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Subject: [POLITICA]

2011-02-06 17:49:17
Il brigantaggio che ha preso corpo dal 1860 in poi ha un valore assolutamente politico (borbonico prima e socialista dopo), e chi lo nega o è un mistificatore o semplicemente ignora la storia del nostro paese.

1) mistificatore te lo tieni per te

2) la maggior parte dei briganti erano ex-ufficiali dell'esercito borbonico che raccolsero intorno a se ex-galeotti e terrorizzarono la popolazione, altro che partigiani! ed erano PAGATI con oro provenienza spagnola, tedesca e anche da roma
2011-02-06 18:16:04
1) hai dimenticato: o semplicemente ignora la storia del nostro paese.

2) Il brigantaggio ha assunto svariate forme (come per la partigianeria italiana o francese del periodo bellico)
c'erano sicuramente i briganti ex-militari dell'esercito duosiciliano ma non terrorizzavano la popolazione ma bensì le truppe regolari del neo-stato italiano
e nelle file dei briganti c'erano anche ex-garibaldini pensa un pò, è il caso di Carmine Crocco che venne appellato come Generale dei Briganti
in ogni caso è indubbio che il brigantaggio meridionale post 1860 abbia una spiccata connotazione politica
2011-02-06 18:17:48
L’altro messaggio in codice intercettato nelle parole di Obama è l’invito a credere nel potere della creatività. I posti del futuro non verranno dai lavori del passato, destinati a ridimensionarsi e a traslocare altrove per sempre. Arriveranno dalla tecnologia e dalle energie rinnovabili, da idee nuove e progetti d’avanguardia. Vale la pena perdere altro tempo a inseguire la coda di un mondo che non tornerà più, anziché provare a immaginarne un altro? L’Italia risorge soltanto se sblocca il suo torcicollo e accetta di vivere «ora», come suggerisce il titolo del nuovo disco del mio intellettuale di riferimento: Jovanotti.


questa parte mi sembra scritta da una persona che non conosce la realtà...
ma lo si vuole capeire che il rilancio del sud passa esclusivamente da un rafforzamento dei mezzi a disposizione di magistratura e polizia (cosa di cui l'Anm si lamenta da anni) e dalla volontà della politica di emarginare i soggetti poco puliti in possesso di grossi pacchetti di voti?

oggi siamo all'oppsto di questa situazione: il cittadino non può difendersi dai disonesti perchè la giustizia non ha i mezzi per operare e anche quando si evidenziano i colpevoli questi vengono coperti dalla politica. per non parlare poi dell'episodio di quel sindaco del casertano che organizzò coi cittadini una raccolta differenziata che sfiorò l'80% e fu rimosso dal leghista Maroni in quanto la legge prevede che solo i consorzi riconosciuti (gli stessi risultati inefficaci in quel paese) dalla provincia possano fare la raccolta...

alla fine sono bravi tutti a fare propaganda, ma i fatti parlano chiaro di quanto lo stato sia compartecipe dello status quo.
2011-02-06 18:21:03
tanto per fare un esempio (da il fatto quotidiano, occhio alla firma):

Cronaca | di Redazione Il Fatto Quotidiano
‘Ndrangheta e politica, strane storie e relazioni
pericolose dello scacchiere calabrese
Il consigliere regionale Zappalà si dimette dalla politica. E' in carcere accusato di aver tenuto rapporti con la cosca Pelle. Solo uno degli ultimi particolari di una vicenda nerissima che a Reggio Calabria si traduce in un mix devastante composto da mafia, politica, massoneria e servi segreti deviati
Politica e ‘ndrangheta. Ovvero intrecci pericolosi. Affari, convenienze, corruzione e altro. Il tutto giocato sullo scacchiera calabrese. Le ultime inchieste hanno svelato la trama, chiarito particolari, fatto luce su protagonisti e gregari. L’ultimo, in ordine di tempo, è il consigliere regionale del Popolo della Libertà Santi Zappalà che pochi giorni fa si è dimesso. Lo ha fatto con una lettera partita dal carcere dove è recluso e indirizzata al presidente del Consiglio Regionale rassegnando le sue dimissioni irrevocabili. In prigione, lui ci finisce nel dicembre scorso con accuse pesanti: concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio. Zappalà, quarto degli eletti nella lista del Pdl con 11052 voti, era uno dei candidati a Palazzo Campanella che, durante la campagna elettorale del marzo scorso, si è recato in pellegrinaggio a Bovalino. Una tappa obbligata quella a casa del boss di San Luca Giuseppe Pelle. Una casa diventata, in quelle settimane, una sorta di santuario dove chiedere voti in cambio di appalti.

