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Subject: [POLITICA]
Ti riferisci a quelle gite scolastiche salite sui monumenti nei giorni scorsi ?
Mi hai strappato un sorriso, non lo nego.
Non sottovalutare però i ragazzi che protestano in questi giorni, saranno anche meno duri e ideologicamente ingenui, ma riguardando indietro non credo che noi fossimo molto meglio.
p.s. la parola collettivo la usavo più o meno 30 anni fa e l'ho recuperata dall'album dei ricordi sulle labbra dei miei figli negli ultimi mesi
Mi hai strappato un sorriso, non lo nego.
Non sottovalutare però i ragazzi che protestano in questi giorni, saranno anche meno duri e ideologicamente ingenui, ma riguardando indietro non credo che noi fossimo molto meglio.
p.s. la parola collettivo la usavo più o meno 30 anni fa e l'ho recuperata dall'album dei ricordi sulle labbra dei miei figli negli ultimi mesi
Pressione fiscale e disoccupazione in aumento (ma non erano Prodi e la sua compagnia le sanguisughe?...)
ROMA - Aumenta la pressione del fisco in Italia: nel 2009 è salita al 43,5% del prodotto interno lordo, dal 43,3% del 2008. E' quanto riferisce l'Ocse nelle stime preliminari relative all'anno scorso contenute in "Revenue Statistics". L'Italia così supera il Belgio (che nel 2009 ha visto il peso del fisco diminuire al 43,2% dal 44,2% del 2008) e sale dal quarto al terzo posto nella classifica dei Paesi dove maggiore è il peso delle entrate rispetto al prodotto interno lordo. Prima dell'Italia nel 2009 si collocano solo la Danimarca (48,2%) e la Svezia (46,4%).
L'Ocse rileva che la crisi economica e le conseguenti azioni di stimolo fiscale messe in campo da molti governi hanno inciso sulla pressione fiscale che nell'area Ocse nel 2009 "ha toccato il livello più basso dagli inizi degli anni '90". La pressione si colloca, nella media dei Paesi, al 33,7%, rispetto al 34,8% del 2008 e al 35,4% del 2007.
Oltre a Danimarca, Svezia e Italia, i paesi Ocse che nel 2009 hanno registrato una pressione fiscale sopra il 40% sono l'Australia, il Belgio, la Finlandia, la Francia e la Norvegia. Il Messico con il 17,4% e il Cile con il 18,2% hanno registrato nel 2009 la più bassa pressione fiscale dell'area, seguiti da Stati Uniti (24%) e Turchia (24,6%). Gli incrementi più consistenti si sono registrati in Lussemburgo (dal 35,5% del 2008 al 37,5% del 2009) e in Svizzera (dal 29,1% al 30,3%).
L'Organizzazione di Parigi ha diffuso anche i dati relativi alla disoccupazione, che
nel mese di ottobre nell'area Ocse è stata dell'8,6%, lo 0,1% in più rispetto a settembre. In un comunicato si precisa tuttavia che il numero di disoccupati resta vicino ai massimi del dopoguerra, a 45,7 milioni.
Si conferma un quadro divergente nell'andamento del mercato dei lavoro tra i Paesi dell'area. Negli Stati Uniti si viaggia al 9,8% (+0,2% su base mensile), in Canada si scende al 7,6% (-0,3%). A livello di eurozona, il tasso di disoccupazione risulta stabile in Germania (6,7%), in calo in Francia al 9,8% (-0,1%), in aumento in Italia all'8,6% (+0,3%). Il nostro Paese resta comunque al di sotto della media dell'area euro (10,1%) e di quella dell'Unione europea (9,6%), ma al di sopra di quella del G7 (8,2%). I Paesi che presentano i maggiori tassi di disoccupazione sono Spagna al 20,7%, Slovacchia al 14,7% e Irlanda al 14,1%.
(15 dicembre 2010)
da notare i Paesi che ci precedono, noti in tutto il mondo per l'altissimo livello di welfare (che giustifica la pressione fiscale così elevata e che in recenti sondaggi non sembra disturbare più di tanto la popolazione...anzi...e il nostro welfare?)
