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Subject: [POLITICA]
imho avete ragione un po' entrambi: serve ristabilire una cultura del rispetto delle regole. Questo lo fai con la certezza della pena, ma imho anche mettendo in chiaro che se sbagli a certi livelli, paghi e tanto.
gelmini al ministero della giustizia? non bastava lo schifo fatto al ministero dell'istruzione (e lo dico come parte in causa essendo prof) ? Spero vivamente che sia una bufala!!! Il nuovo ministro dell'istruzione dovrebbe essere Lupi, che ovviamente non conosce affatto il mondo della scuola e dell'università. Mah!
imho avete ragione un po' entrambi: serve ristabilire una cultura del rispetto delle regole. Questo lo fai con la certezza della pena, ma imho anche mettendo in chiaro che se sbagli a certi livelli, paghi e tanto.
Per le infrazioni gravi abbiamo pene molto più severe dei draconiani USA, e questo è tutto dire.
La differenza è che li chi sbaglia paga ed è certo, qui da noi no. Questo perchè li i controlli li fanno sul serio e ti va bene una volta, la seconda, la terza ti beccano. Qui da noi non poche persone in 10 anni di guida non sono mai state fermate: questo è tutto dire sulla frequenza dei controlli. Se poi negli USA c'è una festa tipo quella descritta da me sai a prescindere che ti aspettano fuori con l'etilometro... qui campa cavallo che l'erba cresce...
Per le infrazioni gravi abbiamo pene molto più severe dei draconiani USA, e questo è tutto dire.
La differenza è che li chi sbaglia paga ed è certo, qui da noi no. Questo perchè li i controlli li fanno sul serio e ti va bene una volta, la seconda, la terza ti beccano. Qui da noi non poche persone in 10 anni di guida non sono mai state fermate: questo è tutto dire sulla frequenza dei controlli. Se poi negli USA c'è una festa tipo quella descritta da me sai a prescindere che ti aspettano fuori con l'etilometro... qui campa cavallo che l'erba cresce...
Non sono un problema da ergastolo e come qualcuno ha fatto notare ci sono problemi molto più gravi anche se il numero di morti è inferiore.
Ma chi ha detto che è da ergastolo???
Ma chi ha detto che è da ergastolo???
Sono d'accordo al 100% con renzi....ma purtroppo circolano moltissime patenti false...io aggiungerei una pena esemplare anche per questo reato.
@ Gorillalilla
negare l'inferiorità economica del Sud Italia vuol dire negare una necessità di rieducazione della cultura economica meridionale
e sottolineo rieducazione, perchè è questo che bisognerebbe far capire
negare l'inferiorità economica del Sud Italia vuol dire negare una necessità di rieducazione della cultura economica meridionale
e sottolineo rieducazione, perchè è questo che bisognerebbe far capire
Guarda matteo io sono brianzolo e lavoro con un azienda siciliana che ha sede a Milano da qualche annetto e si occupa di costruzioni edili e dalla mia esperienza posso assicurarti che non è vero che chi vive nelle regioni del Sud Italia non ha la cultura del lavoro anzi loro lavorano molto più di mè che il sabato me la godo e loro invece sudano (es. giovedì 2 giugno loro hanno lavorato mentre io no). Secondo me da quello che ho potuto capire è che al Sud il potere è in mano a pochi e quei pochi non fanno nulla/poco per far crescere la propria terra preferendo investire in altre aree. Concludo dicendo li odio quando parlano in dialetto!
My 2 cents:
Il Sud ha quei problemi perchè è da più tempo in mano alla criminalità organizzata. Con pazienza anche il Nord può diventare così, non siamo geneticamente diversi.
Il Sud ha quei problemi perchè è da più tempo in mano alla criminalità organizzata. Con pazienza anche il Nord può diventare così, non siamo geneticamente diversi.
Penso sia un problema di selezione: al sud nascono lavoratori e fannulloni, come dovunque. Solo che i lavoratori se ne vanno, esasperati, e i fannulloni rimangono.
Sta già succedendo lo stesso con i lavoratori qualificati italiani rispetto all'estero...
(edited)
Sta già succedendo lo stesso con i lavoratori qualificati italiani rispetto all'estero...
(edited)
Bhà guarda che qui al nord di criminalità organizzata già ce ne è parecchia....
