Azərbaycan dili Bahasa Indonesia Bosanski Català Čeština Dansk Deutsch Eesti English Español Français Galego Hrvatski Italiano Latviešu Lietuvių Magyar Malti Mакедонски Nederlands Norsk Polski Português Português BR Românã Slovenčina Srpski Suomi Svenska Tiếng Việt Türkçe Ελληνικά Български Русский Українська Հայերեն ქართული ენა 中文
Subpage under development, new version coming soon!
 Topic closed!!!

Subject: [POLITICA]

2010-09-01 00:13:46

Nel video si vede che viene usata della violenza: si impedisce a qualcuno, con la forza, di prendere la parola. Chi l'ha fatto si è messo sullo stesso piano dei fascisti.


Non ho visto il video lo vedrò.


Posso dirti una cosa? Secondo me dire "bisogna essere intolleranti con gli intolleranti" è un po' come "occhio per occhio, dente per dente".

Affatto. Gandhi era violento? Non credo. però era intollerante, MOLTO intollerante.
2010-09-01 00:19:18
alla fine dei tre video cantano , bella ciao , qui fascismo e comunismo pero' non c entrano niente, se fosse stata una protesta violenta , minimo minimo dell utri andava via con la testa rotta , cmq , hanno fatto bene i ragazzi di como, questa gente di merda dovrebbe andare fuori dall italia a calci in culo
2010-09-01 01:01:02
Forse stiamo dicendo la stessa cosa....
Sicuramente io non intendo "essere tolleranti verso qualcuno" = "lasciare che quel qualcuno faccia quel che gli pare"!
Intendo concedere il rispetto e i diritti che merita un uomo.
Dell'Utri non aveva il diritto di parlare a quella platea (che era accorsa anche per sentire parlare lui di un determinato argomento)? Non credo proprio.

E non mi pare che Gandhi abbia mai calpestato i diritti di nessuno.
2010-09-01 02:23:46
Il cantare Bella Ciao fa parte della protesta non violenta, come sedersi sulla strada per far bloccare le strade.

E non mi pare che Gandhi abbia mai calpestato i diritti di nessuno.


la lotta, anche non violenta, calpesta SEMPRE i diritti di qualcuno. Scioperare lede il diritto di chi non sciopera a prendere l'autobus per esempio. Ma ci sono diritti che sono prevalenti. Infatti Gandhi riteneva non solo giusto ma DOVEROSO RIBELLARSI in forma non violenta ad una palese forma di ingiustizia.

Il problema non è che dell'Utri sia mafioso o no: il problema è che è senatore, pregiudicato per rati fiscali, condannato in appello per mafia e esaltatore di un mafioso.

Non vuole essere criticato? Si dimetta!

Altrimenti invece di scappare si giutifichi di fronte alla gente dato che viene pagato con le nostre tasse. Alle gente deve dar conto.

Se avesse tentato di giustificarsi e lo avrebbero impedito allora si che il comportamento sarebbe stato fascista. Ma lui invece nenache ha tentato di dare spiegazioni sulle sue dichiarazioni o sulle sue condanne... perchè?

Te lo dico io: fa parte di quella categorie che credono di non dover dare spiegazioni a nessuno.

Ebbene che si becchi il Bella Ciao ad ogni manifestazione pubblica fino a quando non si alzerà in piedi per giustificarsi oppure dimettersi.
2010-09-01 02:40:13
Diciamo che i tipi che hanno impedito a Dell'Utri di parlare sono entrati pienamente nello spirito dell'incontro: visto che si parlava di fascismo si sono comportati esattamente come facevano i fascisti.

Ho riflettuto sull'accaduto, ed a prima vista potrebbe essere come dici tu, peccato che il signor dell'utri non sia una persona qualunque ma sia un condannato per mafia che riveste un alta carica dello stato.
Cioè liberissimo di fare i porci comodi? allora voglio il comizio anche di Totò Riina.
2010-09-01 18:16:29
è pur vero che Dell'Utri ha sprezzantemente calpestato tutto il calpestabile dello Stato italiano, è di fatto un violentatore della morale e dell'economia. Insomma, una specie di nemico pubblico.
D'accordo su questo si può persino pensare che le povere vittime possano prendersi una piccola rivincita rigettando almeno la libertà di parola in pubblico del prepotente che distrugge il loro Stato.
2010-09-02 20:05:14
Ballaman, il leghista recordman dell'auto blu
Il politico friulano ha poi rinunciato chiedendo però 3.200 euro di rimborso al mese Spiegazioni

