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Subject: [POLITICA]

2011-03-03 12:20:52
LA QUALITÀ DELLA SCUOLA PUBBLICA E DI QUELLA PRIVATA


[url=http://www.lavoce.info/binary/la_voce/articoli/pisa.1298992657.jpg][/url]

Il grafico mostra i punteggi delle scuole pubbliche e private nei test Pisa condotti nel 2006 in Italia. Pisa (acronimo di Programme for international student assessment) è una indagine internazionale promossa dall'Ocse nata con lo scopo di valutare con periodicità triennale il livello di competenze dei quindicenni dei principali paesi industrializzati. Come si vede chiaramente, gli studenti delle scuole private hanno un livello di competenze acquisite nettamente inferiore a quello degli studenti delle scuole pubbliche sia nelle conoscenze matematiche, sia nella comprensione del testo, sia nelle competenze scientifiche. Si noti che queste statistiche non tengono conto del livello di istruzione e di reddito dei genitori (più alto nella scuola privata) che mediamente porta a risultati migliori dei figli. Qualora si controllasse per questi fattori il divario sarebbe ancora più accentuato.


lavoce
(edited)
2011-03-03 12:25:09
il divario tra sti grafici è fin troppo basso!
2011-03-03 15:01:03
intanto se aggiungiamo anche quanto viene a costare, esce un bel quadretto.


cmq oggi giornata prolifica...

Letizia Moratti condona il figlio
di Paolo Biondani

Gabriele, il secondogenito del sindaco, ha ristrutturato senza permessi cinque loft in stile Batman per farne la sua abitazione. Con un ring per la boxe e un poligono di tiro insonorizzato. Pagando al Comune un milione di euro meno del dovuto. Ma poi mammina ha sistemato tutto
(03 marzo 2011)
Affari edilizi alla Batman per il figlio del sindaco di Milano. Mentre sull'ex capitale morale infuria l'ennesima "Affittopoli" - case pubbliche a canone agevolato per politici e amici non sempre bisognosi - salta fuori che il nuovo superpiano urbanistico della città, fortemente voluto da Letizia Moratti, è oro sonante per una selezionatissima cerchia di proprietari di immobili. Tra cui spicca un certo Gabriele Moratti, 32 anni. Sì, proprio lui, il figlio di Letizia e di Gianmarco Moratti, petroliere della Saras e grande finanziatore delle campagne elettorali della moglie.

I fortunati incroci tra edilizia e politica sono stati denunciati da un libro-inchiesta ("Le case della libertà", Aliberti editore) firmato da Andrea Sceresini, Maria Elena Scandaliato e Nicola Palma. Ma quello che "l'Espresso" ha verificato, con documenti e testimonianze, è che il Piano di governo del territorio (Pgt), il nuovo codice urbanistico approvato tra mille polemiche dal centrodestra milanese, è in grado di garantire al rampollo del sindaco un vantaggio economico personale che gli esperti quantificano in "almeno un milione di euro".

Al centro del caso c'è una maxi-ristrutturazione nella prima periferia nord-ovest di Milano, in via Cesare Ajraghi 30. Qui Gabriele Moratti, che dopo una dura gavetta a New York si è meritato uno stipendio da manager nell'azienda di papà, compra cinque capannoni di ben 447 metri quadrati. Il vincolo di destinazione è industriale: vietato trasformarli in abitazioni. Il 4 agosto 2009 Moratti junior chiede solo di "accorparli in un unico laboratorio", pagando al Comune oneri minimi: stando alle visure, 6.687 euro.

I lavori sono quasi ultimati, quando scoppia la grana: il gruppo Hi-Lite/Brera 30, specializzato in interni per case da nababbi, accusa Gabriele di non aver pagato l'ultima rata del prezzo. Il titolare, l'architetto Gian Matteo Pavanello, ottiene un decreto ingiuntivo per 127 mila euro. E nelle carte portate in tribunale spunta la sorpresa: al posto dei capannoni c'è una villa da sogno. Che l'architetto riassume così: "Il modello è la casa di Batman". Il figlio del sindaco, dunque, si sarebbe ispirato al palazzo dell'eroe del fumetto. Pavanello, che ha lavorato per mesi nel cantiere, ha visto il progetto diventare realtà: ingresso-garage sorvegliato; sala fitness di "200 metri quadrati con grande vasca idromassaggio, sauna, bagno turco, piscina salata e soppalco-palestra"; "ponte levatoio che sale in un enorme soggiorno con cinema privato"; e al piano superiore "immense camere da letto". Quella di Gabriele è "particolare", con "mobili in pelle di squalo". L'effetto-Batman è garantito soprattutto da una "botola motorizzata" che porta in un bunker sotterraneo in cemento, con "ring da boxe" e "poligono di tiro insonorizzato".

