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Subject: [POLITICA]
si però lui non ha detto quello,
anzi, non mi pare proprio che si sia infilato nella critica del profitto.
anzi io ho capito che una parte delle sue critiche fossero proprio dirette a condannare QUESTO capitalismo che rinnega i suoi presupposti necessari (concorrenza e distorsione delle leggi del mercato)
Sul fatto che la crescita sia la cosa che fa stare meglio le persone c'è da riflettere, non in ogni senso.
E sul fatto che la corsa debba essere sempre verso la maggiore produttività, io nutro gravi perplessità,
per farla breve sintetizzerei così:
non ad OGNI costo.
anzi, non mi pare proprio che si sia infilato nella critica del profitto.
anzi io ho capito che una parte delle sue critiche fossero proprio dirette a condannare QUESTO capitalismo che rinnega i suoi presupposti necessari (concorrenza e distorsione delle leggi del mercato)
Sul fatto che la crescita sia la cosa che fa stare meglio le persone c'è da riflettere, non in ogni senso.
E sul fatto che la corsa debba essere sempre verso la maggiore produttività, io nutro gravi perplessità,
per farla breve sintetizzerei così:
non ad OGNI costo.
Sono 50 anni che le risorse sono alla fine ma il mercato delle commodities di chicago non sembra dire la stessa cosa.
volendo possiamo anche non aspettare fino all'ultimo.
Ridurre. Sia l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare che gli orari di lavoro. Il consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad un’impronta ecologica pari ad un pianeta. La potenza energetica necessaria ad un tenore di vita decoroso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione, trasporti, produzione dei beni materiali fondamentali) equivale circa a quella richiesta da un piccolo radiatore acceso di continuo (1 kw). Oggi il Nord America consuma dodici volte tanto, l’Europa occidentale cinque, mentre un terzo dell’umanità resta ben sotto questa soglia. Questo consumo eccessivo va ridotto per assicurare a tutti condizioni di vita eque e dignitose.
decrescita
Il «peso dell' impatto-umano» sulla Terra è più che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003: la nostra impronta ha già superato del 25%, nel 2003, la capacità bioproduttiva dei sistemi naturali che utilizziamo per il nostro sostentamento. Nel rapporto precedente (quello pubblicato nel 2004 e basato sui dati del 2001) era del 21%. In particolare, l'Impronta relativa al CO2, derivante dall'uso di combustibili fossili, è stata quella con il maggiore ritmo di crescita dell'intera Impronta globale: il nostro "contributo di CO2 in atmosfera è cresciuto di nove volte dal 1961 al 2003. L'Italia ha un'impronta ecologica (sui dati 2003) di 4.2 ettari globali pro capite, con una biocapacità di 1 ettaro globale pro capite, mostrando quindi un deficit ecologico di 3.1 ettari globali pro capite.
corriere
volendo possiamo anche non aspettare fino all'ultimo.
Ridurre. Sia l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare che gli orari di lavoro. Il consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad un’impronta ecologica pari ad un pianeta. La potenza energetica necessaria ad un tenore di vita decoroso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione, trasporti, produzione dei beni materiali fondamentali) equivale circa a quella richiesta da un piccolo radiatore acceso di continuo (1 kw). Oggi il Nord America consuma dodici volte tanto, l’Europa occidentale cinque, mentre un terzo dell’umanità resta ben sotto questa soglia. Questo consumo eccessivo va ridotto per assicurare a tutti condizioni di vita eque e dignitose.
decrescita
Il «peso dell' impatto-umano» sulla Terra è più che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003: la nostra impronta ha già superato del 25%, nel 2003, la capacità bioproduttiva dei sistemi naturali che utilizziamo per il nostro sostentamento. Nel rapporto precedente (quello pubblicato nel 2004 e basato sui dati del 2001) era del 21%. In particolare, l'Impronta relativa al CO2, derivante dall'uso di combustibili fossili, è stata quella con il maggiore ritmo di crescita dell'intera Impronta globale: il nostro "contributo di CO2 in atmosfera è cresciuto di nove volte dal 1961 al 2003. L'Italia ha un'impronta ecologica (sui dati 2003) di 4.2 ettari globali pro capite, con una biocapacità di 1 ettaro globale pro capite, mostrando quindi un deficit ecologico di 3.1 ettari globali pro capite.
corriere
E' SOLO LA CRESCITA CHE FA STARE MEGLIO LE PERSONE.
assolutamente no.
uno può star bene anche con quel poco che riesce a produrre, per quale meccanismo si deve produrre sempre di più?
