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Subject: [POLITICA]
scusa se continuo la polemica (che non è con te come persona o contribuente ma con le tue osservazioni)
Dico solo che molta evasione ne è una conseguenza
è conseguenza del fatto che non ti succede niente di grave se evadi.. non certo del fatto che se non non sopravvivi..
Il discorso poi che se uno nn ce la fa a campare deve cambiare lavoro è una cattiveria pura e semplice su cui ti invito a riflettere,
mi spiace felix, ma io di sentirmi dire che 12k sono pochi vedendo come campa certa gente trovo che sia cattivo gusto.. la realtà è che se vogliamo il mercato ..
è questo!!
Non ce la fai, cazzi tuoi!
perché quegli altri che prendono netti 13k all'anno hanno un lordo di meno di 20k euro e non di 28k, hanno molte più garanzie di me,
questa è una cosa che non esiste, loro han contrattato un prezzo per il lavoro comprensivo di alcune garanzie, tu un altro.. non ti soddisfa, prova a farti pagare di più ma non venirmi a dire che le tasse etc..
stai su un mercato, se altri fanno prezzi ai quali tu non sopravvivi cambia mestiere!
Poi il fatto che il dipendente abbia un lordo di 20k non significa che abbia prodotto solo quei 20k..
anzi..
quindi la pretesa di avere di più rispetto al dipendente da 13k/anno non è così fondata come pensi..
Dico solo che molta evasione ne è una conseguenza
è conseguenza del fatto che non ti succede niente di grave se evadi.. non certo del fatto che se non non sopravvivi..
Il discorso poi che se uno nn ce la fa a campare deve cambiare lavoro è una cattiveria pura e semplice su cui ti invito a riflettere,
mi spiace felix, ma io di sentirmi dire che 12k sono pochi vedendo come campa certa gente trovo che sia cattivo gusto.. la realtà è che se vogliamo il mercato ..
è questo!!
Non ce la fai, cazzi tuoi!
perché quegli altri che prendono netti 13k all'anno hanno un lordo di meno di 20k euro e non di 28k, hanno molte più garanzie di me,
questa è una cosa che non esiste, loro han contrattato un prezzo per il lavoro comprensivo di alcune garanzie, tu un altro.. non ti soddisfa, prova a farti pagare di più ma non venirmi a dire che le tasse etc..
stai su un mercato, se altri fanno prezzi ai quali tu non sopravvivi cambia mestiere!
Poi il fatto che il dipendente abbia un lordo di 20k non significa che abbia prodotto solo quei 20k..
anzi..
quindi la pretesa di avere di più rispetto al dipendente da 13k/anno non è così fondata come pensi..
La giungla (iniqua) dei contributi per le pensioni
Architetti, avvocati e psicologi pagano circa un terzo del 33% versato dai dipendenti. E i parlamentari possono fermarsi a quota 8,6 per cento
questo è il titolo, su corriere.it spiega tutto benissimo :(
Architetti, avvocati e psicologi pagano circa un terzo del 33% versato dai dipendenti. E i parlamentari possono fermarsi a quota 8,6 per cento
questo è il titolo, su corriere.it spiega tutto benissimo :(
mi spiace felix, ma io di sentirmi dire che 12k sono pochi vedendo come campa certa gente trovo che sia cattivo gusto.. la realtà è che se vogliamo il mercato ..
è questo!!
Non ce la fai, cazzi tuoi!
Non dico che 12k sono poche per campare, dico che sono poche in confronto al lordo di 28k. Un dipendente che prende un lordo di 28k in tasca ne riceve 18k. Ha tredicesima e quattordcesima, lo so perché li prendevo io con il mio vecchio lordo da dipendente che era quello grosso modo, illo tempore. Tfr, ferie pagate, malattie pagate, pensione notevolmente superiore, ecc ecc.
Tu dici che sono due contratti differenti con caratteristiche differenti, già è così, però le cifre sono corrette. Poi ognuno si fa la sua idea sul fatto che esista o meno il mio discorso.
Secondo me c'è una sproporzione che deriva dal fatto che con gli stessi soldi l'autonomo paga più tasse ed ha meno servizi mentre il dipendente ha più soldi, più servizi, più garanzie, più pensione...
ma si può benissimo pensarla diversamente.
A prescindere dall'opinione differente, Spero di essermi spiegato anche su quest'ultimo punto.
è questo!!
Non ce la fai, cazzi tuoi!
Non dico che 12k sono poche per campare, dico che sono poche in confronto al lordo di 28k. Un dipendente che prende un lordo di 28k in tasca ne riceve 18k. Ha tredicesima e quattordcesima, lo so perché li prendevo io con il mio vecchio lordo da dipendente che era quello grosso modo, illo tempore. Tfr, ferie pagate, malattie pagate, pensione notevolmente superiore, ecc ecc.
Tu dici che sono due contratti differenti con caratteristiche differenti, già è così, però le cifre sono corrette. Poi ognuno si fa la sua idea sul fatto che esista o meno il mio discorso.
Secondo me c'è una sproporzione che deriva dal fatto che con gli stessi soldi l'autonomo paga più tasse ed ha meno servizi mentre il dipendente ha più soldi, più servizi, più garanzie, più pensione...
ma si può benissimo pensarla diversamente.
