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Subject: [POLITICA]

2010-12-22 12:28:09
"Bondi e' la persona intellettualmente piu' onesta che conosca''.

Inquietante ....
2010-12-22 14:44:20
'Anche Bondi e' vittima dell'antiberlusconismo - spiega il premier nel corso della registrazione di 'Matrix' -, non puo' essere colpa del ministro se crolla un muro senza provocare, tra l'altro, altri danni. Bondi e' la persona intellettualmente piu' onesta che conosca''.

il pdl parla tanto della sinistra che non ammette le proprie colpe, ma in ogni loro discorso spunta sempre l'opposizione come causa di tutti i mali...
2010-12-22 14:46:06
«Lascio il Pdl, ma resto al governo»
Il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo decide di entrare nel gruppo misto


la decisione dopo il no al rinvio della legge sulla libera imprenditorialità

MILANO - «Lascio il Pdl, vado nel gruppo misto»: così Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, annuncia lo strappo con il Pdl dopo che la maggioranza non ha appoggiato il rinvio della legge sulla libera imprenditorialità. A chi le chiede se intende restare al governo, Prestigiacomo dice: «Resto finché Berlusconi lo riterrà».

IL CASUS - L'aula della Camera ha infatti approvato, con 283 sì, 190 no e 2 astenuti, la proposta di legge, a prima firma Antonino Foti (Pdl), che contiene interventi per agevolare la libera imprenditorialità e per il sostegno del reddito. Su questa proposta si è consumato lo 'strappò tra il ministro all'Ambiente Stefania Prestigiacomo e la maggioranza. Il ministro all'Ambiente ha votato con l'opposizione per il rinvio in commissione per un approfondimento su una norma sullo smaltimento dei rifiuti per le piccole imprese. Il rinvio è stato 'bocciatò per soli tre voti di scarto e Prestigiacomo ha accusato il capogruppo Pdl, Fabrizio Cicchitto, di non averla ascoltata e di aver esposto il governo a un voto che poteva metterlo in difficoltà. La proposta di legge ora va al Senato.

TEATRINO - A giudizo dell' Italia dei Valori «Il teatrino messo in scena in aula alla Camera supera ogni limite di demenzialità e spiega bene - afferma il vicecapogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera Antonio Borghesi - come si sia potuti arrivare ad una situazione politica come quella in cui ci troviamo: Moffa, Pdl, ex finiano, che sfiducia il ministro Prestigiacomo era già uno spettacolo, completato poi dal salvataggio della ministra ad opera di Fli».

corriere
2010-12-23 16:00:08
Come vuolesi dimostrare la giunta Chiamparino NON voleva affatto difendere Raphael Rossi che aveva denuciato corruzione nell'Amiat.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/23/processo-amiat-il-comune-di-torino-non-si-costituisce-parte-civile/83456/

Meno male che per qualcuno di questo forum il comportamento del Comune di Torino era stato esemplare.

E poi dicono anche che questi politici non andrebbero presi a calci nel culo.
2010-12-23 23:10:48
E poi dicono anche che questi politici non andrebbero presi a calci nel culo.

Notare che l'AMIAT, l'azienda imputata, ha patteggiato un anno di reclusione, in pratica ha ammesso il reato. Costituirsi parte civile era proprio facile facile.
2010-12-24 00:01:00
Scusatemi sono io del tutto idiota, o quest'uomo sta dicendo cose semplicemente allucinanti? ....cioè mi pare che questa persona a questo punto non stia più parlando né di politica né di governare (bene o male che sia) un paese ma semplicemente di difendersi in maniera sleale da un processo?....se è innocente che si faccia processare, sarà assolto e tutti saranno felici e contenti. Non si capisce, professandosi innocente, come i si opponga così strenuamente e slealmente gettando fango sul processo....bah...non capisco.