(edited)
ROMA - Aumenta la pressione del fisco in Italia: nel 2009 è salita al 43,5% del prodotto interno lordo, dal 43,3% del 2008. E' quanto riferisce l'Ocse nelle stime preliminari relative all'anno scorso contenute in "Revenue Statistics". L'Italia così supera il Belgio (che nel 2009 ha visto il peso del fisco diminuire al 43,2% dal 44,2% del 2008) e sale dal quarto al terzo posto nella classifica dei Paesi dove maggiore è il peso delle entrate rispetto al prodotto interno lordo. Prima dell'Italia nel 2009 si collocano solo la Danimarca (48,2%) e la Svezia (46,4%).
L'Ocse rileva che la crisi economica e le conseguenti azioni di stimolo fiscale messe in campo da molti governi hanno inciso sulla pressione fiscale che nell'area Ocse nel 2009 "ha toccato il livello più basso dagli inizi degli anni '90". La pressione si colloca, nella media dei Paesi, al 33,7%, rispetto al 34,8% del 2008 e al 35,4% del 2007.
Oltre a Danimarca, Svezia e Italia, i paesi Ocse che nel 2009 hanno registrato una pressione fiscale sopra il 40% sono l'Australia, il Belgio, la Finlandia, la Francia e la Norvegia. Il Messico con il 17,4% e il Cile con il 18,2% hanno registrato nel 2009 la più bassa pressione fiscale dell'area, seguiti da Stati Uniti (24%) e Turchia (24,6%). Gli incrementi più consistenti si sono registrati in Lussemburgo (dal 35,5% del 2008 al 37,5% del 2009) e in Svizzera (dal 29,1% al 30,3%).
L'Organizzazione di Parigi ha diffuso anche i dati relativi alla disoccupazione, che
nel mese di ottobre nell'area Ocse è stata dell'8,6%, lo 0,1% in più rispetto a settembre. In un comunicato si precisa tuttavia che il numero di disoccupati resta vicino ai massimi del dopoguerra, a 45,7 milioni.
Si conferma un quadro divergente nell'andamento del mercato dei lavoro tra i Paesi dell'area. Negli Stati Uniti si viaggia al 9,8% (+0,2% su base mensile), in Canada si scende al 7,6% (-0,3%). A livello di eurozona, il tasso di disoccupazione risulta stabile in Germania (6,7%), in calo in Francia al 9,8% (-0,1%), in aumento in Italia all'8,6% (+0,3%). Il nostro Paese resta comunque al di sotto della media dell'area euro (10,1%) e di quella dell'Unione europea (9,6%), ma al di sopra di quella del G7 (8,2%). I Paesi che presentano i maggiori tassi di disoccupazione sono Spagna al 20,7%, Slovacchia al 14,7% e Irlanda al 14,1%.
(15 dicembre 2010)
da notare i Paesi che ci precedono, noti in tutto il mondo per l'altissimo livello di welfare (che giustifica la pressione fiscale così elevata e che in recenti sondaggi non sembra disturbare più di tanto la popolazione...anzi...e il nostro welfare?)
(edited)
infiltrati nelle manifestazioni ci sono da quando esistono le manifestazioni...
fanno quello per cui sono li, provocano e aizzano gli animi nella speranza di far presa... se ci riescono, poi si vedono qualche centinaia di ragazzi fare casino e così offuscare le ragioni sacrosante di milioni di ragazzi (compresi loro stessi).
E' una strategia antica ma sempre efficacie.
Così il giorno dopo non si parla nei tiggi dello schifo che questa nazione offre ai giovani ma delle camionette bruciate.
E' conveniente che sia così.
C'è una regola antica ma sempre valida, quando succede qualcosa di "pubblico" per capire chi l'ha provocata, bisogna sempre andare a vedere chi ci guadagna, è una regola aurea della vita.
fanno quello per cui sono li, provocano e aizzano gli animi nella speranza di far presa... se ci riescono, poi si vedono qualche centinaia di ragazzi fare casino e così offuscare le ragioni sacrosante di milioni di ragazzi (compresi loro stessi).
E' una strategia antica ma sempre efficacie.
Così il giorno dopo non si parla nei tiggi dello schifo che questa nazione offre ai giovani ma delle camionette bruciate.
E' conveniente che sia così.
C'è una regola antica ma sempre valida, quando succede qualcosa di "pubblico" per capire chi l'ha provocata, bisogna sempre andare a vedere chi ci guadagna, è una regola aurea della vita.
