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Subject: [POLITICA]
si, forse qui in italia si va in pensione troppo presto, però, nel 2010 in italia la media delle ore lavorate per persona è 1778, in:
francia 1500
germania 1419
regno unito 1647
stati uniti 1695
fonte OCSE
francia 1500
germania 1419
regno unito 1647
stati uniti 1695
fonte OCSE
Mi sa che quelle sono le ore passate in ufficio.
Le ore lavorate sono un'altra cosa ;)
Le ore lavorate sono un'altra cosa ;)
infatti l'italia è la settima potenza economica del mondo grazie alla lungimiranza della sua classe politica e alle capacità smisurate delle classi dirigenti.
Meno male che ci sono loro va, fosse per la gente che lavora neanche in Africa...
Meno male che ci sono loro va, fosse per la gente che lavora neanche in Africa...
L'Italia è cresciuta molto nel boom post guerra, negli anni 50-70. Poi è essenzialmente campata di rendita e di debito pubblico.
Altro discorso i piccoli imprenditori, che lavorano davvero tanto, ma non pagano i contributi e quindi non andrebbero inclusi in un discorso che riguarda la pensione.
Altro discorso i piccoli imprenditori, che lavorano davvero tanto, ma non pagano i contributi e quindi non andrebbero inclusi in un discorso che riguarda la pensione.
Altro discorso i piccoli imprenditori, che lavorano davvero tanto, ma non pagano i contributi e quindi non andrebbero inclusi in un discorso che riguarda la pensione.
eh si, lavorano tanto solo loro ^_^
eh si, lavorano tanto solo loro ^_^
Mi sa che quelle sono le ore passate in ufficio.
Le ore lavorate sono un'altra cosa ;)
infatti in ufficio si va a giocare alla play...
ma che ragionamento di cavolo!!!
Le ore lavorate sono un'altra cosa ;)
infatti in ufficio si va a giocare alla play...
ma che ragionamento di cavolo!!!
Manca chi controlla( o meglio chi dovrebbe controllare fornisce esempio negativo), in talune occasioni si batte la fiacca.
Manca chi controlla( o meglio chi dovrebbe controllare fornisce esempio negativo), in talune occasioni si batte la fiacca.
per me c'è il paradosso della produttività che è inversamente proporzionale agli stipendi percepiti. del resto nel paese delle raccomandazioni è normale che chi lavori, sia nel pubblico che nel privato, percepisca meno di chi è stato messo nei piani alti.
per me c'è il paradosso della produttività che è inversamente proporzionale agli stipendi percepiti. del resto nel paese delle raccomandazioni è normale che chi lavori, sia nel pubblico che nel privato, percepisca meno di chi è stato messo nei piani alti.
Sciopero del 6 settembre della CGIL.
sintesi proposte (pdf)
[url=http://i51.tinypic.com/kycn9.png][/url]
sintesi proposte (pdf)
[url=http://i51.tinypic.com/kycn9.png][/url]
Decrescita e beni comuni per uscire dalla crisi
Monica Capo - 2 settembre 2011
Da giorni si cerca “la quadra”, da giorni si studia una manovra finanziaria equa, che, in maniera spasmodica, viene poi modificata, come se il governo non avesse ancora compreso appieno che l'Italia è sotto osservazione e che i mercati finanziari non resteranno a guardare ancora oltre e che soprattutto, quando la BCE smetterà di comprare i titoli del debito pubblico, (e finirà perché non potrà certo sostenerci in eterno) allora sì che ne vedremo delle belle.
Qualcuno è arrivato, persino, a evocare “il diritto al default come contropotere finanziario” ma, nessuno parla mai seriamente di “decrescita” e di cambiamento del paradigma.
Intanto, gli italiani non ancora abbastanza “indignados”, puntano il dito, a intervalli regolari, contro quelli che reputano responsabili della fallimentare situazione economica, in cui versa il paese, e quindi contro le banche, la casta della politica, gli sprechi della Chiesa, contro evasori e i sindacalisti, e, finanche, contro i calciatori.
Ed è vero che, è assolutamente sacrosanto, in questo momento, non lasciare indenne da una seria revisione pubblica un solo capitolo del bilancio dello Stato, a cominciare dai compensi dorati dei proprietari e manager delle nostre famiglie di industriali che, per intenderci, in gran parte, vivono di monopolio o commesse pubbliche e non, di vero libero mercato.
Ma, su questo, tranne qualche rara eccezione, non leggerete mai nulla sulla stampa italiana, perché nessun giornale denuncerebbe mai lo stesso sistema che lo finanzia.
Stesso discorso, quando si parla di tagliare e rivedere completamente la nostra spesa militare: è assurdo continuare a spendere, in questo modo, almeno 24 miliardi di euro all'anno, tanto più che, come ha affermato Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace, “si continua a chiedere agli italiani di stringere la cinghia e la discussione sui tagli assomiglia a una guerra balcanica”.
