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Subject: [POLITICA]
La Rai annuncia provvedimenti nei confronti dei responsabili della trasmissione radiofonica di Radio2 'Attenda in linea'. Il direttore generale, Lorenza Lei si riserva di valutare il caso, sollevato dal presidente del Senato, Renato Schifani.
Sotto accusa il commento del conduttore, Max Laudadio, a una telefonata nella trasmissione in onda questa mattina tra le 10 e le 11. Al telefono, in diretta, un privato cittadino, con toni ironici ma pacati, criticava il prezzo dei pasti consumati in un ristorante riservato a parlamentari. Laudadio commentava: «Se 'sti delinquenti' facessero il loro lavoro, sarebbe tutto a posto, il problema è che non lo fanno. Capito?»
Il presidente del Senato, in una lettera al direttore generale della Rai scrive: «Non posso consentire che la pur comprensibile critica di alcuni aspetti di quelli che ormai vengono comunemente chiamati 'costi della politica' trascenda in espressioni indiscriminatamente oltraggiose, tanto più da parte di un professionista del servizio pubblico». Schifani precisa di aver deciso di intervenire anche in seguito alle segnalazioni di diversi senatori. Per tutelare la «dignità e dell'impegno di tanti parlamentari». Anche perché «una denuncia costruttiva, che è doveroso comprendere ed accogliere - precisa - è cosa ben diversa da un compiaciuto qualunquismo che vuole solo denigrare le istituzioni e coloro che le rappresentano».
se i politici fossero così pronti e fermi anche nel risolvere i decennali problemi di questo paese!Laudadio sono con te!!!
Sotto accusa il commento del conduttore, Max Laudadio, a una telefonata nella trasmissione in onda questa mattina tra le 10 e le 11. Al telefono, in diretta, un privato cittadino, con toni ironici ma pacati, criticava il prezzo dei pasti consumati in un ristorante riservato a parlamentari. Laudadio commentava: «Se 'sti delinquenti' facessero il loro lavoro, sarebbe tutto a posto, il problema è che non lo fanno. Capito?»
Il presidente del Senato, in una lettera al direttore generale della Rai scrive: «Non posso consentire che la pur comprensibile critica di alcuni aspetti di quelli che ormai vengono comunemente chiamati 'costi della politica' trascenda in espressioni indiscriminatamente oltraggiose, tanto più da parte di un professionista del servizio pubblico». Schifani precisa di aver deciso di intervenire anche in seguito alle segnalazioni di diversi senatori. Per tutelare la «dignità e dell'impegno di tanti parlamentari». Anche perché «una denuncia costruttiva, che è doveroso comprendere ed accogliere - precisa - è cosa ben diversa da un compiaciuto qualunquismo che vuole solo denigrare le istituzioni e coloro che le rappresentano».
se i politici fossero così pronti e fermi anche nel risolvere i decennali problemi di questo paese!Laudadio sono con te!!!
perdonali, non hanno molto da fare in questo periodo...
Mi viene da piangere:
LUNEDÌ 29 AGOSTO 2011
Un camorrista in parlamento: la vera storia del poco onorevole Nicola Cosentino
Tutti conoscono il nome d' “o' mericano”, in provincia di Caserta. Il suo è uno di quei nomi che non si pronunciano così per strada. Nicola Cosentino politico di Casal di Principe è conosciuto in ogni angolo di Terra di Lavoro, dai monti del Matese al litorale Domitio, da Sessa Aurunca a Maddaloni, passando per l'Agro Caleno. E si, l'Agro Caleno, un territorio formato da tanti piccoli paesi confinanti gli uni con gli altri: Sparanise, Calvi Risorta, Vitulazio, Pignataro Maggore, comune dove alle provinciali del 2005 Cosentino ottenne un numero di consensi in proporzione addirittura maggiore rispetto a quelli presi a Casal di Principe, suo paese natale.
Ma procediamo per gradi. Nicola Cosentino è stato per due anni Sottosegretario di Stato all'Economia e alle Finanze nel Governo Berlusconi, una carica istituzionale importante che giunge dopo una brillante carriera politica iniziata, da giovanissimo, alla fine degli anni settanta.
Dapprima diventa consigliere comunale in quella Casal di Principe che Roberto Saviano ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale con il suo best seller “Gomorra”, poi passa alla provincia come consigliere e, dall'83 all'85, all'età di soli 24 anni, è Assessore provinciale con delega ai servizi sociali. Sempre nell'85, alla nuova tornata elettorale, Cosentino viene nominato Assessore alla Pubblica Istruzione e, non c'è due senza tre, nel 1990 ricopre la carica di Assessore provinciale all'Agricoltura.
Secondo i magistrati che in questi giorni hanno richiesto misure cautelari nei suoi confronti, è a partire dagli anni '90 che Cosentino si avvale di consolidati rapporti con il clan dei casalesi per ricevere un consistente ritorno elettorale. Nel 1995 riportando il 31,50% dei voti di preferenza espressi nella sola Provincia di Caserta, viene eletto Consigliere Regionale della Campania e, l'anno dopo, finalmente, approda in Parlamento con i favolosi 35.560 voti riportati nel collegio Capua-Piedimonte Matese. Da allora è un susseguirsi di successi, è membro della Commissione Parlamentare per le questioni regionali e della Commissione Difesa ma, dalla fine degli anni novanta in poi, il suo impegno è per il partito a cui appartiene, Forza Italia, di cui diventa coordinatore per la Provincia di Caserta e, dopo aver ricevuto divina investitura direttamente dalle mani di Silvio Berlusconi, assume la carica di coordinatore Regionale nel giugno del 2005. Sotto la sua guida, Forza Italia fa un balzo di ben 16 punti percentuali: dall’11% dei consensi registrati nelle elezioni regionali dell’aprile 2005 al 27% delle politiche di appena un anno dopo.
E diviene il primo partito della Campania.
Cosentino tesse, grazie agli incarichi ricevuti in questi anni, una fitta rete relazionale con politici, consiglieri, sindaci e amministratori di comuni grandi e piccoli, divenendo un vero e proprio Deus ex Machina della politica che conta, sia nel suo territorio d'origine e vero e proprio feudo, la provincia di Caserta, sia nel resto del territorio campano. Si dice che nulla si muova, soprattutto nel settore dei rifiuti, che non passi per la sua approvazione. Ma non è solo con la politica e con i suoi rappresentanti che Cosentino esprime le sue doti di politico navigato, conosce l'importanza dell'immagine e della comunicazione ed in molti raccontano di quelle sue frequenti visite alla redazione di un noto quotidiano casertano, accompagnato dal suo fedele ed immancabile autista “don Peppe”.
Tuttavia sono i rifiuti, a giudicare da quanto emerge dalle inchieste giudiziarie e dalle proverbiali malelingue dei casertani che “dal basso” hanno già emesso la propria personale sentenza, ad interessare l'attività dell'imprenditore casalese. La munnezza, nelle parole di molti pentiti, è oro. È oro perché smaltirla illegalmente rende enormi profitti, è oro perché i consorzi hanno a che fare con tutti i comuni, con le istituzioni e sono capaci di determinare equilibri importanti spostando rilevanti somme di denaro, è oro perché attraverso la gestione dei posti di lavoro legati alla filiera dello smaltimento, legale ed illegale, si ha la possibilità di tessere una solida e pervasiva rete clientelare. Soldi, voti e potere.
Un mix del genere mal si concilia con la litania della lotta tra Stato e Anti-Stato che si fronteggiano in una battaglia senza quartiere per la legalità. E lo sanno bene quanti, in provincia di Caserta ma non solo, hanno subìto la dura repressione poliziesca per aver osato opporsi ai progetti criminali generati da questo diabolico intreccio di potere. Lo sanno bene, ad esempio, gli abitanti di Santa Maria La Fossa, che hanno lottato contro l'ennesimo inceneritore made in Campania e targato FIBE, necessario a risolvere il problema rifiuti secondo Commissari Straordinari, Prefetti e Questori ed ora al centro delle dichiarazioni di Gaetano Vassallo. Secondo il pentito che, insieme ad altri cinque, è bene ricordarlo, tira in ballo il sottosegretario Cosentino l’”individuazione dei terreni [avvenne] da parte della criminalità organizzata, [...]
vi fu una forte pressione da parte di Michele e Sergio Orsi, insieme all’onorevole Cosentino e all’onorevole Landolfi (al tempo in cui Landolfi era alla commissione vigilanza RAI) e al sindaco di Santa Maria La Fossa, affinché si costruisse il termovalorizzatore dopo che era fallito il progetto di realizzare una discarica nello stesso posto. Era il periodo subito prima che fosse nominato Catenacci Commissario Straordinario per l’Emergenza Rifiuti in Campania[...]”. E pensare che Cosentino, l'onorevole Coronella ed il Sindaco di Santa Maria La Fossa, Abbate, andavano pure ai cortei contro l'eco-mostro, ma questa è un altra storia.
Michele e Sergio Orsi, entrambi DS, sono gli imprenditori che gestivano l'ECO4.
Quest'ultimo è stato per anni il braccio operativo per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti del consorzio Ce4, consorzio che raggruppa 18 comuni dell'area casertana.
L'Eco4 è stato oggetto di diverse inchieste che hanno coinvolto boss della camorra, politici (anche di rilievo nazionale, come il mondragonese onorevole Mario Landolfi di AN), imprenditori ed anche uno dei tanti sub commissari all'emergenza rifiuti che si sono susseguiti nel tempo, Claudio de Biasio. Nel 2006 i fratelli Orsi finiscono in manette, accusati di essere il tramite tra la camorra e la politica casertana. Uno dei due, Michele, decide di collaborare con i magistrati. Lo fa cominciando a parlare di un vero e proprio sistema clientelare basato su assunzioni chieste da politici e personalità di vario genere, tra cui spunta anche il Cardinale Sepe, oltre che di irregolarità nel sistema di smaltimento. Michele fa nomi illustri e il 1 giugno 2007, mentre si reca al bar per comprare delle bibite, un commando lo trivella di colpi in una piazza di Casal di Principe. Lo Stato non aveva ritenuto opportuno affidargli una scorta. Al funerale non c'erano rappresentanti istituzionali, a trasportare il feretro un carro funebre di un'azienda sottoposta a sequestro (poi dissequestrata) in un'inchiesta
della Dda sul boss Francesco Bidognetti, «Cicciotto 'e mezzanotte», ras di Casale di Principe ora in carcere. Anche quando muori, in Terra di Lavoro, paghi la tangente.
