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Subject: [POLITICA]
popolo di sokker illuminatemi , è il federalismo il nostro futuro?
Che facciamo ?:)
pagliacci
un governo che fa una iniziativa del genere dovrebbe dare immediate dimissioni per incapacità conclamata e autoproclamata
pagliacci
un governo che fa una iniziativa del genere dovrebbe dare immediate dimissioni per incapacità conclamata e autoproclamata
1) Ricerca, Scienza e Tecnologia;
2) Lavoro e Impresa;
3) Energie, Infrastrutture e Ambiente;
4) Cultura e Società;
5) Economia, Finanza e Mercati;
6) Politica, Istituzioni e Pubblica Amministrazione.
niente vogliono sapere.......
per scrivere qualcosa ci vorrebbe anche una buona conoscenza della ragion di stato
(edited)
2) Lavoro e Impresa;
3) Energie, Infrastrutture e Ambiente;
4) Cultura e Società;
5) Economia, Finanza e Mercati;
6) Politica, Istituzioni e Pubblica Amministrazione.
niente vogliono sapere.......
per scrivere qualcosa ci vorrebbe anche una buona conoscenza della ragion di stato
(edited)
Che facciamo ?:)
pagliacci
un governo che fa una iniziativa del genere dovrebbe dare immediate dimissioni per incapacità conclamata e autoproclamata
Quoto! Altrimenti che ci stanno a fare li?
pagliacci
un governo che fa una iniziativa del genere dovrebbe dare immediate dimissioni per incapacità conclamata e autoproclamata
Quoto! Altrimenti che ci stanno a fare li?
un governo che fa una iniziativa del genere dovrebbe dare immediate dimissioni per incapacità conclamata e autoproclamata
soprattutto se consideriamo che è il governo di Publitalia. si vede che anche i creativi sono andati in tilt davanti al problema.
soprattutto se consideriamo che è il governo di Publitalia. si vede che anche i creativi sono andati in tilt davanti al problema.
soprattutto se consideriamo che è il governo di Publitalia. si vede che anche i creativi sono andati in tilt davanti al problema.
in tilt?
vedrete che ritorno... ^_^
in tilt?
vedrete che ritorno... ^_^
1) Ricerca, Scienza e Tecnologia;
2) Lavoro e Impresa;
3) Energie, Infrastrutture e Ambiente;
4) Cultura e Società;
5) Economia, Finanza e Mercati;
6) Politica, Istituzioni e Pubblica Amministrazione.
Tutti possono partecipare al concorso, sia persone fisiche che giuridiche, purché, pena l’esclusione, godano dei diritti civili e politici e non abbiano riportato condanne penali definitive.
chi partecipa
(edited)
2) Lavoro e Impresa;
3) Energie, Infrastrutture e Ambiente;
4) Cultura e Società;
5) Economia, Finanza e Mercati;
6) Politica, Istituzioni e Pubblica Amministrazione.
Tutti possono partecipare al concorso, sia persone fisiche che giuridiche, purché, pena l’esclusione, godano dei diritti civili e politici e non abbiano riportato condanne penali definitive.
chi partecipa
(edited)
io partecipo.
le mie idee.
1) pinkerton capo totale supremo
2) privatizzazione delle emissioni di CO2
3) tassa sui rutti e sulle puzzette
4) statalizzazione e conquista della repubblica di san marino
le mie idee.
1) pinkerton capo totale supremo
2) privatizzazione delle emissioni di CO2
3) tassa sui rutti e sulle puzzette
4) statalizzazione e conquista della repubblica di san marino
Quei 100 milioni da Berlusconi alla mafia
Il quotidiano di via Solferino rivela: Massimo Ciancimino ha consegnato ai giudici un 'pizzino' del 2001 del padre Vito che documenterebbe passaggi di contante da distribuire ai vertici di Cosa Nostra
Cento milioni di vecchie lire versati da Silvio Berlusconi alla mafia nel 2001. La relazione pericolosa per il premier sarebbe documentata in un pizzino consegnato da Massimo Ciancimino ai magistrati, secondo quanto rivelato oggi dal Corriere della Sera. Nel foglio dattiloscritto ma accompagnato da annotazioni autografe di don Vito che si riferisce al boss Bernardo Provenzano con l’appellativo di ragioniere, si fa esplicitamente il nome del presidente del Consiglio.
