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Subject: [POLITICA]
ecco un buon indizio di cosa vogliono davvero in cittadini che votano Lega Nord (da Il Fatto Quotidiano):
Belluno chiede l’annessione al Trentino
Oltre 17mila firme costringono la giunta della provincia a pronunciarsi a favore del referendum. Un duro colpo per la Lega e per il federalismo fiscale
Purché secessione sia. Un’intera provincia, quella di Belluno, tra le più leghiste d’Italia col 35 per cento di consensi per il Carroccio, chiede di traslocare dal Veneto al Trentino Alto Adige. Oltre 17.000 firme hanno costretto la giunta provinciale a pronunciarsi a favore del referendum, creando una pericolosa frattura all’interno della Lega nord che, al momento di votare, si è spaccata. In barba al capo, Umberto Bossi, quello del federalismo o morte, i leghisti del profondo nord chiedono la secessione, e questa volta dal nord.
Una corsa ai denari di cui possono godere province e regioni autonome? Ovvio che sì. Se la Lega crede nel federalismo fiscale, i leghisti dimostrano di trovarlo uno spauracchio. E puntano a quelle autonomie che i soldi li hanno già garantiti. La richiesta, unica, di una provincia intera che chiede il trasferimento, è motivata anche da una specificità molto più simile a quella del Trentino Alto Adige che al Veneto, uniti da quel patrimonio che sono le Dolomiti. Ma alla base resta la voglia di autodeterminarsi, lontani da Venezia e dal Veneto, e di non sopportare più i tagli, le poche risorse al turismo, il meno 25 per cento alla sanità in montagna, la chiusura dell’università di Feltre.
Così, insieme ad altri 500 comuni di confine, quasi tutti a maggioranza leghista, Belluno e la sua provincia dicono addio alla linea di Bossi, fino a oggi mai contraddetto, neppure sulle piccole questioni, pena l’espulsione, come avvenne qualche anno fa per Donato Manfroi e Paolo Bampo, parlamentari leghisti della prima ora, solo per citare le più eclatanti.
E non è che il senatur non si fosse pronunciato sull’argomento. Alla cena degli ossi, incalzato dai cronisti del Corriere delle Alpi, aveva detto: “L’autonomia è difficile, ma stiamo cercando di darvi un po’ di soldi in più, di aiutarvi, perché lo sappiamo cosa succede quanto si fa fatica e si vedono vicini che stanno bene come le province di Trento e Bolzano. Però dobbiamo portare a casa il federalismo fiscale, questa è la linea della Lega. E vedrete che le cose cambieranno”. Più o meno la risposta data da Luca Zaia, il presidente della Regione Veneto, in un primo quasi ironico nei confronti degli autonomisti, ma che ieri è stato costretto ad abbassare i toni: “Pensiamo al federalismo, quella è la nostra strada”.
Più esplicito ancora era stato il ministro Roberto Calderoli: ”Il referendum? Cos’è ‘sta roba? Non se ne parla nemmeno. Con la riforma federalista, tutte le Province e le Regioni diventeranno speciali, autonome, quindi non c’è alcun bisogno di questa fuga in avanti. Sarà in questo modo che risponderemo alle attese dei bellunesi”.
Ma da oggi la Lega dovrà fare i conti con la linea secessionista di uno dei suoi territori più cari e che forse aveva sottovalutato: con ventuno voti favorevoli (di cui uno “tecnico” del leghista Cesare Rizzi) e due contrari (Renza Buzzo Piazzetta e Gino Mondin, Lega) il Consiglio provinciale di Belluno ha approvato la richiesta di dare avvio all’iter per il referendum. Un referendum che dovrebbe portare, nelle intenzioni del Comitato e delle 17.500 persone che hanno firmato, al distacco della Provincia dalla Regione Veneto e alla aggregazione al Trentino Alto Adige. Nelle tre ore di discussione, seguite in diretta dalle tv locali, i consiglieri provinciali hanno parlato dei problemi del Bellunese: dallo spopolamento al disagio di vivere in montagna, alle disparità economiche che ci sono sono con i vicini del Trentino Alto Adige.
Ma cosa accadrà adesso dal punto di vista formale? Quello referendario è uno slogan o una possibilità concreta? Intanto la Provincia di Belluno dovrà avviare l’iter, inviando il pronunciamento dell’assemblea al ministero dell’Interno con la richiesta di indizione del referendum, in teoria entro sei mesi. Un referendum che, anche se previsto dall’articolo 132 della Costituzione, non si è mai svolto in questi termini. Il ministro poi dovrebbe trasferire il plico alla Cassazione, che verificherebbe l’ammissibilità del quesito e, se la risposta fosse positiva, un decreto del presidente della Repubblica indirrebbe il referendum nel giorno ritenuto più opportuno. Ma è ma molto probabile che le eccezioni vengano fatte sul nascere e che il referendum resterà solo una dimostrazione. Forte, ma pur sempre una dimostrazione politica che non avrebbe esito concreto.
