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Subject: [POLITICA]
Parlamento pulito, 350mila firme dimenticate dalla Casta. “Il 16 aprile tutti in piazza”
Lo sapevano bene, Beppe Grillo e il movimento Cinque Stelle, che la lotta sarebbe stata dura. Ma più il tempo passa e più si avvicina la beffa: la proposta di legge popolare per il Parlamento Pulito (no ai condannati, stop dopo due mandati, ritorno alle preferenze) rischia di perire, insieme a questa legislatura, tra le scartoffie di Palazzo Madama. La proposta, infatti, è stata presentata al Senato durante il governo Prodi, ma il nostro ordinamento prevede che se entro due legislature non si arriva all’approvazione, decade. Per questo i grillini hanno scritto una lettera a Napolitano e stanno organizzando una mobilitazione per sabato 16 aprile, anche davanti a Montecitorio: “Föra da i ball i condannati della politica!!!” dicono.
Tutto era cominciato l’otto settembre 2007: il ciclone Beppe Grillo si era preso, con la sorpresa di molti, una piazza Maggiore stracolma. Era il primo V Day: mentre blogger, giornalisti, ed esperti, intervenivano dal palco bolognese, in tutta Italia centinaia di migliaia di cittadini erano in coda per mettere la loro firma sotto la richiesta di legge popolare per un “Parlamento Pulito” lanciata da Grillo. La legge consta di tre articoli intellegibili da chiunque: 1) Ineleggibilità in Parlamento dei condannati in via definitiva; 2) Limite dei due mandati per i parlamentari (attualmente, tra i vari recordman, si segnala Gianfranco Fini arrivato all’ottava legislatura e Massimo D’Alema giunto alla settima); 3) re-introduzione della preferenza per l’espressione di voto alle elezioni politiche. “Se questa legge venisse approvata quasi tutti i parlamentari dovrebbero fare le valigie e rifarsi una vita a loro spese e dire addio ai contributi della collettività” ha dichiarato più volte Beppe Grillo.
La legge di iniziativa popolare è prevista dal nostro ordinamento ed è definita, insieme al referendum, un “istituto di democrazia diretta”. Una volta depositata la proposta in Cassazione, la corte dà il via libera alla raccolta di firme. L’otto settembre 2007 sulla proposta Parlamento Pulito vennero si raccolgono 350mila firme: 7 volte le cinquantamila necessarie. Il 14 dicembre 2007, Beppe Grillo si presenta a Roma, alla guida di un risciò circondato da una trentina di “grillini”: al Senato incontra l’allora presidente Franco Marini e gli consegna le firme. “Marini mi ha ricevuto, è stato gentile”. Da quel momento però, il buio. Il governo Prodi cade, e la legge rimane al Senato. Presidente ne diventa Renato Schifani, fedelissimo di Berlusconi. Dopo oltre tre anni, tutto è ancora fermo e la proposta rischia di scadere: le Camere hanno la sovranità in termini di ordine del giorno e se la conferenza dei capigruppo non decide di mettere in discussione una proposta di legge, questa rimane a prendere polvere e, con la fine delle legislatura, muore.
Per evitare l’oblio della proposta, i grillini hanno scritto in questi giorni una lettera al Presidente della Repubblica. “Gentile Presidente, in qualità di firmatari e sostenitori della proposta di Legge di iniziativa popolare in oggetto, ci vediamo costretti a evidenziare con disappunto come fino ad oggi, 6 aprile 2011, non sia ancora terminata la discussione su tale testo”. Nulla si è fatto, ribadiscono: “Nessuna commissione o organismo responsabile ha avviato una reale discussione sulla stessa”. La scadenza è dietro l’angolo: “La legislatura attuale sta avviandosi verso la conclusione. Al suo termine, la Proposta depositata decadrebbe avendo essa valore per due legislature ed attraversando, appunto, il secondo periodo con quella attuale. Qualora tale Proposta decadesse per sopraggiunti termini, si renderebbe inefficace lo strumento di partecipazione popolare introdotto nella nostra Costituzione”. Si prepara insomma una beffa per tutti i cittadini che hanno supportato questa proposta, e un’umiliazione per lo strumento di “democrazia diretta” strozzato da una politica che vuole conservare i suoi privilegi e le sue rendite di posizione. Proprio per questo, sabato prossimo, i sostenitori di questa proposta scenderanno in piazza.