Forse può valer per una nazione ma dato che il pianeta è un ambiente finito io farei i conti considerando tutto, non solo una piccola porzione di territorio.
assolutamente no.
uno può star bene anche con quel poco che riesce a produrre, per quale meccanismo si deve produrre sempre di più?
Forse può valer per una nazione ma dato che il pianeta è un ambiente finito io farei i conti considerando tutto, non solo una piccola porzione di territorio.
ovvio che la terra sia un sistema chiuso, ma i metodi di produzione non sono immutabili, anzi, è la loro evoluzione che determina la gran parte della crescita della produttività. Sono processi lenti e costosi, ma migliorativi ed inevitabili (per fortuna, dico io). Se poi vogliamo discutere del fatto che non è necessario che l'uomo continui a moltiplicarsi al ritmo degli ultimi 50 anni, è un altro paio di maniche, ma è proprio grazie all'innovazione tecnologica/crescita che una parte di mondo (a mio parere a torto) si è riprodotta con velocità crescenti.
Se qualcuno pensa che per davvero stesse meglio la generazione dei ns nonni rispetto alla nostra, beh allora mi arrendo.
Se qualcuno pensa che per davvero stesse meglio la generazione dei ns nonni rispetto alla nostra, beh allora mi arrendo.
Se qualcuno pensa che per davvero stesse meglio la generazione dei ns nonni rispetto alla nostra, beh allora mi arrendo.
vero.
la crescita media delle aspettative di vita (che purtroppo in alcuni paesi è ancora limitata) va di pari passo con la crescita dl sistema-mondo-paese.
chi punta alla decrescita crede i una ristabilizzazione che, verosimilmente, non avverrà mai.
è utopico
vero.
la crescita media delle aspettative di vita (che purtroppo in alcuni paesi è ancora limitata) va di pari passo con la crescita dl sistema-mondo-paese.
chi punta alla decrescita crede i una ristabilizzazione che, verosimilmente, non avverrà mai.
è utopico
chi punta alla decrescita crede i una ristabilizzazione che, verosimilmente, non avverrà mai.
è utopico
non è utopico, è una scelta obbligata dal fatto che le risorse disponibili non sono infinite
o si fa la scelta in modo consapevole e preparandosi a quanto avverrà inevitabilmente
o si subirà una contrazione violenta dei consumi in modo casuale e con un danno molto peggiore per il proprio REALE tenore di vita
insomma la scelta è tra Decrescita e Recessione forzata
è utopico
non è utopico, è una scelta obbligata dal fatto che le risorse disponibili non sono infinite
o si fa la scelta in modo consapevole e preparandosi a quanto avverrà inevitabilmente
o si subirà una contrazione violenta dei consumi in modo casuale e con un danno molto peggiore per il proprio REALE tenore di vita
insomma la scelta è tra Decrescita e Recessione forzata
chi punta alla decrescita crede i una ristabilizzazione che, verosimilmente, non avverrà mai.
è utopico
per risponderti basta questo:
ovvio che la terra sia un sistema chiuso,
è utopico
per risponderti basta questo:
ovvio che la terra sia un sistema chiuso,
@ R.I.P.
Condivido amaramente il tuo intervento.
@ el pupe
parlavo di guerra "globale", nel nuovo lessico... Sostanzialmente siamo d'accordo che l'industria bellica sia parte integrante delle economie occidentali e di tanto in tanto necessitano di nuovi stimoli. Ma ritengo altamente improbabile nei prossimi decenni una guerra tra stati occidentali... Se ci sarà da trovare un nuovo bersaglio, vedrai che l'iran sarà l'identikit ideale... E bisogna vedere comesi evolve la democrazia venezuelana.
@ Pinkerton
Sarebbe bene che, se vuoi discutere con me, tu prenda quel che dico come il mio pensiero e non come una minestra riscaldata e servita su sokker...
