta del sindaco Diego Cammarata, un politico del Pdl da sempre legato a doppio filo a Gianfranco Miccichè, storico proconsole di Dell’Utri in Sicilia. Un pezzo in cui si raccontava anche dei legami con Cosa Nostra di una holding di cui fa parte la società per cui lavorava un altro figlio dello stesso giudice. Circostanze mai smentite da Dall’Acqua che però, durante la penultima udienza del processo, in maniera del tutto irrituale, ha detto che la Corte non avrebbe ceduto alla “ pressioni mediatiche”.

Così il clima è diventato ancora più teso. E alcuni magistrati hanno chiesto al presidente dell’Anm di Palermo, Nino Di Matteo, di convocare una seduta di Giunta. Una riunione quasi drammatica in cui il sindacato delle toghe si è spaccato sull’atteggiamento da tenere. Alla fine, infatti, l’Anm invece che chiedere spiegazioni a Dall’Acqua, ha approvato, con quattro voti a favore e tre conto, un documento di solidarietà.

Insomma il caso Dell’Utri provoca nervosismo anche tra le toghe. Tanto che, oltre a Di Matteo, si sono opposti alla mozione il segretario dell’associazione Vittorio Teresi e la pm Alessia Sinatra. Mentre l’ago della bilancia a favore del collegio e contro i giornalisti è stato rappresentato da Ignazio De Francisci, un magistrato che si è sempre descritto come l’allievo prediletto di Giovanni Falcone.

Il pezzo però riportava solo notizie vere e verificate. Come hanno ricordato l’Ordine dei giornalisti, l’Assostampa e l’Unione cronisti della Sicilia. Per loro a Palermo c’è gente che “vuole mettere il bavaglio ancora prima dell’approvazione della legge sulle intercettazioni”. Visto che “i giornalisti non sferrano attacchi contro le corti giudicanti, ma raccontano fatti che non sono stati smentiti da alcuno”.

Ma quando ci sono di mezzo il premier e i suoi amici in troppi, anche tra le toghe, sembrano dimenticarselo.

Peter Gomez e Antonella Mascali
2010-06-28 16:25:41
cosa angustia l'Italia? I disoccupati, Pomigliano, Brancher, la libertà di informazione, la manovra finanziaria, i Mondiali di calcio? Tzé.

secolo xix
Battaglia in 3 mosse: così l’Italia combatte per il crocifisso
27 giugno 2010 | Enzo Quaratino

Mercoledì prossimo la Corte europea per i diritti dell’uomo valuterà il ricorso presentato dall’Italia contro la sentenza che impedisce l’esposizione dei simboli cattolici nei luoghi pubblici, in particolare del crocifisso nelle scuole.

È legittima l’esposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche italiane o è in contrasto con i principi costituzionali di libertà di religione e di laicità dello Stato? Alla Corte europea per i diritti dell’uomo, che con sentenza del 3 novembre 2009 - esaminando un caso avvenuto ad Abano Terme (Padova) - ha detto no a quel simbolo nelle aule, l’Italia replica con fermezza ed si prepara a dar battaglia il 30 giugno quando la `Grande Chambre´ (Grande Camera) di Strasburgo esaminerà il ricorso per l’annullamento di quella decisione.

Il crocifisso - sostiene l’Italia - non va assolutamente rimosso dalle aule scolastiche perché ha una funzione simbolica altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni. Il crocifisso esposto a scuola, così come in altri luoghi pubblici, secondo il governo italiano, non è solo - come hanno sottolineato più volte i giudici amministrativi - un oggetto di culto, ma un simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento di valori civili - tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, solidarietà umana, rifiuto di ogni discriminazione - che hanno un’origine religiosa, ma che sono anche i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato.

Se questo è il punto fondamentale della posizione italiana, ribadito di recente anche dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano e dal premier Silvio Berlusconi, l’Italia proporrà alla Grande Camera altri motivi - illustrati di recente in Senato dal prof. Carlo Cardia, docente di diritto ecclesiastico all’Università Roma 3 - per dire che quella sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo che vieta l’esposizione del Crocifisso a scuola èsbagliata e va riformata.

Tre argomenti su tutti. Il primo: l’Italia dice no ad un’Europa che vuol far sbiadire i segni identificativi della propria identità, espressi anche nel segno della croce. Il secondo: il crocifisso in Italia non è il frutto di un principio confessionista, ma è stato posto nelle scuole dai liberali dell’epoca risorgimentale e della sua unificazione, mai è stato tolto e mai è stato oggetto di contrattazione con la Chiesa, tanto forte è il suo significato religioso, culturale e popolare. Il terzo: il principio supremo di laicità dello Stato italiano propone una «laicità positiva» che implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni (come, ad esempio, in Francia), ma «la serena accoglienza» di tutte le fedi, le ideologie, i simboli.

In questo contesto - sosterrà l’Italia davanti al giudice internazionale, facendo proprie le valutazioni del prof. Cardia - ignorando del tutto le trasformazioni multiculturali della società italiana, «la sentenza ha mancato di valutare come, ormai, negli spazi pubblici, compresa la scuola, simboli e pratiche religiose si vanno diffondendo anno dopo anno, e che in Italia in particolare essi sono accettati con spirito liberale, di apertura culturale e di dialogo interreligioso. E chiunque comprende che voler togliere il crocifisso dalle scuole proprio mentre queste si colorano dei simboli e delle pratiche di altre religioni porterebbe ad un risultato surreale, per il quale chi entra in una scuola di questo tipo (con il velo, il ramadan, la preghiera islamica, altri vestimenti particolari di religioni orientali) non capirebbe nemmeno che si trova in Italia».

In definitiva - sarà la posizione dell’Italia davanti alla Grande Camera - rispetto ad una società italiana sempre più multietnica, l’assenza del crocifisso dallo spazio pubblico finirebbe con l’avere un duplice disvalore: per gli italiani, che sarebbero privati di un segno identificativo della loro identità (a prescindere dalle scelte religiose individuali); per gli stranieri, ai quali non sarebbe offerto quell’elementare messaggio di accoglienza e di non discriminazione che è impresso nel simbolo della croce.
2010-06-28 19:36:56
Bell'articolo. nel frattempo ho perso il conto dei giorni che i giudici si stanno prendend per partorire la sentenza...
2010-06-28 20:18:04
imho si stanno cag..do addosso e temo che dell'utri la farà franca
2010-06-28 23:54:14
l’assenza del crocifisso dallo spazio pubblico finirebbe con l’avere un duplice disvalore: per gli italiani, che sarebbero privati di un segno identificativo della loro identità (a prescindere dalle scelte religiose individuali)

Argh!! Ancora...
ma perchè qualcuno vuol decidere che io mi debba identificare in un simbolo religioso?

La storia infinita...