Ieri chi ha visto il festeggiamento di Bruno Vespa ?
da sottolineare l'enorme figuretta di Cota che non si ricordava la storia del suo partito :)
Donati dell'idv lo ha informato eeehehehheheh
La situazione di stallo del nostro paese e' perfettamente descritta nel romanzo Il Gattopardo.
da sottolineare l'enorme figuretta di Cota che non si ricordava la storia del suo partito :)
Donati dell'idv lo ha informato eeehehehheheh
La situazione di stallo del nostro paese e' perfettamente descritta nel romanzo Il Gattopardo.
hai letto l'ultimo romanzo di Camilleri: l'intermittenza?
Mi ha fatto male nella sua tragica realtà.
Mi ha fatto male nella sua tragica realtà.
Donati dell'idv lo ha informato eeehehehheheh
allora io informo te: si chiama Donadi eeehehehheheh ^_*
allora io informo te: si chiama Donadi eeehehehheheh ^_*
ilfattoquotidiano
The day after
E mo’ che famo?
Doveva essere una data storica. Non lo è stata nè, in verità, poteva esserlo (era pur sempre una partita di regime). Eppure alle 12 di fronte piazza Montecitorio c’erano davvero tutti, un vero circo Barnum: Staffelli con un megatapiro, il finto Vespa di Striscia la notizia, gli inviati del Vespa vero, di Ballarò, di TeleCapri, telecamere da tutto il mondo. Area surreale, nella piazza gli operatori che si spostavano come stormi d’uccelli, in attesa del voto nessuno usciva dalla Camera, intorno solo blindati della polizia.
I giornalisti già sapevano che le vere notizie sarebbero venute dall’esterno del Palazzo, in fin dei conti dentro era solo una questione di numeri. Esattamente 314 a 311. Per la cronaca, votano a favore del governo due deputati eletti con Italia dei valori e credo cinque eletti nel Pd, da tempo transumati altrove. I Fli lasciamoli stare, erano nati maggioranza. I Radicali tutti per la sfiducia, of course. Pochi minuti e via, inizia il crescendo scenografico degli scontri, tanto da occupare ogni spazio di informazione sino ai telegiornali. Sui principali siti la fiducia era già divenuta seconda o terza notizia.
Ma la sera si ricomincia, tutto come prima: Floris ospita la classica cinquina Vendola-Bocchino-Bindi-Bondi-Rotondi per parlare rigorosamente di po-li-ti-ca; Vespa, per nulla affaticato dall’ennesima presentazione del suo ennesimo libro, sfodera un plastico del Parlamento (?!!) e ci mette intorno un quartetto annichilente, Donadi-Finocchiaro-Cicchitto-Moffa (chi, quello di Fli che si è astenuto? Sarà il primo “pagamento” di Berlusconi, chiamate i carabinieri!). Da Matrix, Latorre e Gasparri dettano la linea.
Molto più serio è quanto avvenuto fuori dal Palazzo.
Quando si crea una zona rossa, si offre un target, un obiettivo per chi lo cerca a tutti i costi. A Genova sappiamo come è andata. A Roma le prove generali c’erano state pochi giorni fa: stessi luoghi, stessa tattica, camionette usate come barriere (!) e gruppetti che si dimenano per rovesciarle. Se po’ fa, avranno pensato in molti.
Ieri la replica in grande stile: di nuovo la scelta folle di murare le vie del centro con i blindati di traverso ad aspettare che giovani violenti si facessero le ossa con il tiro alla guardia. Non so se chi ha fatto quella scelta di ordine pubblico è un incapace o un consapevole, né conosco le ragioni che hanno portato alcune centinaia di persone a “entrare in guerra” e altre migliaia a tollerarle. Neanche comprendo come possa continuare ad accadere che persone immobilizzate vengano prese a calci senza che i responsabili siano puniti.
Fatto sta che questa roba, purtroppo, ce la porteremo appresso a lungo. Non poteva essere altrimenti: se dieci persone tiranno un sasso, diventano una notizia e vanno in prima pagina; se fanno un’azione nonviolenta, lo sanno a mala pena gli amici.
E mo’ che famo?