Il Ros lo aveva filmato mentre, a bordo della sua Alfa 159, arrivava nel paesino della Locride intercettando anche le conversazioni con il mammasantissima il quale ha garantito il suo appoggio e quello della potente famiglia mafiosa dei Pelle. “Da parte nostra, dottore, ci sarà il massimo impegno”, dice il padrino. Un impegno non disinteressato certo. Se il politico chiede i voti, la cosca pretende una contropartita. Un “do ut des” insomma. Tradotto: voti uguale appalti. Ed è un imprenditore, presente all’incontro tra il mafioso e il politico a spiegare a quest’ultimo le condizioni del “patto elettorale”: “Quando sposo una causa e quindi io e gli amici miei diamo il massimo, nello stesso tempo noi desidereremmo avere quell’attenzione per come poi ce la accattiviamo, per simpatia ma per amicizia prima di tutto”.

Al primo Consiglio regionale, diventeranno operative le dimissioni di Zappalà per il quale il Tribunale della libertà non ha riconosciuto il concorso esterno in associazione mafiosa, confermando invece il voto di scambio. Reato per il quale Zappalà resta in carcere mentre il suo posto a Palazzo Campanella lo prenderà il primo dei non eletti del Pdl, Gesuele Vilasi già consigliere regionale uscente.

Il nome di Vilasi compare nell’informativa dell’inchiesta “Meta” e precisamente nell’intercettazione telefonica tra Natale Bueti e il boss Cosimo Alvaro, oggi latitante. Siamo al 16 ottobre 2006, a pochi mesi dalle elezioni comunali, quando il capocosca originario di Sinopoli racconta a Bueti come fosse andato il pranzo per i cinquant’anni di matrimonio dei genitori degli imprenditori Barbieni. Pranzo, tenuto in un ristorante di Gallico, a cui ha partecipato anche l’ex sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti, oggi governatore della Calabria. Il boss, allora, elenca gli ospiti di quella cena imbarazzante. “C’era Marturano, c’era l’assessore Vilasi della Provincia…”

Una bella festa alla quale tutti (imprenditori in odor di mafia, boss e politici) hanno partecipato allegramente. Quando i giornali pubblicarono la notizia, Vilasi si affrettò con l’avvocato in Procura dove smentì la sua presenza al fianco del boss Cosimo Alvaro. Mai una smentita da parte del governatore Scopelliti il quale, a dirla tutta, confermò la sua presenza al pranzo nel corso di un’intervista al “Fatto Quotidiano.

La stessa intervista andata in onda qualche giorno fa durante la trasmissione “Presa diretta” di Riccardo Iacona contro il quale il capogruppo del Pdl Luigi Fedele ha preparato una richiesta per inserire, alla prossima riunione del Consiglio regionale, un ordine del giorno “tendente a stigmatizzare il reiterato comportamento della trasmissione televisiva”. Richiesta bipartisan che vede tra i firmatari anche Nicola Adamo, uno dei ras del Pd messo alla porta nei mesi scorsi dal commissario regionale del Democrat.

Un atteggiamento stizzito e sofferente della politica nei confronti di chi parla, carte alla mano, di indagini giudiziarie. La stessa politica che in Calabria non si è indignata (e non si indigna) per il terremoto dell’inchiesta “Meta”, coordinata dal sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo, che non riguarda solo quella che il boss Cosimo Alvaro definisce “una bella festa compare”, ma tocca i nervi scoperti di una zona grigia che, in riva allo Stretto, trema per le dichiarazioni dei neo pentiti Roberto Moio e Antonino Lo Giudice che, proprio in queste settimane, pare che stiano riferendo ai magistrati della Distrettuale non solo del loro passato criminale, ma anche di quella miscela esplosiva che miscela ‘ndrangheta, politica, massoneria e servizi deviati. Pezzi infedeli dello Stato come il capitano dei carabinieri Saverio Spadaro Tracuzzi accusato di aver favorito la cosca mafiosa Lo Giudice circa le indagini che la riguardavano ricevendo in cambio regali importanti. O come il commercialista Giovanni Zumbo, informatore delle cosche Ficara e Pelle, già amministratore giudiziario di beni confiscati alla ‘ndrangheta ed ex collaboratore di Alberto Sarra, oggi sottosegretario della giunta Scopelliti.

