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Subject: [POLITICA]
Mi sembra evidente che la risposta sia affermativa.
Visto... Che imbecilli! Almeno il microfono... Ma poi hai tutti i momenti del giorno per parlare con il tuo sottoposto all'interno del Dicastero e fai queste esternazioni durante una conferenza stampa? Mah... Apparte che sembrava una conferenza stampa di presentazione di un calciatore piuttosto che quella di una Finanziaria, con battute e risatine...
salto millemila post e mi scuso se è già stato postato, ma credo sia importante per capire...
isseretni’d ottilfnoC
È passato un mese da quando Giovanni Stella, ad di TIMedia ed editore di La7, annunciava al Fatto: “Uno o due fra Santoro, Gabanelli, Floris e Fazio verranno a La7”. Era il 4 giugno. Oggi è il 3 luglio e non ne è arrivato nemmeno uno. Vuol dire che il dottor Stella faceva finta di volerli? No, abbiamo buoni motivi per ritenere che li voleva davvero. Almeno lui. Tant’è che aveva ingaggiato Nuzzi e Facci da Libero per pararsi sul lato destro. E aveva inviato a Santoro un contratto firmato: con la firma del conduttore, La7 non avrebbe più potuto tirarsi indietro. Poi è accaduto qualcosa. Un po’ di consecutio temporum.
4 giugno. Stella col Fatto usa una strana metafora per descrivere la campagna acquisti in casa Rai: “Attendo i macachi-conduttori che scendono dal banano Rai. Con due di loro ho un accordo di massima”. Come a dire (agli azionisti? ad altri?): non sono io che salgo a prenderli, ma la Rai me li butta addosso, come faccio a mandarli indietro?
6 giugno. Rai e Santoro annunciano il divorzio consensuale e la fine del contenzioso giudiziario alla vigilia della Cassazione. Mentana annuncia al Tg La7: “Santoro è a un passo da La7, la trattativa è molto avanzata, sul piano sia contrattuale sia dei contenuti giornalistici che potrebbe autonomamente realizzare: la decisione definitiva spetta a lui”.
7 giugno. Il titolo TiMedia guadagna il 17% in Borsa.
8 giugno. Anche Lerner dà la cosa per fatta: “Con l’arrivo di Santoro a La7 ci sarà un salto dimensionale ulteriore”.
9 giugno. Berlusconi: “Sono sincero, non posso dirmi dispiaciuto che Santoro lasci la Rai”. L’ultimo Annozero straccia tutti i record: 8,3 milioni, 32% di share.
14 giugno. Stella torna a parlare per metafora, altra excusatio non petita su Repubblica: “Santoro? Quando una donna si spoglia e si stende sul letto, c’è bisogno di fare altre domande? No. Ti togli la giacca, ti sfili la camicia e la smetti di chiacchierare”.
16 giugno. Santoro, a Un giorno da pecora, dice che Telecom non può fare liberamente “campagna acquisti” sennò “il governo potrebbe usare tutti i mezzi per sparare su Telecom”, in ogni caso “la possibilità che io vada a La7 è del 100% se le loro intenzioni fossero buone, concrete e rispettose delle nostre prerogative. Bisogna soltanto aspettare”.
23 giugno, Ansa ore 13.36. Stella presenta il nuovo palinsesto e annuncia: “Con Santoro è stata già trovata un’intesa di massima. Spero di uscire presto con l’annuncio e di firmare il contratto”.
23 giugno, Ansa ore 20.07. TIMedia rettifica l’annuncio di Stella: “Col dr. Santoro non è stato ancora trovato un accordo”.
28 giugno. Prima bozza della manovra finanziaria: chi (Telecom) possiede la rete telefonica per la banda larga dovrà renderla “aperta” ai concorrenti, potenziarla a spese proprie e dividerne la proprietà con la Cassa depositi e prestiti (cioè con lo Stato).
30 giugno, Ansa ore 13.32. “TIMedia ha interrotto le trattative con Santoro per ‘inconciliabili posizioni riguardo alla gestione operativa dei rapporti fra autore ed editore’”. Il titolo perde il 3%. Cambia la finanziaria: Telecom conserva la rete e, per potenziarla, potrà attingere a “risorse pubbliche”. Santoro parla di “gigantesco conflitto d’interessi”, ma è pressoché l’unico.
Il conflitto d’interessi è diventato una norma costituzionale occulta, un tabù che non solo non va risolto, ma neppure nominato (anche noi ci adeguiamo nel titolo). Dall’archivio Ansa dell’ultimo mese risultano aver parlato di “conflitto d’interessi/e” sul caso Santoro solo quattro politici: Vita e Giulietti del Pd, Orlando e Pardi di Idv (più il pdl Butti per negarlo). Bersani e Vendola non pervenuti: si limitano a criticare la scelta della Rai, poi però zitti sul seguito. Bersani, superando a fatica lo choc per le dimissioni di Vasco Rossi da rockstar, sostiene anzi che “Berlusconi non so se ci guadagnerà perché Santoro tanto risbucherà”. Bravo merlo, hai capito tutto.
Il Fatto Quotidiano, 3 luglio 2011
isseretni’d ottilfnoC
È passato un mese da quando Giovanni Stella, ad di TIMedia ed editore di La7, annunciava al Fatto: “Uno o due fra Santoro, Gabanelli, Floris e Fazio verranno a La7”. Era il 4 giugno. Oggi è il 3 luglio e non ne è arrivato nemmeno uno. Vuol dire che il dottor Stella faceva finta di volerli? No, abbiamo buoni motivi per ritenere che li voleva davvero. Almeno lui. Tant’è che aveva ingaggiato Nuzzi e Facci da Libero per pararsi sul lato destro. E aveva inviato a Santoro un contratto firmato: con la firma del conduttore, La7 non avrebbe più potuto tirarsi indietro. Poi è accaduto qualcosa. Un po’ di consecutio temporum.
