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Subject: [POLITICA]
http://www.tempi.it/aiutateci-aiutateci-firmato-la-polizia#.WWT3D4jyiHt
Aiutateci, aiutateci! Firmato: la polizia
Luglio 11, 2017 Max Ferrari
La drammatica ammissione delle forze dell’ordine svedesi. Nel paese ormai le zone off limits sotto il controllo di criminali ed estremisti sono 61
Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – La Svezia è fuori controllo, quasi persa, e ad ammetterlo è Dan Eliasson, il capo della polizia, che in tv descrive una situazione da guerra civile, con intere aree del paese sfuggite all’autorità dello Stato, e conclude con un disperato appello ai cittadini: «Aiutateci, aiutateci!». «Ad essere fuori controllo è lui», reagisce rabbiosa la stampa progressista, ma c’è la conferma di Anders Thornberg, capo dei servizi segreti (Säpo), che alza addirittura l’allarme parlando di terroristi e spiegando che «dai 200 monitorati nel 2010 si è passati a qualche migliaio», capaci di colpire in Svezia e altrove, soprattutto le decine di foreign fighter di ritorno dalla Siria. Ma perché improvvisamente i vertici di polizia e servizi rompono il muro di omertà? La ragione si desume da un servizio della Nrk, la Rai norvegese, che lo scorso settembre ha svelato come ogni giorno in Svezia tre agenti si licenzino e l’80 per cento pensi di cambiare lavoro. Eliasson ammette che le aree “vietate” a polizia e pompieri sono diventate 61, sono sempre più estese e 23 di queste, attorno alle città più grandi, sono considerate “particolarmente rischiose”. Da lì la polizia si è ritirata: commissariati chiusi e controllo, de facto, demandato a 200 gang che armano almeno cinquemila delinquenti. Persino le ambulanze chiedono di entrarci con attrezzature da zona di guerra.
I “populisti” di Sd (Sverigedemokraterna), schizzati al 18 per cento nei sondaggi, spingono per l’intervento dell’esercito a Malmö, e Adam Marttinen, responsabile giustizia del partito, spiega che occorre ridare pieni poteri alla polizia, revocare la nazionalità agli estremisti, impedire i programmi di accoglienza per i terroristi di ritorno dalla Siria ed espellere chi delinque. Tutto il contrario della ministra della Cultura e Democrazia, Alice Kuhnke, che alla TV di Stato accusò i comuni di non fare abbastanza per accogliere nuovamente chi era andato a combattere. La città di Lund che propose ai terroristi di ritorno una casa, dei sussidi e lavoro socialmente utile, pareva infatti un’eccezione, ma una recentissima inchiesta di Expressen ha svelato una realtà inquietante: decine di fanatici che avevano postato sui social loro foto con teste mozzate e nemici uccisi sono stati riaccolti in Svezia e vivono protetti con un nuovo nome concessogli dalle autorità. Delle preziose risorse da proteggere, pare. Pentiti? A leggere le interviste non sembra proprio. Per il governo però la situazione è “sotto controllo”, non c’è overdose di migranti e il terrorismo non colpisce la Svezia. No? E la strage di Stoccolma? L’imbarazzante sito internet che il governo usa per controbattere alle cosiddette “fake news populiste” spiega che si è trattato di «un sospetto attacco terroristico, ma i motivi non sono ancora chiari».
Emblematico di questo negazionismo di Stato il caso della ministra degli Esteri Margot Wallström, che dopo le stragi di Parigi del novembre 2015 (130 morti) suggerì che fossero una reazione alla «frustrazione» per la situazione palestinese. Ma le comode spiegazioni, nota la giornalista Annika Rothstein, non reggono più: «La Svezia – dice Rothstein, che collabora con Israel Hayom e Jerusalem Post – è notoriamente contro Israele, filopalestinese e neutrale in ogni conflitto, eppure oggi è nel mirino. Evidentemente la spiegazione è un’altra e non è la povertà, visto che una famiglia di migranti di 4 persone, oltre alla casa, riceve più di 3.000 euro in sussidi al mese». Annika spiega come la Svezia, che già nel 2014 aveva circa 400 mila musulmani su 9 milioni di abitanti, tra il 2015 e il 2016 ha accolto altri 150 mila migranti «da paesi dove le opinioni sulle donne, la sessualità, l’eguaglianza e la separazione tra Stato e religione sono molto diverse dalle nostre.
