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Subject: [POLITICA]
ok, i contenuti ce li darà la prossima volta Grasso...
è durissima da mandare giù che il record assoluto di ascolti per rai 3 lo abbia fatto un tale che parlava, senza tette, culi , pompini... ancor più dura non riconoscere il successo altrui, ma è un male antico che si chiama invidia.
«Gli avevo consigliato di stare un po’ all’estero»
Sia ben chiaro: di Roberto Saviano si può dire bene o male, ovviamente.
Però, oggi, se non ne parli un po’ male, non sei nessuno: insomma non ti si nota.
Essendo Saviano diventato un personaggio nazional-popolare, specie dopo la trasmissione in tivù, ora ‘bisogna’ distinguersi da quella massa di ragazzi e di pensionati, di casalinghe e di insegnanti, che vanno ad ascoltarlo e ad applaudirlo.
Io, personalmente, considero invece una straordinaria vittoria il fatto che una persona per bene e con degli alti valori civili da comunicare abbia sfondato il muro del nazional-popolare. Alla faccia di tutti quelli che considerano gli italiani un popolo di ebeti, capaci di entusiasmarsi solo per Corona e Belen.
Ma quello che penso io conta pochino.
Conta di più quello che pensa lui, Saviano: che ha scientemente e deliberatamente scelto di farsi personaggio per poter parlare ai molti, di uscire dalla cerchia dei critici letterari e degli intellettuali per entrare nei tinelli degli italiani a parlare loro di mafia, di giustizia, di fango, di Costituzione e di altro.
Come ci sia riuscito, non lo so: ma c’è riuscito e ne sono contento.
Resta il fatto curioso che quando gli scrittori impegnati non vogliono o non sanno parlare alla gente li si accusa di essere «radical chic da salotto».
Quando invece ci provano e ci riescono, ecco che diventano «autocompiaciuti», «roba da Paolo Bonolis», «innamorati dei brividi che il successo tv sa procurare», «ebbri dell’abbraccio della folla», insomma era meglio se Saviano andava «un po’ all’estero» invece di fare tivù.
gilioli
Sia ben chiaro: di Roberto Saviano si può dire bene o male, ovviamente.
Però, oggi, se non ne parli un po’ male, non sei nessuno: insomma non ti si nota.
Essendo Saviano diventato un personaggio nazional-popolare, specie dopo la trasmissione in tivù, ora ‘bisogna’ distinguersi da quella massa di ragazzi e di pensionati, di casalinghe e di insegnanti, che vanno ad ascoltarlo e ad applaudirlo.
Io, personalmente, considero invece una straordinaria vittoria il fatto che una persona per bene e con degli alti valori civili da comunicare abbia sfondato il muro del nazional-popolare. Alla faccia di tutti quelli che considerano gli italiani un popolo di ebeti, capaci di entusiasmarsi solo per Corona e Belen.
Ma quello che penso io conta pochino.
Conta di più quello che pensa lui, Saviano: che ha scientemente e deliberatamente scelto di farsi personaggio per poter parlare ai molti, di uscire dalla cerchia dei critici letterari e degli intellettuali per entrare nei tinelli degli italiani a parlare loro di mafia, di giustizia, di fango, di Costituzione e di altro.
Come ci sia riuscito, non lo so: ma c’è riuscito e ne sono contento.
Resta il fatto curioso che quando gli scrittori impegnati non vogliono o non sanno parlare alla gente li si accusa di essere «radical chic da salotto».
Quando invece ci provano e ci riescono, ecco che diventano «autocompiaciuti», «roba da Paolo Bonolis», «innamorati dei brividi che il successo tv sa procurare», «ebbri dell’abbraccio della folla», insomma era meglio se Saviano andava «un po’ all’estero» invece di fare tivù.