Una grana, soprattutto per la Lega. Già, perché a Belluno vanno aggiunti gli altri 500 e passa Comuni, riuniti sotto la sigla dell’Asscomiconf, l’associazione dei Comuni di confine, che vogliono cambiare casa: chi sta in Veneto chiede l’Alto Adige, il Trentino o il Friuli Venezia Giulia, chi è in Piemonte in Lombardia vuole la Valle d’Aosta. E così via. Una secessione nelle roccaforti del partito che un’altra secessione, quella dal sud del Paese, l’ha predicata fin troppo. Fino a trovarsela, oggi, come un problema interno.
di Emiliano Liuzzi
Belluno chiede l’annessione al Trentino
Oltre 17mila firme costringono la giunta della provincia a pronunciarsi a favore del referendum. Un duro colpo per la Lega e per il federalismo fiscale
Purché secessione sia. Un’intera provincia, quella di Belluno, tra le più leghiste d’Italia col 35 per cento di consensi per il Carroccio, chiede di traslocare dal Veneto al Trentino Alto Adige. Oltre 17.000 firme hanno costretto la giunta provinciale a pronunciarsi a favore del referendum, creando una pericolosa frattura all’interno della Lega nord che, al momento di votare, si è spaccata. In barba al capo, Umberto Bossi, quello del federalismo o morte, i leghisti del profondo nord chiedono la secessione, e questa volta dal nord.
Una corsa ai denari di cui possono godere province e regioni autonome? Ovvio che sì. Se la Lega crede nel federalismo fiscale, i leghisti dimostrano di trovarlo uno spauracchio. E puntano a quelle autonomie che i soldi li hanno già garantiti. La richiesta, unica, di una provincia intera che chiede il trasferimento, è motivata anche da una specificità molto più simile a quella del Trentino Alto Adige che al Veneto, uniti da quel patrimonio che sono le Dolomiti. Ma alla base resta la voglia di autodeterminarsi, lontani da Venezia e dal Veneto, e di non sopportare più i tagli, le poche risorse al turismo, il meno 25 per cento alla sanità in montagna, la chiusura dell’università di Feltre.
Così, insieme ad altri 500 comuni di confine, quasi tutti a maggioranza leghista, Belluno e la sua provincia dicono addio alla linea di Bossi, fino a oggi mai contraddetto, neppure sulle piccole questioni, pena l’espulsione, come avvenne qualche anno fa per Donato Manfroi e Paolo Bampo, parlamentari leghisti della prima ora, solo per citare le più eclatanti.
E non è che il senatur non si fosse pronunciato sull’argomento. Alla cena degli ossi, incalzato dai cronisti del Corriere delle Alpi, aveva detto: “L’autonomia è difficile, ma stiamo cercando di darvi un po’ di soldi in più, di aiutarvi, perché lo sappiamo cosa succede quanto si fa fatica e si vedono vicini che stanno bene come le province di Trento e Bolzano. Però dobbiamo portare a casa il federalismo fiscale, questa è la linea della Lega. E vedrete che le cose cambieranno”. Più o meno la risposta data da Luca Zaia, il presidente della Regione Veneto, in un primo quasi ironico nei confronti degli autonomisti, ma che ieri è stato costretto ad abbassare i toni: “Pensiamo al federalismo, quella è la nostra strada”.
Più esplicito ancora era stato il ministro Roberto Calderoli: ”Il referendum? Cos’è ‘sta roba? Non se ne parla nemmeno. Con la riforma federalista, tutte le Province e le Regioni diventeranno speciali, autonome, quindi non c’è alcun bisogno di questa fuga in avanti. Sarà in questo modo che risponderemo alle attese dei bellunesi”.
Ma da oggi la Lega dovrà fare i conti con la linea secessionista di uno dei suoi territori più cari e che forse aveva sottovalutato: con ventuno voti favorevoli (di cui uno “tecnico” del leghista Cesare Rizzi) e due contrari (Renza Buzzo Piazzetta e Gino Mondin, Lega) il Consiglio provinciale di Belluno ha approvato la richiesta di dare avvio all’iter per il referendum. Un referendum che dovrebbe portare, nelle intenzioni del Comitato e delle 17.500 persone che hanno firmato, al distacco della Provincia dalla Regione Veneto e alla aggregazione al Trentino Alto Adige. Nelle tre ore di discussione, seguite in diretta dalle tv locali, i consiglieri provinciali hanno parlato dei problemi del Bellunese: dallo spopolamento al disagio di vivere in montagna, alle disparità economiche che ci sono sono con i vicini del Trentino Alto Adige.