Secondo il pentito Vassallo in realtà dietro il consorzio ECO4 ci sarebbe l'on.
Cosentino: “quella società song’ io”, avrebbe affermato in uno dei tanti incontri tra i due. Ormai noto è l'episodio della busta gialla, busta contenente la tangente da 50mila euro che i fratelli Orsi, mensilmente, avrebbero dovuto versare al clan Bidognetti.
Sempre secondo Vassallo, la tangente veniva consegnata direttamente nelle mani dell'onorevole di Casal di Principe, a casa sua.
Gaetano Vassallo, tesserato di Forza Italia, socio dell'Eco4 e referente, per sua stessa ammissione, del clan Bidognetti all'interno di tale struttura, è l'uomo che per vent'anni ha inondato la Campania di rifiuti di ogni genere. È uno di quei personaggi che ha permesso a decine, centinaia di aziende di tutta Italia di tagliare i costi per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi prodotti. In che modo? Sversandoli nei terreni della Campania Felix, nelle cave del casertano, devastando il litorale domitio, imbottendo ettari ed ettari di terreno coltivato di scorie, liquami e munnezza d'ogni sorta.
Inondando le discariche fatte per i rifiuti solidi urbani, il celeberrimo 'tal quale', di rifiuti speciali che non sarebbero mai dovuti finire li dentro. È chiaro allora, il motivo per cui le popolazioni campane da un certo punto in poi hanno cominciato a protestare contro un sistema che inquinava ed inquina la terra in maniera irreversibile, che trasforma la monnezza in oro, che fa schizzare il tasso di morti per tumore a livelli record in molti territori oramai al collasso. Ma risulta essere più chiaro anche il perché per più di 15 anni la gestione del ciclo dei rifiuti in Campania è avvenuto secondo logiche 'emergenziali', attraverso un commissariamento che con poteri speciali e molto poco trasparenti ha sollevato da ogni possibilità di controllo un settore che pare sia stato completamente gestito dalla camorra. Molte delle discariche abusive di cui parla Vassallo sono state direttamente o indirettamente legalizzate dallo Stato attraverso i Commissari di volta in volta succedutisi, in nome dell'emergenza, della salute pubblica e della legalità.
Vero eroe dei nostri tempi, mi verrebbe da dire, con un pizzico di umorismo noir, Gaetano Vassallo afferma di aver conosciuto il sottosegretario Cosentino prima della costituzione dell'Eco4 quando, su invito diretto di «Cicciotto 'e mezzanotte», alias Francesco Bidognetti boss di spicco del clan dei casalesi, si incontrò con il politico che, a dire suo e di altri pentiti, era stato prescelto dal clan come uomo da sostenere politicamente alle scadenze elettorali.
Vassallo, anche in questo caso, era l'uomo giusto nel momento giusto, una sorta di 'grande elettore' che con le sue conoscenze e la famiglia allargata di cui faceva parte, forniva sistematico appoggio elettorale agli uomini indicati dal clan dei casalesi.
Il quadro che emerge, insomma, rappresenta un sistema di potere che si fonda su una stretta commistione tra criminalità organizzata e politica all'insegna del profitto.
Montagne di soldi ricavati controllando l'intero sistema di smaltimento dei rifiuti, che andavano a finanziare investimenti e business sempre maggiori, specie in settori in cui l'appoggio delle istituzioni, per avere permessi e coperture legali, è fondamentale.
Una delle nuove frontiere del profitto assicurato è, per esempio, quella dell'energia.
Un recente caso giudiziario ha mostrato come, anche in questo settore, la corruzione e la longa manu dei clan si mescolano in un intrigo perverso. Parliamo del grande business delle centrali elettriche.
Il 28 Aprile del 2009 la Guardia di Finanza di Caserta esegue 23 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di soggetti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, alla corruzione, alla rivelazione di segreti di ufficio ed alla realizzazione di falsità in atti pubblici. Oggetto dell'inchiesta è la realizzazione di una centrale a “Biomasse vergini” nel territorio del comune di Pignataro Maggiore, nell'Agro Caleno. La maggior parte degli indagati sono personaggi pubblici, la maggioranza legati al PD, che rivestono importanti cariche politiche, sia a livello provinciale che regionale: oltre a funzionari del Genio Civile di Caserta, assessori comunali e lo stesso sindaco PDL di Pignataro Maggiore Giorgio Magliocca, tra gli indagati figurano anche Gianfranco Nappi, capo della segreteria politica di Bassolino, l'assessore regionale Cozzolino e l'assessore con delega alle attività produttive della provincia di Caserta Capobianco. Secondo gli inquirenti, dietro la costruzione della centrale della “Biopower” ci sarebbe un complesso giro di tangenti. Quello che di inquietante emerge dalle intercettazioni è che con ogni probabilità il modus operandi per la realizzazione della centrale in oggetto fosse un vero è proprio sistema utilizzato consuetudinariamente per la attuazione di opere simili. Gli atti sono stati secretati, ma dalle indiscrezioni sembrerebbe che tale sistema possa aver riguardato la realizzazione di un altra, contestatissima, centrale elettrica stavolta a turbogas, entrata in funzione nel 2007 e realizzata sempre nell'Agro Caleno, nel vicino comune di Sparanise.
Sorta nell'area, ormai lottizzata, della ex Pozzi, una fabbrica di piena era fordista che occupava migliaia di lavoratori e che rappresentava il cuore non solo produttivo ed economico dell'area, la centrale termoelettrica di Sparanise è stato uno degli impianti più contestati e discussi realizzati in Campania negli ultimi anni. Eppure, nonostante le lotte della popolazione schiacciata tra la paura dei poteri forti e la preoccupazione per il proprio futuro, la centrale termoelettrica da 800 Megawatt è stata sostenuta da un impressionante schieramento bi-partisan. Ognuno ha fatto la sua parte, dal maresciallo dei carabinieri che intimoriva i giovani ambientalisti, agli uomini della DIGOS che si presentavano a bussare alle case degli agricoltori contrari, dal sindaco forzista d'allora Antonio Merola pronto a fornire il sito idoneo per un impianto del genere, fino all'assessore regionale DS Cozzolino che definì la centrale “un esempio di Campania positiva”.
Se come esempio di Campania positiva prendiamo un eco-mostro totalmente inutile che sorge in un luogo dove prima venivano impiegate migliaia di persone, se come modello di politica del territorio prendiamo un lembo di terra con un valore archeologico inestimabile sventrato dalla TAV, riempito di rifiuti e asfissiato dalle polveri sottili di mezzi pesanti e centrali, allora è alquanto evidente che ci troviamo sull'orlo del baratro.
Ma anche ora, con calma, procediamo per gradi. Per fortuna la storia non la fanno solo le Procure, la magistratura ed i giudici. Per fortuna, certe volte, la cronaca giudiziarie viene a valle di eventi molto più complessi di cui protagoniste sono le persone, i loro sogni, le loro lotte. E la storia della centrale termoelettrica di Sparanise fa parte di una più ampia storia che vede un gruppo di persone scegliere la strada dell'opposizione sociale, la strada dell'autonomia e dell'indipendenza praticate in un territorio che lascia poco spazio sia all'una che all'altra. Il centro sociale Tempo Rosso, occupato dal '99, nasce a Pignataro Maggiore e da subito entra in rotta di collisione con l'apparato politico che fin qui abbiamo visto descritto, tutto intento ad assicurarsi che gli affari, quelli degli amici soprattutto, vadano a buon fine.
In un articolo del 2003, a firma di uno sconosciuto Roberto Saviano per conto de “Il Manifesto” le dichiarazioni degli attivisti di Tempo Rosso, anticipatrici di quanto emergerà molti anni dopo in una inchiesta ad opera del settimanale “L'Espresso”: «Noi siamo contrari ad un sud che per rilanciarsi economicamente diventi l'immondezzaio d'Italia. Serve energia e quindi edifichiamo centrali che genereranno enormi danni [...]. La centrale a nostro avviso serve solo a far rimpinguare le tasche di alcuni esponenti del centrodestra che sono i proprietari delle terre [...]». Ed è così che ritorniamo là dove eravamo partiti.
Sul finire degli anni novanta l'Immobiliare 6C, di proprietà della famiglia Cosentino, acquista ad un prezzo di favore parte dei terreni dell'area industriale ex Pozzi dalla SCR, società con capitali provenienti dalla Campania ma con sede legale a Roma. Il prezzo di vendita di tali terreni è talmente basso (310 milioni di lire) che, nonostante la SCR sia una società anonima, la circostanza ingenera forti sospetti che abbia un legame con la famiglia Cosentino. Ma questo è solo un indizio, occorre andare oltre per farsi un'opinione più precisa.
La SCR, nel 1999, aveva acquistato in verità la totalità dei terreni dell'area ex Pozzi disponibili, per più di 2 milioni di euro, e nel 2001 rivende ad un prezzo molto elevato ciò che le resta dopo la cessione alla 6C dei Cosentino. Ad acquistare, questa volta, è una municipalizzata, la AMI, azienda municipalizzata di Imola.
Quest'ultima, però, pone una precisa condizione: pagherà a patto che le autorità permetteranno la realizzazione di una centrale termoelettrica turbogas su quei terreni.
Il caso ha voluto che, pochi mesi prima che tale accordo fosse stato stipulato, il sindaco di Sparanise, il forzista Antonio Merola notoriamente vicino a Cosentino, individua proprio quei terreni come idonei a costruire la centrale. Un raro esempio di lungimiranza della politica. L'affare è concluso, la Ami si fonde in Hera e, insieme alla SCR, nel 2004 mettono sul mercato il pacchetto di terreni ed autorizzazioni per la realizzazione dell'impianto. Il gruppo svizzero Egl compra tutto. Dall'operazione la SCR guadagna complessivamente ben 10 milioni di euro e si garantisce un flusso di 1 milione di euro l'anno grazie all'ottenimento di una partecipazione che vale il 5% degli utili prodotti dalla vendita dell'energia. A questo punto, arriva un secondo indizio: indovinate da chi si fa rappresentare l'anonima SCR nel consiglio di amministrazione di Hera Comm Med? Dall'imprenditore Giovanni Cosentino, fratello di Nicola.
Non sappiamo con certezza se in questa vicenda, oltre alla prontezza di riflessi della politica nell'assicurare il buon esito di affari che riguardano potentati economici legati a familiari dei politici stessi, vi sia anche un giro di tangenti. Quello che è certo è che il bene comune sembra essere sparito dall'agenda di amministratori del calibro di Merola. Così come resta evidente che, in tempi non sospetti, le denunce dei cittadini sono state ignorate e le autorità dello Stato, non solo quelle elettive e quindi politiche, si sono guardate bene non dico dall'intervenire ma finanche dall'assumere un atteggiamento imparziale.