A prescindere dall'opinione differente, Spero di essermi spiegato anche su quest'ultimo punto.
con gli stessi soldi l'autonomo paga più tasse ed ha meno servizi mentre il dipendente ha più soldi, più servizi, più garanzie, più pensione...
tu confondi la retribuzione monetaria con i "soldi" prodotti.
Il dipendente percepisce una parte di retribuzione in soldi una parte in garanzie ed una parte la prende il suo datore di lavoro come profitto.
tu invece come indipendente vedi il lordo, ma non lo puoi confrontare col lordo del dipendente..
per il resto la questione cruciale è che PRIMA ci deve essere il rispetto delle regole, POI le legittime recriminazioni di parte o di categoria.
In pratica la mia unica contestazione è che non voglio permettere ad alcuna considerazione di giustificare in nessun modo l'evasione.
Perchè l'evasione non è una ribellione contro un fisco ingiusto:
è un furto ai danni di chi è costretto a pagare per tutti!
tu confondi la retribuzione monetaria con i "soldi" prodotti.
Il dipendente percepisce una parte di retribuzione in soldi una parte in garanzie ed una parte la prende il suo datore di lavoro come profitto.
tu invece come indipendente vedi il lordo, ma non lo puoi confrontare col lordo del dipendente..
per il resto la questione cruciale è che PRIMA ci deve essere il rispetto delle regole, POI le legittime recriminazioni di parte o di categoria.
In pratica la mia unica contestazione è che non voglio permettere ad alcuna considerazione di giustificare in nessun modo l'evasione.
Perchè l'evasione non è una ribellione contro un fisco ingiusto:
è un furto ai danni di chi è costretto a pagare per tutti!
ti assicuro che non confondo nulla, è esattamente il mio campo di studi questo. Tengo conto anche delle altre cose accessorie del lavoro dipendente. E con un lordo di 28k euro (totale) il dipendente ottiene di più attualmente. Soprattutto dal lato previdenziale. Ma come dici tu sono due cose diverse, sono così e se a uno non gli sta bene cambia. Su questo hai ragione.
Per il resto spero che tu ti sia convinto che non hai bisogno di usare i grassetti su quel concetto li che è condiviso.
Ti invito solo a riflettere sulla tua incrollabile convinzione che chi è dipendente e paga tutto, come dici tu, sia un angioletto, non è così, perché ogni volta che usa la malattia senza essere malato alche lui commette un furto nei confronti degli altri. Le categorie non sono così nette come appaiono dai tuoi discorsi. Per decenni c'è stato (e in parte c'è ancora) un assenteismo che ha messo pesantemente le mani nelle tasche del paese. Quindi, non è corretto dire che chi mette il buono benzina in più evade, e chi prende la malattia in più no.
Detto questo la chiuderei qui, le posizioni mi sembrano definite e anche ben argomentate e comprese. Le idee vivaddio restano in parte diverse in parte convergenti
per il resto la questione cruciale è che PRIMA ci deve essere il rispetto delle regole, POI le legittime recriminazioni di parte o di categoria., come è giusto che sia.
questo qui per esempio è il mio credo civile più alto. Le eccezioni che ponevo erano solo per dire che in alcuni casi la storia ci insegna che alcuni hanno imbracciato i forconi contro qualche regola e la stessa storia ha poi evidenziato che non avevano torto. Quindi il confine tra il rispetto delle regole e l'ingiustizia a cui viene opposta una reazione "straordinaria" esiste, e ci siamo pericolosamente vicini secondo me.
edit: devo avere dei problemi con le concordanze tra prlurali singolari maschili femminili, a livello proprio di connessioni sinaptiche :p
(edited)
Per il resto spero che tu ti sia convinto che non hai bisogno di usare i grassetti su quel concetto li che è condiviso.
Ti invito solo a riflettere sulla tua incrollabile convinzione che chi è dipendente e paga tutto, come dici tu, sia un angioletto, non è così, perché ogni volta che usa la malattia senza essere malato alche lui commette un furto nei confronti degli altri. Le categorie non sono così nette come appaiono dai tuoi discorsi. Per decenni c'è stato (e in parte c'è ancora) un assenteismo che ha messo pesantemente le mani nelle tasche del paese. Quindi, non è corretto dire che chi mette il buono benzina in più evade, e chi prende la malattia in più no.
Detto questo la chiuderei qui, le posizioni mi sembrano definite e anche ben argomentate e comprese. Le idee vivaddio restano in parte diverse in parte convergenti
per il resto la questione cruciale è che PRIMA ci deve essere il rispetto delle regole, POI le legittime recriminazioni di parte o di categoria., come è giusto che sia.
questo qui per esempio è il mio credo civile più alto. Le eccezioni che ponevo erano solo per dire che in alcuni casi la storia ci insegna che alcuni hanno imbracciato i forconi contro qualche regola e la stessa storia ha poi evidenziato che non avevano torto. Quindi il confine tra il rispetto delle regole e l'ingiustizia a cui viene opposta una reazione "straordinaria" esiste, e ci siamo pericolosamente vicini secondo me.