"Il Giornale" è l'unica testata milanese che, curiosamente, dedica al caso due servizi opposti. Il 9 luglio 2010 titola: "Moratti junior si fa la mega-casa, ma non vuol pagare". Due giorni dopo, doppia smentita. "La società Brera 30 ha lavorato male, il dottor Gabriele Moratti si è già opposto al decreto ingiuntivo", scrive il suo legale. Che si preoccupa anche di negare "qualsiasi irregolarità urbanistica", sostenendo che "l'effettiva destinazione d'uso dell'immobile" (residenza o capannoni?) si potrà verificare solo "dopo la fine dei lavori".
Il destino vuole che poco dopo arrivi la variante: la proprietà versa 102 mila euro di oneri urbanistici e il 12 agosto l'immobile diventa "commerciale". Solo allora il Comune manda i controlli: tutto ok.

E la villa da Batman? Scomparsa. Anzi, mai esistita. L'architetto Pavanello però giura che "tutte le maestranze, l'impresa edile, idraulici e tecnici possono testimoniare che in quei capannoni è stata costruita una residenza di lusso. Il giovane Moratti ci ha pure abitato e fatto feste: l'abbiamo visto tutti". Ma come ha fatto a superare i controlli comunali? "I locali sono stati risistemati con strutture in cartongesso proprio in vista dell'ispezione". Un intervento-tampone "affidato all'architetto N. B.", precisa Pavanello, "ma non mi risulta che abbia demolito le piscine o il bunker". Toccherà al tribunale civile decidere sulla parcella per la casa-fantasma: il processo si aprirà in novembre. Ma la politica intanto ha cambiato le regole.

Il libro dei tre giornalisti è andato in stampa quando il nuovo codice urbanistico di Milano era ancora in alto mare. Ora "l'Espresso" ha verificato gli effetti del Pgt, approvato in febbraio, sulla proprietà di Gabriele Moratti. "L'immobile di via Ajraghi 30 è stato inserito in uno degli "ambiti di rinnovamento urbano" in cui cadono tutti i vincoli di destinazione", dichiara un altro architetto, Enrico Dodi: "E per gli abusi già commessi il Pgt è come un condono".

Dodi è il professionista che ha firmato una specifica "osservazione" contro i nuovi "ambiti", partendo proprio dal caso di Moratti junior. "Finora, per farsi un loft abitabile, bisognava ottenere apposite autorizzazioni e pagare oneri molto costosi", spiega: "Ora, per tutte le proprietà inserite negli "ambiti", la deregulation è totale: basta fare domanda e la città perde anche gli oneri".

Ma il consiglio comunale ha potuto discuterne? "No, perché la giunta ha imposto il voto in blocco su tutte le osservazioni contrarie", denuncia Basilio Rizzo, il consigliere dell'opposizione che ora prepara ricorsi al Tar. E se Gabriele Moratti, a questo punto, approfittasse nelle nuove regole per rivendicare la destinazione residenziale, quanto ci guadagnerebbe? Secondo l'ufficio studi della Gabetti, nella zona di via Ajraghi un capannone costa tra 800 e 900 euro al metro quadrato, mentre una casa vale più del triplo (da 2.500 a 3.700). Con il Pgt, insomma, villa Batman varrebbe almeno un milione in più. Grazie mamma!

espresso
2011-03-03 15:12:50
Se vi va, firmate.
2011-03-03 20:35:49
Processo breve, Pdl presenta proposta attenuanti per over 65
ROMA (Reuters) - Il Pdl ha presentato una proposta di legge per rendere obbligatoria la concessione delle attenuanti generiche a imputati che abbiano più di 65 anni o siano incensurati.

"E' una riedizione di proposte di legge presentate negli anni scorsi al Parlamento", ha detto a Reuters Luigi Vitali, il deputato che presentato la proposta alla Camera.

La proposta di legge contiene "una serie di norme che cercano di deflazionare il carico giudiziario", ha detto Vitali, che ha citato anche "il patteggiamento da 2 a 5 anni" e "un termine certo per l'iscrizione degli indagati sul registro, non come ora che i magistrati possono farlo quando vogliono", ha aggiunto il parlamentare.

Vitali ha detto che non si tratta di una misura per favorire la prescizione breve, in particolare nei processi che riguardano il premier e leader del Pdl Silvio Berlusconi.

