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Subject: [POLITICA]
non me la prenderei con gli speculatori se il nostro paese non riesce a dare garanzie sui propri titoli di stato, comunque.
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mentre qualche riccone punta suoi sporchi denari sulla crisi italiana, si profila all'orizzonte una mega inchiappettata per i soliti noti (lavoratori dipendenti, pubblici e non, e pensionati, presenti e futuri).
gli impavidi all'opposizione, colti da irrefrenabile tremarella, già dichiarano che saranno più responsabili dei Responsabili, nell'approvare in tempi rapidi la manovra economica (e ci sarà da ridere quando il viagrato di Arcore ci infilerà in mezzo un paio di commi che gli consentiranno di non pagare la penale alla cir...).
Prepariamoci alla somministrazione di elevate dosi di Napolitano, che, essendo forse l'unico che ancora gode di una certa credibilità, sarà chiamato ad essere il protagonista dei prossimi spot della serie: "Salviamo l'Italia (con i vostri soldi, si intende, cara plebaglia)!"
gli impavidi all'opposizione, colti da irrefrenabile tremarella, già dichiarano che saranno più responsabili dei Responsabili, nell'approvare in tempi rapidi la manovra economica (e ci sarà da ridere quando il viagrato di Arcore ci infilerà in mezzo un paio di commi che gli consentiranno di non pagare la penale alla cir...).
Prepariamoci alla somministrazione di elevate dosi di Napolitano, che, essendo forse l'unico che ancora gode di una certa credibilità, sarà chiamato ad essere il protagonista dei prossimi spot della serie: "Salviamo l'Italia (con i vostri soldi, si intende, cara plebaglia)!"
Anche per l'Argentina era più importante la Coppa America, c'è da preoccuparsi!
Gli speculatori sono più potenti di tutta l'Italia messa insieme: se decidono di "scommettere" contro l'Italia e lo fanno tutti insieme, il rischio collasso diventa concreto. Loro infatti scelgono di attaccare l'Italia perchè hanno alle spalle un CDS (credit default swap) che è uno strumento che funge da garanzia in caso di insolvenza del Paese.
L'attacco è stato portato avanti in questo momento proprio per via della fragilità del contesto politico: i mercati temono che, con l'instabilità politica, non si riesca a mantenere il piano previsto da Tremonti (che può essere rispettato solo se si applica parecchio rigore).
L'attacco è stato portato avanti in questo momento proprio per via della fragilità del contesto politico: i mercati temono che, con l'instabilità politica, non si riesca a mantenere il piano previsto da Tremonti (che può essere rispettato solo se si applica parecchio rigore).
Per una volta tanto pagheranno caro coloro che hanno beni immobili(salvo il vaticano che con i suoi 10mila immobili in italia fruira ancora dell'esenzione fiscale)è in arrivo una patrimoniale.E coloro che detengono conti correnti con una una semper di prelievo fiscale direttamente dal CC.L'italia è alla frutta ma tremonti deve spiegare come mai non ha revocato le concessioni alla lottomatica della gestione di lotto e lotterie in caso di non pagamento di 98 miliardi dovuti allom stato.Ed inoltre come mai non si levano le auto blu e le scorte con costi di oltre 100 miliardi annui e non si troncano le missioni all'estero dei nostri soldati con costi finora che ammontano a 15 miliardi di euro.Nonchè si taglino i ministeri inutili e le poltrone di sottosegretario altrettanto inutili.Nonchè si tagino il numero impressionante di personale delle ambasciate e consolati italiani all'estero.I finanziamenti ai partiti ed alla loro stampa.Francamente nauseante il grado di incapacita dei nostri politici e di quella marionetta che li presiede.
ma in campagna elottorale il centro destra non aveva detto che si sarebbero diminuiti i ministeri ? rimango sempre più sconcertato dalla mafia che c'è...
secondo me ci lasceranno fallire...avere un debito pubblico come il nostro è una situazione parecchio complicata...tutti gli stati UE che decidessero per un salvataggio-italia potrebbero vedersi polverizzare tutti i soldi mandati qui
sbaglio ?
secondo me ci lasceranno fallire...avere un debito pubblico come il nostro è una situazione parecchio complicata...tutti gli stati UE che decidessero per un salvataggio-italia potrebbero vedersi polverizzare tutti i soldi mandati qui
sbaglio ?
