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Subject: [POLITICA]

2010-08-14 10:31:09
Le strane casse vuote di Paolino, fratello Paperino


“Non chiamatemi più Berluschino”, implorava tanti anni fa in un’intervista sul settimanale “Il Mondo”. Niente da fare: Paolo Berlusconi, nato 13 anni dopo Silvio, resta il fratello minore. Anche nei business, perfino nella percezione delle imprese erotiche. Per non parlare della politica: il fratello maggiore è a Palazzo Chigi, lui ha solo l’ex moglie, Mariella Bocciardo, a Montecitorio. Utile, però, al Grande Fratello. È Paolo che si carica del Giornale quando la legge Mammì, nel 1990, impedisce a Silvio di possedere tre reti tv e anche un quotidiano.[] E quando viene arrestato nel 1994, con l’accusa di aver pagato tangenti alla Guardia di finanza, non riesce a convincere fino in fondo di essere, neppure in quella occasione, il protagonista assoluto: ai magistrati resta il dubbio che il fratellino si fosse prestato a coprire qualcuno più grande di lui.[/b]

Se poi Silvio è Gastone, il papero Disney fortunato a cui vanno tutte bene, Paolo è Paolino Paperino: non gliene va dritta una. Investe nelle discariche e, anche grazie all’emergenza rifiuti decretata nel 1995 dall’amico presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni, la sua Simec accumula tonnellate di rifiuti nella maxipattumiera di Cerro, ricavandoci ben 243 miliardi di lire. Ma poi, nel 2002, arrivano i magistrati e scoprono il trucco: falsi in bilancio, false fatturazioni, truffa e corruzione. Seguono patteggiamento parziale, condanna a 2 anni e 1 mese, indulto, pagamento di multa record: 49 milioni di euro.

Poi Paolino si butta sulla tecnologia, acquisendo il gruppo Solari. Con una buona carta in mano: la commercializzazione dei decoder per il digitale terrestre e per Mediaset Premium. Ma incappa in cattive compagnie: socio di minoranza della sua Solari.com è Giovanni Cottone, sospettato di essere uomo vicino alle cosche. Non basta: gli affari vanno male e l’azienda salta. Un amico di Paolo e suo socio di minoranza, Fabrizio Favata, racconta di operazioni poco chiare, di gestione dissennata e di un fratello maggiore costretto, alla fine, a metterci di tasca sua 100 milioni di euro per impedire un crac duro, ma soprattutto pericoloso. Chissà: Favata è stato poi arrestato con l’accusa di essere un ricattatore, dopo essere andato in giro a spifferare di aver portato ai fratelli Berlusconi la famosa intercettazione segreta di Fassino (“Siamo padroni di una banca?”) comparsa a fine 2005 sulla prima pagina del “Giornale”. Paolo è invece indagato per ricettazione, nell’ipotesi che abbia ricevuto quella intercettazione, e per millantato credito, per avere incassato 560 mila euro portati da Favata a rate mensili nel suo ufficio al Giornale.

Il quotidiano oggi non riesce ad aggiustare i conti. Perde soldi da tre anni: 17,7 milioni di euro nel 2009, 22,7 nel 2008, 23,2 nel 2007. Perdita complessiva nel triennio: 63,6 milioni. I ricavi sono scesi da 70,2 a 69 milioni. Non sono bastati i tagli: i dipendenti sono passati dai 260 del 2005 ai 195 di oggi. La società editrice del “Giornale” ha inoltre appena rescisso il contratto con la Sies, che ha mandato a casa una decina di persone impegnate nella preparazione tipografica del quotidiano. E ha chiuso dal 1 agosto le pagine della cronaca romana, tentando (inutilmente) di mettere in ferie forzate i giornalisti che ci lavoravano. Non vanno bene le vendite: meno 4 per cento i ricavi in edicola nel primo trimestre 2010, malgrado la direzione di Vittorio Feltri abbia accresciuto le copie vendute, rispetto al 2009 di Maurizio Belpietro. Ancor peggio la raccolta pubblicitaria. Ha tentato di fare miracoli la nuova concessionaria, Visibilia 2: cioè Daniela Santanchè, protagonista di scoppiettanti cene con gli imprenditori grandi investitori pubblicitari, presente il condirettore Alessandro Sallusti. Nessun imbarazzo per il doppio (o triplo) ruolo di Santanché, concessionaria di pubblicità e sottosegretario del governo Berlusconi, né per i simpatici appelli finali a investire nel giornale, facendo contento Feltri, ma soprattutto Silvio. Di Paolo non parlano mai: resta il Berluschino, il fratello condannato a restare minore.