Il caso dell'ex prefetto di Caserta Elena Maria Stasi, colei che fece avere il tanto agognato certificato antimafia all'Aversana Petroli, l'azienda madre della famiglia Cosentino, quella a cui erano diretti i serbatoi di gpl esplosi a Viareggio il giugno scorso, è emblematico a riguardo. Il certificato antimafia è indispensabile per permettere alle aziende di avere rapporti con la pubblica amministrazione. Ed analizzando la posizione dei titolari dell'azienda, i fratelli Cosentino, la Prefettura di Caserta, nel 1997, la nega all'Aversana Petroli: Giovanni, è sposato con la figlia del boss defunto Costantino Diana, Mario è sposato con Mirella Russo sorella di Giuseppe Russo, alias 'Peppe 'u Padrino', condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e omicidio e un terzo fratello, Antonio, è stato beccato nel 2005 in compagnia di un soggetto con precedenti per tentato omicidio, associazione mafiosa e tentata estorsione. Il Tar del Lazio, al quale i Cosentino presentano ricorso, conferma: “[...]ragionevolmente può dedursi che sussisteva il pericolo di infiltrazione mafiosa". Ma il nuovo prefetto, utilizzando una procedura usata molto raramente, sollecita il comitato per l'ordine e la sicurezza a riconsiderare il caso. L'Aversana Petroli ottiene il certificato antimafia senza il quale rischiava di vedere bloccata la propria espansione. Alle ultime elezioni Elena Maria Stasi viene candidata in un collegio blindato nelle liste del PDL e diviene Deputata con il sostegno esplicito del sottosegretario Cosentino.
A lei il compito di difendere gli interessi dell'abusivismo edilizio, altro terreno privilegiato della cosca cosentino: le sue proposte di legge spaziano infatti dalle "Disposizioni per accelerare la definizione delle pratiche di condono edilizio" alle "Disposizioni per la sospensione dell'esecuzione delle demolizioni di immobili nella regione Campania a seguito di sentenza penale di condanna".
Il 9 dicembre 2009 la Camera dei Deputati respinge la richiesta di arresto per concorso esterno in associazione mafiosa e salva Nicola Cosentino dal carcere. Tra i deputati del centro-destra che festeggiano l'esito del voto, l'ex-prefetto è lì, applaude felice, seduta al fianco del boss parlamentare.
LUNEDÌ 29 AGOSTO 2011
Un camorrista in parlamento: la vera storia del poco onorevole Nicola Cosentino
Tutti conoscono il nome d' “o' mericano”, in provincia di Caserta. Il suo è uno di quei nomi che non si pronunciano così per strada. Nicola Cosentino politico di Casal di Principe è conosciuto in ogni angolo di Terra di Lavoro, dai monti del Matese al litorale Domitio, da Sessa Aurunca a Maddaloni, passando per l'Agro Caleno. E si, l'Agro Caleno, un territorio formato da tanti piccoli paesi confinanti gli uni con gli altri: Sparanise, Calvi Risorta, Vitulazio, Pignataro Maggore, comune dove alle provinciali del 2005 Cosentino ottenne un numero di consensi in proporzione addirittura maggiore rispetto a quelli presi a Casal di Principe, suo paese natale.
Ma procediamo per gradi. Nicola Cosentino è stato per due anni Sottosegretario di Stato all'Economia e alle Finanze nel Governo Berlusconi, una carica istituzionale importante che giunge dopo una brillante carriera politica iniziata, da giovanissimo, alla fine degli anni settanta.
Dapprima diventa consigliere comunale in quella Casal di Principe che Roberto Saviano ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale con il suo best seller “Gomorra”, poi passa alla provincia come consigliere e, dall'83 all'85, all'età di soli 24 anni, è Assessore provinciale con delega ai servizi sociali. Sempre nell'85, alla nuova tornata elettorale, Cosentino viene nominato Assessore alla Pubblica Istruzione e, non c'è due senza tre, nel 1990 ricopre la carica di Assessore provinciale all'Agricoltura.
Secondo i magistrati che in questi giorni hanno richiesto misure cautelari nei suoi confronti, è a partire dagli anni '90 che Cosentino si avvale di consolidati rapporti con il clan dei casalesi per ricevere un consistente ritorno elettorale. Nel 1995 riportando il 31,50% dei voti di preferenza espressi nella sola Provincia di Caserta, viene eletto Consigliere Regionale della Campania e, l'anno dopo, finalmente, approda in Parlamento con i favolosi 35.560 voti riportati nel collegio Capua-Piedimonte Matese. Da allora è un susseguirsi di successi, è membro della Commissione Parlamentare per le questioni regionali e della Commissione Difesa ma, dalla fine degli anni novanta in poi, il suo impegno è per il partito a cui appartiene, Forza Italia, di cui diventa coordinatore per la Provincia di Caserta e, dopo aver ricevuto divina investitura direttamente dalle mani di Silvio Berlusconi, assume la carica di coordinatore Regionale nel giugno del 2005. Sotto la sua guida, Forza Italia fa un balzo di ben 16 punti percentuali: dall’11% dei consensi registrati nelle elezioni regionali dell’aprile 2005 al 27% delle politiche di appena un anno dopo.
E diviene il primo partito della Campania.
Cosentino tesse, grazie agli incarichi ricevuti in questi anni, una fitta rete relazionale con politici, consiglieri, sindaci e amministratori di comuni grandi e piccoli, divenendo un vero e proprio Deus ex Machina della politica che conta, sia nel suo territorio d'origine e vero e proprio feudo, la provincia di Caserta, sia nel resto del territorio campano. Si dice che nulla si muova, soprattutto nel settore dei rifiuti, che non passi per la sua approvazione. Ma non è solo con la politica e con i suoi rappresentanti che Cosentino esprime le sue doti di politico navigato, conosce l'importanza dell'immagine e della comunicazione ed in molti raccontano di quelle sue frequenti visite alla redazione di un noto quotidiano casertano, accompagnato dal suo fedele ed immancabile autista “don Peppe”.
Tuttavia sono i rifiuti, a giudicare da quanto emerge dalle inchieste giudiziarie e dalle proverbiali malelingue dei casertani che “dal basso” hanno già emesso la propria personale sentenza, ad interessare l'attività dell'imprenditore casalese. La munnezza, nelle parole di molti pentiti, è oro. È oro perché smaltirla illegalmente rende enormi profitti, è oro perché i consorzi hanno a che fare con tutti i comuni, con le istituzioni e sono capaci di determinare equilibri importanti spostando rilevanti somme di denaro, è oro perché attraverso la gestione dei posti di lavoro legati alla filiera dello smaltimento, legale ed illegale, si ha la possibilità di tessere una solida e pervasiva rete clientelare. Soldi, voti e potere.
Un mix del genere mal si concilia con la litania della lotta tra Stato e Anti-Stato che si fronteggiano in una battaglia senza quartiere per la legalità. E lo sanno bene quanti, in provincia di Caserta ma non solo, hanno subìto la dura repressione poliziesca per aver osato opporsi ai progetti criminali generati da questo diabolico intreccio di potere. Lo sanno bene, ad esempio, gli abitanti di Santa Maria La Fossa, che hanno lottato contro l'ennesimo inceneritore made in Campania e targato FIBE, necessario a risolvere il problema rifiuti secondo Commissari Straordinari, Prefetti e Questori ed ora al centro delle dichiarazioni di Gaetano Vassallo. Secondo il pentito che, insieme ad altri cinque, è bene ricordarlo, tira in ballo il sottosegretario Cosentino l’”individuazione dei terreni [avvenne] da parte della criminalità organizzata, [...]
vi fu una forte pressione da parte di Michele e Sergio Orsi, insieme all’onorevole Cosentino e all’onorevole Landolfi (al tempo in cui Landolfi era alla commissione vigilanza RAI) e al sindaco di Santa Maria La Fossa, affinché si costruisse il termovalorizzatore dopo che era fallito il progetto di realizzare una discarica nello stesso posto. Era il periodo subito prima che fosse nominato Catenacci Commissario Straordinario per l’Emergenza Rifiuti in Campania[...]”. E pensare che Cosentino, l'onorevole Coronella ed il Sindaco di Santa Maria La Fossa, Abbate, andavano pure ai cortei contro l'eco-mostro, ma questa è un altra storia.
Michele e Sergio Orsi, entrambi DS, sono gli imprenditori che gestivano l'ECO4.
Quest'ultimo è stato per anni il braccio operativo per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti del consorzio Ce4, consorzio che raggruppa 18 comuni dell'area casertana.
L'Eco4 è stato oggetto di diverse inchieste che hanno coinvolto boss della camorra, politici (anche di rilievo nazionale, come il mondragonese onorevole Mario Landolfi di AN), imprenditori ed anche uno dei tanti sub commissari all'emergenza rifiuti che si sono susseguiti nel tempo, Claudio de Biasio. Nel 2006 i fratelli Orsi finiscono in manette, accusati di essere il tramite tra la camorra e la politica casertana. Uno dei due, Michele, decide di collaborare con i magistrati. Lo fa cominciando a parlare di un vero e proprio sistema clientelare basato su assunzioni chieste da politici e personalità di vario genere, tra cui spunta anche il Cardinale Sepe, oltre che di irregolarità nel sistema di smaltimento. Michele fa nomi illustri e il 1 giugno 2007, mentre si reca al bar per comprare delle bibite, un commando lo trivella di colpi in una piazza di Casal di Principe. Lo Stato non aveva ritenuto opportuno affidargli una scorta. Al funerale non c'erano rappresentanti istituzionali, a trasportare il feretro un carro funebre di un'azienda sottoposta a sequestro (poi dissequestrata) in un'inchiesta
della Dda sul boss Francesco Bidognetti, «Cicciotto 'e mezzanotte», ras di Casale di Principe ora in carcere. Anche quando muori, in Terra di Lavoro, paghi la tangente.
Secondo il pentito Vassallo in realtà dietro il consorzio ECO4 ci sarebbe l'on.
Cosentino: “quella società song’ io”, avrebbe affermato in uno dei tanti incontri tra i due. Ormai noto è l'episodio della busta gialla, busta contenente la tangente da 50mila euro che i fratelli Orsi, mensilmente, avrebbero dovuto versare al clan Bidognetti.
