Subpage under development, new version coming soon!
Topic closed!!!
Subject: [POLITICA]
e allora perchè nessuno ha mai fatto niente per cercare questi evasori e si è scelata sempre la via più breve ? che deve fare uno adesso che ha la casa col mutuo e che ora sitrova una tassa (l'IMU) sul frutto della sua fatica ? perchè io devo accettare che un migliaio di vecchi si portino a casa stipendi e pensioni da capogiro e la maggioranza delle persone sta attenta anche a cosa può o non può mangiare ? un neo-laureato che deve fare 50 + 50 km per andare al lavoro che deve fare ? spararsi ?
la mia è una semplice provocazione...paradossalmente se si vuole sopravvivere si deve andare contro lo stato, ma visto che è lo stato stesso che obbliga la gente ad andargli contro diventa leggittimo prendere posizioni estreme
la mia è una semplice provocazione...paradossalmente se si vuole sopravvivere si deve andare contro lo stato, ma visto che è lo stato stesso che obbliga la gente ad andargli contro diventa leggittimo prendere posizioni estreme
Le tue considerazioni ci possono stare, dettate dal marcio che ci circonda.
però i veri colpevoli sono gli evasori, non lo stato, e tutti noi che almeno qualche volta della vita non abbiamo richieste le previste fatturazioni(dentista, idraulico, antennista etc), rendendoci partecipi di questo illecito.
però i veri colpevoli sono gli evasori, non lo stato, e tutti noi che almeno qualche volta della vita non abbiamo richieste le previste fatturazioni(dentista, idraulico, antennista etc), rendendoci partecipi di questo illecito.
Bel discorso qualunquista, il fatto è che chi evade ruba a tutti gli italiani, soprattutto i più poveri, non solo ai Parlamentari quindi il tuo discorso cade.
I costi della politica sono ridicoli rispetto ai numeri dell'evasione, spero ti sia chiaro.
Ah, io sopravvivo e non vado contro lo stato.
Si può discutere su IMU (ex ICI) ma pare che ci sia in tutte le nazioni civilizzate e dato che ad oggi il sistema fiscale è decisamente svantaggioso per quanto riguarda il lavoro, riequilibrare il tutto, in un momento di stagnazione e di crisi, è cosa buona e giusta.
Ah, per l'evasione qualcosa si è fatto e si sta facendo ma alla fine il problema principale sono i tempi della giustizia che rende favorevole evadere e/o delinquere in generale.
I costi della politica sono ridicoli rispetto ai numeri dell'evasione, spero ti sia chiaro.
Ah, io sopravvivo e non vado contro lo stato.
Si può discutere su IMU (ex ICI) ma pare che ci sia in tutte le nazioni civilizzate e dato che ad oggi il sistema fiscale è decisamente svantaggioso per quanto riguarda il lavoro, riequilibrare il tutto, in un momento di stagnazione e di crisi, è cosa buona e giusta.
Ah, per l'evasione qualcosa si è fatto e si sta facendo ma alla fine il problema principale sono i tempi della giustizia che rende favorevole evadere e/o delinquere in generale.
Bel discorso qualunquista
io sopravvivo
due stralci che denotano tutto il tuo distacco dalla situzione attuale...sopravvivi pure nella tua bolla
io sopravvivo
due stralci che denotano tutto il tuo distacco dalla situzione attuale...sopravvivi pure nella tua bolla
Che cazzo di stralci sono?
Perchè estrapoli parole a caso?
Sei in grao di discutere come un ventenne e non come un bambino dell'asilo?
Di quale bolla parli?
Sapessi un minimo della mia vita ti vergogneresti di quello che hai scritto ma certe cose personali non si scrivono su un forum.
Perchè estrapoli parole a caso?
Sei in grao di discutere come un ventenne e non come un bambino dell'asilo?
Di quale bolla parli?
Sapessi un minimo della mia vita ti vergogneresti di quello che hai scritto ma certe cose personali non si scrivono su un forum.
se ci accapigliamo anche su un forum composto da persone che più o meno rappresentano l'italiano medio con tutti i problemi di questi tempi,è facile capire perchè in un contesto ben più grande,come è lo stato Italiano,i furbi la fanno sempre da padrone!
il momento storico è particolarmente caldo e comprendo che generi anche negli utenti del forum, una reattività sopra le righe, io stesso mi sento come una pentola a pressione in attesa di scoppiare.
Ma penso che il primo passo per cavarcela è proprio quello di riacquistare la serenità e, pur con le diversità di vedute, saperle accettare senza offenderci reciprocamente, senza andare oltre il confronto, anche scontro, anche aspro, ma nel rispetto.