Scrive l’inviato Felice Cavallaro: il testo è top secret ma chi lo ha letto così sintetizza evocando conteggi in vecchie lire: ‘dei 100 milioni ricevuti da Berlusconi, 75 a Benedetto Spera e 25 a mio figlio Massimo’. E poi: ‘Caro rag. Bisogna dire ai nostri amici di non continuare a fare minchiate … e di risolvere i problemi giudiziari”. Il pizzino sarebbe stato scritto dal padre, secondo Massimo Ciancimino, nella seconda metà del 2001, dopo il voto del 13 maggio per le elezioni nazionali e del 24 giugno per la Regione siciliana con la doppia vittoria schiacciante di Silvio Berlusconi e di Totò Cuffaro. Don Vito chiede al capo della mafia di intervenire sui politici usciti vittoriosi dalle elezioni chiedendo di “non fare minchiate” ingiustificate alla luce dei “numeri” della vittoria: 61 seggi a zero per il centrodestra in Sicilia.
Massimo Ciancimino ha consegnato il pizzino insieme a una cartellina piena di lettere e documenti che sarebbe stata trovata a casa della madre, la signora Epifania. Mamma e figlio sono stati sentiti nei giorni scorsi dai pm Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo sul contenuto del pizzino e in particolare la signora Ciancimino avrebbe inserito questa novità in un rapporto consolidato che risaliva a trenta anni prima: “mio marito si incontrava negli anni settanta con Berlusconi a Milano”, avrebbe detto la signora aggiungendo con un pizzico di disappunto: “ma alla fine Vito si sentì tradito dal Cavaliere”.
Il rapporto Ciancimino-Berlusconi non è una novità assoluta delle indagini palermitane. Le prime tracce risalgono a una serie di relazioni della Polizia degli anni ’80 in cui si descrive la figura di Marcello Dell’Utri e il suo legame con un collaboratore di Ciancimino, l’ingegner Francesco Paolo Alamia. Mentre già nel 2004, in una telefonata intercettata dalla Procura di Palermo tra Massimo Cinacimino e la sorella Luciana, il figlio di don Vito sosteneva che esistesse un assegno di 25 milioni di lire da parte di Silvio Berlusconi a beneficio del padre.
Anche su questo punto Massimo Ciancimino ha offerto nuovi chiarimenti ai pm nei giorni scorsi: si sarebbe trattato in realtà di soldi in contanti che lui stesso avrebbe ritirato da un amico del braccio destro di Provenzano, Pino Lipari.
Il fatto che Massimo Ciancimino abbia in due occasioni ricevuto decine di milioni di lire dal boss Provenzano o dai suoi amici sta modificando la posizione giuridica del “testimone assistito”. Probabilmente la Procura di Palermo sta valutando la sua iscrizione sul registro degli indagati per favoreggiamento. Un elemento che però paradossalmente rafforza la credibilità delle sue affermazioni autoindizianti.
I rapporti tra il gruppo Berlusconi e la mafia comunque non sono una novità assoluta. A parte la condanna nel processo di appello contro Marcello Dell’Utri (nel quale comunque le dichiarazioni del figlio di don Vito non sono state recepite perché considerate contraddittorie e a rate) già nelle indagini degli anni novanta sulla famiglia mafiosa di San Lorenzo erano emerse le prove documentali dei versamenti della Fininvest a titolo di “regalo” ai boss. Nel libro mastro del pizzo, sequestrato al clan, era stata trovata la dicitura “Can 5 5milioni reg”.
I collaboratori di giustizia avevano spiegato che a partire dagli anni ’70, prima attraverso Vittorio Mangano e poi per tramite dell’amico di Dell‘Utri, Gaetano Cinà, ogni anno il Cavaliere faceva arrivare soldi alla mafia.
Non si trattava però di tangenti, ma di doni fatti per mantenere i buoni rapporti. Il boss di Porta Nuova, Salvatore Cancemi, aveva aggiunto di aver visto il contante proveniente da Arcore ancora nel 1992. La trafila del denaro allora prevedeva che i soldi di Berlusconi finissero nelle mani dell’allora capo dei capi Totò Riina per poi essere suddivisi tra le varie famiglie mafiose.
