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Subject: [POLITICA]

2016-12-06 13:13:36
sul vincolo di mantato non saprei. Se tutto rimane com'è la libertà di mandato è importante. Le situazioni politiche sono talmente varie e la realtà muta talmente rapidamente che un mandato non può essere legato a programmi stilati un anno, o 4 anni prima addirittura. Quando ci sarà un sistema con maggiore partecipazione da parte dei cittadini, allora forse si potrà intendere il parlamentare come mero portavoce, o esecutore, per il momento così, da solo, sto vincolo lo vedo difficile.
Ci vogliono regole in cui la libertà di mandato faccia il suo dovere (essere da contrappeso all'operato di partiti e governo). Certo coalizioni e programmi, nella situazione attuale, sono solo sabbia negli occhi dell'elettore.
2016-12-06 13:29:12
La libertà di mandato vuol dire firmare un assegno in bianco sperando poi che uno scriva la cifra pattuita.

Aggiungo che legislature di 5 anni sono anacronistiche.
2016-12-06 13:35:18
2016-12-06 13:41:51
che vuol dire vincolo di mandato?
Facciamo un esempio:
sono eletto con il pd facendo campagna elettorale per il mantenimento dell'art.18
poi il pd cambia segretario e presdelcons..
il nuovo presdelcond e segretario vuole fare il job act cancellando l'art. 18.

..che vincolo ho? di votare come il partito? oppure ho vincolo di votare come avevo detto? E come verrebbe esercitato (e DA CHI) questo vincolo?
2016-12-06 13:48:06
European Populism in the Age of Donald Trump

http://www.nytimes.com/interactive/2016/12/05/world/europe/populism-in-age-of-trump.html


il grafichetto è sbagliato.. ad esempio il front national è contrario all'austerity.
e poi usare la parola populismo è come esporre un certificato di propaganda.
2016-12-06 13:56:38
che vuol dire vincolo di mandato?

Vuol dire che se non fai come vuole il partito, ti dimetti. Seggio vacante. Si vota per il seggio. Fine prese per il culo.

Facciamo un esempio:
sono eletto con il pd facendo campagna elettorale per il mantenimento dell'art.18
poi il pd cambia segretario e presdelcons..
il nuovo presdelcond e segretario vuole fare il job act cancellando l'art. 18.


Grazie per l'esempio, utilissimo.
Il pd fa campagna elettorale per il mantenimento dell'articolo 18.
Poi cambia segretario e presidente del consiglio.
Il nuovo presidente del consiglio e segretario vuole fare il jobs act cancellando l'articolo 18.

Io eletto pd che sono stato eletto PER il mantenimento dell'articolo 18 e dico che sono contrario posso dimettermi e rendere il mio seggio vacante. L'avessero fatto tutti i bersaniani, si sarebbe potuto votare per quei seggi.
Cosa meglio di una conta per permettere ai rappresentati che perdono il rappresentante di decidere il nuovo rappresentante?
2016-12-06 13:58:24
È tutto l'articolo propaganda.

È interessante vedere come i media tradizionali non riescano ancora a trovare una strategia di propaganda efficace.
2016-12-06 14:05:02
Altro esempio.
Scilipoti viene eletto nell'italia dei valori di Di Pietro che considera Berlusconi un criminale a cui opporsi.
Una volta ottenuto lo scranno, Scilipoti si rende conto che Berlusconi non è un criminale, ma un esempio civico da appoggiare.
Perfetto. E però dovrebbe rappresentare quelli che pensavano che fosse un criminale a cui opporsi.
A questo punto il ligio Scilipoti si dimette per dare di nuovo voce ai rappresentati di decidere il rappresentante.
Fantastico, si avvera la democrazia rappresentativa!
(edited)
2016-12-06 14:16:37
Io eletto pd che sono stato eletto PER il mantenimento dell'articolo 18 e dico che sono contrario posso dimettermi e rendere il mio seggio vacante. L'avessero fatto tutti i bersaniani, si sarebbe potuto votare per quei seggi.
Cosa meglio di una conta per permettere ai rappresentati che perdono il rappresentante di decidere il nuovo rappresentante?


ma cosa vuol dire "vincolo"?
un meccanismo che lega qualcuno a fare (o non fare) qualcosa ci deve essere. E deve essere un'attività esterna alla coscienza di ciascun parlamentare di dimettersi.. quella ci sarebbe già..
Chi decide? sulla base di quali regole? Con che possibili ricorsi?

dai è impossibile..

L'unica proposta di questo tipo che io reputo realistica è l'elezione permanente.
Uffici elettorali aperti in comune tutti i giorni e chiunque può modificare il suo voto in modo dinamico.