Ma penso che il primo passo per cavarcela è proprio quello di riacquistare la serenità e, pur con le diversità di vedute, saperle accettare senza offenderci reciprocamente, senza andare oltre il confronto, anche scontro, anche aspro, ma nel rispetto.
anche perchè sennò diveniamo dei politicanti anche noi!!!
personalmente mi da molto fastidio vedere un parlamentare pagato e pensionato con n euro e che ha tutto spesato in un momento come questo...e poi i sacrifici dovremmo farli noi
ma che cavolo vogliono che l'economia giri se aumentano e mettono imposte ovunque ?
chi è che adesso va a spendere la 13esima in acquisti in più ? io se la percepissi io no di certo...ma poi, la chiesa...ma quando cavolo le faranno pagare qualcosa ? è una Spa e cometale va trattata
io sono arrabbiato perchè come al solito chi non ha mai pagato continua a non farlo...e qui Monti per me si è giocato il 90 % della mia fiducia perchè si è dimostrato in linea con i soliti figli di pulcinella che l'hanno preceduto
ma che cavolo vogliono che l'economia giri se aumentano e mettono imposte ovunque ?
chi è che adesso va a spendere la 13esima in acquisti in più ? io se la percepissi io no di certo...ma poi, la chiesa...ma quando cavolo le faranno pagare qualcosa ? è una Spa e cometale va trattata
io sono arrabbiato perchè come al solito chi non ha mai pagato continua a non farlo...e qui Monti per me si è giocato il 90 % della mia fiducia perchè si è dimostrato in linea con i soliti figli di pulcinella che l'hanno preceduto
Ma penso che il primo passo per cavarcela è proprio quello di riacquistare la serenità
Non c' dubbio...ma purtroppo siamo in un periodo dove tantissime persone fanno fatica a fare la spesa...e quando arrivi alla cassa purtroppo della tua/nostra serenità se ne fanno poco...
Colpiscono chirurgicamente sempre quella fascia di persone che hanno sempre dato...sempre
Prima ce la facevano...ora fanno fatica...tra poco non ce la faranno più.
E le forche che citava mrkendol è il passo successivo.
E' una prova per il nostro popolo decisiva.
Probabilmente per la prima volta non saremo noi gli spettatori di rivolte che fino a poco tempo fa guardavamo tramite il televisore e ci sembravano lontane anni luce...probabilmente saremo noi quelli in prima linea.
Non c' dubbio...ma purtroppo siamo in un periodo dove tantissime persone fanno fatica a fare la spesa...e quando arrivi alla cassa purtroppo della tua/nostra serenità se ne fanno poco...
Colpiscono chirurgicamente sempre quella fascia di persone che hanno sempre dato...sempre
Prima ce la facevano...ora fanno fatica...tra poco non ce la faranno più.
E le forche che citava mrkendol è il passo successivo.
E' una prova per il nostro popolo decisiva.
Probabilmente per la prima volta non saremo noi gli spettatori di rivolte che fino a poco tempo fa guardavamo tramite il televisore e ci sembravano lontane anni luce...probabilmente saremo noi quelli in prima linea.
Dal blog di Zucconi
L’entropia di un’epoca
Domando scusa in anticipo per la sterminata lunghezza di questa posta. Può darsi che mi sbagli – mi sono sbagliato tante volte, nella mia vita professionale, perché il giocatore che tira molto in porta sbaglia, quello che fa il passaggino all’indietro raramente sbaglia – ma ho la sensazione che siamo alla fine di un lungo periodo storico e sociale in Europa e, in misura molto minore, negli Stati Uniti: la fine del “Welfare State”, dello Stato Sociale, impropriamente detto del “benessere”, che ebbe la propria alba nella Germania del Cancelliere Bismarck da pochi anni unificata e ora potrebbe conoscere il suo tramonto (quanto sa essere dolorosamente ironica, la Storia) a partire dalla Germania della Cancelliera Merkel, da pochi anni unificata. Sotto la spinta della “grande paura rossa” che terrorizzava la borghesia imprenditoriale, agraria e finanziaria, pagata a caro prezzo con il sostegno al fascismo e al nazismo, e poi sull’onda anomala del boom economico e demografico post bellico, i governi europei hanno creato un edificio