Sempre secondo Vassallo, la tangente veniva consegnata direttamente nelle mani dell'onorevole di Casal di Principe, a casa sua.
Gaetano Vassallo, tesserato di Forza Italia, socio dell'Eco4 e referente, per sua stessa ammissione, del clan Bidognetti all'interno di tale struttura, è l'uomo che per vent'anni ha inondato la Campania di rifiuti di ogni genere. È uno di quei personaggi che ha permesso a decine, centinaia di aziende di tutta Italia di tagliare i costi per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi prodotti. In che modo? Sversandoli nei terreni della Campania Felix, nelle cave del casertano, devastando il litorale domitio, imbottendo ettari ed ettari di terreno coltivato di scorie, liquami e munnezza d'ogni sorta.
Inondando le discariche fatte per i rifiuti solidi urbani, il celeberrimo 'tal quale', di rifiuti speciali che non sarebbero mai dovuti finire li dentro. È chiaro allora, il motivo per cui le popolazioni campane da un certo punto in poi hanno cominciato a protestare contro un sistema che inquinava ed inquina la terra in maniera irreversibile, che trasforma la monnezza in oro, che fa schizzare il tasso di morti per tumore a livelli record in molti territori oramai al collasso. Ma risulta essere più chiaro anche il perché per più di 15 anni la gestione del ciclo dei rifiuti in Campania è avvenuto secondo logiche 'emergenziali', attraverso un commissariamento che con poteri speciali e molto poco trasparenti ha sollevato da ogni possibilità di controllo un settore che pare sia stato completamente gestito dalla camorra. Molte delle discariche abusive di cui parla Vassallo sono state direttamente o indirettamente legalizzate dallo Stato attraverso i Commissari di volta in volta succedutisi, in nome dell'emergenza, della salute pubblica e della legalità.
Vero eroe dei nostri tempi, mi verrebbe da dire, con un pizzico di umorismo noir, Gaetano Vassallo afferma di aver conosciuto il sottosegretario Cosentino prima della costituzione dell'Eco4 quando, su invito diretto di «Cicciotto 'e mezzanotte», alias Francesco Bidognetti boss di spicco del clan dei casalesi, si incontrò con il politico che, a dire suo e di altri pentiti, era stato prescelto dal clan come uomo da sostenere politicamente alle scadenze elettorali.
Vassallo, anche in questo caso, era l'uomo giusto nel momento giusto, una sorta di 'grande elettore' che con le sue conoscenze e la famiglia allargata di cui faceva parte, forniva sistematico appoggio elettorale agli uomini indicati dal clan dei casalesi.
Il quadro che emerge, insomma, rappresenta un sistema di potere che si fonda su una stretta commistione tra criminalità organizzata e politica all'insegna del profitto.
Montagne di soldi ricavati controllando l'intero sistema di smaltimento dei rifiuti, che andavano a finanziare investimenti e business sempre maggiori, specie in settori in cui l'appoggio delle istituzioni, per avere permessi e coperture legali, è fondamentale.
Una delle nuove frontiere del profitto assicurato è, per esempio, quella dell'energia.
Un recente caso giudiziario ha mostrato come, anche in questo settore, la corruzione e la longa manu dei clan si mescolano in un intrigo perverso. Parliamo del grande business delle centrali elettriche.
Il 28 Aprile del 2009 la Guardia di Finanza di Caserta esegue 23 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di soggetti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, alla corruzione, alla rivelazione di segreti di ufficio ed alla realizzazione di falsità in atti pubblici. Oggetto dell'inchiesta è la realizzazione di una centrale a “Biomasse vergini” nel territorio del comune di Pignataro Maggiore, nell'Agro Caleno. La maggior parte degli indagati sono personaggi pubblici, la maggioranza legati al PD, che rivestono importanti cariche politiche, sia a livello provinciale che regionale: oltre a funzionari del Genio Civile di Caserta, assessori comunali e lo stesso sindaco PDL di Pignataro Maggiore Giorgio Magliocca, tra gli indagati figurano anche Gianfranco Nappi, capo della segreteria politica di Bassolino, l'assessore regionale Cozzolino e l'assessore con delega alle attività produttive della provincia di Caserta Capobianco. Secondo gli inquirenti, dietro la costruzione della centrale della “Biopower” ci sarebbe un complesso giro di tangenti. Quello che di inquietante emerge dalle intercettazioni è che con ogni probabilità il modus operandi per la realizzazione della centrale in oggetto fosse un vero è proprio sistema utilizzato consuetudinariamente per la attuazione di opere simili. Gli atti sono stati secretati, ma dalle indiscrezioni sembrerebbe che tale sistema possa aver riguardato la realizzazione di un altra, contestatissima, centrale elettrica stavolta a turbogas, entrata in funzione nel 2007 e realizzata sempre nell'Agro Caleno, nel vicino comune di Sparanise.
Sorta nell'area, ormai lottizzata, della ex Pozzi, una fabbrica di piena era fordista che occupava migliaia di lavoratori e che rappresentava il cuore non solo produttivo ed economico dell'area, la centrale termoelettrica di Sparanise è stato uno degli impianti più contestati e discussi realizzati in Campania negli ultimi anni. Eppure, nonostante le lotte della popolazione schiacciata tra la paura dei poteri forti e la preoccupazione per il proprio futuro, la centrale termoelettrica da 800 Megawatt è stata sostenuta da un impressionante schieramento bi-partisan. Ognuno ha fatto la sua parte, dal maresciallo dei carabinieri che intimoriva i giovani ambientalisti, agli uomini della DIGOS che si presentavano a bussare alle case degli agricoltori contrari, dal sindaco forzista d'allora Antonio Merola pronto a fornire il sito idoneo per un impianto del genere, fino all'assessore regionale DS Cozzolino che definì la centrale “un esempio di Campania positiva”.
Se come esempio di Campania positiva prendiamo un eco-mostro totalmente inutile che sorge in un luogo dove prima venivano impiegate migliaia di persone, se come modello di politica del territorio prendiamo un lembo di terra con un valore archeologico inestimabile sventrato dalla TAV, riempito di rifiuti e asfissiato dalle polveri sottili di mezzi pesanti e centrali, allora è alquanto evidente che ci troviamo sull'orlo del baratro.
Ma anche ora, con calma, procediamo per gradi. Per fortuna la storia non la fanno solo le Procure, la magistratura ed i giudici. Per fortuna, certe volte, la cronaca giudiziarie viene a valle di eventi molto più complessi di cui protagoniste sono le persone, i loro sogni, le loro lotte. E la storia della centrale termoelettrica di Sparanise fa parte di una più ampia storia che vede un gruppo di persone scegliere la strada dell'opposizione sociale, la strada dell'autonomia e dell'indipendenza praticate in un territorio che lascia poco spazio sia all'una che all'altra. Il centro sociale Tempo Rosso, occupato dal '99, nasce a Pignataro Maggiore e da subito entra in rotta di collisione con l'apparato politico che fin qui abbiamo visto descritto, tutto intento ad assicurarsi che gli affari, quelli degli amici soprattutto, vadano a buon fine.
In un articolo del 2003, a firma di uno sconosciuto Roberto Saviano per conto de “Il Manifesto” le dichiarazioni degli attivisti di Tempo Rosso, anticipatrici di quanto emergerà molti anni dopo in una inchiesta ad opera del settimanale “L'Espresso”: «Noi siamo contrari ad un sud che per rilanciarsi economicamente diventi l'immondezzaio d'Italia. Serve energia e quindi edifichiamo centrali che genereranno enormi danni [...]. La centrale a nostro avviso serve solo a far rimpinguare le tasche di alcuni esponenti del centrodestra che sono i proprietari delle terre [...]». Ed è così che ritorniamo là dove eravamo partiti.
Sul finire degli anni novanta l'Immobiliare 6C, di proprietà della famiglia Cosentino, acquista ad un prezzo di favore parte dei terreni dell'area industriale ex Pozzi dalla SCR, società con capitali provenienti dalla Campania ma con sede legale a Roma. Il prezzo di vendita di tali terreni è talmente basso (310 milioni di lire) che, nonostante la SCR sia una società anonima, la circostanza ingenera forti sospetti che abbia un legame con la famiglia Cosentino. Ma questo è solo un indizio, occorre andare oltre per farsi un'opinione più precisa.
La SCR, nel 1999, aveva acquistato in verità la totalità dei terreni dell'area ex Pozzi disponibili, per più di 2 milioni di euro, e nel 2001 rivende ad un prezzo molto elevato ciò che le resta dopo la cessione alla 6C dei Cosentino. Ad acquistare, questa volta, è una municipalizzata, la AMI, azienda municipalizzata di Imola.
Quest'ultima, però, pone una precisa condizione: pagherà a patto che le autorità permetteranno la realizzazione di una centrale termoelettrica turbogas su quei terreni.
Il caso ha voluto che, pochi mesi prima che tale accordo fosse stato stipulato, il sindaco di Sparanise, il forzista Antonio Merola notoriamente vicino a Cosentino, individua proprio quei terreni come idonei a costruire la centrale. Un raro esempio di lungimiranza della politica. L'affare è concluso, la Ami si fonde in Hera e, insieme alla SCR, nel 2004 mettono sul mercato il pacchetto di terreni ed autorizzazioni per la realizzazione dell'impianto. Il gruppo svizzero Egl compra tutto. Dall'operazione la SCR guadagna complessivamente ben 10 milioni di euro e si garantisce un flusso di 1 milione di euro l'anno grazie all'ottenimento di una partecipazione che vale il 5% degli utili prodotti dalla vendita dell'energia. A questo punto, arriva un secondo indizio: indovinate da chi si fa rappresentare l'anonima SCR nel consiglio di amministrazione di Hera Comm Med? Dall'imprenditore Giovanni Cosentino, fratello di Nicola.
Non sappiamo con certezza se in questa vicenda, oltre alla prontezza di riflessi della politica nell'assicurare il buon esito di affari che riguardano potentati economici legati a familiari dei politici stessi, vi sia anche un giro di tangenti. Quello che è certo è che il bene comune sembra essere sparito dall'agenda di amministratori del calibro di Merola. Così come resta evidente che, in tempi non sospetti, le denunce dei cittadini sono state ignorate e le autorità dello Stato, non solo quelle elettive e quindi politiche, si sono guardate bene non dico dall'intervenire ma finanche dall'assumere un atteggiamento imparziale.