edit: devo avere dei problemi con le concordanze tra prlurali singolari maschili femminili, a livello proprio di connessioni sinaptiche :p
(edited)
eeeebbbé questo non te lo so dire con certezza, però siccome ho una certa "sensibilità" alle grandezze statistiche la mia idea è che la massa della gente che lavora pesa molto di più dei redditi da capitale, anche perché sui capitali si tassa al 12,5 % tipo, mentre sul lavoro si tassa quasi sul 52/53% se non ricordo male, vuol dire che devi moltiplicare il volume da capitali di quattro volte per trovare un'equivalenza fiscale
Vale a dire che per avere il 20% dalle rendite da capitali, questi devono essere 4 volte superiori pe equivalere al 50% delle rendite da lavoro.
quindi dicevamo la stessa cosa, ovvero che bisogna pescare dalla finanza e dai capitali, perchè se tocchi le pensioni ed i lavoratori dipendenti non solo impoverisci la gente ma poi comprimi anche il gettito fiscale.
(edited)
Vale a dire che per avere il 20% dalle rendite da capitali, questi devono essere 4 volte superiori pe equivalere al 50% delle rendite da lavoro.
quindi dicevamo la stessa cosa, ovvero che bisogna pescare dalla finanza e dai capitali, perchè se tocchi le pensioni ed i lavoratori dipendenti non solo impoverisci la gente ma poi comprimi anche il gettito fiscale.
(edited)
Per il resto spero che tu ti sia convinto che non hai bisogno di usare i grassetti su quel concetto li che è condiviso.
si scusa è che scrivendo sti post chilometrici mi pare di evidenziare il punto!
il resto del tuo post lo condivido integralmente, soprattutto la non santità dei dipendenti!!!
si scusa è che scrivendo sti post chilometrici mi pare di evidenziare il punto!
il resto del tuo post lo condivido integralmente, soprattutto la non santità dei dipendenti!!!
Valore aggiunto agricolo, vince Italia (ANSA) - ROMA, 29 NOV - L'Italia sorpassa la Francia per valore aggiunto agricolo prodotto nel 2011 e conquista il primato europeo, nonostante una superficie coltivata pari ad appena la meta' di quella dei cugini d'oltralpe. Lo afferma la Coldiretti sulla base di un'analisi del trend del valore prodotto nel primo semestre dell'anno, in aumento dell'11%. Il valore aggiunto per ettaro e' ''il triplo di quello inglese, doppio dei francesi; il numero di occupati per ettaro e' quasi il triplo di Francia e Spagna''.
40 anni di contributi
bene...
non ho capito se rimane un'età massima o no
cioè, ho capito di no, ma spero di aver capito male
bene...
non ho capito se rimane un'età massima o no
cioè, ho capito di no, ma spero di aver capito male
Politica & Palazzo | di Ferruccio Sansa | 27 novembre 2011
La galassia delle fondazioni ‘politiche’
Nessuno spiega da dove arrivano i soldi
Di centrodestra, di centrosinistra e sempre più spesso trasversali: le associazioni culturali fondate dai parlamentari vengono finanziate dai big dell'imprenditoria nazionale e da società di Stato senza nessuna trasparenza. La legge lo permette
Il manifesto è chiaro: “Declinare al futuro i valori dell’unità nazionale”. Tra le parole chiave il “patriottismo consapevole”. Ma a leggere l’elenco dei membri dell’associazione Italiadecide ecco Roberto Calderoli. Un politico che del patriottismo, per di più consapevole, non ha mai fatto una bandiera. Non è la sola sorpresa: accanto a Luciano Violante (presidente), e a tanti esponenti Pd, c’è mezzo governo Berlusconi. Centrosinistra e centrodestra uniti; pare quasi un embrione della strana coalizione che ritroviamo oggi a sostegno del governo Monti. Italiadecide è una delle decine, forse centinaia di fondazioni e associazioni politiche fiorite negli ultimi anni. Una febbre, per essere un politico decente bisogna averne almeno una. Soggetti che promuovono attività culturali, ma che talvolta sembrano il nuovo bancomat della politica. Un fenomeno che dopo le inchieste degli ultimi mesi merita un approfondimento.
Indagati e inchieste
Tommaso Di Lernia dal carcere dice: “Optimatica è una società vicina al ministro Altero Matteoli, credo che eroghi finanziamenti alla fondazione a lui riconducibile”. Di Lernia sostiene che Optimatica finanzierebbe anche l’Officina delle Libertà vicina ad Aldo Brancher (che inizialmente aveva sede in casa di Silvio Berlusconi). Ma ci sono anche le inchieste su Franco Morichini, in contatto con i vertici Finmeccanica e procacciatore di finanziamenti per Italianieuropei. Per finire con l’indagine sul ‘sistema Sesto’ che tocca anche la fondazione FareMetropoli di Filippo Penati. Finora, va detto, le fondazioni di Brancher, Matteoli e D’Alema non sono state oggetto di addebiti penali. Le polemiche e gli scandali degli ultimi mesi, però, sono legati da un filo invisibile: le fondazioni e le associazioni di esponenti politici. Sulla scena politica degli ultimi anni, con i partiti defilati, sono loro i protagonisti: “Soggetti perfettamente trasversali, che non hanno nemmeno più bisogno di quello sgradevole inciampo che sono gli elettori e gli iscritti”, racconta l’ex dirigente di una fondazione di centrodestra che mantiene l’anonimato. Aggiunge: “I segreti del loro successo, però, sono altri: le fondazioni con le assemblee e i convegni sono un formidabile centro di potere. Lobbies all’amatriciana, tanto diverse da quelle americane”. Ma non somigliano neanche ai think tank del resto del mondo, ai salotti del potere tipo Davos. Qui non sono in gioco gli eventuali gettoni di presenza, ma l’appartenenza, l’influenza, le poltrone. Una merce invisibile e, però, preziosissima. Ma soprattutto, grazie a una disciplina molto benevola, da questi soggetti passano finanziamenti per la politica. Per questo in tanti si sono buttati a pesce nello spiraglio lasciato aperto (apposta?) dalla legge. Niente di illegale, quindi, ma le inchieste rischiano di scoperchiare il pentolone.