4 giugno. Stella col Fatto usa una strana metafora per descrivere la campagna acquisti in casa Rai: “Attendo i macachi-conduttori che scendono dal banano Rai. Con due di loro ho un accordo di massima”. Come a dire (agli azionisti? ad altri?): non sono io che salgo a prenderli, ma la Rai me li butta addosso, come faccio a mandarli indietro?
6 giugno. Rai e Santoro annunciano il divorzio consensuale e la fine del contenzioso giudiziario alla vigilia della Cassazione. Mentana annuncia al Tg La7: “Santoro è a un passo da La7, la trattativa è molto avanzata, sul piano sia contrattuale sia dei contenuti giornalistici che potrebbe autonomamente realizzare: la decisione definitiva spetta a lui”.
7 giugno. Il titolo TiMedia guadagna il 17% in Borsa.
8 giugno. Anche Lerner dà la cosa per fatta: “Con l’arrivo di Santoro a La7 ci sarà un salto dimensionale ulteriore”.
9 giugno. Berlusconi: “Sono sincero, non posso dirmi dispiaciuto che Santoro lasci la Rai”. L’ultimo Annozero straccia tutti i record: 8,3 milioni, 32% di share.
14 giugno. Stella torna a parlare per metafora, altra excusatio non petita su Repubblica: “Santoro? Quando una donna si spoglia e si stende sul letto, c’è bisogno di fare altre domande? No. Ti togli la giacca, ti sfili la camicia e la smetti di chiacchierare”.
16 giugno. Santoro, a Un giorno da pecora, dice che Telecom non può fare liberamente “campagna acquisti” sennò “il governo potrebbe usare tutti i mezzi per sparare su Telecom”, in ogni caso “la possibilità che io vada a La7 è del 100% se le loro intenzioni fossero buone, concrete e rispettose delle nostre prerogative. Bisogna soltanto aspettare”.
23 giugno, Ansa ore 13.36. Stella presenta il nuovo palinsesto e annuncia: “Con Santoro è stata già trovata un’intesa di massima. Spero di uscire presto con l’annuncio e di firmare il contratto”.
23 giugno, Ansa ore 20.07. TIMedia rettifica l’annuncio di Stella: “Col dr. Santoro non è stato ancora trovato un accordo”.
28 giugno. Prima bozza della manovra finanziaria: chi (Telecom) possiede la rete telefonica per la banda larga dovrà renderla “aperta” ai concorrenti, potenziarla a spese proprie e dividerne la proprietà con la Cassa depositi e prestiti (cioè con lo Stato).
30 giugno, Ansa ore 13.32. “TIMedia ha interrotto le trattative con Santoro per ‘inconciliabili posizioni riguardo alla gestione operativa dei rapporti fra autore ed editore’”. Il titolo perde il 3%. Cambia la finanziaria: Telecom conserva la rete e, per potenziarla, potrà attingere a “risorse pubbliche”. Santoro parla di “gigantesco conflitto d’interessi”, ma è pressoché l’unico.
Il conflitto d’interessi è diventato una norma costituzionale occulta, un tabù che non solo non va risolto, ma neppure nominato (anche noi ci adeguiamo nel titolo). Dall’archivio Ansa dell’ultimo mese risultano aver parlato di “conflitto d’interessi/e” sul caso Santoro solo quattro politici: Vita e Giulietti del Pd, Orlando e Pardi di Idv (più il pdl Butti per negarlo). Bersani e Vendola non pervenuti: si limitano a criticare la scelta della Rai, poi però zitti sul seguito. Bersani, superando a fatica lo choc per le dimissioni di Vasco Rossi da rockstar, sostiene anzi che “Berlusconi non so se ci guadagnerà perché Santoro tanto risbucherà”. Bravo merlo, hai capito tutto.
Il Fatto Quotidiano, 3 luglio 2011
Intanto nel decreto sviluppo:
Diritto di superficie sugli arenili (articolo 3, commi da 1 a 3). Con l'obiettivo di incrementare l'efficienza del sistema turistico italiano, viene introdotto un diritto di superficie di 20 anni, fermo restando "in assoluto" il diritto libero e gratuito di accesso e fruizione della battigia, anche ai fini della balneazione. Il diritto di superficie si costituisce sulle aree inedificate formate da arenili, con esclusione in ogni caso delle spiagge e delle scogliere. Viene poi precisato che sulle aree già occupate da edificazioni esistenti, aventi qualunque destinazione d'uso in atto alla data di entrata in vigore dell'articolo in esame, sebbene realizzate su spiaggia, arenile o scogliera - salvo che le relative aree non risultino già di proprietà privata - le edificazioni possono essere mantenute esclusivamente in regime di diritto di superficie. Si precisa anche che la delimitazione dei soli arenili, per le aree inedificate, e la delimitazione delle aree già occupate da edificazioni esistenti, realizzate su terreni non già di proprietà privata, è effettuata, su iniziativa dei Comuni, dalle Regioni, d'intesa con l'agenzia del Demanio. Inoltre, il provvedimento costitutivo del diritto di superficie è rilasciato, nel rispetto dei principi comunitari di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità, dalla Regione d' intesa con il comune e le agenzie del Demanio e del Territorio, ed è trasmesso in copia all'agenzia delle Entrate per la riscossione del corrispettivo. La norma prevede poi che il diritto di superficie si costituisca, e successivamente si mantienga: a) previo pagamento di un corrispettivo annuo determinato dal Demanio sulla base dei valori di mercato; b) previo accatastamento delle edificazioni (articolo 19, decreto-legge