Non posso che confermare, c'è ovunque con interessi incalcolabili
Amina Abdallah Araf è stata arrestata
Una popolare blogger e attivista siriana è stata rapita ieri da un gruppo di uomini armati, probabilmente affiliati al regime
La blogger siriana Amina Abdallah Araf è stata rapita ieri mattina da un gruppo di uomini armati a Damasco. Araf è l’autrice del blog A Gay Girl in Damascus, dove racconta in modo esplicito e diretto le avventure quotidiane di una donna omosessuale e musulmana che vive in Siria. Negli ultimi tempi era diventata uno dei blogger simbolo della protesta siriana e domenica aveva scritto, riferendosi ai membri del governo, ”se ne devono andare. Non c’è altro da dire”. Lo scorso 26 aprile aveva raccontato di quando due agenti di sicurezza aveva tentato di violentarla accusandola di essere una salafita. In quell’occasione era stata difesa dal padre.
La notizia del rapimento è stata data dalla cugina Rania O. Ismali sul blog di Amina Araf. Rania riporta il racconta di un’amico di Amina, che ha assistito al sequestro. Verso le sei di mattina di lunedì i due si trovavano alla stazione degli autobus di Abbasid a Damasco per incontrare una persone del comitato locale costituito da attivisti e associazioni per i diritti umani. Amina avrebbe salutato l’amica per andare incontro alla persona che doveva incontrare e in quel momento sarebbe stata aggredita da tre uomini armati. Amina ha cercato di difendersi e ha detto all’amica di andare a cercare suo padre. Uno degli aggressori le avrebbe tappato la bocca e l’avrebbe spinta dentro una Dacia Logan con attaccato al finestrino un adesivo di Basel Assad, il fratello del presidente Bashar al-Assad morto in un incidente stradale nel 1994.
Secondo la cugina, i tre uomini potrebbero far parte dei servizi di sicurezza o delle milizie Baath. Al momento non si hanno notizie della ragazza e la famiglia sta cercando di rintracciarla. «Non sappiamo chi l’ha rapita, e quindi non sappiamo a chi chiederla indietro. È possibile che l’abbiano portata all’estero. Basandoci su quel che è successo ai membri di altre famiglie che sono stati fermati, pensiamo che molto probabilmente verrà rilasciata presto. Se l’avessero voluta uccidere, l’avrebbero già fatto». La notizia della sua scomparsa si è diffusa molto velocemente su internet e sono state aperte svariate pagine Facebook che chiedono la sua liberazione.
Amina Abdullah Araf è nata negli Stati Uniti da madre americana e padre siriano ed è cresciuta a metà tra i due paesi e da anni vive in Siria dove insegna inglese. La sua famiglia è molto ricca e ha da sempre stretti legami con il governo, di cui fanno parte alcuni suoi parenti, cosa che finora l’aveva protetta dalle ritorsioni del governo.
ilpost
Una popolare blogger e attivista siriana è stata rapita ieri da un gruppo di uomini armati, probabilmente affiliati al regime
La blogger siriana Amina Abdallah Araf è stata rapita ieri mattina da un gruppo di uomini armati a Damasco. Araf è l’autrice del blog A Gay Girl in Damascus, dove racconta in modo esplicito e diretto le avventure quotidiane di una donna omosessuale e musulmana che vive in Siria. Negli ultimi tempi era diventata uno dei blogger simbolo della protesta siriana e domenica aveva scritto, riferendosi ai membri del governo, ”se ne devono andare. Non c’è altro da dire”. Lo scorso 26 aprile aveva raccontato di quando due agenti di sicurezza aveva tentato di violentarla accusandola di essere una salafita. In quell’occasione era stata difesa dal padre.
La notizia del rapimento è stata data dalla cugina Rania O. Ismali sul blog di Amina Araf. Rania riporta il racconta di un’amico di Amina, che ha assistito al sequestro. Verso le sei di mattina di lunedì i due si trovavano alla stazione degli autobus di Abbasid a Damasco per incontrare una persone del comitato locale costituito da attivisti e associazioni per i diritti umani. Amina avrebbe salutato l’amica per andare incontro alla persona che doveva incontrare e in quel momento sarebbe stata aggredita da tre uomini armati. Amina ha cercato di difendersi e ha detto all’amica di andare a cercare suo padre. Uno degli aggressori le avrebbe tappato la bocca e l’avrebbe spinta dentro una Dacia Logan con attaccato al finestrino un adesivo di Basel Assad, il fratello del presidente Bashar al-Assad morto in un incidente stradale nel 1994.