Il caso dell'ex prefetto di Caserta Elena Maria Stasi, colei che fece avere il tanto agognato certificato antimafia all'Aversana Petroli, l'azienda madre della famiglia Cosentino, quella a cui erano diretti i serbatoi di gpl esplosi a Viareggio il giugno scorso, è emblematico a riguardo. Il certificato antimafia è indispensabile per permettere alle aziende di avere rapporti con la pubblica amministrazione. Ed analizzando la posizione dei titolari dell'azienda, i fratelli Cosentino, la Prefettura di Caserta, nel 1997, la nega all'Aversana Petroli: Giovanni, è sposato con la figlia del boss defunto Costantino Diana, Mario è sposato con Mirella Russo sorella di Giuseppe Russo, alias 'Peppe 'u Padrino', condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e omicidio e un terzo fratello, Antonio, è stato beccato nel 2005 in compagnia di un soggetto con precedenti per tentato omicidio, associazione mafiosa e tentata estorsione. Il Tar del Lazio, al quale i Cosentino presentano ricorso, conferma: “[...]ragionevolmente può dedursi che sussisteva il pericolo di infiltrazione mafiosa". Ma il nuovo prefetto, utilizzando una procedura usata molto raramente, sollecita il comitato per l'ordine e la sicurezza a riconsiderare il caso. L'Aversana Petroli ottiene il certificato antimafia senza il quale rischiava di vedere bloccata la propria espansione. Alle ultime elezioni Elena Maria Stasi viene candidata in un collegio blindato nelle liste del PDL e diviene Deputata con il sostegno esplicito del sottosegretario Cosentino.
A lei il compito di difendere gli interessi dell'abusivismo edilizio, altro terreno privilegiato della cosca cosentino: le sue proposte di legge spaziano infatti dalle "Disposizioni per accelerare la definizione delle pratiche di condono edilizio" alle "Disposizioni per la sospensione dell'esecuzione delle demolizioni di immobili nella regione Campania a seguito di sentenza penale di condanna".
Il 9 dicembre 2009 la Camera dei Deputati respinge la richiesta di arresto per concorso esterno in associazione mafiosa e salva Nicola Cosentino dal carcere. Tra i deputati del centro-destra che festeggiano l'esito del voto, l'ex-prefetto è lì, applaude felice, seduta al fianco del boss parlamentare.
in democrazia anche i camorristi devono avere il loro rappresentante... anzi, a ben vedere più di uno! XDDDD
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Le pensioni
È la novità più grossa, nonché l’intervento da cui il governo pensa di recuperare il gettito del contributo di solidarietà. In sostanza, nel caso delle pensioni di anzianità, gli anni degli studi universitari o del servizio militare riscattati non saranno più conteggiabili ai fini del raggiungimento degli anni di contributi necessari ad andare in pensione: i contributi versati non spariscono e verranno conteggiati nello stabilire l’ammontare dell’assegno mensile, ma i lavoratori dovranno raggiungere i 40 anni di anzianità senza contare gli anni degli studi universitari o del servizio militare riscattati. Sono esclusi i lavoratori che hanno svolto attività usuranti. Il governo, scrive Repubblica, “stima di poter ricavare da questa misura 500 milioni il primo anno di applicazione, cioè il 2013; un miliardo l’anno successivo, e poi tra 1,2 a 1,5 miliardi dal 2015 in poi”
ilpost
che bello: già mi facevo un culo tanto, per sentirmi dire che una volta non c'erano tutti gli svaghi ed i divertimenti di oggi, e si lavorava di più... Ora oltre ad avere stipendi da fame, faremo anche la fame perchè a 65 anni non ci assumerà nessuno.
Perchè devono sempre togliere alle generazioni future e mai a chi sta godendosi i privilegi?
È la novità più grossa, nonché l’intervento da cui il governo pensa di recuperare il gettito del contributo di solidarietà. In sostanza, nel caso delle pensioni di anzianità, gli anni degli studi universitari o del servizio militare riscattati non saranno più conteggiabili ai fini del raggiungimento degli anni di contributi necessari ad andare in pensione: i contributi versati non spariscono e verranno conteggiati nello stabilire l’ammontare dell’assegno mensile, ma i lavoratori dovranno raggiungere i 40 anni di anzianità senza contare gli anni degli studi universitari o del servizio militare riscattati. Sono esclusi i lavoratori che hanno svolto attività usuranti. Il governo, scrive Repubblica, “stima di poter ricavare da questa misura 500 milioni il primo anno di applicazione, cioè il 2013; un miliardo l’anno successivo, e poi tra 1,2 a 1,5 miliardi dal 2015 in poi”
ilpost
che bello: già mi facevo un culo tanto, per sentirmi dire che una volta non c'erano tutti gli svaghi ed i divertimenti di oggi, e si lavorava di più... Ora oltre ad avere stipendi da fame, faremo anche la fame perchè a 65 anni non ci assumerà nessuno.
Perchè devono sempre togliere alle generazioni future e mai a chi sta godendosi i privilegi?
Quando i ricchi vogliono essere tassati
Un gruppo di tedeschi ha chiesto l'aumento delle imposte
«Cerchiamo di fermare il divario tra le classi sociali»
corriere
come da noi
Un gruppo di tedeschi ha chiesto l'aumento delle imposte
«Cerchiamo di fermare il divario tra le classi sociali»
corriere
come da noi
Perchè devono sempre togliere alle generazioni future e mai a chi sta godendosi i privilegi?
Guarda che stanno togliendo sia alle generazioni future che a quelle presenti. Non ti credere che un 55enne che ha fatto la leva OBBLIGATORIA e ha pagato magari 50k per riscattare gli anni di università non si senta oggi scippato.
A noi generazione di trent'enni ci va tuttosommato meglio, perché abbiamo avuto modo di capire in anticipo che ci stavano fottendo: quando mi hanno chiesto di riscattare gli anni universitari ho fatto il segno del chupamelo.
Piuttosto che dare un euro allo stato li do al ragazzo zingaro fuori dall'esselunga: ci sono molte più possibilità che quell'euro mi ritorni indietro prima o poi.
Guarda che stanno togliendo sia alle generazioni future che a quelle presenti. Non ti credere che un 55enne che ha fatto la leva OBBLIGATORIA e ha pagato magari 50k per riscattare gli anni di università non si senta oggi scippato.
A noi generazione di trent'enni ci va tuttosommato meglio, perché abbiamo avuto modo di capire in anticipo che ci stavano fottendo: quando mi hanno chiesto di riscattare gli anni universitari ho fatto il segno del chupamelo.
Piuttosto che dare un euro allo stato li do al ragazzo zingaro fuori dall'esselunga: ci sono molte più possibilità che quell'euro mi ritorni indietro prima o poi.
mi riferivo alle generazioni già andate in pensione. Ovvio che han fregato chi deve andare in pensione da ora in avanti, ma rimane comunque il fatto che la vita è sempre più cara e gli stipendi sono fermi al palo.
Figuriamoci tra 20,30 anni... se non vi sono cambiamenti EPOCALI.
Figuriamoci tra 20,30 anni... se non vi sono cambiamenti EPOCALI.
ok!
però anche questa cosa un pò mi scoccia (non tu eh!): vogliono far passare chi è ora in pensione come privilegiato, quando in realtà -a parte i casi dei baby pensionati- sono persone che si sono fatte il culo (mi nonno alle officine adda ad esempio) e hanno pagato col sudore i contributi.
Quello che non mi piace è questa mistificazione politica per cui si mettono generazioni una contro l'altra per "svicolare" dalle colpe, che sono solo loro.
però anche questa cosa un pò mi scoccia (non tu eh!): vogliono far passare chi è ora in pensione come privilegiato, quando in realtà -a parte i casi dei baby pensionati- sono persone che si sono fatte il culo (mi nonno alle officine adda ad esempio) e hanno pagato col sudore i contributi.
Quello che non mi piace è questa mistificazione politica per cui si mettono generazioni una contro l'altra per "svicolare" dalle colpe, che sono solo loro.
non è che è colpa loro, ma resta il fatto che se bisogna "tirar la cinghia" lo si deve fare tutti!
se han visto che non riescono a pagare le pensioni, serve un minimo di solidarietà da entrambe le parti. E' troppo facile dire lavorate di più (il lavoro non c'è, è pagato male,...).
PENSIONI E REDISTRIBUZIONE
Così, un’opzione potrebbe essere quella di interrompere il trend verso l’individualizzazione dei benefici e introdurre elementi di redistribuzione nel sistema previdenziale operando sui benefici di importo elevato o su quelli cumulati: ad esempio a fine 2008 il 6,4 per cento dei pensionati dell’Inps percepiva tre pensioni, e un altro 1,4 per cento ne percepiva quattro o più. (5)
Anche considerando gli importi dei singoli assegni mensili, dunque ignorando per semplicità la questione del cumulo, dai dati dell’Osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps emerge che al 2009 il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euro mensili, pari a oltre tre volte e mezzo la pensione mensile media pagata nel 2009. (6) Onestamente non si vede perché le pensioni pubbliche, ispirate a principi di solidarietà generazionale e tutela dai rischi in età anziana, dovrebbero garantire un reddito mensile superiore a quello medio pro-capite della popolazione in età da lavoro, tanto più in un paese in cui il numero di pensionati si avvia pericolosamente a crescere e quello dei lavoratori a ridursi. In effetti, a fine 2009 questo numero esiguo di lauti assegni previdenziali incide per più del 10,6 per cento della spesa complessiva per pensioni Inps (si veda tabella). Porre un tetto al trattamento mensile massimo erogato dall’Inps sembra dunque un modo molto meno iniquo socialmente, e molto più efficace finanziariamente, dell’aumento indiscriminato dell’età di pensionamento. Infatti, ad esempio un tetto massimo di 3'000 € mensili farebbe risparmiare ogni anno circa quattro miliardi di euro, per le sole pensioni erogate dall’Inps: in maniera strutturale, non come “scalini” e “scaloni” visti in passato.
Questa cifra intende solo fornire un’idea del notevole ordine di grandezza di cui si parla, ed è stata ricavata come prima approssimazione dalla differenza tra la spesa attuale per le 225 mila pensioni di importo mensile superiore ai 3'000 € e la spesa che si avrebbe per lo stesso numero di pensioni, tutte precisamente del valore di 3'000 € mensili. Quindi, la stima è basata sui soli ex-lavoratori del settore privato, trattandosi di dati Inps, ma per le pensioni erogate dall’Inpdap il risparmio potrebbe essere anche superiore, in termini relativi, a causa della maggiore generosità, specie in passato, di tale regimi. La stima è inoltre arrotondata per difetto, in quanto il computo è basato sul numero di pensioni anziché di persone (mentre il limite ovviamente dovrebbe valere per la somma di tutti gli assegni eventualmente cumulati), perché è basato su dati 2009, e perché non considera eventuali risposte “comportamentali” dei lavoratori che eventualmente decidessero di posticipare il pensionamento per ottenere un assegno più alto e/o di aumentare i propri risparmi privati. Tutte e tre queste distorsioni rendono la stima più conservatrice di quanto eventualmente si potrebbe risparmiare, e dunque sono distorsioni “benvenute” in quanto implicano una maggiore prudenza nell’esposizione e valutazione della proposta.