n. 78 del 2010) e, per le edificazioni già esistenti alla data di entrata in vigore del presente articolo, se le stesse risultano dotate di un titolo abilitativo valido a tutti gli effetti; c) se acquisito da una impresa, a condizione che l'impresa aderisca a nuovi, congrui studi di settore appositamente elaborati dall'agenzia delle Entrate e che l'impresa risulti in più regolarmente adempiente agli obblighi contributivi; e d) sulle aree inedificate l'attività edilizia è consentita solo in regime di diritto di superficie e comunque nel rispetto della normativa vigente. Sulle aree in diritto di superficie già occupate da edificazioni esistenti le attività di manutenzione, ristrutturazione, trasformazione o di ricostruzione delle predette edificazioni sono consentite comunque nel rispetto della normativa vigente. Viene inoltre stabilito che le edificazioni esistenti ovvero realizzate successivamente alla data di entrata in vigore del presente articolo, che risultano in violazione delle presenti disposizioni, sono senz'altro acquisite di diritto alla proprietà del Demanio e abbattute in danno di colui che le ha realizzate. Le violazioni alla normativa vigente, incluse quelle di rilevanza penale, commesse su aree costituite da spiagge, arenili e scogliere continuano a essere perseguite ai sensi della legislazione vigente. Nulla è innovato in materia di demanio marittimo. Ne consegue che le concessioni demaniali vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge (vale a dire, 14 maggio 2011) proseguono sino alla loro scadenza e solo quando questa sarà intervenuta si procederà all'attribuzione dei diritti di superficie sui beni edificati per effetto delle concessioni vigenti. Le risorse costituite dai corrispettivi dei diritti di superficie riscosse dalle Entrate sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate a un Fondo costituito presso il Tesoro per essere annualmente ripartite in quattro quote, in favore: della Regione interessata, dei comuni interessati, dei distretti turistico-alberghieri, dell'Erario, con particolare riferimento agli eventuali maggiori oneri per spese di competenza del ministero dell'Interno. La misura delle quote è stabilita annualmente con decreto di via XX Settembre. Viene poi ribadito, a salvaguardia di valori costituzionalmente garantiti, quanto alle esigenze del pubblico uso, che l'attuazione di tali disposizioni debba - in ogni caso - assicurare, specie nei casi di attribuzione di diritti di superficie a imprese turistico-balneari, il rispetto dell'obbligo di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia, anche a fini di balneazione.
E poi:
Distretti turistico-alberghieri (articolo 3, commi da 4 a 6). Che possono essere istituiti (a costo zero per l'Erario) nei territori costieri con gli obiettivi di riqualificare e rilanciare l'offerta turistica a livello nazionale e internazionale, di accrescere lo sviluppo delle aree e dei settori del distretto, di migliorare l'efficienza nell'organizzazione e nella produzione dei servizi, di assicurare garanzie e certezze giuridiche alle imprese che vi operano con particolare riferimento alle opportunità di investimento, di accesso al credito, di semplificazione e celerità nei rapporti con le pubbliche amministrazioni. I distretti sono istituiti con Dpcm, su richiesta delle imprese del settore che operano nei medesimi territori, previa intesa con le Regioni interessate. Viene precisato che la delimitazione dei distretti è effettuata dall'agenzia del Demanio, previa conferenza di servizi, che è obbligatoriamente indetta se richiesta da imprese del settore turistico che operano nei medesimi territori. Alla conferenza di servizi devono sempre partecipare i Comuni interessati. La norma prevede poi che alle imprese dei distretti costituite in rete si applichino, previo ok del Tesoro e dello Sviluppo economico, disposizioni agevolative in materia amministrativa, finanziaria, per la ricerca e lo sviluppo. I distretti costituiscono "Zone a burocrazia zero" e, per le iniziative produttive avviate dopo il 31 maggio 2010, i provvedimenti conclusivi dei procedimenti autorizzativi amministrativi sono emanati da un commissario di governo. Questi provvedimenti fruiscono del principio del "silenzio-assenso". E cioè, dopo 30 giorni di silenzio dalla richiesta, si intende accolta. Nei distretti poi sono attivati gli sportelli unici di coordinamento delle attività delle agenzie fiscali e dell'Inps. Presso tali sportelli le imprese del distretto intrattengono rapporti per la risoluzione di qualunque questione di competenza propria di tali enti, possono presentare richieste e istanze, oltre che a ricevere i provvedimenti conclusivi dei relativi procedimenti, rivolte a una qualsiasi altra amministrazione statale. Per le attività di ispezione e controllo di competenza di Fisco e Inps gli sportelli unici assicurano controlli unitari, una pianificazione e l'esercizio di tali attività in modo tale da influire il meno possibile sull'ordinaria attività propria delle imprese dei distretti.
Non male per le nostre coste. Almeno hanno corretto il tiro!