Ma cosa accadrà adesso dal punto di vista formale? Quello referendario è uno slogan o una possibilità concreta? Intanto la Provincia di Belluno dovrà avviare l’iter, inviando il pronunciamento dell’assemblea al ministero dell’Interno con la richiesta di indizione del referendum, in teoria entro sei mesi. Un referendum che, anche se previsto dall’articolo 132 della Costituzione, non si è mai svolto in questi termini. Il ministro poi dovrebbe trasferire il plico alla Cassazione, che verificherebbe l’ammissibilità del quesito e, se la risposta fosse positiva, un decreto del presidente della Repubblica indirrebbe il referendum nel giorno ritenuto più opportuno. Ma è ma molto probabile che le eccezioni vengano fatte sul nascere e che il referendum resterà solo una dimostrazione. Forte, ma pur sempre una dimostrazione politica che non avrebbe esito concreto.
Una grana, soprattutto per la Lega. Già, perché a Belluno vanno aggiunti gli altri 500 e passa Comuni, riuniti sotto la sigla dell’Asscomiconf, l’associazione dei Comuni di confine, che vogliono cambiare casa: chi sta in Veneto chiede l’Alto Adige, il Trentino o il Friuli Venezia Giulia, chi è in Piemonte in Lombardia vuole la Valle d’Aosta. E così via. Una secessione nelle roccaforti del partito che un’altra secessione, quella dal sud del Paese, l’ha predicata fin troppo. Fino a trovarsela, oggi, come un problema interno.
di Emiliano Liuzzi
sarà, io ieri sera a caterpillar (radio 2) ho sentito uno dei promotori della cosa e non volevano soldi, ma potersi regolamentare come una regione di montagna e non dovere avere le stesse leggi del Veneto di pianura.
non volevano neanche le agevolazioni da regione autonoma etc.. non chiedevano soldi..
Chiedono solo di potere fare delle norme di livello regionale che servano a loro..
In effetti il bellunese è in una situazione molto grave di degrado e perde cittadini ogni anno... hanno bisogno di politiche montane particolari che evidentemente la grande regione di pianura non riesce a fornire.
L'idea di una regione montana (TN, BZ , BL) da questo punto di vista non è per nulla strana, per quanto le 3 identità territoriali siano parecchio sentite e distinte.
Alla fine la regione è una cornice normativa e fiscale. Quale che sia alla fine non ci vedo nulla di male.
per me l'articolo che hai postato è pieno di dietrologia gratuita ed indimostrata e lo giudico in modo negativo.
non volevano neanche le agevolazioni da regione autonoma etc.. non chiedevano soldi..
Chiedono solo di potere fare delle norme di livello regionale che servano a loro..
In effetti il bellunese è in una situazione molto grave di degrado e perde cittadini ogni anno... hanno bisogno di politiche montane particolari che evidentemente la grande regione di pianura non riesce a fornire.
L'idea di una regione montana (TN, BZ , BL) da questo punto di vista non è per nulla strana, per quanto le 3 identità territoriali siano parecchio sentite e distinte.
Alla fine la regione è una cornice normativa e fiscale. Quale che sia alla fine non ci vedo nulla di male.
per me l'articolo che hai postato è pieno di dietrologia gratuita ed indimostrata e lo giudico in modo negativo.
ho sentito uno dei promotori della cosa e non volevano soldi, ma potersi regolamentare come una regione di montagna e non dovere avere le stesse leggi del Veneto di pianura.
Chiedono solo di potere fare delle norme di livello regionale che servano a loro..
ogni provincia ha problemi a livello regionale, e tali problemi li risolvono in sede regionale dove anche loro hanno voce in capitolo. del resto il consiglio regionale è composto anche dai loro rappresentanti...
non volevano neanche le agevolazioni da regione autonoma etc.. non chiedevano soldi..
però se li ritrovano in tasca nel momento stesso in cui si annettono ad una regione a statuto speciale.
L'idea di una regione montana (TN, BZ , BL) da questo punto di vista non è per nulla strana, per quanto le 3 identità territoriali siano parecchio sentite e distinte.
perfetto, purchè tale regione non goda di benefici speciali che pesano sulle tasche degli italiani. facessero un referendum per l'annullamento dei finanziamenti che spettano alle regione a statuto speciale, dalla Sicilia alla Val D'aosta e poi ne riparliamo.
