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Subject: [POLITICA]
Mah.. Veramente nel 1922 fu il Re a dargli il potere, le camicie nere erano 4 rimbambiti, evidentemente lo sciatore a torso nudo aveva il supporto della popolazione. Non mi risulta che entro in parlamento con le armi spianate. Idem il baffetto in crautilandia, al potere non vi è arrivato prendendo d'assalto il reichstag.
purtroppo non puoi mischiare i concetti governo-polizia-abusi
...
ricordo che non rispettare un ordine è una cosa gravissima
stento a capire cosa c'entri con l'articolo che ho postato.
Volevo evidenziare dei fatti, a mio parere gravissimi, che non dovrebbero accadere, a prescindere dagli ordini.
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ricordo che non rispettare un ordine è una cosa gravissima
stento a capire cosa c'entri con l'articolo che ho postato.
Volevo evidenziare dei fatti, a mio parere gravissimi, che non dovrebbero accadere, a prescindere dagli ordini.
Mah.. Veramente nel 1922 fu il Re a dargli il potere, le camicie nere erano 4 rimbambiti, evidentemente lo sciatore a torso nudo aveva il supporto della popolazione. Non mi risulta che entro in parlamento con le armi spianate. Idem il baffetto in crautilandia, al potere non vi è arrivato prendendo d'assalto il reichstag.
Esatto. Un golpe presuppone un allontanamento forzato di un governo.
Sia il governo Mussolini sia quello di Hitler furono regolarmente nominati.
Nel 1922 Mussolini era regolarmente in parlamento con le elezioni del 1921 dove il Partito Nazionale Fascista si presentò unito ai Blocchi Nazionali. Il PNF ebbe 35 deputati.
Vittorio Emanuele III nomino Mussolini alla cui pagliacciata della Marcia su Roma neanche partecipò dato che era al teatro Lirico di Milano credendo che il Re avrebbe firmato lo stadio d'assedio e a quel punto per la marcia sarebbe finita senza neanche l'intervento dell'esercito perchè almeno uno dei quadriumviri avrebbe scelto la lealtà al Re.
Invece il re non firmò lo stato d'assedio ma alcuni giorni dopo firmò la nomina a presidente del consiglio di Mussolini che trovò una maggioranza parlamentare
Esatto. Un golpe presuppone un allontanamento forzato di un governo.
Sia il governo Mussolini sia quello di Hitler furono regolarmente nominati.
Nel 1922 Mussolini era regolarmente in parlamento con le elezioni del 1921 dove il Partito Nazionale Fascista si presentò unito ai Blocchi Nazionali. Il PNF ebbe 35 deputati.
Vittorio Emanuele III nomino Mussolini alla cui pagliacciata della Marcia su Roma neanche partecipò dato che era al teatro Lirico di Milano credendo che il Re avrebbe firmato lo stadio d'assedio e a quel punto per la marcia sarebbe finita senza neanche l'intervento dell'esercito perchè almeno uno dei quadriumviri avrebbe scelto la lealtà al Re.
Invece il re non firmò lo stato d'assedio ma alcuni giorni dopo firmò la nomina a presidente del consiglio di Mussolini che trovò una maggioranza parlamentare
tu sai come è la legislazione americana?
sai se possono usare lo spray orticante?
sai fino a che punto possono usare la forza per disperdere una forza su ordine dell'autorità preposta?
no
in italia lo spray orticante è vietato. in america? io non lo so, e te?
resta sempre un discorso: se un'autorità ordina una cosa DEVI (se vuoi te lo scrivo a caratteri cubitali) DEVI fare quello che ti dice.
Oltre c'è l'anarchia e la rivoluzione. Se si vuole seguire quella strada ok. La storia ne è piena.
Ma poi se ne sopporta le conseguenze e non si va a piangere dalla mamma per le reazioni.
Ogni rivoluzione ha portato dei morti. Bisogna saperlo prima di farla.
sai se possono usare lo spray orticante?
sai fino a che punto possono usare la forza per disperdere una forza su ordine dell'autorità preposta?
no
in italia lo spray orticante è vietato. in america? io non lo so, e te?
resta sempre un discorso: se un'autorità ordina una cosa DEVI (se vuoi te lo scrivo a caratteri cubitali) DEVI fare quello che ti dice.
Oltre c'è l'anarchia e la rivoluzione. Se si vuole seguire quella strada ok. La storia ne è piena.
Ma poi se ne sopporta le conseguenze e non si va a piangere dalla mamma per le reazioni.
Ogni rivoluzione ha portato dei morti. Bisogna saperlo prima di farla.
Anche le dittature si basano sul fatto che la polizia e l'esercito devono eseguire gli ordini, anche se contro la costituzione, contro la legge, contro il buon senso.
La storia è piena di dittature che hanno oppresso i proprio popoli.
Come sempre ci vuole buon senso nel dare gli ordini e nell'eseguirli.
La storia è piena di dittature che hanno oppresso i proprio popoli.