Per una volta tanto pagheranno caro coloro che hanno beni immobili(salvo il vaticano che con i suoi 10mila immobili in italia fruira ancora dell'esenzione fiscale)è in arrivo una patrimoniale
fonti?
fonti?
si ma gli speculatori sono la conseguenza, non la causa, dei nostri mali!
fonti battesimali....la fonte primaria è il trattato tra vaticano e stato italiano dove i beni ecclesiastici non sono tassabili.Comunque vai a vederlo su wickypedia trattato tra vaticano e stato italiano.Poi Report ha fatto un bellissimo servizio sulle proprieta esentasse del vaticano in italia...incluso il banco di santo spirito luogo di transito abituale per i capitali politici e non.... destinati in svizzera.
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no non credo che ci lasceranno fallire,la causa primaria è la nostra allegra amministrazione politica,per cui molti fondi di investimento hanno puntato contro essendo l'anello piu debole attualmente dell'euro,hanno fatto debiti in euro cambiando il ricavo del debito in franchi svizzeri adesso con l'euro a 1.15 contro franco li rimborsano ricavando un utile tra il 25 ed il 20 per cento.....
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No matteo non hanno interesse alcuno a farci fallire,saranno quelli che hanno speculato sulla nostra debolezza ad avere interesse a salvarci....se falliremo sara solo colpa dei ladri che ci hanno governato negli ultimi 60 anni senza distinzione di colore politico....Comunque preparati ad una bella patrimoniale,ad un aumento dell'iva e ,dei carburanti,insomma ad una manovra inflattiva che svaluterebbe il nostro debito.E' dal 1965 che noi paghiamo i nostri debiti con l'inflazione...con i bilanci di stato farlocchi...adesso la misura è un po colma,difficile nascondere la situazione d'altronde vedi i politici che hanno costituito tutti il loro tesoretto all'estero...veltroni comperandosi appartamenti a new York...Berlusconi comperandosi isole complete nei caraibi...d'alema in brasile...prodi a san marino con una fondazione e via dicendo...la barca affonda i topi scappano.
lupo, mi hai frainteso... ti chiedevo le fonti di una patrimoniale in Italia!!!
dal sole24h
Come va inteso il richiamo alla «coesione nazionale», tanto più impellente quanto più drammatica è la condizione dell'Italia sui mercati finanziari? Nell'appello del presidente della Repubblica c'è un senso morale, civile, prima ancora che politico. Tuttavia in concreto la «coesione nazionale» può essere declinata in varie forme, tutte preferibili allo stato di confusione in cui si è svolto il dibattito pubblico fino all'altro giorno, quando già era cominciata la tempesta perfetta sulle Borse.
È bene essere chiari. Nella sua accezione più vera e convincente «coesione nazionale» vuol dire governo di salute pubblica. O di unità repubblicana. Dimissioni dell'esecutivo in carica a mercati chiusi, rapido ricambio dei ministri, nuovi volti rappresentativi di un grande sforzo collettivo, immediato giuramento e presentazione in Parlamento a raccogliere il voto di tutto l'emiciclo, o almeno della sua stragrande maggioranza.
È uno scenario suggestivo, il solo forse che darebbe all'interno e all'estero il segno della riscossa, visto che un governo siffatto avrebbe la missione storica di metter subito mano a misure drastiche, ponendo fine ad anni di rinvii e traccheggiamenti. Ma siamo fuori della realtà. Non c'è alcun governo di unità nazionale all'orizzonte, almeno a breve termine. Al netto della propaganda, le nostre forze politiche non sono in grado oggi di fare questo salto estremo. Coesione diventa allora sinonimo di responsabilità nazionale. L'obiettivo minimo dovrebbe essere a portata di mano: approvare la manovra economica in pochi, pochissimi giorni. Se possibile, correggendone alcune incongruenze, ma senza slittare nemmeno di un'ora. Un patto fra maggioranza e opposizione alla luce del sole, o quasi, in nome dell'interesse generale. Allo stato delle cose, è un passo irrinunciabile.
Eppure, dopo il collasso di ieri, la coesione nazionale avrebbe bisogno di ben altro. Per esempio di parole di verità adeguate alla serietà dell'ora. C'è da domandarsi, a tale proposito, cosa aspetta il presidente del Consiglio a rivolgersi al Paese. Di Berlusconi abbiamo solo un comunicato ottimistico diffuso ieri sera da Arcore, in cui si dichiara d'accordo con Napolitano. Meglio di niente, ma forse non basta. Il premier dovrebbe sentire la necessità di parlare agli italiani con una certa solennità, cogliendo le preoccupazioni diffuse. Spetta a lui e a nessun altro spiegare cosa sta succedendo e indicare una prospettiva. Spetta a lui sollecitare la coesione della sua maggioranza e chiedere all'opposizione una forma di coinvolgimento.