Proprio quest’ultimo, ritornando all’inchiesta Meta, se da una parte ha confermato di aver partecipato a quel pranzo del quale ignorava chi fossero gli altri invitati, dall’altro non ha mai speso una parola circa i rapporti tra i suoi due fedelissimi consiglieri comunali Michele Marcianò e Manlio Flesca con il boss Alvaro e gli imprenditori Barbieri. E neanche sulle intercettazioni in cui viene citato il fratello Tino o sui suoi viaggi a Milano dove Scopelliti, accompagnato da un altro fedelissimo assessore, ha incontrato il boss Paolo Martino ritenuto il punto di riferimento della cosca De Stefano in Lombardia, il “ministro del tesoro” del clan degli arcoti.

Su tutto questo gli “ordini di scuderia” sono chiari: fare quadrato. Ed ecco che, in Calabria, il Pdl e gli ex Pd vorrebbero discutere di “Presa diretta” e del giornalista Riccardo Iacona, colpevole “di aver ficcato il naso” dove neanche i giornalisti calabresi hanno il permesso.

di Lucio Musolino


(edited)
2011-02-07 11:20:43
senza dubbio e con certezza storica documentata il meridione è stato invaso dal regno sabaudo, massacrato, depredato, lagerizzato e sottomesso psicologicamente

sono da sempre (da che ho conosciuto la VERA storia della pseudo unità di Italia) sostenitore della necessaria rivelazione e diffusione della verità storica per il rispetto delle centinaia di migliaia di vittime dell'invasione sabauda

sono passati 150 anni ma in paesi come Pontelandolfo e Casalduni (rase al suolo per l'unità d'Italia), paesi a me familiari, ancora oggi cercano giustizia e non mi sentirò mai italiano finchè questa giustizia non sarà definitivamente resa.
2011-02-07 19:53:21
A Dakar è cominciato il World social Forum,
in Italia non mi pare sia arrivata neppure la notizia..
:(

sito

articolo

(l'assenza dei partiti di opposizione a questi appuntamenti dimostra a mio parere la NON alternatività dei due maggiori schieramenti presenti oggi in Italia)
2011-02-08 15:36:54
Politica & Palazzo | di Redazione Il Fatto Quotidiano
8 febbraio 2011

“Federalismo in cambio del processo breve”
Ad Arcore lo scambio tra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi. Unica incognita: Giorgio Napolitano
Le riforme, a partire dal processo breve e dalle intercettazioni, in cambio del federalismo. Più che un patto, l’ultimo accordo tra Silvio e Umberto, è uno scambio. Che ha un’unica incognita: Giorgio Napolitano. Ieri sera ad Arcore Berlusconi e Bossi si sono confrontati sui rispettivi obiettivi. Il premier ha assicurato l’alleato di avere i numeri per portare a compimento la legislatura, quindi non ci sono difficoltà. Al senatùr, che chiede di non tirare avanti solo per galleggiare, il Cavaliere risponde che ci sono tutti i presupposti per definire i progetti in cantiere, a partire dal federalismo, in cambio chiede di evitare strappi pericolosi per la tenuta della maggioranza e promette un suo allargamento.

Ma se la Lega può garantire i numeri, il premier non può dare altrettante garanzie sull’approvazione definitiva del federalismo perché ora è il Quirinale a dover sciogliere le proprie riserve. Roberto Calderoli ha in mano le osservazioni del Colle sul passaggio in aula del fisco municipale e domani ci sarà l’incontro tra Bossi e Napolitano. La linea è quella di assecondare le richieste del Capo dello Stato, confidando in una lettura morbida dei regolamenti: accettando che la relazione alle Camere arrivi dopo l’approvazione del decreto in Consiglio dei ministri. Poi la volontà è quella di blindare la maggioranza nelle commissioni parlamentari, riequilibrio ritenuto indispensabile da Bossi e condiviso da Berlusconi per rendere possibile l’iter spedito del processo “riformatore”.

