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Subject: [POLITICA]
intanto Carige salvata dal governo. Anche Lega e M5S amici dei banchieri? Ah no, amici del popolo ahahaha che spasso sto governo, e c'è gente che ancora lo sostiene con passione
Forse non hai letto bene: salvano i risparmiatori non i banchieri.
eh già già, vero, lo hanno scritto sul sacro blog.
Peccato che il testo sia uguale identico (vai sul sito del sole24ore e ci sono i raffronti), ma proprio identico, parola per parola, riga per riga, a quelli di Renzi e Gentiloni.
Vabbe' abboccare ma così tanto?
Peccato che il testo sia uguale identico (vai sul sito del sole24ore e ci sono i raffronti), ma proprio identico, parola per parola, riga per riga, a quelli di Renzi e Gentiloni.
Vabbe' abboccare ma così tanto?
Dunque, premesso che non ho idea che sia il sacro blog e l'articolo da te citato dice che il caso Carige é simile a MPS e completamente differente dal caso banche venete.
Vediamo le differenze con il caso Mps che mi sembrano grandi e che evidentemente non hai colto.
https://www.panorama.it/economia/aziende/carige-mps-analogie-differenze/ (non mi pare sia il sacro blog, o si?)
cito: Discorso diverso per Carige dove il governo non ha ancora tirato fuori un soldo, ma si è impegnato a fornire una garanzia pubblica sul rimborso di tutte le obbligazioni che l’istituto genovese emetterà nei mesi avvenire.
Fornire una garanzia non e necessariamente pagare e tu da avvocato dovresti saperlo molto bene. Potrebbe darsi che si diano le condizioni per non farlo se non ce ne fosse bisogno a futuro.
Panorama dice questo che potrebbe essere come NON essere, non lo sappiamo adesso.
"Tuttavia, tale misura non basterà tuttavia a rimettere in sesto l’istituto ligure. Come ha ricordato l’economista Angelo Baglioni sul sito Lavoce.info, i commissari straordinari probabilmente si daranno da fare per portare a termine l’aumento di capitale da 400 milioni di euro che è fallito prima di natale a causa del dietrofront del principale azionista Malacalza".
Vediamo le differenze con il caso Mps che mi sembrano grandi e che evidentemente non hai colto.
https://www.panorama.it/economia/aziende/carige-mps-analogie-differenze/ (non mi pare sia il sacro blog, o si?)
cito: Discorso diverso per Carige dove il governo non ha ancora tirato fuori un soldo, ma si è impegnato a fornire una garanzia pubblica sul rimborso di tutte le obbligazioni che l’istituto genovese emetterà nei mesi avvenire.
Fornire una garanzia non e necessariamente pagare e tu da avvocato dovresti saperlo molto bene. Potrebbe darsi che si diano le condizioni per non farlo se non ce ne fosse bisogno a futuro.
Panorama dice questo che potrebbe essere come NON essere, non lo sappiamo adesso.
"Tuttavia, tale misura non basterà tuttavia a rimettere in sesto l’istituto ligure. Come ha ricordato l’economista Angelo Baglioni sul sito Lavoce.info, i commissari straordinari probabilmente si daranno da fare per portare a termine l’aumento di capitale da 400 milioni di euro che è fallito prima di natale a causa del dietrofront del principale azionista Malacalza".
I gilet diventano una questione italiana
Di Maio interviene a gamba tesa sui gilets jaunes, innescando dure polemiche col governo francese e generando reazioni contrastanti nei portavoce della protesta. Nel frattempo, migliaia di agricoltori sono scesi in piazza a Bari indossando dei gilet arancioni.
