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Subject: [POLITICA]

2011-02-04 00:44:16
non so se ti riferisci a me, nel dubbio specifico.
per me le idee ci sono, è che non sono alternative.


no, non ce l'ho con te. Il discorso del PD (opposizione) non ha idee lo sento dire spesso in giro, e sinceramente mi ha stufato.
Si dovrebbe capire che avere idee simili non vuol dire non aver idee, ne significa dover ripetere gli stessi errori tentando di applicarle.
2011-02-04 00:56:47
Non è troppo ampio, assolutamente.

nella fretta mi sa che ho postato qualcosa di poco recente...

http://beta.partitodemocratico.it/idee/home.htm


Se io i rigassificatori non li voglio e non voglio la tav, voglio una legge sul modello francese contro la delocalizzazione, non voglio il nucleare, non voglio i finanziamenti ai partiti e voglio l'abolizione delle province, mi dici chi voto ?

sicuramente non esiste un partito per tutti, credo sia proprio impossibile avere tutte le posizioni su società, politica, energia,... in un unico partito.


Mi interessava più mostrare il fatto che nonostante il PD abbia delle idee (giuste o sbagliate) si continui a definirlo senza idee.
2011-02-04 00:59:18
Si dovrebbe capire che avere idee simili non vuol dire non aver idee, ne significa dover ripetere gli stessi errori tentando di applicarle

Forsechè la gente vuole idee differenti?

Forsechè la gente invece della copia sbiadita vota l'originale?


EDIT: L'opoeraio di Mirafiori che ha votato no chi caspita dovrebbe votare ndato che pdl e pd erano per il si?

E poi il pd si lamenta che i grillini gli tolgono voti, suvvia siamo seri.
(edited)
2011-02-04 01:00:05
Peccato che internet non è la realtà

semplicemente si fanno schifo da soli
2011-02-04 01:01:29
Peccato che internet non è la realtà

semplicemente si fanno schifo da soli


No, non ce l'hanno.

La maggioranza degli anziani vota pdl: un dato che dovrebbe far riflettere.
2011-02-04 01:02:00
ma infatti sembra assurdo, più giri e più non trovi uno che lo voti manco a pagarlo!

caro ragazzo, quando la DC prendeva il 40% era lo stesso: a parole tutti schifati. Poi col portafogli in mano (o il rosario) entravano in gabina elettorale
2011-02-04 01:03:10
ma anche dei giovani se è per quello. E' la maggioranza degli istruiti che non lo vota.
2011-02-04 01:04:44
ma anche dei giovani se è per quello. E' la maggioranza degli istruiti che non lo vota.

No no, i giovani per nulla. E' uscito un sondaggio interessante proprio poco tempo fa.

Tra parentesi gli anziani sono la fascia d'età per ovvie ragioni meno istruita. :)
(edited)
2011-02-04 01:05:43
Forsechè la gente invece della copia sbiadita vota l'originale?

non ho capito chi sarebbe la copia sbiadita XD


E poi il pd si lamenta che i grillini gli tolgono voti, suvvia siamo seri.

poca cosa
2011-02-04 01:06:31
sono arrivato alla conclusione che coloro che lo votano (parlo di miei coetanei, ho 20 anni) sono ragazzi che non amano affatto parlare di politica, quindi molto più difficilmente puoi trovarti nel discorso e chiedere cos'è che votano. sono sennò ragazzi che non frequentano il mio stesso ambiente che è quello universitario, dove se ti giri intorno, sembra siano tutti di sinistra.
2011-02-04 01:08:29

Mi interessava più mostrare il fatto che nonostante il PD abbia delle idee (giuste o sbagliate) si continui a definirlo senza idee.


hanno molte idee, alcune anche buone, ma poco, quasi zero, progetto. In pratica, non si capisce in cosa differiscano dalla destra, ad esempio in economia, nel tenersi buona la CEI. Nel welfare e sulla politica ambientale hanno posizioni diverese ma non radicalmente.

Berlusconi ha zero idee, ha solo progetto, un involucro vuoto dentro il quale volta per volta i suoi spin doctors buttano dentro le idee del momento (l'immigrato, l'ICI, il nucleare, marrazzo).
2011-02-04 01:09:24
No no, i giovani per nulla. E' uscito un sondaggio interessante proprio poco tempo fa.

postalo, non mi pare proprio. Forse tra gli studenti, non fra i giovani.

edit: d'altronde.....