Lo sapevano bene, Beppe Grillo e il movimento Cinque Stelle, che la lotta sarebbe stata dura. Ma più il tempo passa e più si avvicina la beffa: la proposta di legge popolare per il Parlamento Pulito (no ai condannati, stop dopo due mandati, ritorno alle preferenze) rischia di perire, insieme a questa legislatura, tra le scartoffie di Palazzo Madama. La proposta, infatti, è stata presentata al Senato durante il governo Prodi, ma il nostro ordinamento prevede che se entro due legislature non si arriva all’approvazione, decade. Per questo i grillini hanno scritto una lettera a Napolitano e stanno organizzando una mobilitazione per sabato 16 aprile, anche davanti a Montecitorio: “Föra da i ball i condannati della politica!!!” dicono.
Tutto era cominciato l’otto settembre 2007: il ciclone Beppe Grillo si era preso, con la sorpresa di molti, una piazza Maggiore stracolma. Era il primo V Day: mentre blogger, giornalisti, ed esperti, intervenivano dal palco bolognese, in tutta Italia centinaia di migliaia di cittadini erano in coda per mettere la loro firma sotto la richiesta di legge popolare per un “Parlamento Pulito” lanciata da Grillo. La legge consta di tre articoli intellegibili da chiunque: 1) Ineleggibilità in Parlamento dei condannati in via definitiva; 2) Limite dei due mandati per i parlamentari (attualmente, tra i vari recordman, si segnala Gianfranco Fini arrivato all’ottava legislatura e Massimo D’Alema giunto alla settima); 3) re-introduzione della preferenza per l’espressione di voto alle elezioni politiche. “Se questa legge venisse approvata quasi tutti i parlamentari dovrebbero fare le valigie e rifarsi una vita a loro spese e dire addio ai contributi della collettività” ha dichiarato più volte Beppe Grillo.
La legge di iniziativa popolare è prevista dal nostro ordinamento ed è definita, insieme al referendum, un “istituto di democrazia diretta”. Una volta depositata la proposta in Cassazione, la corte dà il via libera alla raccolta di firme. L’otto settembre 2007 sulla proposta Parlamento Pulito vennero si raccolgono 350mila firme: 7 volte le cinquantamila necessarie. Il 14 dicembre 2007, Beppe Grillo si presenta a Roma, alla guida di un risciò circondato da una trentina di “grillini”: al Senato incontra l’allora presidente Franco Marini e gli consegna le firme. “Marini mi ha ricevuto, è stato gentile”. Da quel momento però, il buio. Il governo Prodi cade, e la legge rimane al Senato. Presidente ne diventa Renato Schifani, fedelissimo di Berlusconi. Dopo oltre tre anni, tutto è ancora fermo e la proposta rischia di scadere: le Camere hanno la sovranità in termini di ordine del giorno e se la conferenza dei capigruppo non decide di mettere in discussione una proposta di legge, questa rimane a prendere polvere e, con la fine delle legislatura, muore.
Per evitare l’oblio della proposta, i grillini hanno scritto in questi giorni una lettera al Presidente della Repubblica. “Gentile Presidente, in qualità di firmatari e sostenitori della proposta di Legge di iniziativa popolare in oggetto, ci vediamo costretti a evidenziare con disappunto come fino ad oggi, 6 aprile 2011, non sia ancora terminata la discussione su tale testo”. Nulla si è fatto, ribadiscono: “Nessuna commissione o organismo responsabile ha avviato una reale discussione sulla stessa”. La scadenza è dietro l’angolo: “La legislatura attuale sta avviandosi verso la conclusione. Al suo termine, la Proposta depositata decadrebbe avendo essa valore per due legislature ed attraversando, appunto, il secondo periodo con quella attuale. Qualora tale Proposta decadesse per sopraggiunti termini, si renderebbe inefficace lo strumento di partecipazione popolare introdotto nella nostra Costituzione”. Si prepara insomma una beffa per tutti i cittadini che hanno supportato questa proposta, e un’umiliazione per lo strumento di “democrazia diretta” strozzato da una politica che vuole conservare i suoi privilegi e le sue rendite di posizione. Proprio per questo, sabato prossimo, i sostenitori di questa proposta scenderanno in piazza.
Vorrei sapere se pensate che al di la di Chiamparino Renzi cacciari ci sia qualche altro che possa rappresentare il Leader per battere pulcinella berlusconi?
ah... i lider...
ah... i lider...