Il problema è che la crescita occidentale as usual non è più possibile. Gli stati occidentali per sostenere questo modello di crescita hanno letteralmente saccheggiato Africa e Asia... Quanto è durato? Neanche due secoli. Tu davvero pensi che con la diminuzione delle risorse (dati oggettivi, ci sono studi, documenti, paper scientifici al riguardo) e l'entrata nello scacchiere internazionale di Cina, Brasile, Sudafrica, Turchia, India, Vietnam (sì, tra qualche c'è anche del Vietnam), etc. etc., con consumi e dinamiche anti-economiche simili alle nostre, il sistema possa reggere?
@ caldco
se avessi il tempo potrei facilmente ribatterti che la perdita di efficienza dovuta al processo di riallocazione statale è talvolta (italia) molto più distorcente e che le realtà di concorrenza perfetta sono molte meno (purtroppo) di quante tu creda; magari cosi' fosse, mentre è vero il contrario, (mono-duo poli ed in generali distorsioni del mercato effettuate scientemente da pressioni lobbistiche mostruose).
Guarda che condivido questo passaggio!
Per il resto... Che dire... Basta conoscere l'abc della fisica per capire che la crescita (dove per crescita in realtà intendiamo lo sfruttamento violento della Terra, avere 2 macchine e 2 motorini per famiglia, utilizzare il condizionatore a randello a Giugno e mettersi poi il maglione perché fa freddo e avere 40 gradi in casa a Dicembre e lamentarsi del caldo, cementificare ogni metro quadrato disponibile, e via dicendo...) così come l'abbiamo vissuta o ci hanno insegnato a conoscerla è destinata più o meno drasticamente a scomparire nei prossimi due decenni...
Il fatto è che ci vendono per crescita il concetto di consumo indiscriminato come stile di vita.
Ci sarà un crollo dello sviluppo umano? Affatto.
(edited)
Condivido amaramente il tuo intervento.
@ el pupe
parlavo di guerra "globale", nel nuovo lessico... Sostanzialmente siamo d'accordo che l'industria bellica sia parte integrante delle economie occidentali e di tanto in tanto necessitano di nuovi stimoli. Ma ritengo altamente improbabile nei prossimi decenni una guerra tra stati occidentali... Se ci sarà da trovare un nuovo bersaglio, vedrai che l'iran sarà l'identikit ideale... E bisogna vedere comesi evolve la democrazia venezuelana.
@ Pinkerton
Sarebbe bene che, se vuoi discutere con me, tu prenda quel che dico come il mio pensiero e non come una minestra riscaldata e servita su sokker...
Il problema è che la crescita occidentale as usual non è più possibile. Gli stati occidentali per sostenere questo modello di crescita hanno letteralmente saccheggiato Africa e Asia... Quanto è durato? Neanche due secoli. Tu davvero pensi che con la diminuzione delle risorse (dati oggettivi, ci sono studi, documenti, paper scientifici al riguardo) e l'entrata nello scacchiere internazionale di Cina, Brasile, Sudafrica, Turchia, India, Vietnam (sì, tra qualche c'è anche del Vietnam), etc. etc., con consumi e dinamiche anti-economiche simili alle nostre, il sistema possa reggere?
@ caldco
se avessi il tempo potrei facilmente ribatterti che la perdita di efficienza dovuta al processo di riallocazione statale è talvolta (italia) molto più distorcente e che le realtà di concorrenza perfetta sono molte meno (purtroppo) di quante tu creda; magari cosi' fosse, mentre è vero il contrario, (mono-duo poli ed in generali distorsioni del mercato effettuate scientemente da pressioni lobbistiche mostruose).
Guarda che condivido questo passaggio!
Per il resto... Che dire... Basta conoscere l'abc della fisica per capire che la crescita (dove per crescita in realtà intendiamo lo sfruttamento violento della Terra, avere 2 macchine e 2 motorini per famiglia, utilizzare il condizionatore a randello a Giugno e mettersi poi il maglione perché fa freddo e avere 40 gradi in casa a Dicembre e lamentarsi del caldo, cementificare ogni metro quadrato disponibile, e via dicendo...) così come l'abbiamo vissuta o ci hanno insegnato a conoscerla è destinata più o meno drasticamente a scomparire nei prossimi due decenni...
Il fatto è che ci vendono per crescita il concetto di consumo indiscriminato come stile di vita.