«Pm eversivi», Berlusconi vuole un’inchiesta
23 dicembre 2010

Silvio Berlusconi rilancia l’idea di una commissione parlamentare d’inchiesta sui pm eversivi, in caso di condanna nel processo Mills per corruzione in atti giudiziari. Lo fa, questa volta, durante la tradizionale conferenza di fine anno a Villa Madama - nella quale, come un fiume in piena, tocca anche tutti i temi caldi della giustizia - riprendendo quanto aveva già ventilato a ottobre, alla festa del Pdl al Castello Sforzesco di Milano.

Pronta la reazione del vicepresidente del Csm Michele Vietti che, con una nota `tranchant´ di Palazzo dei Marescialli, stigmatizza i toni aggressivi del Presidente del Consiglio contro le toghe. Una posizione che, come sempre avverrebbe per le note ufficiali del `parlamentino´ dei giudici presieduto dal Presidente della Repubblica, registrerebbe la sintonia del Quirinale. Se il Tribunale di Milano accoglierà la tesi del Pubblico ministero Fabio De Pasquale nel processo Mills - ha detto in sostanza Berlusconi - questo sarà la dimostrazione che c’é nella magistratura una «associazione tesa all’eversione», e per acclarare questa evidenza davanti all’opinione pubblica, lo stesso premier presenterà una proposta di legge per istituire una commissione bicamerale. Berlusconi, più nel dettaglio, ha criticato la tesi del pm secondo la quale «la corruzione si perfeziona non quando c’è il passaggio di denaro ma quando i soldi vengono spesi».

«E quando anche altri giudici convergono su questa tesi, non si può negare - ha concluso - che ci sia nella magistratura una associazione tesa all’ eversione». In relazione a queste dichiarazioni nelle quali è «ipotizzato una inchiesta parlamentare su un disegno eversivo della magistratura», Vietti - fa presente la nota del Consiglio superiore della magistratura - «stigmatizza il ricorso ad inaccettabili toni aggressivi e polemici che si sperava non tornassero». Dall’opposizione Donatella Ferranti - per il Pd - ha giudicato le parole di Berlusconi «un indecente attacco alle istituzioni democratiche, un vero e proprio disonore per il Paese visto che questi attacchi, che hanno tutto il sapore dell’intimidazione, vengono sollevati alla vigilia della pronuncia della Corte costituzionale sul legittimo impedimento per creare un indebito clima di pressione».

Per l’ex pm Luigi De Magistris - dell’Idv - «la minaccia di istituire una commissione di inchiesta o di portare il popolo in piazza contro la Consulta, è inaccettabile, parole di una gravità inaudita, espressione di un’invasione di campo pesantissima a danno della giustizia, pericolosamente populiste ed eversive». A proposito della legge sul legittimo impedimento, Berlusconi ha detto che la bocciatura di questa norma da parte della Consulta sarebbe una «ulteriore sentenza politica» che, se si verificasse, lo spingerebbe a spiegare direttamente al 56% degli italiani che, in base ai sondaggi, sono con lui «come stanno le cose». Senza però riproporre un altro provvedimento che lo salvi dai processi. Il premier auspica inoltre che il prossimo inquilino del `Colle´ sia di centrodestra e che, in questo modo, si possano eleggere alla Consulta giudici estranei al centrosinistra.

Con la «dipartita» dal Pdl di Gianfranco Fini, comunque, ad avviso di Berlusconi, sarà più facile la riforma della giustizia comprensiva di separazione delle carriere dei giudici, creazione di due Csm e legge sulle intercettazioni telefoniche.


Il Secolo XIX
2010-12-24 12:32:07
2010-12-24 12:46:13
2010-12-24 13:15:09
arriverà il momento in cui i poliziotti spaccheranno le ossa ai giovani padani
d'altronde già è successo e ancora succederà poichè lo status quo non è eterno e poichè da sempre in ogni luogo i poliziotti sono lo strumento governativo per tappare le bocche sgradite.
2010-12-26 23:53:29
dal blog di alessandro gilioli, storiella natalizia da prendere per quella che è, ma che mi sembra contestualiazzare eloquentemente i casi Razzi e Scilipoti.