Prendi e raddoppia: il blitz dei partiti
La proposta del Pd Sposetti prevede che anche le fondazioni possano beneficiare dei rimborsi.
Una norma che raddoppia i costi della politica
“Non fate come hanno fatto gli altri giornali: spiegatela bene la mia proposta e non guardate solo ai soldi”, dice Ugo Sposetti, tesoriere dei Ds – tuttora esistenti – e architetto della fondazione che ha tenuto assieme memoria, immobili e simboli della sinistra comunista ed ex comunista italiana.
E certo non è facile immaginare la proposta di legge presentata dal deputato Pd per unificare l’intera legislazione “sulla disciplina e il finanziamento pubblico dei partiti”, senza pensare a quanto costerà ai cittadini. La norma da lui immaginata, infatti, finisce per raddoppiare i “costi della politica”, moltiplicando per due i contenitori che possono ricevere soldi pubblici: ai partiti, chiamati ad organizzare il consenso, si aggiungerebbero le fondazioni che andrebbero a curare “l’attività culturale e la formazione politica” del partito cui fanno riferimento.
I primi continuerebbero a ricevere il rimborso elettorale così come fanno oggi (la cifra complessiva è di 170 milioni di euro annui, tra rimborsi per politiche, regionali ed europee). Le seconde, tutte assieme, riceverebbero invece 185 milioni di euro l’anno.
Non è l’unica novità contenuta nella proposta Sposetti, ma certo è difficile immaginare questo raddoppio dei costi come “secondario” rispetto al resto del provvedimento. Alla domanda: “Non sono troppi soldi?”, Sposetti risponde: “No che non sono troppi. Perché altrimenti governeranno sempre i partiti dei ricchi, e i Berlusconi ve li tenete per i prossimi 20 anni”.
È un punto di vista. Come lo è il secondo affondo: “Chi fa demagogia per i soldi della politica si vada a vedere quanto spendono Francia e Germania”. È proprio dalla Germania infatti, che Sposetti ha ricavato l’idea del doppio contenitore. Lì i partiti del Bundestag, “oltre a ricevere un contributo diretto di 133 milioni di euro, possono beneficiare di uno stanziamento per le fondazioni pari a 334 milioni”, afferma il deputato anche nel documento di presentazione messo agli atti parlamentari. E il referendum del ‘93? Non doveva cancellare il finanziamento pubblico dei partiti? Sposetti ci gira intorno: “I finanziamenti i partiti li ricevono come rimborso per le campagne elettorali, e gli altri non arriverebbero ai partiti ma alle fondazioni che sono da queste distinte”. Un altro punto di vista.
La nuova norma, d’altronde, fissa alcuni punti fermi che si riallacciano al profilo pubblico dei partiti organizzati così come immaginato in sede di Assemblea costituente, definendone meglio la natura pubblica. Così, dal punto di vista giuridico i partiti passerebbero da associazioni di fatto ad associazioni vere e proprie, “iscritte in pubblici registri” e obbligate a rispettare alcune regole come la garanzia della democrazia interna, le primarie per la scelta delle cariche elettive (anche se possono essere limitate ai soli iscritti) e la trasparenza dei propri bilanci. L’iscrizione a un registro cancellerebbe anche, per questi soggetti, la sottoscrizione delle liste al momento delle elezioni. I partiti dovranno però dotarsi, per l’appunto, di fondazioni. Indicate come “entità separate” (chi detiene cariche direttive nelle fondazioni non può candidarsi o ricoprire incarichi di governo) non possono versare denari nelle casse dei partiti ma solo erogare servizi.
C’è di più. Il rimborso elettorale (un euro per ogni avente diritto al voto, moltiplicato per gli anni della legislatura e per ogni organo elettivo) ritornerebbe a essere concesso ad ogni partito che superi la soglia dell’1%. La norma dello sbarramento al 4% con la conseguente perdita del rimborso elettorale per Sposetti è iniqua: “Uno può decidere che per avere una rappresentanza in Parlamento deve raggiungere una certa soglia, ma perché non si deve concedere ai movimenti politici il rimborso per averci provato? Se all’epoca Pci, Dc e Psi avessero pensato a norme del genere la Lega non sarebbe mai sopravvissuta”.