di garanzie sociali in funzione anti socialista e poi anti comunista quali il mondo non aveva mai visto. Pensioni per tutti, a condizioni a volte scandalosamente di favore (anche io ho una carissima cugina insegnante in pensione da quando aveva 39 anni); assistenza sanitaria universale; istruzione pubblica a bassissimi costi fino ai massimi livelli di qualità accademica; ricche elemosine al Meridione con opere pubbliche e mostruosità edilizie nel deserto che hanno creato generazioni di persone (tossico) dipendenti dal patronato politico e hanno fatto germogliare le mafie; ammortizzatori economici; garanzie ferree del posto di lavoro soprattutto nel gigantesco settore pubblico scambiato per un creatore di ricchezza e dunque di lavoro, cosa diversa dal “posto”; contrattazione collettiva dei salari e dei contratti senza distinzione di area geografica e di costi della vita; piogge di aiuti pubblici ad aziende private o parastatali barcollanti o putrefatte per puntellare l’ occupazione. Tutto questo, mentre si chiudeva gli occhi sulla parallela espansione metastatica dell’evasione fiscale, che in alcune zone di Italia, come il Nord Est, la Brianza, l’Emilia era rampante nella microeconomia del boom, dunque strozzando progressivamente le entrate stesse che avrebbero dovuto alimentare la macchina, e con la benedizione tacita del lavoro nero, che dell’evasione padronale come di quella dei dipendenti era il corollario inevitabile. Quando le condizioni oggettive per il “Welfare State” hanno cominciato a scricchiolare, insieme con la caduta delle condizioni soggettive (la “minaccia rossa”) nei primi anni ‘90, rimasta viva ancora soltanto nella fantasia dei creduloni e della propaganda elettorale, e con il trasferimento di ricchezza verso regioni e nazioni extra europee che non avevano più il buon gusto di morire di fame e di mangiare minestrine di miglio come i cinesi di Mao per farci un favore, è arrivato un magnifico incantatore di serpenti che ha sostituito le impalcature fradice dello stato sociale con i castelli di carte del “sogno” mentre i suoi reggicoda Leghisti, protettori dell’evasione e dell’economia in nero dopo il collasso della DC nelle stesse zone, spacciavano le canne del federalismo risanatore e dell’immigrazione clandestina per nascondere la realtà, così allontanando il momento del redde rationem. Allo sviluppo economico, condizione fondamentale dello Stato Sociale, si è, per un paio di decenni, sostituito il credito, offerto come surrogato del reddito, per mantenere l’illusione del benessere e arricchire i creditori, fino a quando sono arrivati i conti da pagare. Questa criticabile e criticatissima operazione Monti ha il torto imperdonabile di metterci di fronte alla crisi terminale di un sistema che la situazione sociale, demografica ed economica dell’Europa, e massimamente dell’Italia, probabilmente non è più in grado di reggere. Inveire contro la casta, la cricca, i costi della politica, i giornali, i corrotti politicanti, le auto blu, le troiette di Silvio, gli ingordi banchieri, il complotto, gli sprechi (i tuoi, il mio stipendio negli uffici della Provincia è sacro e prezioso), i tagli, le tasse è giusto, umano e consolatorio, ma temo – e sicuramente mi sbaglio – che quanto stiamo vivendo e denunciando non sia la causa, ma l’effetto della fine di un’epoca. Non siamo alla fine della Storia, come scrisse un autorevole fesso quando caddero il Muro e si squagliò l’Urss nel 1991, perché la Storia finirà con l’ultimo respiro dell’ultimo uomo sulla Terra, ma certamente siamo alla fine di un capitolo della Storia. Ciascuno attribuisca la colpa a chi preferisce, per sentirsi meglio (o peggio) e immaginare che “basterebbe che…” per rimettere la macchina in strada, ma sono persuaso che lo Stato Sociale creato nel XX secolo sulle rovine di due guerre suicide, sia in entropia, risucchiata dalla propria ormai insostenibile forza di gravità. Spero di sbagliarmi. E chiedo di nuovo scusa
Detto che condivido l'analisi, la domanda è: cosa viene dopo?