Matteoli, tanto per ricordare l’ultimo nome assurto all’onore delle cronache, smentisce categoricamente le affermazioni degli indagati dell’inchiesta Finmeccanica. Ma questi organismi geneticamente modificati restano un mondo inesplorato. Un labirinto di nomi che paiono slogan, dove le parole ‘fare’, ‘futuro’, ‘Italia’, ‘libertà’ sono le più gettonate. Ormai tanti esponenti politici o aspiranti tali comunicano attraverso editoriali di fondazioni e associazioni: da Gianfranco Fini (Farefuturo) a Luca Cordero di Montezemolo (Italiafutura), fino a Claudio Scajola rientrato sulla scena dopo lo scandalo della casa comprata “a sua insaputa” contando i deputati fedeli nell’associazione Cristoforo Colombo per le libertà. Un viaggio attraverso le fondazioni e le associazioni politiche apre nuovi mondi, aiuta a disegnare la mappa del potere. Magari partendo proprio dalla prestigiosa Italiadecide (mai toccata da inchieste, né da ombre di alcun genere), perché è l’emblema del trasversalismo: destra e sinistra, politica e affari. “Niente di strano, lo scopo della nostra associazione è proprio unire persone di aree diverse”, racconta il presidente Luciano Violante. Tra i promotori (il grado più alto della gerarchia) compaiono nomi perfettamente bipartisan: si va da Giuliano Amato a Giulio Tremonti passando per Gianni Letta.
Amici di amici
Ma l’elenco dei “semplici” soci riserva altre sorprese. Ecco il dalemiano Antonio Bargone, che dalla politica è passato all’impresa con la passione per le grandi opere. Come l’autostrada Livorno-Civitavecchia della cui società Bargone è diventato presidente (oltre che Commissario Governativo) dopo essere stato sottosegretario alle Infrastrutture con Prodi e D’Alema. Poi, si diceva Roberto Calderoli, quindi Franco Bassanini (Pd), Giovanni Maria Flick (ex ministro del governo Prodi), Altero Matteoli (altro ministro berlusconiano), Vito Riggio (presidente Enac) e Alessandro Profumo (il banchiere che stava preparando il grande salto in politica, corteggiato dal Pd, quando è stato azzoppato da una clamorosa inchiesta giudiziaria). Tra i soci anche l’attivissimo Andrea Peruzy, che oltre a sedere in diversi consigli di amministrazione (Acea, per dire) è anche in Italianieuropei e nell’associazione Romano Viviani (che raccoglie altri dalemiani soprattutto toscani).
Non basta, perché, caso più unico che raro, Italiadecide tra i soci accoglie non solo persone fisiche, ma anche giuridiche. Insomma, imprese con il portafogli bello gonfio e gli occhi magari puntati sulle opere pubbliche: Autostrade per l’Italia, Banca Intesa San Paolo (fino a pochi giorni fa guidata dal ministro Corrado Passera), Banca Popolare di Milano, Eni, F 2 i e Unicredit spa. Ma è una specie di catena di sant’Antonio, prendi un nome, uno qualsiasi, e lo ritrovi in tante altre fondazioni e associazioni. Prendete Giuliano Amato e lo ritrovate, per dire, in Italianieuropei di D’Alema. Non è il solo, anche Violante e Bassanini sono in entrambe le associazioni. Tremonti invece siede anche nell’Officina delle Libertà. Matteoli ha la sua Fondazione della Libertà per il bene comune. Nel sito campeggia una bella immagine di un Lego tricolore: come dire costruiamo l’Italia. Le attività, però, non paiono esattamente febbrili visto che ancora ieri veniva reclamizzato un evento del 26 ottobre scorso. Nessuno pare aver aggiornato il sito.