(edited)
Chiedono solo di potere fare delle norme di livello regionale che servano a loro..
ogni provincia ha problemi a livello regionale, e tali problemi li risolvono in sede regionale dove anche loro hanno voce in capitolo. del resto il consiglio regionale è composto anche dai loro rappresentanti...
non volevano neanche le agevolazioni da regione autonoma etc.. non chiedevano soldi..
però se li ritrovano in tasca nel momento stesso in cui si annettono ad una regione a statuto speciale.
L'idea di una regione montana (TN, BZ , BL) da questo punto di vista non è per nulla strana, per quanto le 3 identità territoriali siano parecchio sentite e distinte.
perfetto, purchè tale regione non goda di benefici speciali che pesano sulle tasche degli italiani. facessero un referendum per l'annullamento dei finanziamenti che spettano alle regione a statuto speciale, dalla Sicilia alla Val D'aosta e poi ne riparliamo.
(edited)
ogni provincia ha problemi a livello regionale, e tali problemi li risolvono in sede regionale dove anche loro hanno voce in capitolo. del resto il consiglio regionale è composto anche dai loro rappresentanti...
se..
hai presente cosa conta la provincia di Belluno per il Veneto?
come el 2 de spade quando vae danari!!!
:P
cmq per me poco male se si spostano e le risorse se le procurano..
Fazio ha spiegato che perché il consumo di carni contaminate possa essere tossico, se ne dovrebbero consumare diverse centinaia di chili, visto che il tasso riscontrato nell'unico campione di carne suina risultato positivo in Germania è di 1,5 picogrammi (cioè miliardesimi di grammo) per grammo di grasso.
fonte
Secondo Fazio non c'è rischio: limite 1 picogrammo, trovati 1,5 picogrammi, ergo limite superato.
Fazio è un ... (cvd)
fonte
Secondo Fazio non c'è rischio: limite 1 picogrammo, trovati 1,5 picogrammi, ergo limite superato.
Fazio è un ... (cvd)
hai presente cosa conta la provincia di Belluno per il Veneto?
1 Belluno 213.876 69 BL
2 Padova 927.730 104 PD
3 Rovigo 247.297 50 RO
4 Treviso 883.840 95 TV
5 Venezia 858.915 44 VE
6 Verona 914.382 98 VR
7 Vicenza 866.398 121 VI
Totale 4.912.438 581
conta quanto Rovigo ad esempio, ed in proporzione al numero di abitanti che la popolano conta in sede regionale. Si annettessero ad una provincia più grande se vogliono avere più voce in capitolo invece di paventare annessioni ad altre regioni.
cmq per me poco male se si spostano e le risorse se le procurano..
il punto è questo. chiedessero al consiglio regionale di gestire in proprio le risorse prodotte (visto che il governatore è leghista non dovrebbero esserci ostacoli ideologici). invece chiedere l'annessione ad una regione a statuto speciale mi suona tanto come quei leghisti che urlano a Roma ladrona e poi si arricchiscono con le loro poltrone di governo.
Insomma, se il problema è la gestione delle risorse non vedo che problema possano avere con un consiglio regionale a maggioranza leghista, se non che alla fine il problema sia proprio la mancanza di risorse che si vuole invece andare ad attingere là dove sono più abbondanti.
1 Belluno 213.876 69 BL
2 Padova 927.730 104 PD
3 Rovigo 247.297 50 RO
4 Treviso 883.840 95 TV
5 Venezia 858.915 44 VE
6 Verona 914.382 98 VR
7 Vicenza 866.398 121 VI
Totale 4.912.438 581
conta quanto Rovigo ad esempio, ed in proporzione al numero di abitanti che la popolano conta in sede regionale. Si annettessero ad una provincia più grande se vogliono avere più voce in capitolo invece di paventare annessioni ad altre regioni.
cmq per me poco male se si spostano e le risorse se le procurano..
il punto è questo. chiedessero al consiglio regionale di gestire in proprio le risorse prodotte (visto che il governatore è leghista non dovrebbero esserci ostacoli ideologici). invece chiedere l'annessione ad una regione a statuto speciale mi suona tanto come quei leghisti che urlano a Roma ladrona e poi si arricchiscono con le loro poltrone di governo.
Insomma, se il problema è la gestione delle risorse non vedo che problema possano avere con un consiglio regionale a maggioranza leghista, se non che alla fine il problema sia proprio la mancanza di risorse che si vuole invece andare ad attingere là dove sono più abbondanti.
conta quanto Rovigo ad esempio
ehm.. appunto..
cmq al di là dell'inutile polemica su chi conta di più, quando i tuoi stessi dati dimostrano che anche a livello di n. è pur sempre strettamente minoritaria.