Diritto di superficie sugli arenili (articolo 3, commi da 1 a 3). Con l'obiettivo di incrementare l'efficienza del sistema turistico italiano, viene introdotto un diritto di superficie di 20 anni, fermo restando "in assoluto" il diritto libero e gratuito di accesso e fruizione della battigia, anche ai fini della balneazione. Il diritto di superficie si costituisce sulle aree inedificate formate da arenili, con esclusione in ogni caso delle spiagge e delle scogliere. Viene poi precisato che sulle aree già occupate da edificazioni esistenti, aventi qualunque destinazione d'uso in atto alla data di entrata in vigore dell'articolo in esame, sebbene realizzate su spiaggia, arenile o scogliera - salvo che le relative aree non risultino già di proprietà privata - le edificazioni possono essere mantenute esclusivamente in regime di diritto di superficie. Si precisa anche che la delimitazione dei soli arenili, per le aree inedificate, e la delimitazione delle aree già occupate da edificazioni esistenti, realizzate su terreni non già di proprietà privata, è effettuata, su iniziativa dei Comuni, dalle Regioni, d'intesa con l'agenzia del Demanio. Inoltre, il provvedimento costitutivo del diritto di superficie è rilasciato, nel rispetto dei principi comunitari di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità, dalla Regione d' intesa con il comune e le agenzie del Demanio e del Territorio, ed è trasmesso in copia all'agenzia delle Entrate per la riscossione del corrispettivo. La norma prevede poi che il diritto di superficie si costituisca, e successivamente si mantienga: a) previo pagamento di un corrispettivo annuo determinato dal Demanio sulla base dei valori di mercato; b) previo accatastamento delle edificazioni (articolo 19, decreto-legge n. 78 del 2010) e, per le edificazioni già esistenti alla data di entrata in vigore del presente articolo, se le stesse risultano dotate di un titolo abilitativo valido a tutti gli effetti; c) se acquisito da una impresa, a condizione che l'impresa aderisca a nuovi, congrui studi di settore appositamente elaborati dall'agenzia delle Entrate e che l'impresa risulti in più regolarmente adempiente agli obblighi contributivi; e d) sulle aree inedificate l'attività edilizia è consentita solo in regime di diritto di superficie e comunque nel rispetto della normativa vigente. Sulle aree in diritto di superficie già occupate da edificazioni esistenti le attività di manutenzione, ristrutturazione, trasformazione o di ricostruzione delle predette edificazioni sono consentite comunque nel rispetto della normativa vigente. Viene inoltre stabilito che le edificazioni esistenti ovvero realizzate successivamente alla data di entrata in vigore del presente articolo, che risultano in violazione delle presenti disposizioni, sono senz'altro acquisite di diritto alla proprietà del Demanio e abbattute in danno di colui che le ha realizzate. Le violazioni alla normativa vigente, incluse quelle di rilevanza penale, commesse su aree costituite da spiagge, arenili e scogliere continuano a essere perseguite ai sensi della legislazione vigente. Nulla è innovato in materia di demanio marittimo. Ne consegue che le concessioni demaniali vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge (vale a dire, 14 maggio 2011) proseguono sino alla loro scadenza e solo quando questa sarà intervenuta si procederà all'attribuzione dei diritti di superficie sui beni edificati per effetto delle concessioni vigenti. Le risorse costituite dai corrispettivi dei diritti di superficie riscosse dalle Entrate sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate a un Fondo costituito presso il Tesoro per essere annualmente ripartite in quattro quote, in favore: della Regione interessata, dei comuni interessati, dei distretti turistico-alberghieri, dell'Erario, con particolare riferimento agli eventuali maggiori oneri per spese di competenza del ministero dell'Interno. La misura delle quote è stabilita annualmente con decreto di via XX Settembre. Viene poi ribadito, a salvaguardia di valori costituzionalmente garantiti, quanto alle esigenze del pubblico uso, che l'attuazione di tali disposizioni debba - in ogni caso - assicurare, specie nei casi di attribuzione di diritti di superficie a imprese turistico-balneari, il rispetto dell'obbligo di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia, anche a fini di balneazione.
E poi:
Distretti turistico-alberghieri (articolo 3, commi da 4 a 6). Che possono essere istituiti (a costo zero per l'Erario) nei territori costieri con gli obiettivi di riqualificare e rilanciare l'offerta turistica a livello nazionale e internazionale, di accrescere lo sviluppo delle aree e dei settori del distretto, di migliorare l'efficienza nell'organizzazione e nella produzione dei servizi, di assicurare garanzie e certezze giuridiche alle imprese che vi operano con particolare riferimento alle opportunità di investimento, di accesso al credito, di semplificazione e celerità nei rapporti con le pubbliche amministrazioni. I distretti sono istituiti con Dpcm, su richiesta delle imprese del settore che operano nei medesimi territori, previa intesa con le Regioni interessate. Viene precisato che la delimitazione dei distretti è effettuata dall'agenzia del Demanio, previa conferenza di servizi, che è obbligatoriamente indetta se richiesta da imprese del settore turistico che operano nei medesimi territori. Alla conferenza di servizi devono sempre partecipare i Comuni interessati. La norma prevede poi che alle imprese dei distretti costituite in rete si applichino, previo ok del Tesoro e dello Sviluppo economico, disposizioni agevolative in materia amministrativa, finanziaria, per la ricerca e lo sviluppo. I distretti costituiscono "Zone a burocrazia zero" e, per le iniziative produttive avviate dopo il 31 maggio 2010, i provvedimenti conclusivi dei procedimenti autorizzativi amministrativi sono emanati da un commissario di governo. Questi provvedimenti fruiscono del principio del "silenzio-assenso". E cioè, dopo 30 giorni di silenzio dalla richiesta, si intende accolta. Nei distretti poi sono attivati gli sportelli unici di coordinamento delle attività delle agenzie fiscali e dell'Inps. Presso tali sportelli le imprese del distretto intrattengono rapporti per la risoluzione di qualunque questione di competenza propria di tali enti, possono presentare richieste e istanze, oltre che a ricevere i provvedimenti conclusivi dei relativi procedimenti, rivolte a una qualsiasi altra amministrazione statale. Per le attività di ispezione e controllo di competenza di Fisco e Inps gli sportelli unici assicurano controlli unitari, una pianificazione e l'esercizio di tali attività in modo tale da influire il meno possibile sull'ordinaria attività propria delle imprese dei distretti.
Non male per le nostre coste. Almeno hanno corretto il tiro!
riguardo alla polemica sull'eliminazione delle provincie.
Io ho qualche dubbio e non solo il solo:
Dell’utilità delle Province e dei costi della politica
L’opinione sembra unanime: il PD ha fatto una pessima figura ad astenersi il 5 luglio sul disegno di legge costituzionale proposto dall’IDV per l’abolizione del termine “Provincia” dalla Costituzione.