da il Fatto Quotidiano del 13 agosto 2010




si impegna, ma il fratello è irraggiungibile
2010-08-14 16:33:06
questo consolo è da votare...
per fortuna che ci sono loro a lavorare per 8 h al mese... di cui 7 finiscono in tv.
2010-08-15 17:36:51
eh eh.. e intanto.. anovra da 25 milioni (in un anno..) è stata approvata...

in soldoni...

ha tagliato il reddito ad una fascia della popolazione (gli statali)... dai pompieri ai postini passando per insegnanti e via dicendo... con il blocco dello stipendio per 3 anni.. cioè a fronte del prezzo della vita che umenta lo statale non gli sta dietro...

un prologo ad un condono... regolartizzare una casa che non risulta al catasto... vuol dire ammetterne l'esistenza... e perche mai uno deve costruire una casa e non registrarla al catasto?
... mi vengono in mente.. un paio di alternative.. evasione fiscale.. il catasto non sa che ci sono quindi non ci pago le tasse... quindi è anche abusiva... mettiamo caso che la casa sia per di più costruita in zone non edificabili... a rigor di logica dovrebbero essere abbattute.. quindi chi è quel mona che si denduncia la casa per poi vedersi arrivare il conto delle tasse arretrare oppure le ruspe?

dei tagli all'istruzione / ricerca non voglio neppure parlare..

2010-08-16 12:34:30
Giorgio Bocca: “Tutti i regimi alla fine cadono”

Il decano del giornalismo italiano compie novanta anni e racconta la sua carriera. Fino ai giorni nostri:"Berlusconi è peggiore di Mussolini"
Giorgio Bocca sarà festeggiato per i suoi novant’anni, il 18 agosto, in un momento complicato per il Paese, “difficile per la democrazia”, dice. Partigiano, giornalista, ha fatto un pezzo della storia del giornalismo italiano. E oggi assiste allo spettacolo di giornali e tv poveri di notizie e ricchi invece di silenzi, omissioni, dossier e ricatti.

Cominciò negli anni Sessanta, dopo la gavetta alla Gazzetta del popolo, con il Giorno di Italo Pietra, che cambiò la maniera di fare giornalismo: “Era il 1962 – racconta – Pietra mi chiama e mi dice: devi scoprire che cos’è l’Italia reale. Vai a vedere che cosa c’è a Vigevano. E io pensavo: ma questo che cosa dice? Chi se ne importa di Vigevano! Invece ci sono andato e ho scoperto che c’era davvero un mondo da raccontare. Era il boom economico, il grande cambiamento dell’Italia. Come editore avevamo Enrico Mattei: un avventuriero con grande passione per il giornalismo e grandi mezzi. Ha profuso miliardi nel giornale”.


C’era anche un gruppo di giornalisti che cambiato il modo di raccontare la politica e soprattutto la società italiana.
Certo, è vero. Il giornalismo, la notizia, l’inchiesta erano preminenti su tutto. Ma devo dire che avere alle spalle un editore che non badava a spese aiutava… Poi il Giorno è finito già subito dopo la morte di Mattei. È arrivato Gaetano Afeltra, la negazione del giornalismo. E l’Eni di Raffaele Girotti viveva il Giorno come un fastidio.

Sarà forse morto il Giorno, ma non la maniera di fare giornalismo che avevate inventato.
Il nostro gruppo è passato quasi tutto a Repubblica. Lì la cosa nuova è che c’era come direttore un grande giornalista, Eugenio Scalfari, che è un vero direttore d’orchestra. Vedo che nel Fatto quotidiano ci sono gli stessi principi ispiratori. A volte siete un po’ disordinati ed eccessivi, e pretendete di poter scrivere tutto. Ma almeno ogni tanto dite qualcosa, e questo spiega il vostro successo. Forse vi manca quello che avevamo noi al Giorno: molti mezzi, un grande editore alle spalle.