Riconoscerai anche tu credo che per una provincia montana la legislazione regionale in materia di agricoltura e territorio che è pensata per la grande pianura super urbanizzata è inadeguata...
il fatto che la mozione sia stata votata all'unanimità da TUTTI i gruppi nel consiglio provinciale (tranne 2 della Lega in contrasto col loro gruppo) dovrebbe farti riflettere meglio sul fatto che effettivamente potrebbe essere un problema di regole, NON DI SOLDI.
Non farti plagiare dalla polemica ideologica sell'articolo che hai letto. Che ribadisco mi appare pessimo.
Insomma, se il problema è la gestione delle risorse non vedo che problema possano avere con un consiglio regionale a maggioranza leghista, se non che alla fine il problema sia proprio la mancanza di risorse che si vuole invece andare ad attingere là dove sono più abbondanti.
come già detto il problema non è questo!
ehm.. appunto..
cmq al di là dell'inutile polemica su chi conta di più, quando i tuoi stessi dati dimostrano che anche a livello di n. è pur sempre strettamente minoritaria.
Riconoscerai anche tu credo che per una provincia montana la legislazione regionale in materia di agricoltura e territorio che è pensata per la grande pianura super urbanizzata è inadeguata...
il fatto che la mozione sia stata votata all'unanimità da TUTTI i gruppi nel consiglio provinciale (tranne 2 della Lega in contrasto col loro gruppo) dovrebbe farti riflettere meglio sul fatto che effettivamente potrebbe essere un problema di regole, NON DI SOLDI.
Non farti plagiare dalla polemica ideologica sell'articolo che hai letto. Che ribadisco mi appare pessimo.
Insomma, se il problema è la gestione delle risorse non vedo che problema possano avere con un consiglio regionale a maggioranza leghista, se non che alla fine il problema sia proprio la mancanza di risorse che si vuole invece andare ad attingere là dove sono più abbondanti.
come già detto il problema non è questo!
il fatto che la mozione sia stata votata all'unanimità da TUTTI i gruppi nel consiglio provinciale (tranne 2 della Lega in contrasto col loro gruppo) dovrebbe farti riflettere meglio sul fatto che effettivamente potrebbe essere un problema di regole, NON DI SOLDI.
problemi di regole tra province e regioni ce ne sono ovunque (vedi Napoli). è la soluzione paventata che mi indispettisce. a prescindere che le province dovrebbero essere abolite prima o poi, l'ente regionale ha il dovere di tutelare tutto il territorio e se in quel territorio c'è una minoranza che per qualche motivo ha un qualche problema bisogna ricordarsi:
1) che magari ci sono problemi a monte per cui la regione non cambia le regole esistenti
2) che una minoranza, per quanto determinata, resta una minoranza.
se la soluzione invece è quella che quando le cose non vanno bene si fanno i bagagli e si va verso terre migliori allora è meglio cancellare i concetti di Stato, Regione, Provincia e Comune ed affidarsi all'anarchia del più forte.
Inoltre la cosa forte della notizia è di natura prettamente politica, in quanto non si fa alcun accenno alle richieste specifiche dei Bellunesi, ma all'incapacità di una Regione leghista a far fronte alle richieste del proprio elettorato. E questo, per un partito che ha promesso mari e monti ai propri elettori, è un brutto segno di disillusione (nel dettaglio si parla degli elettori bellunesi) manifestato con la formula del secessionismo usato contro chi la predica nei confronti dello stato maggiore.
Quindi, di tutta la storia, il punto principale è proprio questa visione di secessionismo vissuta al nord come risposta ad ogni ostacolo burocratico o economico che invece di essere affrontato e risolto, finisce sempre per essere aggirato rivolgendosi a chi sta meglio (per la serie è meglio andare a piangere dai genitori che rimboccarsi le maniche con quello che si ha, in questo caso il genitore è la regione confinante).
(edited)
problemi di regole tra province e regioni ce ne sono ovunque (vedi Napoli). è la soluzione paventata che mi indispettisce. a prescindere che le province dovrebbero essere abolite prima o poi, l'ente regionale ha il dovere di tutelare tutto il territorio e se in quel territorio c'è una minoranza che per qualche motivo ha un qualche problema bisogna ricordarsi:
1) che magari ci sono problemi a monte per cui la regione non cambia le regole esistenti
2) che una minoranza, per quanto determinata, resta una minoranza.
se la soluzione invece è quella che quando le cose non vanno bene si fanno i bagagli e si va verso terre migliori allora è meglio cancellare i concetti di Stato, Regione, Provincia e Comune ed affidarsi all'anarchia del più forte.