Ora, se autentico, il nuovo pizzino conferma che quell’abitudine non finì con la discesa in campo del Cavaliere. Tanto che altri regali in contanti sarebbero arrivati al successore di Riina. Un fatto che, se provato, spiega bene perché Berlusconi nel 2006 fu l’unica carica istituzionale italiana a non complimentarsi per la cattura di Provenzano.
Il quotidiano di via Solferino rivela: Massimo Ciancimino ha consegnato ai giudici un 'pizzino' del 2001 del padre Vito che documenterebbe passaggi di contante da distribuire ai vertici di Cosa Nostra
Cento milioni di vecchie lire versati da Silvio Berlusconi alla mafia nel 2001. La relazione pericolosa per il premier sarebbe documentata in un pizzino consegnato da Massimo Ciancimino ai magistrati, secondo quanto rivelato oggi dal Corriere della Sera. Nel foglio dattiloscritto ma accompagnato da annotazioni autografe di don Vito che si riferisce al boss Bernardo Provenzano con l’appellativo di ragioniere, si fa esplicitamente il nome del presidente del Consiglio.
Scrive l’inviato Felice Cavallaro: il testo è top secret ma chi lo ha letto così sintetizza evocando conteggi in vecchie lire: ‘dei 100 milioni ricevuti da Berlusconi, 75 a Benedetto Spera e 25 a mio figlio Massimo’. E poi: ‘Caro rag. Bisogna dire ai nostri amici di non continuare a fare minchiate … e di risolvere i problemi giudiziari”. Il pizzino sarebbe stato scritto dal padre, secondo Massimo Ciancimino, nella seconda metà del 2001, dopo il voto del 13 maggio per le elezioni nazionali e del 24 giugno per la Regione siciliana con la doppia vittoria schiacciante di Silvio Berlusconi e di Totò Cuffaro. Don Vito chiede al capo della mafia di intervenire sui politici usciti vittoriosi dalle elezioni chiedendo di “non fare minchiate” ingiustificate alla luce dei “numeri” della vittoria: 61 seggi a zero per il centrodestra in Sicilia.
Massimo Ciancimino ha consegnato il pizzino insieme a una cartellina piena di lettere e documenti che sarebbe stata trovata a casa della madre, la signora Epifania. Mamma e figlio sono stati sentiti nei giorni scorsi dai pm Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo sul contenuto del pizzino e in particolare la signora Ciancimino avrebbe inserito questa novità in un rapporto consolidato che risaliva a trenta anni prima: “mio marito si incontrava negli anni settanta con Berlusconi a Milano”, avrebbe detto la signora aggiungendo con un pizzico di disappunto: “ma alla fine Vito si sentì tradito dal Cavaliere”.
Il rapporto Ciancimino-Berlusconi non è una novità assoluta delle indagini palermitane. Le prime tracce risalgono a una serie di relazioni della Polizia degli anni ’80 in cui si descrive la figura di Marcello Dell’Utri e il suo legame con un collaboratore di Ciancimino, l’ingegner Francesco Paolo Alamia. Mentre già nel 2004, in una telefonata intercettata dalla Procura di Palermo tra Massimo Cinacimino e la sorella Luciana, il figlio di don Vito sosteneva che esistesse un assegno di 25 milioni di lire da parte di Silvio Berlusconi a beneficio del padre.
Anche su questo punto Massimo Ciancimino ha offerto nuovi chiarimenti ai pm nei giorni scorsi: si sarebbe trattato in realtà di soldi in contanti che lui stesso avrebbe ritirato da un amico del braccio destro di Provenzano, Pino Lipari.
Il fatto che Massimo Ciancimino abbia in due occasioni ricevuto decine di milioni di lire dal boss Provenzano o dai suoi amici sta modificando la posizione giuridica del “testimone assistito”. Probabilmente la Procura di Palermo sta valutando la sua iscrizione sul registro degli indagati per favoreggiamento. Un elemento che però paradossalmente rafforza la credibilità delle sue affermazioni autoindizianti.
I rapporti tra il gruppo Berlusconi e la mafia comunque non sono una novità assoluta. A parte la condanna nel processo di appello contro Marcello Dell’Utri (nel quale comunque le dichiarazioni del figlio di don Vito non sono state recepite perché considerate contraddittorie e a rate) già nelle indagini degli anni novanta sulla famiglia mafiosa di San Lorenzo erano emerse le prove documentali dei versamenti della Fininvest a titolo di “regalo” ai boss. Nel libro mastro del pizzo, sequestrato al clan, era stata trovata la dicitura “Can 5 5milioni reg”.