Secondo la cugina, i tre uomini potrebbero far parte dei servizi di sicurezza o delle milizie Baath. Al momento non si hanno notizie della ragazza e la famiglia sta cercando di rintracciarla. «Non sappiamo chi l’ha rapita, e quindi non sappiamo a chi chiederla indietro. È possibile che l’abbiano portata all’estero. Basandoci su quel che è successo ai membri di altre famiglie che sono stati fermati, pensiamo che molto probabilmente verrà rilasciata presto. Se l’avessero voluta uccidere, l’avrebbero già fatto». La notizia della sua scomparsa si è diffusa molto velocemente su internet e sono state aperte svariate pagine Facebook che chiedono la sua liberazione.
Amina Abdullah Araf è nata negli Stati Uniti da madre americana e padre siriano ed è cresciuta a metà tra i due paesi e da anni vive in Siria dove insegna inglese. La sua famiglia è molto ricca e ha da sempre stretti legami con il governo, di cui fanno parte alcuni suoi parenti, cosa che finora l’aveva protetta dalle ritorsioni del governo.
ilpost
Da Il fatto quotidiano
Ambiente & Veleni | di Nello Trocchia
7 giugno 2011
I rifiuti in Campana, dalla trattativa
con i Casalesi al percolato in mare
L'ultimo rapporto di Ecomafie, a cura di Legambiente, fissa la sua lenta sui contatti tra il superlatitante Michele Zagaria e apparati deviati dello Stato per definire il lucroso affare della monnezza
Gli inquirenti e la magistratura lo cercano ancora, l’ultima caccia è scattata a fine maggio nelle strade e nelle campagne di Casapesenna, comune in provincia di Caserta, con perquisizioni e sequestri. Resta l’ultimo superlatitante del potente clan dei Casalesi, l’unico ancora in libertà. Michele Zagaria è sfuggito alla cattura più volte, ma durante la sua latitanza avrebbe incontrato pezzi deviati dello stato per parlare di protezione e di affari. Tema degli incontri il business lucroso dei rifiuti. Patto semplice: la camorra ci mette i terreni e le ditte di trasporto, lo stato toglie il pattume dalla strada e garantisce appalti e immunità. La trattativa, in salsa campana, torna di attualità nel rapporto Ecomafia 2011, redatto da Legambiente, che dedica all’argomento un intero paragrafo citando le inchieste giornalistiche che hanno aperto uno squarcio su questa vicenda e gli approfondimenti in corso della magistratura.
“Le basi per la trattativa – si legge nel dossier – con la camorra sarebbero state poste tra la fine del 2003 e l’inizio del 2004. Paradossalmente, proprio in coincidenza con la fine della gestione Bassolino e l’inizio di quella dell’ex prefetto Catenacci, vale a dire nella fase in cui il Commissariato di governo viene di fatto militarizzato, per renderlo impermeabile a eventuali infiltrazioni. È lo stesso Catenacci a raccontare alla Commissione parlamentare ecomafie, lo scorso marzo, la composizione della sua struttura: “Scelsi ex prefetti, ex questori, ufficiali dell’esercito e perfino la moglie del capo napoletano dei Ros. Mi circondai inoltre di quattro alti funzionari dei Carabinieri, della Guardia di finanza, del Corpo forestale e della Polizia”.
Per capire il ruolo di Michele Zagaria e della camorra nell’affare rifiuti basta prendere in esame le 37 interdittive antimafia spiccate nei confronti delle ditte impegnate in questo settore e l’inchiesta sulla discarica di Chiaiano, “la più sicura del mondo” secondo Bertolaso, che sarebbe stata realizzata, questa l’ipotesi della Procura di Napoli, da aziende vicine proprio al latitante. Un altro dato inquietante, riportato nel rapporto, è la carriera in discesa del funzionario Claudio De Biasio, impegnato prima al consorzio Ce4, ‘la creatura’ di Nicola Cosentino, luogo di incontro tra imprenditoria e camorra, poi al commissariato di governo prima di finire travolto in tre inchieste giudiziarie. Nonostante tutto De Biasio, sponsorizzato anche da una toga e da uomini di centro-destra, è rimasto in sella nella gestione Bertolaso e anche dopo, nuovamente coinvolto, da ultimo, nell’inchiesta sul percolato smaltito in mare.