Inoltre la cosa forte della notizia è di natura prettamente politica, in quanto non si fa alcun accenno alle richieste specifiche dei Bellunesi, ma all'incapacità di una Regione leghista a far fronte alle richieste del proprio elettorato. E questo, per un partito che ha promesso mari e monti ai propri elettori, è un brutto segno di disillusione (nel dettaglio si parla degli elettori bellunesi) manifestato con la formula del secessionismo usato contro chi la predica nei confronti dello stato maggiore.
Quindi, di tutta la storia, il punto principale è proprio questa visione di secessionismo vissuta al nord come risposta ad ogni ostacolo burocratico o economico che invece di essere affrontato e risolto, finisce sempre per essere aggirato rivolgendosi a chi sta meglio (per la serie è meglio andare a piangere dai genitori che rimboccarsi le maniche con quello che si ha, in questo caso il genitore è la regione confinante).
(edited)
aeyron, te lo riscrivo.
Non farne una questione ideologica solo perchè hai letto un articolo pessimo..
non sono i leghisti che non vano d'accordo coi leghisti..
..è una provincia (tutti i partiti) che ha delle esigenze più simili a quelle di TN e BZ rispetto a quelle della regione in cui si trova.
Poi cosa ci sia di male non lo capisco..
non dobbiamo essere a prescindere contro ad ogni idea di diversa divisione del territorio e neanche considerare leghismo tutto ciò che avviene in veneto..
Non farne una questione ideologica solo perchè hai letto un articolo pessimo..
non sono i leghisti che non vano d'accordo coi leghisti..
..è una provincia (tutti i partiti) che ha delle esigenze più simili a quelle di TN e BZ rispetto a quelle della regione in cui si trova.
Poi cosa ci sia di male non lo capisco..
non dobbiamo essere a prescindere contro ad ogni idea di diversa divisione del territorio e neanche considerare leghismo tutto ciò che avviene in veneto..
..è una provincia (tutti i partiti) che ha delle esigenze più simili a quelle di TN e BZ rispetto a quelle della regione in cui si trova.
Poi cosa ci sia di male non lo capisco..
... il male è che ogni regione ha delle diversità morfologiche rilevanti (prendi in Campania Avellino e Benevento sulla fascia appenninica e Napoli e Salerno su quella costiera). il discorso "mi sento più vicina ai miei confinanti che alla regione a cui qualcuno mi ha annesso" fatto da qualunque provincia è puerile in quanto:
una Regione ha la tutela di tutto il territorio, con i suoi vantaggi e svantaggi. passare da una regione all'altra comporta delle ripercussioni sull'economia sia della Regione che viene lasciata sia in quella che la va ad accogliere ed in genere anche sullo stato centrale. ad esempio io che sono campano pago irpef, assicurazione auto e contributi regionali diversi da un romano o un milanese. ed usufruisco di servizi finanziati dallo stato in maniera diversa da uno di altre regioni nella misura in cui stato e regione investono sul territorio. quando i Bellunesi dichiarano che non vogliono soldi mentono di brutto, in quanto il semplice passaggio dei beni fiscali di quel territorio genera vantaggi o svantaggi (nel caso del passaggio proposto i bellunesi ci guadagnano parecchio). ci fosse un problema tale in cui tale passaggio di Regione porterebbe vantaggi a tutti allora la cosa dovrebbe essere discussa in sede nazionale dal governo, ma porre un referendum così dicendo che non è una questione di soldi è politicamente irresponsabile ed infantile.
Poi cosa ci sia di male non lo capisco..
... il male è che ogni regione ha delle diversità morfologiche rilevanti (prendi in Campania Avellino e Benevento sulla fascia appenninica e Napoli e Salerno su quella costiera). il discorso "mi sento più vicina ai miei confinanti che alla regione a cui qualcuno mi ha annesso" fatto da qualunque provincia è puerile in quanto:
una Regione ha la tutela di tutto il territorio, con i suoi vantaggi e svantaggi. passare da una regione all'altra comporta delle ripercussioni sull'economia sia della Regione che viene lasciata sia in quella che la va ad accogliere ed in genere anche sullo stato centrale. ad esempio io che sono campano pago irpef, assicurazione auto e contributi regionali diversi da un romano o un milanese. ed usufruisco di servizi finanziati dallo stato in maniera diversa da uno di altre regioni nella misura in cui stato e regione investono sul territorio. quando i Bellunesi dichiarano che non vogliono soldi mentono di brutto, in quanto il semplice passaggio dei beni fiscali di quel territorio genera vantaggi o svantaggi (nel caso del passaggio proposto i bellunesi ci guadagnano parecchio). ci fosse un problema tale in cui tale passaggio di Regione porterebbe vantaggi a tutti allora la cosa dovrebbe essere discussa in sede nazionale dal governo, ma porre un referendum così dicendo che non è una questione di soldi è politicamente irresponsabile ed infantile.
prima volevano la secessione dall'Italia....ora si parla di secessione di provincie, tra un pò quella di comuni e poi di rioni, per arrivare ai singoli palazzi.
