Subpage under development, new version coming soon!
Topic closed!!!
Subject: [POLITICA]
Poi può essere il parlar obliquo che dite, ma il paese ha i suoi problemi di liquidità, l'esercito ha i suoi problemi di ritorni in comode casse di mogano, non riesco proprio a capire perché lamentarsi pubblicamente della stoffa di troppo sui talloni.
anche a me sembra una delle inutili polemiche senza valore.....
insomma, stì barocchismi per il gran uff., il generale, il principe di stà fava, etc nel 2011 mi fanno abbastanza sorridere.
quando rientrano soldati (vivi o meno) è giusto il massimo rispetto, quando ti invitano alla festa dell'aringa non vedo motivi di grandi salamelecchi.
anche a me sembra una delle inutili polemiche senza valore.....
insomma, stì barocchismi per il gran uff., il generale, il principe di stà fava, etc nel 2011 mi fanno abbastanza sorridere.
quando rientrano soldati (vivi o meno) è giusto il massimo rispetto, quando ti invitano alla festa dell'aringa non vedo motivi di grandi salamelecchi.
Bado più che una persona faccia bene il suo lavoro che al vestire.
Poi può essere il parlar obliquo che dite, ma il paese ha i suoi problemi di liquidità, l'esercito ha i suoi problemi di ritorni in comode casse di mogano, non riesco proprio a capire perché lamentarsi pubblicamente della stoffa di troppo sui talloni.
Che ci sia un messaggio al di là dell'abito è fuori di dubbio.
Però La Russa si è presentato ad un "cambio di consegne", non è una semplice visita informale, ma un atto formale e ufficiale e il cerimoniale prevederebbe un abbigliamento adeguato. Ossia quando c'è la cerimonia del cambio di consegne ti metti la giacca e la cravatta e dopo 2 secondi ti rimetti casual.
Poi può essere il parlar obliquo che dite, ma il paese ha i suoi problemi di liquidità, l'esercito ha i suoi problemi di ritorni in comode casse di mogano, non riesco proprio a capire perché lamentarsi pubblicamente della stoffa di troppo sui talloni.
Che ci sia un messaggio al di là dell'abito è fuori di dubbio.
Però La Russa si è presentato ad un "cambio di consegne", non è una semplice visita informale, ma un atto formale e ufficiale e il cerimoniale prevederebbe un abbigliamento adeguato. Ossia quando c'è la cerimonia del cambio di consegne ti metti la giacca e la cravatta e dopo 2 secondi ti rimetti casual.
magari abbiamo altri problemi in Italia,ma certa gente be stipendiata non se accorge!
Media & regime | di Eleonora Bianchini
5 agosto 2011
Crisi, la stampa estera su B.
“Lui è il vero problema dell’Italia”
Tutti i giornali stranieri dall'Inghilterra alla Francia, dalla Spagna agli Stati Uniti, fino in Pakistan sono unanimi nel criticare l'intervento del Cavaliere ieri in aula. Un discorso che l'Economist definisce "mediocre"
C’è crisi? Per molti, ma non per tutti. Silvio Berlusconi infatti conserva il suo ottimismo nonostante la bufera dei mercati imperversi in Europa e nel Belpaese, mentre il presidente della Bce Jean-Claude Trichet, al contrario, chiede all’Italia una seria agenda di austerity, misure anti deficit e tagli più convinti. Il Presidente del Consiglio, che ieri a Palazzo Chigi ha incontrato le parti sociali, ha di nuovo minimizzato e si è appellato al suo impero di tycoon: “I mercati reagiscono per ragioni proprie che sono distanti sia dalla realtà economica sia dalla politica – ha spiegato ieri-. Mio padre diceva che la Borsa è come un orologio rotto. Investite in azioni delle mie aziende”. Dichiarazioni che non hanno suscitato il plauso né delle parti sociali convenute ieri a Palazzo Chigi né della stampa estera, che conferma giudizi negativi sul discorso del premier alle Camere.
The Economist in uscita domani, anticipa online la sua analisi sulle parole del premier. A differenza di José Luis Zapatero in Spagna, José Sócrates in Portogallo e George Papandreou in Grecia che si sono dimessi o sono intenzionati a farlo, il Cavaliere non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro, nonostante l’assenza di segni di ripresa. “Il discorso mediocre, quasi sbadato di Berlusconi è sembrato un’occasione mancata di influenzare il corso degli eventi”, scrive il settimanale britannico che prosegue: “Nel suo discorso al Parlamento, Berlusconi ha nuovamente promesso di rimanere al potere fino al 2013. Eppure – nota il giornale – c’è ampia evidenza del fatto che egli sia parte del problema.