Ci sarà un crollo dello sviluppo umano? Affatto.
(edited)
l'utilizzo di fonti di energia ancora non utilizzate grazie a nuove teconologie non potrebbero permettere secondo voi di rimandare a data da destinarsi la necessità di decrescere/recedere?
naturalmente non sto dicendo che queste verrano sicuramente scoperte e/o utilizzate (ce lo auguriamo tutti ovvio) però potrebbero essere una carta importante per i modelli "occidentali" che puntano alla crescita costante.
Il problema è che la crescita occidentale as usual non è più possibile. Gli stati occidentali per sostenere questo modello di crescita hanno letteralmente saccheggiato Africa e Asia... Quanto è durato? Neanche due secoli. Tu davvero pensi che con la diminuzione delle risorse (dati oggettivi, ci sono studi, documenti, paper scientifici al riguardo) e l'entrata nello scacchiere internazionale di Cina, Brasile, Sudafrica, Turchia, India, Vietnam (sì, tra qualche c'è anche del Vietnam), etc. etc., con consumi e dinamiche anti-economiche simili alle nostre, il sistema possa reggere?
perdonami ma non è minestra riscaldata ma è proprio il contrario.
la crescita dei paesi da te citato porterà allo sviluppo (perdonami ancora ma la storia insegna) e alla crescita di nuove forme di ricerca di ricerca e di tecnologia che potranno aiutare i paesi razziati. L'uomo ha la capacità di adattarsi e i margini di crescita (umana, intelletuale e tecnologica) all'interno del "sistema chiuso" terra sono notevolissimi. Inutile girarci intorno con teorie post-fanta-nichiliste da fumetto stile Akira, l'uomo si adatta e colonizza a volte bene a volte male. La crescita può portare allo sviluppo di quelle realtà ancora da scoprire.
E ci vorranno millenni ma forse non basteranno.
perdonami ma non è minestra riscaldata ma è proprio il contrario.
la crescita dei paesi da te citato porterà allo sviluppo (perdonami ancora ma la storia insegna) e alla crescita di nuove forme di ricerca di ricerca e di tecnologia che potranno aiutare i paesi razziati. L'uomo ha la capacità di adattarsi e i margini di crescita (umana, intelletuale e tecnologica) all'interno del "sistema chiuso" terra sono notevolissimi. Inutile girarci intorno con teorie post-fanta-nichiliste da fumetto stile Akira, l'uomo si adatta e colonizza a volte bene a volte male. La crescita può portare allo sviluppo di quelle realtà ancora da scoprire.
E ci vorranno millenni ma forse non basteranno.
l'energia non è che uno dei parametri in gioco, e per certi versi il meno importante
tutte le materie prime sono in rapido esaurimento e continuando a sperperarle dureranno ben poco
dopo-il-picco-del-petrolio-quello-dei-metalli
da cui:
Quello di cui non si parla quasi mai è il fatto che il picco non riguarda soltanto il petrolio e i combustibili fossili, ma tutta una serie di risorse non rinnovabili su cui si basa la nostra vita. Per alcune il picco si è già verificato, ma non essendo elementi fondamentali alla sopravvivenza non ci siamo resi conto del loro declino; per altre il picco è molto vicino, e si tratta di sostanze dalle quali non è possibile prescindere.
Ad esempio, vi siete mai chiesti a cosa è dovuta l’eliminazione del mercurio da moltissimi prodotti elettronici? O più banalmente cosa ha portato alla sparizione dei vecchi termometri o delle amalgame dentarie contenenti mercurio? Spiega Aspo Italia:
Ora, il fatto che il mercurio sparisca dai termomentri sembra che sia una cosa ovvia per ragioni di ecologia. Il mercurio è un metallo pesante; è tossico per la salute umana. Cosa c’è di più logico che farlo sparire e sostituirlo con qualche bel microprocessore? Fra le altre cose, non c’è più nemmeno bisogno di fare quella cosa curiosa che era “sbattere” il termometro prima di provarsi la febbre.
