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Topic closed!!!
Subject: [POLITICA]
17 settembre era di sabato lol, una delle sclete più stupide che abbia mai visto.
ricordo bene
mi ha creato non pochi problemi sul lavoro
ricordo bene
mi ha creato non pochi problemi sul lavoro
2 mila euro di pensione e non hai 2k per il trasloco? dici che i risparmi di una vita se li spesi tutti in medicine.. mi sembra un "caso limite"
2000 euro di pensione ad un baby pensionato..???
sarà l'1% dei baby pensionati a prenderne così tanti!!!
la maggioranza viaggia tra i 700 e i 1000..
2000 euro di pensione ad un baby pensionato..???
sarà l'1% dei baby pensionati a prenderne così tanti!!!
la maggioranza viaggia tra i 700 e i 1000..
la maggioranza viaggia tra i 700 e i 1000..
No pupe: confondi i prepensionamenti del privato con il vecchio pensionamento del pubblico. Anni fa il pubblico andava in pensione col massimo a 25 anni, 6 mesi e 1 giorno.
Rendo l'idea?
epperò io ne conosco parecchi e di gente che prende tanto più di 1000 euro (netti in busta) non ce n'è..
ma ovviamente non parlo di dirigenti e co...
ma ovviamente non parlo di dirigenti e co...
epperò io ne conosco parecchi e di gente che prende tanto più di 1000 euro (netti in busta) non ce n'è..
ma ovviamente non parlo di dirigenti e co...
Tutta una serie di 70-75enni che lavoravano nello stato si sono pensionati alla fine degli anni 70 e per tutti gòli anni 80: non sto parlando dei prepensionamenti Standa e Ansaldo anni 80 per capirci. Sto parlando di ex dipendenti pubblici che hanno beneficiato per anni dal 73 al 92.
Il prepensionato per esempio con 25-26 anni di lavoro andava in pensione con una quota corrispondente agli anni versati. Ecco perchè ci sono i prepensionati del settore privato che ad esempio prendono 800-900 euro di pensione Gli statali no, a 25 anni andavano col MASSIMO.
Un impiegato di un ufficio comunale pensionato nel 1980 per esempio prende esattamente quello che prende un impiegato dell'ufficio comunale ora. Questa è una stortura.
http://it.wikipedia.org/wiki/Baby_pensioni
(edited)
ma ovviamente non parlo di dirigenti e co...
Tutta una serie di 70-75enni che lavoravano nello stato si sono pensionati alla fine degli anni 70 e per tutti gòli anni 80: non sto parlando dei prepensionamenti Standa e Ansaldo anni 80 per capirci. Sto parlando di ex dipendenti pubblici che hanno beneficiato per anni dal 73 al 92.
Il prepensionato per esempio con 25-26 anni di lavoro andava in pensione con una quota corrispondente agli anni versati. Ecco perchè ci sono i prepensionati del settore privato che ad esempio prendono 800-900 euro di pensione Gli statali no, a 25 anni andavano col MASSIMO.
Un impiegato di un ufficio comunale pensionato nel 1980 per esempio prende esattamente quello che prende un impiegato dell'ufficio comunale ora. Questa è una stortura.
http://it.wikipedia.org/wiki/Baby_pensioni
(edited)
senti questo potrà anche essere vero in teoria..
ma io le buste paga le ho viste..
dipendenti statali (scuola per lo più) pensionati a 19 anni 6 mesi ed 1 gg oppure 24 a - 6 m -1 g..
e non prendono lo stipendio di un professore di adesso (ma neanche ci somiglia!!!)
ma io le buste paga le ho viste..
dipendenti statali (scuola per lo più) pensionati a 19 anni 6 mesi ed 1 gg oppure 24 a - 6 m -1 g..
e non prendono lo stipendio di un professore di adesso (ma neanche ci somiglia!!!)
dipendenti statali (scuola per lo più) pensionati a 19 anni 6 mesi ed 1 gg oppure 24 a - 6 m -1 g..
e non prendono lo stipendio di un professore di adesso (ma neanche ci somiglia!!!)
Quando sono andati in pensione?
e non prendono lo stipendio di un professore di adesso (ma neanche ci somiglia!!!)
Quando sono andati in pensione?
ehh..
boh...
saran passati 20 anni oramai..
ma non ricordo!