Come sempre ci vuole buon senso nel dare gli ordini e nell'eseguirli.
Monti ha ragione quando dice che è un'anomalia italiana la non tassazione sulla prima casa e che bisogna allinearsi con la media europea,magari sarebbe il caso anche di guardare alla media europea anche nel caso della pressione fiscale,anche quella è un'anomalia tutta italiana!
di Sergio Romano
Tra qualche giorno, dopo le elezioni spagnole, potremo guardarci indietro e constatare che tre membri dell’Unione europea – Grecia, Italia e Spagna – hanno cambiato, più o meno contemporaneamente, il loro governo. Le ragioni, in ciascuno dei tre casi, sono le stesse: la sfiducia dei mercati nella loro capacità di affrontare la crisi, le pressioni dei partner, della Commissione di Bruxelles, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale. La strada imboccata per cambiare il governo, invece, è per ciascuno di essi diversa. Un confronto può dirci molto sullo stile politico dei tre Paesi e sul modo in cui ciascuno di essi cerca di uscire dalla crisi.
Cominciamo dalla Spagna. Se il Partito popolare vincerà le elezioni, come è probabile, il governo sarà formato da Mariano Rajoy, un uomo privo di carisma politico, ma dotato di lunga esperienza ministeriale, acquisita durante i governi di José Maria Aznar. Durante la campagna elettorale i socialisti e i popolari si sono battuti con l’abituale durezza e ciascuno di essi ha detto agli elettori che la vittoria dell’altro sarebbe stata un male per la nazione. Ma il clima è stato civile e tale continuerà a esserlo, molto probabilmente, anche dopo l’eventuale passaggio dei poteri. Il merito è del premier uscente. Dal momento in cui il socialista José Luis Rodríguez Zapatero ha anticipato le elezioni e ha annunciato che non si sarebbe candidato, la Spagna ha avuto un calendario politico e la certezza che alla testa del governo vi sarebbe stato un volto nuovo: due fattori che hanno creato nel Paese e nei suoi partner europei il sentimento di una ragionevole attesa. E poiché il gioco interessava tutti i partiti, i socialisti e i popolari hanno giocato insieme perché l’operazione andasse a buon punto.
La situazione in Grecia era molto più complicata. Gli scioperi, le dimostrazioni popolari, le defezioni in seno al Partito socialista e i dispetti del maggiore partito di opposizione avevano reso il nodo della politica greca particolarmente imbrogliato. Il primo ministro George Papandreou ha creduto per un momento che avrebbe potuto sciogliere il nodo con un referendum popolare da cui il governo, sperabilmente, sarebbe uscito vincente. Ma i maggiori leader europei gli hanno fatto capire, giustamente, che un voto popolare in queste circostanze avrebbe avuto un esito incerto e reso ancora più aggressive le manovre dei mercati. A Papandreou non restava che dimettersi e lasciare il posto a un uomo che ha una riconosciuta abilità tecnica ed esperienza professionale. I due maggiori partiti, dal canto loro, hanno capito che soltanto la loro presenza congiunta nella squadra presieduta da Lucas Papademos avrebbe dato al governo ciò che il presidente del Consiglio non poteva dargli: una forte legittimità democratica.
In Italia la soluzione adottata dopo l’apertura della crisi assomiglia per certi aspetti a quella greca. Ma vi è una differenza importante. Benché invitati, i maggiori partiti hanno preferito non lasciarsi direttamente coinvolgere. Hanno votato la fiducia, e si spera che non facciano mancare il loro appoggio alle misure del governo. Ma vogliono avere le mani libere e il diritto di mandare a casa Mario Monti non appena ne avranno la convenienza. Non pensano alla crisi economica, alla sfiducia dei mercati, alla comprensibile impazienza dei partner. Pensano alle elezioni e non vogliono essere responsabili di tutto ciò che il governo Monti avrà fatto da qui ad allora. Dei tre Paesi mediterranei colpiti dalla crisi, l’Italia è quindi il solo in cui la politica, in uno dei momenti più difficili per il Paese, preferisca essere irresponsabile.
Tra qualche giorno, dopo le elezioni spagnole, potremo guardarci indietro e constatare che tre membri dell’Unione europea – Grecia, Italia e Spagna – hanno cambiato, più o meno contemporaneamente, il loro governo. Le ragioni, in ciascuno dei tre casi, sono le stesse: la sfiducia dei mercati nella loro capacità di affrontare la crisi, le pressioni dei partner, della Commissione di Bruxelles, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale. La strada imboccata per cambiare il governo, invece, è per ciascuno di essi diversa. Un confronto può dirci molto sullo stile politico dei tre Paesi e sul modo in cui ciascuno di essi cerca di uscire dalla crisi.