di Lorenzo Pennacchi - 9 Gennaio 2019
La protesta dei gilet gialli si è riaccesa con l’ottavo atto della mobilitazione. Ad infiammarla, a livello internazionale, ci ha pensato Luigi di Maio, con il suo articolo del 7 gennaio su Il Blog delle Stelle, che si apre così:
Gilet gialli, non mollate! Dall’Italia stiamo seguendo la vostra battaglia dal giorno in cui siete comparsi per la prima volta colorando di giallo le strade di Parigi e di altre città francesi. Sappiamo cosa anima il vostro spirito e perché avete deciso di scendere in piazza per farvi sentire. In Francia, come in Italia, la politica è diventata sorda alle esigenze dei cittadini che sono stati tenuti fuori dalle decisioni più importanti che riguardano il popolo. Il grido che si alza forte dalle piazze francesi è in definitiva uno: “fateci partecipare!”.
Parole dirette, come la forma di governo evocata, seguite da un parallelismo tra i gilets jaunes di oggi e il Movimento 5 Stelle di ieri. Dal 4 ottobre 2009 «non ci siamo mai fermati», ricorda il vicepremier, il quale oltre a rivendicare la solidarietà e il supporto verso i manifestanti, si scaglia contro l’attuale classe dirigente francese, citando il ministro dell’interno Castaner e il governo Macron nella sua interezza. L’articolo si chiude con l’invito rivolto ai manifestanti ad aderire alla piattaforma Rousseau e a continuare la battaglia in nome della democrazia diretta. Le parole di Di Maio sono esplosive, la sua prospettiva è totalizzante e proprio per questo la visione del fenomeno che ne deriva è piuttosto ridotta. Modellare la specifica questione dei gilet gialli a quella di una generale rivendicazione popolare appare un po’ eccessivo, almeno per il momento. Come vi stiamo raccontando da settimane, la protesta, nella sua eterogeneità e per quanto sostenuta dalla maggioranza dei cittadini francesi, è portata avanti da un gruppo sociale ben riconoscibile, appartenente a quella Francia profonda stanca di essere vessata dalle politiche dell’Eliseo e di Bruxelles. Inoltre, solamente una parte del movimento vuole farsi partito. Le restanti guardano a Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon come possibili leader in grado di rappresentarli. A testimonianza di queste perplessità, i gilets appaiono divisi. Un lato si è mostrato scettico al sostegno pentastellato, attraverso le dichiarazioni (tra le altre) di Jacline Mouraud, una delle icone della protesta:
Dubito che un partito straniero possa aiutare i gilet gialli. Siamo due popoli diversi, abbiamo una storia e un’eredità differenti. Sono scettica sull’offerta di aiuto del Movimento Cinque Stelle.
Nelle scorse ore, a questi primi segnali di chiusura, sono seguite le parole di stima e di apprezzamento da parte di altri esponenti di primo piano del movimento, come Ingrid Levavasseur:
Sono fiera di constatare – ha detto la Levavasseur – che il nostro movimento si spinga ben oltre i nostri confini. Contenta che una persona come Di Maio ci tenda la mano, sono pronta ad afferrarla, per spingerci ancora più forte e più lontano. Oggi più che mai abbiamo bisogno di strutturarci e il messaggio del M5s è qualcosa di molto potente.
Dopotutto, Di Maio è un politico, non un sociologo, né un attivista. Non è dunque un caso che le accuse abbiano scalfito le corazze governative d’oltralpe. Nathalie Loiseau, ministra agli Affari europei, ha subito invitato Di Maio a non intromettersi nelle questioni degli altri Stati, servendo un assist memorabile al vicepremier italiano, che ha potuto ricordare quando a giugno, in piena emergenza migranti, Macron aveva paragonato il nostro governo populista alla lebbra. La polemica è stata poi smorzata dall’Eliseo, che ha delegittimato l’ingerenza straniera, ribadendo come l’interlocutore del presidente sia il suo corrispettivo Conte. Questa vicenda testimonia una lettura del fenomeno che stiamo portando avanti da quando ci siamo interessati al caso francese: quella dei gilets jaunes è una questione che riguarda un po’ tutti e potrebbe avere dei risvolti inaspettati, all’interno di un contesto europeo sempre più destabilizzato. Un coordinamento di gilet gialli in Italia è nato nelle scorse settimane, ma le profonde differenze a livello di amministrazione e problematiche tra i due paesi hanno fatto sì che non attecchisse. In compenso, lunedì mattina 3.000 agricoltori e olivicoltori sono scesi in piazza a Bari per protestare contro i mancati interventi nel settore. Indossavano gilet arancioni ed erano a bordo dei loro trattori, ma, al contrario dei loro cugini francesi ignorati per diverse settimane dal proprio governo, hanno trovato nei deputati pentastellati (L’Abbate e Cassese) e leghisti (Sasso e Marti) degli interlocutori, i quali hanno promesso provvedimenti immediati. Adesso, alle parole devono seguire i fatti.