La proposta Sposetti, presentata lo scorso ottobre, martedì sarà all’attenzione della commissione Affari costituzionali di Montecitorio. L’hanno firmata 56 deputati di tutti gli schieramenti: molti Pd, cinque Pdl, l’Udc Savino Pezzotta, il Responsabile D’Anna, anche l’Idv Di Stanislao e Luca Barbareschi, all’epoca in Fli. Nulla, per adesso, fa pensare che sarà ostacolata.
La proposta del Pd Sposetti prevede che anche le fondazioni possano beneficiare dei rimborsi.
Una norma che raddoppia i costi della politica
“Non fate come hanno fatto gli altri giornali: spiegatela bene la mia proposta e non guardate solo ai soldi”, dice Ugo Sposetti, tesoriere dei Ds – tuttora esistenti – e architetto della fondazione che ha tenuto assieme memoria, immobili e simboli della sinistra comunista ed ex comunista italiana.
E certo non è facile immaginare la proposta di legge presentata dal deputato Pd per unificare l’intera legislazione “sulla disciplina e il finanziamento pubblico dei partiti”, senza pensare a quanto costerà ai cittadini. La norma da lui immaginata, infatti, finisce per raddoppiare i “costi della politica”, moltiplicando per due i contenitori che possono ricevere soldi pubblici: ai partiti, chiamati ad organizzare il consenso, si aggiungerebbero le fondazioni che andrebbero a curare “l’attività culturale e la formazione politica” del partito cui fanno riferimento.
I primi continuerebbero a ricevere il rimborso elettorale così come fanno oggi (la cifra complessiva è di 170 milioni di euro annui, tra rimborsi per politiche, regionali ed europee). Le seconde, tutte assieme, riceverebbero invece 185 milioni di euro l’anno.
Non è l’unica novità contenuta nella proposta Sposetti, ma certo è difficile immaginare questo raddoppio dei costi come “secondario” rispetto al resto del provvedimento. Alla domanda: “Non sono troppi soldi?”, Sposetti risponde: “No che non sono troppi. Perché altrimenti governeranno sempre i partiti dei ricchi, e i Berlusconi ve li tenete per i prossimi 20 anni”.
È un punto di vista. Come lo è il secondo affondo: “Chi fa demagogia per i soldi della politica si vada a vedere quanto spendono Francia e Germania”. È proprio dalla Germania infatti, che Sposetti ha ricavato l’idea del doppio contenitore. Lì i partiti del Bundestag, “oltre a ricevere un contributo diretto di 133 milioni di euro, possono beneficiare di uno stanziamento per le fondazioni pari a 334 milioni”, afferma il deputato anche nel documento di presentazione messo agli atti parlamentari. E il referendum del ‘93? Non doveva cancellare il finanziamento pubblico dei partiti? Sposetti ci gira intorno: “I finanziamenti i partiti li ricevono come rimborso per le campagne elettorali, e gli altri non arriverebbero ai partiti ma alle fondazioni che sono da queste distinte”. Un altro punto di vista.
La nuova norma, d’altronde, fissa alcuni punti fermi che si riallacciano al profilo pubblico dei partiti organizzati così come immaginato in sede di Assemblea costituente, definendone meglio la natura pubblica. Così, dal punto di vista giuridico i partiti passerebbero da associazioni di fatto ad associazioni vere e proprie, “iscritte in pubblici registri” e obbligate a rispettare alcune regole come la garanzia della democrazia interna, le primarie per la scelta delle cariche elettive (anche se possono essere limitate ai soli iscritti) e la trasparenza dei propri bilanci. L’iscrizione a un registro cancellerebbe anche, per questi soggetti, la sottoscrizione delle liste al momento delle elezioni. I partiti dovranno però dotarsi, per l’appunto, di fondazioni. Indicate come “entità separate” (chi detiene cariche direttive nelle fondazioni non può candidarsi o ricoprire incarichi di governo) non possono versare denari nelle casse dei partiti ma solo erogare servizi.
C’è di più. Il rimborso elettorale (un euro per ogni avente diritto al voto, moltiplicato per gli anni della legislatura e per ogni organo elettivo) ritornerebbe a essere concesso ad ogni partito che superi la soglia dell’1%. La norma dello sbarramento al 4% con la conseguente perdita del rimborso elettorale per Sposetti è iniqua: “Uno può decidere che per avere una rappresentanza in Parlamento deve raggiungere una certa soglia, ma perché non si deve concedere ai movimenti politici il rimborso per averci provato? Se all’epoca Pci, Dc e Psi avessero pensato a norme del genere la Lega non sarebbe mai sopravvissuta”.