Eduardo Rina scrive:
26 dicembre 2010 alle 17:58

LA “QUESTIONE MORALE” CHE SOLLEVA DE MAGISTRIS VIENE DA LONTANO….
IO, PRIMA VITTIMA DESIGNATA DEL “METODO FORMISANO”


Dopo quattro anni di silenzio è giunto finalmente il momento di scrivere pubblicamente della mia esperienza in ITALIA dei VALORI. Esperienza chiusasi, di fatto, alle elezioni politiche del 2006.
Proprio mentre prendeva piede la “logica e la prassi” del reclutamento dei candidati con l’adozione del cosiddetto metodo Formisano.

Allora facevo parte dell’Ufficio Nazionale di Presidenza di IDV in qualità di Responsabile Nazionale degli Enti Locali. Ero entrato nell’Italia dei Valori nel 2000 quando Di Pietro lanciò, nella famosa intervista estiva su La Repubblica, l’idea di costruire a livello nazionale un movimento che aggregasse persone e forze della società civile e politici scontenti della mancanza di democrazia nei rispettivi partiti di appartenenza. Vivevo e vivo ancora nel Veneto, a Conegliano (TV) dove ero stato eletto consigliere comunale dell’Ulivo nel 1998 e avevo lasciato i DS (di cui ero segretario cittadino) per assenza di democrazia interna.

Conobbi Massimo Donadi, già allora referente regionale di Di Pietro, e con lui cominciai a lavorare sul territorio provinciale e regionale per reclutare persone oneste e farle candidare nelle nostre liste alle politiche del 2001. In quella tornata il Partito superò nei collegi uninominali del Veneto la soglia del 5%. Su quella base si lavorò negli anni successivi per consolidare a livello organizzativo il movimento, attraverso momenti di difficoltà nelle elezioni locali, perchè ancora sconosciuti come partito. Nel 2002, con la lista ITALIA dei VALORI, venni eletto nel Consiglio comunale di Conegliano con il 3,5% dei voti, quando in altre realtà regionali e nazionali non si superava neanche l’1,5%.

Con Donadi e gli amici del territorio e delle varie province si lavorava incessantemente. Organizzammo, tra le tantissime iniziative di raccolta firme per il Referendum sul Lodo Schifani e in quegli anni difficili del berlusconismo e del leghismo trionfanti, una grande manifestazione a Treviso sul tema dell’INFORMAZIONE E DEMOCRAZIA con Marco Travaglio, Michele Santoro, Pancho Pardi e Antonio Di Pietro, laddove non riuscimmo a contenere, nel più grande Cinema di Treviso più di mille persone….

A Maggio del 2005, dopo la tornata delle elezioni regionali, Di Pietro mi nominò Responsabile Nazionale degli Enti Locali e mi chiamò a far parte dell’Uffico Nazionale di Presidenza di IDV, del quale facevano allora parte lo stesso Presidente, Donadi, Mura, Belisario, Formisano, Calò, Borghesi, Raiti. Mentre questi dirigenti stavano già a Roma io continuavo a lavorare come Insegnante nel mio Istituto a Conegliano e partecipavo anche alle riunioni nazionali con enormi sacrifici personali e familiari e mi recavo in ogni regione d’Italia per svolgere il mio ruolo nazionale.

A Gennaio del 2006 ci fu un’importante riunione dell’Ufficio di Presidenza con all’o.d.g. la discussione per predisporre le liste e le candidature alle politiche di Aprile. In quella decisiva riunione emerse e prevalse, con il mio esplicito e rispettoso dissenso, il criterio del reclutamento con il metodo Formisano, che consisteva nel ricercare “ personaggi politici” (sic!) in disaccordo con i loro partiti di appartenenza. Per un mese e più la nostra Sede Nazionale diventò la meta di un pellegrinaggio di gente che veniva a contrattare la propria candidatura nelle liste approntate col Porcellum.