Le Province godono di pessima stampa, forse perché sono l’ente meno presente al cittadino che è abituato a rivolgesi al comune e ha in mente il “governatore” della regione, personaggio che con l’elezione diretta ha cominciato a diventare una specie di piccolo despota del territorio che governa.
I cittadini però hanno confuso due piani: la necessità sacrosanta di “fare qualcosa” sul fronte della riduzione dei costi della politica è stata associata ad una modifica dell’architettura costituzionale dello stato.
Sul primo punto niente da ridire: in questo momento di vacche magre bisogna dare un segnale di riduzione. Chi si è arrabbiato per questo motivo ha fatto bene. La cancellazione del termine “Provincia” dalla Costituzione (C.1990) però non è una risposta al problema, anche se sembra semplice ed accattivante. Una volta eliminato il termine si sarebbe scatenato il panico in 110 enti dell’ordinamento statale che sarebbero diventati improvvisamente illegali. Poi si sarebbe accesa la corsa tra Regioni e Comuni ad accaparrarsi i “pezzi” pregiati delle Province in termini di competenze, sedi, posti di rilievo. Oppure si sarebbero dovuti creare altri enti per fare ciò che oggi fa la Provincia, con la differenza che quest’ultima è un organo elettivo e quindi controllabile dai cittadini, mentre altri enti sarebbero solo rifugi per ex-politici. Come lo sono tutta una serie di enti intermedi (esistenti ma da abolire), cito per esempio: ATO rifiuti, ATO per l’acqua, Comunità montane, Autorità di Bacino, Magistrati per i fiumi, Consorzi di bonifica, Bacini imbriferi montani, ASL, Aziende ospedaliere.
Italia: Regioni e Province
Italia: Regioni e Province
Le Province poi nella mia esperienza servono e molto, soprattutto nella gestione del territorio. Alcuni esempi per capirci meglio: l’amministrazione provinciale ha fatto in modo che il PGT del comune della mia famiglia non diventasse un festival per palazzinari selvaggi; sempre la Provincia sta aiutando alcuni paesini montani affacciati su un lago, assaliti da imprese che vogliono costruire micro-turbine sui loro fiumi per speculare sui certificati verdi: da soli soccomberebbero perché sono troppo deboli. E ancora: dopo l’avvio dei lavori di un’autostrada di cui si parla da 20 anni una delle amministrazioni provinciali interessate si oppone alla costruzione di una nuova insensata autostrada dal percorso identico, solo qualche chilometro più a nord, ma promossa dalla Regione. Insomma, la Provincia è utilissima come ente intermedio che sia in grado di mediare tra il neocentralismo regionale e la debolezza dei piccoli comuni. In fin dei conti gli enti di secondo livello esistono in tutto il resto d’Europa e pure negli Stati Uniti.
Siamo sicuri quindi che il problema siano 110 province in un paese che ha 8.092 comuni (compreso Pedesina con 34 abitanti)?
Il PD avrebbe una maniera formidabile per rimediare alla caduta d’immagine e ribaltare la situazione: proponga in parlamento (e sbandieri ai quattro venti) una legge semplicissima che dice che devono essere accorpate le Province con meno di XXXmila abitanti e comuni con meno di XXmila abitanti. Immaginando di prendere alcuni numeri storici possiamo pensare di tornare senza problemi ai 7.311 comuni che esistevano nel 1931 (circa 800 in meno) e alle 76 province che c’erano nel 1921 (circa 30 in meno): in fondo nessuno si lamentava all’epoca.
Una proposta senz’altro più seria del DDL demagogico dell’IDV presentato solo per calcolo d’immagine. Qui sta tutta la differenza tra una cosa fatta bene e un trucchetto come quelli a cui ci ha abituati questo governo. Unita al DDL già presentato dal PD in parlamento (C.4439) per l’istituzione delle Città Metropolitane (con soppressione di relativi Comune e Provincia) e alla proposta dell’abolizione di tutti gi ATO presente nel programma del 2008, sarebbe un pacchetto interessante che farebbe vedere la buona volontà del PD di andare in questa direzione. Evitando di confondere i costi della politica con i costi della democrazia, si può quindi trovare una soluzione anche migliore di quella abortita, perché l’architettura costituzionale non è qualcosa da trattare con l’accetta.
Qualcuno poi ha iniziato a porsi il problema il termini diversi: e se l’ente da tagliare fosse la Regione? In fondo le Province esistono dal 1859 (decreto Rattazzi), mentre le Regioni solo dal 1970 (applicazione della Costituzione). E pensare che qualcuno aveva considerato proprio la Provincia come ente fondamentale per costruire il federalismo all’italiana. Che avesse ragione lui?
pico
Io ho qualche dubbio e non solo il solo:
Dell’utilità delle Province e dei costi della politica
L’opinione sembra unanime: il PD ha fatto una pessima figura ad astenersi il 5 luglio sul disegno di legge costituzionale proposto dall’IDV per l’abolizione del termine “Provincia” dalla Costituzione.
Le Province godono di pessima stampa, forse perché sono l’ente meno presente al cittadino che è abituato a rivolgesi al comune e ha in mente il “governatore” della regione, personaggio che con l’elezione diretta ha cominciato a diventare una specie di piccolo despota del territorio che governa.
I cittadini però hanno confuso due piani: la necessità sacrosanta di “fare qualcosa” sul fronte della riduzione dei costi della politica è stata associata ad una modifica dell’architettura costituzionale dello stato.