Per capire vent’anni di ecomafie bisogna partire da Giugliano, terza città per numero di abitanti in Campania, luogo simbolo di degrado, abusivismo edilizio e devastazione ambientale. In questa terra, sono censite 40 discariche tra abusive e non, il confine tra attività criminali e legali è impercettibile. Tra i buchi riempiti di munnezza, c’è quello della società Resit di Cipriano Chianese, il vero “ideatore delle ecomafie in Campania”, secondo la Procura di Napoli. Lui non è un camorrista, ma un faccendiere, imprenditore e avvocato che ha tentato, sfiorato per pochi voti, nel 1994 il salto alla Camera dei deputati con Forza Italia, appoggiato dal clan (oggi è imputato per concorso esterno in associazione camorristica). E i Casalesi da lui hanno imparato l’arte della spazzatura interrata, il business della gestione del pattume, tossico e no. L’area della Resit è un luogo simbolo. “Qui – si legge nel rapporto – , come racconta Vassallo, è forse avvenuta, alla metà degli anni Ottanta, la genesi dell’ecomafia casalese. È in questi impianti che per la prima volta il ciclo illegale dei rifiuti si è trasformato in sistema affaristico criminale. Seppelliti tra le montagne di scorie, che hanno creato delle vere e proprie fumarole visibili anche dalla strada, ci sono addirittura gli scarti dell’Acna di Cengio, l’industria che durante la Seconda guerra mondiale ha fabbricato le armi chimiche proibite.
Il pentito Vassallo ha offerto ai magistrati una descrizione raccapricciante del percolato trafficato dai Casalesi in quegli anni: “C’erano rifiuti liquidi di una certa ditta che arrivavano in cisterne speciali inox anticorrosive. Quei rifiuti sversati friggevano e scioglievano anche la plastica”. Per questa area il governo, nel 2008, aveva promesso lo stanziamento di 48 milioni di euro per la bonifica. Al momento neanche un metro quadrato è stato interessato dall’attività di ripristino. L’unica cosa certa è il disastro ambientale previsto, da una relazione del geologo Giovanni Balestri consegnata alla Procura di Napoli. “ Il percolato di quei rifiuti, altamente nocivo e cancerogeno, sta attraversando – si legge nel rapporto – il terreno e si sta insinuando attraverso i pori del tufo, posto alla base degli invasi come isolante. Entro il 2064, la falda acquifera sottostante sarà completamente avvelenata. E il problema non riguarderà solo la pianura di Giugliano, dove sorgono gli impianti. “La contaminazione”, infatti, “si estenderà oltre i confini provinciali” e raggiungerà “la rete idrica superficiale dei Regi Lagni”.
Ambiente & Veleni | di Nello Trocchia
7 giugno 2011
I rifiuti in Campana, dalla trattativa
con i Casalesi al percolato in mare
L'ultimo rapporto di Ecomafie, a cura di Legambiente, fissa la sua lenta sui contatti tra il superlatitante Michele Zagaria e apparati deviati dello Stato per definire il lucroso affare della monnezza
Gli inquirenti e la magistratura lo cercano ancora, l’ultima caccia è scattata a fine maggio nelle strade e nelle campagne di Casapesenna, comune in provincia di Caserta, con perquisizioni e sequestri. Resta l’ultimo superlatitante del potente clan dei Casalesi, l’unico ancora in libertà. Michele Zagaria è sfuggito alla cattura più volte, ma durante la sua latitanza avrebbe incontrato pezzi deviati dello stato per parlare di protezione e di affari. Tema degli incontri il business lucroso dei rifiuti. Patto semplice: la camorra ci mette i terreni e le ditte di trasporto, lo stato toglie il pattume dalla strada e garantisce appalti e immunità. La trattativa, in salsa campana, torna di attualità nel rapporto Ecomafia 2011, redatto da Legambiente, che dedica all’argomento un intero paragrafo citando le inchieste giornalistiche che hanno aperto uno squarcio su questa vicenda e gli approfondimenti in corso della magistratura.