Dello stesso avviso, è Padre Alex Zanotelli , che ha ricordato, nel suo nuovo appello "Manovra e armi, il male oscuro", per tagliare le spese militari, “che in Italia spendiamo oltre 50mila euro al minuto per la Difesa, cioè 3 milioni di euro all’ora e 76 milioni al giorno, neanche se fossimo invasi dagli UFO”, appello pubblicato sul sito http:// www.ildialogo.org.
Ma, anche in questo caso, i direttori dei principali quotidiani si guardano bene dallo spiegare ai lettori che vi è un’altra Casta- quella militare - che pesa sul debito pubblico; non spiegano i costi di Finmeccanica perché i loro editori fanno parte della stessa famiglia industriale.
Intanto, la più importante conquista del continente, lo "stato sociale", viene svenduta per pagare gli interessi del debito pubblico che, a loro volta, servono a pagare i profitti delle banche, e si proclamano come vangelo assurdità mostruose, sacrificando tutto sull’altare della competitività e della produttività.
Per queste ragioni, occorre, da subito, una mobilitazione ad oltranza, e coesione, ma soprattutto, partire dai beni comuni per costruire un diverso modello di sviluppo, anche ecologicamente compatibile.
Basterebbe, semplicemente, fare tesoro dell’esperienza dei Referendum.
Linkiesta.it
Monica Capo - 2 settembre 2011
Da giorni si cerca “la quadra”, da giorni si studia una manovra finanziaria equa, che, in maniera spasmodica, viene poi modificata, come se il governo non avesse ancora compreso appieno che l'Italia è sotto osservazione e che i mercati finanziari non resteranno a guardare ancora oltre e che soprattutto, quando la BCE smetterà di comprare i titoli del debito pubblico, (e finirà perché non potrà certo sostenerci in eterno) allora sì che ne vedremo delle belle.
Qualcuno è arrivato, persino, a evocare “il diritto al default come contropotere finanziario” ma, nessuno parla mai seriamente di “decrescita” e di cambiamento del paradigma.
Intanto, gli italiani non ancora abbastanza “indignados”, puntano il dito, a intervalli regolari, contro quelli che reputano responsabili della fallimentare situazione economica, in cui versa il paese, e quindi contro le banche, la casta della politica, gli sprechi della Chiesa, contro evasori e i sindacalisti, e, finanche, contro i calciatori.
Ed è vero che, è assolutamente sacrosanto, in questo momento, non lasciare indenne da una seria revisione pubblica un solo capitolo del bilancio dello Stato, a cominciare dai compensi dorati dei proprietari e manager delle nostre famiglie di industriali che, per intenderci, in gran parte, vivono di monopolio o commesse pubbliche e non, di vero libero mercato.
Ma, su questo, tranne qualche rara eccezione, non leggerete mai nulla sulla stampa italiana, perché nessun giornale denuncerebbe mai lo stesso sistema che lo finanzia.
Stesso discorso, quando si parla di tagliare e rivedere completamente la nostra spesa militare: è assurdo continuare a spendere, in questo modo, almeno 24 miliardi di euro all'anno, tanto più che, come ha affermato Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace, “si continua a chiedere agli italiani di stringere la cinghia e la discussione sui tagli assomiglia a una guerra balcanica”.
Dello stesso avviso, è Padre Alex Zanotelli , che ha ricordato, nel suo nuovo appello "Manovra e armi, il male oscuro", per tagliare le spese militari, “che in Italia spendiamo oltre 50mila euro al minuto per la Difesa, cioè 3 milioni di euro all’ora e 76 milioni al giorno, neanche se fossimo invasi dagli UFO”, appello pubblicato sul sito http:// www.ildialogo.org.
Ma, anche in questo caso, i direttori dei principali quotidiani si guardano bene dallo spiegare ai lettori che vi è un’altra Casta- quella militare - che pesa sul debito pubblico; non spiegano i costi di Finmeccanica perché i loro editori fanno parte della stessa famiglia industriale.
Intanto, la più importante conquista del continente, lo "stato sociale", viene svenduta per pagare gli interessi del debito pubblico che, a loro volta, servono a pagare i profitti delle banche, e si proclamano come vangelo assurdità mostruose, sacrificando tutto sull’altare della competitività e della produttività.
Per queste ragioni, occorre, da subito, una mobilitazione ad oltranza, e coesione, ma soprattutto, partire dai beni comuni per costruire un diverso modello di sviluppo, anche ecologicamente compatibile.
Basterebbe, semplicemente, fare tesoro dell’esperienza dei Referendum.
Linkiesta.it
che satira costruttiva
Da quando la satira deve essere costruttiva?
Ci manca solo che, visto che il governo fa ridere, deve essere la satira a trovare le soluzioni per il paese.
Da quando la satira deve essere costruttiva?
Ci manca solo che, visto che il governo fa ridere, deve essere la satira a trovare le soluzioni per il paese.
credo che a settembre qualcuno si farà molto male.