C’è un inevitabile scontro di valori, e ci si rifiuta di ammettere che esso può solo intensificarsi: vediamo l’impennata dei delitti d’onore, gli stupri coperti dalla polizia e dai media e la segregazione sessuale accettata per accontentare i fanatici». Dopo le violenze sessuali di massa che fecero scalpore a Colonia, Rothstein scoprì che anche in Svezia la polizia, pur al corrente di atti simili, avesse deciso di non parlarne perché i sospettati erano qualificati come “rifugiati”. Supposizioni? No, il capo della polizia di Stoccolma, Peter Agren, ammise alla stampa che «è un tema sensibile. Abbiamo paura di dire la verità perché potrebbe favorire la propaganda populista».
Significativo anche il “caso Trump”, scoppiato quando il presidente americano, parlando di estremismo in un comizio il 18 febbraio scorso, ha detto: «Guardate cosa succede in Germania, a Bruxelles, in Svezia, a Parigi…». Governo svedese e mass media mondiali si sono affrettati a ridicolizzarlo: in Svezia non succede niente e nulla succederà. Pochi giorni dopo un tir lanciato da un islamista uzbeko sulla folla a Stoccolma ha dimostrato che si sbagliavano, ma Trump si riferiva ad altro: parlava di un documentario di Ami Horowitz, trasmesso da Fox negli Stati Uniti, in cui poliziotti svedesi ammettevano la loro impotenza rivelando che, anche in caso di inseguimento, le loro auto si fermano all’entrata dei quartieri a rischio, dove circolano armi da guerra e droga ma gli estremisti sono intoccabili poiché chi osa farlo è accusato di razzismo.
Amun Abdullahi, musulmana scappata dalla Somalia e diventata giornalista della radio pubblica svedese, pensava fosse giusto raccontare come gli estremisti di Al Shabaab reclutassero giovani nelle periferie di Stoccolma. Ma «anziché ringraziarmi, i colleghi di sinistra mi dicevano di stare zitta e cominciarono a ostracizzarmi. Ero odiata e accusata di dire cose che, seppur vere, favorivano la destra». Minacciata e delusa, Amun è tornata in Somalia perché «Stoccolma è più pericolosa di Mogadiscio». Stessa sorte per Hanif Bali, deputato musulmano di origine iraniana che rivela: «Si parla di dialogo ma quando dico cose positive sugli ebrei ricevo fiumi di email minacciose da immigrati arabi e gente di sinistra, è davvero pericoloso parlare».
Aiutateci, aiutateci! Firmato: la polizia
Luglio 11, 2017 Max Ferrari
La drammatica ammissione delle forze dell’ordine svedesi. Nel paese ormai le zone off limits sotto il controllo di criminali ed estremisti sono 61
Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – La Svezia è fuori controllo, quasi persa, e ad ammetterlo è Dan Eliasson, il capo della polizia, che in tv descrive una situazione da guerra civile, con intere aree del paese sfuggite all’autorità dello Stato, e conclude con un disperato appello ai cittadini: «Aiutateci, aiutateci!». «Ad essere fuori controllo è lui», reagisce rabbiosa la stampa progressista, ma c’è la conferma di Anders Thornberg, capo dei servizi segreti (Säpo), che alza addirittura l’allarme parlando di terroristi e spiegando che «dai 200 monitorati nel 2010 si è passati a qualche migliaio», capaci di colpire in Svezia e altrove, soprattutto le decine di foreign fighter di ritorno dalla Siria. Ma perché improvvisamente i vertici di polizia e servizi rompono il muro di omertà? La ragione si desume da un servizio della Nrk, la Rai norvegese, che lo scorso settembre ha svelato come ogni giorno in Svezia tre agenti si licenzino e l’80 per cento pensi di cambiare lavoro. Eliasson ammette che le aree “vietate” a polizia e pompieri sono diventate 61, sono sempre più estese e 23 di queste, attorno alle città più grandi, sono considerate “particolarmente rischiose”. Da lì la polizia si è ritirata: commissariati chiusi e controllo, de facto, demandato a 200 gang che armano almeno cinquemila delinquenti. Persino le ambulanze chiedono di entrarci con attrezzature da zona di guerra.