Anche The Guardian non salva le parole del premier in Aula, perché non ha indicato né i sacrifici né le riforme strutturali per uscire dalla crisi, limitandosi a osservare che “la stabilità è stata sempre un’arma vincente contro la speculazione”. Dello stesso parere The Independent che evidenzia il vuoto di indicazioni per il pareggio di bilancio e il taglio della spesa pubblica entro il 2014.
In Spagna invece, El Pais rilancia la proposta di Berlusconi di rimandare la promessa di un piano di stabilità a settembre e se per il premier l’incontro con le parti sociali è stata “la riunione più cordiale degli ultimi 18 anni”, le imprese e i sindacati hanno invece sottolineato che la situazione è di “eccezionale gravità per il paese”. Nell’editoriale tranchant di Le Monde , poi, non ci sono dubbi: il problema dell’Italia è proprio lui. Dato più volte per politicamente morto, il premier è sempre in grado di risorgere dalle ceneri e per questo è “prematuro” parlare della “fine del suo regno”. Anche se, si legge sul quotidiano francese, i mercati finanziari non avranno “la stessa pazienza che gli italiani hanno avuto in tutti questi anni”.
Oltreoceano invece il New York Times osserva, come fa il Washington Post, che il premier non ha intenzione di dimettersi e che le sue parole in Parlamento non hanno convinto né le opposizioni né i mercati. Infine cita Stefano Folli, editorialista del Sole 24 Ore, che lo ha valutato come “un discorso senza idee”.
Se nel Vecchio Continente e negli Stati Uniti incombe il terrore finanziario, il pakistano The Nation preferisce soffermarsi sulle questioni di cuore di Mister B. E racconta che, mentre il paese crolla a picco, il Cavaliere trova il tempo per flirtare in aula con la deputata Pdl Micaela Biancofiore, tra carezze e sorrisi complici . Alla fine, la crisi è solo un’opinione dei mercati. Condivisa anche della stampa estera e degli italiani.
5 agosto 2011
Crisi, la stampa estera su B.
“Lui è il vero problema dell’Italia”
Tutti i giornali stranieri dall'Inghilterra alla Francia, dalla Spagna agli Stati Uniti, fino in Pakistan sono unanimi nel criticare l'intervento del Cavaliere ieri in aula. Un discorso che l'Economist definisce "mediocre"
C’è crisi? Per molti, ma non per tutti. Silvio Berlusconi infatti conserva il suo ottimismo nonostante la bufera dei mercati imperversi in Europa e nel Belpaese, mentre il presidente della Bce Jean-Claude Trichet, al contrario, chiede all’Italia una seria agenda di austerity, misure anti deficit e tagli più convinti. Il Presidente del Consiglio, che ieri a Palazzo Chigi ha incontrato le parti sociali, ha di nuovo minimizzato e si è appellato al suo impero di tycoon: “I mercati reagiscono per ragioni proprie che sono distanti sia dalla realtà economica sia dalla politica – ha spiegato ieri-. Mio padre diceva che la Borsa è come un orologio rotto. Investite in azioni delle mie aziende”. Dichiarazioni che non hanno suscitato il plauso né delle parti sociali convenute ieri a Palazzo Chigi né della stampa estera, che conferma giudizi negativi sul discorso del premier alle Camere.
The Economist in uscita domani, anticipa online la sua analisi sulle parole del premier. A differenza di José Luis Zapatero in Spagna, José Sócrates in Portogallo e George Papandreou in Grecia che si sono dimessi o sono intenzionati a farlo, il Cavaliere non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro, nonostante l’assenza di segni di ripresa. “Il discorso mediocre, quasi sbadato di Berlusconi è sembrato un’occasione mancata di influenzare il corso degli eventi”, scrive il settimanale britannico che prosegue: “Nel suo discorso al Parlamento, Berlusconi ha nuovamente promesso di rimanere al potere fino al 2013. Eppure – nota il giornale – c’è ampia evidenza del fatto che egli sia parte del problema.
Anche The Guardian non salva le parole del premier in Aula, perché non ha indicato né i sacrifici né le riforme strutturali per uscire dalla crisi, limitandosi a osservare che “la stabilità è stata sempre un’arma vincente contro la speculazione”. Dello stesso parere The Independent che evidenzia il vuoto di indicazioni per il pareggio di bilancio e il taglio della spesa pubblica entro il 2014.