Vetrine “vuote”
Ma stando alle pagine web di associazioni e fondazioni parecchie paiono vetrine tutte addobbate di negozi che nel magazzino non hanno molta merce. L’ultima news di Riformisti Europei (presidente Carlo Vizzini) è del 26 giugno. Il sito di Riformismo e Libertà di Fabrizio Cicchitto è totalmente kaputt. Su quello di Costruiamo il futuro di Maurizio Lupi (nel comitato anche il neo-ministro Lorenzo Ornaghi) sono ancora reclamizzate le cene estive e appuntamenti di mesi fa. Oltre ovviamente alle presentazioni di libri di Lupi. Ma davvero ogni politico ha una fondazione: Renato Brunetta ha la sua Free Foundation, in inglese perché la parola ‘libera’ era già inflazionata. Praticamente è un Brunetta fan club: interventi, dichiarazioni, rassegna stampa, l’ex ministro domina. Poi, tra mille esempi possibili, ecco Magna Carta (senza ‘h’) di Fabrizio Quagliariello e Foedus di Mario Baccini. Spostandosi verso il centro troviamo Liberal che fa capo a Ferdinando Adornato. In zona centrosinistra ecco Nens, Nuova Economia e Nuova Società, fondata da Pier Luigi Bersani e Vincenzo Visco. Un’associazione in passato toccata da qualche polemica: la sede (“in affitto”, precisò Visco) era di proprietà della famiglia di uno dei massimi dirigenti pubblici del Demanio.
Niente di illegale, una questione di opportunità. Poi ecco Astrid, di Franco Bassanini, dove ritroviamo, tra gli altri, Amato (siamo a quota tre) e Giulio Napolitano (stimato professore universitario, figlio del Presidente Giorgio, presente anche in Italianieuropei), e Democratica che fa capo a Walter Veltroni. A un primo esame le associazioni di centrosinistra sembrerebbero più attive. Italianieuropei di D’Alema, per esempio, ha una sua sede in piazza Farnese, nel centro di Roma, suoi dipendenti e un’attività consistente: organizza convegni, aggiorna il sito e stampa una rivista. Lo stesso per Democratica di Veltroni che, tra l’altro, organizza corsi di politica. Ma gli organigrammi delle fondazioni vanno letti insieme con quelli dei cda delle società, soprattutto pubbliche. Nel consiglio della Nuova Italia, presieduta da Gianni Alemanno, oltre a sua moglie Isabella Rauti, troviamo, per dire, Franco Panzironi, nominato dal sindaco amministratore delegato dell’Ama (società comunale che si occupa di rifiuti) e Ranieri Mamalchi (già capo segreteria di Alemanno al ministero dell’Agricoltura e oggi dirigente di Acea).
Fondazioni e associazioni sono, però, oggetti misteriosi. A parte le dichiarazioni di principio piuttosto vaghe. L’unico modo per saperne qualcosa sono i siti internet dove compare almeno l’elenco dei soci. Come per esempio nel Maestrale di Claudio Burlando (governatore della Liguria), associazione trasversale che ha tra i membri la Genova che conta. Sono esplose polemiche per gli incarichi pubblici ottenuti dai membri, anche perché tra i promotori apparivano una bella fetta della società Italbrokers (da cui Lorenzo Borgogni, pezzo grosso di Finmeccanica, sostiene di aver ricevuto due milioni, ma gli interessati smentiscono e annunciano azioni legali), nonché Franco Pronzato, arrestato per le mazzette Enac. Lo stesso Pronzato che era socio di Interconsult (società in passato legata a Italbrokers), impresa che ha versato 25 mila euro di contributi pubblicitari alla società Solaris che fa capo a Italianieuropei. Dopo le polemiche nessun chiarimento, ma il sito di Maestrale non è più visitabile.
Copertura assoluta
Impossibile, ecco il nodo della questione, per comuni cittadini e cronisti avere notizie sui finanziatori di associazioni e fondazioni. Si era visto all’epoca dell’inchiesta su Franco Morichini, procacciatore di finanziamenti per Italianieuropei: “Rivelare i nomi sarebbe come renderne pubblici gli orientamenti politici”, dissero dalla fondazione dalemiana. Vero, ma i partiti hanno l’obbligo di rendere pubblico chi li finanzia. I nuovi soggetti della politica italiana invece no: basta depositare in prefettura l’atto costitutivo e lo statuto. E nessuno, a parte eventualmente i magistrati, può metterci il naso. Così ecco la domanda: chi paga le fondazioni? Chi è il destinatario finale del denaro? Certo, ci sono casi – più unici che rari – come Magna Carta che rende pubblici i nomi dei finanziatori, come Francesco Bellavista Caltagirone, British American Tobacco, Mediaset, Wind e Finmeccanica.
Viene da chiedersi che utilità abbia una società pubblica a sponsorizzare la fondazione di un politico. Per scoprire chi finanzia le fondazioni non resta che prendere scorciatoie. Per esempio andando a vedere l’elenco degli inserzionisti pubblicitari dei loro giornali. Prendiamo Italianieuropei. Nel 2011 troviamo una bella lista di imprese pubbliche: Eni, Fincantieri, Enel, Trenitalia e ancora Finmeccanica. Poi giganti del settore privato: di nuovo British American Tobacco, poi si passa al mattone stavolta di sinistra con Coopsette, quindi al settore ferroviario con Bombardier che sforna centinaia di locomotive per i nostri treni, quindi Lottomatica, Barclays, Conad-Leclerc, Allianz, Sky, la banca ‘rossa’ del Monte Paschi di Siena e Telecom Italia. Infine Sma, società del gruppo Intini, un imprenditore amico di D’Alema che faceva affari con Gianpi Tarantini. Lo stesso Intini che attraverso due società, Sma e Milanopace, contribuisce all’associazione Faremetropoli di Penati. Niente di illegale, comunque, Italianieuropei (come Faremetropoli) ha sempre regolarmente registrato i finanziamenti.