La proposta Sposetti, presentata lo scorso ottobre, martedì sarà all’attenzione della commissione Affari costituzionali di Montecitorio. L’hanno firmata 56 deputati di tutti gli schieramenti: molti Pd, cinque Pdl, l’Udc Savino Pezzotta, il Responsabile D’Anna, anche l’Idv Di Stanislao e Luca Barbareschi, all’epoca in Fli. Nulla, per adesso, fa pensare che sarà ostacolata.
Indovina chi ....
"Io ho dato incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla alla prostituzione, per portarla nella direzione opposta", ha detto XXX riferendosi ad una somma di denaro consegnata alla ragazza per poter entrare in un centro estetico grazie all'acquisto di "un laser per depilazione".
"Non esiste (l'accusa di) concussione, è addirittura risibile", ha aggiunto. "Ho chiesto informazioni per una situazione che poteva dar luogo a un incidente diplomatico, mi è stato risposto che la ragazza non era egiziana ed è caduto tutto", ha aggiunto.
"Io ho dato incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla alla prostituzione, per portarla nella direzione opposta", ha detto XXX riferendosi ad una somma di denaro consegnata alla ragazza per poter entrare in un centro estetico grazie all'acquisto di "un laser per depilazione".
"Non esiste (l'accusa di) concussione, è addirittura risibile", ha aggiunto. "Ho chiesto informazioni per una situazione che poteva dar luogo a un incidente diplomatico, mi è stato risposto che la ragazza non era egiziana ed è caduto tutto", ha aggiunto.
"Io ho dato incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla alla prostituzione
...voleva l'esclusiva...
...voleva l'esclusiva...
come direbbe qualcuno...sfoghiamo un pò di frustrazione va...
ps...forza milan (per par condicio)....poi sarei io quello ridicolo...
(edited)
ps...forza milan (per par condicio)....poi sarei io quello ridicolo...
(edited)
Mi ha fatto ridere che la somma necessaria per sottrarsi alla prostituzione sia servita per comprarsi un laser per la depilazione .....
Se servono a depilarsi la lingua, anche 5 milioni
tanto per tornare sulla monnezza campana... da il fatto quotidiano
Calabrò, lo studio sui veleni campani fa paura
Dicono che bisogna stare sereni. Dicono che è tutto nella norma. Come se fosse normale accertare che il latte materno delle donne campane che vivono in prossimità dei cumuli di rifiuti è più inquinato. Come se fosse normale apprendere che nel sangue degli abitanti di Pianura, quartiere di Napoli, dove ancora vivo è il ricordo di una imponente discarica malgestita e non bonificata, hanno rintracciato livelli di diossina tipo “Seveso” (la più pericolosa) tre volte superiori a quelle dei paesi meno contaminati e livelli di cadmio e diossine-benzofurani doppi.
Dicono che non bisogna suscitare allarmismi. Dicono, per bocca del parlamentare Pdl Raffaele Calabrò, medico e consigliere sanitario del governatore Stefano Caldoro “che si tratta di un’indagine significativa, che deve tranquillizzare la popolazione”. Sarà difficile. Ci credono in pochi. Perché le carte dei rapporti sanitari sembrano dire altro. Perché le parole servono a poco, se le esperienze personali sono diverse. Se si moltiplicano i casi di cancro e di leucemia. Se ci sono intere aree della Campania dove ogni famiglia ha un caso di tumore al proprio interno.
Ieri la Regione Campania ha presentato ufficialmente in una conferenza riservata alla stampa e chiusa al pubblico lo studio Sebiorec. Si tratta di una ricerca epidemiologica sulla presenza di sostanze inquinanti nel sangue e nel latte materno realizzata in collaborazione con l’Istituto Nazionale per la Sanità e il Cnr. La relazione di 112 pagine giaceva nei cassetti da molti mesi, e chissà quanta polvere avrebbe ancora accumulato se un grande cronista di temi ambientali e sanitari come Emiliano Fittipaldi non fosse riuscito a procurarsene una copia e a spiegarla ai lettori dell’Espresso in un articolo significativamente titolato “Campania col veleno in corpo”.