In Spagna invece, El Pais rilancia la proposta di Berlusconi di rimandare la promessa di un piano di stabilità a settembre e se per il premier l’incontro con le parti sociali è stata “la riunione più cordiale degli ultimi 18 anni”, le imprese e i sindacati hanno invece sottolineato che la situazione è di “eccezionale gravità per il paese”. Nell’editoriale tranchant di Le Monde , poi, non ci sono dubbi: il problema dell’Italia è proprio lui. Dato più volte per politicamente morto, il premier è sempre in grado di risorgere dalle ceneri e per questo è “prematuro” parlare della “fine del suo regno”. Anche se, si legge sul quotidiano francese, i mercati finanziari non avranno “la stessa pazienza che gli italiani hanno avuto in tutti questi anni”.
Oltreoceano invece il New York Times osserva, come fa il Washington Post, che il premier non ha intenzione di dimettersi e che le sue parole in Parlamento non hanno convinto né le opposizioni né i mercati. Infine cita Stefano Folli, editorialista del Sole 24 Ore, che lo ha valutato come “un discorso senza idee”.
Se nel Vecchio Continente e negli Stati Uniti incombe il terrore finanziario, il pakistano The Nation preferisce soffermarsi sulle questioni di cuore di Mister B. E racconta che, mentre il paese crolla a picco, il Cavaliere trova il tempo per flirtare in aula con la deputata Pdl Micaela Biancofiore, tra carezze e sorrisi complici . Alla fine, la crisi è solo un’opinione dei mercati. Condivisa anche della stampa estera e degli italiani.
quanti ce ne sono qui di sfigati così? XD
Contrappunti/ Rete tossica
di M. Mantellini - In Italia ci sono 2 milioni di pazienti da curare. La loro malattia è la Rete. E il Ministro della Salute è pronto a correre in loro soccorso
Roma - C'è da restare attoniti ad ascoltare il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio che nei giorni scorsi, rispondendo alla interrogazione di un senatore del PDL, ha detto che il governo sta pensando ad un intervento straordinario, compreso nel piano sanitario 2011-2013, per arginare la sovraesposizione da Internet. Una forma che, in casi di abuso - afferma Fazio - porta a "sentimenti compulsivi isolamento sociale, dipendenza patologica, perdita di contatti reali e sentimenti di onnipotenza".
E mentre resto basito di fronte alle parole del Ministro della Salute mi vengono in mente, contemporaneamente, due cose: la prima è la frase che mi disse una sera a cena il consulente Internet di un passato Ministro delle Comunicazioni il quale, di fronte ai miei rimbrotti sulla scarsa incisività del Ministro sulle cose della Rete, mi raccontò di come gran parte del suo tempo al Ministero andava speso nel disinnescare le idee assurde e pericolose sulla Rete che i parlamentari italiani quotidianamente partorivano; la seconda è che questa associazione fra abuso di Internet e la parola "onnipotenza" non è la prima volta che la sento. È infatti contenuta (pg.29) nel libro "Quando Internet diventa una droga" di Federico Tonioni, psichiatra responsabile dell'Ambulatorio del Policlinico Gemelli sulle dipendenze da Internet.
Il libro di Tonioni, del resto, lo cito con grande difficoltà e qualche imbarazzo. Si tratta di un testo divulgativo confuso e pieno di inesattezze (tra le tante Tonioni attribuisce a Nicholas Negroponte l'idea di un Premio Nobel per Internet), pubblicato quest'anno da Einaudi, il cui scopo dichiarato sarebbe quello di fornire indicazioni utili ai genitori alle prese con l'abuso di Internet da parte dei propri figli; un saggio dagli accenni fortemente moralistici, che Tonioni ha scritto dopo le prime esperienze del suo ambulatorio romano sulla Internet Addiction e la cui sintesi grossolana potrebbe essere che Internet ha due facce ugualmente ampie, una utilitaristica e modicamente positiva, l'altra oscura e pericolosa dalla quale occorre guardarsi con attenzione. La stessa definizione di Internet contenuta nel testo è per me sufficiente per descrivere la mia personale distanza dall'autore (pg.54):
"Internet non è stato pensato per essere uno strumento pericoloso e il suo uso risponde a molteplici funzioni positive, permettendo di soddisfare la dimensione ludica dell'esistenza (il bisogno di giocare e divertirsi), la dimensione partecipativa (il bisogno di appartenere a gruppi e di partecipare a iniziative politiche culturali e sociali) la dimensione utilitaristica (il bisogno di vere informazioni, di consultare esperti e di fare acquisti) e non ultima, la dimensione intima (il bisogno di scambiare "carezze" con le persone importanti e significative della propria vita"
Come si vede molte delle grandi rivoluzioni che Internet ha portato nella società secondo Tonioni vanno archiviate in una cosiddetta "dimensione utilitaristica", definizione che per conto mio esprime con grande chiarezza la considerazione dell'autore nei confronti della Rete.