da Il Fatto Quotidiano del 27 novembre 2011
La galassia delle fondazioni ‘politiche’
Nessuno spiega da dove arrivano i soldi
Di centrodestra, di centrosinistra e sempre più spesso trasversali: le associazioni culturali fondate dai parlamentari vengono finanziate dai big dell'imprenditoria nazionale e da società di Stato senza nessuna trasparenza. La legge lo permette
Il manifesto è chiaro: “Declinare al futuro i valori dell’unità nazionale”. Tra le parole chiave il “patriottismo consapevole”. Ma a leggere l’elenco dei membri dell’associazione Italiadecide ecco Roberto Calderoli. Un politico che del patriottismo, per di più consapevole, non ha mai fatto una bandiera. Non è la sola sorpresa: accanto a Luciano Violante (presidente), e a tanti esponenti Pd, c’è mezzo governo Berlusconi. Centrosinistra e centrodestra uniti; pare quasi un embrione della strana coalizione che ritroviamo oggi a sostegno del governo Monti. Italiadecide è una delle decine, forse centinaia di fondazioni e associazioni politiche fiorite negli ultimi anni. Una febbre, per essere un politico decente bisogna averne almeno una. Soggetti che promuovono attività culturali, ma che talvolta sembrano il nuovo bancomat della politica. Un fenomeno che dopo le inchieste degli ultimi mesi merita un approfondimento.
Indagati e inchieste
Tommaso Di Lernia dal carcere dice: “Optimatica è una società vicina al ministro Altero Matteoli, credo che eroghi finanziamenti alla fondazione a lui riconducibile”. Di Lernia sostiene che Optimatica finanzierebbe anche l’Officina delle Libertà vicina ad Aldo Brancher (che inizialmente aveva sede in casa di Silvio Berlusconi). Ma ci sono anche le inchieste su Franco Morichini, in contatto con i vertici Finmeccanica e procacciatore di finanziamenti per Italianieuropei. Per finire con l’indagine sul ‘sistema Sesto’ che tocca anche la fondazione FareMetropoli di Filippo Penati. Finora, va detto, le fondazioni di Brancher, Matteoli e D’Alema non sono state oggetto di addebiti penali. Le polemiche e gli scandali degli ultimi mesi, però, sono legati da un filo invisibile: le fondazioni e le associazioni di esponenti politici. Sulla scena politica degli ultimi anni, con i partiti defilati, sono loro i protagonisti: “Soggetti perfettamente trasversali, che non hanno nemmeno più bisogno di quello sgradevole inciampo che sono gli elettori e gli iscritti”, racconta l’ex dirigente di una fondazione di centrodestra che mantiene l’anonimato. Aggiunge: “I segreti del loro successo, però, sono altri: le fondazioni con le assemblee e i convegni sono un formidabile centro di potere. Lobbies all’amatriciana, tanto diverse da quelle americane”. Ma non somigliano neanche ai think tank del resto del mondo, ai salotti del potere tipo Davos. Qui non sono in gioco gli eventuali gettoni di presenza, ma l’appartenenza, l’influenza, le poltrone. Una merce invisibile e, però, preziosissima. Ma soprattutto, grazie a una disciplina molto benevola, da questi soggetti passano finanziamenti per la politica. Per questo in tanti si sono buttati a pesce nello spiraglio lasciato aperto (apposta?) dalla legge. Niente di illegale, quindi, ma le inchieste rischiano di scoperchiare il pentolone.
Matteoli, tanto per ricordare l’ultimo nome assurto all’onore delle cronache, smentisce categoricamente le affermazioni degli indagati dell’inchiesta Finmeccanica. Ma questi organismi geneticamente modificati restano un mondo inesplorato. Un labirinto di nomi che paiono slogan, dove le parole ‘fare’, ‘futuro’, ‘Italia’, ‘libertà’ sono le più gettonate. Ormai tanti esponenti politici o aspiranti tali comunicano attraverso editoriali di fondazioni e associazioni: da Gianfranco Fini (Farefuturo) a Luca Cordero di Montezemolo (Italiafutura), fino a Claudio Scajola rientrato sulla scena dopo lo scandalo della casa comprata “a sua insaputa” contando i deputati fedeli nell’associazione Cristoforo Colombo per le libertà. Un viaggio attraverso le fondazioni e le associazioni politiche apre nuovi mondi, aiuta a disegnare la mappa del potere. Magari partendo proprio dalla prestigiosa Italiadecide (mai toccata da inchieste, né da ombre di alcun genere), perché è l’emblema del trasversalismo: destra e sinistra, politica e affari. “Niente di strano, lo scopo della nostra associazione è proprio unire persone di aree diverse”, racconta il presidente Luciano Violante. Tra i promotori (il grado più alto della gerarchia) compaiono nomi perfettamente bipartisan: si va da Giuliano Amato a Giulio Tremonti passando per Gianni Letta.