Cominciamo dalla Spagna. Se il Partito popolare vincerà le elezioni, come è probabile, il governo sarà formato da Mariano Rajoy, un uomo privo di carisma politico, ma dotato di lunga esperienza ministeriale, acquisita durante i governi di José Maria Aznar. Durante la campagna elettorale i socialisti e i popolari si sono battuti con l’abituale durezza e ciascuno di essi ha detto agli elettori che la vittoria dell’altro sarebbe stata un male per la nazione. Ma il clima è stato civile e tale continuerà a esserlo, molto probabilmente, anche dopo l’eventuale passaggio dei poteri. Il merito è del premier uscente. Dal momento in cui il socialista José Luis Rodríguez Zapatero ha anticipato le elezioni e ha annunciato che non si sarebbe candidato, la Spagna ha avuto un calendario politico e la certezza che alla testa del governo vi sarebbe stato un volto nuovo: due fattori che hanno creato nel Paese e nei suoi partner europei il sentimento di una ragionevole attesa. E poiché il gioco interessava tutti i partiti, i socialisti e i popolari hanno giocato insieme perché l’operazione andasse a buon punto.
La situazione in Grecia era molto più complicata. Gli scioperi, le dimostrazioni popolari, le defezioni in seno al Partito socialista e i dispetti del maggiore partito di opposizione avevano reso il nodo della politica greca particolarmente imbrogliato. Il primo ministro George Papandreou ha creduto per un momento che avrebbe potuto sciogliere il nodo con un referendum popolare da cui il governo, sperabilmente, sarebbe uscito vincente. Ma i maggiori leader europei gli hanno fatto capire, giustamente, che un voto popolare in queste circostanze avrebbe avuto un esito incerto e reso ancora più aggressive le manovre dei mercati. A Papandreou non restava che dimettersi e lasciare il posto a un uomo che ha una riconosciuta abilità tecnica ed esperienza professionale. I due maggiori partiti, dal canto loro, hanno capito che soltanto la loro presenza congiunta nella squadra presieduta da Lucas Papademos avrebbe dato al governo ciò che il presidente del Consiglio non poteva dargli: una forte legittimità democratica.
In Italia la soluzione adottata dopo l’apertura della crisi assomiglia per certi aspetti a quella greca. Ma vi è una differenza importante. Benché invitati, i maggiori partiti hanno preferito non lasciarsi direttamente coinvolgere. Hanno votato la fiducia, e si spera che non facciano mancare il loro appoggio alle misure del governo. Ma vogliono avere le mani libere e il diritto di mandare a casa Mario Monti non appena ne avranno la convenienza. Non pensano alla crisi economica, alla sfiducia dei mercati, alla comprensibile impazienza dei partner. Pensano alle elezioni e non vogliono essere responsabili di tutto ciò che il governo Monti avrà fatto da qui ad allora. Dei tre Paesi mediterranei colpiti dalla crisi, l’Italia è quindi il solo in cui la politica, in uno dei momenti più difficili per il Paese, preferisca essere irresponsabile.
trovato in freestyle international
per chi sa l'inglese:
(edited)
per chi sa l'inglese:
(edited)
bisogna sempre ricordare che questo è il compagnuccio di speroni, poi magari ha ragione e magari no, ma dice appunto le stesse cose che dice la lega
a me generalmente mi interessa più cosa viene detto, rispetto a "chi" lo dice..
e poi pure un orologio rotto due volte al giorno..
:P
e poi pure un orologio rotto due volte al giorno..
:P
per me son tutti palliativi le azioni che hanno intrapreso e che intraprenderanno i governi, fin quando non ci sarà un vero e proprio cambiamento.
Sicuramente la rimozione del governo berlusconi sembra imposta dall'alto, ho il dubbio su Monti ma non ho nemmeno la sicurezza che 3 mesi di elezioni ci avrebbero portato un governo migliore.
Sono scelte.
Se poi Monti fallirà lo cacceremo a calci come tanti.
Sicuramente la rimozione del governo berlusconi sembra imposta dall'alto, ho il dubbio su Monti ma non ho nemmeno la sicurezza che 3 mesi di elezioni ci avrebbero portato un governo migliore.
Sono scelte.
Se poi Monti fallirà lo cacceremo a calci come tanti.
Se poi Monti fallirà lo cacceremo a calci come tanti.
io che sono 22 enne non me ne ricordo nemmeno uno calciato via a calci, ma me ne ricordo molti che dovrebbero essere stati cacciati a calci.
io che sono 22 enne non me ne ricordo nemmeno uno calciato via a calci, ma me ne ricordo molti che dovrebbero essere stati cacciati a calci.
Se poi Monti fallirà lo cacceremo a calci come tanti.
io che sono 22 enne non me ne ricordo nemmeno uno calciato via a calci, ma me ne ricordo molti che dovrebbero essere stati cacciati a calci.
Uno fu cacciato a monetine...
io che sono 22 enne non me ne ricordo nemmeno uno calciato via a calci, ma me ne ricordo molti che dovrebbero essere stati cacciati a calci.
Uno fu cacciato a monetine...
Uno fu cacciato a monetine...
quello lì è scappato, non è stato cacciato
quello lì è scappato, non è stato cacciato