(edited)
2011-02-04 09:27:12
Dall'Economist di oggi:

Italy's ineffective opposition

FOR the daughter of a penniless immigrant, Karima el-Mahroug (otherwise known as “Ruby the Heartstealer”) has had quite an impact on her adoptive land. The Moroccan runaway-turned-dancer’s friendship with Italy’s prime minister, Silvio Berlusconi, has put him in a perilous fix. Prosecutors in Milan are expected soon to seek his indictment on charges of paying an under-age prostitute and abusing his position to hide the fact—offences that in Italian law could carry a combined jail sentence of as long as 15 years.

The scandal over Ms el-Mahroug and her suspected presence at allegedly dissolute “bunga-bunga” parties at the prime minister’s villa has also changed Italy’s economic policy. Or rather, given it one. On January 31st, after nine years as prime minister, Mr Berlusconi at last spoke like the liberal he has often claimed to be. He said he wanted to drop from the constitution a clause imposing social obligations on entrepreneurs. He promised tax breaks and deregulation for Italy’s lagging south. Less liberally, he also vowed to bring together representatives of employers, trade unions and local authorities to debate an action plan to secure annual growth of 3-4% over five years. As a first step, he offered co-operation with the opposition.

Nice words. But do they mean anything? Mr Berlusconi announced his plan without consulting, or even informing, senior ministers. It seemed to have been conjured up just to dispel the impression that his government has been paralysed by sex scandals. The opposition parties flatly rejected his offer. But in doing so they allowed Mr Berlusconi to brand them as churlish, something they can ill afford.

Pollsters agree that the “Ruby” affair has eroded the prime minister’s already battered standing. One sounding for larepubblica.it, a website, found his approval rating down a full five points in January, to 35%. But the polls also suggest that Mr Berlusconi’s flagging popularity is translating neither into less support for his party nor into more backing for the opposition.

Large numbers of Berlusconi voters disapprove of him (13%, according to a poll for Corriere della Sera, a newspaper). Yet few seem ready to desert his People of Freedom movement. This is particularly striking now that they have the alternative of a centre-right opposition as well as the centre-left: a tentative alliance between followers of Mr Berlusconi’s former lieutenant, Gianfranco Fini, with Pier Ferdinando Casini’s Christian Democrat Union of the Centre, and a smaller party led by a former mayor of Rome, Francesco Rutelli.

But the creation of a broader opposition has only accentuated what voters identify as its main weakness: its heterogeneity, and thus susceptibility to disunity if it were ever elected. Together, the parties ranged against Mr Berlusconi account for almost 60% of voters’ preferences. But at one extreme they offer post-fascism, and at the other Marxism blended with environmentalism and feminism.

The recurrent problem of the opposition has been that not enough Italians are willing to vote for a party of the moderate left like those that have held power for long periods in other European countries. Italy’s Socialist party was largely destroyed by the corruption scandals of the early 1990s, so the centre-left is nowadays represented by a fundamentally unnatural coalition of former progressive Christian Democrats with former Communists, who not surprisingly find it hard to agree on clear common policies. Their joint party, the Democratic Party (PD), has proved incapable of rejuvenating its leadership and breaking free of the cronyism that blights Italian politics. The PD is heavily influenced by two men, Massimo D’Alema and Walter Veltroni, who have (like Mr Berlusconi) been in leading positions since the mid-1990s. The party leader, Pierluigi Bersani, who was Mr D’Alema’s candidate, is a personable, capable man. But he seems to lack the magic ingredient that enables politicians to break through to a wider electorate.

This is not his only problem. On January 26th Mr Bersani called off a national assembly due the next weekend after claims that the winner of a ballot to choose the PD candidate for mayor in Naples had been helped by local organised crime (with Chinese immigrants paid €5, about $7, a vote). This will scarcely persuade Italians that there is an alternative to the tarnished, ineffectual Mr Berlusconi.
2011-02-04 09:29:59
desolante ma ineccepibile
2011-02-04 10:50:06
Chi giudica Silvio Berlusconi?
Cos'è il tribunale dei ministri, cosa non è, e cosa c'entra con Ruby

4 febbraio 2011 | Italia

La richiesta da parte della maggioranza che Berlusconi venga giudicato dal Tribunale dei Ministri sulle accuse che gli vengono rivolte dall’inchiesta della Procura di Milano è evocata continuamente ormai da settimane, senza che ne vengano mai spiegati esattamente gli argomenti. E a rendere più sospettosi è anche il fatto che a destra siano diventati tutti giuristi convinti che debba decidere il Tribunale dei Ministri e a sinistra sono invece diventati tutti giuristi convinti che debba decidere la procura di Milano.