Oggi il giornalismo prevalente, in tv e nei giornali, le notizie proprio non le ama…
Non ci sono più editori che credono nel mercato delle notizie. Conta di più la pubblicità. Come si fa a essere liberi di scrivere tutto quello che si vuole, se poi gli inserzionisti ti tolgono la pubblicità? E poi è arrivato il gossip, il pettegolezzo si è impossessato di tutti i giornali. Anche i migliori (compresa Repubblica) sparano pagine e pagine di pettegolezzi e istruzioni su come si fanno le marmellate. In passato, lo scontro politico era durissimo, eppure la destra non ha mai attaccato Palmiro Togliatti per il fatto che andasse a letto con Nilde Iotti. C’era comunque un rispetto delle persone e della loro vita privata. Oggi invece tutto può essere usato come arma per la lotta politica. Non ci sono più direttori capaci di stabilire confini di tipo etico. Imperversa lo stile di giornalismo di Vittorio Feltri, uno che è stato cacciato dal Corriere perché faceva scandalismo e ora, da direttore, ha imposto il suo modello a tutti.

Anche tu hai ricevuto attacchi duri, hanno scritto che il partigiano Bocca era stato fascista.
Sì, dopo aver fatto venti mesi di guerra partigiana, mi hanno rinfacciato un articoletto scritto su un giornaletto del Guf a 17 anni, quando ancora non avevo conosciuto che cos’era il fascismo. Quando l’abbiamo capito, l’abbiamo combattuto con le armi. È stato doloroso ricevere quell’attacco. Ho scoperto che gli uomini sono carogne. Nella vita puoi fare quello che vuoi, puoi diventare anche un eroe, ma c’è sempre chi cerca di inchiodarti per sempre a un particolare del tuo passato. Non ho mai risposto. Mia moglie mi ha detto: se ciò che ti possono rimproverare in una vita è tutto qui, allora stai tranquillo.

Oggi si fa anche di peggio, si organizzano campagne di denigrazione e ricatti, da Boffo a Fini. E si accumulano dossier.
Fini oggi dice cose politicamente intelligenti. Ma io non riesco a fidarmi di uno che, potendo scegliere tra democrazia e Repubblica di Salò, sceglie Salò e i nazisti e diventa missino. E dopo, come mai non si è accorto che la moglie e il cognato sono dei profittatori e dei traffichini? Sta di fatto, però, che l’opinione pubblica italiana oggi accetta come normale che il presidente del Consiglio usi anche i Servizi segreti per le sue lotte politiche personali.

Al centro di questa scena, a controllare sistema mediatico e apparati dello Stato, c’è Silvio Berlusconi.
Credo che sia ingenuo pensare che l’attuale situazione politica dell’Italia sia determinata soltanto dalla presenza di Berlusconi. Lui è l’uomo fatale che ha capito che cosa vogliono gli italiani, che il Paese ha bisogno di fascismo. È l’uomo giusto al momento giusto, con la sua capacità di menzogna, di raccontare cose che non ci sono, di trasformare quattro casette in Abruzzo nel miracolo della ricostruzione… Non è Berlusconi ad aver provocato questa situazione, sono gli italiani ad amare questa maniera di fare politica. Siamo l’unico Paese dell’occidente che per due volte sceglie una strada autoritaria, prima il fascismo e ora Berlusconi. In Germania, in Francia, vicende così non si sono ripetute. Negli Stati Uniti, l’opinione pubblica si fa sentire. Dopo i Nixon e i Bush, arriva Obama. Qui no.


Berlusconi è diverso da Mussolini.
Ma non migliore. Semmai è peggiore: nel fascismo di Mussolini c’era una reazione etica, il suo regime è stato meno corrotto della precedente amministrazione liberale. Oggi Berlusconi riesce invece a essere autoritario (i dissidenti li licenzia, è naturalmente incompatibile con la democrazia) e anche a imporre le cricche come metodo di governo. Riesce a far apprezzare anche il suo malgoverno. In fondo, le cricche che vengono scoperte hanno schiere di ammiratori segreti, i quali pensano: capitasse anche a noi di essere come loro, di ottenere finanziamenti dello Stato, di avere soldi e potere…

Ma Berlusconi oggi è all’inizio della sua crisi o alla vigilia di un suo nuovo trionfo? Riccardo Chiaberge ha scritto che teme di essere non al 24 luglio 1943, vigilia della caduta di Mussolini, ma al 6 aprile 1924, quando il Partito nazionale fascista prese il 61 per cento dei voti e il regime si consolidò.
L’unica speranza che ho è che alla fine tutti i regimi cadono. È caduto anche il nazismo, che aveva sistemi di controllo più violenti, finirà anche il berlusconismo. Non so quando, la crisi potrà essere lunga. Del resto, è un regime senza opposizione: la sinistra ragiona con la stessa testa del berlusconismo, ha dimenticato, per esempio, l’egualitarismo e fa ogni giorno l’elogio delle differenze sociali. La crisi però c’è, questo tardocapitalismo senza regole, né etiche, né religiose, è destinato ad andare verso una sua apocalisse: divora tutto ciò che c’è, le fonti d’energia, il territorio, l’ambiente, senza curarsi del domani. Consuma il presente senza avere più una idea di futuro. Quanto potrà durare tutto ciò?

