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Subject: [POLITICA]
Lega paziente fino al federalismo, milioni di persone pronte a battersi per la libertà.
A Natale siamo tutti più buoni...
"Preparate la colla - ha scandito il ministro -, preparate i pennelli e i manifesti e anche qualcosa d'altro se ce lo chiede Umberto Bossi, perché la pazienza della Padania è finita".
ma lol
(edited)
A Natale siamo tutti più buoni...
"Preparate la colla - ha scandito il ministro -, preparate i pennelli e i manifesti e anche qualcosa d'altro se ce lo chiede Umberto Bossi, perché la pazienza della Padania è finita".
ma lol
(edited)
se milioni di persone andassero nei luoghi di potere a fare piazza pulita, farebbero bene?
oppure sarebbe un'azione eversiva?
oppure è eversivo ciò che ci viene proposto/imposto come modello di vita del nuovo millennio?
oppure sarebbe un'azione eversiva?
oppure è eversivo ciò che ci viene proposto/imposto come modello di vita del nuovo millennio?
oppure è eversivo ciò che ci viene proposto/imposto come modello di vita del nuovo millennio?
ti sfugge solo un piccolo particolare al governo c'è berlusconi+lega, se non te ne eri accorto puoi guardare studio aperto (come modello di informazione che ci viene imposto nel nuovo millennio).
aug!
ti sfugge solo un piccolo particolare al governo c'è berlusconi+lega, se non te ne eri accorto puoi guardare studio aperto (come modello di informazione che ci viene imposto nel nuovo millennio).
aug!
berlusconi/lega non sono un'entità aliena, ma sono solo una faccia di un sistema molto più ampio
il modello di (dis)informazione è a 360° tranne rari casi (estromessi/censurati non a caso dalle tv nazionali)
il modello di (dis)informazione è a 360° tranne rari casi (estromessi/censurati non a caso dalle tv nazionali)
Bla bla bla sono anni che Bossi fa queste sparate in continuazione (e sono buono), voglio proprio vedere queste milioni di persone con i fucili in mano... anzi sono disposto ad andarli a prendere casa per casa e mandarli in prima linea :D
E questi sono ministri della Repubblica Italiana.. bello schifo
E questi sono ministri della Repubblica Italiana.. bello schifo
Al tg1 delle 13 hanno parlato dell'esplosione di due petardi davanti a una sede della Lega Nord, nello stesso servizio o quello subito dopo hanno fatto vedere il ministro Maroni con alle sue spalle 3 persone incappucciate, con croce rossa sul petto,cappuccio, che brandivano una spada in aria.
Fantastico!
Fantastico!
E intanto D'Alema si schiera con Marchionne contro Fiom+Costituzione.
Ottimo! :)
Ottimo! :)
E intanto D'Alema si schiera con Marchionne contro Fiom+Costituzione.
Ottimo! :)
anche Fassino... Ma loro avevano la banca, che ti aspetti dunque?
Ottimo! :)
anche Fassino... Ma loro avevano la banca, che ti aspetti dunque?
d'alema per quanto mi riguarda ormai s'è giocato tutte le carte.
algir to
akiro [del]
rispetto a Fini ben più imbarazzanti le rivelazioni su feltri :o)
Come emerso nel thread sul federalismo, il problema non è tanto il modello di macchina, ma la classe politica che la guida. sarebbe belo se emergesse un nuovo senso civico negli italiani che facesse capire che il controllo all'interno dei partiti non è una cosa tanto difficile e darebbe vantaggi a tutti.
ct
La storia del pilota bravo e fortunato
2 gennaio 2011
(Pino Scorciapino) “La storia è stata pubblicata, è nota ma non ha fatto tanto scalpore, perché siamo abituati a tutto. E’ quella di Federico Matteoli e l’ha denunciata il sindacato dei piloti, l’Ipa. Unico pilota assunto dopo l’11 settembre 2001 con contratto a tempo determinato nella controllata di Alitalia Eurofly, Matteoli venne confermato a tempo indeterminato in Alitalia per aver “accidentalmente” superato il limite temporale del contratto a termine: la lettera del mancato rinnovo arriva in tempo a un collega con il suo stesso contratto ma non a lui, è un disguido, cose che succedono, ragazzo fortunato. Arriva Cai (la nuova società che rileva l’Alitalia, n.d.r.) e Matteoli, essendo l’ultimo in lista di anzianità non sarebbe mai rientrato nelle assunzioni. E invece rientra grazie ad un criterio particolare di localizzazione che lo fa finire tra gli assunti della Base di Milano. Altro colpo di fortuna. Dopo circa sei mesi, per merito, transita dal vecchio MD 80 sul Boeing 777, incarico prestigioso che apre la strada alla nomina a comandante, scavalcando in lista di anzianità più di 700 piloti primi ufficiali. Bravo e fortunato. Fortunato e bravo. Dettaglio significativo: il papà di Federico Matteoli si chiama Altero, è ministro dei Trasporti”.