In passato finì sui giornali per lo «scambio delle compagne» con Balocchi

C'era da andare a prendere i parenti della moglie all'aeroporto? «Autista: la macchina!». Voleva vedere la partita di calcio Padania-Tibet? «Autista: la macchina!». Era invitato a pranzo dei suoceri? «Autista: la macchina!». Finché tutti questi viaggi poco istituzionali sono finiti in un dossier. Sul quale c'è un'inchiesta della Corte dei conti. Protagonista: il presidente del consiglio regionale del Friuli, Edouard Ballaman. Della Lega Nord. Il partito che era nato tuonando contro le auto blu.

La dettagliatissima ricostruzione dell'uso disinvolto dell'auto di servizio da parte dell'alto esponente del Carroccio, già deputato per tre legislature e questore della Camera, è stata pubblicata dal Messaggero Veneto. Dove Anna Buttazzoni ha rivelato un elenco sconcertante di una settantina di «missioni» dure da spacciare come dovute a obblighi d'ufficio. Frequenti trasferte a Campongara (Venezia) a casa dei genitori della fidanzata e poi moglie Chiara Feltrin. Una puntata a Jesolo «da un notaio per rogito appartamento al mare». Una serata con la fidanzata al ristorante «Da Giggetto» a Miane. Un viaggio all'aeroporto di Venezia «con fidanzata per accogliere nonna e zio di lei in arrivo dal sud Africa per il matrimonio». Un paio di sfacchinate fino a Milano per assistere ai primi di maggio 2008 all'incontro di calcio citato tra la Padania e il Tibet e poi per partecipare alla proiezione del film fortissimamente voluto dai leghisti «Barbarossa» di Renzo Martinelli. E via così...

Un dettaglio spicca sugli altri: nella lista ci sono due trasferimenti alla Malpensa. Prima per «partenza viaggio di nozze». Poi per «rientro viaggio di nozze». Esattamente lo stesso sfizio che si era preso Giuseppe Buzzanca che proprio per quel viaggio era stato non solo messo sotto accusa ma addirittura dichiarato decaduto, dopo un tormentone di sentenze e appelli, dalla carica di sindaco di Messina. Qual è la differenza? Che di là c'era il solito «terrone» della solita «Terronia» che si prende i lussi della Casta e di qua invece un virtuoso padano dedito al bene comune e costretto dalla forza degli eventi a utilizzare l'auto blu per il più personale di tutti motivi personali? Difficile da sostenere. Tanto più agli occhi dei leghisti duri e puri. Quelli che non hanno dimenticato come la Lega Nord sia stata per anni scatenata contro l'abuso delle auto di servizio.

Prima di «rassegnarsi» al comfort del sedile posteriore delle macchine dai vetri oscurati («È vero che noi della Lega per anni abbiamo dato battaglia su questa cosa. Ma per una donna e una mamma come me, diciamo la verità, l'auto blu è una bella comodità», spiegò l'allora presidente della regione Friuli-Venezia Giulia, Alessandra Guerra, «Non so come farei, se non venissero a prendermi a casa tutte le mattine») i leghisti erano arrivati al punto di presentare, nel 1993, un progetto di legge per abolire le Croma, le Mercedes, le Bmw da sostituire con Panda, Cinquecento, Renault 4 e Fiat Uno: «I potenti devono viaggiare in utilitaria».

Per non dire del «Manuale di resistenza fiscale» benedetto da Umberto Bossi nel novembre 1996 e illustrato da Mimmo Pagliarini e quel Roberto Maroni che oggi è al Viminale. I quali invitarono il contribuente «a un atto di disobbedienza» e a rivendicare il «diritto naturale» di togliere dalla dichiarazione dei redditi, tra l'altro, «35 mila lire di detrazione per le ingiuste spese delle auto blu». Una offensiva durata anni. E ogni tanto tirata fuori tra mille strilli. Contro il governo quando a palazzo Chigi c'era Dini. Contro la regione Emilia-Romagna. Contro la provincia di Milano quando era presidente Filippo Penati. Contro Letizia Moratti, tre anni fa, quando Matteo Salvini propose di tagliare le auto in dotazione alla giunta e a ventitré dirigenti comunali: «Facciamo andare a piedi gli assessori per costruire due villaggi solidali in Africa».