Sono questi i momenti in cui una leadership ha il dovere di mostrarsi, se ancora esiste. E i famosi mercati vogliono proprio questo: una leadership forte che sappia cancellare per un momento l'immagine di un governo indebolito, incrinato anche da incredibili vicende giudiziarie. Una voce abbastanza credibile da interpretare un Paese unito. Invece c'è stato un silenzio durato troppo a lungo, spiegato domenica con l'argomento che «il premier non vuole alimentare polemiche sul Lodo Mondadori». Lodo Mondadori? Ma in questi giorni il presidente del Consiglio aveva e ha un solo tema su cui esprimersi e non è certo il caso Mondadori.
Tanto più dopo la telefonata del cancelliere Angela Merkel. Fatto inusuale che non può essere archiviato solo come un elogio al Governo italiano per il profilo della manovra. La telefonata è anche un monito, un richiamo a fare presto, un invito a mandare segnali tempestivi. È sorprendente, ma non troppo, che finora le parole politicamente più impegnative; le parole che si rivolgono all'esecutivo, sì, ma in fondo all'intero Parlamento, siano venute dal cancelliere della Germania e non da un esponente della nostra classe politica. Sorprendente e inquietante. Da un lato, la Merkel che vigila sulla nostra politica economica. Dall'altro, i nostri impacci e i diversivi. Come Calderoli che annuncia proprio adesso l'apertura a Milano degli uffici di rappresentanza di tre ministeri, compreso quello di Tremonti. O come Bossi che afferma: «La Lega non ha lasciato il Governo per non spaventare i mercati» (e si è visto ieri). Ma l'opposizione non è da meno. Ancora sabato Bersani accennava alla proposta del Pd: trasformare il decreto in disegno di legge e approvarlo «entro settembre». Entro settembre? Per quella data la speculazione avrà finito il pasto, se i segnali forti che la classe politica sa trasmettere sono questi.
A sua volta Casini ha evocato il toccasana delle riforme. Che in questo contesto ha poco senso. Le riforme andavano fatte dieci anni fa. Oggi, contro la destabilizzazione, ci vuol altro che una generica promessa di mettere in cantiere un programma riformatore. Quello dovrebbe essere la normalità dell'agenda politica. Ma adesso siamo siamo nell'emergenza. In altre parole, la «coesione nazionale» può essere intesa in molti modi, ma soprattutto deve essere una cosa seria. Ormai l'Italia non può permettersi più di scherzare.
Come va inteso il richiamo alla «coesione nazionale», tanto più impellente quanto più drammatica è la condizione dell'Italia sui mercati finanziari? Nell'appello del presidente della Repubblica c'è un senso morale, civile, prima ancora che politico. Tuttavia in concreto la «coesione nazionale» può essere declinata in varie forme, tutte preferibili allo stato di confusione in cui si è svolto il dibattito pubblico fino all'altro giorno, quando già era cominciata la tempesta perfetta sulle Borse.
È bene essere chiari. Nella sua accezione più vera e convincente «coesione nazionale» vuol dire governo di salute pubblica. O di unità repubblicana. Dimissioni dell'esecutivo in carica a mercati chiusi, rapido ricambio dei ministri, nuovi volti rappresentativi di un grande sforzo collettivo, immediato giuramento e presentazione in Parlamento a raccogliere il voto di tutto l'emiciclo, o almeno della sua stragrande maggioranza.
È uno scenario suggestivo, il solo forse che darebbe all'interno e all'estero il segno della riscossa, visto che un governo siffatto avrebbe la missione storica di metter subito mano a misure drastiche, ponendo fine ad anni di rinvii e traccheggiamenti. Ma siamo fuori della realtà. Non c'è alcun governo di unità nazionale all'orizzonte, almeno a breve termine. Al netto della propaganda, le nostre forze politiche non sono in grado oggi di fare questo salto estremo. Coesione diventa allora sinonimo di responsabilità nazionale. L'obiettivo minimo dovrebbe essere a portata di mano: approvare la manovra economica in pochi, pochissimi giorni. Se possibile, correggendone alcune incongruenze, ma senza slittare nemmeno di un'ora. Un patto fra maggioranza e opposizione alla luce del sole, o quasi, in nome dell'interesse generale. Allo stato delle cose, è un passo irrinunciabile.