Una visione un po’ cupa…
Uno come me in un periodo come questo ha il dubbio: sono io che sono troppo pessimista, che non capisco il presente? Ma vedo il mondo del tardo capitalismo diventare feroce. Il crollo del comunismo si è dimostrato una fregatura: quel modello opposto almeno obbligava anche il capitalismo a stabilire regole e un ordine di valori. Adesso invece vale tutto e contano solo i soldi. Niente regole etiche. L’unica regola è fare soldi, anche rubando. E l’unico disonore è perdere soldi. Una volta se un industriale faceva bancarotta, si sparava. Oggi onorabilità, amor proprio, rispetto, professionalità non contano niente. Mi stupisce che la Chiesa su questo sia assente: ha rinunciato del tutto a proclamare la necessità di un’etica. Uno considerato un grande manager, come Sergio Marchionne, dice che l’unica cosa che importa sono i conti e mette in discussione il diritto di sciopero. E se non vi va bene, dice, sposto la produzione in Serbia: non si era vista una cosa così dal tempo degli imperi. E di questo i giornali non si occupano, o fanno finta che non sia importante.

Nel 1992 hai sdoganato la Lega, votando a Milano il sindaco Marco Formentini.
Nell’amministrazione i leghisti erano gente in gamba e Umberto Bossi, dopo Tangentopoli, poteva dire: nel mio partito non si ruba. Adesso anche lui ha cedimenti, con quel figlio che ha: una roba un po’ coreana…

Citi spesso il generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Un uomo di cui pure non condividevi i metodi antiterrorismo, a cui hai fatto l’ultima intervista prima che fosse ucciso dalla mafia.
Siamo tutti e due piemontesi, ma il generale Dalla Chiesa può sembrare il mio opposto: io sono azionista, giellista, mentre lui era un carabiniere, diceva di avere gli alamari cuciti sulla pelle. Però era una persona rigorosa che ha combattuto il terrorismo più con l’intelligenza che con la forza. Finalmente un funzionario dello Stato che fa il suo mestiere: era carabiniere e faceva il carabiniere. E poi aveva capito le connivenze tra Stato e mafia. Nella sua intervista-testamento mi ha confermato che metà dei ministri lo aveva abbandonato: e la mafia ti uccide quando sei solo. Come Mattei, come Falcone e Borsellino, è stato ammazzato sapendo che sarebbe stato ucciso. In Italia succede così.

Da Il Fatto Quotidiano del 15 agosto 2010
2010-08-16 22:10:32
Secondo una statistica, se solo tutti gli ospedali d'Italia fossero mediamente efficienti come quelli lombardi, si risparmierebbero 16 miliardi di euro all'anno! Praticamente, ecco servita la manovra fiscale.

il tanto decantato nord e la sua efficienza è una bufala bella e buona.


Chi ha i soldi si fa curare, chi no si attacca al tram.

Te lo dice uno che ha avuto due esperienze negative.

una con mio padre (a verona, con un tumore diagnosticato e in fase terminale, gli vanno a fare una biopsia...) l'alta con mio suocero che venne dimesso dopo una operazione ed una pancreatite post-operatoria.

Ovviamente, sono morti entrambi.
2010-08-16 22:54:05
il tanto decantato nord e la sua efficienza è una bufala bella e buona.

BOOOOOOOOOOOOOM!!!!!!
2010-08-17 09:09:52
il tanto decantato nord e la sua efficienza è una bufala bella e buona.

Chi ha i soldi si fa curare, chi no si attacca al tram.


Se non fosse che parli a titolo personale (portando esempi personali), lo giudicherei un intervento da troll.

Il fatto che una persona si sia trovata male non implica che, in assoluto, il sistema (sanitario) del nord funzioni male.

Io vivo a Trieste da 9 anni, i miei mi hanno seguito 4 anni fa. I miei genitori hanno diversi problemi di salute, più o meno gravi.

Ti assicuro che qui a Trieste sono seguiti di graaaaaaaaaaaaaaaan lunga meglio che non a Roma.