Scrive poi Tonioni in una frase molto evocativa che oggi, risfogliando il testo, mi accorgo di aver sconsolatamente sottolineato (pg.62):
"I giovani Internet-dipendenti sono caratterizzati da pallore del volto, occhi cerchiati e sguardo poco espressivo"
e davvero simili frasi rimandano più ad una manualistica tardo medioevale che ad un testo di divulgazione medica contemporanea.
Ma poi, in fondo, di che cosa stiamo parlando? Quali sono i termini dimensionali di questa nuova dipendenza che il Ministro Fazio descrive come una droga senza sostanze? Nessuno lo sa, Tonioni nel suo testo non lo spiega, mentre gli articoli di stampa che accompagnarono a suo tempo l'apertura del primo presidio italiano contro la dipendenza da Internet, nel 2009, accennavano a numeri francamente fantasiosi e vaghi: secondo quelle cronache circa il 10 per cento degli utilizzatori di Facebook erano a rischio di intossicazione da Internet (se fosse vero oggi in Italia ci sarebbero circa 2 milioni di malati di Facebook bisognosi di cure), mentre l'inquadramento nosologico della patologia da dipendenza da Internet più che dall'esperienza sul campo è stata compilato, nel testo di Tonioni, semplicemente traducendo dall'inglese il tentativo di inquadramento della IAD di Kimberly Young, dottoranda in psicologia che per prima ipotizzò la patologia nel lontano 1998 (e che in USA scatenò a suo tempo grandi polemiche negli ambienti accademici). E non c'è dubbio che la Internet di Tonioni e quella della Young, a tredici anni di distanza, sono due entità di studio totalmente differenti.
Poco importa a questo punto iscriversi al club di quanti credono - come Tonioni - che la dipendenza da Internet sia un nuova malattia, piuttosto che avvalorare la tesi da molti sostenuta secondo la quale tali eccessi, quando presenti, vadano indirizzati nell'alveo delle patologie psichiatriche già note; molto più importante è rendersi conto che tali previsioni di ampio, possibile contagio e una simile saggistica millenaristica, sono in grado di far danni fino ai più alti livelli e di trovare riscontri perfino nelle parole del Ministro della Salute di un Paese che non ha un soldo per garantire le cure primarie ai suoi cittadini, ma che poi si permette il lusso di usare a fini di marketing politico la demonizzazione della Rete nelle sue varie forme, che è in Italia sport variamente praticato a tutti i livelli da oltre un decennio. Tranne poi legalizzare il gioco d'azzardo online senza provare per questo il minimo sentimento di straniamento.
Massimo Mantellini
Manteblog
puntoinformatico
Contrappunti/ Rete tossica
di M. Mantellini - In Italia ci sono 2 milioni di pazienti da curare. La loro malattia è la Rete. E il Ministro della Salute è pronto a correre in loro soccorso
Roma - C'è da restare attoniti ad ascoltare il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio che nei giorni scorsi, rispondendo alla interrogazione di un senatore del PDL, ha detto che il governo sta pensando ad un intervento straordinario, compreso nel piano sanitario 2011-2013, per arginare la sovraesposizione da Internet. Una forma che, in casi di abuso - afferma Fazio - porta a "sentimenti compulsivi isolamento sociale, dipendenza patologica, perdita di contatti reali e sentimenti di onnipotenza".