Ripartiamo dalla legge, dal diritto, dalle istituzioni, sì, proprio da quelle istituzioni che sono occupate da fuorilegge. Se non si è in grado di rimuoverli da quelle poltrone occorre imporgli il rispetto delle loro regole, quelle che il potere si è dato e che magari ci fanno schifo. Rianimando le istituzioni facciamo un favore a noi stessi. Ed è più probabile riuscirci con la nonviolenza piuttosto che con la violenza. Conquistiamo ogni giorno un centimetro in più di rispetto delle regole, di democrazia. Sulle prime sarà meno eccitante, di certo poco mediatico, ma di sicuro più duraturo. E più efficace per mandare a casa, a lungo, Berlusconi e questi partiti trasformati in comitati d’affari se non vere e proprie associazioni a delinquere contro i diritti dei cittadini.
Mario Staderini
p.s.
neretto come dall'originale
The day after
E mo’ che famo?
Doveva essere una data storica. Non lo è stata nè, in verità, poteva esserlo (era pur sempre una partita di regime). Eppure alle 12 di fronte piazza Montecitorio c’erano davvero tutti, un vero circo Barnum: Staffelli con un megatapiro, il finto Vespa di Striscia la notizia, gli inviati del Vespa vero, di Ballarò, di TeleCapri, telecamere da tutto il mondo. Area surreale, nella piazza gli operatori che si spostavano come stormi d’uccelli, in attesa del voto nessuno usciva dalla Camera, intorno solo blindati della polizia.
I giornalisti già sapevano che le vere notizie sarebbero venute dall’esterno del Palazzo, in fin dei conti dentro era solo una questione di numeri. Esattamente 314 a 311. Per la cronaca, votano a favore del governo due deputati eletti con Italia dei valori e credo cinque eletti nel Pd, da tempo transumati altrove. I Fli lasciamoli stare, erano nati maggioranza. I Radicali tutti per la sfiducia, of course. Pochi minuti e via, inizia il crescendo scenografico degli scontri, tanto da occupare ogni spazio di informazione sino ai telegiornali. Sui principali siti la fiducia era già divenuta seconda o terza notizia.
Ma la sera si ricomincia, tutto come prima: Floris ospita la classica cinquina Vendola-Bocchino-Bindi-Bondi-Rotondi per parlare rigorosamente di po-li-ti-ca; Vespa, per nulla affaticato dall’ennesima presentazione del suo ennesimo libro, sfodera un plastico del Parlamento (?!!) e ci mette intorno un quartetto annichilente, Donadi-Finocchiaro-Cicchitto-Moffa (chi, quello di Fli che si è astenuto? Sarà il primo “pagamento” di Berlusconi, chiamate i carabinieri!). Da Matrix, Latorre e Gasparri dettano la linea.
Molto più serio è quanto avvenuto fuori dal Palazzo.
Quando si crea una zona rossa, si offre un target, un obiettivo per chi lo cerca a tutti i costi. A Genova sappiamo come è andata. A Roma le prove generali c’erano state pochi giorni fa: stessi luoghi, stessa tattica, camionette usate come barriere (!) e gruppetti che si dimenano per rovesciarle. Se po’ fa, avranno pensato in molti.
Ieri la replica in grande stile: di nuovo la scelta folle di murare le vie del centro con i blindati di traverso ad aspettare che giovani violenti si facessero le ossa con il tiro alla guardia. Non so se chi ha fatto quella scelta di ordine pubblico è un incapace o un consapevole, né conosco le ragioni che hanno portato alcune centinaia di persone a “entrare in guerra” e altre migliaia a tollerarle. Neanche comprendo come possa continuare ad accadere che persone immobilizzate vengano prese a calci senza che i responsabili siano puniti.
Fatto sta che questa roba, purtroppo, ce la porteremo appresso a lungo. Non poteva essere altrimenti: se dieci persone tiranno un sasso, diventano una notizia e vanno in prima pagina; se fanno un’azione nonviolenta, lo sanno a mala pena gli amici.
E mo’ che famo?
Ripartiamo dalla legge, dal diritto, dalle istituzioni, sì, proprio da quelle istituzioni che sono occupate da fuorilegge. Se non si è in grado di rimuoverli da quelle poltrone occorre imporgli il rispetto delle loro regole, quelle che il potere si è dato e che magari ci fanno schifo. Rianimando le istituzioni facciamo un favore a noi stessi. Ed è più probabile riuscirci con la nonviolenza piuttosto che con la violenza. Conquistiamo ogni giorno un centimetro in più di rispetto delle regole, di democrazia. Sulle prime sarà meno eccitante, di certo poco mediatico, ma di sicuro più duraturo. E più efficace per mandare a casa, a lungo, Berlusconi e questi partiti trasformati in comitati d’affari se non vere e proprie associazioni a delinquere contro i diritti dei cittadini.
