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Subject: [POLITICA]
non so tu, ma io non sono un immunologo, quindi preferisco non prendere una posizione netta, scolpita nella roccia (tipo scrivere "cagate del genere")
comunque, tanto per parlare, io ho la maturità scientifica, la Lorenzin quella classica, quindi forse sono più titolato io di lei a parlare di scienza... :D
comunque, tanto per parlare, io ho la maturità scientifica, la Lorenzin quella classica, quindi forse sono più titolato io di lei a parlare di scienza... :D
Quindi non essendo un medico dovrei non credere al fatto che bisogna vaccinare i miei figli? Essere, come dici tu, possibilista sul fatto che 10 vaccini siano troppi, i metalli pesanti e cagate del genere?
Io registro nella comunità scientifica di materie (economia, medicina) più "popolari" (nel senso che hanno un diretto ed immediato riflesso sulla società e per questo più discusse dal "popolo") un fastidio elitistico di chi si fa scudo del vessillo scientifico per difendere non tanto il proprio ruolo quanto il proprio privilegio esclusivo di parola, peccando paradossalmente di anti-scientificità.
Lo riscontro con un immunologo che trasuda risentimento anti-democratico per chiunque si azzardi a parlare di quello che egli ritiene sua proprietà, così come nell'ortodossia economica (che poi si riduce al solito circolino di liberisti wannabe), nel momento stesso in cui si mettono in discussione congetture imposte come assiomi.
Ma la Scienza non funziona così. Non zittisce a prescindere e a priori. Non esiste il VERO. Esiste il VERO fino a prova contraria, e in quel "fino" sta il progresso dell'umanità, nell'andamento non-lineare delle scoperte, nella confutazione di ciò che si pensava corretto, e nella riformulazione corretta di ciò che si pensava errato.
È così perché è così, non è Scienza. È flame. È twitter.
E qui si arriva al punto. La scienza non si fa sui social. E chi da "scienziato" baccehtta il pastore che parla di vaccini o l'imbianchino che parla di euro, non lo fa in nome della scienza, ma in nome di una gigantesca battaglia POLITICA volta a ridurre gli spazi di libertà.
Io registro nella comunità scientifica di materie (economia, medicina) più "popolari" (nel senso che hanno un diretto ed immediato riflesso sulla società e per questo più discusse dal "popolo") un fastidio elitistico di chi si fa scudo del vessillo scientifico per difendere non tanto il proprio ruolo quanto il proprio privilegio esclusivo di parola, peccando paradossalmente di anti-scientificità.
Lo riscontro con un immunologo che trasuda risentimento anti-democratico per chiunque si azzardi a parlare di quello che egli ritiene sua proprietà, così come nell'ortodossia economica (che poi si riduce al solito circolino di liberisti wannabe), nel momento stesso in cui si mettono in discussione congetture imposte come assiomi.
Ma la Scienza non funziona così. Non zittisce a prescindere e a priori. Non esiste il VERO. Esiste il VERO fino a prova contraria, e in quel "fino" sta il progresso dell'umanità, nell'andamento non-lineare delle scoperte, nella confutazione di ciò che si pensava corretto, e nella riformulazione corretta di ciò che si pensava errato.
È così perché è così, non è Scienza. È flame. È twitter.
E qui si arriva al punto. La scienza non si fa sui social. E chi da "scienziato" baccehtta il pastore che parla di vaccini o l'imbianchino che parla di euro, non lo fa in nome della scienza, ma in nome di una gigantesca battaglia POLITICA volta a ridurre gli spazi di libertà.
Io registro nella comunità scientifica di materie (economia, medicina) più "popolari" (nel senso che hanno un diretto ed immediato riflesso sulla società e per questo più discusse dal "popolo") un fastidio elitistico di chi si fa scudo del vessillo scientifico per difendere non tanto il proprio ruolo quanto il proprio privilegio esclusivo di parola, peccando paradossalmente di anti-scientificità.
Lo riscontro con un immunologo che trasuda risentimento anti-democratico per chiunque si azzardi a parlare di quello che egli ritiene sua proprietà, così come nell'ortodossia economica (che poi si riduce al solito circolino di liberisti wannabe), nel momento stesso in cui si mettono in discussione congetture imposte come assiomi.
Ma la Scienza non funziona così. Non zittisce a prescindere e a priori. Non esiste il VERO. Esiste il VERO fino a prova contraria, e in quel "fino" sta il progresso dell'umanità, nell'andamento non-lineare delle scoperte, nella confutazione di ciò che si pensava corretto, e nella riformulazione corretta di ciò che si pensava errato.
È così perché è così, non è Scienza. È flame. È twitter.