E che veleni. C’è la diossina. C’è l’arsenico nell’acqua. Troppo. Ci sono città inquinate dai pericolosi Pcb. In alcuni comuni bisognerebbe stare molto attenti. A Villaricca, Qualiano, Caivano, Brusciano i livelli di guardia di arsenico sono stati superati. A Giugliano, il “bidone a cielo aperto” di un reportage del Fatto Quotidiano di qualche mese fa, preoccupano i livelli di mercurio. A Nola, troppo alti i valori di Pcb. Non stiamo parlando di paesini. Comprendendo Pianura, stiamo parlando di quasi mezzo milione di abitanti che convivono con fattori inquinanti i cui effetti sulla salute di medio e lungo periodo sono tutti da verificare. Anche perché in Campania non esiste un Registro Tumori degno di essere chiamato tale, dopo il misterioso storno dei fondi di qualche anno fa.
E così la Regione ha deciso finalmente di rendere pubblico il Sebiorec e di commentarlo, sia pure evitando con cura il confronto con chi avrebbe contestato con veemenza le risultanze “tranquillizzanti” esposte dai politici. I dati del rapporto, purtroppo, sono inconfutabili. Ma le interpretazioni sono diverse. Quella di Calabrò l’abbiamo riferita. Quella, assai più prudente, di Fabrizio Bianchi del Cnr di Pisa, è già molto diversa: “La popolazione studiata non appare sovraesposta agli inquinamenti che arrivano dalle persone soprattutto dagli alimenti. Ma conviene promuovere ulteriori verifiche e in alcuni comuni converrebbe promuovere piani di sorveglianza individuale”.
C’è poi l’interpretazione dell’Isde, l’associazione dei Medici per l’Ambiente, a cui è stato impedito di partecipare alla conferenza. Le loro parole sono critiche: “Molti punti devono essere ancora chiariti. I protocolli non sono stati completamente rispettati. Lo studio si conclude con un numero di domande maggiori di quante risposte sia in grado di fornire”. Di qui la sacrosanta paura di chi non si sente per niente tranquillo, caro onorevole Calabrò.
Calabrò, lo studio sui veleni campani fa paura
Dicono che bisogna stare sereni. Dicono che è tutto nella norma. Come se fosse normale accertare che il latte materno delle donne campane che vivono in prossimità dei cumuli di rifiuti è più inquinato. Come se fosse normale apprendere che nel sangue degli abitanti di Pianura, quartiere di Napoli, dove ancora vivo è il ricordo di una imponente discarica malgestita e non bonificata, hanno rintracciato livelli di diossina tipo “Seveso” (la più pericolosa) tre volte superiori a quelle dei paesi meno contaminati e livelli di cadmio e diossine-benzofurani doppi.
Dicono che non bisogna suscitare allarmismi. Dicono, per bocca del parlamentare Pdl Raffaele Calabrò, medico e consigliere sanitario del governatore Stefano Caldoro “che si tratta di un’indagine significativa, che deve tranquillizzare la popolazione”. Sarà difficile. Ci credono in pochi. Perché le carte dei rapporti sanitari sembrano dire altro. Perché le parole servono a poco, se le esperienze personali sono diverse. Se si moltiplicano i casi di cancro e di leucemia. Se ci sono intere aree della Campania dove ogni famiglia ha un caso di tumore al proprio interno.
Ieri la Regione Campania ha presentato ufficialmente in una conferenza riservata alla stampa e chiusa al pubblico lo studio Sebiorec. Si tratta di una ricerca epidemiologica sulla presenza di sostanze inquinanti nel sangue e nel latte materno realizzata in collaborazione con l’Istituto Nazionale per la Sanità e il Cnr. La relazione di 112 pagine giaceva nei cassetti da molti mesi, e chissà quanta polvere avrebbe ancora accumulato se un grande cronista di temi ambientali e sanitari come Emiliano Fittipaldi non fosse riuscito a procurarsene una copia e a spiegarla ai lettori dell’Espresso in un articolo significativamente titolato “Campania col veleno in corpo”.