Il brano è tratto dall’interessante libro della giornalista del TG1 Maria Luisa Busi “Brutte notizie. Come l’Italia vera è scomparsa dalla tv”, Rizzoli editore, in questi giorni nelle librerie. Un libro “arrabbiato” come si deve, scritto quasi di getto dalla nota ex conduttrice del TG delle 20, dimessasi dalla conduzione non condividendo la linea editoriale del più importante TG nazionale che l’attuale direttore Augusto Minzolini ha reso una delle principali “voci del padrone”.
Il caso riportato dalla Busi mi ha fatto riflettere. Ho pensato: quanto avrebbe potuto farmi comodo sul piano lavorativo un papà ministro. Purtroppo mio padre era falegname…
ct
La storia del pilota bravo e fortunato
2 gennaio 2011
(Pino Scorciapino) “La storia è stata pubblicata, è nota ma non ha fatto tanto scalpore, perché siamo abituati a tutto. E’ quella di Federico Matteoli e l’ha denunciata il sindacato dei piloti, l’Ipa. Unico pilota assunto dopo l’11 settembre 2001 con contratto a tempo determinato nella controllata di Alitalia Eurofly, Matteoli venne confermato a tempo indeterminato in Alitalia per aver “accidentalmente” superato il limite temporale del contratto a termine: la lettera del mancato rinnovo arriva in tempo a un collega con il suo stesso contratto ma non a lui, è un disguido, cose che succedono, ragazzo fortunato. Arriva Cai (la nuova società che rileva l’Alitalia, n.d.r.) e Matteoli, essendo l’ultimo in lista di anzianità non sarebbe mai rientrato nelle assunzioni. E invece rientra grazie ad un criterio particolare di localizzazione che lo fa finire tra gli assunti della Base di Milano. Altro colpo di fortuna. Dopo circa sei mesi, per merito, transita dal vecchio MD 80 sul Boeing 777, incarico prestigioso che apre la strada alla nomina a comandante, scavalcando in lista di anzianità più di 700 piloti primi ufficiali. Bravo e fortunato. Fortunato e bravo. Dettaglio significativo: il papà di Federico Matteoli si chiama Altero, è ministro dei Trasporti”.
Il brano è tratto dall’interessante libro della giornalista del TG1 Maria Luisa Busi “Brutte notizie. Come l’Italia vera è scomparsa dalla tv”, Rizzoli editore, in questi giorni nelle librerie. Un libro “arrabbiato” come si deve, scritto quasi di getto dalla nota ex conduttrice del TG delle 20, dimessasi dalla conduzione non condividendo la linea editoriale del più importante TG nazionale che l’attuale direttore Augusto Minzolini ha reso una delle principali “voci del padrone”.
Il caso riportato dalla Busi mi ha fatto riflettere. Ho pensato: quanto avrebbe potuto farmi comodo sul piano lavorativo un papà ministro. Purtroppo mio padre era falegname…
Purtroppo mio padre era falegname
allora seghe!
allora seghe!
L'azzeramento è soltanto una mossa mediatica per giocare il ruolo del sindaco onesto tradito da qualche mariuolo.
tanto per smuovere le acque prima di domani:
La Consulta ammette due referendum sull’acqua e uno sul nucleare
CONSULTA: Sì A REFERENDUM SU ACQUA E NUCLEARE – La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibili due dei quattro referendum sull’acqua. Sono stati promossi i quesiti referendari – proposti dal Comitato ‘Siacquapubblica’ – per l’abrogazione delle norme del decreto Ronchi-Fitto sulle modalità di affidamento con gara a privati dei servizi pubblici di rilevanza economica e per la cancellazione delle norme del governo Prodi riguardanti la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.