Eppure, dopo il collasso di ieri, la coesione nazionale avrebbe bisogno di ben altro. Per esempio di parole di verità adeguate alla serietà dell'ora. C'è da domandarsi, a tale proposito, cosa aspetta il presidente del Consiglio a rivolgersi al Paese. Di Berlusconi abbiamo solo un comunicato ottimistico diffuso ieri sera da Arcore, in cui si dichiara d'accordo con Napolitano. Meglio di niente, ma forse non basta. Il premier dovrebbe sentire la necessità di parlare agli italiani con una certa solennità, cogliendo le preoccupazioni diffuse. Spetta a lui e a nessun altro spiegare cosa sta succedendo e indicare una prospettiva. Spetta a lui sollecitare la coesione della sua maggioranza e chiedere all'opposizione una forma di coinvolgimento.
Sono questi i momenti in cui una leadership ha il dovere di mostrarsi, se ancora esiste. E i famosi mercati vogliono proprio questo: una leadership forte che sappia cancellare per un momento l'immagine di un governo indebolito, incrinato anche da incredibili vicende giudiziarie. Una voce abbastanza credibile da interpretare un Paese unito. Invece c'è stato un silenzio durato troppo a lungo, spiegato domenica con l'argomento che «il premier non vuole alimentare polemiche sul Lodo Mondadori». Lodo Mondadori? Ma in questi giorni il presidente del Consiglio aveva e ha un solo tema su cui esprimersi e non è certo il caso Mondadori.
Tanto più dopo la telefonata del cancelliere Angela Merkel. Fatto inusuale che non può essere archiviato solo come un elogio al Governo italiano per il profilo della manovra. La telefonata è anche un monito, un richiamo a fare presto, un invito a mandare segnali tempestivi. È sorprendente, ma non troppo, che finora le parole politicamente più impegnative; le parole che si rivolgono all'esecutivo, sì, ma in fondo all'intero Parlamento, siano venute dal cancelliere della Germania e non da un esponente della nostra classe politica. Sorprendente e inquietante. Da un lato, la Merkel che vigila sulla nostra politica economica. Dall'altro, i nostri impacci e i diversivi. Come Calderoli che annuncia proprio adesso l'apertura a Milano degli uffici di rappresentanza di tre ministeri, compreso quello di Tremonti. O come Bossi che afferma: «La Lega non ha lasciato il Governo per non spaventare i mercati» (e si è visto ieri). Ma l'opposizione non è da meno. Ancora sabato Bersani accennava alla proposta del Pd: trasformare il decreto in disegno di legge e approvarlo «entro settembre». Entro settembre? Per quella data la speculazione avrà finito il pasto, se i segnali forti che la classe politica sa trasmettere sono questi.
A sua volta Casini ha evocato il toccasana delle riforme. Che in questo contesto ha poco senso. Le riforme andavano fatte dieci anni fa. Oggi, contro la destabilizzazione, ci vuol altro che una generica promessa di mettere in cantiere un programma riformatore. Quello dovrebbe essere la normalità dell'agenda politica. Ma adesso siamo siamo nell'emergenza. In altre parole, la «coesione nazionale» può essere intesa in molti modi, ma soprattutto deve essere una cosa seria. Ormai l'Italia non può permettersi più di scherzare.
Trovo l'articolo semi giusto e semi sbagliato.
Ora mi spiego. Sul trhead di scap quando il dollaro stava a 1,20 e tutti dicevano che andava verso la parità scrissi che non solo sarebbe arrivato a 1,30 ma che avrebbe ritoccato anche 1,40 , salvo periodiche speculazioni contro l'euro che puntualmente a giro si sono verificate.
La prima fu quella Irlandse con euro a 1,20 poi quella irlandese poi quella greca che portò l'euro da 1,40 ancora a 1,30 e adesso questa che da 1,45 la sta portando verso 1,37-1,38 (oggi era 1,40)
Perchè avvengono queste speculazioni? Non certo contro l'Italia in sè. L'america ha bisogno di liquiditò e sul thread di scap spiegavo appunto come fanno a macinare liquidità con queste speculazioni.