E che veleni. C’è la diossina. C’è l’arsenico nell’acqua. Troppo. Ci sono città inquinate dai pericolosi Pcb. In alcuni comuni bisognerebbe stare molto attenti. A Villaricca, Qualiano, Caivano, Brusciano i livelli di guardia di arsenico sono stati superati. A Giugliano, il “bidone a cielo aperto” di un reportage del Fatto Quotidiano di qualche mese fa, preoccupano i livelli di mercurio. A Nola, troppo alti i valori di Pcb. Non stiamo parlando di paesini. Comprendendo Pianura, stiamo parlando di quasi mezzo milione di abitanti che convivono con fattori inquinanti i cui effetti sulla salute di medio e lungo periodo sono tutti da verificare. Anche perché in Campania non esiste un Registro Tumori degno di essere chiamato tale, dopo il misterioso storno dei fondi di qualche anno fa.
E così la Regione ha deciso finalmente di rendere pubblico il Sebiorec e di commentarlo, sia pure evitando con cura il confronto con chi avrebbe contestato con veemenza le risultanze “tranquillizzanti” esposte dai politici. I dati del rapporto, purtroppo, sono inconfutabili. Ma le interpretazioni sono diverse. Quella di Calabrò l’abbiamo riferita. Quella, assai più prudente, di Fabrizio Bianchi del Cnr di Pisa, è già molto diversa: “La popolazione studiata non appare sovraesposta agli inquinamenti che arrivano dalle persone soprattutto dagli alimenti. Ma conviene promuovere ulteriori verifiche e in alcuni comuni converrebbe promuovere piani di sorveglianza individuale”.
C’è poi l’interpretazione dell’Isde, l’associazione dei Medici per l’Ambiente, a cui è stato impedito di partecipare alla conferenza. Le loro parole sono critiche: “Molti punti devono essere ancora chiariti. I protocolli non sono stati completamente rispettati. Lo studio si conclude con un numero di domande maggiori di quante risposte sia in grado di fornire”. Di qui la sacrosanta paura di chi non si sente per niente tranquillo, caro onorevole Calabrò.
Ai cittadini viene fatto pagare fino all'ultimo centesimo il ticket sulle prestazioni sanitarie, mentre gli onorevoli e ai loro familiari (1109 soggetti) godono di un'assistenza sanitaria privata pagata dalla Camera, cioè da noi.
Nel 2010, i contribuenti hanno speso ben 10.117.000 (diecimilionicentodiciassettemila) euro per mantenere in salute i deputati e i loro familiari, cioè (9123€ a testa). Tre milioni e 92.000 euro per spese odontoiatriche 2788€ a testa e ci può stare), oltre tre milioni per ricoveri e interventi in cliniche private, quasi un milione di euro (976.000) per fisioterapia. Settecentomila per visite varie; 488.000 euro per occhiali (440€ a testa, ma che sono, tutti con occhiali?) e poco più di 250.000 per sedute di psichiatria e di psicologia. Proprio per sfruttare la generosità del popolo hanno chiesto indietro ben 153.000 euro di ticket pagato. Alcune spese sanitarie sono segrete... come gli interventi di chirurgia plastica, balneoterapia, massaggio sportivo... Se conosciamo queste spese lo dobbiamo ad alcuni deputati radicali che hanno chiesto i dati ai questori della Camera. Due domande sono d'obbligo: non sono un po' troppi quasi 10000€ di spese sanitarie cadauno? Ma non sei stufo di pagare per questi privilegiati?
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Nel 2010, i contribuenti hanno speso ben 10.117.000 (diecimilionicentodiciassettemila) euro per mantenere in salute i deputati e i loro familiari, cioè (9123€ a testa). Tre milioni e 92.000 euro per spese odontoiatriche 2788€ a testa e ci può stare), oltre tre milioni per ricoveri e interventi in cliniche private, quasi un milione di euro (976.000) per fisioterapia. Settecentomila per visite varie; 488.000 euro per occhiali (440€ a testa, ma che sono, tutti con occhiali?) e poco più di 250.000 per sedute di psichiatria e di psicologia. Proprio per sfruttare la generosità del popolo hanno chiesto indietro ben 153.000 euro di ticket pagato. Alcune spese sanitarie sono segrete... come gli interventi di chirurgia plastica, balneoterapia, massaggio sportivo... Se conosciamo queste spese lo dobbiamo ad alcuni deputati radicali che hanno chiesto i dati ai questori della Camera. Due domande sono d'obbligo: non sono un po' troppi quasi 10000€ di spese sanitarie cadauno? Ma non sei stufo di pagare per questi privilegiati?
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