A Roma mia madre sembrava destinata a morte quasi certa, 5 anni fa, causa gravi problemi cardiologici.
A Treviso avevano quasi ammazzato mia madre, sbagliandole la diagnosi.
A Trieste l'hanno operata (OSPEDALE PUBBLICO, spendendo esattamente ZERO euro), ora ha un cuore (quasi) a prova di bomba.

Secondo il tuo criterio, dovrei dire che Roma e Treviso sono 3o mondo, mentre Trieste è il paradiso.

Lo trovo riduttivo.

Di contro, in tanti anni di permanenza qui, non posso non notare che la sanità pubblica funziona mooolto meglio che non a Roma.

Anche gli uffici pubblici (anagrafe, comune etc) sono tutto un altro mondo.


(edited)
2010-08-17 12:18:59
scusa ma Trieste non fa parte delle regioni a statuto speciale?
2010-08-17 13:20:36
io credo che il problema (e non solo della sanità) sia questo (da repubblica.it):

L'altra verità su medici e ospedali
Chi si arricchisce e chi si ferma a uno stipendio da serie c.

Chi è costretto a sessant'anni a trascorrere la notte del ferragosto in corsia e chi inaugura l'ultimo yacht ad Ansedonia.

Com'è possibile che nello stesso ospedale le buste paga ci siano così clamorosamente diverse? Quali relazioni, quali coperture e quali trucchi servono per legare pochi a indennità d'oro? A Piccola Italia, dopo la pubblicazione di alcuni scandalosi redditi agguantati nei meandri di una normativa che allarga le maglie della discrezionalità e premia i pochi e soliti noti, sono giunte testimonianze che raccontano un'altra verità sui medici e sugli ospedali. Sull'Italia e su questo cattivo tempo.

Giuseppe è pediatra oncologo, vive e lavora a Perugia: "Arrivo a circa 52 mila euro scarsi l'anno, ho 36 anni, ho due figli e moglie a carico. E sono precario. Sono specialista in oncologia, lavoro come pediatra oncologo, ho un dottorato di ricerca in ematologia e diversi altri post-it nel mio curriculum. Perché dico questo? Perché della smania e della voglia di essere "medico" non me ne resta più traccia. Della passione iniziale adesso solo routine. In reparto siamo in quattro e facciamo turni massacranti, un week end libero al mese. Non abbiamo diritto a ferie scientifiche o di aggiornamento. Non ci viene pagato lo straordinario che facciamo e ci viene imposto di ridurre le ore di accesso notturno. L'assistenza ai malati del nostro reparto è lasciata al nostro buon cuore e al rimorso che un giorno in più di ferie possa essere troppo per loro. Ed oggi leggo di illustri colleghi che prendono fino a 600 mila l'euro l'anno. Io che non ho tempo per me ed i miei figli, che devo pregare la banca per un fido di 3000 euro, cos'altro devo aspettarmi da questa Italietta? E loro come fanno ad arrivare a tali retribuzioni? Che tristezza ed amarezza".

Maura ha cinquant'anni. E' neurologa. "La mia carriera di dipendente a tempo indeterminato è iniziata solo 12 anni fa. Prima ero dottore di ricerca in neuroscienze, successivamente Fellow negli USA e poi borsista CNR. Il mio reddito non supera i 55mila euro lordi e la mia pensione (se mai la prenderò) sarà inferiore al 50 per cento di quanto oggi guadagno. Forse non avrei limitato al penultimo rigo la descrizione delle reali condizioni economiche della "truppa", ed avrei invece marcato meglio che con tale remunerazione i medici fanno turni massacranti, non hanno il tempo di recuperare, vengono letteralmente aggrediti da tutti, schiacciati tra la riduzione delle risorse economiche e le scelte da fare per la salute del paziente, senza un riconoscimento adeguato e non solo in termini economici".

"Sono un medico ospedaliero - scrive Salvatore, da Brescia - e ho diligentemente messo sul sito del mio ospedale sia il curriculum che lo stipendio. Dopo di che io, infettivologo, mi sono trovato ad avere entrate pari o anche superiori a colleghi cardiologi, ginecologi, chirurghi, ortopedici. Dov'è il trucco? Semplice, i proventi della libera professione non vengono inclusi e quindi non sono conteggiati, così io, che non raggiungo mai i 1000 euro al mese lordi per tale voce, mi trovo come colleghi che in realtà guadagnano 10 volte tanto! E poi ho anche scoperto che i colleghi universitari non pubblicano il loro stipendio, compresi i direttori di struttura".

