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Subject: [POLITICA]

2011-06-14 00:30:55
chissà che non ci siano le stesse coalizioni ;P

Non credo proprio :)
2011-06-14 10:55:33
tirano dritto fino al 2013

vedrai
2011-06-14 14:06:11
Palazzo Chigi punta sulla prescrizione breve
"Ma con il Colle ora c'è un'incognita in più"
Paniz guida i falchi: faremo anche la legge sulle intercettazioni. Berlusconi avrebbe confidato a Ghedini e Alfano: "Lo so d'ora in poi è tutto più difficile"

di LIANA MILELLA
ROMA - "E adesso che si fa?". Sono in difficoltà i pasdaran della giustizia ad personam nel Pdl. Dopo un decennio di leggi salva-Silvio, la gente ha detto basta. Non si fa illusioni neppure Berlusconi. L'avrebbero sentito mormorare agli Alfano e ai Ghedini: "Certo, d'ora in avanti tutto sarà più difficile". Su di lui s'allunga la possibile condanna per corruzione nel processo Mills (anche se proprio Ghedini la esclude), e le decine di udienze per Mediaset, Mediatrade, Rubygate, ma si allarga pure la grande ombra del Colle, di un Napolitano che d'ora in avanti - non che ne avesse bisogno, per la verità - sarà più forte nei suoi possibili "no" in grazia di quel 56,5% di italiani che è andato a votare per bocciare una norma monstre come il legittimo impedimento. Messa in campo dall'Udc, giusto dall'attuale vice presidente del Csm Michele Vietti per salvare letteralmente il Paese, la magistratura e i cittadini da quel processo breve che avrebbe fulminato centomila processi. Una legge per salvare Berlusconi ma, con lui, liberare pure migliaia di potenziali condannati.
Questo sono le leggi ad personam. Che, fino a ieri sera, non erano certo state messe da parte. Né morte, né tantomeno ufficialmente seppellite. Di loro, un deputato che gode la piena fiducia di Niccolò Ghedini come l'avvocato di Belluno Maurizio Paniz - il legale che liberò Zornitta dall'incubo di essere Unabomber, che si è accollato alla Camera la parte del falco nel Rubygate - ancora ieri diceva con voce tranquilla: "Non vedo il problema: faremo la riforma della giustizia. Faremo la prescrizione breve. Faremo, se ci riusciamo, anche la legge sulle intercettazioni". E il processo lungo? "Quello non so, vedremo". E la norma blocca-Ruby? "Quella l'avete inventata voi della stampa. Io, nel principio, la condivido. Ma non ne ho mai discusso". Per chi non lo ricordasse il processo lungo doveva servire per dare più potere agli avvocati nell'imporre ai giudici i testi in udienza. E per non utilizzare le sentenze definitive (quella dell'avvocato Mills nel processo Mills). Dentro c'era la blocca-Ruby, processi congelati se c'è un conflitto d'attribuzione. Giusto quello di cui la Consulta valuterà il 6 luglio l'ammissibilità (scontata) e quello per Mediaset, per cui s'aspetta il 5 ottobre.
Ha forti certezze Paniz. E non è il solo ad averle. Chi vuole proteggere il Cavaliere dai processi sostiene la stessa cosa. "Almeno la prescrizione breve si deve fare". Già votata alla Camera, attende l'ok del Senato. Un voto, e si chiude. Dal Quirinale ci si aspetta clemenza. Ma dopo questo weekend referendario tutto è più complicato. La trattativa già impossibile, diventa lunare. Il perché è lampante: dopo un simile voto, un capo dello Stato, su certi temi, non può lasciare neppure il minimo spiraglio di dubbio. Che, invero, non ha mai lasciato.
Soprattutto perché la prescrizione breve è l'origine dei mali. È la figlia del processo breve. Ne condivide il vizio d'origine. Scritta per l'imputato Berlusconi, essa però vale per tutti coloro che sono incensurati e si trovano ad affrontare il primo giudizio in cui potrebbero essere condannati. Per loro si chiede, chissà perché, uno sconto sui tempi di prescrizione. Un regalo? Diciamo un occhio di riguardo.
C'è chi, nel Pdl, consiglia al Cavaliere di non gettarsi per nulla in questa partita. Perché a sfilarsi per primi saranno quelli della Lega, timorosi di perdere altri consensi. E poi i Responsabili, che alzeranno a dismisura il prezzo del loro appoggio. L'autorevole fonte del centrodestra dà la partita a rischio sconfitta. E cita in proposito un segnale negativo che, a suo dire, sarebbe arrivato dalla Corte costituzionale. Una sentenza recentissima, la 183, fresca di una settimana. L'ha scritta Giorgio Lattanzi. L'ultimo giudice arrivato alla Consulta dalla Cassazione. Un giurista rinomato. Essa boccia un altro pezzetto della Cirielli che per Berlusconi, nel 2005, accorciò già la prescrizione. Stabilisce che nel dare le attenuanti generiche a un recidivo reiterato il giudice non può essere sottoposto a limiti. Dev'essere libero. Del pari, quel giudice perché dovrebbe riconoscere una prescrizione accorciata per un imputato incensurato? Ne andrebbe della sua libertà. Quindi la prescrizione breve sarebbe incostituzionale. Dice la fonte Pdl: "Pare scritta apposta per fornire a Napolitano una buona motivazione per bocciare la nostra prescrizione breve". Un segnale quanto meno funesto.
2011-06-14 18:45:21
Un'esondazione di voltagabbana

vi invito a leggere questo pezzo pubblicato su spinoza, conscio che ci sarà chi lo prenderà alla lettera ed avrà da obiettare, precisare e via dicendo (già si leggono stucchevoli polemiche pure su spinoza)...