Chiedi chiedi, perchè dal 92 è cambiata la legge e sono giusto 20 anni. Chi si è prepensionato dal 93 in poi prende molto di meno.
boh...
saran passati 20 anni oramai..
ma non ricordo!
Chiedi chiedi, perchè dal 92 è cambiata la legge e sono giusto 20 anni. Chi si è prepensionato dal 93 in poi prende molto di meno.
Archivio cartaceo | di Wanda Marra
30 ottobre 2011
Se Renzi scatena la rissa: da Vendola a Bersani, tutti contro il rottamatore
Scoppia la bagarre con il segretario del Pd e quello di Sel. La convention della Leopolda, alla sua seconda edizione, diventa una sorta di "Matteo contro tutti"
“La sinistra in cui sono cresciuto è la cosa più conservativa che c’è in questo paese”. Mentre la prima serata del Big Bang, venerdì, volge al termine Alessandro Baricco – lo scrittore che in qualche modo Matteo Renzi ha scelto tra gli ospiti d’onore – fotografa una di quelle verità difficili da negare. Un’altra la enuncia l’eretico Arturo Parisi (l’unico dirigente del Pd in “odore” di brontosauro ammesso a parlare) che si candida a padre nobile, ieri: “Piuttosto che sbagliare tutti insieme è meglio rischiare da soli di sbagliare per portare tutti gli altri ad avere ragione”. Eccole qui le categorie base del “renzismo”, enunciate nella loro versione più alta: la rottura con la politica del passato e l’egocentrismo legittimato a visione.
E ALLORA, Civati tenta di rubargli la scena, presentandosi non invitato? E lui lo chiama a parlare sul palco, relegandolo a episodio marginale. Bersani gli contrappone un’iniziativa a Napoli e lo ammonisce “i giovani devono essere a disposizione, senza scalciare e insultare”? E lui risponde: “Non sono un asino e non scalcio”. Di più, gli fa il verso: “Non siamo qui a schiacciare i punti neri delle coccinelle, come direbbe il nostro guru Bersani”. Matteo Renzi fa dell’arroganza e dello scontro un punto di forza. E la Leopolda anno secondo si guadagna i riflettori della politica italiana, con un fastidio misto a paura. Cinque minuti per uno, per un “Brainstorming” con la chiave “Se fossi il Presidente del Consiglio, io farei”, alla Leopolda si respira l’energia delle grandi occasioni, con una platea che non è identificabile né con quella delle assemblee della sinistra, né con le convention di destra. Lui Matteo Renzi instancabile “guida” dal palco. La giornata inizia con una protesta dei sindacati, quelli dell’Ataf, l’azienda di trasporti pubblici, in prima fila: “Matteo, come Cetto La Qualunque”, recitano i cartelli. Il Sindaco la concertazione non la ama e li liquida con poche parole: “Se la prendono con noi perché gli abbiamo chiesto di lavorare dieci minuti in più”. Arriva Sergio Chiamparino e fa sapere che “alle primarie, potrei aggiungermi anch’io”. Poi appare a sorpresa nel pubblico Pippo Civati, l’ex compagno d’avventura della prima Leopolda, non invitato, dopo un divorzio plateale. Crea un po’ di scompiglio, cerca l’incidente: Renzi non lo farà parlare? E invece no, il Sindaco lo chiama sul palco: “Questa è ancora casa mia”, dice Civati e sembra tanto tornare a Canossa, anche se per un attimo la scena è sua. L’evento intanto lievita. Non è chiaro dove si vada a parare e perché, delle rivelazioni promesse non c’è traccia, ma l’attenzione la tiene alta. Sul palco e in rete, dove si conduce un dibattito parallelo. C’è pure chi chiede l’abolizione di agosto, mese improduttivo oppure del denaro liquido, per favorire la tracciabilità. Renzi legge i Twitter di Franceschini (“Energie e idee che arricchiscono il Pd. Si può non condividerle, ma come si fa ad averne paura anzichè dire grazie?”).