(edited)
L’entropia di un’epoca
Domando scusa in anticipo per la sterminata lunghezza di questa posta. Può darsi che mi sbagli – mi sono sbagliato tante volte, nella mia vita professionale, perché il giocatore che tira molto in porta sbaglia, quello che fa il passaggino all’indietro raramente sbaglia – ma ho la sensazione che siamo alla fine di un lungo periodo storico e sociale in Europa e, in misura molto minore, negli Stati Uniti: la fine del “Welfare State”, dello Stato Sociale, impropriamente detto del “benessere”, che ebbe la propria alba nella Germania del Cancelliere Bismarck da pochi anni unificata e ora potrebbe conoscere il suo tramonto (quanto sa essere dolorosamente ironica, la Storia) a partire dalla Germania della Cancelliera Merkel, da pochi anni unificata. Sotto la spinta della “grande paura rossa” che terrorizzava la borghesia imprenditoriale, agraria e finanziaria, pagata a caro prezzo con il sostegno al fascismo e al nazismo, e poi sull’onda anomala del boom economico e demografico post bellico, i governi europei hanno creato un edificio di garanzie sociali in funzione anti socialista e poi anti comunista quali il mondo non aveva mai visto. Pensioni per tutti, a condizioni a volte scandalosamente di favore (anche io ho una carissima cugina insegnante in pensione da quando aveva 39 anni); assistenza sanitaria universale; istruzione pubblica a bassissimi costi fino ai massimi livelli di qualità accademica; ricche elemosine al Meridione con opere pubbliche e mostruosità edilizie nel deserto che hanno creato generazioni di persone (tossico) dipendenti dal patronato politico e hanno fatto germogliare le mafie; ammortizzatori economici; garanzie ferree del posto di lavoro soprattutto nel gigantesco settore pubblico scambiato per un creatore di ricchezza e dunque di lavoro, cosa diversa dal “posto”; contrattazione collettiva dei salari e dei contratti senza distinzione di area geografica e di costi della vita; piogge di aiuti pubblici ad aziende private o parastatali barcollanti o putrefatte per puntellare l’ occupazione. Tutto questo, mentre si chiudeva gli occhi sulla parallela espansione metastatica dell’evasione fiscale, che in alcune zone di Italia, come il Nord Est, la Brianza, l’Emilia era rampante nella microeconomia del boom, dunque strozzando progressivamente le entrate stesse che avrebbero dovuto alimentare la macchina, e con la benedizione tacita del lavoro nero, che dell’evasione padronale come di quella dei dipendenti era il corollario inevitabile. Quando le condizioni oggettive per il “Welfare State” hanno cominciato a scricchiolare, insieme con la caduta delle condizioni soggettive (la “minaccia rossa”) nei primi anni ‘90, rimasta viva ancora soltanto nella fantasia dei creduloni e della propaganda elettorale, e con il trasferimento di ricchezza verso regioni e nazioni extra europee che non avevano più il buon gusto di morire di fame e di mangiare minestrine di miglio come i cinesi di Mao per farci un favore, è arrivato un magnifico incantatore di serpenti che ha sostituito le impalcature fradice dello stato sociale con i castelli di carte del “sogno” mentre i suoi reggicoda Leghisti, protettori dell’evasione e dell’economia in nero dopo il collasso della DC nelle stesse zone, spacciavano le canne del federalismo risanatore e dell’immigrazione clandestina per nascondere la realtà, così allontanando il momento del redde rationem. Allo sviluppo economico, condizione fondamentale dello Stato Sociale, si è, per un paio di decenni, sostituito il credito, offerto come surrogato del reddito, per mantenere l’illusione del benessere e arricchire i creditori, fino a quando sono arrivati i conti da pagare. Questa criticabile e criticatissima operazione Monti ha il torto imperdonabile di metterci di fronte alla crisi terminale di un sistema che la situazione sociale, demografica ed economica dell’Europa, e massimamente dell’Italia, probabilmente non è più in grado di reggere. Inveire contro la casta, la cricca, i costi della politica, i giornali, i corrotti politicanti, le auto blu, le troiette di Silvio, gli ingordi banchieri, il complotto, gli sprechi (i tuoi, il mio stipendio negli uffici della Provincia è sacro e prezioso), i tagli, le tasse è giusto, umano e consolatorio, ma temo – e sicuramente mi sbaglio – che quanto stiamo vivendo e denunciando non sia la causa, ma l’effetto della fine di un’epoca. Non siamo alla fine della Storia, come scrisse un autorevole fesso quando caddero il Muro e si squagliò l’Urss nel 1991, perché la Storia finirà con l’ultimo respiro dell’ultimo uomo sulla Terra, ma certamente siamo alla fine di un capitolo della Storia. Ciascuno attribuisca la colpa a chi preferisce, per sentirsi meglio (o peggio) e immaginare che “basterebbe che…” per rimettere la macchina in strada, ma sono persuaso che lo Stato Sociale creato nel XX secolo sulle rovine di due guerre suicide, sia in entropia, risucchiata dalla propria ormai insostenibile forza di gravità. Spero di sbagliarmi. E chiedo di nuovo scusa
Detto che condivido l'analisi, la domanda è: cosa viene dopo?
(edited)
l'accaparramento dei cocci, come fossero le pietre delle antiche strade romane nel medioevo... e poi, lentamente, la costruzione di un'altra epoca, diversa che condurrà ad una nuova entropia. Tempo fa duravano centinaia di anni i cicli (gracia, roma, egitto, mongolia, ottomani), ora iniziano a durare decenni. Spero che anche l'interregno duri poco.
L'unica salvezza può provenire da un salto tecnologico importante, che pur non illudendomi su come verrà gestito il beneficio, almeno riesca ad allentare le tensioni economiche legate all'approvviggionamento di energia. Oggi il problema è quello: per trovare, estrarre e preparare il petrolio allo sfruttamento occorrono grossi capitali e grosse organizzazioni, ed è per questo che il potere è così tanto verticistico, che c'è necessità di "mungere" le risorse dai molti per metterle in mano ai pochi. Con una nuova fonte di energia, si potrebbe stemperare questa necessità e, ripeto senza illudermi che poi non si provi comunque ad ingabbiare e renderne economicamente iniqua la distribuzione, poter evitare il totale disastro.