Sul primo punto niente da ridire: in questo momento di vacche magre bisogna dare un segnale di riduzione. Chi si è arrabbiato per questo motivo ha fatto bene. La cancellazione del termine “Provincia” dalla Costituzione (C.1990) però non è una risposta al problema, anche se sembra semplice ed accattivante. Una volta eliminato il termine si sarebbe scatenato il panico in 110 enti dell’ordinamento statale che sarebbero diventati improvvisamente illegali. Poi si sarebbe accesa la corsa tra Regioni e Comuni ad accaparrarsi i “pezzi” pregiati delle Province in termini di competenze, sedi, posti di rilievo. Oppure si sarebbero dovuti creare altri enti per fare ciò che oggi fa la Provincia, con la differenza che quest’ultima è un organo elettivo e quindi controllabile dai cittadini, mentre altri enti sarebbero solo rifugi per ex-politici. Come lo sono tutta una serie di enti intermedi (esistenti ma da abolire), cito per esempio: ATO rifiuti, ATO per l’acqua, Comunità montane, Autorità di Bacino, Magistrati per i fiumi, Consorzi di bonifica, Bacini imbriferi montani, ASL, Aziende ospedaliere.
Italia: Regioni e Province
Italia: Regioni e Province
Le Province poi nella mia esperienza servono e molto, soprattutto nella gestione del territorio. Alcuni esempi per capirci meglio: l’amministrazione provinciale ha fatto in modo che il PGT del comune della mia famiglia non diventasse un festival per palazzinari selvaggi; sempre la Provincia sta aiutando alcuni paesini montani affacciati su un lago, assaliti da imprese che vogliono costruire micro-turbine sui loro fiumi per speculare sui certificati verdi: da soli soccomberebbero perché sono troppo deboli. E ancora: dopo l’avvio dei lavori di un’autostrada di cui si parla da 20 anni una delle amministrazioni provinciali interessate si oppone alla costruzione di una nuova insensata autostrada dal percorso identico, solo qualche chilometro più a nord, ma promossa dalla Regione. Insomma, la Provincia è utilissima come ente intermedio che sia in grado di mediare tra il neocentralismo regionale e la debolezza dei piccoli comuni. In fin dei conti gli enti di secondo livello esistono in tutto il resto d’Europa e pure negli Stati Uniti.
Siamo sicuri quindi che il problema siano 110 province in un paese che ha 8.092 comuni (compreso Pedesina con 34 abitanti)?
Il PD avrebbe una maniera formidabile per rimediare alla caduta d’immagine e ribaltare la situazione: proponga in parlamento (e sbandieri ai quattro venti) una legge semplicissima che dice che devono essere accorpate le Province con meno di XXXmila abitanti e comuni con meno di XXmila abitanti. Immaginando di prendere alcuni numeri storici possiamo pensare di tornare senza problemi ai 7.311 comuni che esistevano nel 1931 (circa 800 in meno) e alle 76 province che c’erano nel 1921 (circa 30 in meno): in fondo nessuno si lamentava all’epoca.
Una proposta senz’altro più seria del DDL demagogico dell’IDV presentato solo per calcolo d’immagine. Qui sta tutta la differenza tra una cosa fatta bene e un trucchetto come quelli a cui ci ha abituati questo governo. Unita al DDL già presentato dal PD in parlamento (C.4439) per l’istituzione delle Città Metropolitane (con soppressione di relativi Comune e Provincia) e alla proposta dell’abolizione di tutti gi ATO presente nel programma del 2008, sarebbe un pacchetto interessante che farebbe vedere la buona volontà del PD di andare in questa direzione. Evitando di confondere i costi della politica con i costi della democrazia, si può quindi trovare una soluzione anche migliore di quella abortita, perché l’architettura costituzionale non è qualcosa da trattare con l’accetta.
Qualcuno poi ha iniziato a porsi il problema il termini diversi: e se l’ente da tagliare fosse la Regione? In fondo le Province esistono dal 1859 (decreto Rattazzi), mentre le Regioni solo dal 1970 (applicazione della Costituzione). E pensare che qualcuno aveva considerato proprio la Provincia come ente fondamentale per costruire il federalismo all’italiana. Che avesse ragione lui?
pico
L'accorpamento delle provincie e dei comuni con meno di tot abitanti mi sembra un'idea molto concreta, che porrebbe anche un parziale rimedio alla ridefinizione dei posti di lavoro per coloro che lo perderebbero, per l'appunto, a causa della cancellazione delle provincie.
I costi della politica snoo veramente un qualcosa di abnorme. Ok fare qualcosa a livello di territorialità, ma sarebbe ora che si muovesse qualcosa anche il Parlamento (ben consapevole, però, che è alquanto improbabile che a tagliare i propri stipendi siano coloro che ne dispongono=i politici stessi che dovrebbero fare la legge in merito).
I costi della politica snoo veramente un qualcosa di abnorme. Ok fare qualcosa a livello di territorialità, ma sarebbe ora che si muovesse qualcosa anche il Parlamento (ben consapevole, però, che è alquanto improbabile che a tagliare i propri stipendi siano coloro che ne dispongono=i politici stessi che dovrebbero fare la legge in merito).
gioite tarantini (da Il Fatto Quotidiano):
Ambiente & Veleni | di Clara Gibellini
8 luglio 2011
Via libera alla concessione dell’autorizzazione
integrata ambientale per l’Ilva di Taranto
Il documento sancisce la conformità delle attività dello stabilimento siderurgico alle normative ambientali europee. Fortemente critici comitati cittadini e associazioni ambientaliste: "Com'è possibile concedere l’Aia a un’industria che dovrebbe essere messa sotto sequestro per le anomalie riscontrate dal Noe di Lecce?"
“Un passaggio storico per Taranto e la Puglia”. “No, uno schiaffo alla città”. Com’era immaginabile, la decisione di concedere l’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) all’Ilva di Taranto ha scatenato reazioni opposte fra le diverse parti in campo. Fatto sta che lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa potrà continuare le sue attività per i prossimi sei anni. Alla concessione dell’Aia farà infatti seguito un decreto del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che garantisce la conformità degli impianti del gruppo Riva alle normative ambientali europee.