Vendono allo scoperto e poi ricomprano appena hanno venduto. Per ogni centesimo il guadagno è di 1 miliardo di dollari.
Quindi se arriva a 1,37 avranno guadagnato 7 miliardi di dollari puliti puliti. Il tutto si fa con 70-100 milioni di dollari, cifra alla portata di qualsiasi finanziere o qualsiasi banca grossa o banca centrale che sia.
Ma non è certo della nostra manovra che interessa agli speculatori, gli speculatori sfrruttano una debolezza: e la debolezza è di tutta l'Europa e non dell'Italia.
Ora mi spiego. Sul trhead di scap quando il dollaro stava a 1,20 e tutti dicevano che andava verso la parità scrissi che non solo sarebbe arrivato a 1,30 ma che avrebbe ritoccato anche 1,40 , salvo periodiche speculazioni contro l'euro che puntualmente a giro si sono verificate.
La prima fu quella Irlandse con euro a 1,20 poi quella irlandese poi quella greca che portò l'euro da 1,40 ancora a 1,30 e adesso questa che da 1,45 la sta portando verso 1,37-1,38 (oggi era 1,40)
Perchè avvengono queste speculazioni? Non certo contro l'Italia in sè. L'america ha bisogno di liquiditò e sul thread di scap spiegavo appunto come fanno a macinare liquidità con queste speculazioni.
Vendono allo scoperto e poi ricomprano appena hanno venduto. Per ogni centesimo il guadagno è di 1 miliardo di dollari.
Quindi se arriva a 1,37 avranno guadagnato 7 miliardi di dollari puliti puliti. Il tutto si fa con 70-100 milioni di dollari, cifra alla portata di qualsiasi finanziere o qualsiasi banca grossa o banca centrale che sia.
Ma non è certo della nostra manovra che interessa agli speculatori, gli speculatori sfrruttano una debolezza: e la debolezza è di tutta l'Europa e non dell'Italia.
http://www.quotidianamente.net/cronaca/fatti-dallitalia/dal-pdl-a-fli-muro-trasversale-contro-la-norma-2727.html
La casta? La lobby degli avvocati? Così la pensa il sottosegretario all’Ambiente, Gianpiero Catone: «Come auspicava Giorgio Almirante è giusto e logico che le corporazioni tutelino i propri interessi…» . Per tutelare i propri interessi la «casta» degli 87 deputati e dei 47 senatori forensi è riuscita a stoppare sul nascere un emendamento alla manovra che puntava a liberalizzare le professioni. Al grido di battaglia «chi tocca gli Ordini muore, fosse pure Tremonti in persona…», gli onorevoli civilisti e penalisti del Pdl hanno alzato le barricate e fatto tremare la maggioranza. Finché, a sera, la norma è stata neutralizzata. Alla Camera sono partite due raccolte di firme e i campioni del liberalismo economico hanno fatto a gara per apporvi il loro nome. «Ho firmato per primo — rivendica Maurizio Paniz, titolare e fondatore dell’omonimo e prestigioso studio bellunese —. Quella norma era sbagliata» . Di Pietro accusa la casta di anteporre i propri interessi a quelli dei cittadini. E Paniz: «La casta? Non so se si rende conto di cosa voglia dire aprire la professione a tutti i laureati in legge senza averne valutato le capacità» . Porte ben chiuse dunque, esame di Stato e Ordine non si toccano. Niccolò Ghedini, avvocato del premier, ricorda che sull’abolizione degli Ordini l’articolo 41 della Costituzione parla chiaro: «L’emendamento era incompatibile con il nostro ordinamento. Detto questo io sono sul mercato, per me che ci sia o no l’Ordine degli avvocati è indifferente». Elio Belcastro, Noi Sud, era stato ancora più tranchant: «Io la manovra non la voto» . È rivolta. Gli onorevoli Mancuso, Marsilio, Rampelli, Ghiglia e Barani del Pdl esprimono «forte preoccupazione» e bussano a quattrini: «La liberalizzazione comporterebbe la distruzione del sistema di cassa degli Ordini…» . Terrore bipartisan, condiviso da Pierluigi Mantini dell’Udc: «No al colpo di spugna» . Nino Lo Presti, Fli: «Finte liberalizzazioni devastanti» . La protesta è appassionata e «non irragionevole» , la appoggia il ministro (avvocato) Ignazio La Russa. Emma Marcegaglia si scaglia contro «i deputati che difendono i