Il realtà, però, se andate a vedere i dati storici della produzione di mercurio, vedete una cosa curiosa. La produzione mondiale di mercurio ha seguito una bella curva di Hubbert, con il massimo verso la fine degli anni ‘60. Ovvero, non è che abbiamo deciso di smettere all’improvviso di usare il mercurio perché lo consideravamo inquinante. C’è stata questa curva che ci dice qualcosa. Certo, uno dice, va bene, è stata una cosa graduale, via via che il mercurio lo eliminavamo dal mercato, la produzione diminuiva perché c’era meno domanda. Forse. Ma forse anche no. Vedete, c’è un piccolo dettaglio da considerare. Se confrontate la curva di produzione storica con i dati geologici; ovvero le stime delle riserve mondiali, allora vedete che le due cose corrispondono bene. Ovvero, abbiamo estratto tutto il mercurio che potevamo estrarre.
Pensateci bene su questa cosa. Vuol dire che il mercurio non lo abbiamo smesso di estrarre perché non ci serviva più. Perlomeno, non solo per questo. Abbiamo smesso, anche e forse soprattutto, perché non ce n’è più in forma estraibile. In economia è sempre difficile disaggregare domanda e offerta ma, in questo caso, chiaramente la produzione non è diminuita soltanto per via di una riduzione della domanda. C’era un problema di offerta. Se non avessimo avuto a disposizione una tecnologia alternativa, oggi i termometri sarebbero cose rare e preziose.
Il mercurio è un caso classico in cui la sostituzione di una risorsa è stata talmente facile che la maggior parte di noi non si è nemmeno accorta che c’era un problema. Non c’è stato nessuno che abbia parlato con preoccupazione di “picco del mercurio”, nessun catastrofista che abbia lanciato l’allarme o cose del genere. Può darsi che ci vada così anche per il petrolio ma, ovviamente, il petrolio è una cosa importante e non così facile da sostituire come il mercurio.
Questo ci porta a un’altra domanda. Che cosa succede se una risorsa non è sostituibile?
Già: cosa succede se si esaurisce una risorsa non è sostituibile? Sfortunatamente è una domanda a cui bisognerà trovare una risposta tra non molto, visto che una simile risorsa in via di esaurimento c’è già: il fosforo.
Perché il fosforo è così fondamentale e così insostituibile ce lo spiega Le parole della scienza:
Il fosforo, in genere sotto forma di ione fosfato, è un insostituibile ingrediente della vita, visto che costituisce la spina dorsale di DNA e membrane cellulari, ed è il componente fondamentale dell’ATP, il principale magazzino di energia delle cellule.
Per quanto sia complessa la chimica della vita, le condizioni che determinano la crescita rigogliosa delle piante sono riconducibili a tre numeri: 19, 12, 5. Ovvero le percentuali di azoto, fosforo e potassio indicate sulle confezioni di fertilizzanti. Questi sono i tre nutrienti che nel corso del XX secolo hanno permesso di aumentare le rese dell’agricoltura e alla popolazione mondiale di moltiplicarsi per sei. L’azoto si ottiene dall’aria, fosforo e potassio provengono da attività estrattive. Il mondo ha riserve di potassio a sufficienza per diversi secoli, ma per il fosforo è tutta un’altra storia.
[…]
La società moderna separa produzione e consumo alimentare, limitando la capacità di restituire i nutrienti al terreno: li usiamo una volta e poi li buttiamo via. L’agricoltura inoltre ha accelerato l’erosione del suolo, perché aratura e dissodamento lo espongono agli agenti atmosferici, aumentando parallelamente la perdita di fosforo. Anche le misure anti-inondazione compromettono il ciclo naturale del minerale. In genere le inondazioni fluviali ridistribuiscono il sedimento ricco di fosforo ai terreni vicini, rendendolo nuovamente disponibile. È proprio in questo clima di allarme che si pensa alle conseguenze geopolitiche; il Times avverte: “I pochi paesi che dispongono di miniere di fosforo potrebbero diventare importanti nell’economia e nella politica mondiale come lo sono ora quelli dell’Opec nel controllo delle riserve petrolifere”.
per non parlare di TUTTI i metalli che utilizziamo, nessuno escluso
tutte le materie prime sono in rapido esaurimento e continuando a sperperarle dureranno ben poco
dopo-il-picco-del-petrolio-quello-dei-metalli
da cui:
Quello di cui non si parla quasi mai è il fatto che il picco non riguarda soltanto il petrolio e i combustibili fossili, ma tutta una serie di risorse non rinnovabili su cui si basa la nostra vita. Per alcune il picco si è già verificato, ma non essendo elementi fondamentali alla sopravvivenza non ci siamo resi conto del loro declino; per altre il picco è molto vicino, e si tratta di sostanze dalle quali non è possibile prescindere.