La storia è nota: arrivarono nelle liste IDV i vari De Gregorio, Porfidia, Pedica, Di Nardo. Per quella mia presa di posizione contraria stavo per non essere candidato. Persino nel mio Collegio, quello del VENETO2, Di Pietro e Donadi si scatenarono nella caccia al candidato esterno. Corteggiarono e rilasciarono interviste pubbliche favorevoli alla candidatura di un ex candidato di Alleanza Nazionale, il Presidente del Treviso Calcio, SETTEN, amico di Gentilini, lo sceriffo leghista di Treviso.

I nostri militanti erano, a dir poco, perplessi. Setten fu pubblicamente redarguito da Gentilini e alla fine rinunciò alla candidatura. Non potendo più trovare altri candidati, Di Pietro si convinse che anch’io avrei potuto portare un contributo di consenso su un territorio difficile e ostile al centrosinistra. Ma il collegio di Veneto 2 non era considerato un collegio vincente per IdV.

La sorte volle che l’esito del voto del 10 aprile fu sorprendente e scattò il Seggio anche nel nostro Collegio. Io fui informato nella notte della mia elezione alla Camera dei Deputati e per due giorni i giornali locali non fecero che parlare di questa sorpresa. Ma due giorni dopo, con una e-mail, Di Pietro mi scrisse che quel seggio era SUO (essendo Capolista in tutti i Collegi d’Italia) mentre mi ringraziava per il successo politico inaspettato.

Mi crollò il mondo addosso e mi precipitai a Roma per parlargli. Ma non si fece trovare in Sede. Fece entrare in Parlamento Pedica, ex portaborse cossighiano, candidato al quarto posto in Lombardia, Porfidia e De Gregorio, amici di Formisano. Mi fece pagare così, vilmente, il prezzo del mio dissenso corretto e legittimo alla selezione dei candidati col METODO FORMISANO!

Aggiungo, per completezza di informazione, che Di Pietro divenne MINISTRO di PRODI dopo qualche settimana, ma cumulò la carica di MINISTRO e quella di DEPUTATO. Incompatibilità prevista e codificata dallo STATUTO di IDV, ma evidentemente valida solo per gli altri.

Poi l’anno successivo, con il Congresso Regionale di Vicenza, e con la mia candidatura alternativa a quella di Borghesi ebbi la conferma che tutto ciò che decide Di Pietro bisogna eseguire. Vinse Borghesi per 93 voti contro 87 e il Direttivo regionale fu composto per il 90% alla maggioranza e il 10% alla minoranza. Fu inoltrato un legittimo ricorso alla Sede Nazionale di cui non ho avuto mai risposta! Questa è la democrazia di Di Pietro!

PROF. EDUARDO RINA, ex Responsabile Nazionale degli Enti Locali di IDV
2010-12-26 23:58:37
il testo della riforma Gelmini (com'era e come cambia) (pdf)

in fondo al pdf, il valore della riforma gelmini all'attuale quotazione di mercato
2010-12-27 12:36:01
se volete piangere, calcolate la vostra pensione:

Il Pensionometro


L'assegno di previdenza?
Arriverà un anno più tardi

Tutte le novità del 2011: da «quota 96» alle finestre mobili

Finisce il trattamento anticipato per le donne se non hanno 40 anni di contributi

MILANO - La pensione pubblica si allontana sempre di più. Dal 2011 i requisiti per la rendita di anzianità fanno un altro scatto in avanti. E debutteranno le nuove finestre mobili: per riscuotere materialmente l'assegno, una volta raggiunti i requisiti, i lavoratori dipendenti dovranno aspettare dodici mesi e gli autonomi un anno e mezzo. Vediamo le novità.