Luciano, ospedale di Carbonia. "Ho 45 anni ed ho iniziato a lavorare come medico ospedaliero a 35 anni. Tra la maturità scientifica, regolarmente conseguita a 18 anni, ed i 35 anni ci metta 6 anni di corso di Laurea, 4 anni di Specializzazione, il servizio militare e diversi anni di lavoro sottopagato effettuato ovunque capitasse. Ho lavorato in cliniche private per 10.000 lire all'ora. Meno di quanto davano a chi effettuava le pulizie!
Attualmente lavoro in una Divisione di Medicina svolgendo esclusivamente attività di corsia compresi i turni di guardia notturni e festivi. Noi siamo aperti 24 ore su 24 per tutti i giorni dell'anno. Sa cosa vuol dire?
Sa cosa vuol dire sentire alla radio domande del tipo: siete stati oggetto o pensate di essere stati oggetto di malasanità? Venite da noi, facciamo la denuncia e solo se la si vince ci pagate! I denunciati, siamo noi! Sa quanto dura una causa nel nostro paese? Sa quanto costa? Sa chi anticipa? E non oso pensare di fare qualche errore. Eppure sono un essere umano".

"Io - accusa Enzo - sono "costretto" , per garantire le urgenze della Unità Operativa dell'ospedale ove lavoro, a più di dieci turni di pronta disponibilità notturna e festiva (quindi almeno due domeniche al mese) al modico prezzo di 20,66 euro. Forse si dirà che moltiplicato per 12, le ore del turno di reperibilità (dalle ore 20 alle ore 8 del giorno successivo), non è male... Ma c'è un equivoco. Le 20,66 euro sono per tutte e dodici le ore del turno, e sono lorde... Per cui, sottraendo il 40% circa dell'Irpef, al netto sono 1 (uno) euro l'ora! Quindi 1 euro l'ora per essere disponibile a raggiungere in massimo 20 minuti-mezz'ora l'ospedale (ogni ritardo è punibile anche in sede penale) ed essere in grado di affrontare un'urgenza - che sia un intervento chirurgico per rottura di milza a causa di un incidente stradale oppure una consulenza per un paziente in pronto soccorso o ricoverato nei vari reparti ospedalieri. Certo, in un periodo di crisi e disoccupazione parlare di soldi da parte di chi è "priivlegiato" e guadagna come me intorno agli 80mila euro lordi l'anno stona un poco, ma bisognerebbe bussare ad altre porte, non accusare chi fa andare avanti la baracca...".

"Lavorare per più di dieci ore al giorno in ambiente ospedaliero - racconta Pierangelo, medico in Piemonte - è molto duro e si perde la concentrazione, ma in sanità ormai questo monte ore è la norma, ci si lamenta solo quando le ore diventano 13 -15... Per un giovane vecchio di 61 anni come me le mie otto ore giornaliere + 2/4 ore aggiuntive quotidiane pesano".

Marco, ospedale Brotzu di Cagliari, prende in mano il suo Cud 2010: "A riga 1 compare 66.059.85 (lordi, tenga conto che il mio scaglione è, se non sbaglio, del 43%...). Sono uno degli italiani più ricchi! Faccia un po' lei i calcoli: quanto porto a casa ogni mese dopo vent'anni di servizio?"

"La mia dichiarazione dei redditi - dice Fabio, un chirurgo di Milano - è di circa 65.000 euro senza "l'altro" (che per noi chirurghi non esiste se non per anestesisti e radiologi che per ridurre liste d'attesa lavorano in libera professione per l'azienda stessa, che paga profumatamente) dopo 20 anni di lavoro. L'impressione è che nell'ultimo decennio vi sia stata una contrazione insostenibile delle risorse umane e materiali con il solito proposito di favorire il privato convenzionato a discapito della qualità del servizio pubblico. Infatti, quel che si è ottenuto nella mia divisione di chirurgia generale, è stato di prorogare le liste d'attesa sino a due anni (ovviamente per ciò che non è urgenza e neoplasie), cioè sino a quando il paziente decide di utilizzare un'altra struttura. Nel corso dell'ultimo anno, per esempio, il turn over di pensionamento della mia divisione non è stato rispettato per gravi carenze di organico, e però non ha intaccato alcun servizio per i cittadini. Evidentemente ciò è potuto accadere grazie al nostro impegno. Da circa 12 mesi infatti non vengono rispettate le regole basilari del contratto di lavoro determinando un conseguente carico di servizi tale da rendere rischiosa la nostra opera. Non esistono riposi compensativi (un giorno di riposo dopo il week end di lavoro cumulato a tutta la settimana precedente), oltre 20 giorni di lavoro consecutivi con otto reperibilità all day and night long, più inframmezzate notti in pronto soccorso , sale operatorie cinque giorni alla settimana e via dicendo. Il mio pensiero è che le strutture ospedaliere non sono aziende. Non si può pensare di avere profitti su un costo sociale, se non sfruttando il lavoro altrui e la salute della comunità".