S.P.Q.L.
sono pazzi questi leghisti.
S.P.Q.L.
sono pazzi questi leghisti.
prima volevano la secessione dall'Italia....ora si parla di secessione di provincie, tra un pò quella di comuni e poi di rioni, per arrivare ai singoli palazzi.
...per me sono rimasti alla "Casa delle Libertà"...
...per me sono rimasti alla "Casa delle Libertà"...
Genova, il bagno d'oro del prefetto centomila euro per ristrutturarlo
Marmi, hammam e idromassaggio. "Cifra alta, ma non è una casa popolare". I lavori dopo l'insediamento di Musolino a palazzo Spinola: "Ma non li ho chiesti io"
di MICHELA BOMPANI
Bagno turco con illuminazione per la cromoterapia, vasca idromassaggio, rivestimento in marmo verde e bianco, sanitari "serie lusso": la ristrutturazione della stanza da bagno nell'appartamento del prefetto di Genova, terminata qualche mese fa, è costata complessivamente 105.564,17 euro.
A pagare tutto questo è stato il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sul cui bilancio il direttore generale del Provveditorato interregionale delle opere pubbliche della Lombardia e della Liguria, Francesco Errichiello, ha impegnato la somma complessiva: capitolo 7341 per l'esercizio finanziario 2010, destinato alla "ristrutturazione locali igienici e demolizione pensilina nell'alloggio del signor Prefetto, presso la Prefettura di Genova".
"Chiederò spiegazioni al Provveditorato alle opere pubbliche: se avessi saputo che l'importo degli interventi si aggirava intorno ai centomila euro, avrei escluso l'esecuzione dei lavori, mi pare davvero esagerata - si stupisce il prefetto Francesco Musolino - I servizi igienici, è vero, andavano rifatti: da trent'anni nessuno li aveva mai ristrutturati e ho dato indicazioni perché questo avvenisse. Altri, però, si sono poi occupati di farli realizzare".
I lavori, affidati dopo una gara e con un atto di cottimo all'impresa Enrico Bertoni srl, hanno fatto registrare diversi aumenti di spesa, dovuti proprio alla complessità delle soluzioni che l'impresa doveva eseguire secondo il progetto. E hanno implicato l'impegno ulteriore di operai specializzati, oppure sovrapprezzi per la fornitura dei sanitari o delle rubinetterie "per la particolarità dei pezzi scelti", dal 20 al 30% a pezzo, in alcuni casi.
"La cifra esatta di spesa è di 94.000 euro, non supera i centomila. E poi i lavori eseguiti non hanno coinvolto soltanto un bagno, ma diversi locali nell'appartamento del signor prefetto", mette in chiaro l'ingegner Alessandro Pettinalli, dirigente tecnico, in Liguria, del Provveditorato alle opere pubbliche.
È costato 9.538 euro il bagno turco che, come indica l'elenco dei prezzi, firmato dal responsabile del procedimento per il Provveditorato alle opere pubbliche, e "composto da porta attrezzata con pannello di controllo, diffusore e plafoniera di illuminazione per la cromoterapia, completo di generatore di vapore, kit di coibentazione e vetrata aggiuntiva, finitura cromata". Altri 5.519 euro sono serviti per il rivestimento del bagno turco-doccia. Per la "vasca idromassaggio asimmetrica di 170 centimetri per 90 per 59 circa, completa di rubinetteria, motori, pannello di comando, diffusori, ecc", sono stati impegnati 8.577 euro. Quasi 12mila euro si sono resi necessari, poi, per rivestire i muri del bagno con marmo verde e bianco. Il mobile del lavabo, "come da progetto", è costato oltre quattromila euro.
"Si tratta di un appartamento di rappresentanza, collocato in un edificio di grande pregio, non di un alloggio popolare - aggiunge il prefetto Musolino - ma ribadisco che la cifra mi pare esorbitante". Il palazzo della Prefettura di Genova è patrimonio dell'umanità dell'Unesco: l'edificio Doria Spinola, costruito a metà del Cinquecento, venne documentato dal grande pittore fiammingo Peter Paul Rubens quando realizzò la serie dei "Palazzi di Genova", ritraendo le più straordinarie dimore della Superba. L'appartamento di rappresentanza del Prefetto, però si trova all'ultimo piano, in una zona sopraelevata nel secolo scorso. "Mi avevano indicato altri lavori urgenti nell'appartamento, ma ho suggerito di dare una buona passata di aspirapolvere, per risparmiare, figuriamoci se posso concepire una spesa del genere per un bagno", conclude il prefetto.