La discussione ruota intorno acosa si debba intendere con l’espressione “nell’esercizio delle proprie funzioni” e se la telefonata del PresdelCons in favore di Ruby alla questura di Milano vi rientri (non che vi rientri il reato, ovviamente, altrimenti non sarebbe reato: ma che il reato sia stato compiuto durante un atto che aveva a che fare con le funzioni del PresdelCons). Vediamo cosa dice la legge e cos’è il Tribunale dei Ministri. E vi avvisiamo subito che possiamo anche togliere le maiuscole, perché il tribunale dei ministri così immaginato non esiste.

L’articolo 96 della Costituzione stabilisce che “il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”. La legge costituzionale di cui si parla è quella del n. 1 del 1989, che all’articolo 4 stabilisce che “per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dai Ministri, la pena è aumentata fino ad un terzo” e soprattutto – veniamo a quello di cui parliamo – che la procura, “omessa ogni indagine, entro il termine di quindici giorni”, deve trasmettere gli atti presso quello che informalmente chiamiamo il tribunale dei ministri. Si tratta infatti di un collegio ogni volta diverso istituito alla bisogna “presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello competente per territorio [...] composto di tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio nei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o abbiano qualifica superiore”.

Il secondo equivoco è sulla denominazione di tribunale, che lascia supporre una funzione giudicante: invece il collegio ha una funzione solamente inquirente. Berlusconi ha detto più volte di voler essere giudicato dal suo “giudice naturale”, facendo riferimento al tribunale dei ministri e a ciò che dice la Costituzione sul giudice naturale. Ma il tribunale dei ministri non ha a che fare con i giudici né col giudizio: istruisce il processo. Conduce le indagini preliminari, chiede un parere al pm che ha trasmesso il fascicolo, questo potrà chiedere poi l’archiviazione, una proroga delle indagini o il rinvio a giudizio. Se decide di archiviare il caso, si tratta di un’archiviazione non impugnabile. Se non decide di archiviare il caso, è tenuto a trasmettere gli atti (con relazione motivata) al procuratore della Repubblica, che a sua volta chiede alla Camera l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’indagato, e un processo condotto da un tribunale ordinario. Niente autorizzazione a procedere, niente processo. In ogni caso, il tribunale dei ministri non è affatto un “giudice”.

Ora. Quando le cose vanno lisce, la stessa procura che si imbatte in un potenziale reato da parte di un presidente del Consiglio o di un ministro non ha dubbi sulla ministerialità dei reati e quindi manda le pratiche al tribunale dei ministri. Ci sono invece dei casi – e uno di questi è proprio quello di Berlusconi – in cui accusa e difesa non sono concordi sulla competenza: in questi casi, a chi spetta stabilire la ministerialità di un presunto reato?

Il giudizio sulla ministerialità del reato spetta ai pm, perché sono loro che hanno in mano le carte e decidono se procedere o trasmettere tutto al tribunale dei ministri. Questo non vuol dire che il Parlamento non possa avere voce in capitolo. L’ultima sentenza della Corte Costituzionale in materia è la 241 del 2009, e dice che “all’organo parlamentare non può essere sottratta una propria, autonoma valutazione sulla natura ministeriale o non ministeriale dei reati oggetto di indagine giudiziaria, né tantomeno la possibilità di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale”.

La direzione verso cui andiamo è questa, insomma. A questo punto è probabile che i due reati di cui è accusato Berlusconi facciano due strade diverse. Per quello di prostituzione minorile nemmeno la difesa di Berlusconi mette più in discussione la competenza della procura di Milano: resterà lì. Per quello di concussione, la valutazione è intorno all’eventualità che Silvio Berlusconi esercitasse o meno le sue funzioni nel telefonare alla Questura di Milano per intervenire – in quanto Presidente del Consiglio – su una vicenda che la difesa può sostenere avesse implicazioni varie di delicatezza e responsabilità del Presidente del Consiglio. Su questo il Post ha chiesto un parere all’avvocato Grazia Volo, che ha una lunga esperienza di confronti tra politica e giustizia, che sostiene di non ritenere personalmente che si configuri l’esercizio delle proprie funzioni, ma di ritenere anche che le norme si interpretino anche rispetto ai contesti più generali e che il contesto attuale sia quello di una battaglia tra poteri dello Stato da cui non si può prescindere.