Rintracciato da Marco Ballico del Piccolo, che a maggio aveva già rivelato come andasse in ufficio tenendo sotto l'ascella un revolver modello «357 magnum» («tranquilli, non lo porto in aula»), Ballaman ha detto: «Se ho sbagliato pagherò. La maggior parte dei viaggi è giustificata. Sul resto vedranno i legali». Pagherà fino alle dimissioni? «Non penso proprio. Si paga il giusto, non di più». Come mai è saltata fuori la lista di questi viaggi? Ovvio: un complotto. Di chi? Dei conducenti: «Probabilmente a lasciarli a casa, mi sono inimicato qualche autista». Come mai? Perché il presidente, il 1° aprile scorso, forse intuendo d'avere un po' esagerato, aveva deciso di fare il bel gesto: la rinuncia all'auto blu! Peccato che lo stesso Piccolo di Trieste l'aveva beccato: grazie al ricorso all'auto propria, una Rover, Ballaman incassava oltre allo stipendio lordo mensile di 16.500 euro, anche 3.200 euro in più al mese di rimborsi.

Ballaman non è nuovo alle cronache. Come scrisse il Gazzettino, nel 2001 il sito internet dei Monopoli dello Stato comunicò che «tra i cinque concorrenti» le concessioni di due sale Bingo erano «state assegnate alla Cristallina Srl (47 punti) e alla Milleuno bingo (45)». E chi c'era tra i soci della Cristallina Srl? Lui. E sempre lui c'entrava nella sventurata speculazione immobiliare leghista a Punta Salvore, in Istria. La faccenda più «curiosa», però, fu lo scambio delle mogli con l'allora sottosegretario agli Interni Maurizio Balocchi. Niente sesso, si capisce: per aggirare la legge che vieta di assumere i propri parenti, lui prese in ufficio la signora Laura Pace, compagna di Balocchi, e Balocchi prese come collaboratrice Tiziana Vivian, alla quale Ballaman era legato prima di fidanzarsi e poi sposarsi con l'attuale compagna di autoblù. Anche allora, manco a dirlo, trovò del tutto superfluo perfino l'accenno alle dimissioni. E quando mai?

Gian Antonio Stella
2010-09-03 13:25:54
Caso De Magistris: giudizio per tre magistrati

La procura di Salerno: "Inchieste tolte illegittimamente". Su "Why not" e "Poseidone" si scatenò la guerra con l'ufficio giudiziario di Catanzaro

Le inchieste “Why Not” e “Poseidone” furono sottratte illegalmente a Luigi De Magistris, nel 2007, quando era ancora un pm della procura di Catanzaro: è questa la tesi della procura di Salerno che, dopo aver chiuso le indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio di tre magistrati calabresi, del parlamentare del Pdl Giancarlo Pittelli, dell’ex sottosegretario alle Attività produttive Pino Galati (Udc) e dell’uomo forte di Comunione e liberazione in Calabria, Antonio Saladino. Le prime risposte giudiziarie sul “caso De Magistris” arriveranno il 3 novembre, quando il gip Vincenzo Pellegrino deciderà sulle richieste dei tre pm (Rocco Alfano, Maria Chiara Minerva e Antonio Cantarella) che hanno “ereditato” l’inchiesta dai pm Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, poi puniti, con il trasferimento, dal Csm.

Chiesta l’archiviazione invece – secondo il Mattino, che per primo ha pubblicato, ieri, la notizia – per altri quattro magistrati – Enzo Iannelli, Alfredo Garbati, Domenico de Lorenzo e Salvatore Curcio – indagati per favoreggiamento e omissione in atti d’ufficio: s’erano rifiutati di trasmettere gli atti di Poseidone e Why Not ai pm salernitani (Nuzzi e Verasani) che stavano indagando sulla sottrazione dei fascicoli a De Magistris. Un rifiuto che sfociò, prima, nel sequestro degli atti, operato dai pm salernitani. E portò poi, proprio a causa del sequestro, alla punizione di Nuzzi, Verasani e del loro capo Luigi Apicella. Oltre che sulla richiesta di archiviazione, però, il gip dovrà deciderà sul rinvio a giudizio degli altri magistrati: l’ex procuratore capo Mariano Lombardi (fu lui ad avocare Poseidone a De Magistris), il procuratore generale reggente Dolcino Favi (avocò l’inchiesta Why Not) e il procuratore aggiunto Salvatore Murone. Le indagini della procura di Salerno ipotizzano, tra vari reati, anche la corruzione in atti giudiziari.