I collaboratori di giustizia avevano spiegato che a partire dagli anni ’70, prima attraverso Vittorio Mangano e poi per tramite dell’amico di Dell‘Utri, Gaetano Cinà, ogni anno il Cavaliere faceva arrivare soldi alla mafia.
Non si trattava però di tangenti, ma di doni fatti per mantenere i buoni rapporti. Il boss di Porta Nuova, Salvatore Cancemi, aveva aggiunto di aver visto il contante proveniente da Arcore ancora nel 1992. La trafila del denaro allora prevedeva che i soldi di Berlusconi finissero nelle mani dell’allora capo dei capi Totò Riina per poi essere suddivisi tra le varie famiglie mafiose.
Ora, se autentico, il nuovo pizzino conferma che quell’abitudine non finì con la discesa in campo del Cavaliere. Tanto che altri regali in contanti sarebbero arrivati al successore di Riina. Un fatto che, se provato, spiega bene perché Berlusconi nel 2006 fu l’unica carica istituzionale italiana a non complimentarsi per la cattura di Provenzano.
hehehe.... i sottotitoli non so proprio dove si possono trovare! Anche io mi sono limitato a "intuire" quello che diceva, ma mi fa ridere lo stesso :D
L'esposto di Salvatore Mammola segretario dell'Italia dei valori di Messina
Bossi in comizio: «Stato delinquente»
E l'Idv lo denuncia per vilipendio
La frase l'1 agosto ad Arcene (Bergamo): «Attenti alla gente del Nord a non rompergli troppo i coglioni»
MILANO - «Uno Stato delinquente che ha portato via risorse». Questa frase pronunciata nel corso di un comizio il primo agosto ad Arcene (Bergamo) è costata a Umberto Bossi una denuncia per vilipendio. È stato depositato infatti alla Procura della Repubblica di Messina, Roma e Bergamo, e trasmessa al Tribunale dei Ministri ed al Presidente della Repubblica un esposto nei confronti del ministro leghista per mano del segretario cittadino dell’Italia dei Valori di Messina, Salvatore Mammola, per vilipendio, offese e minacce allo Stato italiano e violazione del giuramento di fedeltà alla Costituzione ed alla Repubblica italiana prestato nelle mani del Capo dello Stato ai sensi dell’art. 93 Costituzione.
La denuncia presentata da Salvatore Mammola
La denuncia presentata da Salvatore Mammola
«ROTTO I...» - «Il ministro Bossi - scrive Mammola - retribuito profumatamente dai contribuenti italiani dal 1987, ha definito lo Stato Italiano “delinquente”, nonchè di stare “attenti alla gente del Nord a non rompergli troppo i coglioni più di tanto”, - continua il dipietrista Mammola - dimenticando di essere un alto rappresentante istituzionale dello Stato Italiano, violando il giuramento di fedeltà prestato nelle mani del Capo dello Stato durante la cerimonia tenuta al Palazzo del Quirinale».
IL COMIZIO - «Manca il federalismo fiscale delle regioni. Le nostre famiglie sono schiavizzate da uno Stato delinquente» la frase riportata dall'Ansa che sarebbe stata pronunciata dal leader della Lega alla festa ad Arcene. Poi ha accusato lo Stato «di portare via delle risorse. Dovremo trovare una miscela – ha aggiunto – per dare delle tasse dello Stato alle regioni. Sul federalismo ha aggiunto: «Cercano di bloccalo, ma la Padania non starà con le mani in mano, reagiremo con determinazione». Per Mammola si tratta di un gravissimo episodio che avrebbe comportato in qualsiasi «Stato democratico le immediate ed irrevocabili dimissioni del ministro e parlamentare ovvero la revoca di qualsiasi suo incarico istituzionale». Mammola sostiene che invece «nel nostro Paese è passato inosservato e senza alcuna conseguenza, essendo abituati ed assuefatti alla quotidiana violazione dei fondamentali principi costituzionali e delle leggi italiane da parte di molti rappresentanti delle istituzioni». La denuncia presentata da Mammola tenta di ripristinare il principio di legalità apertamente violato.