La concessione delle attenuanti generiche influisce in modo indiretto sui tempi di prescrizione, perché incidendo sull'alleggerimento della pena prevista, comporta conseguentemente un'accorciamento della prescizione

Nei giorni scorsi fonti interne del Pdl avevano detto a Reuters che il disegno di legge sul cosiddetto processo breve -- depurato dalla contestata norma transitoria che applica la tagliola anche ai processi in corso -- potrebbe essere lo strumento legislativo in cui inserire una nuova norma sulla prescrizione per gli incensurati che garantirebbe a Berlusconi lo stesso risultato, quello di metterlo al riparo dalla condanna in tre processi.

La commissione Giustizia di Montecitorio intanto ha fissato a lunedì 14 marzo il termine per la presentazione degli emendamenti al processo breve.

Dal 15 marzo il ddl - che, se approvato nel testo attuale, darebbe un colpo di spugna a tre dei quattro processi al premier - sarà al centro del dibattito politico a Montecitorio, dove era rimasto in stand by per oltre un anno. Il 28 marzo dovrà andare in aula per l'approvazione.

Il ddl sul processo breve, che è già stato approvato dal Senato con la fiducia, è al centro del dibattito anche all'interno della maggioranza, dove il ministro della Giustizia Angelino Alfano sosteneva la necessità di metterlo da parte per concentrarsi su una grande riforma costituzionale della giustizia.
2011-03-03 21:18:55
E' una pena.vedere questa bella italia autodistruggersi.forse si tratta di una classe dirigente senza morale altro che denaro,droga,sesso,e tutti i mezzi sono buoni per arrivarci.La verita' è che non si tratta di essere in partiti irrigimentati miloitarmente ma di uomini e donne che ne combinano di tutti i colori,che poi sono intruppati dai giornalisti in settori da destra a sinistra passando per il centro.Personalmente sono contrario alle rivoluzioni di piazza,anche se qui sarebbe utile,ma quando succedono in genere quello che viene dopo è peggio di quello che c'era prima,Esiste una maniera di uscirne legalmente ovverosia approvare un referendum che preveda che il parlamento legifera e poi per essere valida qualunque legge deve essere approvata dal popolo mediante referendum confirmativo o negativo.In questo modo il popolo sarebbe sovrano,e finalmente avremo una vera democrazia.Inoltre con 100.000 firme il popolo puo proporre una propria legge mediante referendum confirmativo o meno.Questo è in vigore nella vicina svizzera e funziona benissimo da 770 anni.E poi ridurre la camera a 10 deputati non appartenenti a partiti, nominali, per regione in rappresentanza popolare e 50 nominati dai partiti che assommino un quorum di consensi superiore al 5%.Se si governasse cosi non esisterebbero piu pescecani bancari ne leggi ad personam.Inoltre leggi che prevedano pene severissime oltre i 10 anni per corrotti e corruttori,senza possibilita di sconti di pena o arresti domiciliari.E poi un federalismo che preveda un minimo di risorse pari a 250 euro per abitante di ogni regione,con liste della spesa con prezzi standard uguali per tutte le regioni.esentare da qualsiasi tassazione le case popolari.e portare quelle su case di oltre 180 mq ad una tassazione pari al 30% della stima di affittanza.In svizzera si considera il costo di un costo di affitto tassando per presunzione i proprietari,moltiplicando per 7 volte il canone di affitto o in caso di condomini e ville calcolando la stima immobiliare di valore e quindi una rendita minima presunta dei proprietari pari al 25% del valore dell'immobile.Via tutte le auto blu di servizio,solo macchine private per i deputati o treno o tram,senza rimborsi specifici.Come ogni privato cittadino.Uno stipendio massimo di 15.000 euro mensili per deputati e burocrati di governo.Il risparmio vada a rimborso del debito pubblico.Ecco un sistema per raddrizzare la schiena a tutto il paese.
2011-03-03 23:17:35
Santoro è un gran conduttore, che non dice mai parole a caso, ha una bella trasmissione e sa farsi valere nella giungla televisiva

ma quando comincia a parlare sopra agli interventi degli ospiti, girare di qua e di la senza starli a sentire mi stà davvero sulle scatole
2011-03-03 23:34:20
ovverosia approvare un referendum che preveda che il parlamento legifera e poi per essere valida qualunque legge deve essere approvata dal popolo mediante referendum confirmativo o negativo.In questo modo il popolo sarebbe sovrano,e finalmente avremo una vera democrazia.
sarebbe il caos più totale!
2011-03-04 00:29:17
purtroppo quando l'ho sentito al tg non mi sono affatto stupito.
2011-03-04 07:17:05
Ruby a Vienna per il Ballo dell'Opera, ma che c'è andata coi Fichi d'India?


