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Subject: [POLITICA]

2011-09-05 14:56:25
Primi tiepidi segnali di risveglio e di dissenso.
Spero di raggiungerli prima che le forze dell'ordine sgomberino.
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_settembre_5/irruzione-antagonisti-borsa-milano-1901445549014.shtml
2011-09-06 17:32:11
http://tinyurl.com/4xyc4m8

Volete uscire dall'euro? Ecco quanto costerà a persona
Ubs fa una valutazione sulle conseguenze di un break-up dell'euro.

Roma - Meglio uscire dall'euro che continuare a far parte di una struttura ormai in declino? Chissà quanti, in Europa, vorrebbero tornare alle loro vecchie care valute, che si tratti di lire, marchi o dracma. Eppure, un desiderio del genere dovrebbe essere avallato da prove o numeri che dimostrino la convenienza a uscire dall'Eurozona. E invece i dati resi noti provano l'opposto.

Nel caso in cui un paese debole decidesse di lasciare il blocco dell'Eurozona, i cittadini soffrirebbero un costo compreso tra €9,500-€11.500 a testa e di €3.000-€4.000 nel perido successivo. Circa il 40%-50% del Pil nel solo primo anno.

Nel caso in cui fosse la Germania a uscire dall’euro si avrebbero default societari, ricapitalizzazione del sistema bancario e crollo del commercio internazionale. L’impatto su ogni tedesco sarebbe di 6.000-€8.000, e di €3.500-€4.500 per l'anno successivo. Si tratterebbe del 20%-25% del Pil nel primo anno. Per contro, il costo di un default di Grecia, Irlanda e Portogallo, sarebbe di appena €1.000 per persona.

I numeri arrivano da uno studio degli economisti di Ubs, che hanno fatto i loro conti, precisando comunque che il break up dell'euro ha una probabilità pari a zero di verificarsi.

Detto questo se non cambia la struttura, affermano, allora dovranno cambiare gli stati membri. L’unione monetaria è, economicamente parlando, una buona idea, se i vari membri hanno delle caratteristiche ottimali. Questa deve avere almeno una condizione. O i paesi sono per così dire omogenei, o sono flessibili e dunque ogni discrepanza potrà essere corretta in futuro.

E' dunque molto più probabile che l'Eurozona si muova lentamente e dolorosamente verso una certa forma di integrazione fiscale. "I Paesi non possono essere espulsi, ma gli Stati sovrani possono scegliere di staccarsi", prosegue Ubs secondo cui, tuttavia, l'attuale discussione popolare sull'opzione di break-up dell'euro sottovaluta notevolmente le conseguenze di una tale mossa.
2011-09-06 18:40:28
Manovra in aula al Senato dal pomeriggio, approvazione a Palazzo Madama domani, con il Cdm convocato alle 18 per autorizzare il voto di fiducia. Poi il testo passerà all'esame della Camera. La conferenza dei capigruppo ha stabilito la nuova tabella di marcia del provvedimento dando un colpo d'acceleratore all'esame del decreto legge che sarà approvato già domani, anziché sabato.

Tre le modifiche al testo approvato in commissione Bilancio annunciate da Palazzo Chigi al termine del vertice di maggioranza: 1) aumento di un punto Iva, dal 20 al 21, con destinazione del maggior gettito a miglioramento dei saldi del bilancio pubblico; 2) fino al pareggio di bilancio, contributo del 3% sopra i 500mila euro; 3) adeguamento delle pensioni delle donne nel settore privato a partire dal 2014. Giovedì il Consiglio dei ministri approverà anche l'introduzione nella Costituzione della «regola d'oro» sul pareggio di bilancio e l'attribuzione alle Regioni delle competenze delle Province. Questa mattina il portavoce del governo spagnolo ha attaccato l'Italia accostandola alla Grecia. Ecco la cronaca della giornata.