Adesso la procura può trasmettere il fascicolo al tribunale dei ministri, secondo quanto chiesto dal Parlamento; oppure può rivendicare per sé la competenza. A quel punto in teoria si può arrivare a un rinvio a giudizio ma l’organo giudicante può ritenere poi di non essere competente; oppure procura o parlamento possono portare il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato alla Corte Costituzionale che dovrà dirimere la questione.


ilpost
2011-02-04 11:01:15
dati censis

I tg sono determinanti per orientare il voto: il 69,3% degli elettori decide per chi votare tramite notizie e commenti trasmessi dai telegiornali, il 25,4% si affidano alla carta stampata. Un elettore su 10 ha letto il materiale di propaganda dei partiti, dai volantini ai manifesti. Ancora ristretta la fascia di elettori che si affida a internet, eccetto fra i giovani. Lo attesta un'indagine del Censis condotta nel corso della campagna elettorale per le elezioni europee. «La televisione resta il principale mezzo utilizzato dagli italiani per formarsi un'opinione sull'offerta politica», afferma l'indagine all'indomani del voto per le europee e le amministrative.

Elezioni in tv soprattutto per pensionati e casalinghe. Secondo i primi risultati dell'indagine che verrà pubblicata nei prossimi mesi i Tg restano il principale mezzo per orientare il voto soprattutto tra i meno istruiti (il dato sale, in questo caso, al 76%), i pensionati (78,7%) e le casalinghe (74,1 per cento). Al secondo posto ancora la tv, con i programmi giornalistici di approfondimento (da Porta a porta a Matrix), a cui si è affidato il 30,6% degli elettori. Si tratta soprattutto delle persone più istruite (il dato sale, in questo caso, al 37%) e residenti nelle grandi città, con oltre 100mila abitanti (con quote che oscillano tra il 36% e il 40%), mentre i giovani risultano meno coinvolti da questo format televisivo (il 22,3% nella classe d'età 18-29 anni).

Sui giornali si informano i più istruiti. I giornali sono stati determinanti per un elettore su 4 (il 25,4%), il 34% tra i più istruiti, e il dato sale a oltre un terzo degli elettori al Nordest e nelle grandi città, e raggiunge il 35% tra i lavoratori autonomi e i liberi professionisti. I canali Tv «all news» sono stati seguiti dal 6,6% degli italiani prossimi al voto (soprattutto maschi, 9,3%, e più istruiti, 10,2 per cento). Più di quanti si sono informati attraverso i programmi della radio (il 5,5%), il cui ascolto è apprezzato soprattutto da artigiani e commercianti, liberi professionisti e lavoratori autonomi (12,1 per cento).

Pochi in piazza a seguire le manifestazioni dei partiti. Il confronto con familiari e amici resta fondamentale per il 19% degli elettori, in particolare per i più giovani (18-29 anni: 26%), residenti nel Mezzogiorno (22,2%) e nei centri urbani minori (22,5 per cento). Residua la quota di elettori che partecipa alle manifestazioni pubbliche dei partiti (il 2,2%), quota che diminuisce ulteriormente tra i più giovani (18-29 anni: 0,7 per cento).

Sulla grande rete si informano soprattutto i giovani. E la grande rete attrae soprattutto i giovani: solo il 2,3% degli italiani di maggiorenni si è collegato ai siti web dei partiti per acquisire informazioni, e solo il 2,1% ha visitato blog, forum di discussione o gruppi di Facebook. Il dato aumenta solo tra gli studenti: il 7,5% si è collegato ai siti Internet dei partiti e il 5,9% ha navigato su altri siti web in cui si parla di politica.

9 giugno 2009



per quanto riguarda la Grosse Koalitione ho una mia idea ma non sarà mai applicata...credo che possa essere una mossa vincente ma allo stesso tempo arma a decuplo (se non di più) taglio...a meno che...ma ci sarà tempo per parlarne