di Lorenzo Pennacchi
© LINTELLETTUALE DISSIDENTE 2017Privacy policyCookie policySite by 23bit
Di Maio interviene a gamba tesa sui gilets jaunes, innescando dure polemiche col governo francese e generando reazioni contrastanti nei portavoce della protesta. Nel frattempo, migliaia di agricoltori sono scesi in piazza a Bari indossando dei gilet arancioni.
di Lorenzo Pennacchi - 9 Gennaio 2019
La protesta dei gilet gialli si è riaccesa con l’ottavo atto della mobilitazione. Ad infiammarla, a livello internazionale, ci ha pensato Luigi di Maio, con il suo articolo del 7 gennaio su Il Blog delle Stelle, che si apre così:
Gilet gialli, non mollate! Dall’Italia stiamo seguendo la vostra battaglia dal giorno in cui siete comparsi per la prima volta colorando di giallo le strade di Parigi e di altre città francesi. Sappiamo cosa anima il vostro spirito e perché avete deciso di scendere in piazza per farvi sentire. In Francia, come in Italia, la politica è diventata sorda alle esigenze dei cittadini che sono stati tenuti fuori dalle decisioni più importanti che riguardano il popolo. Il grido che si alza forte dalle piazze francesi è in definitiva uno: “fateci partecipare!”.
Parole dirette, come la forma di governo evocata, seguite da un parallelismo tra i gilets jaunes di oggi e il Movimento 5 Stelle di ieri. Dal 4 ottobre 2009 «non ci siamo mai fermati», ricorda il vicepremier, il quale oltre a rivendicare la solidarietà e il supporto verso i manifestanti, si scaglia contro l’attuale classe dirigente francese, citando il ministro dell’interno Castaner e il governo Macron nella sua interezza. L’articolo si chiude con l’invito rivolto ai manifestanti ad aderire alla piattaforma Rousseau e a continuare la battaglia in nome della democrazia diretta. Le parole di Di Maio sono esplosive, la sua prospettiva è totalizzante e proprio per questo la visione del fenomeno che ne deriva è piuttosto ridotta. Modellare la specifica questione dei gilet gialli a quella di una generale rivendicazione popolare appare un po’ eccessivo, almeno per il momento. Come vi stiamo raccontando da settimane, la protesta, nella sua eterogeneità e per quanto sostenuta dalla maggioranza dei cittadini francesi, è portata avanti da un gruppo sociale ben riconoscibile, appartenente a quella Francia profonda stanca di essere vessata dalle politiche dell’Eliseo e di Bruxelles. Inoltre, solamente una parte del movimento vuole farsi partito. Le restanti guardano a Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon come possibili leader in grado di rappresentarli. A testimonianza di queste perplessità, i gilets appaiono divisi. Un lato si è mostrato scettico al sostegno pentastellato, attraverso le dichiarazioni (tra le altre) di Jacline Mouraud, una delle icone della protesta:
Dubito che un partito straniero possa aiutare i gilet gialli. Siamo due popoli diversi, abbiamo una storia e un’eredità differenti. Sono scettica sull’offerta di aiuto del Movimento Cinque Stelle.