gilioli
Saviano innamorato del successo tv
Aldo Grasso
stiamo assistendo al mesto declino di un critico televisivo
Aldo Grasso
stiamo assistendo al mesto declino di un critico televisivo
Rai 3 è la migliore in assoluto come programmi didattici,viaggi e turismo,sanita,letture e volumi,critica,buono il telegiornale ed il regionale,buonissimo report,devo dire che i programmi di politica sono troppo faziosetti e troppo sbilanciati anche se obiettivi, con il governo nella critica ma un po meno con la sinsitra che di colpe ne ha moltissime,prima tra tutte aver perso contro un tipo come berlusconi e con cento oche e pochi rappresentanti qualificati salvo il sindaco di firenze che a me piace moltissimo.Detto questo i film sul canale 4 sono molto buoni,le telenovele di rai 1 una barba,il telegiornale sulla 7 quello che preferisco,l'infedele invece mi fa tristezza per i continui maldestri tentativi di Gad Lerner di portare gli intervistati ad approvare quello che dice lui,togliendo loro la parola troppo velocemente sopratutto se sono della sua parte ed invece la criticano o peggio approvano il pensiero dell'oppositore in maniera democratica come piace a me.Mentre pietosi sono tutti quando si tratta di programmare film ameni e distensivi,,,,,,,in genere per il 90% sono film noiosi e inguardabili con violenze,assassini,sesso volgare,droga,stupri,e fantascemenza.Le belle commedie di De Filippo,govi,o veneziane o siciliane dimenticate nel cassetto.Concerti di musica classica spariti totalmente.Devo dire ad onor del vero che le altre televisioni mondiali sono ancora peggio....ci si riduce a vedere il telegiornale e poi a chiudere la televisione.Santoro è troppo ripetitivo sempre la stessa minestra come ballaro',l'infedele e altre copie del genere...Porta a porta fa dormire...la gente gia invelenita per i problemi di lavoro o famigliari vorrebbe distendersi un po con film e commedie che facciano sorridere o ridere...non inorridire per la qualita' ed i cachet milionari di imbonitori da campagna elettorale.
Gioiamo o popolo per l'ennessissimo record del governo del fare e per la sorprendente sua maestà Berlusconi I,II e III che porta l'Italia all °80 posizione per la facilità di impresa , solo a 32 lunghezze di distacco dal Rwanda, appena superati dal Vietnam.
chi avrebbe fatto di meglio in questi anni ? Prodi ? che in un anno e mezzo non ha fatto niente ?
non sono di certo un fan di B. o di questi politici, ma nessun altro avrebbe fatto diversamente
chi avrebbe fatto di meglio in questi anni ? Prodi ? che in un anno e mezzo non ha fatto niente ?
non sono di certo un fan di B. o di questi politici, ma nessun altro avrebbe fatto diversamente
è un po' vecchia, ma tanto per dire che anche il polpo Paul avrebbe fatto meglio di Berlusconi
http://www.julienews.it/notizia/cronaca/berlusconi-e-il-peggior-leader-europeo/37888_cronaca_2_1.html
http://www.julienews.it/notizia/cronaca/berlusconi-e-il-peggior-leader-europeo/37888_cronaca_2_1.html
è risaputo che Prodi ha fatto poco, ma aveva una maggioranza risicata, peccato che berlusconi ha fatto ancora meno con una larga maggioranza.
Berlusconi è stato al governo 12 degli ultimi 18 anni, però se l'italia sta andando a pezzi lui non c'entra, certo. Nessuno avrebbe fatto meglio, certo.
Senza controprova si può dire qualsiasi cosa, i fatti però sono questi, il resto sono discorsi da bar.
Senza controprova si può dire qualsiasi cosa, i fatti però sono questi, il resto sono discorsi da bar.
non sono di certo un fan di B. o di questi politici, ma nessun altro avrebbe fatto diversamente
O_o
diciamo pure che chiunque altro avrebbe fatto diversamente
dirò di più:
dato che ogni singolo provvedimento preso dai suoi governi ha ricacciato indietro la storia del popolo italiano se al posto di berlusconi non ci fosse stato nessuno sarebbe comunque stato un grosso vantaggio per tutti noi italiani
era meglio non avere nessun governo
edit: ortografia
(edited)
O_o
diciamo pure che chiunque altro avrebbe fatto diversamente
dirò di più:
dato che ogni singolo provvedimento preso dai suoi governi ha ricacciato indietro la storia del popolo italiano se al posto di berlusconi non ci fosse stato nessuno sarebbe comunque stato un grosso vantaggio per tutti noi italiani
era meglio non avere nessun governo
edit: ortografia
(edited)
era meglio non avere nessun governo
frase giustissima
e aggiungo: tra il non agire e l' agire male preferisco di gran lunga la prima ipotesi
frase giustissima
e aggiungo: tra il non agire e l' agire male preferisco di gran lunga la prima ipotesi
credo che non sia questione di singoli,ma del sistema obsoleto che di democrazia ha solo la parvenza mentre in effetti è una dittatura di tutto il parlamento nei confronti dei cittadini comuni.