E qui si arriva al punto. La scienza non si fa sui social. E chi da "scienziato" baccehtta il pastore che parla di vaccini o l'imbianchino che parla di euro, non lo fa in nome della scienza, ma in nome di una gigantesca battaglia POLITICA volta a ridurre gli spazi di libertà.
Sarà.
Ma per me quando si parla di certi argomenti uno non vale uno.
Continuerò a confidare nella selezione naturale... ^_^
Lo riscontro con un immunologo che trasuda risentimento anti-democratico per chiunque si azzardi a parlare di quello che egli ritiene sua proprietà, così come nell'ortodossia economica (che poi si riduce al solito circolino di liberisti wannabe), nel momento stesso in cui si mettono in discussione congetture imposte come assiomi.
Ma la Scienza non funziona così. Non zittisce a prescindere e a priori. Non esiste il VERO. Esiste il VERO fino a prova contraria, e in quel "fino" sta il progresso dell'umanità, nell'andamento non-lineare delle scoperte, nella confutazione di ciò che si pensava corretto, e nella riformulazione corretta di ciò che si pensava errato.
È così perché è così, non è Scienza. È flame. È twitter.
E qui si arriva al punto. La scienza non si fa sui social. E chi da "scienziato" baccehtta il pastore che parla di vaccini o l'imbianchino che parla di euro, non lo fa in nome della scienza, ma in nome di una gigantesca battaglia POLITICA volta a ridurre gli spazi di libertà.
Sarà.
Ma per me quando si parla di certi argomenti uno non vale uno.
Continuerò a confidare nella selezione naturale... ^_^
sono d'accordo, ma infatti sei te che ti sei espresso sui vaccini, non io
Ma per me quando si parla di certi argomenti uno non vale uno.
Quando **si parla**, uno vale uno, SEMPRE, se sei democratico e liberale. Perché tranne che nei regimi teocratici, la **verità** non esiste. Ciò che si avvicina di più sono le leggi. Ma anche queste non sono "vere".
Nel dibattito scientifico NON SI PARLA. Avanzi un'ipotesi e la dimostri. E se non la dimostri, avanzi una congettura, che può durare secoli. E se neanche avanzi una congettura, esponi uno studio, con i dati che hai acquisito. Ma non esiste che uno zittisce l'altro.
Chi gonfia il petto mentre parla su twitter di immunologia con ciccio89 e topina91, LO STA FACENDO SBAGLIATO.
E se zittisce ricorrendo al principio di autorità, confessa il proprio essere illiberale.
Quando **si parla**, uno vale uno, SEMPRE, se sei democratico e liberale. Perché tranne che nei regimi teocratici, la **verità** non esiste. Ciò che si avvicina di più sono le leggi. Ma anche queste non sono "vere".
Nel dibattito scientifico NON SI PARLA. Avanzi un'ipotesi e la dimostri. E se non la dimostri, avanzi una congettura, che può durare secoli. E se neanche avanzi una congettura, esponi uno studio, con i dati che hai acquisito. Ma non esiste che uno zittisce l'altro.
Chi gonfia il petto mentre parla su twitter di immunologia con ciccio89 e topina91, LO STA FACENDO SBAGLIATO.
E se zittisce ricorrendo al principio di autorità, confessa il proprio essere illiberale.
Posto che anche io penso che a Burioni (perché è a lui che immagino tu ti stia riferendo) sia un po' scappata la mano sul ruolo che avrebbe dovuto convenientemente tenere in questa diatriba (riferimento scientifico e non coattore di tale royal rumble neuronale), però il discorso che tu vai vale forse per il gioco del pallone, per la musica o per l'eliminazione di Malgioglio dall'isola dei famosi...
Ma qui stiamo parlando di sicurezza pubblica, e non esiste che l'opinione di uno specialista valga come quella di un "politico" che in campagna elettorale paragonava i vaccini a bicchieri di vino ("Anche il vino, se ne bevi un bicchiere non ti fa nulla, se ne bevi un fiasco ti ubriachi", sentito con le orecchie di questa faccia).
Perché il diritto di mio figlio immunodepresso di andare un giorno a scuola è lo stesso di quello degli agnelli figli delle capre ignoranti che non vaccinano i figli in nome di alcun presupposto scientifico.
Ma qui stiamo parlando di sicurezza pubblica, e non esiste che l'opinione di uno specialista valga come quella di un "politico" che in campagna elettorale paragonava i vaccini a bicchieri di vino ("Anche il vino, se ne bevi un bicchiere non ti fa nulla, se ne bevi un fiasco ti ubriachi", sentito con le orecchie di questa faccia).
Perché il diritto di mio figlio immunodepresso di andare un giorno a scuola è lo stesso di quello degli agnelli figli delle capre ignoranti che non vaccinano i figli in nome di alcun presupposto scientifico.
Io non entro nel merito della shitfight.