Anzianità più difficile
Dal prossimo anno i lavoratori dipendenti andranno in pensione anticipata rispetto all'età di vecchiaia soltanto se la somma dell'età anagrafica e dell'anzianità lavorativa ammonta a 96 la cosiddetta «quota 96», a patto che abbiano almeno 60 anni d'età. Quindi occorrono 60 anni di età e 36 di contributi, oppure 61 anni e 35 di versamenti. Ai fini del raggiungimento dei requisiti, nel rispetto dei limiti minimi di età e contribuzione, contano anche le frazioni d'anno. Ad esempio matura il diritto alla pensione di anzianità anche il dipendente che a marzo 2011 può vantare 60 anni e 6 mesi di età e una contribuzione di 1.846 settimane 35 anni e sei mesi. Più dura la vita degli autonomi artigiani, commercianti, coltivatori diretti, per i quali la quota è fissata a 97, con un minimo di 61 anni di età: possono pertanto ottenere la pensione con 61 anni e 36 di contributi, oppure 62 di età e 35 di versamenti. Anche in questo caso valgono le frazioni d'anno. Fino al 31 dicembre 2010 era in vigore la quota 95 per i dipendenti età minima 59 anni e 96 per gli autonomi minimo 60 anni.

La finestra è mobile
I lavoratori dipendenti che maturano il diritto a partire dal primo gennaio 2011 potranno intascare l'assegno dell'Inps anzianità o vecchiaia dopo un anno dalla data di maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi. Un anno e mezzo di panchina, invece, per chi si è messo in proprio artigiani, commercianti, coltivatori diretti. Praticamente, una volta raggiunto il requisito, il pagamento scatta a partire dal 13° mese successivo per i dipendenti e dal 19° mese per gli autonomi.
Chi quindi li matura a 60 anni avendo raggiunto già il monte contributivo potrà ricevere la pensione solo dopo aver compiuto i 61 anni. Per i lavoratori autonomi l'età per la pensione di anzianità si alza ancora di più, visto che ai 61 anni come età minima per l'uscita vanno aggiunti 18 mesi di attesa della finestra mobile arrivando a 62 e mezzo. Gli uomini che non hanno i requisiti contributivi per l'anzianità e devono aspettare l'età di vecchiaia 65 anni usciranno quindi a 66 i dipendenti; mentre per gli autonomi ce ne vorranno 66 e mezzo. Le nuove regole sulla decorrenza, che riguardano solo coloro che raggiungono i requisiti a partire dal 2011, non si applicano al personale della scuola gli insegnanti continueranno ad andare in pensione dal 1° settembre di ogni anno, a coloro che avevano in corso il periodo di preavviso alla data del 30 giugno 2010 e che maturano i requisiti entro la data di cessazione del rapporto di lavoro, e, nel limite di 10 mila unità, coloro che si trovano in mobilità con accordo stipulato entro il 30 aprile scorso, nonché i lavoratori coinvolti nei cosiddetti piani di esubero banche, assicurazioni, ecc.. Per chi raggiunge i requisiti entro il 2010 si applicano le vecchie finestre con cadenza trimestrale per le pensioni di vecchiaia e di anzianità con 40 anni di contributi, semestrali per chi utilizza il sistema delle quote. I dati Istat registrano che nel 2010 l'età media di chi ha raggiunto il pensionamento è di poco più di 61 anni, ma già a partire dal 2011, grazie alla finestra mobile, si prevede che la media salirà gradualmente e supererà i 62 anni, avvicinandosi ai 63.