Ore 18,15. Sono 11mila gli italiani che dichiarano oltre 500mila euro
Sono 11.000 i contribuenti italian che dichiarano un reddito annuo superiore ai 500mila euro l'anno. Le dichiarazioni dei redditi sono complessivamente in Italia oltre 41 milioni. È su questi 11mila che dovrebbe pesare il contributo di solidarietà del 3% che verrà inserito in manovra. Il contributo varrà 35 milioni di euro nel 2012 e 87,7 milioni dal 2013, a regime. E sarà deducibile.

2011-09-06 18:55:35
o mamma mia.....

in pratica non vi è un passaggio per una ristrutturazione della struttura economica.

tra 4 mesi dovranno rifare un'altra manovra.....
2011-09-06 19:08:50
Se aumenta l'IVA sciopero pure io :)
2011-09-06 19:25:19
preparati, direi che è quasi ufficiale!
2011-09-06 19:33:56
Psicologicamente sono già pronto, si è passati da una manovra bruttina a una porcata galattica, non c'è cosa più regressiva che aumentare l'IVA.
2011-09-06 19:36:40
L'iniziativa risale a quattro anni fa
Grillo, le sue 350 mila firme
e la dimenticanza del Senato

Depositate a corredo di 3 disegni di legge, mai esaminate

Non gliene importa niente? Aboliscano l'articolo 71 della Costituzione. Almeno i cittadini verranno ufficialmente informati: al Parlamento, dei disegni di legge di iniziativa popolare previsti dalla Carta, non interessa un fico secco. La prova: da quattro anni il Senato evita accuratamente di esaminare le proposte presentate da Beppe Grillo e firmate da oltre 350.000 italiani. Sette volte di più di quelle necessarie.

Riassumiamo? A metà dicembre del 2007, nella scia delle polemiche intorno ai costi della politica e «V-Day», il comico-capopopolo genovese si presenta a Palazzo Madama, pedalando su un risciò (anche lo show vuole la sua parte...) per consegnare una catasta di sottoscrizioni raccolte in un solo giorno su tre disegni di legge. Sintesi: 1) Nessun cittadino può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva o in primo e secondo grado in attesa di giudizio finale. 2) Nessuno può essere eletto alle Camere per più di due legislature (10 anni). 3) Basta con i deputati e i senatori «nominati» dai capi partito e via alla riforma elettorale perché possano essere votati dai cittadini con la preferenza diretta. Giusto? Sbagliato? Libero ciascuno di pensare che si tratti di proposte ottime o pessime, utili o inutili, virtuose o demagogiche. C'è reato e reato, dirà qualcuno, e un conto è avere nella fedina penale una condanna per tangenti su un reparto di leucemia e un altro per aver violato, facendone una battaglia politica (e non violenta, ovvio) una legge considerata ingiusta e da cambiare. E c'è chi sottolineerà come escludendo automaticamente tutti dopo due legislature ci saremmo risparmiati tantissimi somari ma avremmo perso anche un pò di purosangue. Per non dire dei dissensi sulla legge elettorale... Ma qui sta il nocciolo della questione: i senatori hanno il diritto di prendere uno per uno questi disegni di legge, valutarli, decidere che si tratta di sciocchezze e buttare tutto nel cestino. È nelle loro incontestabili facoltà. Quello che non possono fare è di infischiarsene di quelle proposte facendo finta che non siano mai arrivate. Lo ammise un anno fa, dopo una fiammata di polemiche, lo stesso Renato Schifani: «Sono favorevole affinché i ddl di iniziativa popolare, a prescindere dai loro contenuti, abbiano una risposta da parte del Parlamento. È un diritto e un dovere del Parlamento. Si deve riconoscere ai cittadini che hanno presentato una proposta popolare il diritto assoluto di avere una risposta».