A trarre vantaggio dalla revoca di Poseidone, secondo l’accusa, furono Pittelli e Galati che, negli atti della chiusura d’indagine, appaiono come “istigatori” delle “condotte illecite” di Lombardi e Murone. “L’inevitabile stagnazione delle attività istruttorie in corso”, aveva scritto l’accusa nella chiusura dell’inchiesta, portò a “favorire le persone implicate nelle indagini, in particolare Pittelli e Galati i quali, in un più ampio contesto corruttivo (…) s’erano adoperati per far ricevere sia a Lombardi, sia a suo figlio Pierpaolo Greco, denaro o altre utilità”.

Illegale anche l’avocazione di Why Not: de Magistris, aveva iscritto nel registro degli indagati l’ex ministro Clemente Mastella (poi archiviato dalla procura di Catanzaro). Favi avocò l’inchiesta ipotizzando, per de Magistris, un “conflitto d’interessi”, poiché Mastella aveva avviato un’indagine disciplinare sul pm. “Conflitto d’interessi” che, secondo la procura salernitana, non s’è mai verificato, tanto da sostenere che “veniva attestata, in un atto pubblico, una situazione contraria al vero”. Per questo filone sono indagati Favi e Saladino che, all’epoca, era il principale accusato (poi condannato) nell’inchiesta Why Not.

“La procura di Salerno – ha commentato De Magistris, oggi europarlamentare dell’Idv – conferma che Why Not e Poseidone mi furono sottratte illegalmente, in seguito ad un accordo corruttivo, tra i vertici degli uffici di Procura e alcuni indagati”. “Nonostante il Csm fosse informato da tempo – prosegue – sulle gravi commistioni e le illegalità che interessavano i vertici degli uffici giudiziari di Catanzaro, non ha mai ritenuto di dovere intervenire. Oggi Murone è il titolare dell’inchiesta sugli attentati al procuratore generale di Reggio Calabria. Quello stesso Csm ha invece dimostrato una solerzia straordinaria quando, al termine di processi disciplinari farsa, ha proceduto all’esecuzione professionale mia e dei colleghi di Salerno”.

Pittelli replica: “De Magistris dovrebbe sapere, ma sarebbe pretendere troppo dalla sua cultura giuridica, che la richiesta di rinvio a giudizio rappresenta soltanto un’ipotesi di accusa tutta da verificare. La parte più interessante di tutta la storia deve essere ancora scritta. E la verità, su gruppi e manipoli, non tarderà a ristabilire gli esatti contorni della più vergognosa impostura mai verificata in ambito giudiziario-politico”.

Nell’attesa che la “vergognosa impostura” evocata da Pittelli venga dimostrata, o quanto meno accennata, bisogna registrare questa storia annovera la punizione, da parte del Csm, di almeno quattro pm. Ai quali va aggiunta Clementina Forleo che, (anche) per aver difeso De Magistris durante Annozero, fu prima incolpata e poi trasferita (per incompatibilità ambientale) dalla Procura di Milano. Oltre alle richieste di rinvio a giudizio (e di archiviazione), quindi, in questa vicenda pesa anche il ruolo del Csm dell’epoca, soprattutto se consideriamo che in questi giorni, altri tre pm, confermano (nelle sue parti essenziali) l’impianto accusatorio di Nuzzi e Verasani e, con esso, il “complotto” per sottrarre, in maniera illegale, le indagini all’ex pm napoletano.

da il Fatto Quotidiano del 3 settembre 2010
2010-09-05 11:39:01
La Stampa

Blitz alla festa Pd, Fassino: squadristi che fanno solo un favore al premier
Piero Fassino sul palco con Schifani durante la contestazione

«L'ho detto e lo ripeto, devono
ancora imparare ad ascoltare»


Alle cinque e un quarto del pomeriggio, quando il dibattito con il presidente del Senato Renato Schifani è finito da un pezzo, Piero Fassino non ha ancora sbollito la rabbia. Dal palco si è sbracciato per zittire i contestatori, li ha attaccati, ha difeso l’ospite e strappato un bel po’ di applausi. Ma è amareggiato: «Così fanno un favore a Berlusconi. Chi si comporta così ha un unico scopo: fare notizia. Ma sappia che non danneggia il presidente del Consiglio; danneggia il centrosinistra».