Ad esempio, vi siete mai chiesti a cosa è dovuta l’eliminazione del mercurio da moltissimi prodotti elettronici? O più banalmente cosa ha portato alla sparizione dei vecchi termometri o delle amalgame dentarie contenenti mercurio? Spiega Aspo Italia:
Ora, il fatto che il mercurio sparisca dai termomentri sembra che sia una cosa ovvia per ragioni di ecologia. Il mercurio è un metallo pesante; è tossico per la salute umana. Cosa c’è di più logico che farlo sparire e sostituirlo con qualche bel microprocessore? Fra le altre cose, non c’è più nemmeno bisogno di fare quella cosa curiosa che era “sbattere” il termometro prima di provarsi la febbre.
Il realtà, però, se andate a vedere i dati storici della produzione di mercurio, vedete una cosa curiosa. La produzione mondiale di mercurio ha seguito una bella curva di Hubbert, con il massimo verso la fine degli anni ‘60. Ovvero, non è che abbiamo deciso di smettere all’improvviso di usare il mercurio perché lo consideravamo inquinante. C’è stata questa curva che ci dice qualcosa. Certo, uno dice, va bene, è stata una cosa graduale, via via che il mercurio lo eliminavamo dal mercato, la produzione diminuiva perché c’era meno domanda. Forse. Ma forse anche no. Vedete, c’è un piccolo dettaglio da considerare. Se confrontate la curva di produzione storica con i dati geologici; ovvero le stime delle riserve mondiali, allora vedete che le due cose corrispondono bene. Ovvero, abbiamo estratto tutto il mercurio che potevamo estrarre.
Pensateci bene su questa cosa. Vuol dire che il mercurio non lo abbiamo smesso di estrarre perché non ci serviva più. Perlomeno, non solo per questo. Abbiamo smesso, anche e forse soprattutto, perché non ce n’è più in forma estraibile. In economia è sempre difficile disaggregare domanda e offerta ma, in questo caso, chiaramente la produzione non è diminuita soltanto per via di una riduzione della domanda. C’era un problema di offerta. Se non avessimo avuto a disposizione una tecnologia alternativa, oggi i termometri sarebbero cose rare e preziose.
Il mercurio è un caso classico in cui la sostituzione di una risorsa è stata talmente facile che la maggior parte di noi non si è nemmeno accorta che c’era un problema. Non c’è stato nessuno che abbia parlato con preoccupazione di “picco del mercurio”, nessun catastrofista che abbia lanciato l’allarme o cose del genere. Può darsi che ci vada così anche per il petrolio ma, ovviamente, il petrolio è una cosa importante e non così facile da sostituire come il mercurio.
Questo ci porta a un’altra domanda. Che cosa succede se una risorsa non è sostituibile?
Già: cosa succede se si esaurisce una risorsa non è sostituibile? Sfortunatamente è una domanda a cui bisognerà trovare una risposta tra non molto, visto che una simile risorsa in via di esaurimento c’è già: il fosforo.
Perché il fosforo è così fondamentale e così insostituibile ce lo spiega Le parole della scienza:
Il fosforo, in genere sotto forma di ione fosfato, è un insostituibile ingrediente della vita, visto che costituisce la spina dorsale di DNA e membrane cellulari, ed è il componente fondamentale dell’ATP, il principale magazzino di energia delle cellule.
Per quanto sia complessa la chimica della vita, le condizioni che determinano la crescita rigogliosa delle piante sono riconducibili a tre numeri: 19, 12, 5. Ovvero le percentuali di azoto, fosforo e potassio indicate sulle confezioni di fertilizzanti. Questi sono i tre nutrienti che nel corso del XX secolo hanno permesso di aumentare le rese dell’agricoltura e alla popolazione mondiale di moltiplicarsi per sei. L’azoto si ottiene dall’aria, fosforo e potassio provengono da attività estrattive. Il mondo ha riserve di potassio a sufficienza per diversi secoli, ma per il fosforo è tutta un’altra storia.