Lo dice la Costituzione all'articolo 71: "L'iniziativa delle leggi appartiene al governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale. Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli". E gli articoli 48 e 49 della Legge 25 maggio 1970, n. 352 precisano tutti i dettagli perché questo strumento di democrazia possa avere piena dignità.
Il guaio è che i nostri padri costituenti non avevano tenuto conto di una sventurata ipotesi. Quella che in Parlamento si affermassero maggioranze prepotenti decise a svuotare questo istituto. Sia chiaro: di destra o sinistra non importa. E lo dimostra il destino dei progetti "grillini", ignorati sia in questa sia nell'altra legislatura. Fatto sta che, come spiega Michele Ainis, la facoltà solennemente riconosciuta dalla Carta Costituzionale alla volontà popolare di proporre delle leggi si è ridotta di più e né meno che al ruolo che avevano un tempo le suppliche al sovrano. Con il Parlamento che si arroga il diritto di occuparsene o meno così, a capriccio. Come quei monarchi annoiati che, mollemente adagiati sul trono, decidevano il destino di questo o quel poveretto condotto al loro cospetto sollevando o abbassando il mignolo inanellato.
Dicono: ma Beppe Grillo è stato uno screanzato. E ricordano che, convocato a Palazzo Madama (audizione obbligatoria: mica una gentile concessione), il comico genovese fondatore del Movimento 5 stelle, ne disse di cotte e di crude contro «questo Parlamento di nominati in cui sono stati scelti amici, avvocati e qualche zoccola». Affermazione che, buttata lì prima dei fuochi d'artificio sul «ciarpame senza pudore» accesi dalle accuse di Veronica Lario, sollevò un'ondata di proteste.

Verissimo: la scelta di Grillo di usare un linguaggio spiccio e ricco di parolacce è una cosa che gli viene rinfacciata anche dagli amici e suona insopportabile alle orecchie di chi in Parlamento dice cose spesso oscene però sventolando educatamente il ventaglio. Ma può bastare per ignorare le proposte di 350 mila cittadini? Vogliamo ricordare, almeno, che per legge i promotori dei Ddl di iniziativa popolare dovrebbero esser convocati entro un mese e il comico «indignato» ebbe l'opportunità di dire la sua dopo un anno e mezzo e solo dopo aver avvertito il presidente della commissione affari costituzionali Carlo Vizzini che gli avrebbe appiccicato addosso migliaia di «pittime», quei petulanti personaggi seicenteschi vestiti di rosso che si attaccavano per mesi ai debitori senza sfiorarli con un dito ma ricordando loro ossessivamente il debito da pagare? Disse quel giorno Grillo ai commissari: «Datemi una data di quando sarà discussa l'iniziativa popolare per l'elezione dei parlamentari, per lasciare fuori i condannati e scegliersi il parlamentare anziché trovarselo nominato, e mi manderete via contento». Macché: vuoto pneumatico. Al punto che se domani mattina la legislatura subisse un infarto, quelle proposte evaporerebbero nel nulla.

C'è poi da stupirsi se il 10 settembre, quattro anni dopo la raccolta delle firme, il comico si presenterà a Roma per chiedere che gli siano restituite quelle carte sottoscritte da 350.000 cittadini perché è ormai chiaro che il Senato non ritiene quelle proposte neppure degne di essere esaminate e cestinate? Una cosa è certa: che Beppe Grillo abbia ragione o torto nel merito dei disegni di legge (e a questo punto la cosa è del tutto indifferente), i senatori hanno perso un'altra occasione per riaprire dalla loro torre d'avorio un dialogo coi cittadini. E con il loro assordante silenzio spingono a ripetere quella domanda fastidiosa: l'articolo 71 è ancora in vigore o è stato abolito?