Mario Staderini
p.s.
neretto come dall'originale
di pietro avrebbe potuto cavalcare quella tigre di mani pulite in modo più intelligente, invece ora è chiaro che si è circondato di inetti e voltagabbana pronti a vendersi a chi offre di più, il che con tutta probabilità sta a dire che lui stesso le capacità richieste per fare il leader non le ha
io ho sentito stamattina un'intervista a scilipoti. Guarda, non si può descrivere, siamo nella quarta dimensione. Uno così sfugge a qualsiasi catalogazione, poteva essere in qualsiasi partito. Certo la colpa di averlo preso e fatto eleggere è di Di Pietro, la sua difesa è stata: "Li prendiamo onesti e ci lasciano disonesti"
io ho sentito stamattina un'intervista a scilipoti. Guarda, non si può descrivere, siamo nella quarta dimensione. Uno così sfugge a qualsiasi catalogazione, poteva essere in qualsiasi partito. Certo la colpa di averlo preso e fatto eleggere è di Di Pietro, la sua difesa è stata: "Li prendiamo onesti e ci lasciano disonesti"
il che con tutta probabilità sta a dire che lui stesso le capacità richieste per fare il leader non le ha
non aver un leader non è detto che sia un problema, anzi.
non aver un leader non è detto che sia un problema, anzi.
in effetti pare una macchietta
Roma, 15 dic. (Apcom) - Domenico Scilipoti, gruppo misto, uno dei deputati che ieri sono stati determinanti per la fiducia al Governo Berlusconi, ha spiegato in un'intervista a Popolare Network le ragioni per cui ieri, alla prima chiama per votare, non si è presentato. "In quel momento mi trovavo al bagno, un fatto legittimo e fisiologico. Che cosa facevano gli altri due colleghi, non lo so", ha poi risposto Scilipoti a proposito del fatto che nemmeno gli altri due deputati della sua stessa area politica, Calearo e Cesario, hanno risposto alla prima chiama."
(...)
Roma, 15 dic. (Apcom) - Domenico Scilipoti, gruppo misto, uno dei deputati che ieri sono stati determinanti per la fiducia al Governo Berlusconi, ha spiegato in un'intervista a Popolare Network le ragioni per cui ieri, alla prima chiama per votare, non si è presentato. "In quel momento mi trovavo al bagno, un fatto legittimo e fisiologico. Che cosa facevano gli altri due colleghi, non lo so", ha poi risposto Scilipoti a proposito del fatto che nemmeno gli altri due deputati della sua stessa area politica, Calearo e Cesario, hanno risposto alla prima chiama."
(...)
è evidente che tu non vedi la differenza con i due dell'IDV e la finiana, ma non mi sorprende :)
tanti euro
tanti euro
la sua difesa è stata: "Li prendiamo onesti e ci lasciano disonesti"
una difesa che andrebbe bene anche come accusa!!!
:P
una difesa che andrebbe bene anche come accusa!!!
:P
il che con tutta probabilità sta a dire che lui stesso le capacità richieste per fare il leader non le ha
non aver un leader non è detto che sia un problema, anzi.
peccato che il "non-leader" abbia fatto versare l'intero importo dei rimborsi elettorali in una società privata gestita da lui stesso, da sua moglie e dalla amica Mura invece che nelle casse del partito
non è un leader ma sicuramente uno che si sa parare le chiappe
non aver un leader non è detto che sia un problema, anzi.
peccato che il "non-leader" abbia fatto versare l'intero importo dei rimborsi elettorali in una società privata gestita da lui stesso, da sua moglie e dalla amica Mura invece che nelle casse del partito
non è un leader ma sicuramente uno che si sa parare le chiappe
peccato che il "non-leader" abbia fatto versare l'intero importo dei rimborsi elettorali in una società privata gestita da lui stesso, da sua moglie e dalla amica Mura invece che nelle casse del partito
questa la difesa:
Elio Veltri sostiene che tre singole persone (Di Pietro – Mura - Mazzoleni), si siano fraudolentemente impossessate dei rimborsi elettorali ricevuti dal partito “Italia dei Valori” in occasione delle elezioni per il Parlamento europeo del 2004, utilizzando lo schermo di un’associazione avente la stessa denominazione del partito.