Mi limito ad osservare che Fermi ed Einstein non avrebbero passato neanche un secondo del proprio tempo a zittire su un social gigrobot88 che parla di porte spaziotemporali nel triangolo delle bermuda, semplicemente come kasparov non battibeccherebbe con un piccione sui limiti di aprire di pedone in h4.
Tutti hanno pari diritto di parola e di opinione. Non esiste principio di autorità che legittimi la repressione dell'opinione.
Se entro in osteria e provo a zittire i presenti in nome del rispetto della fonetica articolatoria, nella migliore ipotesi sono un pirla.
Nella peggiore, sono un reazionario che vuol chiudere l'osteria.
Mi limito ad osservare che Fermi ed Einstein non avrebbero passato neanche un secondo del proprio tempo a zittire su un social gigrobot88 che parla di porte spaziotemporali nel triangolo delle bermuda, semplicemente come kasparov non battibeccherebbe con un piccione sui limiti di aprire di pedone in h4.
Tutti hanno pari diritto di parola e di opinione. Non esiste principio di autorità che legittimi la repressione dell'opinione.
Se entro in osteria e provo a zittire i presenti in nome del rispetto della fonetica articolatoria, nella migliore ipotesi sono un pirla.
Nella peggiore, sono un reazionario che vuol chiudere l'osteria.
su Twitter, Burioni negli ultimi giorni ha abbracciato la causa pro-euro ed al grido di "non sono un economista ma" sta rimediando delle figure di merda che lèvati, e tutto ciò che sa fare è offendere l'interlocutore.
Sui vaccini non mi pronuncio.
Sui vaccini non mi pronuncio.
Il paradosso urticante del nostro tempo è che la destra sociale becera nei modi è stata scaraventata dalla parte della ragione e del buon senso dall' estrema destra "liberal" fondamentalista nei principi.
Eric Arthur Blair ha vinto tutto.
Eric Arthur Blair ha vinto tutto.
Tutti hanno pari diritto di parola e di opinione
Sul diritto sono d'accordo sulla parità no. Se entri in una discussione specifica devi avere i "titoli"; in caso contrario puoi partecipare facendo domande, chiedendo chiarimenti, esponendo dubbi ecc., ma come fai a pretendere che le tue parole di incompetente abbiano lo stesso peso di chi l'argomento lo conosce professionalmente?
Se entro in osteria...
giusto; esisteva un tempo in cui l'osteria si riconosceva come osteria e nessuno avrebbe usato le stesse modalità comunicative tipiche dell'osteria in un aula universitaria o in un contesto ufficiale, diciamo così, che fosse economico, politico, artistico o scientifico.
Oggi non vale più nessuna differenza e nessuno accetta umilmente la propria incompetenza; voglio dire che il "diritto di parola e opinione" presuppone un contesto capace di far emergere dal dialogo delle opinioni la migliore tra esse; presuppone cioè che il metro di misura del confronto sia la razionalità argomentativa.
Possiamo dire che oggi sia così? No. Lo scopo di chi interviene in un dialogo non è l'interesse socratico al raggiungimento del "vero" o della "migliore approssimazione possibile al vero"; si entra con un'opinione e non è più necessario metterla davvero alla prova con opinioni meglio argomentate o meglio fondate, basate magari su elementi non-opinabili (dati, esperimenti ecc.).
Quel "diritto" ha senso in un contesto socratico mentre oggi viviamo in un contesto eristico. E, se la modalità eristica è idonea, ed è pure divertente, in un osteria o in un bar diventa un pericolo se si impone come modalità di comunicazione universale, estesa ad ogni ambito. E' un pericolo perchè il metro di misura che utilizza se ne frega dell'approssimarsi alla verità e quindi se ne frega di evitare l'errore ma valuta se stessa solo sulla vittoria sull'interlocutore.
Nel passato ci sono stati momenti in cui la "verità" ha dovuto sottostare a dogmi religiosi, tradizioni, superstizioni, paure e miti. Si è lottato per conquistare un metodo che riconoscesse la vittoria all'opinione migliore, cioè a quella capace davvero di riferirsi ai fatti e quindi di consentire all'umanità di dare risposte migliori e di avere giudizi migliori sulla realtà.
Oggi sembra di essere ritornati al tempo del dominio paritario delle opinioni e quella basata sui dati scientifici dell'esperimento vale quanto quella fondata sulla sua spettacolarità emotiva o quella che soddisfa i miei desideri più profondi o quella che scaccia le mie paure ancestrali.
Non mi preoccupa che esistano opinioni diverse; ma mi sconforta verificare che opinioni fondate su argomentazioni più e più volte confutate coi mezzi ordinari a disposizione della scienza (dati, leggi, numeri ecc.) invece di scomparire o diventare credenze di nicchia si estendano sempre più.