Pensioni rosa
La pensione di anzianità dal 2011, come abbiamo detto, richiede un'età minima di 60 anni. Per le lavoratrici del settore privato ciò coincide con il limite di età previsto per la vecchiaia. Possiamo dire quindi che per le donne, che non possono contare su 40 anni di versamenti, la pensione anticipata non esiste più. Diversa situazione invece per le impiegate nel pubblico impiego, che hanno un requisito anagrafico per la vecchiaia di 61 anni che salirà a 65 dal 2012. Per loro sarà ancora possibile l'uscita anticipata per anzianità con 60 anni di età e 36 di contributi. Anche qui si applica la finestra mobile e quindi un anno di attesa una volta raggiunti i requisiti anagrafici e contributivi. Sarà comunque possibile avere la pensione di anzianità, indipendentemente dall'età, con almeno 40 anni di contributi, ai quali andranno comunque sommati i 12 mesi di attesa della finestra mobile, e diventano così 41.

Quanto ci costa
Una buona notizia: il programmato aumento della quota di contribuzione a carico dei lavoratori, destinata al fondo pensioni più 0,09% dal primo gennaio 2011, è stato cancellato con la recente approvazione della cosiddetta Legge di Stabilità. La pensione si allontana, ma perlomeno non ci costa di più.

Gli aumenti
Dal primo gennaio, grazie allo scatto di scala mobile 1,4% le pensioni minime aumentano di 7 euro al mese passando da 460,97 a 467,43 euro. Con l'incremento Istat, sale anche l'assegno sociale, la rendita assistenziale corrisposta agli ultrasessantacinquenni privi di altri redditi, che sale da 411,53 a 417,30 euro al mese. Mentre la pensione sociale raggiunge 343,90 euro al mese. Quest'anno, a differenza dell'anno scorso, non ci sarà alcun conguaglio. Né positivo, né negativo. Brutte notizie, invece, per le rendite medio alte, comprese cioè tra 3 e 5 volte il trattamento minimo Inps. Per il triennio 2008-2010 hanno potuto godere di una copertura totale, 100% dello scatto Istat, mentre dal 2011 non sarà più così. L'aumento per l'anno prossimo sarà così articolato: 1,4% ossia l'aliquota intera sulla fascia di pensione mensile sino a 1.382,91 euro, il triplo del minimo di dicembre 2010; 1,26% 90% dell'incremento sulla fascia compresa tra 1.382,91 e 2.304,85 euro; 1,05% 75% dell'aliquota sulla quota mensile eccedente 2.304,85 euro, cinque volte il minimo 2010.

Il vecchio milione
Chi beneficia della maggiorazione prevista dalla Finanziaria 2002 che a suo tempo ha consentito di riscuotere 516.46 euro il famoso milione di lire al mese del precedente governo Berlusconi, nel 2011 incasserà 604 euro. L'anno prossimo l'«ex milione», che ricordiamo spetta agli ultrasettantenni o ultrasessantenni se invalidi totali, verrà attribuito a condizione che l'interessato non consegua redditi propri d'importo superiore a 7.850 euro. Se si tratta di soggetto sposato è inoltre necessario che il reddito, cumulato con quello del coniuge, non superi i 13.275 euro redditi di qualsiasi natura, compresi quelli esenti, con esclusione della casa di abitazione.

Domenico Comegna


corriere
2010-12-27 15:08:16
2010-12-27 16:10:31
la storia ha le sue regole non scritte che si ripetono con una puntualità disarmante
2010-12-27 19:29:58
Di Pietro come Craxi, bersagliato con monetine

se la cosa è confermata da un organo di stampa degno di questo nome bene, sennò non la prendo nemmeno in considerazione e invito tutti a fare altrettanto.
2010-12-27 21:49:58
Di Pietro come Craxi, bersagliato con monetine

se la cosa è confermata da un organo di stampa degno di questo nome bene, sennò non la prendo nemmeno in considerazione e invito tutti a fare altrettanto.


Non sono per nulla un sostenitore di Di Pietro, ma in effetti una cosa di questo genere è impressionante.

Ne parla solo il Giornale, il Tribuno e giù giù vari forum dove è stata copincollata la notizia. Vista da qui puzza di astroturfing.