Ovviamente, la misura implica l’introduzione di un criterio di redistribuzione nel sistema previdenziale, per il quale i contributi oltre una certa soglia non “fruttano” in termini pensionistici allo stesso modo di quelli corrispondenti a importi più bassi. E in effetti, anche se come detto si parla di un numero davvero ridotto di “ricchi” pensionati che perderebbero così parte del proprio reddito, è possibile che porre un tetto, uno scalino secco oltre una certa cifra (per quanto alta) sembri una procedura arbitraria. Questo non è però un ostacolo insormontabile, in quanto è possibile pensare anche a un meccanismo di abbattimento progressivo del rendimento dei contributi versati, considerando ai fini del montante contributivo un valore nozionale (come viene già fatto per altre ragioni), pari al valore dei contributi effettivamente versati, ridotti di un fattore proporzionale al valore stesso, a un tasso scelto politicamente al fine di conciliare sostenibilità e adeguatezza del sistema. (7)
Più in generale, il caso delle pensioni mostra che, a invarianza dei saldi di bilancio o addirittura con una loro riduzione, è possibile operare politiche di bilancio che non abbiano carattere regressivo (come ad esempio l’aumento dell’età pensionabile). Se invece di fatto la spesa pubblica ha ulteriormente ridotto la sua capacità redistributiva negli anni, e in Italia più che in Europa, ciò è evidentemente la conseguenza di precise scelte politiche, tutt’altro che inevitabili o “tecniche”.
Per la tabella
fonte lavoce
se han visto che non riescono a pagare le pensioni, serve un minimo di solidarietà da entrambe le parti. E' troppo facile dire lavorate di più (il lavoro non c'è, è pagato male,...).
PENSIONI E REDISTRIBUZIONE
Così, un’opzione potrebbe essere quella di interrompere il trend verso l’individualizzazione dei benefici e introdurre elementi di redistribuzione nel sistema previdenziale operando sui benefici di importo elevato o su quelli cumulati: ad esempio a fine 2008 il 6,4 per cento dei pensionati dell’Inps percepiva tre pensioni, e un altro 1,4 per cento ne percepiva quattro o più. (5)
Anche considerando gli importi dei singoli assegni mensili, dunque ignorando per semplicità la questione del cumulo, dai dati dell’Osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps emerge che al 2009 il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euro mensili, pari a oltre tre volte e mezzo la pensione mensile media pagata nel 2009. (6) Onestamente non si vede perché le pensioni pubbliche, ispirate a principi di solidarietà generazionale e tutela dai rischi in età anziana, dovrebbero garantire un reddito mensile superiore a quello medio pro-capite della popolazione in età da lavoro, tanto più in un paese in cui il numero di pensionati si avvia pericolosamente a crescere e quello dei lavoratori a ridursi. In effetti, a fine 2009 questo numero esiguo di lauti assegni previdenziali incide per più del 10,6 per cento della spesa complessiva per pensioni Inps (si veda tabella). Porre un tetto al trattamento mensile massimo erogato dall’Inps sembra dunque un modo molto meno iniquo socialmente, e molto più efficace finanziariamente, dell’aumento indiscriminato dell’età di pensionamento. Infatti, ad esempio un tetto massimo di 3'000 € mensili farebbe risparmiare ogni anno circa quattro miliardi di euro, per le sole pensioni erogate dall’Inps: in maniera strutturale, non come “scalini” e “scaloni” visti in passato.
Questa cifra intende solo fornire un’idea del notevole ordine di grandezza di cui si parla, ed è stata ricavata come prima approssimazione dalla differenza tra la spesa attuale per le 225 mila pensioni di importo mensile superiore ai 3'000 € e la spesa che si avrebbe per lo stesso numero di pensioni, tutte precisamente del valore di 3'000 € mensili. Quindi, la stima è basata sui soli ex-lavoratori del settore privato, trattandosi di dati Inps, ma per le pensioni erogate dall’Inpdap il risparmio potrebbe essere anche superiore, in termini relativi, a causa della maggiore generosità, specie in passato, di tale regimi. La stima è inoltre arrotondata per difetto, in quanto il computo è basato sul numero di pensioni anziché di persone (mentre il limite ovviamente dovrebbe valere per la somma di tutti gli assegni eventualmente cumulati), perché è basato su dati 2009, e perché non considera eventuali risposte “comportamentali” dei lavoratori che eventualmente decidessero di posticipare il pensionamento per ottenere un assegno più alto e/o di aumentare i propri risparmi privati. Tutte e tre queste distorsioni rendono la stima più conservatrice di quanto eventualmente si potrebbe risparmiare, e dunque sono distorsioni “benvenute” in quanto implicano una maggiore prudenza nell’esposizione e valutazione della proposta.
Ovviamente, la misura implica l’introduzione di un criterio di redistribuzione nel sistema previdenziale, per il quale i contributi oltre una certa soglia non “fruttano” in termini pensionistici allo stesso modo di quelli corrispondenti a importi più bassi. E in effetti, anche se come detto si parla di un numero davvero ridotto di “ricchi” pensionati che perderebbero così parte del proprio reddito, è possibile che porre un tetto, uno scalino secco oltre una certa cifra (per quanto alta) sembri una procedura arbitraria. Questo non è però un ostacolo insormontabile, in quanto è possibile pensare anche a un meccanismo di abbattimento progressivo del rendimento dei contributi versati, considerando ai fini del montante contributivo un valore nozionale (come viene già fatto per altre ragioni), pari al valore dei contributi effettivamente versati, ridotti di un fattore proporzionale al valore stesso, a un tasso scelto politicamente al fine di conciliare sostenibilità e adeguatezza del sistema. (7)
Più in generale, il caso delle pensioni mostra che, a invarianza dei saldi di bilancio o addirittura con una loro riduzione, è possibile operare politiche di bilancio che non abbiano carattere regressivo (come ad esempio l’aumento dell’età pensionabile). Se invece di fatto la spesa pubblica ha ulteriormente ridotto la sua capacità redistributiva negli anni, e in Italia più che in Europa, ciò è evidentemente la conseguenza di precise scelte politiche, tutt’altro che inevitabili o “tecniche”.
Per la tabella
fonte lavoce
Il problema è che i contributi versati coprono meno della metà delle pensioni che prendono. Il resto ce lo mettiamo noi
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-08-30/rigore-draconiano-ultima-chiamata-222706.shtml?uuid=AaGHKJ0D
Rigore draconiano, ultima chiamata
di Roberto Perotti
L'Italia è nei guai perché i mercati considerano il suo debito pubblico troppo alto. Forse i mercati si sbagliano, o forse è una congiura della finanza anglosassone, ma è un fatto.
Per cambiare opinione, i mercati vogliono vedere una manovra con tre caratteristiche: deve avere effetti immediati, deve essere quantitativamente rilevante, e deve essere gestita con autorevolezza dal Governo.
Per il gestore di un hedge fund conta solo il 2012: i grandi annunci per il 2013 o il 2020 sono irrilevanti, o addirittura controproducenti perché danno l'impressione che il Governo non comprenda la gravità della situazione. E ai suoi occhi disquisizioni infinite su Iva, Irpef e pensioni per cifre irrisorie (lo 0,05% del Pil, come è avvenuto nelle ultime settimane) sono come discutere del sesso degli angeli mentre Bisanzio sta cadendo.
Alla luce di questi tre criteri, come valutare il risultato delle tre manovre estive, inclusa quella di lunedì ad Arcore? Complessivamente, il disavanzo primario dovrebbe scendere di 24 miliardi nel 2012, un po' più dell'1,5% del Pil; e di altri 24 miliardi nel 2013.
Se prese alla lettera, queste non sono cifre da poco, e ne va dato atto al Governo. Ma è impossibile raccogliere 48 miliardi senza far male a nessuno; l'unico modo è distribuire largamente i sacrifici così da fare meno male possibile a tutti coloro che possono permetterselo. Inizialmente, nella manovra di luglio, il Governo ha invece cercato di illudere se stesso e gli italiani che non ci fosse bisogno di interventi fino al 2014. Poi ha accusato speculatori e agenzie di rating, e nel mezzo della crisi più grave dal 1992 il premier ha usato gli scranni del Parlamento per chiedere agli italiani di investire nelle sue aziende.
Il Governo si è così ritrovato in agosto a preparare una seconda manovra affrettata; di conseguenza, ha dovuto agire prevalentemente sulle entrate (non si improvvisano tagli di spesa in pochi giorni), ha dovuto sovrastimare gli effetti per far quadrare velocemente i conti, e ha dovuto raccogliere soldi dove poteva. Dopo poche ore, ha però rimesso pubblicamente tutto in discussione. Infine l'ultimo rimescolamento lunedì ad Arcore.
La vicenda della super-Irpef è emblematica. Sono consapevole di andare controcorrente, ma la super-Irpef era un'ottima idea: visto che qualcuno deve pagare, era il modo migliore, perché trasparente e progressivo, di far pagare tutti coloro (al netto dell'evasione) che possono permetterselo. E un reddito di 100mila euro può certamente permettersi qualche centinaio di euro in tasse extra. Ci si è inventati l'idea che l'Iva fosse meno iniqua e meno depressiva, anche se le imposte indirette sono sempre state considerate regressive, e fin da prima di Keynes è idea comune che i poveri spendano e consumino più dei ricchi, in proporzione al reddito. Ne è seguito un dibattito feroce su 670 milioni di euro di gettito netto, lo 0,04% del Pil, a fronte di quasi 2mila miliardi di debito pubblico e di una spesa pensionistica di 250 miliardi.
Per evitare la super-Irpef invisa al premier, e l'Iva invisa al ministro dell'Economia, il Governo ha introdotto lunedì una misura che lascia perplessi. Dopo aver tentennato per anni prima di alzare gradualmente di qualche mese all'anno l'età pensionabile delle donne a partire dal 2016, il Governo innalza di fatto l'età pensionabile di alcuni individui di 6 anni da un giorno all'altro.