L’accordo è stato preceduto dalla polemiche e ha riacceso lo scontro fra istituzioni, comitati cittadini e associazioni ambientaliste sulla possibilità di conciliare la presenza dell’Ilva, con i suoi circa 13mila occupati, con la tutela di popolazione e ambiente che da anni subiscono i danni di questa convivenza.
“Siamo riusciti a tenere insieme le ragioni dell’ecologia con quelle dell’economia e del diritto al lavoro”, ha detto Lorenzo Nicastro, assessore alla Qualità dell’ambiente della Regione Puglia a ridosso dell’incontro che ha dato il via libera all’Aia per l’Ilva.
Conquiste insufficienti secondo comitati cittadini e gruppi ambientalisti che denunciano l’aumento della capacità produttiva di acciaio fino a 15 milioni di tonnellate annue, la mancanza di limiti alle emissioni per alcune sostanze dannose e l’inadeguatezza dei monitoraggi e dei controlli sulle emissioni e gli scarichi dell’industria. “È una Aia vergognosa perché non sono previsti limiti alla fonte di emissione per quanto riguarda sostanze dannose per la salute come il cadmio, cromo esavalente, mercurio e i metalli pesanti”, ha dichiarato il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, annunciando un ricorso del suo partito al Tar contro la concessione dell’autorizzazione.
Legambiente invece parla di “grave passo indietro”, come ha sottolineato il responsabile scientifico Stefano Ciafani che si dice “fortemente critico sul lavoro della Commissione Ippc, sempre pronta ad accogliere le richieste dell’azienda a scapito dei cittadini”.
L’associazione del cigno fa notare come la rete di monitoraggio esterno alla cokeria scomparirà, “uno strumento importantissimo per rilevare le emissioni di Ipa e del pericolosissimo benzo(a)pirene”.
Il coordinamento Altamarea ha affidato il proprio sdegno a un comunicato listato a lutto: “E’ l’ennesima ingiustizia alla città di Taranto e ai suoi abitanti”.
Il comitato Donne per Taranto invece annuncia battaglia: “Non ci fermeremo fino a quando non avremo ottenuto l’indagine epidemiologica, e fino a quando il diritto alla salute verrà tutelato. Com’è possibile concedere l’Aia a un’industria che dovrebbe essere messa sotto sequestro per le anomalie riscontrate dal Noe di Lecce?”
L’ennesima conferma dell’impatto ambiatale dell’Ilva arriva nel frattempo dagli ultimi dati dell’Arpa, resi noti proprio nel giorno della concessione dell’Aia. “La concentrazione di benzo(a)pirene sottovento nei pressi delle ciminiere è pari a 4.46 ng/m3, molto più alta di quella sopravento (0.06) e di quella con calma di vento (0.27). Se ne deduce il contributo praticamente esclusivo di Ilva”, si legge nella nota diffusa dall’Agenzia regionale per l’ambiente.
Taranto intanto veniva ripulita dall’ultima tempesta di polvere di minerali che il vento, nei primi giorni della settimana, ha ancora una volta sparso sulle case della città. Da anni i cornicioni pieni di polvere parlano chiaro, così come gli indici di mortalità e i dati sulla straordinaria diffusione di patologie gravi, anche fra i bambini, nella seconda città pugliese. E, anche se a Roma forse qualcuno fa ancora finta di non vedere, a Taranto l’emergenza continua. Anche con l’Aia.
Ambiente & Veleni | di Clara Gibellini
8 luglio 2011
Via libera alla concessione dell’autorizzazione
integrata ambientale per l’Ilva di Taranto
Il documento sancisce la conformità delle attività dello stabilimento siderurgico alle normative ambientali europee. Fortemente critici comitati cittadini e associazioni ambientaliste: "Com'è possibile concedere l’Aia a un’industria che dovrebbe essere messa sotto sequestro per le anomalie riscontrate dal Noe di Lecce?"
“Un passaggio storico per Taranto e la Puglia”. “No, uno schiaffo alla città”. Com’era immaginabile, la decisione di concedere l’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) all’Ilva di Taranto ha scatenato reazioni opposte fra le diverse parti in campo. Fatto sta che lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa potrà continuare le sue attività per i prossimi sei anni. Alla concessione dell’Aia farà infatti seguito un decreto del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che garantisce la conformità degli impianti del gruppo Riva alle normative ambientali europee.
L’accordo è stato preceduto dalla polemiche e ha riacceso lo scontro fra istituzioni, comitati cittadini e associazioni ambientaliste sulla possibilità di conciliare la presenza dell’Ilva, con i suoi circa 13mila occupati, con la tutela di popolazione e ambiente che da anni subiscono i danni di questa convivenza.
“Siamo riusciti a tenere insieme le ragioni dell’ecologia con quelle dell’economia e del diritto al lavoro”, ha detto Lorenzo Nicastro, assessore alla Qualità dell’ambiente della Regione Puglia a ridosso dell’incontro che ha dato il via libera all’Aia per l’Ilva.
Conquiste insufficienti secondo comitati cittadini e gruppi ambientalisti che denunciano l’aumento della capacità produttiva di acciaio fino a 15 milioni di tonnellate annue, la mancanza di limiti alle emissioni per alcune sostanze dannose e l’inadeguatezza dei monitoraggi e dei controlli sulle emissioni e gli scarichi dell’industria. “È una Aia vergognosa perché non sono previsti limiti alla fonte di emissione per quanto riguarda sostanze dannose per la salute come il cadmio, cromo esavalente, mercurio e i metalli pesanti”, ha dichiarato il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, annunciando un ricorso del suo partito al Tar contro la concessione dell’autorizzazione.