UN GRUPPO sta lavorando a mettere in fila le 100 idee che saranno presentate oggi: abolizione del finanziamento dei partiti, no a più di tre mandati in Parlamento, ma anche riforma delle pensioni, per esempio. Anche se non è chiaro a nessuno quante delle 100 idee presentate da Renzi per Firenze nella sua campagna elettorale siano state realizzate, di certo il numero 100 gli ha portato fortuna. Quando arriva l’ora di pranzo Renzi fa un giro tra i tavoli e sembra di rivedere il Veltroni sindaco di Roma, che era bravissimo a costruire un pezzetto di consenso ogni giorno, mentre inaugurava asili e case di riposo. E a Firenze ci sono gli scrittori, c’è Pif, ci sono gli imprenditori (da Campo dall’Orto a Gori), c’è Costacurta. E c’è la colonna sonora di Jovanotti, qui nella canzone “Il più grande spettacolo”. Veltroni per la campagna elettorale del 2008 (che finì con l’Italia riconsegnata a Berlusconi) aveva scelto “Mi fido di te”.
E NON A CASO a Firenze ci sono pure Ermete Realacci e Salvatore Vassallo, in veste di veltroniano doc. Il Renzi che saluta per iscritto con “un sorriso” ricorda anche qualcun’altro: “Sono un berlusconiano deluso”, si affretta a stringergli la mano, Maurizio Liverani, imprenditore. Renzi non cerca approvazione e fiducia. Lui va all’attacco. E sono gli altri che rincorrono. Come Bersani che si è spinto fino a dire che modificherà lo Statuto del Pd per permettergli di correre alle primarie (e per cercare di disinnescarlo, magari battendolo). Renzi si permette di non sciogliere la riserva: “Noi candidiamo le idee”. E “Bersani ci risponda sui contenuti”. Lo attacca anche Nichi Vendola: “E ’ vecchio culturalmente e politicamente”. E lui: “Forse è giovane mandare a casa il governo Prodi come fecero i suoi amici?”. Attirato dalla vis riformatrice di Renzi a chiedergli aiuto per la sua battaglia contro la corruzione e la collusione del Pd siciliano arriva l’avvocato Giuseppe Arnone ma il suo pulmann che esibisce un manifesto 6 x 3 sulla questione morale prende una multa di 400 euro. Il Big Bang non guarda proprio in faccia a nessuno.
da Il Fatto Quotidiano del 30 ottobre 2011
30 ottobre 2011
Se Renzi scatena la rissa: da Vendola a Bersani, tutti contro il rottamatore
Scoppia la bagarre con il segretario del Pd e quello di Sel. La convention della Leopolda, alla sua seconda edizione, diventa una sorta di "Matteo contro tutti"
“La sinistra in cui sono cresciuto è la cosa più conservativa che c’è in questo paese”. Mentre la prima serata del Big Bang, venerdì, volge al termine Alessandro Baricco – lo scrittore che in qualche modo Matteo Renzi ha scelto tra gli ospiti d’onore – fotografa una di quelle verità difficili da negare. Un’altra la enuncia l’eretico Arturo Parisi (l’unico dirigente del Pd in “odore” di brontosauro ammesso a parlare) che si candida a padre nobile, ieri: “Piuttosto che sbagliare tutti insieme è meglio rischiare da soli di sbagliare per portare tutti gli altri ad avere ragione”. Eccole qui le categorie base del “renzismo”, enunciate nella loro versione più alta: la rottura con la politica del passato e l’egocentrismo legittimato a visione.