Nelle scorse ore, a questi primi segnali di chiusura, sono seguite le parole di stima e di apprezzamento da parte di altri esponenti di primo piano del movimento, come Ingrid Levavasseur:
Sono fiera di constatare – ha detto la Levavasseur – che il nostro movimento si spinga ben oltre i nostri confini. Contenta che una persona come Di Maio ci tenda la mano, sono pronta ad afferrarla, per spingerci ancora più forte e più lontano. Oggi più che mai abbiamo bisogno di strutturarci e il messaggio del M5s è qualcosa di molto potente.
Dopotutto, Di Maio è un politico, non un sociologo, né un attivista. Non è dunque un caso che le accuse abbiano scalfito le corazze governative d’oltralpe. Nathalie Loiseau, ministra agli Affari europei, ha subito invitato Di Maio a non intromettersi nelle questioni degli altri Stati, servendo un assist memorabile al vicepremier italiano, che ha potuto ricordare quando a giugno, in piena emergenza migranti, Macron aveva paragonato il nostro governo populista alla lebbra. La polemica è stata poi smorzata dall’Eliseo, che ha delegittimato l’ingerenza straniera, ribadendo come l’interlocutore del presidente sia il suo corrispettivo Conte. Questa vicenda testimonia una lettura del fenomeno che stiamo portando avanti da quando ci siamo interessati al caso francese: quella dei gilets jaunes è una questione che riguarda un po’ tutti e potrebbe avere dei risvolti inaspettati, all’interno di un contesto europeo sempre più destabilizzato. Un coordinamento di gilet gialli in Italia è nato nelle scorse settimane, ma le profonde differenze a livello di amministrazione e problematiche tra i due paesi hanno fatto sì che non attecchisse. In compenso, lunedì mattina 3.000 agricoltori e olivicoltori sono scesi in piazza a Bari per protestare contro i mancati interventi nel settore. Indossavano gilet arancioni ed erano a bordo dei loro trattori, ma, al contrario dei loro cugini francesi ignorati per diverse settimane dal proprio governo, hanno trovato nei deputati pentastellati (L’Abbate e Cassese) e leghisti (Sasso e Marti) degli interlocutori, i quali hanno promesso provvedimenti immediati. Adesso, alle parole devono seguire i fatti.
di Lorenzo Pennacchi
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il fatto non è il quotidiano del m5s.
semmai è un po' meno piddino.
sul decreto stendo un velo pietoso sui piddini che provano a fare passare sta faccenda come la stessa dei governi di regime pd.
semmai è un po' meno piddino.
sul decreto stendo un velo pietoso sui piddini che provano a fare passare sta faccenda come la stessa dei governi di regime pd.
il fatto non è il quotidiano del m5s
bella questa. Buona giornata.
sul decreto stendo un velo pietoso sui piddini che provano a fare passare sta faccenda come la stessa dei governi di regime pd
"bevila bevila bevila tutta d'un fià" si canta nei bar dalle mie parti.
E ... era talmente un regime che permetteva a chiunque, anche ai suoi appartenenti, di tirare merda ad ogni provvedimento. Ora invece appena uno dei 5 stelle si azzarda a dire che non è favorevole ad una direttiva della Casaleggio viene buttato fuori dal partito. Eh ma era regime quello del PD. Bella questa. Buona giornata.
bella questa. Buona giornata.
sul decreto stendo un velo pietoso sui piddini che provano a fare passare sta faccenda come la stessa dei governi di regime pd
"bevila bevila bevila tutta d'un fià" si canta nei bar dalle mie parti.