io lo trovo geniale, ma va capito.

Se vi piace/interessa consiglio anche i primi due pezzi del prof. Morte, scritti nelle settimane precedenti, davvero imperdibili!
(edited)
2011-06-14 19:43:50
condivisibile in gran parte
2011-06-14 19:48:54
In un momento di grandissima confusione serviranno le decisioni finali sul processo al nano.Poi la resa dei conti tra pdl meridionale e lega nordista e tra vendola e bersani e poi si vedra'....tutti contro tutti.
2011-06-14 19:50:44


vi invito a leggere questo pezzo pubblicato su spinoza, conscio che ci sarà chi lo prenderà alla lettera ed avrà da obiettare, precisare e via dicendo (già si leggono stucchevoli polemiche pure su spinoza)...

io lo trovo geniale, ma va capito.

Se vi piace/interessa consiglio anche i primi due pezzi del prof. Morte, scritti nelle settimane precedenti, davvero imperdibili!


Condivido al 100%
2011-06-15 10:36:27
Cittadinanzattiva: “Tagli per 1,5 miliardi
Assistenza sanitaria a rischio”

L'associazione denuncia un'offerta di servizi ridotta al minimo e il non riconoscimento di malattie croniche che obbliga i malati a pagare i farmaci di tasca propria. "Nel 2013 alcune Regioni non saranno in grado di garantire i Livelli essenziali di assistenza (Lea), che tra l'altro aspettano da 10 anni una nuova definizione"
Diagnosi tardive, scarsa disponibilità di specialisti, farmaci essenziali non rimborsabili, aumento del costo dei ticket sanitari e tagli indiscriminati alle pensioni di invalidità. Nel nostro Paese il diritto alla salute e all’assistenza fa acqua da tutte le parti, secondo quanto denunciato da Cittadinanzattiva alla presentazione della I Conferenza nazionale delle organizzazioni civiche per la salute, che si è tenuta a Riva del Garda il 10 e 11 giugno scorsi.

I provvedimenti del governo negli ultimi due anni, secondo l’associazione, hanno ridotto al minimo l’offerta assistenziale sanitaria e sociale, scaricando i costi interamente sui cittadini. Solo per il 2011, il taglio delle risorse al Sistema sanitario nazionale (Ssn) ammonta a circa 1,5 miliardi di euro e investe anche la copertura dei ticket sanitari per prestazioni diagnostiche e specialistiche. Alla riduzione delle risorse si affianca anche un aumento dell’imposta fiscale per i cittadini e dei ticket sanitari per tutte quelle Regioni obbligate per legge a rispettare i piani di rientro.

Livelli essenziali di assistenza – In dubbio è poi la capacità delle Regioni, a partire dal 2013, di erogare i Lea (Livelli essenziali di assistenza), ovvero le prestazioni che il Ssn è tenuto a garantire a tutti i cittadini. I Lea già ora non sono garantiti uniformemente: solo otto Regioni (e tutte del centro Nord) li hanno erogati nel 2009, tre solo parzialmente, mentre le altre, Lazio compreso, non ne hanno garantito l’effettiva erogazione. A questo si aggiunge, nella denuncia di Cittadinanzattiva, che “da ben 10 anni non vengono approvati i nuovi Lea. Una cosa gravissima e inaccettabile”. I nuovi Lea erano stati predisposti dall’ex ministro della Salute, Livia Turco, ma non sono più stati approvati. Gli ultimi risalgono a quelli emanati da Rosy Bindi nel 2001, ormai scaduti.

“Un ritardo ancora più grave – dice Tonino Aceti, responsabile del coordinamento nazionale Associazioni malati cronici di Cittadinanzattiva – soprattutto in tempi in cui si vuole fare il federalismo fiscale, parlando di costi e fabbisogni standard. Categorie che non possono essere certo definite su Lea vecchi di 10 anni”. Secondo il responsabile Sanità del Pd, Paolo Fontanelli, “la legge 42 sul federalismo fiscale doveva individuare i Lea e conseguentemente stabilire i relativi fabbisogni. Però i decreti attuativi si stanno muovendo in altre direzioni, secondo precisi vincoli finanziari. In questo modo nel migliore dei casi avremo un congelamento, ma c’è il rischio reale di un pericoloso arretramento, senza una riqualificazione e un rinnovamento del Servizio sanitario nazionale”.