Gian Antonio Stella
05 settembre 2011
2011-09-07 20:06:00
Ridotto il taglio alle indennità dei parlamentari che percepiscono altro reddito. Nel maxi-emendamento alla manovra si prevede che "ai parlamentari che svolgano qualsiasi attivita' lavorativa per la quale sia percepito un reddito uguale o superiore al 15% dell'indennita' parlamentare la riduzione dell'indennita' si applica in misura del 20% per la parte eccedente i 90mila euro e fino a 150 mila euro, in misura del 40% per la parte eccedente i 150 mila euro". Nel testo originario della manovra di Ferragosto era previsto un taglio del 50% all'indennità per i parlamentari che percepiscono altro reddito.

le solite merde!restano immutati invece(anzi anticipati di un paio di anni) i tagli alle detrazioni d'imposta per lavoro dipendente,familiari a carico e mutuo!
2011-09-08 15:07:00
dio mio...ma Trichet è troppo uguale all'imperatore di guerre stellari!

vabhe, comunque il mio commento alla manovra:
inutile.
Manovrine sicuramente utili a ridurre il debito, ma il ripristino di un sistema produttivo funzionante non sembra essere contemplato in nessun modo.
Ho paura che tra un anno o sei mesi o anche meno staremo a rifare i conti, a vedere cosa tagliare, etc...

voi cosa ne pensate di questa ulteriore manovra?
2011-09-08 19:05:04
d'accordo sul taglio delle province(anche se il risparmio non so quanto sarà)per il resto troppo prelievo di denaro dai cittadini e poco di strutturale!tagli alle detrazioni,ticket e aumento iva incideranno negativamente sui consumi,soprattutto tra i tanti che hanno reddito più basso!un ulteriore mazzata alla già debolissima crescita
2011-09-08 19:19:58
d'accordo in toto ocn pigna aggiungendo che è vergognoso il taglio dei vitalizi che è stato calato
2011-09-08 22:20:16
Ma.....
vendere un po' del patrimonio immobiliare che è valutato 250 miliardi di euro no???
Meglio chiederci altri soldi???

Noi abbiamo una pressione fiscale inferiore solo a Danimarca e Svezia: i soldi già ce li ha il governo e deve solo spenderli meglio (= tagliare gli sprechi).

Io sto sempre di più dalla parte di chi non paga le tasse (anche se io come lavoratore dipendente non posso certo evadere).
2011-09-09 00:00:54
Se cominci adesso tra 5 anni vendi il Colosseo.
La fontana di Trevi è già stata venduta da totò
2011-09-09 00:13:10
Noi abbiamo una pressione fiscale inferiore solo a Danimarca e Svezia

dove spendono molto meno di noi per gran parte dei servizi (educazione scolastica, sportiva e musicale dei figli per esempio)
2011-09-09 08:25:07
dove spendono molto meno di noi per gran parte dei servizi (educazione scolastica, sportiva e musicale dei figli per esempio)

Appunto!
E i risultati sono nettamente migliori da loro che da noi.
Riepilogando (per esempio per la scuola), in Italia abbiamo:
- più spesa;
- più insegnanti;
- più bidelli;
- più sporco;
- meno civiltà;
- risultati più scarsi degli studenti.

COME MAI?!?!?!?! QUALCUNO ME LO SPIEGA!?!?!?!

Forse perché è ora di smetterla di pagare dei cazzoni che riscaldano la sedia. Perché per esempio si potrebbero far pulire le aule agli studenti, col doppio effetto di disciplinarli e risparmiare QUALCHE miliardo di euro per bidelli E pulizie (perché naturalmente i bidelli da soli non ce la fanno a pulire: servono anche gli esterni).
Oppure è ora di smetterla di pagare cazzoni che chiamiamo "guardie forestali" se non fanno il proprio lavoro.
Per non parlare dell'esercito di andicappati che lavorano in posta, nei comuni o nelle caserme o nelle questure.
(sorvolo sulla provenienza geografica di gran parte dei suddetti...)

E naturalmente per non parlare dei parlamentari! Gli USA hanno 5 volte la nostra popolazione e 1/5 di parlamentari. Perciò io propongo di ridurre i parlamentari a 40: 20 deputati e 20 senatori (1 per regione, basta senatori a vita).

Risparmio = 100 miliardi di euro, senza venire a chiedermi altri soldi (che come ho detto, già ne prendono troppi! Non abbastanza: troppi!)