E ... era talmente un regime che permetteva a chiunque, anche ai suoi appartenenti, di tirare merda ad ogni provvedimento. Ora invece appena uno dei 5 stelle si azzarda a dire che non è favorevole ad una direttiva della Casaleggio viene buttato fuori dal partito. Eh ma era regime quello del PD. Bella questa. Buona giornata.
ottimi argomenti :DDD
segnalo che intanto
Beppe Grillo e Matteo Renzi hanno firmato un patto trasversale per difendere la scienza dalle divulgazioni di ciarlatani e pseudoscienziati. A promuoverlo è il noto virologo Roberto Burioni. Che sul suo sito scrive: "Oggi è successa una cosa molto importante: Beppe Grillo e Matteo Renzi hanno sottoscritto (insieme a molti altri), un patto a difesa della scienza. Perché ci si può dividere su tutto, ma una base comune deve esserci. La scienza deve fare parte di questa base. Perché non ascoltare la scienza significa non solo oscurantismo e superstizione, ma anche dolore, sofferenza e morte di esseri umani".
Una svolta soprattutto per il M5s, nel quale la componente no-vax è tradizionalmente molto forte e si è fatta sentire anche nella scorsa campagna elettorale. Un punto questo dei vaccini che rappresenta anche l'ennesimo elemento di disaccordo con la Lega all'interno della maggioranza gialloverde.
Il testo dell'appello promosso da Burioni impegna le forze politiche su cinque punti. Le forze politiche si impegnano a: 1)sostenere la Scienza come valore universale di progresso dell’umanità, che non ha alcun colore politico, e che ha lo scopo di aumentare la conoscenza umana e migliorare la qualità di vita dei nostri simili; 2) a non sostenere o tollerare in alcun modo forme di pseudoscienza e/o di pseudomedicina che mettono a repentaglio la salute pubblica come il negazionismo dell’AIDS, l’anti-vaccinismo, le terapie non basate sulle prove scientifiche, ecc…3) a governare e legiferare in modo tale da fermare l’operato di quegli pseudoscienziati, che, con affermazioni non-dimostrate e allarmiste, creano paure ingiustificate tra la popolazione nei confronti di presidi terapeutici validati dall’evidenza scientifica e medica; 4) a implementare programmi capillari d’informazione sulla Scienza per la popolazione, a partire dalla scuola dell’obbligo, e coinvolgendo media, divulgatori, comunicatori, e ogni categoria di professionisti della ricerca e della sanità; 5) ad assicurare alla Scienza adeguati finanziamenti pubblici, a partire da un immediato raddoppio dei fondi ministeriali per la ricerca biomedica di base
Proviamo a leggere i punti.
punto 1: nulla da eccepire, basta che per scienza si intenda il metodo non la fede nei risultati di oggi.
punto 2: male, questo è fideismo non metodo scientifico. E' già stabilito che cosa la scienza DEVE dire.
punto 3: "governare e legiferare in modo tale da fermare" .. è censura e oscurantismo, non metodo scientifico.
punti 4 e 5: niente da dire, a patto che per scienza si intenda il metodo e non l'approccio fideistico alla "ghe pensi mì".
Sono davvero costernato del fatto che non ci si renda conto che si dice "scienza", ma spesso si intende fede.
segnalo che intanto
Beppe Grillo e Matteo Renzi hanno firmato un patto trasversale per difendere la scienza dalle divulgazioni di ciarlatani e pseudoscienziati. A promuoverlo è il noto virologo Roberto Burioni. Che sul suo sito scrive: "Oggi è successa una cosa molto importante: Beppe Grillo e Matteo Renzi hanno sottoscritto (insieme a molti altri), un patto a difesa della scienza. Perché ci si può dividere su tutto, ma una base comune deve esserci. La scienza deve fare parte di questa base. Perché non ascoltare la scienza significa non solo oscurantismo e superstizione, ma anche dolore, sofferenza e morte di esseri umani".
Una svolta soprattutto per il M5s, nel quale la componente no-vax è tradizionalmente molto forte e si è fatta sentire anche nella scorsa campagna elettorale. Un punto questo dei vaccini che rappresenta anche l'ennesimo elemento di disaccordo con la Lega all'interno della maggioranza gialloverde.