Perché ne è così sicuro?
«Quei trenta o quaranta che hanno cercato di impedire a Schifani di parlare sono gli stessi che hanno fatto perdere al centrosinistra le elezioni regionali in Piemonte».

Addirittura?
«Sì, perché a spingersi troppo a sinistra si finisce per diventare ascari della destra. La contestazione di oggi, esercitata in modi così aggressivi, al punto da cercare di impedire lo svolgimento del dibattito, è una dimostrazione di settarismo lontana mille miglia da un’idea di politica che invece è confronto di idee. Non è mai successo che con le urla e gli insulti si resti dalla parte della ragione».

Chi contesta, invece, sostiene che il Pd non avrebbe dovuto invitare il presidente del Senato per via dei suoi presunti rapporti con la mafia. Vi accusano di schizofrenia: un giorno don Ciotti, l’altro Schifani.
«Guardi, sulla lotta alla mafia noi non accettiamo lezioni da nessuno, tanto meno dagli urlatori o di chi si riempie la bocca di certe parole e le usa alla stregua di slogan. Noi siamo il partito di Pio La Torre e Piersanti Mattarella, gente che ha combattuto la mafia e dalla mafia è stato ucciso. Non ci vengano a dare lezioni su questo fronte perché non le accettiamo».

In sala c’era chi sventolava le agende rosse di Borsellino: dicono di chiedere giustizia e verità. Il Pd più volte ha sfilato al loro fianco, non è così?
«Ripeto: la Festa è un luogo di confronto e dibattito politico, non un posto in cui si lanciano accuse o si pronunciano sentenze. Negli Stati democratici per le accuse e le sentenze c’è un’istituzione che si chiama magistratura. E nessuno, neanche urlando, la può sostituire. Urlare in questo modo è da squadristi».

Dice sul serio?
«Sì, certo: abbiamo letto in questi giorni che qualcuno voleva organizzare squadre di contestatori per l’intervento di Fini a Mirabello. E li abbiamo definiti squadristi. È lo stesso metodo a cui abbiamo assistito in piazza Castello. A chi ha urlato vorrei rivolgere un invito: provate ad ascoltare, la politica non può essere il terreno degli insulti, ma lo spazio in cui si discute e si mettono a confronto le idee».
2010-09-05 11:44:34
fassino dovrebbe però scegliersi amici migliori
2010-09-05 11:48:41
non è amico di schifani

e comunque non cambia il fatto che ha ragione da vendere sul fenomeno che si sta verificando in una parte della sinistra che ormai scimmiotta apertamente i metodi del fascismo prima maniera, quello del primo mussolini
2010-09-05 11:50:24
i metodi del fascismo prima maniera, quello del primo mussolini

che metodi? prima di andare al potere bloccava i comizi?
2010-09-05 11:52:08
esatto
2010-09-05 12:36:30
non è detto che uno strumento per dimostrare dissenso sia completamente sbagliato.
la massa dei comizi si fa plagiare troppo facilmente
2010-09-05 12:43:27
non è detto che uno strumento per dimostrare dissenso sia completamente sbagliato.

lo diceva anche Mussolini, infatti poi si passò a strumenti più efficaci come le botte in testa e l'omicidio


la massa dei comizi si fa plagiare troppo facilmente

vero, lo dicono tutti i dittatori
a che serve la democrazia se c'è chi ha la verità in tasca ed è disposto a imporla sugli altri con la prevaricazione

intanto alla festa nazionale del PD c'erano migliaia di persone accorse per sentire il dibattito a cui era stato invitato anche Schifani, e non hanno potuto ascoltare il dibattito a causa di di poche decine di squadristi prevaricatori

d'altronde come dici te, magari è meglio così, avrebbero potuto essere plagiati troppo facilmente, meglio impedire un simile scempio

quando ci sarà un comizio di Di Pietro o uno spettacolo di Grillo bloccato dagli attivisti del PDL o dalle camice verdi però ricordati che dovrai usare lo stesso metro che usi ora
2010-09-05 12:45:56
quando ci sarà un comizio di Di Pietro o uno spettacolo di Grillo bloccato dagli attivisti del PDL o dalle camice verdi però ricordati che dovrai usare lo stesso metro che usi ora

i partiti del PDL non fanno parte del PD