Malattie croniche non riconosciute e insoddisfazione per i medici di base – Dalla conferenza a Riva del Garda è emerso che il 44% delle associazioni dei malati non reputa soddisfacente la risposta fornita dall’Assistenza domiciliare integrata. Il 50% delle associazioni riscontra una diffusa difficoltà di accesso ai farmaci necessari, dovuta alla non rimborsabilità da parte del Ssn, alle ulteriori limitazioni imposte dalle Regioni a quanto previsto a livello nazionale, e alle difficoltà burocratiche per il rilascio del piano terapeutico. Altro problema è quello della mancata erogazione gratuita dei cosiddetti parafarmaci, come integratori, alimenti particolari o creme. Ad aggravare il quadro, secondo l’associazione, è il mancato riconoscimento di alcune patologie nell’elenco delle malattie croniche e invalidanti: “Mentre la politica parla – sottolinea Aceti – migliaia di malati con patologie croniche e rare non si vedono riconosciuta la propria malattia e devono pagarsi di tasca loro i farmaci”.

A rischio anche il diritto alla salute dei bambini che, al pari di tutti i cittadini, incontrano grandi problemi fin dall’inizio del loro percorso diagnostico terapeutico, al punto che l’88% delle associazioni dei malati denuncia la difficoltà di accedere tempestivamente alla diagnosi precoce. Il 94% dell’assistenza di base da parte del pediatra di libera scelta e del medico generale non soddisfano le esigenze dei cittadini. Quasi la totalità delle associazioni, il 90,6%, hanno riscontrato la scarsa conoscenza da parte di questi professionisti delle patologie e delle relative complicanze, in particolar modo se le malattie sono rare, con tutte le relative conseguenze in termini di accesso alla diagnosi. Il 75% segnala una mancanza integrazione delle cure del pediatra o medico di base con lo specialista o il centro di riferimento per la cura della patologia. Il percorso di cure diventa perciò particolarmente tortuoso. E anche costoso, visto che spesso il paziente si deve spostare fuori dalla propria Regione.

Tagli agli invalidi – Altro problema “cruciale” riscontrato dal 65% delle organizzazioni è infine la grave difficoltà di accesso ai benefici economici correlati al riconoscimento dell’invalidità civile, dell’accompagnamento e della legge 104/1992. “Con la scusa della lotta ai falsi invalidi – conclude Cittadinanzattiva – l’Inps sta di fatto procedendo al taglio indiscriminato delle pensioni di invalidità, delle indennità mensili di frequenza e delle indennità di accompagnamento, anche nei confronti di coloro che sono nel pieno diritto di goderne”.

di Valentina Arcovio – PianetaScienza
2011-06-15 10:57:37
faccio riferimento a cui il post prima nucleare.
tra 10 anni il welfare state sarà finito grazie alla decrescita della competitività industriale italiana che comporterà anche un crollo delle entrate fiscali. nel 1985 avevamo una possibilità l'abbiamo buttata nel cesso. oggi c'era la domanda di riserva e l'abbiamo buttata nel cesso.
pensiamo al fotovoltaico, saremo più "liberi" ma senza scuola e sanità.

amen
2011-06-15 12:55:30
ci sarebbero migliaia di obiezioni a questo discorso che fai ma si possono sintetizzare in: è ormai stradimostrato che il nucleare costa molto più delle fonti fossili e perciò non si capisce come l'adozione di un piano nucleare dovrebbe abbassare le tariffe e alzare la competitività delle imprese.

a parte ciò, mi pare strano che ancora non si colga l'immenso potenziale delle rinnovabili. gli esempi di germania, spagna, svizzera che prevedono alte soglie di produzione da rinnovabili nel prossimo decennio non significano nulla?

il welfare state, purtroppo, SE lo sono giocato nei decenni scorsi (mi tiro fuori per questioni anagrafiche) godendo oggi e fregandosene del domani, il resto è semplice reazione a catena. ipotizzare di mettersi a produrre col nucleare in barba al muro invalicabile del trattamento delle scorie, tanto ci penseranno quelli delle generazioni future, in fondo non è tanto diverso.
2011-06-15 12:57:43
2011-06-15 13:00:19
la "decrescita" c'è già stata nel 2009, torneremo ai consumi elettrici del 2008 solo poco prima del 2020
2011-06-15 14:31:17
2011-06-15 19:39:46
Insomma basterebbe che il governo incassasse i 98 miliardi dovuti da anni dalla lottomatica della famiglia corallo per diminuire le tasse e non fare tagli....
2011-06-15 19:43:00
bisognerebbe fare un referendum anche sui vari giochi del lotto affinchè non fossero affidati ai privati residenti nelle isole di st,martin offshore che non pagano tasse e riaffidati al ministero delle finanze italiano come era una volta per riappropiarci di 300 miliardi di utili...e tremonti non venga a dire che non ne sa nulla di tutto questo....
2011-06-15 22:35:56
XD, non è proprio la stessa cosa.