Le probabiltà, però, sono poche.
(edited)
L'unica salvezza può provenire da un salto tecnologico importante, che pur non illudendomi su come verrà gestito il beneficio, almeno riesca ad allentare le tensioni economiche legate all'approvviggionamento di energia. Oggi il problema è quello: per trovare, estrarre e preparare il petrolio allo sfruttamento occorrono grossi capitali e grosse organizzazioni, ed è per questo che il potere è così tanto verticistico, che c'è necessità di "mungere" le risorse dai molti per metterle in mano ai pochi. Con una nuova fonte di energia, si potrebbe stemperare questa necessità e, ripeto senza illudermi che poi non si provi comunque ad ingabbiare e renderne economicamente iniqua la distribuzione, poter evitare il totale disastro.
Le probabiltà, però, sono poche.
(edited)
Rigore, equità e crescita sono i tre principi che Mario Monti ha indicato quali pilastri per le scelte di politica economica. Nella manovra varata dal suo governo c'è molto rigore, forse troppo. Poca equità. E soprattutto pochissima crescita. Il tempo a disposizione era limitato. Ma proprio perché siamo in condizioni di emergenza si poteva e si doveva fare di più. C'è comunque un miglioramento rispetto alle manovre estive, in particolare in materia previdenziale, deindicizzazione a parte, e nello spostare la tassazione dal lavoro ai patrimoni. Davvero molto, però, resta ancora da fare.
Rigore, equità e crescita erano i tre principi che Mario Monti aveva indicato quali pilastri su cui basare le scelte di politica economica. Nella manovra varata dal suo governo c’è molto rigore, forse troppo. Poca equità. E soprattutto pochissima crescita. Il tempo a disposizione era davvero limitato. Ma non si doveva perdere questa opportunità per varare almeno una delle riforme che il nostro Paese attende da anni.
RIGORE E QUALITÀ DELLA MANOVRA
L’aggiustamento sarà di 20 miliardi, che si aggiungono ai 60 delle manovre estive. Nelle intenzioni del Governo dovrebbero essere sufficienti per portare al pareggio di bilancio nel 2013 incorporando valutazioni più realistiche sull’andamento della nostra economia nei prossimi due anni. Il viceministro Grilli nella conferenza stampa ha detto che il pareggio di bilancio verrà raggiunto con questa manovra in presenza di una contrazione del Pil dello 0,5 per cento nel 2012 e di una stagnazione nel 2013, in linea con le previsioni dell’Ocse. Ma le previsioni dell’Ocse ovviamente non contemplavano questa manovra. Quindi il pareggio di bilancio verrà raggiunto solo se la manovra non avrà effetti recessivi, sulla qual cosa è legittimo nutrire non pochi dubbi: quasi un punto e mezzo di Pil, raccolto soprattutto con tasse più alte, non è cosa da poco. Viene da domandarsi se era utile immolarsi sul pareggio di bilancio nel 2013, che l’Europa non ci ha mai chiesto, e non valesse invece la pena di puntare su tagli alla spesa che avrebbero avuto effetti più diluiti nel tempo, ma più consistenti di quelli previsti e mirati ad accrescere il potenziale di crescita della nostra economia, in linea con quanto i mercati ci chiedono da tempo e, soprattutto, quanto sarebbe giusto fare. Il problema della crisi europea, infatti, è che l’impossibilità politica di attuare trasferimenti tra stati sta forzando i paesi del Sud-Europa, Italia compresa, ad adottare politiche fiscali eccessivamente restrittive nell’immediato, invece di puntare su risanamenti più ambiziosi (e virtuosi sul piano della performance dell’economia) da conseguire nei prossimi cinque anni.
C’è la stretta sulle pensioni di anzianità, lo scoglio su cui si era incagliato il governo Berlusconi. Ma non c’è il loro superamento (se non a parole, dato che d’ora in poi le pensioni d’anzianità verranno chiamate “pensioni anticipate”) e inglobamento nelle pensioni di vecchiaia con gli aggiustamenti attuariali (circa il 4 per cento in più per ogni anno di lavoro aggiuntivo su tutta la pensione, non solo la parte contributiva come proposto a suo tempo su questo sito) contemplati dal metodo in vigore per i più giovani dal 1996. Lodevole il tentativo di permettere una certa flessibilità sulla scelta di quando prendere la pensione di vecchiaia, anche se la griglia di età soprattutto per gli uomini è davvero ridotta all’osso (66 – 70 anni), e l’abbandono del sistema assai poco trasparente delle finestre mobili. Bene dire chiaramente agli italiani a quale età potranno andare in pensione anziché ricorrere al trucchetto di mantenere l’età ufficiale di pensionamento fino a un anno e mezzo prima di quando potranno davvero fruire della pensione. Non sarà, quindi, l’ultima riforma delle pensioni.