Questi i temi affrontati ieri ad Arcore. Presenti i vertici della Lega e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti che, da convinto sostenitore del federalismo, pur ribadendo che le casse dello Stato sono chiuse, ha prospettato la possibilità di rivedere alcune stime in positivo una volta realizzata la riforma bandiera della Lega. Tremonti ha anche fatto una panoramica sulle misure che saranno esaminate mercoledì prossimo dal Consiglio dei ministri per il rilancio dell’economia, mentre il governatore del Piemonte, Roberto Cota, reduce da una visita negli stabilimenti Chrysler negli Usa, ha raccontato l’esito della missione a Berlusconi anche in vista dell’incontro di sabato a Palazzo Chigi tra governo e Sergio Marchionne.

Nessun passaggio invece sulle inchieste del Ruby gate. Il premier si è limitato a ribadire la necessità di accelerare i tempi sul processo breve trovando in Bossi l’alleato comprensibile e disponibile di sempre, nonostante la crisi che il Carroccio sta attraversando con la propria base. Che il patto sia andato a buon fine lo ha confermato Roberto Calderoli, incaricato dal senatùr di parlare a nome del partito padano. E ha ufficializzato l’apertura. “Noi abbiamo approvato al Senato un provvedimento sul processo breve che era stato votato anche dai cosiddetti finiani”, ha detto il ministro della Semplificazione. “Il problema più grande della giustizia italiana è la lunghezza dei processi e quindi ridurre la durata dei processi è un obbligo, così come lo è dare la certezza della pena”. A prescindere dall’allarme ribadito dall’Anm, secondo cui, con il ddl sul processo breve sarà prescritto il 50% dei procedimenti pendenti a Roma Bologna e Torino; mentre a Firenze, Napoli e Palermo, l’estinzione riguarderà una percentuale di procedimenti compresa tra il 20 e il 30 per cento, ha stimato l’Associazione nazionale magistrati. Tra i processi noti a rischio, oltre ai tre a carico del premier (Mediaset, Mills e Mediatrade) anche quello sulla clinica Santa Rita a Milano; i processi per le scalate bancarie dell’Antonveneta e della Bnl, i processi per lo scandalo dei rifiuti in Campania, quello a carico dell’Impregilo e di Bassolino, i processi per grandi mazzette come quelli di Enipower e Enelpower.

Ma il patto è stato raggiunto, in nome del federalismo. Calderoli ha “riportato” anche l’esito dell’accordo per quanto riguarda la composizione delle commissioni, mettendo l’accento sulla Bicamerale che la settimana scorsa ha sostanzialmente respinto il federalismo municipale con un pareggio. “La composizione della Bicamerale è legata soprattutto dalle indicazioni che vengono dai gruppi misti. Si deve intervenire sul problema delle commissioni permanenti, vanno redistribuite ma bisogno anche allargare la base della maggioranza”, ha detto. “L’allargamento serve a raggiungere quelle maggioranze necessarie per poter lavorare”. Infine la sigla del patto con Berlusconi: “La Lega non stacca nessuna spina, vuole stare al governo per fare le riforme”.

2011-02-08 21:41:50
Un Ministro del Lavoro ridicolo e ridicolizzato in tv ...ma dove e cosa vogliamo ottenere da queste persone...tutte al soldo del premier !! Preferiscono passare da amebe che da persone.
2011-02-09 02:19:01
2011-02-09 12:42:26
«L'Italia è un Paese con un debito alto, ma i suoi cittadini sono "ricchi"»

per favore, fermatelo!!!
2011-02-09 18:37:12
chissà quante soldi e/o garanzie avranno dato alla Tommasi per vuotare il sacco ;)
2011-02-09 18:52:18
chi dovrebbe averla pagata?
2011-02-09 19:58:59
non ne ho idea...ma contate che adesso lei non avrà mai più un lavoro in TV o una parte in un film...si è autocondannata all'esilio

quindi deve aver avuto un buonuscita bella gonfia per parlare...tutto qui
2011-02-09 20:40:41
infatti lei ha detto che ora vuole andarsene in America e spera che nessuno le impedisca anche lì di lavorare. :)
Poi non so, queste sono ipotesi senza uno straccio di prova.
2011-02-09 20:48:06
ipotesi

più che ipotesi, il fatto che la Tommasi ha finito la sua carriera in Italia è la logica che lo dice
2011-02-09 20:50:12
chissà quante soldi e/o garanzie avranno dato alla Tommasi per vuotare il sacco ;)

Ma sei un troll o fai sul serio?
La nipote di Mubarak... Ma ti deve "mettere una scopa nel culo così gli ramazzi la stanza" (cit.) perché tu apra gli occhi?
La nipote di Mubarak...
Senza vergogna.