(13 gennaio 2011)
repubblica
Marmi, hammam e idromassaggio. "Cifra alta, ma non è una casa popolare". I lavori dopo l'insediamento di Musolino a palazzo Spinola: "Ma non li ho chiesti io"
di MICHELA BOMPANI
Bagno turco con illuminazione per la cromoterapia, vasca idromassaggio, rivestimento in marmo verde e bianco, sanitari "serie lusso": la ristrutturazione della stanza da bagno nell'appartamento del prefetto di Genova, terminata qualche mese fa, è costata complessivamente 105.564,17 euro.
A pagare tutto questo è stato il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sul cui bilancio il direttore generale del Provveditorato interregionale delle opere pubbliche della Lombardia e della Liguria, Francesco Errichiello, ha impegnato la somma complessiva: capitolo 7341 per l'esercizio finanziario 2010, destinato alla "ristrutturazione locali igienici e demolizione pensilina nell'alloggio del signor Prefetto, presso la Prefettura di Genova".
"Chiederò spiegazioni al Provveditorato alle opere pubbliche: se avessi saputo che l'importo degli interventi si aggirava intorno ai centomila euro, avrei escluso l'esecuzione dei lavori, mi pare davvero esagerata - si stupisce il prefetto Francesco Musolino - I servizi igienici, è vero, andavano rifatti: da trent'anni nessuno li aveva mai ristrutturati e ho dato indicazioni perché questo avvenisse. Altri, però, si sono poi occupati di farli realizzare".
I lavori, affidati dopo una gara e con un atto di cottimo all'impresa Enrico Bertoni srl, hanno fatto registrare diversi aumenti di spesa, dovuti proprio alla complessità delle soluzioni che l'impresa doveva eseguire secondo il progetto. E hanno implicato l'impegno ulteriore di operai specializzati, oppure sovrapprezzi per la fornitura dei sanitari o delle rubinetterie "per la particolarità dei pezzi scelti", dal 20 al 30% a pezzo, in alcuni casi.
"La cifra esatta di spesa è di 94.000 euro, non supera i centomila. E poi i lavori eseguiti non hanno coinvolto soltanto un bagno, ma diversi locali nell'appartamento del signor prefetto", mette in chiaro l'ingegner Alessandro Pettinalli, dirigente tecnico, in Liguria, del Provveditorato alle opere pubbliche.
È costato 9.538 euro il bagno turco che, come indica l'elenco dei prezzi, firmato dal responsabile del procedimento per il Provveditorato alle opere pubbliche, e "composto da porta attrezzata con pannello di controllo, diffusore e plafoniera di illuminazione per la cromoterapia, completo di generatore di vapore, kit di coibentazione e vetrata aggiuntiva, finitura cromata". Altri 5.519 euro sono serviti per il rivestimento del bagno turco-doccia. Per la "vasca idromassaggio asimmetrica di 170 centimetri per 90 per 59 circa, completa di rubinetteria, motori, pannello di comando, diffusori, ecc", sono stati impegnati 8.577 euro. Quasi 12mila euro si sono resi necessari, poi, per rivestire i muri del bagno con marmo verde e bianco. Il mobile del lavabo, "come da progetto", è costato oltre quattromila euro.
"Si tratta di un appartamento di rappresentanza, collocato in un edificio di grande pregio, non di un alloggio popolare - aggiunge il prefetto Musolino - ma ribadisco che la cifra mi pare esorbitante". Il palazzo della Prefettura di Genova è patrimonio dell'umanità dell'Unesco: l'edificio Doria Spinola, costruito a metà del Cinquecento, venne documentato dal grande pittore fiammingo Peter Paul Rubens quando realizzò la serie dei "Palazzi di Genova", ritraendo le più straordinarie dimore della Superba. L'appartamento di rappresentanza del Prefetto, però si trova all'ultimo piano, in una zona sopraelevata nel secolo scorso. "Mi avevano indicato altri lavori urgenti nell'appartamento, ma ho suggerito di dare una buona passata di aspirapolvere, per risparmiare, figuriamoci se posso concepire una spesa del genere per un bagno", conclude il prefetto.
(13 gennaio 2011)
repubblica
la ristrutturazione della stanza da bagno nell'appartamento del prefetto di Genova
A pagare tutto questo è stato il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,
...io questo proprio non l'ho capito...
A pagare tutto questo è stato il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,
...io questo proprio non l'ho capito...
S.P.Q.L.
sono pazzi questi leghisti.
LOL!
Io sono antileghista e dovreste saperlo. però in questo caso tirate fuori la lega a sproposito..
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Io sono antileghista e dovreste saperlo. però in questo caso tirate fuori la lega a sproposito..