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Subject: [POLITICA]

2011-04-01 00:13:24
... ma i dialoghi li han studiati i Monty Python?
mi sembra leggermente surreale, il presentatore chiede una cosa e frattini risponde a caso con una delle frasi generate automaticamente per la propaganda.
(edited)
2011-04-01 00:50:38
frattini è come la bocca di sauron, stessa utilità .
2011-04-01 12:05:56
buahahahah
2011-04-01 12:37:57
Questa intervista sarebbe perfetta con il finale stile trailer di Maccio Capatonda "Che cazzo dici?" :D
2011-04-01 14:19:50


La bassa qualità dei parlamentari italiani è sotto gli occhi di tutti. Però i loro stipendi aumentano mentre il livello di istruzione cala, come mostra il nostro grafico. Una selezione della classe dirigente al contrario.
2011-04-01 14:26:30
cavolo è successo nel 1965?
gli stipendi si sono quadruplicati...
2011-04-01 16:05:15
LSD che portava allegria.... poi dal '70 e' diventata illegale come si vede dal grafico....
(edited)
2011-04-01 17:17:00
Sarei curioso di vedere anche gli ultimi 5 anni ...
2011-04-01 20:20:59
no, che non vuoi 8P
2011-04-01 22:53:36
Curioso che il sorpasso sia avvenuto con Mani Pulite... ^_^
2011-04-02 00:43:56
mi sembra che il punto di sorpasso sia subito dopo il 1990
2011-04-03 19:41:41
L'Aquila 2 anni dopo è quasi immobile: macerie nel centro, in crisi persino le imprese dell'edilizia

«Ascoltami, Anto'. Se tu fai mettere due euro per visitare il santuario, fanno 40mila d'incasso all'anno. Solo dal Canada, ne arrivano mille. Quelli sono molto devoti», spiega al suo commensale il prete mentre beve un bicchiere di vino rosso. All'altro tavolo, un quarantenne sbrana il piatto di maccheroni alla pecorara e dice a due commensali che annuiscono in silenzio: «Qui non c'è niente da fare. L'ultima fattura ho impiegato sei mesi a incassarla».

All'Aquila, a due anni dal terremoto, è così. Tutti parlano di soldi. Soldi che dovrebbero esserci, che chissà forse ci sono, che mannaggia non ci sono. Il 6 aprile del 2009 il sisma ha distrutto la città. Da allora L'Aquila è sotto una cappa di vetro e di polvere. Immobile. Ferma. Un'immagine antitetica rispetto all'attivismo febbrile dei mesi successivi alla tragedia, quando l'adrenalina della prima ricostruzione evitò agli aquilani di affrontare le rigidità dell'inverno nelle tendopoli.

La crisi economica internazionale non ha aiutato la città a risollevarsi. Ma ci sono cose che c'entrano poco con i mercati internazionali. I fondi erogati per ricostruire L'Aquila, per esempio. «Rappresentano una specie di giallo contabile», dice Luca Bianchi, vicedirettore dello Svimez, che su richiesta del Sole 24 Ore si è esercitato in un calcolo che oggi definisce impossibile. «L'unico elemento sicuro - continua Bianchi - sono gli 1,2 miliardi stanziati sull'emergenza dal Governo, a cui vanno aggiunti i 494 milioni messi a disposizione dall'Unione Europea».

Ci sarebbe poi un'altra cifra compresa fra i 2 e i 4 miliardi in carico al Fas, il fondo che contiene le risorse per il Sud. «Sono miliardi teorici - rileva Bianchi - di cui non si riesce ad appurare il reale utilizzo. Colpisce l'assenza di una cabina di regia in grado di monitorare quante risorse siano davvero finite all'Aquila per la ricostruzione».

Invece, le famiglie dei bambini dell'asilo di suor Daniela sanno bene quanti soldi mancano a casa. «Fino a febbraio abbiamo fatto pagare 90 euro sia per la retta che per la mensa, adesso da marzo siamo tornati a 160, perché i nostri conti non reggevano. Chi non può permetterselo, però, non paga», dice suor Daniela, doppia laurea in teologia e in economia, membro del direttivo di Confindustria L'Aquila.

Suor Daniela, che è responsabile del personale dell'Istituto missionario della dottrina cristiana («Siamo nate nel 1890 qui in città, il terremoto ha distrutto tutto, ma non ce ne siamo andate»), educa nella scuola costruita dalla Protezione civile i bambini degli aquilani e ascolta le preoccupazioni di mamme e papà: «Le tasse vecchie e nuove, più i mutui da pagare per le case che ora sono cumuli di pietre».

www.ilsole24ore.biz
2011-04-04 07:03:27
Il problema della ricostruzione di uncentro storico e´che si tratta di un lavoro a grande intensitá di mano d'opera, non é come tirar su una periferia di prefabbricati.
Quindi c'é´una antica citta´da ricostruire e un isola piena di robusti giovanotti che scappano da un paese dove faticano a mettere insieme il pranzo con la cena. Navi intere ne arrivano.
Che ci vuole a far 2+2 ?
2011-04-04 08:39:59
Mi sento di dissentire.

Innanzitutto in questo periodo ci sono migliaia di lavoratori a spasso nel settore edile, con tutte le carte in regola e la professionalità di chi conosce il mestiere. Quindi in primis pensiamo a dare il lavoro a chi lo svolge con professionalità e versa i contributi allo stato.

In secundis non è pensabile prendere immigrati clandestini o rifugiati politici e dargli una cazzuola in mano. Prima gli si deve dare il permesso di soggiorno, poi devono essere assunti da una ditta in modo da regolarizzarne i contributi e infine (sempre che lo sappiano fare) gli si affida lavori di manovalanza.

La butto lì, non è che non sono stati stanziati fondi a sufficienza o ancor peggio sono stati affidati lavori a ditte di quart'ordine???
2011-04-04 08:58:53
Mi aspettavo questa replica ed in parte la condivido.

D'altra parte quello che dici e´che si dovrebbero iniettare forze fresche in un sistema che non funziona. O almeno che non funziona in un caso complesso e stratificato come la ricostruzione di un centro storico. Le macerie dell'Aquila questo dimostrano.

Tu metti il ciclo economico davanti al risultato, forse in un caso come questo si dovrebbe fare il contrario. Magari poi si scopre che parte anche un ciclo economico interessante.
2011-04-04 10:38:41
Io più che dal punto di vista economico, mi soffermerei che in Italia ci sono migliaia di persone che sono rimaste senza lavoro.
Un mio amico è imprenditore nel settore edile e mi dice che ogni giorno bussano alla sua porta in cerca di lavoro.
L'edilizia è ferma, quindi io semplicemente dico, diamo lavoro a chi è rimasto senza.
In Italia oggi non c'è domanda di lavoro, l'offerta è in esubero, pertanto gli immagrati finiscono per essere anche loro in esubero.