Per quello che riguarda la qualità dei provvedimenti, la manovra è, una volta di più, fortemente squilibrata sul lato delle entrate: quasi due terzi dell’aggiustamento lordo sono legati a nuove tasse o a inasprimenti di quelle già esistenti. I tagli alle spese sono in parte non piccola una tantum, come ad esempio i risparmi derivanti dalla sospensione dell’indicizzazione delle pensioni al di sopra del minimo. Il peso delle entrate nella manovra è rafforzato dal fatto che la “clausola di salvaguardia”, quella che nel 2012 deve permettere di raccogliere 4 miliardi in caso di mancata riforma fiscale, si applicherà innalzando l’Iva anziché procedendo a tagli di spesa come previsto sin qui. A proposito: la manovra non chiarisce ancora come verranno reperiti i 20 miliardi a regime lasciati in sospeso dal governo precedente. Tutte queste scelte sembrano figlie ancora una volta della fretta di ottenere il pareggio nel 2013 oltre che dell’incapacità di intervenire in modo più incisivo sulle pensioni di anzianità e su altri capitoli di spesa, a partire dai compensi dei pubblici dipendenti, che dovrebbero essere indicizzati al costo della vita nelle diverse Regioni (il che eviterebbe anche di “spiazzare” i datori di lavoro privati nel Mezzogiorno, dove i salari reali dei dipendenti pubblici sono più alti).
EQUITÀ
Questo sembra essere il vero punto dolente della manovra. Pochissimo si è fatto sull’evasione fiscale. Si è ridotta la soglia della tracciabilità della transazioni a mille euro e poco altro. I tagli ai costi della politica sono minimi. Certo si dà il buon esempio, partendo dai gradini più alti. Ma perché non ridurre le dotazioni di Camera e Senato, forzandoli a tagliare i compensi poco trasparenti offerti esentasse ai parlamentari? E perché non sciogliere i consigli provinciali anziché solo le giunte? Al posto del balzello sui conti correnti e conti di deposito, che rischia di spingere ancora di più gli italiani a tenere i loro risparmi fuori dal sistema finanziario, non sarebbe stata più equa una mini-patrimoniale ordinaria con una aliquota bassa, ma una base più allargata?
Ma l’aspetto peggiore della manovra in termini di equità è la sospensione dell’indicizzazione per le pensioni al di sopra del minimo (con parziali eccezioni fino a due volte il minimo). È un provvedimento iniquo perché colpisce anche persone che non sono più in grado di generare redditi per compensare il taglio dei trasferimenti. La situazione di emergenza del paese può richiedere scelte così dolorose, testimoniate dalle lacrime del ministro Fornero. Ma se si sceglie di intervenire sui trattamenti in essere, bisogna farlo bene. Le misure introdotte dal governo sono del tutto arbitrarie. Inoltre, creano una constituency contro la crescita dato che tassi di crescita più elevati spesso si accompagnano a più alti tassi di inflazione. Sarebbe, invece, al tempo stesso più equo e più utile nel favorire un cambiamento, indicizzare le pensioni più ricche alla crescita economica, così come avviene in Svezia. Un intervento che permetterebbe di ottenere risparmi sostanziali sulla spesa pensionistica. Ma ancor più importante determinerebbe una compartecipazione dei pensionati alle perdite o ai guadagni dell'economia.
C’è infine il provvedimento che stabilisce un contributo aggiuntivo per chi ha beneficiato dello scudo fiscale, che interviene retroattivamente e viola un impegno sottoscritto dal governo con chi ha partecipato allo scudo oltre che essere di problematica attuazione. Certo lo scudo era un regalo agli evasori, come rimarcato più volte su questo sito. Ma l'intervento corrompe profondamente la certezza del diritto. Si paga un prezzo di credibilità molto alto per raccattare poco (perché chiedere solo l'1,5%?). Inoltre il provvedimento è di difficile attuazione dato che molti scudati hanno utilizzato società di comodo.
CRESCITA
Di provvedimenti per la crescita non c’è molto di più della deducibilità dell’Irap sul lavoro in linea con le misure già varate a suo tempo dal governo Prodi. Alla luce di quella esperienza, c’è solo da sperare nel miracolo.Il fatto è che l’Irap ha effetti indiretti sul costo del lavoro. Meglio sarebbe stato tagliare i contributi sociali. Il rifinanziamento dei Confidi per le piccole imprese non affronta il nodo centrale: quel fondo non è riuscito sin qui a contrastare la stretta creditizia decisa dalle banche. Perché dovrebbe riuscirci ora? Speravamo nella creatività del nuovo ministro dello Sviluppo, che certamente di queste cose si intende. Davvero poche le liberalizzazioni, circoscritte praticamente solo alle farmacie. Non c’è la riforma degli ordini professionali, rimandati (“di poche settimane”) i provvedimenti sul lavoro. Vedremo. Certo che se fossero stati inseriti nel decreto, avrebbero avuto un iter molto più rapido, adatto all’emergenza.