[…]
La società moderna separa produzione e consumo alimentare, limitando la capacità di restituire i nutrienti al terreno: li usiamo una volta e poi li buttiamo via. L’agricoltura inoltre ha accelerato l’erosione del suolo, perché aratura e dissodamento lo espongono agli agenti atmosferici, aumentando parallelamente la perdita di fosforo. Anche le misure anti-inondazione compromettono il ciclo naturale del minerale. In genere le inondazioni fluviali ridistribuiscono il sedimento ricco di fosforo ai terreni vicini, rendendolo nuovamente disponibile. È proprio in questo clima di allarme che si pensa alle conseguenze geopolitiche; il Times avverte: “I pochi paesi che dispongono di miniere di fosforo potrebbero diventare importanti nell’economia e nella politica mondiale come lo sono ora quelli dell’Opec nel controllo delle riserve petrolifere”.
per non parlare di TUTTI i metalli che utilizziamo, nessuno escluso
inquietante non c'è dubbio, del picco di produzione del fosforo poi non sapevo nulla: quali sono per curiosità "I pochi paesi che dispongono di miniere di fosforo"?
però non c'è dubbio che proprio l'innovazione tecnologica e la ricerca potrebbero risolvere molti di questi problemi che oggi sembrano insuperabili se non con "decrescita o recessione".
però non c'è dubbio che proprio l'innovazione tecnologica e la ricerca potrebbero risolvere molti di questi problemi che oggi sembrano insuperabili se non con "decrescita o recessione".
però non c'è dubbio che proprio l'innovazione tecnologica e la ricerca potrebbero risolvere molti di questi problemi che oggi sembrano insuperabili se non con "decrescita o recessione".
è questo che molte persone non capiscono.
porto l'esempio dei gialdoni perchè è quello che conosco meglio.
nel 1945 gialdonlandia aveva
1) una intera generazione maschile uccisa dalla guerra
2) nessuna (come oggi) risorsa naturale ad esclusione del pesce
3) le due città più importanti (tokyo e osaka) TOTALMENTE distrutte dai bombardamenti
4) Hiroshima e nagasaki ATOMIZZATE
5) gli ammmericani che comandavano
In 30 anni sono diventati la 2^ potenza al mondo. Con cosa? Con la ricerca, lo sviluppo e cercando alternative. In pratica INVESTENDO.
Se si continua a racconatre la storiella dell'orso allora non si capisce la capacità dell'uomo di creare (o distruggere) e di adattarsi.
è questo che molte persone non capiscono.
porto l'esempio dei gialdoni perchè è quello che conosco meglio.
nel 1945 gialdonlandia aveva
1) una intera generazione maschile uccisa dalla guerra
2) nessuna (come oggi) risorsa naturale ad esclusione del pesce
3) le due città più importanti (tokyo e osaka) TOTALMENTE distrutte dai bombardamenti
4) Hiroshima e nagasaki ATOMIZZATE
5) gli ammmericani che comandavano
In 30 anni sono diventati la 2^ potenza al mondo. Con cosa? Con la ricerca, lo sviluppo e cercando alternative. In pratica INVESTENDO.
Se si continua a racconatre la storiella dell'orso allora non si capisce la capacità dell'uomo di creare (o distruggere) e di adattarsi.
inquietante non c'è dubbio, del picco di produzione del fosforo poi non sapevo nulla: quali sono per curiosità "I pochi paesi che dispongono di miniere di fosforo"?
Cina, in Russia, in Marocco
ma le riserve non basteranno per più di 30 anni
però non c'è dubbio che proprio l'innovazione tecnologica e la ricerca potrebbero risolvere molti di questi problemi che oggi sembrano insuperabili se non con "decrescita o recessione".
la tua fiducia nel progresso scientifico è ammirevole, ma per le risorse minerarie la cosa non funziona
quando una cosa è finita, è finita ...
Cina, in Russia, in Marocco
ma le riserve non basteranno per più di 30 anni
però non c'è dubbio che proprio l'innovazione tecnologica e la ricerca potrebbero risolvere molti di questi problemi che oggi sembrano insuperabili se non con "decrescita o recessione".
la tua fiducia nel progresso scientifico è ammirevole, ma per le risorse minerarie la cosa non funziona
quando una cosa è finita, è finita ...