privilegi» e Antonino Caruso, senatore del Pdl, replica duro: «Un emendamento inquietante che trasforma gli avvocati in dipendenti degli industriali» . Per il senatore del Pd Luigi Zanda, che però non esercita la professione, «la concorrenza deve essere piena» . Intanto alla Camera anche Roberto Cassinelli, amministrativista del Pdl, si dà da fare: «Ho raccolto una ventina di firme e le ho consegnate al capogruppo. I nomi? Vitali, Scelli, Pittelli, Frassinetti, Abrignani, Berruti, Costa, Formichella, Lisi, Sisto…» . Ma lei, Cassinelli, non era un liberale? «Liberale convinto! Ma se proprio dobbiamo privatizzare cominciamo da energia e finanza» . Ma sì, che comincino gli altri. Che si apra una riflessione, si avvii un supplemento d’indagine. Come dice Annagrazia Calabria, la più giovane tra gli onorevoli avvocati del Pdl, prima di abolire gli Ordini bisogna «discuterne con le categorie» …
La casta? La lobby degli avvocati? Così la pensa il sottosegretario all’Ambiente, Gianpiero Catone: «Come auspicava Giorgio Almirante è giusto e logico che le corporazioni tutelino i propri interessi…» . Per tutelare i propri interessi la «casta» degli 87 deputati e dei 47 senatori forensi è riuscita a stoppare sul nascere un emendamento alla manovra che puntava a liberalizzare le professioni. Al grido di battaglia «chi tocca gli Ordini muore, fosse pure Tremonti in persona…», gli onorevoli civilisti e penalisti del Pdl hanno alzato le barricate e fatto tremare la maggioranza. Finché, a sera, la norma è stata neutralizzata. Alla Camera sono partite due raccolte di firme e i campioni del liberalismo economico hanno fatto a gara per apporvi il loro nome. «Ho firmato per primo — rivendica Maurizio Paniz, titolare e fondatore dell’omonimo e prestigioso studio bellunese —. Quella norma era sbagliata» . Di Pietro accusa la casta di anteporre i propri interessi a quelli dei cittadini. E Paniz: «La casta? Non so se si rende conto di cosa voglia dire aprire la professione a tutti i laureati in legge senza averne valutato le capacità» . Porte ben chiuse dunque, esame di Stato e Ordine non si toccano. Niccolò Ghedini, avvocato del premier, ricorda che sull’abolizione degli Ordini l’articolo 41 della Costituzione parla chiaro: «L’emendamento era incompatibile con il nostro ordinamento. Detto questo io sono sul mercato, per me che ci sia o no l’Ordine degli avvocati è indifferente». Elio Belcastro, Noi Sud, era stato ancora più tranchant: «Io la manovra non la voto» . È rivolta. Gli onorevoli Mancuso, Marsilio, Rampelli, Ghiglia e Barani del Pdl esprimono «forte preoccupazione» e bussano a quattrini: «La liberalizzazione comporterebbe la distruzione del sistema di cassa degli Ordini…» . Terrore bipartisan, condiviso da Pierluigi Mantini dell’Udc: «No al colpo di spugna» . Nino Lo Presti, Fli: «Finte liberalizzazioni devastanti» . La protesta è appassionata e «non irragionevole» , la appoggia il ministro (avvocato) Ignazio La Russa. Emma Marcegaglia si scaglia contro «i deputati che difendono i privilegi» e Antonino Caruso, senatore del Pdl, replica duro: «Un emendamento inquietante che trasforma gli avvocati in dipendenti degli industriali» . Per il senatore del Pd Luigi Zanda, che però non esercita la professione, «la concorrenza deve essere piena» . Intanto alla Camera anche Roberto Cassinelli, amministrativista del Pdl, si dà da fare: «Ho raccolto una ventina di firme e le ho consegnate al capogruppo. I nomi? Vitali, Scelli, Pittelli, Frassinetti, Abrignani, Berruti, Costa, Formichella, Lisi, Sisto…» . Ma lei, Cassinelli, non era un liberale? «Liberale convinto! Ma se proprio dobbiamo privatizzare cominciamo da energia e finanza» . Ma sì, che comincino gli altri. Che si apra una riflessione, si avvii un supplemento d’indagine. Come dice Annagrazia Calabria, la più giovane tra gli onorevoli avvocati del Pdl, prima di abolire gli Ordini bisogna «discuterne con le categorie» …