In sintesi, proprio perché siamo in condizioni di emergenza si poteva e si doveva fare di più. C’è comunque un miglioramento rispetto alle manovre estive soprattutto in materia previdenziale, deindicizzazione a parte, e nello spostare la tassazione dal lavoro ai patrimoni. Ma molto, davvero molto, resta ancora da fare. Noi continueremo a dare il nostro contributo costruttivo unendo come sempre alle critiche le proposte alternative.
Rigore, equità e crescita erano i tre principi che Mario Monti aveva indicato quali pilastri su cui basare le scelte di politica economica. Nella manovra varata dal suo governo c’è molto rigore, forse troppo. Poca equità. E soprattutto pochissima crescita. Il tempo a disposizione era davvero limitato. Ma non si doveva perdere questa opportunità per varare almeno una delle riforme che il nostro Paese attende da anni.
RIGORE E QUALITÀ DELLA MANOVRA
L’aggiustamento sarà di 20 miliardi, che si aggiungono ai 60 delle manovre estive. Nelle intenzioni del Governo dovrebbero essere sufficienti per portare al pareggio di bilancio nel 2013 incorporando valutazioni più realistiche sull’andamento della nostra economia nei prossimi due anni. Il viceministro Grilli nella conferenza stampa ha detto che il pareggio di bilancio verrà raggiunto con questa manovra in presenza di una contrazione del Pil dello 0,5 per cento nel 2012 e di una stagnazione nel 2013, in linea con le previsioni dell’Ocse. Ma le previsioni dell’Ocse ovviamente non contemplavano questa manovra. Quindi il pareggio di bilancio verrà raggiunto solo se la manovra non avrà effetti recessivi, sulla qual cosa è legittimo nutrire non pochi dubbi: quasi un punto e mezzo di Pil, raccolto soprattutto con tasse più alte, non è cosa da poco. Viene da domandarsi se era utile immolarsi sul pareggio di bilancio nel 2013, che l’Europa non ci ha mai chiesto, e non valesse invece la pena di puntare su tagli alla spesa che avrebbero avuto effetti più diluiti nel tempo, ma più consistenti di quelli previsti e mirati ad accrescere il potenziale di crescita della nostra economia, in linea con quanto i mercati ci chiedono da tempo e, soprattutto, quanto sarebbe giusto fare. Il problema della crisi europea, infatti, è che l’impossibilità politica di attuare trasferimenti tra stati sta forzando i paesi del Sud-Europa, Italia compresa, ad adottare politiche fiscali eccessivamente restrittive nell’immediato, invece di puntare su risanamenti più ambiziosi (e virtuosi sul piano della performance dell’economia) da conseguire nei prossimi cinque anni.
C’è la stretta sulle pensioni di anzianità, lo scoglio su cui si era incagliato il governo Berlusconi. Ma non c’è il loro superamento (se non a parole, dato che d’ora in poi le pensioni d’anzianità verranno chiamate “pensioni anticipate”) e inglobamento nelle pensioni di vecchiaia con gli aggiustamenti attuariali (circa il 4 per cento in più per ogni anno di lavoro aggiuntivo su tutta la pensione, non solo la parte contributiva come proposto a suo tempo su questo sito) contemplati dal metodo in vigore per i più giovani dal 1996. Lodevole il tentativo di permettere una certa flessibilità sulla scelta di quando prendere la pensione di vecchiaia, anche se la griglia di età soprattutto per gli uomini è davvero ridotta all’osso (66 – 70 anni), e l’abbandono del sistema assai poco trasparente delle finestre mobili. Bene dire chiaramente agli italiani a quale età potranno andare in pensione anziché ricorrere al trucchetto di mantenere l’età ufficiale di pensionamento fino a un anno e mezzo prima di quando potranno davvero fruire della pensione. Non sarà, quindi, l’ultima riforma delle pensioni.