E ALLORA, Civati tenta di rubargli la scena, presentandosi non invitato? E lui lo chiama a parlare sul palco, relegandolo a episodio marginale. Bersani gli contrappone un’iniziativa a Napoli e lo ammonisce “i giovani devono essere a disposizione, senza scalciare e insultare”? E lui risponde: “Non sono un asino e non scalcio”. Di più, gli fa il verso: “Non siamo qui a schiacciare i punti neri delle coccinelle, come direbbe il nostro guru Bersani”. Matteo Renzi fa dell’arroganza e dello scontro un punto di forza. E la Leopolda anno secondo si guadagna i riflettori della politica italiana, con un fastidio misto a paura. Cinque minuti per uno, per un “Brainstorming” con la chiave “Se fossi il Presidente del Consiglio, io farei”, alla Leopolda si respira l’energia delle grandi occasioni, con una platea che non è identificabile né con quella delle assemblee della sinistra, né con le convention di destra. Lui Matteo Renzi instancabile “guida” dal palco. La giornata inizia con una protesta dei sindacati, quelli dell’Ataf, l’azienda di trasporti pubblici, in prima fila: “Matteo, come Cetto La Qualunque”, recitano i cartelli. Il Sindaco la concertazione non la ama e li liquida con poche parole: “Se la prendono con noi perché gli abbiamo chiesto di lavorare dieci minuti in più”. Arriva Sergio Chiamparino e fa sapere che “alle primarie, potrei aggiungermi anch’io”. Poi appare a sorpresa nel pubblico Pippo Civati, l’ex compagno d’avventura della prima Leopolda, non invitato, dopo un divorzio plateale. Crea un po’ di scompiglio, cerca l’incidente: Renzi non lo farà parlare? E invece no, il Sindaco lo chiama sul palco: “Questa è ancora casa mia”, dice Civati e sembra tanto tornare a Canossa, anche se per un attimo la scena è sua. L’evento intanto lievita. Non è chiaro dove si vada a parare e perché, delle rivelazioni promesse non c’è traccia, ma l’attenzione la tiene alta. Sul palco e in rete, dove si conduce un dibattito parallelo. C’è pure chi chiede l’abolizione di agosto, mese improduttivo oppure del denaro liquido, per favorire la tracciabilità. Renzi legge i Twitter di Franceschini (“Energie e idee che arricchiscono il Pd. Si può non condividerle, ma come si fa ad averne paura anzichè dire grazie?”).
UN GRUPPO sta lavorando a mettere in fila le 100 idee che saranno presentate oggi: abolizione del finanziamento dei partiti, no a più di tre mandati in Parlamento, ma anche riforma delle pensioni, per esempio. Anche se non è chiaro a nessuno quante delle 100 idee presentate da Renzi per Firenze nella sua campagna elettorale siano state realizzate, di certo il numero 100 gli ha portato fortuna. Quando arriva l’ora di pranzo Renzi fa un giro tra i tavoli e sembra di rivedere il Veltroni sindaco di Roma, che era bravissimo a costruire un pezzetto di consenso ogni giorno, mentre inaugurava asili e case di riposo. E a Firenze ci sono gli scrittori, c’è Pif, ci sono gli imprenditori (da Campo dall’Orto a Gori), c’è Costacurta. E c’è la colonna sonora di Jovanotti, qui nella canzone “Il più grande spettacolo”. Veltroni per la campagna elettorale del 2008 (che finì con l’Italia riconsegnata a Berlusconi) aveva scelto “Mi fido di te”.
E NON A CASO a Firenze ci sono pure Ermete Realacci e Salvatore Vassallo, in veste di veltroniano doc. Il Renzi che saluta per iscritto con “un sorriso” ricorda anche qualcun’altro: “Sono un berlusconiano deluso”, si affretta a stringergli la mano, Maurizio Liverani, imprenditore. Renzi non cerca approvazione e fiducia. Lui va all’attacco. E sono gli altri che rincorrono. Come Bersani che si è spinto fino a dire che modificherà lo Statuto del Pd per permettergli di correre alle primarie (e per cercare di disinnescarlo, magari battendolo). Renzi si permette di non sciogliere la riserva: “Noi candidiamo le idee”. E “Bersani ci risponda sui contenuti”. Lo attacca anche Nichi Vendola: “E ’ vecchio culturalmente e politicamente”. E lui: “Forse è giovane mandare a casa il governo Prodi come fecero i suoi amici?”. Attirato dalla vis riformatrice di Renzi a chiedergli aiuto per la sua battaglia contro la corruzione e la collusione del Pd siciliano arriva l’avvocato Giuseppe Arnone ma il suo pulmann che esibisce un manifesto 6 x 3 sulla questione morale prende una multa di 400 euro. Il Big Bang non guarda proprio in faccia a nessuno.
da Il Fatto Quotidiano del 30 ottobre 2011
MILANO - Aumenta l'aliquota d'accisa sui carburanti per finanziare gli interventi di emergenza a seguito delle alluvioni in Liguria e Toscana. Lo rende noto l'Agenzia delle dogane. A partire dal primo novembre e fino al 31 dicembre 2011, l'accisa su benzine e gasolio usato come carburante aumenta di 8,90 euro per mille litri, cioè 0,89 centesimi di euro (poco meno di un centesimo) al litro, a cui va aggiunta l'Iva al 21%. Dall'aumento sono esclusi i consumi del settore dell'autotrasporto commerciale. Questo incremento è stato stabilito dall'Agenzia delle dogane in seguito alle decisioni del Consiglio dei ministri del 28 ottobre scorso, in cui è stato deliberato lo stato di emergenza per gli eccezionali eventi alluvionali che hanno colpito Liguria e Toscana ed è stato deciso di reintegrare il fondo per le spese impreviste di un importo pari a 65 milioni di euro per l'anno in corso, al fine di finanziarie gli interventi necessari.