Il testo dell'appello promosso da Burioni impegna le forze politiche su cinque punti. Le forze politiche si impegnano a: 1)sostenere la Scienza come valore universale di progresso dell’umanità, che non ha alcun colore politico, e che ha lo scopo di aumentare la conoscenza umana e migliorare la qualità di vita dei nostri simili; 2) a non sostenere o tollerare in alcun modo forme di pseudoscienza e/o di pseudomedicina che mettono a repentaglio la salute pubblica come il negazionismo dell’AIDS, l’anti-vaccinismo, le terapie non basate sulle prove scientifiche, ecc…3) a governare e legiferare in modo tale da fermare l’operato di quegli pseudoscienziati, che, con affermazioni non-dimostrate e allarmiste, creano paure ingiustificate tra la popolazione nei confronti di presidi terapeutici validati dall’evidenza scientifica e medica; 4) a implementare programmi capillari d’informazione sulla Scienza per la popolazione, a partire dalla scuola dell’obbligo, e coinvolgendo media, divulgatori, comunicatori, e ogni categoria di professionisti della ricerca e della sanità; 5) ad assicurare alla Scienza adeguati finanziamenti pubblici, a partire da un immediato raddoppio dei fondi ministeriali per la ricerca biomedica di base
Proviamo a leggere i punti.
punto 1: nulla da eccepire, basta che per scienza si intenda il metodo non la fede nei risultati di oggi.
punto 2: male, questo è fideismo non metodo scientifico. E' già stabilito che cosa la scienza DEVE dire.
punto 3: "governare e legiferare in modo tale da fermare" .. è censura e oscurantismo, non metodo scientifico.
punti 4 e 5: niente da dire, a patto che per scienza si intenda il metodo e non l'approccio fideistico alla "ghe pensi mì".
Sono davvero costernato del fatto che non ci si renda conto che si dice "scienza", ma spesso si intende fede.
La sciocchezza, non da Grillo, è di permettere che il proprio nome sia accostato a quello di Renzi, che al momento nell'immaginario collettivo è l'uomo no della politica italiana, al pari di monti e fornero.
Il fiuto politico non gli manca, probabilmente manca a me qualche tassello per capirne la strategia.
Sull'uso politico della scienza, il tema è già emerso qui, e siamo d'accordo.
Purtroppo, tutto quello che tocca quel partito lì o è merda o lo diventa. Il lato positivo è che è diventato un formidabile marker per drizzare le antenne e sgranare gli occhi sulle magagne di cui non siamo ancora a conoscenza.
Il fiuto politico non gli manca, probabilmente manca a me qualche tassello per capirne la strategia.
Sull'uso politico della scienza, il tema è già emerso qui, e siamo d'accordo.
Purtroppo, tutto quello che tocca quel partito lì o è merda o lo diventa. Il lato positivo è che è diventato un formidabile marker per drizzare le antenne e sgranare gli occhi sulle magagne di cui non siamo ancora a conoscenza.
Il fatto condivide con il 5s la genesi. Insoddisfatti del pd che si mettono in proprio e hanno successo.
Dal punto di vista economico, la linea editoriale del fatto era quella di scelta civica. Tutt'oggi l'impianto è quello calvinista. Travaglio da una parte e il bocconiano feltri dall'altro, che se lo senti parlare, sembra uscito dai bollettini della bce del post, linkiesta, internazionale e il foglio.
Dal punto di vista economico, la linea editoriale del fatto era quella di scelta civica. Tutt'oggi l'impianto è quello calvinista. Travaglio da una parte e il bocconiano feltri dall'altro, che se lo senti parlare, sembra uscito dai bollettini della bce del post, linkiesta, internazionale e il foglio.
Sul caso Fincantieri-Stx, mi viene da dire: siamo fratelli europeiiiiiiiiiiii! senza l'europa dove vogliamo andareeeeeeeeeeeee!