per me il vero problema (e la vera sconfitta degli ultimi 20 anni di politica) risiede qui (da Il Fatto Quotidiano):
Allarme Direzione nazionale antimafia
“La ‘ndrangheta ha colonizzato il Nord”
Oltre mille pagine di dati e analisi sulla criminalità organizzata made in Italy. In Lombardia accade un vero e proprio fenomeno di 'colonizzazione'. E una volta messe le radici, sviluppa un certo grado di indipendenza dalla casa madre
Dopo la Calabria, la Lombardia è la regione più contagiata dal ‘morbo’ della criminalità organizzata. La ‘ndrangheta si è trasferita con il proprio bagaglio di violenza nelle altre zone d’Italia. Linguaggi, riti, doti, tipologia di reati sono gli stessi della terra d’origine e sono stati trapiantati tali e quali nei territori del nord. Questo l’allarme lanciato dalla Relazione annuale della Direzione nazionale Antimafia, 1.110 pagine di dati e analisi sulla criminalità organizzata made in Italy. “In Lombardia“, chiariscono gli analisti, “la ‘ndrangheta si è diffusa non attraverso un modello di imitazione, nel quale gruppi delinquenziali autoctoni riproducono modelli di azione dei gruppi mafiosi, ma attraverso un vero e proprio fenomeno di ‘colonizzazione’, cioè di espansione su di un nuovo territorio, organizzandone il controllo e gestendone i traffici illeciti, conducendo alla formazione di uno stabile insediamento mafioso. Qui la ‘ndrangheta ha ‘messo radici’, divenendo col tempo un’associazione dotata di un certo grado di indipendenza dalla ‘casa madre’, con la quale però comunque continua ad intrattenere rapporti molto stretti e dalla quale dipende per le più rilevanti scelte strategiche”
In altri termini, in Lombardia “si è riprodotta una struttura criminale che non consiste in una serie di soggetti che hanno semplicemente iniziato a commettere reati in territorio lombardo; ciò significherebbe non solo banalizzare gli esiti investigativi a cui si è potuti giungere con le indagini collegate, ma anche contraddire la realtà che attesta tutt’altro fenomeno e cioè che gli indagati operano secondo tradizioni di ‘ndrangheta: linguaggi, riti, doti, tipologia di reati sono tipici della criminalità della terra d’origine e sono stati trapiantati in Lombardia dove la ndrangheta si è trasferita con il proprio bagaglio di violenza”.
La ‘ndrangheta è presente però anche “in Piemonte, tradizionale territorio di insediamento di numerose cosche calabresi; in Liguria che, assieme al Piemonte e alla Lombardia, fa parte dell’area più produttiva dell’intero Paese; in Toscana, ove è confermata la presenza di ramificazioni dei sodalizi calabresi attivi nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia; nel Lazio ed in particolare a Roma e nel basso Lazio; in Abruzzo, ove sono emersi inquietanti interessi, negli appalti per la ricostruzione dopo il sisma che ha colpito il capoluogo nell’aprile 2009; in Umbria ed Emilia Romagna, ove risultano insediate strutture ndranghetistiche”. Per quanto attiene ai rapporti sul territorio, insomma, “è oggi l’assoluta dominatrice della scena criminale, tanto da rendere sostanzialmente irrilevante, e comunque, in posizione subordinata, ogni altra presenza mafiosa di origine straniera”.
Non solo: la ‘ndrangheta si è da tempo proiettata anche verso l’Europa, il Nord America, il Canada, l’Australia. Le numerose indagini concluse e quelle in corso “confermano il ruolo della organizzzione quale leader europeo nel traffico di cocaina e conclamano l’esistenza di comprovati rapporti negoziali illeciti con potenti organizzazioni straniere spagnole, africane, sudamericane e statunitensi”. Le proiezioni all’estero della ‘ndrangheta sono riscontrabili in Germania, Svizzera Olanda, Francia, Belgio, Penisola Iberica, Canada e Australia: soggetti che operano per conto delle cosche calabresi, inoltre, sono stati “tracciati” in Europa orientale, Usa, America centrale e meridionale. “Non trascurabile” nemmeno “il rapporto con i paesi dell’Est e con le mafie ivi presenti, in particolare con Bulgaria ed Albania, finalizzato alla creazione di nuovi mercati di approvvigionamento e distribuzione di droga di vario genere”.