Maggioranze che cambiano di giorno in giorno, eletti che vengono sostituiti di giorno in giorno..
un sogno!
2016-12-06 15:29:16
è possibile solo se sleghi il governo dal parlamento, perché non è possibile governare senza sapere se domani stai ancora lì, anzi con la concreta, notevole, possibilità, di non esserci più.
Governi eletti con legislazioni di 4 anni, come nei vituperati stati uniti, a suffragio universale e parlamento eletto ogni 4 anni, ma con check diciamo bimestrali (di meno mi pare una mattanza surreale), oppure che ogni avente diritto può cambiare una sola volta a bimestre. Le modifiche sono prese dai primi non eletti utilizzando le liste come le graduatorie dei concorsi.
Ci potrei scrivere un raccontino. ;)
2016-12-06 15:43:54
stiamo affrontando il problema principale delle democrazie .
La (presunta) separazione dei poteri legislativo ed esecutivo.

Negli stati di diritto la produzione di norme si espande continuamente, lasciando alla "esecuzione" spazi di manovra talmente limitati da risultare marginali.
Si fan leggi perchè le regole son necessarie, ma più se ne fanno, meno spazio di manovra resta a chi fa le attività..

I governi, di conseguenza, per svolgere la funzione di indirizzo pubblico (ma anche per usurpare potere su ambiti non loro..) si sono appropriati di sempre maggiori facoltà normative, partendo dalle proprie competenze (i regolamenti), ampliandone i confini e soprattutto andando a influire sulla produzione delle leggi.
Fino ad arrivare ad oggi, che i governi sono praticamente diventati funzione legislativa primaria in sfregio delle più banali osservazioni sulla deriva autoritaria che ciò comporta.
...facciamo un esempio: con decreto legislativo creo AgID, gli scrivo la legge istitutiva, gli finanzio le attività, gli concedo l'autonomia, gli regolamento gli ambiti e gli do facoltà regolamentare.. questo tutto in sostanziale (non formale) autonomia rispetto al parlamento.. è democrazia parlamentare? ...ma soprattutto.. è democrazia?

Di recente la deriva normativa dei governi ha avuto addirittura casi (Italia) di governi che si spendevano per riforme di liv. costituzionale... ma siamo ad un livello di abominio (imho).


La cosa di cui ci si deve convincere, al di la di democrazia parlamentare o governativa è che fare le leggi e governare la PA sono due mestieri differenti. E vanno divisi.

Vogliamo eleggere il governo e fargli fare le leggi? OK, ma allora la PA (compresi esercito forze armate etc) devono rispondere a qualcunaltro.
2016-12-06 15:45:11
2016-12-06 22:49:26
Certe cose fanno sempre piacere

CLASSIFIED BY: J. Patrick Truhn, Consul General.


If it were not part of Italy, Calabria would
be a failed state. The 'Ndrangheta organized crime syndicate
controls vast portions of its territory and economy, and
accounts for at least three percent of Italy's GDP (probably
much more) through drug trafficking, extortion and usury.


E poi continua con altre delizie
https://wikileaks.org/plusd/cables/08NAPLES96_a.html
2016-12-07 00:08:17
the ugly truth

con la differenza che ormai lo fanno in tante altre parti d'italia............
2016-12-07 01:49:02
Renzi firma le dimissioni con la matita di Piero Pelù

ROTFL
Piegato
2016-12-07 07:40:01
ESSENDO un fisico teorico che vive a Cambridge, ho vissuto la mia vita in una bolla di eccezionale privilegio. Cambridge è una città insolita, tutta incentrata su una delle grandi università del pianeta. All’interno di questa città, la comunità scientifica di cui sono entrato a far parte quando avevo vent’anni è ancora più esclusiva. E all’interno di questa comunità scientifica, il gruppo ristretto di fisici teorici internazionali con cui ho trascorso la mia vita lavorativa potrebbe a volte essere tentato di vedersi come un apogeo. In aggiunta a tutto questo, con la celebrità che mi hanno procurato i miei libri e l’isolamento imposto dalla malattia, ho la netta impressione che la mia torre d’avorio diventi sempre più alta.
Pertanto, faccio parte senza dubbio di quelle élite che recentemente, in America e in Gran Bretagna, sono oggetto di un inequivocabile rigetto. L’elettorato britannico ha deciso di uscire dall’Unione Europea, i cittadini americani hanno scelto Donald Trump come prossimo presidente.
Qualunque cosa possiamo pensare di queste decisioni, non c’è alcun dubbio, nella mente dei commentatori, che siamo di fronte a un grido di rabbia da parte di persone che si sono sentite abbandonate dai loro leader.