Da Roma, Carmen: "Io invece sono un medico ospedaliero, specialista assunta a tempi indeterminato. Vinto regolare concorso pubblico, espletato il quale ho atteso altri due anni circa per l'assunzione definitiva, causa il solito blocco. Ho una figlia minore, pago un mutuo di circa mille euro il mese, lavoro a 40 km da Roma e non svolgo attività privata. Il mio reddito imponibile arriva a 58 mila euro, ho un prestito mensile Inpdap di 300 euro, le grosse spese non posso farle in contanti, quest'anno vacanze sì, ma a casa. Lavoro bene, i pazienti mi cercano , ma l'unico modo che ho per arrotondare il mio stipendio, sono gli straordinari, e i miei colleghi sono ben felici di cedere notti che concentro quando mia figlia sta dal padre, per non darle disagio e per non pagare baby sitter... Mi infastidisce il tono insinuante che noi medici ospedalieri siamo una lobby intoccabile, che accumuliamo denaro ai danni della collettività, che non arriva invece a fine mese. Ma la quarta settimana del mese, lo so benissimo anch'io, sulla mia pelle, cosa significa... So di svolgere un lavoro che spesso fa la differenza, sul crinale della vita e la morte (sono cardiologa). Posso affermare, anche dal confronto con le retribuzioni europee, che da cardiologo turnista sono sottopagata. A proposito, scrivo dal computer di casa. Stasera, notte di ferragosto, sarò di guardia".

"Io sono un anestesista rianimatore ospedaliero di La Spezia - scrive Marco - ho letto con molto interesse e ancor più stupore il suo articolo in merito agli stipendi di alcuni medici. Sono sbigottito, perché io percepisco dopo 14 anni di servizio 70000 euro lordi annui (cud 2009) e non riesco a capire attraverso quale meccanismo si possa raggiungere certe cifre".

Gregorio si è trasferito a Honolulu, e spiega il perché: "Faccio il chirurgo negli Stati Uniti dopo aver lasciato l'Italia disgustato dalle schifezze del paese e del mondo ospedaliero. Mi sono specializzato in chirurgia dei trapianti di fegato ed intestino. Ho eseguito il primo trapianto mutiviscerale totale pediatrico mai fatto in Italia (ospedale di Bergamo). I miei anni all'estero non sono valsi a nulla. nessun incarico dirigenziale. concorsi da primario vinti dai raccomandati. Per i trapianti all'inizio il chirurgo operatore riceveva la mostruosa cifra di 600 euro lordi (poi abolita dai sindacati). Nell'ultimo anno 2006/7 per un trapianto effettuato di notte percepivo l'enormità di 20 euro l'ora!".

Donatella, di Brescia, primario, è sconsolata: "Personalmente faccio le guardie diurne e notturne e le reperibilità, i giorni festivi e in media il doppio delle ore settimanali dei miei collaboratori. L'Italia oggi soprattutto è piene di malandrini ad ogni livello. Ma si pensi anche a tutti noi che cerchiamo tra le mille difficoltà della sanità pubblica di fare onestamente il nostro lavoro, senza privilegi di casta".
(17 agosto 2010)
2010-08-17 15:05:51
annamo bene....

http://www.corriere.it/esteri/10_agosto_17/newsweek-classifica-italia_a77e4212-a9d7-11df-8b1f-00144f02aabe.shtml
2010-08-17 16:27:33
vorrei fare un piccolo ragionamento , non richiamare un articolo che come al solito ci mostra la furbizia di qualcuno e i torti che subiamo direttamente e indirettamente e che in italia sono all ordine del giorno.