La Consulta non ha invece ammesso il referendum proposto dall’Idv per abrogare parte del decreto Ronchi-Fitto e quello del Comitato ‘Siacquapubblica’ per cancellare le norme del precedente governo Prodi in materia di ambiente sulle forme di gestione e sulle procedure di affidamento delle risorse idriche.
E’ stato inoltre approvato il quesito sul nucleare promosso dal partito di Di Pietro per la cancellazione di circa 70 norme contenute nei provvedimenti che con il governo Berlusconi hanno riaperto la strada a nuove centrali.
Tatiana Della Carità
La Consulta ammette due referendum sull’acqua e uno sul nucleare
CONSULTA: Sì A REFERENDUM SU ACQUA E NUCLEARE – La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibili due dei quattro referendum sull’acqua. Sono stati promossi i quesiti referendari – proposti dal Comitato ‘Siacquapubblica’ – per l’abrogazione delle norme del decreto Ronchi-Fitto sulle modalità di affidamento con gara a privati dei servizi pubblici di rilevanza economica e per la cancellazione delle norme del governo Prodi riguardanti la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.
La Consulta non ha invece ammesso il referendum proposto dall’Idv per abrogare parte del decreto Ronchi-Fitto e quello del Comitato ‘Siacquapubblica’ per cancellare le norme del precedente governo Prodi in materia di ambiente sulle forme di gestione e sulle procedure di affidamento delle risorse idriche.
E’ stato inoltre approvato il quesito sul nucleare promosso dal partito di Di Pietro per la cancellazione di circa 70 norme contenute nei provvedimenti che con il governo Berlusconi hanno riaperto la strada a nuove centrali.
Tatiana Della Carità
ecco un buon indizio di cosa vogliono davvero in cittadini che votano Lega Nord (da Il Fatto Quotidiano):
Belluno chiede l’annessione al Trentino
Oltre 17mila firme costringono la giunta della provincia a pronunciarsi a favore del referendum. Un duro colpo per la Lega e per il federalismo fiscale
Purché secessione sia. Un’intera provincia, quella di Belluno, tra le più leghiste d’Italia col 35 per cento di consensi per il Carroccio, chiede di traslocare dal Veneto al Trentino Alto Adige. Oltre 17.000 firme hanno costretto la giunta provinciale a pronunciarsi a favore del referendum, creando una pericolosa frattura all’interno della Lega nord che, al momento di votare, si è spaccata. In barba al capo, Umberto Bossi, quello del federalismo o morte, i leghisti del profondo nord chiedono la secessione, e questa volta dal nord.
Una corsa ai denari di cui possono godere province e regioni autonome? Ovvio che sì. Se la Lega crede nel federalismo fiscale, i leghisti dimostrano di trovarlo uno spauracchio. E puntano a quelle autonomie che i soldi li hanno già garantiti. La richiesta, unica, di una provincia intera che chiede il trasferimento, è motivata anche da una specificità molto più simile a quella del Trentino Alto Adige che al Veneto, uniti da quel patrimonio che sono le Dolomiti. Ma alla base resta la voglia di autodeterminarsi, lontani da Venezia e dal Veneto, e di non sopportare più i tagli, le poche risorse al turismo, il meno 25 per cento alla sanità in montagna, la chiusura dell’università di Feltre.
Così, insieme ad altri 500 comuni di confine, quasi tutti a maggioranza leghista, Belluno e la sua provincia dicono addio alla linea di Bossi, fino a oggi mai contraddetto, neppure sulle piccole questioni, pena l’espulsione, come avvenne qualche anno fa per Donato Manfroi e Paolo Bampo, parlamentari leghisti della prima ora, solo per citare le più eclatanti.
E non è che il senatur non si fosse pronunciato sull’argomento. Alla cena degli ossi, incalzato dai cronisti del Corriere delle Alpi, aveva detto: “L’autonomia è difficile, ma stiamo cercando di darvi un po’ di soldi in più, di aiutarvi, perché lo sappiamo cosa succede quanto si fa fatica e si vedono vicini che stanno bene come le province di Trento e Bolzano. Però dobbiamo portare a casa il federalismo fiscale, questa è la linea della Lega. E vedrete che le cose cambieranno”. Più o meno la risposta data da Luca Zaia, il presidente della Regione Veneto, in un primo quasi ironico nei confronti degli autonomisti, ma che ieri è stato costretto ad abbassare i toni: “Pensiamo al federalismo, quella è la nostra strada”.