I “populisti” di Sd (Sverigedemokraterna), schizzati al 18 per cento nei sondaggi, spingono per l’intervento dell’esercito a Malmö, e Adam Marttinen, responsabile giustizia del partito, spiega che occorre ridare pieni poteri alla polizia, revocare la nazionalità agli estremisti, impedire i programmi di accoglienza per i terroristi di ritorno dalla Siria ed espellere chi delinque. Tutto il contrario della ministra della Cultura e Democrazia, Alice Kuhnke, che alla TV di Stato accusò i comuni di non fare abbastanza per accogliere nuovamente chi era andato a combattere. La città di Lund che propose ai terroristi di ritorno una casa, dei sussidi e lavoro socialmente utile, pareva infatti un’eccezione, ma una recentissima inchiesta di Expressen ha svelato una realtà inquietante: decine di fanatici che avevano postato sui social loro foto con teste mozzate e nemici uccisi sono stati riaccolti in Svezia e vivono protetti con un nuovo nome concessogli dalle autorità. Delle preziose risorse da proteggere, pare. Pentiti? A leggere le interviste non sembra proprio. Per il governo però la situazione è “sotto controllo”, non c’è overdose di migranti e il terrorismo non colpisce la Svezia. No? E la strage di Stoccolma? L’imbarazzante sito internet che il governo usa per controbattere alle cosiddette “fake news populiste” spiega che si è trattato di «un sospetto attacco terroristico, ma i motivi non sono ancora chiari».
Emblematico di questo negazionismo di Stato il caso della ministra degli Esteri Margot Wallström, che dopo le stragi di Parigi del novembre 2015 (130 morti) suggerì che fossero una reazione alla «frustrazione» per la situazione palestinese. Ma le comode spiegazioni, nota la giornalista Annika Rothstein, non reggono più: «La Svezia – dice Rothstein, che collabora con Israel Hayom e Jerusalem Post – è notoriamente contro Israele, filopalestinese e neutrale in ogni conflitto, eppure oggi è nel mirino. Evidentemente la spiegazione è un’altra e non è la povertà, visto che una famiglia di migranti di 4 persone, oltre alla casa, riceve più di 3.000 euro in sussidi al mese». Annika spiega come la Svezia, che già nel 2014 aveva circa 400 mila musulmani su 9 milioni di abitanti, tra il 2015 e il 2016 ha accolto altri 150 mila migranti «da paesi dove le opinioni sulle donne, la sessualità, l’eguaglianza e la separazione tra Stato e religione sono molto diverse dalle nostre.
C’è un inevitabile scontro di valori, e ci si rifiuta di ammettere che esso può solo intensificarsi: vediamo l’impennata dei delitti d’onore, gli stupri coperti dalla polizia e dai media e la segregazione sessuale accettata per accontentare i fanatici». Dopo le violenze sessuali di massa che fecero scalpore a Colonia, Rothstein scoprì che anche in Svezia la polizia, pur al corrente di atti simili, avesse deciso di non parlarne perché i sospettati erano qualificati come “rifugiati”. Supposizioni? No, il capo della polizia di Stoccolma, Peter Agren, ammise alla stampa che «è un tema sensibile. Abbiamo paura di dire la verità perché potrebbe favorire la propaganda populista».
Significativo anche il “caso Trump”, scoppiato quando il presidente americano, parlando di estremismo in un comizio il 18 febbraio scorso, ha detto: «Guardate cosa succede in Germania, a Bruxelles, in Svezia, a Parigi…». Governo svedese e mass media mondiali si sono affrettati a ridicolizzarlo: in Svezia non succede niente e nulla succederà. Pochi giorni dopo un tir lanciato da un islamista uzbeko sulla folla a Stoccolma ha dimostrato che si sbagliavano, ma Trump si riferiva ad altro: parlava di un documentario di Ami Horowitz, trasmesso da Fox negli Stati Uniti, in cui poliziotti svedesi ammettevano la loro impotenza rivelando che, anche in caso di inseguimento, le loro auto si fermano all’entrata dei quartieri a rischio, dove circolano armi da guerra e droga ma gli estremisti sono intoccabili poiché chi osa farlo è accusato di razzismo.