Legambiente invece parla di “grave passo indietro”, come ha sottolineato il responsabile scientifico Stefano Ciafani che si dice “fortemente critico sul lavoro della Commissione Ippc, sempre pronta ad accogliere le richieste dell’azienda a scapito dei cittadini”.
L’associazione del cigno fa notare come la rete di monitoraggio esterno alla cokeria scomparirà, “uno strumento importantissimo per rilevare le emissioni di Ipa e del pericolosissimo benzo(a)pirene”.
Il coordinamento Altamarea ha affidato il proprio sdegno a un comunicato listato a lutto: “E’ l’ennesima ingiustizia alla città di Taranto e ai suoi abitanti”.
Il comitato Donne per Taranto invece annuncia battaglia: “Non ci fermeremo fino a quando non avremo ottenuto l’indagine epidemiologica, e fino a quando il diritto alla salute verrà tutelato. Com’è possibile concedere l’Aia a un’industria che dovrebbe essere messa sotto sequestro per le anomalie riscontrate dal Noe di Lecce?”
L’ennesima conferma dell’impatto ambiatale dell’Ilva arriva nel frattempo dagli ultimi dati dell’Arpa, resi noti proprio nel giorno della concessione dell’Aia. “La concentrazione di benzo(a)pirene sottovento nei pressi delle ciminiere è pari a 4.46 ng/m3, molto più alta di quella sopravento (0.06) e di quella con calma di vento (0.27). Se ne deduce il contributo praticamente esclusivo di Ilva”, si legge nella nota diffusa dall’Agenzia regionale per l’ambiente.
Taranto intanto veniva ripulita dall’ultima tempesta di polvere di minerali che il vento, nei primi giorni della settimana, ha ancora una volta sparso sulle case della città. Da anni i cornicioni pieni di polvere parlano chiaro, così come gli indici di mortalità e i dati sulla straordinaria diffusione di patologie gravi, anche fra i bambini, nella seconda città pugliese. E, anche se a Roma forse qualcuno fa ancora finta di non vedere, a Taranto l’emergenza continua. Anche con l’Aia.
cose abbastanza delicate
http://www.corriere.it/economia/11_luglio_08/spread-record-btp-bund_fc9c1c0a-a937-11e0-b750-7ee4c4a90c33.shtml
chi non ha il paracadute....sò 'azzi sua...(e nostri)
http://www.corriere.it/economia/11_luglio_08/spread-record-btp-bund_fc9c1c0a-a937-11e0-b750-7ee4c4a90c33.shtml
chi non ha il paracadute....sò 'azzi sua...(e nostri)
Confermo che stiamo smantellando le centraline di monitoraggio del benzo(a)pirene
non sufficentemente....le coste appartengono al demanio marino ma con il federalismo passano alle regioni che dovrebbero legiferare in materia...e poi io trovo che almeno ogni due stabilimenti balneari privati dovrebbe esserci una parcella di terreno a mare completamente libero dove le famiglie gratis possono andarci ad impinatare il loro ombrellone.....il fatto di lasciare libera e pubblica la bastigia sara fonte di litigi...e poi dove si cambia la gente comune?tira giu le braghe sulla bastigia e pisello a penzoloni si infila il costume da bagno davanti alla moglie e figlia del ministro?
Carissimi, vorrei far notare a chi è su FB che c'è un gruppo che vuole proporre una raccolta firme per far ridurre lo stipendio dei politici: se vi va e siete favorevoli all'iniziativa, cercatelo e garantite il vostro appoggio.
Con tutto il rispetto: mentre l'Italia rischia alla grande un sostanziale collasso della propria economia su feisbuk si parla di ridurre gli stipendi dei parlamentari.
Un po come se il baffetto, il 28 aprile del 1945, dal bunker di Berlino si preoccupava di far mettere un semaforo davanti alla cancelleria mentre i russi lo avevano circondato
Un po come se il baffetto, il 28 aprile del 1945, dal bunker di Berlino si preoccupava di far mettere un semaforo davanti alla cancelleria mentre i russi lo avevano circondato
qualcuno mi spiega chi sono questi "speculatori" e come ci si fa a difendersi una volta che avrebbero deciso di speculare? Thanx
ieri ho avuto una discussione con un pezzo grosso di una banca d'affari italica.
gli "speculatori" sembrano fondi statunitensi, nel senso che in italia non vi era una regolamentazione per vendite a breve "allo scoperto" (quindi senza soldi) e questi hanno preso la palla al balzo e hanno piazzato un attacco spaventoso.
il rischio è di vedersi i titoli di stato che valgano come le tattiche di icci.
in pratica: se continua così per tutta la settimana siamo fottuti (ma già venerdì avevo pubblicato un link sull'argomento ma dato che non gliene frega una fava a nessuno perchè è più importante la coppa america...)
comunque sia, questa bordata ècome un diretto di un peso massimo, siamo con la guardia abbassata, se arriva il gancio si va a tappeto diretti
gli "speculatori" sembrano fondi statunitensi, nel senso che in italia non vi era una regolamentazione per vendite a breve "allo scoperto" (quindi senza soldi) e questi hanno preso la palla al balzo e hanno piazzato un attacco spaventoso.
il rischio è di vedersi i titoli di stato che valgano come le tattiche di icci.
in pratica: se continua così per tutta la settimana siamo fottuti (ma già venerdì avevo pubblicato un link sull'argomento ma dato che non gliene frega una fava a nessuno perchè è più importante la coppa america...)
comunque sia, questa bordata ècome un diretto di un peso massimo, siamo con la guardia abbassata, se arriva il gancio si va a tappeto diretti
non me la prenderei con gli speculatori se il nostro paese non riesce a dare garanzie sui propri titoli di stato, comunque.
(edited)
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