Più esplicito ancora era stato il ministro Roberto Calderoli: ”Il referendum? Cos’è ‘sta roba? Non se ne parla nemmeno. Con la riforma federalista, tutte le Province e le Regioni diventeranno speciali, autonome, quindi non c’è alcun bisogno di questa fuga in avanti. Sarà in questo modo che risponderemo alle attese dei bellunesi”.
Ma da oggi la Lega dovrà fare i conti con la linea secessionista di uno dei suoi territori più cari e che forse aveva sottovalutato: con ventuno voti favorevoli (di cui uno “tecnico” del leghista Cesare Rizzi) e due contrari (Renza Buzzo Piazzetta e Gino Mondin, Lega) il Consiglio provinciale di Belluno ha approvato la richiesta di dare avvio all’iter per il referendum. Un referendum che dovrebbe portare, nelle intenzioni del Comitato e delle 17.500 persone che hanno firmato, al distacco della Provincia dalla Regione Veneto e alla aggregazione al Trentino Alto Adige. Nelle tre ore di discussione, seguite in diretta dalle tv locali, i consiglieri provinciali hanno parlato dei problemi del Bellunese: dallo spopolamento al disagio di vivere in montagna, alle disparità economiche che ci sono sono con i vicini del Trentino Alto Adige.
Ma cosa accadrà adesso dal punto di vista formale? Quello referendario è uno slogan o una possibilità concreta? Intanto la Provincia di Belluno dovrà avviare l’iter, inviando il pronunciamento dell’assemblea al ministero dell’Interno con la richiesta di indizione del referendum, in teoria entro sei mesi. Un referendum che, anche se previsto dall’articolo 132 della Costituzione, non si è mai svolto in questi termini. Il ministro poi dovrebbe trasferire il plico alla Cassazione, che verificherebbe l’ammissibilità del quesito e, se la risposta fosse positiva, un decreto del presidente della Repubblica indirrebbe il referendum nel giorno ritenuto più opportuno. Ma è ma molto probabile che le eccezioni vengano fatte sul nascere e che il referendum resterà solo una dimostrazione. Forte, ma pur sempre una dimostrazione politica che non avrebbe esito concreto.
Una grana, soprattutto per la Lega. Già, perché a Belluno vanno aggiunti gli altri 500 e passa Comuni, riuniti sotto la sigla dell’Asscomiconf, l’associazione dei Comuni di confine, che vogliono cambiare casa: chi sta in Veneto chiede l’Alto Adige, il Trentino o il Friuli Venezia Giulia, chi è in Piemonte in Lombardia vuole la Valle d’Aosta. E così via. Una secessione nelle roccaforti del partito che un’altra secessione, quella dal sud del Paese, l’ha predicata fin troppo. Fino a trovarsela, oggi, come un problema interno.
di Emiliano Liuzzi
Belluno chiede l’annessione al Trentino
Oltre 17mila firme costringono la giunta della provincia a pronunciarsi a favore del referendum. Un duro colpo per la Lega e per il federalismo fiscale
Purché secessione sia. Un’intera provincia, quella di Belluno, tra le più leghiste d’Italia col 35 per cento di consensi per il Carroccio, chiede di traslocare dal Veneto al Trentino Alto Adige. Oltre 17.000 firme hanno costretto la giunta provinciale a pronunciarsi a favore del referendum, creando una pericolosa frattura all’interno della Lega nord che, al momento di votare, si è spaccata. In barba al capo, Umberto Bossi, quello del federalismo o morte, i leghisti del profondo nord chiedono la secessione, e questa volta dal nord.
Una corsa ai denari di cui possono godere province e regioni autonome? Ovvio che sì. Se la Lega crede nel federalismo fiscale, i leghisti dimostrano di trovarlo uno spauracchio. E puntano a quelle autonomie che i soldi li hanno già garantiti. La richiesta, unica, di una provincia intera che chiede il trasferimento, è motivata anche da una specificità molto più simile a quella del Trentino Alto Adige che al Veneto, uniti da quel patrimonio che sono le Dolomiti. Ma alla base resta la voglia di autodeterminarsi, lontani da Venezia e dal Veneto, e di non sopportare più i tagli, le poche risorse al turismo, il meno 25 per cento alla sanità in montagna, la chiusura dell’università di Feltre.