E mentre resto basito di fronte alle parole del Ministro della Salute mi vengono in mente, contemporaneamente, due cose: la prima è la frase che mi disse una sera a cena il consulente Internet di un passato Ministro delle Comunicazioni il quale, di fronte ai miei rimbrotti sulla scarsa incisività del Ministro sulle cose della Rete, mi raccontò di come gran parte del suo tempo al Ministero andava speso nel disinnescare le idee assurde e pericolose sulla Rete che i parlamentari italiani quotidianamente partorivano; la seconda è che questa associazione fra abuso di Internet e la parola "onnipotenza" non è la prima volta che la sento. È infatti contenuta (pg.29) nel libro "Quando Internet diventa una droga" di Federico Tonioni, psichiatra responsabile dell'Ambulatorio del Policlinico Gemelli sulle dipendenze da Internet.
Il libro di Tonioni, del resto, lo cito con grande difficoltà e qualche imbarazzo. Si tratta di un testo divulgativo confuso e pieno di inesattezze (tra le tante Tonioni attribuisce a Nicholas Negroponte l'idea di un Premio Nobel per Internet), pubblicato quest'anno da Einaudi, il cui scopo dichiarato sarebbe quello di fornire indicazioni utili ai genitori alle prese con l'abuso di Internet da parte dei propri figli; un saggio dagli accenni fortemente moralistici, che Tonioni ha scritto dopo le prime esperienze del suo ambulatorio romano sulla Internet Addiction e la cui sintesi grossolana potrebbe essere che Internet ha due facce ugualmente ampie, una utilitaristica e modicamente positiva, l'altra oscura e pericolosa dalla quale occorre guardarsi con attenzione. La stessa definizione di Internet contenuta nel testo è per me sufficiente per descrivere la mia personale distanza dall'autore (pg.54):
"Internet non è stato pensato per essere uno strumento pericoloso e il suo uso risponde a molteplici funzioni positive, permettendo di soddisfare la dimensione ludica dell'esistenza (il bisogno di giocare e divertirsi), la dimensione partecipativa (il bisogno di appartenere a gruppi e di partecipare a iniziative politiche culturali e sociali) la dimensione utilitaristica (il bisogno di vere informazioni, di consultare esperti e di fare acquisti) e non ultima, la dimensione intima (il bisogno di scambiare "carezze" con le persone importanti e significative della propria vita"
Come si vede molte delle grandi rivoluzioni che Internet ha portato nella società secondo Tonioni vanno archiviate in una cosiddetta "dimensione utilitaristica", definizione che per conto mio esprime con grande chiarezza la considerazione dell'autore nei confronti della Rete.
Scrive poi Tonioni in una frase molto evocativa che oggi, risfogliando il testo, mi accorgo di aver sconsolatamente sottolineato (pg.62):
"I giovani Internet-dipendenti sono caratterizzati da pallore del volto, occhi cerchiati e sguardo poco espressivo"
e davvero simili frasi rimandano più ad una manualistica tardo medioevale che ad un testo di divulgazione medica contemporanea.
Ma poi, in fondo, di che cosa stiamo parlando? Quali sono i termini dimensionali di questa nuova dipendenza che il Ministro Fazio descrive come una droga senza sostanze? Nessuno lo sa, Tonioni nel suo testo non lo spiega, mentre gli articoli di stampa che accompagnarono a suo tempo l'apertura del primo presidio italiano contro la dipendenza da Internet, nel 2009, accennavano a numeri francamente fantasiosi e vaghi: secondo quelle cronache circa il 10 per cento degli utilizzatori di Facebook erano a rischio di intossicazione da Internet (se fosse vero oggi in Italia ci sarebbero circa 2 milioni di malati di Facebook bisognosi di cure), mentre l'inquadramento nosologico della patologia da dipendenza da Internet più che dall'esperienza sul campo è stata compilato, nel testo di Tonioni, semplicemente traducendo dall'inglese il tentativo di inquadramento della IAD di Kimberly Young, dottoranda in psicologia che per prima ipotizzò la patologia nel lontano 1998 (e che in USA scatenò a suo tempo grandi polemiche negli ambienti accademici). E non c'è dubbio che la Internet di Tonioni e quella della Young, a tredici anni di distanza, sono due entità di studio totalmente differenti.
Poco importa a questo punto iscriversi al club di quanti credono - come Tonioni - che la dipendenza da Internet sia un nuova malattia, piuttosto che avvalorare la tesi da molti sostenuta secondo la quale tali eccessi, quando presenti, vadano indirizzati nell'alveo delle patologie psichiatriche già note; molto più importante è rendersi conto che tali previsioni di ampio, possibile contagio e una simile saggistica millenaristica, sono in grado di far danni fino ai più alti livelli e di trovare riscontri perfino nelle parole del Ministro della Salute di un Paese che non ha un soldo per garantire le cure primarie ai suoi cittadini, ma che poi si permette il lusso di usare a fini di marketing politico la demonizzazione della Rete nelle sue varie forme, che è in Italia sport variamente praticato a tutti i livelli da oltre un decennio. Tranne poi legalizzare il gioco d'azzardo online senza provare per questo il minimo sentimento di straniamento.