“Le basi per la trattativa – si legge nel dossier – con la camorra sarebbero state poste tra la fine del 2003 e l’inizio del 2004. Paradossalmente, proprio in coincidenza con la fine della gestione Bassolino e l’inizio di quella dell’ex prefetto Catenacci, vale a dire nella fase in cui il Commissariato di governo viene di fatto militarizzato, per renderlo impermeabile a eventuali infiltrazioni. È lo stesso Catenacci a raccontare alla Commissione parlamentare ecomafie, lo scorso marzo, la composizione della sua struttura: “Scelsi ex prefetti, ex questori, ufficiali dell’esercito e perfino la moglie del capo napoletano dei Ros. Mi circondai inoltre di quattro alti funzionari dei Carabinieri, della Guardia di finanza, del Corpo forestale e della Polizia”.
Per capire il ruolo di Michele Zagaria e della camorra nell’affare rifiuti basta prendere in esame le 37 interdittive antimafia spiccate nei confronti delle ditte impegnate in questo settore e l’inchiesta sulla discarica di Chiaiano, “la più sicura del mondo” secondo Bertolaso, che sarebbe stata realizzata, questa l’ipotesi della Procura di Napoli, da aziende vicine proprio al latitante. Un altro dato inquietante, riportato nel rapporto, è la carriera in discesa del funzionario Claudio De Biasio, impegnato prima al consorzio Ce4, ‘la creatura’ di Nicola Cosentino, luogo di incontro tra imprenditoria e camorra, poi al commissariato di governo prima di finire travolto in tre inchieste giudiziarie. Nonostante tutto De Biasio, sponsorizzato anche da una toga e da uomini di centro-destra, è rimasto in sella nella gestione Bertolaso e anche dopo, nuovamente coinvolto, da ultimo, nell’inchiesta sul percolato smaltito in mare.
Per capire vent’anni di ecomafie bisogna partire da Giugliano, terza città per numero di abitanti in Campania, luogo simbolo di degrado, abusivismo edilizio e devastazione ambientale. In questa terra, sono censite 40 discariche tra abusive e non, il confine tra attività criminali e legali è impercettibile. Tra i buchi riempiti di munnezza, c’è quello della società Resit di Cipriano Chianese, il vero “ideatore delle ecomafie in Campania”, secondo la Procura di Napoli. Lui non è un camorrista, ma un faccendiere, imprenditore e avvocato che ha tentato, sfiorato per pochi voti, nel 1994 il salto alla Camera dei deputati con Forza Italia, appoggiato dal clan (oggi è imputato per concorso esterno in associazione camorristica). E i Casalesi da lui hanno imparato l’arte della spazzatura interrata, il business della gestione del pattume, tossico e no. L’area della Resit è un luogo simbolo. “Qui – si legge nel rapporto – , come racconta Vassallo, è forse avvenuta, alla metà degli anni Ottanta, la genesi dell’ecomafia casalese. È in questi impianti che per la prima volta il ciclo illegale dei rifiuti si è trasformato in sistema affaristico criminale. Seppelliti tra le montagne di scorie, che hanno creato delle vere e proprie fumarole visibili anche dalla strada, ci sono addirittura gli scarti dell’Acna di Cengio, l’industria che durante la Seconda guerra mondiale ha fabbricato le armi chimiche proibite.
Il pentito Vassallo ha offerto ai magistrati una descrizione raccapricciante del percolato trafficato dai Casalesi in quegli anni: “C’erano rifiuti liquidi di una certa ditta che arrivavano in cisterne speciali inox anticorrosive. Quei rifiuti sversati friggevano e scioglievano anche la plastica”. Per questa area il governo, nel 2008, aveva promesso lo stanziamento di 48 milioni di euro per la bonifica. Al momento neanche un metro quadrato è stato interessato dall’attività di ripristino. L’unica cosa certa è il disastro ambientale previsto, da una relazione del geologo Giovanni Balestri consegnata alla Procura di Napoli. “ Il percolato di quei rifiuti, altamente nocivo e cancerogeno, sta attraversando – si legge nel rapporto – il terreno e si sta insinuando attraverso i pori del tufo, posto alla base degli invasi come isolante. Entro il 2064, la falda acquifera sottostante sarà completamente avvelenata. E il problema non riguarderà solo la pianura di Giugliano, dove sorgono gli impianti. “La contaminazione”, infatti, “si estenderà oltre i confini provinciali” e raggiungerà “la rete idrica superficiale dei Regi Lagni”.
NIC to
aeryon [del]
castelli: "io non voglio più pagare il canone"
travaglio: "questi sono membri del governo e incitano all'evasione fiscale"
castelli: "no no, quello lo farà lei, io sto esprimendo un'idea"
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