Ma anche questo provvedimento, come quello sull'età pensionabile delle donne (100 milioni nel 2017!), è irrilevante da un punto di vista macroeconomico: 500 milioni (lo 0,03% del Pil), e a partire dal 2013. La realtà dunque è che per settimane l'Italia ha dibattuto ferocemente su Irpef, Iva e pensioni, con titoli cubitali sulla "macelleria sociale", per cifre inferiori allo 0,1% del Pil.
A tutto questo si aggiunga che i numeri della manovra erano molto probabilmente gonfiati. Le entrate da giochi dovrebbero aumentare di 1,5 miliardi; il doppio della super-Irpef, ma sebbene l'imbroglio legalizzato dei giochi ricada notoriamente in massima parte sulle fasce più povere e indifese della popolazione, nessuno ha detto niente. Fortunatamente, la cifra, come già in passato, è completamente inattendibile, a detta dello stesso Servizio studi del Senato. Così come, sempre secondo il Servizio studi, saranno difficilmente realizzabili i tagli di 3 miliardi (erano 6 prima di Arcore) agli enti territoriali, e di 6 miliardi ai ministeri.
Già in agosto la manovra era dunque probabilmente sovrastimata; dopo Arcore mancano all'appello altri miliardi. La soluzione è sempre la stessa (e non solo di questo Governo, a onor del vero): inasprire la lotta all'evasione, anche se, come è noto, ci vogliono anni per vederne gli effetti, ammesso che funzioni.
Cosa si sarebbe dovuto fare? Distribuire i sacrifici più uniformemente, coinvolgendo tutte le categorie. Per una questione di equità, ma anche di marketing politico; il Governo deve poter mostrare che, nell'ora dell'emergenza, non ha avuto riguardi per nessuno. E
cco degli esempi concreti, e quantitativamente rilevanti, con gli effetti ipotetici e largamente approssimativi (alcuni ripresi da un mio articolo con Luigi Zingales sul Sole 24 Ore del 13 luglio 2011).
- Eliminare i sussidi alle imprese: 5 miliardi. Anche le imprese devono partecipare ai sacrifici; e il Governo ne guadagnerebbe in credibilità nel confronto con i sindacati. In ogni caso, i sussidi alle imprese sono inutili e dannosi, perché annebbiano lo spirito imprenditoriale e alimentano clientelismo e corruzione.
- Super-Irpef non deducibile sui redditi superiori a 90mila euro: 3 miliardi?
- Tagli progressivi alle 600mila pensioni superiori a 2mila euro al mese, soprattutto quelle non commisurate ai versamenti effettuati: 3 miliardi?
- Tagli progressivi agli stipendi pubblici più alti: 3 miliardi? (su un totale di 171 miliardi di spesa per stipendi). Sono consapevole che toccare pensioni e stipendi pubblici è rischiosissimo. L'unico modo per attenuare il rischio è non avere riguardi per nessuno, e intervenire anche in casi simbolicamente eclatanti. Il Governo ne guadagnerebbe enormemente in immagine, e ancora una volta aumenterebbe il proprio potere contrattuale con i sindacati. Per esempio, un libro che forse non piace a intellettuali e accademici, ma che riporta spesso fatti che non si possono ignorare, Sanguisughe di Mario Giordano, sarebbe sufficiente per una prima indicazione di pensioni senza alcuna giustificazione. Il Governo ha rimandato il taglio degli stipendi della politica ai risultati di una commissione di indagine sugli stipendi in Europa. Ma bastano pochi minuti su Google per rendersi conto di alcune anomalie italiane. Per fare due esempi, secondo i dati dell'European commission for the efficiency of justice, i giudici della Corte costituzionale sembrerebbero essere fra i meglio pagati d'Europa, e godono di una straordinaria progressione salariale, per cui hanno uno dei più alti rapporti rispetto allo stipendio di un Pm a inizio carriera. L'intera Banca d'Italia gode di una struttura salariale e pensionistica molto generosa, a tutti i livelli; per quanto personalmente nutra una sincera ammirazione per il governatore e il direttore generale attuali, non si può ignorare che, come riportato dalle stesse Considerazioni finali, i loro emolumenti sono rispettivamente il quadruplo e il triplo di quello del presidente della Fed.
- Eliminazione dell'esenzione fiscale della Chiesa. Introiti difficili da quantificare, ma anche in questo caso i simboli contano almeno quanto il cash.
- Privatizzazioni, incluse le maggiori aziende partecipate (Eni, Enel, Finmeccanica, Fintecna, Rai) e le fondazioni bancarie. Le privatizzazioni hanno probabilmente un effetto marginale sul disavanzo, perché scende la spesa per interessi, ma scendono anche le entrate da dividendi e tasse. Esse vanno comunque fatte, perché segnalano un cambiamento di rotta radicale, e tagliano il sottobosco ai confini tra politica ed economia che avvelena e corrompe l'azione del Governo e dell'opposizione. Ma vanno fatte subito, coinvolgendo dei private equity fund. L'obiezione frequente che questo non è il momento di privatizzare, perché le Borse sono deboli, non è valida: anche il valore di mercato dei titoli del debito pubblico è basso, questo è il momento di ritirarli (o di non emetterli) con il ricavato delle privatizzazioni.
Rigore draconiano, ultima chiamata
di Roberto Perotti
L'Italia è nei guai perché i mercati considerano il suo debito pubblico troppo alto. Forse i mercati si sbagliano, o forse è una congiura della finanza anglosassone, ma è un fatto.
Per cambiare opinione, i mercati vogliono vedere una manovra con tre caratteristiche: deve avere effetti immediati, deve essere quantitativamente rilevante, e deve essere gestita con autorevolezza dal Governo.
Per il gestore di un hedge fund conta solo il 2012: i grandi annunci per il 2013 o il 2020 sono irrilevanti, o addirittura controproducenti perché danno l'impressione che il Governo non comprenda la gravità della situazione. E ai suoi occhi disquisizioni infinite su Iva, Irpef e pensioni per cifre irrisorie (lo 0,05% del Pil, come è avvenuto nelle ultime settimane) sono come discutere del sesso degli angeli mentre Bisanzio sta cadendo.
Alla luce di questi tre criteri, come valutare il risultato delle tre manovre estive, inclusa quella di lunedì ad Arcore? Complessivamente, il disavanzo primario dovrebbe scendere di 24 miliardi nel 2012, un po' più dell'1,5% del Pil; e di altri 24 miliardi nel 2013.
Se prese alla lettera, queste non sono cifre da poco, e ne va dato atto al Governo. Ma è impossibile raccogliere 48 miliardi senza far male a nessuno; l'unico modo è distribuire largamente i sacrifici così da fare meno male possibile a tutti coloro che possono permetterselo. Inizialmente, nella manovra di luglio, il Governo ha invece cercato di illudere se stesso e gli italiani che non ci fosse bisogno di interventi fino al 2014. Poi ha accusato speculatori e agenzie di rating, e nel mezzo della crisi più grave dal 1992 il premier ha usato gli scranni del Parlamento per chiedere agli italiani di investire nelle sue aziende.
Il Governo si è così ritrovato in agosto a preparare una seconda manovra affrettata; di conseguenza, ha dovuto agire prevalentemente sulle entrate (non si improvvisano tagli di spesa in pochi giorni), ha dovuto sovrastimare gli effetti per far quadrare velocemente i conti, e ha dovuto raccogliere soldi dove poteva. Dopo poche ore, ha però rimesso pubblicamente tutto in discussione. Infine l'ultimo rimescolamento lunedì ad Arcore.
La vicenda della super-Irpef è emblematica. Sono consapevole di andare controcorrente, ma la super-Irpef era un'ottima idea: visto che qualcuno deve pagare, era il modo migliore, perché trasparente e progressivo, di far pagare tutti coloro (al netto dell'evasione) che possono permetterselo. E un reddito di 100mila euro può certamente permettersi qualche centinaio di euro in tasse extra. Ci si è inventati l'idea che l'Iva fosse meno iniqua e meno depressiva, anche se le imposte indirette sono sempre state considerate regressive, e fin da prima di Keynes è idea comune che i poveri spendano e consumino più dei ricchi, in proporzione al reddito. Ne è seguito un dibattito feroce su 670 milioni di euro di gettito netto, lo 0,04% del Pil, a fronte di quasi 2mila miliardi di debito pubblico e di una spesa pensionistica di 250 miliardi.
Per evitare la super-Irpef invisa al premier, e l'Iva invisa al ministro dell'Economia, il Governo ha introdotto lunedì una misura che lascia perplessi. Dopo aver tentennato per anni prima di alzare gradualmente di qualche mese all'anno l'età pensionabile delle donne a partire dal 2016, il Governo innalza di fatto l'età pensionabile di alcuni individui di 6 anni da un giorno all'altro.
Ma anche questo provvedimento, come quello sull'età pensionabile delle donne (100 milioni nel 2017!), è irrilevante da un punto di vista macroeconomico: 500 milioni (lo 0,03% del Pil), e a partire dal 2013. La realtà dunque è che per settimane l'Italia ha dibattuto ferocemente su Irpef, Iva e pensioni, con titoli cubitali sulla "macelleria sociale", per cifre inferiori allo 0,1% del Pil.
A tutto questo si aggiunga che i numeri della manovra erano molto probabilmente gonfiati. Le entrate da giochi dovrebbero aumentare di 1,5 miliardi; il doppio della super-Irpef, ma sebbene l'imbroglio legalizzato dei giochi ricada notoriamente in massima parte sulle fasce più povere e indifese della popolazione, nessuno ha detto niente. Fortunatamente, la cifra, come già in passato, è completamente inattendibile, a detta dello stesso Servizio studi del Senato. Così come, sempre secondo il Servizio studi, saranno difficilmente realizzabili i tagli di 3 miliardi (erano 6 prima di Arcore) agli enti territoriali, e di 6 miliardi ai ministeri.
Già in agosto la manovra era dunque probabilmente sovrastimata; dopo Arcore mancano all'appello altri miliardi. La soluzione è sempre la stessa (e non solo di questo Governo, a onor del vero): inasprire la lotta all'evasione, anche se, come è noto, ci vogliono anni per vederne gli effetti, ammesso che funzioni.
Cosa si sarebbe dovuto fare? Distribuire i sacrifici più uniformemente, coinvolgendo tutte le categorie. Per una questione di equità, ma anche di marketing politico; il Governo deve poter mostrare che, nell'ora dell'emergenza, non ha avuto riguardi per nessuno. E
cco degli esempi concreti, e quantitativamente rilevanti, con gli effetti ipotetici e largamente approssimativi (alcuni ripresi da un mio articolo con Luigi Zingales sul Sole 24 Ore del 13 luglio 2011).