Massimo Mantellini
Manteblog
puntoinformatico
Comunque altri problemi ci sono ma cio' non toglie che a me farebbe piacere avere un ministro della difesa che si presenta in abito scuro e cravatta e non come se andasse in discoteca...questo anche per un rispetto verso chi ci ha rimesso la vita.
Il distruggere ogni consuetudine per semplificare tutto...non lo considero un principio civile altrimenti gireremmo ancora con la clava e tutti nudi e magari potremmo vivere piu semplicemente nelle caverne ed invece del denaro scambiare carne e frutta con insalata daell'orto e perchè no?nominare capo del governo chi ha i muscoli piu grossi o chi urla di piu.....insomma distruggere 3000 anni di storia e di conquiste ed invece delle discoteche fare danze tribali intorno al fuoco.E magari smettere di fumare spinelli e assumere porcherie varie...e tornare agli allucinogeni dello stregone.
Il distruggere ogni consuetudine per semplificare tutto...non lo considero un principio civile altrimenti gireremmo ancora con la clava e tutti nudi e magari potremmo vivere piu semplicemente nelle caverne ed invece del denaro scambiare carne e frutta con insalata daell'orto e perchè no?nominare capo del governo chi ha i muscoli piu grossi o chi urla di piu.....insomma distruggere 3000 anni di storia e di conquiste ed invece delle discoteche fare danze tribali intorno al fuoco.E magari smettere di fumare spinelli e assumere porcherie varie...e tornare agli allucinogeni dello stregone.
da lettera43.it
Il messaggio è chiaro: servono più sacrifici da parte di tutti, ma nessuno tocchi la Casta. Un concetto ribadito dalla recente manovra correttiva. E a cui le precisazioni dell'ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato, aggiungono un sapore beffardo.
Quando infatti propone al Corriere della Sera che le pensioni più elevate, compresa la sua, paghino un «contributo di solidarietà» dimentica di citare che dal 1998 a oggi ha percepito 22 mila euro al mese. E che da allora non risulta alcun sacrificio, anche simbolico, da parte sua.
UN COSTO DI 204 MILIONI. Eppure la questione, per quanto non nuova, ha un rilievo finanziario. La pensione degli ex deputati, infatti, costa alla collettività 204 milioni di euro all'anno. Una cifra da capogiro se si pensa che sono poco più di 2 mila in tutto.
A guardare i singoli casi si capisce immediatamente come raggiungere una simile somma.
Ci sono i 18 mila euro corrisposti ogni mese, per 13 mensilità all'anno, al fustigatore del sistema previdenziale Lamberto Dini.
I 4.766 che l'ex capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro percepisce ogni mese dal 1988 per i tre anni spesi da magistrato, tra il 1943 e il 1946.
Ma anche le liquidazioni dorate al compagno Armando Cossutta (345 mila euro) o a Luciano Violante (271 mila euro).
IL VITALIZIO PER UN GIORNO. E i vitalizi da 1.733 euro al mese pagati perfino a chi, come il Radicale Luca Boneschi, ha trascorso da parlamentare un solo giorno della sua vita, un fortunato 12 maggio del 1982.
Che fare? Il tentativo di sopprimere i lauti emolumenti da parte del deputato dell'Italia dei valori Antonio Borghesi è stato sonoramente respinto dalla Casta, per l'occasione inusualmente compatta: 498 «no» e 22 «sì».
Massimo Calearo, dei Responsabili, ha una spiegazione: «Qui la principale preoccupazione di tanti deputati è conquistare il diritto alla pensione».
Il messaggio è chiaro: servono più sacrifici da parte di tutti, ma nessuno tocchi la Casta. Un concetto ribadito dalla recente manovra correttiva. E a cui le precisazioni dell'ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato, aggiungono un sapore beffardo.
Quando infatti propone al Corriere della Sera che le pensioni più elevate, compresa la sua, paghino un «contributo di solidarietà» dimentica di citare che dal 1998 a oggi ha percepito 22 mila euro al mese. E che da allora non risulta alcun sacrificio, anche simbolico, da parte sua.