Trattasi di una falsità assoluta, che può essere facilmente e documentalmente smontata. Dapprima, però, è opportuno inquadrare il contesto da cui nasce il rancore e la frustrazione dell’on.le Veltri.
Elio Veltri, per mezzo dell’associazione il Cantiere, ha promosso diversi giudizi - che hanno coinvolto anche la Camera dei Deputati, chiamata anch’essa inopinatamente in causa - in cui detta associazione ha tentato, ovviamente senza riuscirvi, di “mettere le mani” sul 50% dei rimborsi elettorali percepiti dall’Italia dei Valori in occasione delle elezioni al Parlamento Europeo del maggio 2004, assumendo che in quella occasione vi sarebbe stata la presentazione congiunta delle liste da parte di entrambi le formazioni politiche.
Produco subito - e tanto per inquadrare la temerarietà della pretesa - la prova documentale che smonta del tutto l’assurda richiesta avanzata da “Il Cantiere”, ovvero l’atto costitutivo di tale associazione, che è del 14 gennaio 2005 (all. 3), mentre le elezioni europee a cui taluni suoi futuri esponenti hanno partecipato sotto le liste di IDV sono avvenute il 12 e 13 giugno 2004: per definizione e per logica matematica, quindi, non poteva esservi stato alcun accordo con chi prima nemmeno materialmente e giuridicamente esisteva.
La verità è molto più lineare: il partito Italia dei Valori si è presentato alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del 12 e 13 giugno 2004 in tutte le circoscrizioni con proprie liste elettorali sotto il simbolo composito “Italia dei Valori – Società Civile - Di Pietro Occhetto” come risulta dall’attestazione del Ministero dell’Interno del 27.04.04 (cfr. all. 4), da cui pure risulta che il predetto simbolo è di esclusiva e piena disponibilità di IDV.
...
antoniodipietro.com
vedremo che dice la giustizia.
questa la difesa:
Elio Veltri sostiene che tre singole persone (Di Pietro – Mura - Mazzoleni), si siano fraudolentemente impossessate dei rimborsi elettorali ricevuti dal partito “Italia dei Valori” in occasione delle elezioni per il Parlamento europeo del 2004, utilizzando lo schermo di un’associazione avente la stessa denominazione del partito.
Trattasi di una falsità assoluta, che può essere facilmente e documentalmente smontata. Dapprima, però, è opportuno inquadrare il contesto da cui nasce il rancore e la frustrazione dell’on.le Veltri.
Elio Veltri, per mezzo dell’associazione il Cantiere, ha promosso diversi giudizi - che hanno coinvolto anche la Camera dei Deputati, chiamata anch’essa inopinatamente in causa - in cui detta associazione ha tentato, ovviamente senza riuscirvi, di “mettere le mani” sul 50% dei rimborsi elettorali percepiti dall’Italia dei Valori in occasione delle elezioni al Parlamento Europeo del maggio 2004, assumendo che in quella occasione vi sarebbe stata la presentazione congiunta delle liste da parte di entrambi le formazioni politiche.
Produco subito - e tanto per inquadrare la temerarietà della pretesa - la prova documentale che smonta del tutto l’assurda richiesta avanzata da “Il Cantiere”, ovvero l’atto costitutivo di tale associazione, che è del 14 gennaio 2005 (all. 3), mentre le elezioni europee a cui taluni suoi futuri esponenti hanno partecipato sotto le liste di IDV sono avvenute il 12 e 13 giugno 2004: per definizione e per logica matematica, quindi, non poteva esservi stato alcun accordo con chi prima nemmeno materialmente e giuridicamente esisteva.
La verità è molto più lineare: il partito Italia dei Valori si è presentato alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del 12 e 13 giugno 2004 in tutte le circoscrizioni con proprie liste elettorali sotto il simbolo composito “Italia dei Valori – Società Civile - Di Pietro Occhetto” come risulta dall’attestazione del Ministero dell’Interno del 27.04.04 (cfr. all. 4), da cui pure risulta che il predetto simbolo è di esclusiva e piena disponibilità di IDV.
...
antoniodipietro.com
vedremo che dice la giustizia.