Per quello che riguarda la qualità dei provvedimenti, la manovra è, una volta di più, fortemente squilibrata sul lato delle entrate: quasi due terzi dell’aggiustamento lordo sono legati a nuove tasse o a inasprimenti di quelle già esistenti. I tagli alle spese sono in parte non piccola una tantum, come ad esempio i risparmi derivanti dalla sospensione dell’indicizzazione delle pensioni al di sopra del minimo. Il peso delle entrate nella manovra è rafforzato dal fatto che la “clausola di salvaguardia”, quella che nel 2012 deve permettere di raccogliere 4 miliardi in caso di mancata riforma fiscale, si applicherà innalzando l’Iva anziché procedendo a tagli di spesa come previsto sin qui. A proposito: la manovra non chiarisce ancora come verranno reperiti i 20 miliardi a regime lasciati in sospeso dal governo precedente. Tutte queste scelte sembrano figlie ancora una volta della fretta di ottenere il pareggio nel 2013 oltre che dell’incapacità di intervenire in modo più incisivo sulle pensioni di anzianità e su altri capitoli di spesa, a partire dai compensi dei pubblici dipendenti, che dovrebbero essere indicizzati al costo della vita nelle diverse Regioni (il che eviterebbe anche di “spiazzare” i datori di lavoro privati nel Mezzogiorno, dove i salari reali dei dipendenti pubblici sono più alti).
EQUITÀ
Questo sembra essere il vero punto dolente della manovra. Pochissimo si è fatto sull’evasione fiscale. Si è ridotta la soglia della tracciabilità della transazioni a mille euro e poco altro. I tagli ai costi della politica sono minimi. Certo si dà il buon esempio, partendo dai gradini più alti. Ma perché non ridurre le dotazioni di Camera e Senato, forzandoli a tagliare i compensi poco trasparenti offerti esentasse ai parlamentari? E perché non sciogliere i consigli provinciali anziché solo le giunte? Al posto del balzello sui conti correnti e conti di deposito, che rischia di spingere ancora di più gli italiani a tenere i loro risparmi fuori dal sistema finanziario, non sarebbe stata più equa una mini-patrimoniale ordinaria con una aliquota bassa, ma una base più allargata?
Ma l’aspetto peggiore della manovra in termini di equità è la sospensione dell’indicizzazione per le pensioni al di sopra del minimo (con parziali eccezioni fino a due volte il minimo). È un provvedimento iniquo perché colpisce anche persone che non sono più in grado di generare redditi per compensare il taglio dei trasferimenti. La situazione di emergenza del paese può richiedere scelte così dolorose, testimoniate dalle lacrime del ministro Fornero. Ma se si sceglie di intervenire sui trattamenti in essere, bisogna farlo bene. Le misure introdotte dal governo sono del tutto arbitrarie. Inoltre, creano una constituency contro la crescita dato che tassi di crescita più elevati spesso si accompagnano a più alti tassi di inflazione. Sarebbe, invece, al tempo stesso più equo e più utile nel favorire un cambiamento, indicizzare le pensioni più ricche alla crescita economica, così come avviene in Svezia. Un intervento che permetterebbe di ottenere risparmi sostanziali sulla spesa pensionistica. Ma ancor più importante determinerebbe una compartecipazione dei pensionati alle perdite o ai guadagni dell'economia.
C’è infine il provvedimento che stabilisce un contributo aggiuntivo per chi ha beneficiato dello scudo fiscale, che interviene retroattivamente e viola un impegno sottoscritto dal governo con chi ha partecipato allo scudo oltre che essere di problematica attuazione. Certo lo scudo era un regalo agli evasori, come rimarcato più volte su questo sito. Ma l'intervento corrompe profondamente la certezza del diritto. Si paga un prezzo di credibilità molto alto per raccattare poco (perché chiedere solo l'1,5%?). Inoltre il provvedimento è di difficile attuazione dato che molti scudati hanno utilizzato società di comodo.
CRESCITA
Di provvedimenti per la crescita non c’è molto di più della deducibilità dell’Irap sul lavoro in linea con le misure già varate a suo tempo dal governo Prodi. Alla luce di quella esperienza, c’è solo da sperare nel miracolo.Il fatto è che l’Irap ha effetti indiretti sul costo del lavoro. Meglio sarebbe stato tagliare i contributi sociali. Il rifinanziamento dei Confidi per le piccole imprese non affronta il nodo centrale: quel fondo non è riuscito sin qui a contrastare la stretta creditizia decisa dalle banche. Perché dovrebbe riuscirci ora? Speravamo nella creatività del nuovo ministro dello Sviluppo, che certamente di queste cose si intende. Davvero poche le liberalizzazioni, circoscritte praticamente solo alle farmacie. Non c’è la riforma degli ordini professionali, rimandati (“di poche settimane”) i provvedimenti sul lavoro. Vedremo. Certo che se fossero stati inseriti nel decreto, avrebbero avuto un iter molto più rapido, adatto all’emergenza.
In sintesi, proprio perché siamo in condizioni di emergenza si poteva e si doveva fare di più. C’è comunque un miglioramento rispetto alle manovre estive soprattutto in materia previdenziale, deindicizzazione a parte, e nello spostare la tassazione dal lavoro ai patrimoni. Ma molto, davvero molto, resta ancora da fare. Noi continueremo a dare il nostro contributo costruttivo unendo come sempre alle critiche le proposte alternative.