La ‘ndrangheta ha “caratteristiche di organizzazione mafiosa presente su tutto il territorio nazionale, globalizzata ed estremamente potente sul piano economico e militare tanto da potere essere definita presenza istituzionale strutturale nella società calabrese, interlocutore indefettibile di ogni potere politico ed amministrativo, partner necessario di ogni impresa nazionale o multinazionale che abbia ottenuto l’aggiudicazione di lavori pubblici sul territorio regionale”, si legge in uno dei passaggi della Relazione. “Emerge in modo costante e preoccupante”, avverte il rapporto, “soprattutto nel centro-nord del Paese, la presenza sempre più gravemente pervasiva di soggetti collegati alle organizzazioni criminali i quali perseguono i propri intenti illeciti attraverso tecniche di mimetizzazione sociale molto efficaci. Lo sganciamento definitivo delle organizzazioni mafiose dai contesti territoriali di riferimento, la dissipazione del patrimonio sociale di conoscenze circa i soggetti intranei alle organizzazioni o ad essi vicini, l’inevitabile abbassamento della soglia di attenzione che i soggetti ‘contattati’ dalle organizzazioni pongono ai tentativi di collusione e infiltrazione rendono particolarmente temibile la situazione, anche per la difficoltà di dimostrare in giudizio la piena consapevolezza delle persone coinvolte nelle investigazioni circa la natura e la provenienza degli uomini dei clan”.
“In altre parole”, continuano gli analisti, “c’è il rischio che si crei una schiera di ‘invisibili’ che, germinata dalle cellule silenti delle mafie al centro-nord, penetri in modo silente ma insidioso il tessuto politico, istituzionale ed economico delle regioni oggetto dell’espansione mafiosa. In questo contesto recupererebbe grande efficacia l’intero spettro dei delitti contro la pubblica amministrazione, i quali opererebbero da veri e propri delitti – spia rispetto alla natura dei rapporti instaurati e alla consapevolezza della natura comunque illecita delle relazioni in corso. Non a caso, l’Unione europea e la comunità internazionale convergono verso l’attribuzione di un medesimo coefficiente d’allarme per i delitti di corruzione e quelli di criminalità organizzata, a riprova di un coacervo illecito che andrebbe congiuntamente esplorato, con i medesimi mezzi probatori e le stesse tecniche investigative”.
Allarme Direzione nazionale antimafia
“La ‘ndrangheta ha colonizzato il Nord”
Oltre mille pagine di dati e analisi sulla criminalità organizzata made in Italy. In Lombardia accade un vero e proprio fenomeno di 'colonizzazione'. E una volta messe le radici, sviluppa un certo grado di indipendenza dalla casa madre
Dopo la Calabria, la Lombardia è la regione più contagiata dal ‘morbo’ della criminalità organizzata. La ‘ndrangheta si è trasferita con il proprio bagaglio di violenza nelle altre zone d’Italia. Linguaggi, riti, doti, tipologia di reati sono gli stessi della terra d’origine e sono stati trapiantati tali e quali nei territori del nord. Questo l’allarme lanciato dalla Relazione annuale della Direzione nazionale Antimafia, 1.110 pagine di dati e analisi sulla criminalità organizzata made in Italy. “In Lombardia“, chiariscono gli analisti, “la ‘ndrangheta si è diffusa non attraverso un modello di imitazione, nel quale gruppi delinquenziali autoctoni riproducono modelli di azione dei gruppi mafiosi, ma attraverso un vero e proprio fenomeno di ‘colonizzazione’, cioè di espansione su di un nuovo territorio, organizzandone il controllo e gestendone i traffici illeciti, conducendo alla formazione di uno stabile insediamento mafioso. Qui la ‘ndrangheta ha ‘messo radici’, divenendo col tempo un’associazione dotata di un certo grado di indipendenza dalla ‘casa madre’, con la quale però comunque continua ad intrattenere rapporti molto stretti e dalla quale dipende per le più rilevanti scelte strategiche”
In altri termini, in Lombardia “si è riprodotta una struttura criminale che non consiste in una serie di soggetti che hanno semplicemente iniziato a commettere reati in territorio lombardo; ciò significherebbe non solo banalizzare gli esiti investigativi a cui si è potuti giungere con le indagini collegate, ma anche contraddire la realtà che attesta tutt’altro fenomeno e cioè che gli indagati operano secondo tradizioni di ‘ndrangheta: linguaggi, riti, doti, tipologia di reati sono tipici della criminalità della terra d’origine e sono stati trapiantati in Lombardia dove la ndrangheta si è trasferita con il proprio bagaglio di violenza”.