Così, insieme ad altri 500 comuni di confine, quasi tutti a maggioranza leghista, Belluno e la sua provincia dicono addio alla linea di Bossi, fino a oggi mai contraddetto, neppure sulle piccole questioni, pena l’espulsione, come avvenne qualche anno fa per Donato Manfroi e Paolo Bampo, parlamentari leghisti della prima ora, solo per citare le più eclatanti.
E non è che il senatur non si fosse pronunciato sull’argomento. Alla cena degli ossi, incalzato dai cronisti del Corriere delle Alpi, aveva detto: “L’autonomia è difficile, ma stiamo cercando di darvi un po’ di soldi in più, di aiutarvi, perché lo sappiamo cosa succede quanto si fa fatica e si vedono vicini che stanno bene come le province di Trento e Bolzano. Però dobbiamo portare a casa il federalismo fiscale, questa è la linea della Lega. E vedrete che le cose cambieranno”. Più o meno la risposta data da Luca Zaia, il presidente della Regione Veneto, in un primo quasi ironico nei confronti degli autonomisti, ma che ieri è stato costretto ad abbassare i toni: “Pensiamo al federalismo, quella è la nostra strada”.
Più esplicito ancora era stato il ministro Roberto Calderoli: ”Il referendum? Cos’è ‘sta roba? Non se ne parla nemmeno. Con la riforma federalista, tutte le Province e le Regioni diventeranno speciali, autonome, quindi non c’è alcun bisogno di questa fuga in avanti. Sarà in questo modo che risponderemo alle attese dei bellunesi”.
Ma da oggi la Lega dovrà fare i conti con la linea secessionista di uno dei suoi territori più cari e che forse aveva sottovalutato: con ventuno voti favorevoli (di cui uno “tecnico” del leghista Cesare Rizzi) e due contrari (Renza Buzzo Piazzetta e Gino Mondin, Lega) il Consiglio provinciale di Belluno ha approvato la richiesta di dare avvio all’iter per il referendum. Un referendum che dovrebbe portare, nelle intenzioni del Comitato e delle 17.500 persone che hanno firmato, al distacco della Provincia dalla Regione Veneto e alla aggregazione al Trentino Alto Adige. Nelle tre ore di discussione, seguite in diretta dalle tv locali, i consiglieri provinciali hanno parlato dei problemi del Bellunese: dallo spopolamento al disagio di vivere in montagna, alle disparità economiche che ci sono sono con i vicini del Trentino Alto Adige.
Ma cosa accadrà adesso dal punto di vista formale? Quello referendario è uno slogan o una possibilità concreta? Intanto la Provincia di Belluno dovrà avviare l’iter, inviando il pronunciamento dell’assemblea al ministero dell’Interno con la richiesta di indizione del referendum, in teoria entro sei mesi. Un referendum che, anche se previsto dall’articolo 132 della Costituzione, non si è mai svolto in questi termini. Il ministro poi dovrebbe trasferire il plico alla Cassazione, che verificherebbe l’ammissibilità del quesito e, se la risposta fosse positiva, un decreto del presidente della Repubblica indirrebbe il referendum nel giorno ritenuto più opportuno. Ma è ma molto probabile che le eccezioni vengano fatte sul nascere e che il referendum resterà solo una dimostrazione. Forte, ma pur sempre una dimostrazione politica che non avrebbe esito concreto.
Una grana, soprattutto per la Lega. Già, perché a Belluno vanno aggiunti gli altri 500 e passa Comuni, riuniti sotto la sigla dell’Asscomiconf, l’associazione dei Comuni di confine, che vogliono cambiare casa: chi sta in Veneto chiede l’Alto Adige, il Trentino o il Friuli Venezia Giulia, chi è in Piemonte in Lombardia vuole la Valle d’Aosta. E così via. Una secessione nelle roccaforti del partito che un’altra secessione, quella dal sud del Paese, l’ha predicata fin troppo. Fino a trovarsela, oggi, come un problema interno.
di Emiliano Liuzzi