- Eliminare i sussidi alle imprese: 5 miliardi. Anche le imprese devono partecipare ai sacrifici; e il Governo ne guadagnerebbe in credibilità nel confronto con i sindacati. In ogni caso, i sussidi alle imprese sono inutili e dannosi, perché annebbiano lo spirito imprenditoriale e alimentano clientelismo e corruzione.
- Super-Irpef non deducibile sui redditi superiori a 90mila euro: 3 miliardi?
- Tagli progressivi alle 600mila pensioni superiori a 2mila euro al mese, soprattutto quelle non commisurate ai versamenti effettuati: 3 miliardi?
- Tagli progressivi agli stipendi pubblici più alti: 3 miliardi? (su un totale di 171 miliardi di spesa per stipendi). Sono consapevole che toccare pensioni e stipendi pubblici è rischiosissimo. L'unico modo per attenuare il rischio è non avere riguardi per nessuno, e intervenire anche in casi simbolicamente eclatanti. Il Governo ne guadagnerebbe enormemente in immagine, e ancora una volta aumenterebbe il proprio potere contrattuale con i sindacati. Per esempio, un libro che forse non piace a intellettuali e accademici, ma che riporta spesso fatti che non si possono ignorare, Sanguisughe di Mario Giordano, sarebbe sufficiente per una prima indicazione di pensioni senza alcuna giustificazione. Il Governo ha rimandato il taglio degli stipendi della politica ai risultati di una commissione di indagine sugli stipendi in Europa. Ma bastano pochi minuti su Google per rendersi conto di alcune anomalie italiane. Per fare due esempi, secondo i dati dell'European commission for the efficiency of justice, i giudici della Corte costituzionale sembrerebbero essere fra i meglio pagati d'Europa, e godono di una straordinaria progressione salariale, per cui hanno uno dei più alti rapporti rispetto allo stipendio di un Pm a inizio carriera. L'intera Banca d'Italia gode di una struttura salariale e pensionistica molto generosa, a tutti i livelli; per quanto personalmente nutra una sincera ammirazione per il governatore e il direttore generale attuali, non si può ignorare che, come riportato dalle stesse Considerazioni finali, i loro emolumenti sono rispettivamente il quadruplo e il triplo di quello del presidente della Fed.
- Eliminazione dell'esenzione fiscale della Chiesa. Introiti difficili da quantificare, ma anche in questo caso i simboli contano almeno quanto il cash.
- Privatizzazioni, incluse le maggiori aziende partecipate (Eni, Enel, Finmeccanica, Fintecna, Rai) e le fondazioni bancarie. Le privatizzazioni hanno probabilmente un effetto marginale sul disavanzo, perché scende la spesa per interessi, ma scendono anche le entrate da dividendi e tasse. Esse vanno comunque fatte, perché segnalano un cambiamento di rotta radicale, e tagliano il sottobosco ai confini tra politica ed economia che avvelena e corrompe l'azione del Governo e dell'opposizione. Ma vanno fatte subito, coinvolgendo dei private equity fund. L'obiezione frequente che questo non è il momento di privatizzare, perché le Borse sono deboli, non è valida: anche il valore di mercato dei titoli del debito pubblico è basso, questo è il momento di ritirarli (o di non emetterli) con il ricavato delle privatizzazioni.
PETIZIONE
NON CANCELLATE
IL GIORNO DELLA LIBERAZIONE DEL NOSTRO PAESE
IL GIORNO DEL LAVORO
IL GIORNO DELLA REPUBBLICA
FIRMA ANCHE TU
Care cittadine e cari cittadini,
nel Decreto legge in materia economica, approvato di recente dal Consiglio dei Ministri, è prevista una norma con la quale si vorrebbe modificare la collocazione temporale di tre festività civili e laiche (fra l’altro, le uniche) per spostarla in un altro giorno (venerdì o lunedì) o per accorparla con la domenica.
In un provvedimento iniquo, e che noi contrastiamo con forza, si colloca così anche una norma che colpisce l’identità e la storia del nostro Paese, ne indebolisce la memoria e rappresenta un grave limite per il futuro.
Le ricorrenze civili vanno celebrate con attenzione e rispetto, perché parlano a tutti, alla ragione stessa del nostro stare insieme, e perché i valori che esse affermano non siano ridotti ad un momento residuale.
Il ricordo della Liberazione del nostro Paese da una dittatura feroce e sanguinaria; la celebrazione del Lavoro come strumento di dignità per milioni di donne e uomini che con la loro intelligenza e fatica consentono al Paese di progredire; la celebrazione del passaggio alla Repubblica parlamentare sono tappe fondamentali che non intendiamo consentire vengano cancellate.
Per altro, mentre irrisorio è il beneficio economico che ne deriverebbe i costi civili sul versante della memoria e dell’identità sarebbero, se la norma venisse confermata, di gran lunga maggiori.
Infine, è sufficiente un confronto con altre situazione per vedere come l’Italia è un Paese che ha un numero contenuto di festività civili e come in altri Paesi le ricorrenze civili siano celebrate e custodite con attenzione.
Bisogna che ognuno di noi si faccia carico di dichiarare la propria contrarietà a questa previsione e di farla dichiarare al maggior numero di cittadini possibile: tante sono le gravi conseguenze dei contenuti del Decreto legge n° 118, quella che riguarda le festività civili non è da meno.
Per questo vi chiediamo di firmare la Petizione riportata in questa pagina, o direttamente presso le Camere del Lavoro della vostra città.
Alziamo insieme la nostra voce perché l’identità ed il futuro dell’Italia sono un bene indisponibile ad ogni manipolazione.
La segreteria nazionale della CGIL
Agosto, 2011
LE FESTIVITA’ DI ALCUNI PAESI A CONFRONTO
ITALIA 9 festività religiose (Santa Madre di Dio; Epifania; il Lunedì dell’Angelo; Assunzione; Tutti i Santi; Immacolata Concezione; Natale; Santo Stefano; il Santo Patrono) 3 ricorrenze civili (Liberazione; Festa del Lavoro; Anniversario della Repubblica)
FRANCIA 6 festività religiose e 5 civili (Giorno dell’anno; Festa del Lavoro; Festa della Vittoria; Presa della Bastiglia; Armistizio)
SPAGNA 9 festività religiose e 4 festività civili (Capodanno; Festa del Lavoro; Festa nazionale spagnola; Giorno della Costituzione spagnola)
STATI UNITI 2 festività religiose e 10 festività civili (fra le quali, il compleanno di Lincon; il compleanno di Martin Luther King; il Memorial Day; l’Independence Day; la Festa del Ringraziamento)
GIAPPONE 16 festività civili (fra le quali, la Festa della Fondazione dello Stato; la Festa della Costituzione; la Festa del popolo; la Festa della Cultura; la Festa del Lavoro; il compleanno dell’imperatore)
Petizione
NON CANCELLATE
IL GIORNO DELLA LIBERAZIONE DEL NOSTRO PAESE
IL GIORNO DEL LAVORO
IL GIORNO DELLA REPUBBLICA
FIRMA ANCHE TU
Care cittadine e cari cittadini,
nel Decreto legge in materia economica, approvato di recente dal Consiglio dei Ministri, è prevista una norma con la quale si vorrebbe modificare la collocazione temporale di tre festività civili e laiche (fra l’altro, le uniche) per spostarla in un altro giorno (venerdì o lunedì) o per accorparla con la domenica.
In un provvedimento iniquo, e che noi contrastiamo con forza, si colloca così anche una norma che colpisce l’identità e la storia del nostro Paese, ne indebolisce la memoria e rappresenta un grave limite per il futuro.
Le ricorrenze civili vanno celebrate con attenzione e rispetto, perché parlano a tutti, alla ragione stessa del nostro stare insieme, e perché i valori che esse affermano non siano ridotti ad un momento residuale.
Il ricordo della Liberazione del nostro Paese da una dittatura feroce e sanguinaria; la celebrazione del Lavoro come strumento di dignità per milioni di donne e uomini che con la loro intelligenza e fatica consentono al Paese di progredire; la celebrazione del passaggio alla Repubblica parlamentare sono tappe fondamentali che non intendiamo consentire vengano cancellate.
Per altro, mentre irrisorio è il beneficio economico che ne deriverebbe i costi civili sul versante della memoria e dell’identità sarebbero, se la norma venisse confermata, di gran lunga maggiori.
Infine, è sufficiente un confronto con altre situazione per vedere come l’Italia è un Paese che ha un numero contenuto di festività civili e come in altri Paesi le ricorrenze civili siano celebrate e custodite con attenzione.
Bisogna che ognuno di noi si faccia carico di dichiarare la propria contrarietà a questa previsione e di farla dichiarare al maggior numero di cittadini possibile: tante sono le gravi conseguenze dei contenuti del Decreto legge n° 118, quella che riguarda le festività civili non è da meno.
Per questo vi chiediamo di firmare la Petizione riportata in questa pagina, o direttamente presso le Camere del Lavoro della vostra città.
Alziamo insieme la nostra voce perché l’identità ed il futuro dell’Italia sono un bene indisponibile ad ogni manipolazione.
La segreteria nazionale della CGIL
Agosto, 2011
LE FESTIVITA’ DI ALCUNI PAESI A CONFRONTO
ITALIA 9 festività religiose (Santa Madre di Dio; Epifania; il Lunedì dell’Angelo; Assunzione; Tutti i Santi; Immacolata Concezione; Natale; Santo Stefano; il Santo Patrono) 3 ricorrenze civili (Liberazione; Festa del Lavoro; Anniversario della Repubblica)
FRANCIA 6 festività religiose e 5 civili (Giorno dell’anno; Festa del Lavoro; Festa della Vittoria; Presa della Bastiglia; Armistizio)
SPAGNA 9 festività religiose e 4 festività civili (Capodanno; Festa del Lavoro; Festa nazionale spagnola; Giorno della Costituzione spagnola)
STATI UNITI 2 festività religiose e 10 festività civili (fra le quali, il compleanno di Lincon; il compleanno di Martin Luther King; il Memorial Day; l’Independence Day; la Festa del Ringraziamento)
GIAPPONE 16 festività civili (fra le quali, la Festa della Fondazione dello Stato; la Festa della Costituzione; la Festa del popolo; la Festa della Cultura; la Festa del Lavoro; il compleanno dell’imperatore)
Petizione