a questo mio schizzo metto un titolo " governo dell uomo " governo (dal verbo latino gubernare, 'reggere il timone', che ha come etica quella che secondo me, è o dovrebbe trovarsi nella maggioranza degli uomini del mondo, ossia , coscienza , sensibilità e razionalità
coscienza: o meglio oggi molti governi e molti uomini, sanno bene la storia ognuno del suo popolo, e quindi intrecciandole , analizzandole e confrontandole, abbiamo un piano anche se incompleto.
sensibilità: sappiamo bene cosa provoca , dolore , dispiacere, abbiamo un mare di saggisti , le religioni induiste le hanno classificate , e non mi metto ora a descriverle
razionalita: la parola si spiega da sola

si basa su considerazioni seppur superficiali , sull uomo e la storia

l uomo , nasce , cresce , matura e muore
nasce: ha bisogno di una casa o un ospedale e un municipio per registrarsi
cresce: ha bisogno di una casa , ha bisogno del medico , scuola e ricreatività
matura :ha bisogno di soldi , quindi un lavoro, medico, scuola e intrattenimento

in poche parole secondo me abbiamo 3 rappresentanti
1 politica e infrastrutture
2 scienza e intrattenimento
3 medici e legge
se un parlamento ci deve essere , deve essere formato da gente qualificata dei tre rami in egual misura

da qui si produggono i sottolavori di importanza unica
informazione libera (giornalisti e professori)
ordine cittadino (forze armate)
miglioramento infrastrutturale (operai)
tutela delle leggi (giudici )
medici (dei vari settori)

facendo due conti noi abbiamo
un parlamento di ladri , basta vedere i nomi e quello che hanno fatto nella vita,un informazione giornalistica imbavagliata , una scuola fatta di non professori , le forze dell ordine che spesso lasciano perplessi,le infrastrutture spesso abbandonate o lasciate in mani pericolose e non nascono piu stili nuovi, giudici ladri , e dottori ignoranti.Come se non bastasse ci portiamo ancora addosso la pesantezza delle religioni con tutto quello che comporta

creare un governo nobile nel pensiero e nell animo è impossibile fino a quando c e questa razza politica, tendente a far emergere il marcio dell uomo

a mio modesto parere tutto deve partire dall istruzione , e le nostre scuole e universita' hanno bisogno di un cambio radicale

2010-08-17 18:00:06
a mio modesto parere tutto deve partire dall istruzione , e le nostre scuole e universita' hanno bisogno di un cambio radicale


a mio modesto parere bisogna partire dalle famiglie, dall'etica, da uno stipendio sicuro che eviti di svendersi al primo venditore di pentole che passa. ci vuole una meritocrazia che non sia frutto solo della data sulla tessera de sindacato, o della telefonata dell'amico che dice "è un bravo ragazzo". ci vuole un'etica per tutti gli appalti comunali vinti per pochi euro e gestiti distribuendo posti di lavoro agli amici che poi si eclissano con il prossimo preventivo di bilancio. siamo uno dei paesi più istruiti al mondo, ma poi votiamo chi è oggi in parlamento. il problema non è l'istruzione, ma l'educazione civica.
2010-08-17 18:19:47
le famiglie vanno istruite, quando nasci la prima scuola è la famiglia , ma la famiglia è formata da uomini piu grandi quindi che hanno un istruzione gia aquisita o quasi, tramite i precedenti mezzi di istruzione gia citati sopra , l educazione civica ne dovrebbe fare parte
la meritocrazia ancora l aspettiamo impasienti.......
e il lavoro dovrebbe essere uno dei punti fermi del nostro governo , non ci dovrebbero dormire sopra
(edited)
2010-08-17 19:03:04
Se non fosse che parli a titolo personale (portando esempi personali), lo giudicherei un intervento da troll.

infatti ho portato due esempi, una clinica a verona e una a torino, dove ho avuto i risultati che ho esposto.

Se ti pare logico che ad una persona in fase terminale e con metastasi diffuse venga praticata una biopsia, quando i manuali di medicina e il buonsenso dicono il contrario, tu come la chiami? Efficienza?

Se una persona appena operata all'aorta addominale viene dimessa con febbri che poi si sarebbero rivelate essere sviluppo di una pancreatite che lo ha portato alla morte, la chiami efficienza?

Io la chiamo deficienza bella e buona.

Per me dire che al nord la sanità è migliore che al sud non ha senso, 2 su 2 sono sufficienti per dire che parliamo di luoghi comuni, bravi o cattivi medici sono dappertutto.


Secondo il tuo criterio, dovrei dire che Roma e Treviso sono 3o mondo, mentre Trieste è il paradiso.

no questoè il tuo criterio di leggere cose che io non ho scritto.

2010-08-17 22:20:03
A nome di tutti i romani un plauso ad Alemanno per la proposta di tassare i cortei.
2010-08-17 22:38:43
A nome di tutti i romani

wow, prossima volta fanno te sindaco :-)