Amici di amici
Ma l’elenco dei “semplici” soci riserva altre sorprese. Ecco il dalemiano Antonio Bargone, che dalla politica è passato all’impresa con la passione per le grandi opere. Come l’autostrada Livorno-Civitavecchia della cui società Bargone è diventato presidente (oltre che Commissario Governativo) dopo essere stato sottosegretario alle Infrastrutture con Prodi e D’Alema. Poi, si diceva Roberto Calderoli, quindi Franco Bassanini (Pd), Giovanni Maria Flick (ex ministro del governo Prodi), Altero Matteoli (altro ministro berlusconiano), Vito Riggio (presidente Enac) e Alessandro Profumo (il banchiere che stava preparando il grande salto in politica, corteggiato dal Pd, quando è stato azzoppato da una clamorosa inchiesta giudiziaria). Tra i soci anche l’attivissimo Andrea Peruzy, che oltre a sedere in diversi consigli di amministrazione (Acea, per dire) è anche in Italianieuropei e nell’associazione Romano Viviani (che raccoglie altri dalemiani soprattutto toscani).
Non basta, perché, caso più unico che raro, Italiadecide tra i soci accoglie non solo persone fisiche, ma anche giuridiche. Insomma, imprese con il portafogli bello gonfio e gli occhi magari puntati sulle opere pubbliche: Autostrade per l’Italia, Banca Intesa San Paolo (fino a pochi giorni fa guidata dal ministro Corrado Passera), Banca Popolare di Milano, Eni, F 2 i e Unicredit spa. Ma è una specie di catena di sant’Antonio, prendi un nome, uno qualsiasi, e lo ritrovi in tante altre fondazioni e associazioni. Prendete Giuliano Amato e lo ritrovate, per dire, in Italianieuropei di D’Alema. Non è il solo, anche Violante e Bassanini sono in entrambe le associazioni. Tremonti invece siede anche nell’Officina delle Libertà. Matteoli ha la sua Fondazione della Libertà per il bene comune. Nel sito campeggia una bella immagine di un Lego tricolore: come dire costruiamo l’Italia. Le attività, però, non paiono esattamente febbrili visto che ancora ieri veniva reclamizzato un evento del 26 ottobre scorso. Nessuno pare aver aggiornato il sito.
Vetrine “vuote”
Ma stando alle pagine web di associazioni e fondazioni parecchie paiono vetrine tutte addobbate di negozi che nel magazzino non hanno molta merce. L’ultima news di Riformisti Europei (presidente Carlo Vizzini) è del 26 giugno. Il sito di Riformismo e Libertà di Fabrizio Cicchitto è totalmente kaputt. Su quello di Costruiamo il futuro di Maurizio Lupi (nel comitato anche il neo-ministro Lorenzo Ornaghi) sono ancora reclamizzate le cene estive e appuntamenti di mesi fa. Oltre ovviamente alle presentazioni di libri di Lupi. Ma davvero ogni politico ha una fondazione: Renato Brunetta ha la sua Free Foundation, in inglese perché la parola ‘libera’ era già inflazionata. Praticamente è un Brunetta fan club: interventi, dichiarazioni, rassegna stampa, l’ex ministro domina. Poi, tra mille esempi possibili, ecco Magna Carta (senza ‘h’) di Fabrizio Quagliariello e Foedus di Mario Baccini. Spostandosi verso il centro troviamo Liberal che fa capo a Ferdinando Adornato. In zona centrosinistra ecco Nens, Nuova Economia e Nuova Società, fondata da Pier Luigi Bersani e Vincenzo Visco. Un’associazione in passato toccata da qualche polemica: la sede (“in affitto”, precisò Visco) era di proprietà della famiglia di uno dei massimi dirigenti pubblici del Demanio.
Niente di illegale, una questione di opportunità. Poi ecco Astrid, di Franco Bassanini, dove ritroviamo, tra gli altri, Amato (siamo a quota tre) e Giulio Napolitano (stimato professore universitario, figlio del Presidente Giorgio, presente anche in Italianieuropei), e Democratica che fa capo a Walter Veltroni. A un primo esame le associazioni di centrosinistra sembrerebbero più attive. Italianieuropei di D’Alema, per esempio, ha una sua sede in piazza Farnese, nel centro di Roma, suoi dipendenti e un’attività consistente: organizza convegni, aggiorna il sito e stampa una rivista. Lo stesso per Democratica di Veltroni che, tra l’altro, organizza corsi di politica. Ma gli organigrammi delle fondazioni vanno letti insieme con quelli dei cda delle società, soprattutto pubbliche. Nel consiglio della Nuova Italia, presieduta da Gianni Alemanno, oltre a sua moglie Isabella Rauti, troviamo, per dire, Franco Panzironi, nominato dal sindaco amministratore delegato dell’Ama (società comunale che si occupa di rifiuti) e Ranieri Mamalchi (già capo segreteria di Alemanno al ministero dell’Agricoltura e oggi dirigente di Acea).