Amun Abdullahi, musulmana scappata dalla Somalia e diventata giornalista della radio pubblica svedese, pensava fosse giusto raccontare come gli estremisti di Al Shabaab reclutassero giovani nelle periferie di Stoccolma. Ma «anziché ringraziarmi, i colleghi di sinistra mi dicevano di stare zitta e cominciarono a ostracizzarmi. Ero odiata e accusata di dire cose che, seppur vere, favorivano la destra». Minacciata e delusa, Amun è tornata in Somalia perché «Stoccolma è più pericolosa di Mogadiscio». Stessa sorte per Hanif Bali, deputato musulmano di origine iraniana che rivela: «Si parla di dialogo ma quando dico cose positive sugli ebrei ricevo fiumi di email minacciose da immigrati arabi e gente di sinistra, è davvero pericoloso parlare».
Alice Bah Kuhnke (born Alice Bah; 21 December 1971) is the Swedish Minister of Culture and Democracy since October 2014
una famiglia di migranti di 4 persone, oltre alla casa, riceve più di 3.000 euro in sussidi al mese
quasi quasi emigro in Svezia
quasi quasi emigro in Svezia
One of first Muslim same-sex marriages takes place in UK
'We're going to show the whole world that you can be gay and Muslim'
http://www.independent.co.uk/news/uk/home-news/muslim-same-sex-marriage-uk-first-walsall-west-midlands-islam-homosexual-jahed-choudhury-sean-rogan-a7835036.html
'We're going to show the whole world that you can be gay and Muslim'
http://www.independent.co.uk/news/uk/home-news/muslim-same-sex-marriage-uk-first-walsall-west-midlands-islam-homosexual-jahed-choudhury-sean-rogan-a7835036.html
che anche i gay potessero avere il cervello fulminato dalla religione... beh... non è che ci fossero grossi dubbi eh :)
Gozi (pd)
questa gente da degli ignoranti a quelli del M5S. Questi sono gli eredi del PCI, che in parlamento non avrebbe mai mandato uno con un livello così basso di dignità (o comprensione) da potere persino pensare una scemata di questo livello.
PD delendus est.
(edited)
questa gente da degli ignoranti a quelli del M5S. Questi sono gli eredi del PCI, che in parlamento non avrebbe mai mandato uno con un livello così basso di dignità (o comprensione) da potere persino pensare una scemata di questo livello.
PD delendus est.
(edited)
Un mio compagno delle medie e la sua famiglia si sono finti rifugiati anni fa e sono andati in Svezia dove hanno avuto tutto
Il fratello più piccolo invece è rimasto qua ed è da quando ha 16 anni che vive da solo e si sbatte in nmila lavori sottopagati
Il fratello più piccolo invece è rimasto qua ed è da quando ha 16 anni che vive da solo e si sbatte in nmila lavori sottopagati
Kev ti chiedo un favore, dato che siamo qui da lustri...
non mettermi le foto della tizia, i contenuti si commentano da soli ma le foto mi creano pesantissimi disturbi mentali e fisici oltre a quelli che ho già.
credo che la tizia sia la rappresentazione del punto più basso della politica italiana, a suo confronto le menabigoli di B. erano delle statiste sopraffine.
non mettermi le foto della tizia, i contenuti si commentano da soli ma le foto mi creano pesantissimi disturbi mentali e fisici oltre a quelli che ho già.
credo che la tizia sia la rappresentazione del punto più basso della politica italiana, a suo confronto le menabigoli di B. erano delle statiste sopraffine.
la svezia verrà distrutta dalla loro visione ultrasocialista del politically correct. a forza di tutelare chiunque sta diventando il peggior rifugio dei peggiori personaggi
sugli emigrati italiani
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/12/migranti-lanno-scorso-hanno-cercato-fortuna-allestero-285mila-italiani-piu-degli-stranieri-sbarcati-sulla-penisola/3716671/
Io non sono iscritto all'AIRE e come me credo molti altri, non essendo obbligatorio, quindi credo che comunque e' un numero che andrebbe visto al rialzo (assumendo che sia veritiero).
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/12/migranti-lanno-scorso-hanno-cercato-fortuna-allestero-285mila-italiani-piu-degli-stranieri-sbarcati-sulla-penisola/3716671/
Io non sono iscritto all'AIRE e come me credo molti altri, non essendo obbligatorio, quindi credo che comunque e' un numero che andrebbe visto al rialzo (assumendo che sia veritiero).