UN COSTO DI 204 MILIONI. Eppure la questione, per quanto non nuova, ha un rilievo finanziario. La pensione degli ex deputati, infatti, costa alla collettività 204 milioni di euro all'anno. Una cifra da capogiro se si pensa che sono poco più di 2 mila in tutto.
A guardare i singoli casi si capisce immediatamente come raggiungere una simile somma.
Ci sono i 18 mila euro corrisposti ogni mese, per 13 mensilità all'anno, al fustigatore del sistema previdenziale Lamberto Dini.
I 4.766 che l'ex capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro percepisce ogni mese dal 1988 per i tre anni spesi da magistrato, tra il 1943 e il 1946.
Ma anche le liquidazioni dorate al compagno Armando Cossutta (345 mila euro) o a Luciano Violante (271 mila euro).
IL VITALIZIO PER UN GIORNO. E i vitalizi da 1.733 euro al mese pagati perfino a chi, come il Radicale Luca Boneschi, ha trascorso da parlamentare un solo giorno della sua vita, un fortunato 12 maggio del 1982.
Che fare? Il tentativo di sopprimere i lauti emolumenti da parte del deputato dell'Italia dei valori Antonio Borghesi è stato sonoramente respinto dalla Casta, per l'occasione inusualmente compatta: 498 «no» e 22 «sì».
Massimo Calearo, dei Responsabili, ha una spiegazione: «Qui la principale preoccupazione di tanti deputati è conquistare il diritto alla pensione».
Lezioni Cepu
per il «Trota»:
gratis e a domicilio
CRONACA Le spese per Renzo Bossi sono sostenute dal patron dell'istituto, Francesco Polidori
corriere
polidori,... polidori,...
ah, interessante sapere, dall'articolo che il patron del cepu paga anche per tre «olgettine» Iris Berardi, Aris Espinosa e Ioana Visan...
per il «Trota»:
gratis e a domicilio
CRONACA Le spese per Renzo Bossi sono sostenute dal patron dell'istituto, Francesco Polidori
corriere
polidori,... polidori,...
ah, interessante sapere, dall'articolo che il patron del cepu paga anche per tre «olgettine» Iris Berardi, Aris Espinosa e Ioana Visan...
che bello, vogliono introdurre il diritto a licenziare...
Il governo ipotizza inoltre di «accorpare sulle domeniche le festività» e di mettere in campo «una spinta alla contrattazione a livello aziendale, con il superamento del sistema centrale rigido» ma anche «il licenziamento del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici», una sorta di «diritto di licenziare».
corriere
edit:
tanto se si perde il lavoro si può sempre andar a mangiare da loro:
«Tutti a mangiare al Senato: si pranza con 1,60 euro»
(edited)
Il governo ipotizza inoltre di «accorpare sulle domeniche le festività» e di mettere in campo «una spinta alla contrattazione a livello aziendale, con il superamento del sistema centrale rigido» ma anche «il licenziamento del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici», una sorta di «diritto di licenziare».
corriere
edit:
tanto se si perde il lavoro si può sempre andar a mangiare da loro:
«Tutti a mangiare al Senato: si pranza con 1,60 euro»
(edited)
DIPENDENTI - Il contributo di solidarietà verrebbe applicato con due meccanismi differenti. Per i lavoratori dipendenti del settore privato scatterebbe infatti un taglio del 5% sulla retribuzione eccedente i 90 mila euro annui lordi, e del 10% sulla parte eventualmente eccedente i 150 mila euro. Esattamente come avviene già per i dipendenti del settore pubblico, in seguito alla manovra sui conti pubblici dello scorso anno.
AUTONOMI - Per i lavoratori autonomi, che non ricevono la busta paga, il prelievo sarebbe applicato in sede di dichiarazione dei redditi. Quindi con una maggiorazione dell'Irpef, che secondo alcune fonti potrebbe scattare già da quella del 41%, applicabile al reddito superiore ai 55 mila euro annui lordi.
corriere
mi fanno ridere questo genere di cose.
L'autonomo non farà altro che rubare di più facendo un po' più di nero. Giustificando il fatto che "ha un sacco di spese", "la benzina è cara", "le tasse sono un furto"...
Il tutto perchè i soldi che si prendono non bastano mai, ed i vizi non li vuole perdere nessuno.......................
agli evasori andrebbero tagliate le palle.