Fondazioni e associazioni sono, però, oggetti misteriosi. A parte le dichiarazioni di principio piuttosto vaghe. L’unico modo per saperne qualcosa sono i siti internet dove compare almeno l’elenco dei soci. Come per esempio nel Maestrale di Claudio Burlando (governatore della Liguria), associazione trasversale che ha tra i membri la Genova che conta. Sono esplose polemiche per gli incarichi pubblici ottenuti dai membri, anche perché tra i promotori apparivano una bella fetta della società Italbrokers (da cui Lorenzo Borgogni, pezzo grosso di Finmeccanica, sostiene di aver ricevuto due milioni, ma gli interessati smentiscono e annunciano azioni legali), nonché Franco Pronzato, arrestato per le mazzette Enac. Lo stesso Pronzato che era socio di Interconsult (società in passato legata a Italbrokers), impresa che ha versato 25 mila euro di contributi pubblicitari alla società Solaris che fa capo a Italianieuropei. Dopo le polemiche nessun chiarimento, ma il sito di Maestrale non è più visitabile.
Copertura assoluta
Impossibile, ecco il nodo della questione, per comuni cittadini e cronisti avere notizie sui finanziatori di associazioni e fondazioni. Si era visto all’epoca dell’inchiesta su Franco Morichini, procacciatore di finanziamenti per Italianieuropei: “Rivelare i nomi sarebbe come renderne pubblici gli orientamenti politici”, dissero dalla fondazione dalemiana. Vero, ma i partiti hanno l’obbligo di rendere pubblico chi li finanzia. I nuovi soggetti della politica italiana invece no: basta depositare in prefettura l’atto costitutivo e lo statuto. E nessuno, a parte eventualmente i magistrati, può metterci il naso. Così ecco la domanda: chi paga le fondazioni? Chi è il destinatario finale del denaro? Certo, ci sono casi – più unici che rari – come Magna Carta che rende pubblici i nomi dei finanziatori, come Francesco Bellavista Caltagirone, British American Tobacco, Mediaset, Wind e Finmeccanica.
Viene da chiedersi che utilità abbia una società pubblica a sponsorizzare la fondazione di un politico. Per scoprire chi finanzia le fondazioni non resta che prendere scorciatoie. Per esempio andando a vedere l’elenco degli inserzionisti pubblicitari dei loro giornali. Prendiamo Italianieuropei. Nel 2011 troviamo una bella lista di imprese pubbliche: Eni, Fincantieri, Enel, Trenitalia e ancora Finmeccanica. Poi giganti del settore privato: di nuovo British American Tobacco, poi si passa al mattone stavolta di sinistra con Coopsette, quindi al settore ferroviario con Bombardier che sforna centinaia di locomotive per i nostri treni, quindi Lottomatica, Barclays, Conad-Leclerc, Allianz, Sky, la banca ‘rossa’ del Monte Paschi di Siena e Telecom Italia. Infine Sma, società del gruppo Intini, un imprenditore amico di D’Alema che faceva affari con Gianpi Tarantini. Lo stesso Intini che attraverso due società, Sma e Milanopace, contribuisce all’associazione Faremetropoli di Penati. Niente di illegale, comunque, Italianieuropei (come Faremetropoli) ha sempre regolarmente registrato i finanziamenti.
da Il Fatto Quotidiano del 27 novembre 2011
ne avessi vista una, dico una, che non avesse magagne contabili dietro. e ti giuro che ne ho viste moltissime e ne ho anche gestita una. sono delle ottime forme giuridiche per eliminare i rischi di capitale, ma sono troppo vantaggiose per gli imprenditori rispetto agli oneri che hanno ed ai rischi penali per i disonesti.
... no comment
... no comment
...comment pure...
...e dimostrami che una srl convenga rispetto ad una snc ad esempio se non per evitare ripercussioni sui capitali delle persone fisiche
(edited)
...e dimostrami che una srl convenga rispetto ad una snc ad esempio se non per evitare ripercussioni sui capitali delle persone fisiche
(edited)
Forse per contenere i rischi d'impresa per evitare di perdere tutto, anche i propri beni perchè un tuo socio commette un'errore?
Le Srl esistono in tutto il mondo civilizzato fortunatamente.
Le Srl esistono in tutto il mondo civilizzato fortunatamente.
Forse per contenere i rischi d'impresa per evitare di perdere tutto, anche i propri beni perchè un tuo socio commette un'errore?
Le Srl esistono in tutto il mondo civilizzato fortunatamente.
i soci non possono commettere errori, solo l'amministratore può fare errori, in quanto senza mandato non hai potere decisionale e non firmi contratti o assegni. e, come evidenzi tu, mettiamo che l'errore porti a non pagare i fornitori per cifre superiori al capitale sociale, ti sembra giusto che PER LEGGE il fornitore perda soldi?
il tuo "per fortuna" si traduce in "fortuna che posso rischiare a spese degli altri".
(fornitori, come dipentendi, come chiunque altro creditore verso la società)
(edited)
Le Srl esistono in tutto il mondo civilizzato fortunatamente.
i soci non possono commettere errori, solo l'amministratore può fare errori, in quanto senza mandato non hai potere decisionale e non firmi contratti o assegni. e, come evidenzi tu, mettiamo che l'errore porti a non pagare i fornitori per cifre superiori al capitale sociale, ti sembra giusto che PER LEGGE il fornitore perda soldi?
il tuo "per fortuna" si traduce in "fortuna che posso rischiare a spese degli altri".
(fornitori, come dipentendi, come chiunque altro creditore verso la società)
(edited)
Se non si vuole tornare all'epoca della pietra si, per fortuna che esistono le società con responsabilità limitata.