Tutti sembrano d’accordo nel dire che è stato il momento in cui i dimenticati hanno parlato, trovando la voce per rigettare il consiglio e la guida degli esperti e delle élite di ogni latitudine.
Io non faccio eccezione a questa regola. Prima del voto sulla Brexit ho lanciato l’allarme sugli effetti negativi che avrebbe avuto per la ricerca scientifica in Gran Bretagna, ho detto che uscire dall’Unione Europea sarebbe stato un passo indietro: e l’elettorato — o almeno una parte sufficientemente ampia di esso — non si è curato del mio parere così come non si è curato del parere di tutti gli altri leader politici, sindacalisti, artisti, scienziati, imprenditori e personaggi famosi che hanno dato lo stesso consiglio inascoltato al resto del Paese.
Quello che conta adesso, molto più delle vittorie della Brexit e di Trump, è come reagiranno le élite. Dovremmo, a nostra volta, rigettare questi risultati elettorali liquidandoli come sfoghi di un populismo grossolano che non tiene in considerazione i fatti, e cercare di aggirare o circoscrivere le scelte che rappresentano? A mio parere sarebbe un terribile errore.
Le inquietudini che sono alla base di questi risultati elettorali e che concernono le conseguenze economiche della globalizzazione e dell’accelerazione del progresso tecnologico sono assolutamente comprensibili. L’automatizzazione delle fabbriche ha già decimato l’occupazione nell’industria tradizionale e l’ascesa dell’intelligenza artificiale probabilmente allargherà questa distruzione di posti di lavoro anche alle classi medie, lasciando in vita solo i lavori di assistenza personale, i ruoli più creativi o le mansioni di supervisione.
Tutto questo a sua volta accelererà la disuguaglianza economica, che già si sta allargando in tutto il mondo. Internet, e le piattaforme che rende possibili, consentono a gruppi molto ristretti di persone di ricavare profitti enormi con un numero di dipendenti ridottissimo. È inevitabile, è il progresso: ma è anche socialmente distruttivo.
Tutto questo va affiancato al crac finanziario, che ha rivelato a tutti che un numero ristrettissimo di individui che lavorano nel settore finanziario possono accumulare compensi smisurati, mentre tutti gli altri fanno da garanti e si accollano i costi quando la loro avidità ci conduce alla deriva. Complessivamente, quindi, viviamo in un mondo in cui la disuguaglianza finanziaria si sta allargando invece di ridursi, e in cui molte persone rischiano di veder scomparire non soltanto il loro tenore di vita, ma la possibilità stessa di guadagnarsi da vivere. Non c’è da stupirsi che cerchino un nuovo sistema, e Trump e la Brexit possono dare l’impressione di offrirlo.
C’è da dire anche che un’altra conseguenza indesiderata della diffusione globale di Internet e dei social media è che la natura nuda e cruda di queste disuguaglianze è molto più evidente che in passato. Per me la possibilità di usare la tecnologia per comunicare è stata un’esperienza liberatoria e positiva. Senza di essa, già da molti anni non sarei più stato in grado di lavorare.
Ma significa anche che le vite delle persone più ricche nelle parti più prospere del pianeta sono dolorosamente visibili a chiunque, per quanto povero, abbia accesso a un telefono. E visto che ormai nell’Africa subsahariana sono più numerose le persone con un telefono che quelle che hanno accesso ad acqua pulita, fra non molto significherà che quasi nessuno, nel nostro pianeta sempre più affollato, potrà sfuggire alla disuguaglianza.
Le conseguenze di ciò sono sotto gli occhi di tutti: i poveri delle aree rurali affluiscono nelle città spinti dalla speranza, ammassandosi nelle baraccopoli. E poi spesso, quando scoprono che il nirvana promesso da Instagram non è disponibile là, lo cercano in altri Paesi, andando a ingrossare le fila sempre più nutrite dei migranti economici in cerca di una vita migliore. Questi migranti a loro volta mettono sotto pressione le infrastrutture e le economie dei Paesi in cui arrivano, minando la tolleranza e alimentando ancora di più il populismo politico.
Per me, l’aspetto veramente preoccupante di tutto questo è che mai come adesso, nella storia, è stato maggiore il bisogno che la nostra specie lavori insieme. Dobbiamo affrontare sfide ambientali spaventose: i cambiamenti climatici, la produzione alimentare, il sovrappopolamento, la decimazione di altre specie, le epidemie, l’acidificazione degli oceani.
Insieme, tutti questi problemi ci ricordano che ci troviamo nel momento più pericoloso nella storia dello sviluppo dell’umanità. Possediamo la tecnologia per distruggere il pianeta su cui viviamo, ma non abbiamo ancora sviluppato la capacità di fuggire da questo pianeta. Forse fra qualche secolo avremo creato colonie umane fra le stelle, ma in questo momento abbiamo un solo pianeta, e dobbiamo lavorare insieme per proteggerlo.
Per farlo è necessario abbattere le barriere interne ed esterne alle nazioni, non costruirle. Se vogliamo avere una possibilità di riuscirci, è indispensabile che i leader mondiali riconoscano che hanno fallito e che stanno tradendo le aspettative della maggior parte delle persone. Con le risorse sempre più concentrate nelle mani di pochi, dovremo imparare a condividere molto più di quanto facciamo adesso.
Non stanno scomparendo solo posti di lavoro, ma interi settori, e dobbiamo aiutare le persone a riqualificarsi per un nuovo mondo, e sostenerle finanziariamente mentre lo fanno. Se le comunità e le economie non riescono a sopportare gli attuali livelli di immigrazione, dobbiamo fare di più per incoraggiare lo sviluppo globale, perché è l’unico modo per convincere milioni di migranti a cercare un futuro nel loro Paese.
Possiamo riuscirci, io sono di un ottimismo sfrenato sulle sorti della mia specie: ma sarà necessario che le élite, da Londra a Harvard, da Cambridge a Hollywood,
imparino le lezioni di quest’ultimo anno. Che imparino, soprattutto, una certa umiltà.
Stephen Hawking