La ‘ndrangheta è presente però anche “in Piemonte, tradizionale territorio di insediamento di numerose cosche calabresi; in Liguria che, assieme al Piemonte e alla Lombardia, fa parte dell’area più produttiva dell’intero Paese; in Toscana, ove è confermata la presenza di ramificazioni dei sodalizi calabresi attivi nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia; nel Lazio ed in particolare a Roma e nel basso Lazio; in Abruzzo, ove sono emersi inquietanti interessi, negli appalti per la ricostruzione dopo il sisma che ha colpito il capoluogo nell’aprile 2009; in Umbria ed Emilia Romagna, ove risultano insediate strutture ndranghetistiche”. Per quanto attiene ai rapporti sul territorio, insomma, “è oggi l’assoluta dominatrice della scena criminale, tanto da rendere sostanzialmente irrilevante, e comunque, in posizione subordinata, ogni altra presenza mafiosa di origine straniera”.
Non solo: la ‘ndrangheta si è da tempo proiettata anche verso l’Europa, il Nord America, il Canada, l’Australia. Le numerose indagini concluse e quelle in corso “confermano il ruolo della organizzzione quale leader europeo nel traffico di cocaina e conclamano l’esistenza di comprovati rapporti negoziali illeciti con potenti organizzazioni straniere spagnole, africane, sudamericane e statunitensi”. Le proiezioni all’estero della ‘ndrangheta sono riscontrabili in Germania, Svizzera Olanda, Francia, Belgio, Penisola Iberica, Canada e Australia: soggetti che operano per conto delle cosche calabresi, inoltre, sono stati “tracciati” in Europa orientale, Usa, America centrale e meridionale. “Non trascurabile” nemmeno “il rapporto con i paesi dell’Est e con le mafie ivi presenti, in particolare con Bulgaria ed Albania, finalizzato alla creazione di nuovi mercati di approvvigionamento e distribuzione di droga di vario genere”.
La ‘ndrangheta ha “caratteristiche di organizzazione mafiosa presente su tutto il territorio nazionale, globalizzata ed estremamente potente sul piano economico e militare tanto da potere essere definita presenza istituzionale strutturale nella società calabrese, interlocutore indefettibile di ogni potere politico ed amministrativo, partner necessario di ogni impresa nazionale o multinazionale che abbia ottenuto l’aggiudicazione di lavori pubblici sul territorio regionale”, si legge in uno dei passaggi della Relazione. “Emerge in modo costante e preoccupante”, avverte il rapporto, “soprattutto nel centro-nord del Paese, la presenza sempre più gravemente pervasiva di soggetti collegati alle organizzazioni criminali i quali perseguono i propri intenti illeciti attraverso tecniche di mimetizzazione sociale molto efficaci. Lo sganciamento definitivo delle organizzazioni mafiose dai contesti territoriali di riferimento, la dissipazione del patrimonio sociale di conoscenze circa i soggetti intranei alle organizzazioni o ad essi vicini, l’inevitabile abbassamento della soglia di attenzione che i soggetti ‘contattati’ dalle organizzazioni pongono ai tentativi di collusione e infiltrazione rendono particolarmente temibile la situazione, anche per la difficoltà di dimostrare in giudizio la piena consapevolezza delle persone coinvolte nelle investigazioni circa la natura e la provenienza degli uomini dei clan”.
“In altre parole”, continuano gli analisti, “c’è il rischio che si crei una schiera di ‘invisibili’ che, germinata dalle cellule silenti delle mafie al centro-nord, penetri in modo silente ma insidioso il tessuto politico, istituzionale ed economico delle regioni oggetto dell’espansione mafiosa. In questo contesto recupererebbe grande efficacia l’intero spettro dei delitti contro la pubblica amministrazione, i quali opererebbero da veri e propri delitti – spia rispetto alla natura dei rapporti instaurati e alla consapevolezza della natura comunque illecita delle relazioni in corso. Non a caso, l’Unione europea e la comunità internazionale convergono verso l’attribuzione di un medesimo coefficiente d’allarme per i delitti di corruzione e quelli di criminalità organizzata, a riprova di un coacervo illecito che andrebbe congiuntamente esplorato, con i medesimi mezzi probatori e le stesse tecniche investigative”.
Mica tanto invisibili da Cuccia in poi sono visibilissimi...solo che nessuno li tocca i mamma santissima.Adesso sono una decina i capi di cui due di spicco,uno nella finanza l'altro nelle costruzioni gli altri nelle cliniche private i capetti nello spaccio di droga.Ma il papa è nelle telecomunicazioni.