(edited)
2011-03-04 09:29:47
c'e' di peggio di ruby...almeno lei fa il suo lavoro .

È gente come Borghezio che sono da spedire in esilio lontano dall'italia.
Quando venne a Livorno lo maltrattarono non facendolo parlare, ci furono attacchi con lancio di molotov. Io sono contro ogni forma di violenza ....ma certo che Borghezio te le leva dalle mani !!!

Borghezio vai via!!
Anche lui come la Zanicchi è deputato del Parlamento europeo, non ho parole !
2011-03-04 11:26:45
Ma perchè il caos?...forse solo perchè in Italia si fanno leggi e leggine a getto continuo,a favore dei deputati o degli amici degli amici,o piu spesso per evitare di finire in gattabuia per qualche porcheriola precedente.In svizzera in genere si va a votare con referendum popolare 4 volte all'anno e si puo farlo o nei comuni di appartenenza,o tramite posta.non esiste alcun caos.mandare i deputati e i burocrati con il tram e l'autobus,come succede in tutta europa,libererebbe le strade da 638.000 auto blu di grossa cilindrata spesso in posteggi vietati,quindi meno caos e ingiustizie,e farebbe risparmiare 100 milardi di euro l'anno,tra ammortizzo del costo vetture,autisti,guardie del corpo,consumi di carburante,e manutenzioni varie,consumo pneumatici ecc ecc.Francamente dare piu potere decisionale al popolo lo coinvolgerebbe di piu,si eviterebbero le porcheriole quotidiane a cui assistiamo con disgusto,si eviterebbero i voti di scambio,i favori ecc.ecc che sono l'autentico caos per la magistratura intasata gia di lavoro.Si eviterebbero leggi come quella sulle intercettazioni che è un autentico scandalo,o quelle sul processo breve con retroattivita'.Si eviterebbe insomma la ditattura attuale che di democratico non ha assolutamente nulla.Comunque ognuno ha il male che si merita.
2011-03-04 11:30:46
Fare approvare al popolo ogni legge, oltre che costosissimo, sarebbe molto pericoloso.

La folla è facilmente influenzabile e soprattutto non può avere le competenze per decidere con obbiettività su ogni cosa. Si rischierebbe di avere scelte basate solo sull'umoralità e niente altro.

In Svizzera è vero, c'è l'abitudine di chiamare il popolo a votare, ma mi pare, correggimi se sbaglio, che il popolo possa esprimersi solo in campi ben delineati, non tutti
2011-03-04 11:33:17
io son d'accordo con gli svizzeri, voto popolare per ogni legge
2011-03-04 15:00:27
La legge contro gli sconti sui libri
Per difendere gli interessi di editori e librai, il Senato ha approvato una norma che pagheranno i lettori

Mercoledì scorso il Senato ha approvato quasi all’unanimità – unici astenuti i senatori radicali – un disegno di legge sulla “Nuova disciplina del prezzo dei libri” promosso da Riccardo Levi, senatore del PD. La legge stabilisce che non si possano applicare ai libri sconti superiori al 15 per cento del loro prezzo. Soltanto in occasioni di speciali “campagne promozionali”, da effettuarsi per un periodo non superiore a un mese e comunque mai a dicembre, gli sconti possono arrivare al 20 per cento: ma in quelle occasioni, se vogliono, i librai possono sottrarsi all’applicazione degli sconti. I libri venduti “per corrispondenza”, cioè su Internet, non possono essere scontati per più del 20 per cento. La legge arriverà alla Camera nelle prossime settimane, dove anche quest’ultimo tetto dovrebbe essere portato al 15 per cento.

Le contraddizioni plateali di questa iniziativa sono due. Una è quella tra un intervento proibizionista come questo e tutte le chiacchiere – anche quelle molto bipartisan – sulla necessità di riformare in senso liberale le leggi di questo paese. Ovvero tra la retorica della “rivoluzione liberale” di cui il centrodestra si riempie la bocca da anni – l’ultima volta pochi giorni fa, con la proposta di modifica degli articoli della Costituzione sulla libertà d’impresa – e un intervento smaccatamente statalista e regolamentatorio. Tra le liberalizzazioni e le “riforme a costo zero” promosse dal PD per sbloccare l’economia e incentivare i consumi, e un intervento che evidentemente imbriglia ulteriormente il mercato e avvantaggia tutti meno che i consumatori. Come ha detto nel suo intervento il senatore radicale Perduca:

«mi dispiace in qualche modo incrinare questa comunione di intenti, ma lo faccio perché credo vada consegnata alla storia della Repubblica italiana la resistenza di un minimo di approccio liberale e liberista nei confronti della sacra e santa unione tra editori, librai e le maggiori organizzazioni di rappresentazione degli utenti e dei consumatori, che non necessariamente sono passate alla storia per fare gli interessi degli stessi»

La seconda contraddizione è quella tra la sempre annunciata intenzione di rendere più accessibili la cultura e i libri e la pratica di impedirne l’abbassamento dei prezzi. Colpisce in particolare che gli editori – sempre pronti a difendere il regime privilegiato dell’IVA sui libri – si dimentichino improvvisamente l’argomento del contenimento dei prezzi per i lettori quando questo contenimento può essere offerto da imprese che gli sono concorrenti come le grandi librerie online. Perché di fatto, di questo si tratta: di una barriera corporativa di editori e librai tradizionali nei confronti dell’apertura del mercato alla concorrenza moderna delle librerie online, con i benefici per i consumatori che sempre arrivano dai regimi liberi e di maggiore concorrenza. È un po’ come se l’apertura del mercato degli operatori telefonici si fosse accompagnata a un divieto di fare prezzi concorrenziali a quelli di Telecom.

C’è infine anche una comica faccia tosta negli argomenti con cui un provvedimento di questa invadenza è stato proposto e presentato come una legge a tutela e salvaguardia del sacro valore dei libri e dell’importanza dei loro lettori. I libri, ha detto in aula il senatore del PD Vincenzo Vita, sarebbero minacciati “dall’arrivo dei grandi ipermercati” e dalla “vendita online”, perché se “si fa la vendita su grandi colossi come Amazon, vedremo sparire una parte qualitativa della cultura italiana, della cultura migliore del villaggio globale” (sic). Non è chiaro in che modo Amazon minacci le vendite e la diffusione dei libri anziché incentivarle. Non è chiaro perché far sì che i libri costino di più e che il loro prezzo sia vincolato dalla legge possa facilitare la loro vendita e la loro diffusione. Soprattutto non è chiaro in che modo questa norma prepotente possa avvantaggiare chi i libri li compra e li legge.

È chiarissimo, invece, che questa norma avvantaggia chi i libri li vende. Molti tra questi, almeno: ché le difficoltà di molte librerie sono indubbie, ma non si risolvono con misure protezionistiche, né si trattiene così il cambiamento. La norma avvantaggia chi è allergico alla concorrenza, ai rischi e alle opportunità che questa comporta. Avvantaggia chi – in tempi tempestosi in cui la salvezza può venire solo dalla duttilità e la disponibilità all’innovazione – vuole garantirsi una sopravvivenza a danno dei libri e di chi li legge. Gli stessi promotori di questa norma hanno detto più volte che la legge è stata scritta a più mani, insieme alle associazioni dei librai e a quelle degli editori. Si tratta naturalmente di un’operazione legittima, purché lo si dica apertamente: questa legge è un favore ai librai e agli editori, ingiusto e inopportuno, il cui risultato è scongiurare che i libri siano più facili ed economici da comprare e leggere.

ilpost
(edited)
2011-03-04 16:51:36
Guarda, ho lavorato parecchi anni nel settore sia come libraio in una libreria autonoma (che ha dovuto chiudere) sia come distributore indipendente di libri fuori catalogo.
Questa battaglia dello sconto sui libri è stata condotta dalle (ultime) librerie indipendenti in Italia e, francamente, mi sorprende anche che l'abbiano vinta.
Creare un regime di sconti incondizionato avrebbe significato semplicemente la chiusura di TUTTE le poche librerie indipendenti rimaste in Italia: infatti tali sconti sono appannaggio solo della grande distribuzione e delle catene legate a case editrici (mondadori, feltrinelli, etc...) che hanno la possibilità di far transitare quantità di copie spropositate nei loro magazzini acquistandole a prezzi talmente bassi da poterle poi mettere in scaffale con sconti elevatissimi.
Cosa che, ovviamente, il libraio non può fare. Il libraio già non ci sta dentro facendo lo sconto "canonico" del 5/10% al suo cliente, figurati se può arrivare al 20/30 come fanno le grandi catene.
Capisco che letta così la legge possa sembrare andare contro alla diffusione del libro e della cultura, in realtà è l'unico modo per non costringere tutte le librerie indipendenti (le uniche, lasciamelo dire, che ancora FANNO cultura proponendo testi e servizi che nelle catene ti scordi) a chiudere domani mattina.
Poi ti dirò, credo che questo non servirà a molto perchè come per tutto il resto (dal macellaio al lattaio fino all'elettrauto) la grande distribuzione ha la forza di strangolare l'indipendente con altri mezzi.