AUTONOMI - Per i lavoratori autonomi, che non ricevono la busta paga, il prelievo sarebbe applicato in sede di dichiarazione dei redditi. Quindi con una maggiorazione dell'Irpef, che secondo alcune fonti potrebbe scattare già da quella del 41%, applicabile al reddito superiore ai 55 mila euro annui lordi.
corriere
mi fanno ridere questo genere di cose.
L'autonomo non farà altro che rubare di più facendo un po' più di nero. Giustificando il fatto che "ha un sacco di spese", "la benzina è cara", "le tasse sono un furto"...
Il tutto perchè i soldi che si prendono non bastano mai, ed i vizi non li vuole perdere nessuno.......................
agli evasori andrebbero tagliate le palle.
Una manovra da 45 miliardi
Le anticipazioni dell'ANSA sulla bozza: "contributo di solidarietà" per i redditi sopra i 90.000 euro, abolizione di alcune province, TFR posticipato per gli statali (che rischiano la tredicesima) e parecchio altro
12 agosto 2011
Dall’idea, non ancora confermata, di fare un videomessaggio per spiegare agli italiani la manovra ‘lacrime e sangue’ al vertice notturno a Palazzo Grazioli con Tremonti e Bossi, all’incontro con le parti sociali, il presidente del Consiglio intende ‘mettere la faccia’ sul pacchetto di misure per uscire dalla crisi contenuto nella manovra economica che che il governo si appresta a varare con un decreto legge che dovrebbe essere approvato in occasione del Consiglio dei Ministri, convocato per le 19. L’obiettivo e’ quello di far diminuire il deficit dal 3,9% di quest’anno all’1,6% nel 2012 per arrivare così al pareggio di bilancio nel 2013.
RISCHIO 13/MA STATALE NON TAGLIA SPESE – I dipendenti delle Amministrazioni pubbliche che non rispettano gli obiettivi di riduzione della spesa potrebbero perdere il pagamento della tredicesima mensilità. E’ quanto prevede la bozza di decreto che sarà esaminato dal Consiglio dei ministri e che l’ANSA è in grado di anticipare.
TFR RITARDATO 2 ANNI PER STATALI – La misura prevede il pagamento con due anni di ritardo dell’indennità di buonuscita dei lavoratori pubblici.
VIA PROVINCE SOTTO 300 MILA ABITANTI – Dalle prossime elezioni è prevista la soppressione delle Provincie sotto i 300.000 abitanti, fusione dei Comuni sotto i mille abitanti, con sindaco anche assessore, e la riduzione dei componenti i Consigli regionali.
(continua a leggere sul sito dell’ANSA)
ilpost
Le anticipazioni dell'ANSA sulla bozza: "contributo di solidarietà" per i redditi sopra i 90.000 euro, abolizione di alcune province, TFR posticipato per gli statali (che rischiano la tredicesima) e parecchio altro
12 agosto 2011
Dall’idea, non ancora confermata, di fare un videomessaggio per spiegare agli italiani la manovra ‘lacrime e sangue’ al vertice notturno a Palazzo Grazioli con Tremonti e Bossi, all’incontro con le parti sociali, il presidente del Consiglio intende ‘mettere la faccia’ sul pacchetto di misure per uscire dalla crisi contenuto nella manovra economica che che il governo si appresta a varare con un decreto legge che dovrebbe essere approvato in occasione del Consiglio dei Ministri, convocato per le 19. L’obiettivo e’ quello di far diminuire il deficit dal 3,9% di quest’anno all’1,6% nel 2012 per arrivare così al pareggio di bilancio nel 2013.
RISCHIO 13/MA STATALE NON TAGLIA SPESE – I dipendenti delle Amministrazioni pubbliche che non rispettano gli obiettivi di riduzione della spesa potrebbero perdere il pagamento della tredicesima mensilità. E’ quanto prevede la bozza di decreto che sarà esaminato dal Consiglio dei ministri e che l’ANSA è in grado di anticipare.
TFR RITARDATO 2 ANNI PER STATALI – La misura prevede il pagamento con due anni di ritardo dell’indennità di buonuscita dei lavoratori pubblici.
VIA PROVINCE SOTTO 300 MILA ABITANTI – Dalle prossime elezioni è prevista la soppressione delle Provincie sotto i 300.000 abitanti, fusione dei Comuni sotto i mille abitanti, con sindaco anche assessore, e la riduzione dei componenti i Consigli regionali.
(continua a leggere sul sito dell’ANSA)
ilpost