Una ricerca importante, coraggiosa, un tentativo di far chiarezza sui costi della politica in Italia. Con risultati choc: «Ogni anno - rivela il professor Bella - la politica grava sul bilancio di ogni famiglia per una cifra pari a 367 euro, 152 euro in media a persona. Vuol dire che ciascuno di noi, da 0 a 80 anni, pagherà in tutto 12 mila euro per finanziare soltanto l' elezione e il funzionamento di senatori, deputati, consiglieri regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali coi relativi staff, uffici, auto, consulenze, spese di cancelleria... Abbiamo calcolato che il fabbisogno annuale è di 9 miliardi di euro. Più di un milione l' ora!». Il direttore dell' ufficio Studi, poi, cita un editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera («Ora la dieta per la grassa politica») che ha pure riportato nella sua ricerca: «I costi documentati sono solo la punta dell' iceberg. Proprio così. Perché la politica è una giungla complessa da districare. Non è solo questione di auto blu e stipendi super. Pensate che la Uil, che ha condotto uno studio analogo, ha concluso che ogni anno la politica viene a costare addirittura 23 miliardi di euro, se si considerano pure le pensioni, i vitalizi, le risorse utilizzate per il funzionamento di Palazzo Chigi, dei ministeri, della Corte costituzionale, del Cnel, della Corte dei Conti...». «Io ho sempre sostenuto che per far ripartire i consumi bisogna smettere di aumentare le tasse - continua il direttore dell' ufficio Studi -. Così vi dico che dalla nostra ricerca sarebbe possibile anche ricavare delle buone ricette per l' economia. Ne dico una: applicando ai circa 154 mila rappresentanti politici dei vari organi collegiali elettivi nazionali e locali l' ipotesi, più volte ventilata, della riduzione di poco più di un terzo, il 36,5 per cento, si avrebbe un risparmio di spesa di oltre 3,3 miliardi all' anno, considerando inclusi nel taglio non solo i politici ma anche il personale dei relativi palazzi. Volendo, invece, preservare il posto di lavoro ai dipendenti, il risparmio sarebbe di 1,8 miliardi, che rispetto ai 9 spesi ogni anno rappresentano comunque un bel gruzzolo». «Ebbene - conclude Bella - questi soldi permetterebbero, volendo, una riduzione permanente dell' aliquota Irpef a beneficio di oltre 30 milioni di contribuenti: non più il 23 per cento di prelievo sui redditi, ma il 22,2 o al massimo il 22,6. Oppure, in alternativa, questo tesoretto, definiamolo così, tra 1,8 e 3,3 miliardi di euro risparmiati, potrebbe essere impiegato per sostenere quel milione e passa di famiglie italiane che vivono in condizioni di povertà assoluta, garantendo a ciascun nucleo un assegno annuo compreso tra i 2 mila e i 2 mila e 900 euro. In entrambi i casi, riduzione dell' Irpef o aiuto alle famiglie, si tratterebbe della più grande ed efficace operazione di redistribuzione mai effettuata nel nostro Paese».
Scusate, volevo commentare questa frase:
Bindi sul fenomeno Renzi: "Operazione trasversale costruita, Alcune proposte di Renzi sono tardo blairismo in salsa populista“
Ma la smettono questi professorini del c@@@ del PD a provare gusto ad annusare le proprie scorregge???
"Tardo blairismo in salsa populista"...
ah
vabbè.
Bindi sul fenomeno Renzi: "Operazione trasversale costruita, Alcune proposte di Renzi sono tardo blairismo in salsa populista“
Ma la smettono questi professorini del c@@@ del PD a provare gusto ad annusare le proprie scorregge???
"Tardo blairismo in salsa populista"...
ah
vabbè.
Come se i soliti noti invece facessero proposte innovative e intriganti...