Sul diritto sono d'accordo sulla parità no. Se entri in una discussione specifica devi avere i "titoli"; in caso contrario puoi partecipare facendo domande, chiedendo chiarimenti, esponendo dubbi ecc., ma come fai a pretendere che le tue parole di incompetente abbiano lo stesso peso di chi l'argomento lo conosce professionalmente?
Se entro in osteria...
giusto; esisteva un tempo in cui l'osteria si riconosceva come osteria e nessuno avrebbe usato le stesse modalità comunicative tipiche dell'osteria in un aula universitaria o in un contesto ufficiale, diciamo così, che fosse economico, politico, artistico o scientifico.
Oggi non vale più nessuna differenza e nessuno accetta umilmente la propria incompetenza; voglio dire che il "diritto di parola e opinione" presuppone un contesto capace di far emergere dal dialogo delle opinioni la migliore tra esse; presuppone cioè che il metro di misura del confronto sia la razionalità argomentativa.
Possiamo dire che oggi sia così? No. Lo scopo di chi interviene in un dialogo non è l'interesse socratico al raggiungimento del "vero" o della "migliore approssimazione possibile al vero"; si entra con un'opinione e non è più necessario metterla davvero alla prova con opinioni meglio argomentate o meglio fondate, basate magari su elementi non-opinabili (dati, esperimenti ecc.).
Quel "diritto" ha senso in un contesto socratico mentre oggi viviamo in un contesto eristico. E, se la modalità eristica è idonea, ed è pure divertente, in un osteria o in un bar diventa un pericolo se si impone come modalità di comunicazione universale, estesa ad ogni ambito. E' un pericolo perchè il metro di misura che utilizza se ne frega dell'approssimarsi alla verità e quindi se ne frega di evitare l'errore ma valuta se stessa solo sulla vittoria sull'interlocutore.
Nel passato ci sono stati momenti in cui la "verità" ha dovuto sottostare a dogmi religiosi, tradizioni, superstizioni, paure e miti. Si è lottato per conquistare un metodo che riconoscesse la vittoria all'opinione migliore, cioè a quella capace davvero di riferirsi ai fatti e quindi di consentire all'umanità di dare risposte migliori e di avere giudizi migliori sulla realtà.
Oggi sembra di essere ritornati al tempo del dominio paritario delle opinioni e quella basata sui dati scientifici dell'esperimento vale quanto quella fondata sulla sua spettacolarità emotiva o quella che soddisfa i miei desideri più profondi o quella che scaccia le mie paure ancestrali.
Non mi preoccupa che esistano opinioni diverse; ma mi sconforta verificare che opinioni fondate su argomentazioni più e più volte confutate coi mezzi ordinari a disposizione della scienza (dati, leggi, numeri ecc.) invece di scomparire o diventare credenze di nicchia si estendano sempre più.
giusto; esisteva un tempo in cui l'osteria si riconosceva come osteria e nessuno avrebbe usato le stesse modalità comunicative tipiche dell'osteria in un aula universitaria o in un contesto ufficiale
detto che io mi sento di concordare su quasi tutto l'intervento, segnalo questo punto.
Il fatto è che tuttora nessuno userebbe le modalità dell'osteria in un'aula o in uno studio scientifico.
Basta solo rendersi conto che l'osteria è anche twitter e ci entra anche il presidente degli USA.
Però resta un'osteria.
E tutti quelli che la frequentano sono ubriaconi uguali.
Non mi preoccupa che esistano opinioni diverse; ma mi sconforta verificare che opinioni fondate su argomentazioni più e più volte confutate coi mezzi ordinari a disposizione della scienza (dati, leggi, numeri ecc.) invece di scomparire o diventare credenze di nicchia si estendano sempre più.
Imho non è vero. Ottengono più visibilità, ed a mio parere il motivo è che c'è questa gara a zittirle, nasconderle ed in fondo censurarle.
detto che io mi sento di concordare su quasi tutto l'intervento, segnalo questo punto.
Il fatto è che tuttora nessuno userebbe le modalità dell'osteria in un'aula o in uno studio scientifico.
Basta solo rendersi conto che l'osteria è anche twitter e ci entra anche il presidente degli USA.
Però resta un'osteria.
E tutti quelli che la frequentano sono ubriaconi uguali.
Non mi preoccupa che esistano opinioni diverse; ma mi sconforta verificare che opinioni fondate su argomentazioni più e più volte confutate coi mezzi ordinari a disposizione della scienza (dati, leggi, numeri ecc.) invece di scomparire o diventare credenze di nicchia si estendano sempre più.
Imho non è vero. Ottengono più visibilità, ed a mio parere il motivo è che c'è questa gara a zittirle, nasconderle ed in fondo censurarle.