IL PRECEDENTE - In passato Bossi è stato condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena per il reato di vilipendio alla bandiera italiana per averla, il 26 luglio 1997, offesa in pubblico (a Cabiate, nel comasco). La frase, divenuta ormai famosa, è quella in cui il leader del Carroccio attacca il tricolore: «Lo uso per pulirmi il c...». Fu condannato poi a pagare 3000 euro di multa per un altro episodio (il 14 settembre 1997) quando rivolto ad una signora che esponeva il tricolore a Venezia disse: «Il tricolore lo metta al cesso, signora».
n. l.
12 agosto 2010
corriere
(edited)
Bossi in comizio: «Stato delinquente»
E l'Idv lo denuncia per vilipendio
La frase l'1 agosto ad Arcene (Bergamo): «Attenti alla gente del Nord a non rompergli troppo i coglioni»
MILANO - «Uno Stato delinquente che ha portato via risorse». Questa frase pronunciata nel corso di un comizio il primo agosto ad Arcene (Bergamo) è costata a Umberto Bossi una denuncia per vilipendio. È stato depositato infatti alla Procura della Repubblica di Messina, Roma e Bergamo, e trasmessa al Tribunale dei Ministri ed al Presidente della Repubblica un esposto nei confronti del ministro leghista per mano del segretario cittadino dell’Italia dei Valori di Messina, Salvatore Mammola, per vilipendio, offese e minacce allo Stato italiano e violazione del giuramento di fedeltà alla Costituzione ed alla Repubblica italiana prestato nelle mani del Capo dello Stato ai sensi dell’art. 93 Costituzione.
La denuncia presentata da Salvatore Mammola
La denuncia presentata da Salvatore Mammola
«ROTTO I...» - «Il ministro Bossi - scrive Mammola - retribuito profumatamente dai contribuenti italiani dal 1987, ha definito lo Stato Italiano “delinquente”, nonchè di stare “attenti alla gente del Nord a non rompergli troppo i coglioni più di tanto”, - continua il dipietrista Mammola - dimenticando di essere un alto rappresentante istituzionale dello Stato Italiano, violando il giuramento di fedeltà prestato nelle mani del Capo dello Stato durante la cerimonia tenuta al Palazzo del Quirinale».
IL COMIZIO - «Manca il federalismo fiscale delle regioni. Le nostre famiglie sono schiavizzate da uno Stato delinquente» la frase riportata dall'Ansa che sarebbe stata pronunciata dal leader della Lega alla festa ad Arcene. Poi ha accusato lo Stato «di portare via delle risorse. Dovremo trovare una miscela – ha aggiunto – per dare delle tasse dello Stato alle regioni. Sul federalismo ha aggiunto: «Cercano di bloccalo, ma la Padania non starà con le mani in mano, reagiremo con determinazione». Per Mammola si tratta di un gravissimo episodio che avrebbe comportato in qualsiasi «Stato democratico le immediate ed irrevocabili dimissioni del ministro e parlamentare ovvero la revoca di qualsiasi suo incarico istituzionale». Mammola sostiene che invece «nel nostro Paese è passato inosservato e senza alcuna conseguenza, essendo abituati ed assuefatti alla quotidiana violazione dei fondamentali principi costituzionali e delle leggi italiane da parte di molti rappresentanti delle istituzioni». La denuncia presentata da Mammola tenta di ripristinare il principio di legalità apertamente violato.
IL PRECEDENTE - In passato Bossi è stato condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena per il reato di vilipendio alla bandiera italiana per averla, il 26 luglio 1997, offesa in pubblico (a Cabiate, nel comasco). La frase, divenuta ormai famosa, è quella in cui il leader del Carroccio attacca il tricolore: «Lo uso per pulirmi il c...». Fu condannato poi a pagare 3000 euro di multa per un altro episodio (il 14 settembre 1997) quando rivolto ad una signora che esponeva il tricolore a Venezia disse: «Il tricolore lo metta al cesso, signora».
n. l.
12 agosto 2010
corriere
(edited)
mah..
a me fa anche piacere perchè a mio parere è un mistificatore di professione,
ma i reati d'opinione restano una brutta cosa.
Per me non va mai condannato uno che esprime un'idea per quanto stupida ed offensiva,
almeno fino a che non causa un danno..
a me fa anche piacere perchè a mio parere è un mistificatore di professione,
ma i reati d'opinione restano una brutta cosa.
Per me non va mai condannato uno che esprime un'idea per quanto stupida ed offensiva,
almeno fino a che non causa un danno..