Subpage under development, new version coming soon!
Topic closed!!!
Subject: [POLITICA]
Eridon ha ragione, dal punto di vista tecnico. Il cambiamento delle tassazioni è un elemento presupposto in tutti i contratti o patti. Un po' meno le condizioni di pensionamento, ma anche li non è la stessa cosa di un vero e proprio contratto con termini ben precisi come è stato lo scudo fiscale.
Il punto è che in momenti di particolarissima necesstà anche i patti chiusi e sottoscritti possono essere rivisti. Qui siamo in un crocevia epocale che coinvolge molto più di un bilancio dello stato.
Abbiamo passato troppi anni con le garanzie e le pance piene per rendercene conto, ma ci si sta sbriciolando il palazzo intorno.
E a quel punto certi confini vanno necessariamente forzati, e io preferisco forzare quelli nei confronti di chi mi ha frodato piuttosto che quelli nei confronti di un onest'uomo che ha lavorato una vita intera, o di un pensionato che già è in indigenza.
Il punto è che in momenti di particolarissima necesstà anche i patti chiusi e sottoscritti possono essere rivisti. Qui siamo in un crocevia epocale che coinvolge molto più di un bilancio dello stato.
Abbiamo passato troppi anni con le garanzie e le pance piene per rendercene conto, ma ci si sta sbriciolando il palazzo intorno.
E a quel punto certi confini vanno necessariamente forzati, e io preferisco forzare quelli nei confronti di chi mi ha frodato piuttosto che quelli nei confronti di un onest'uomo che ha lavorato una vita intera, o di un pensionato che già è in indigenza.
ehm non proprio
e come se monti (con decreto/legge) mi venisse a chiedere l'aliquota totale che avrei dovuto versare EVADENDO (quindi commettendo reato amministrativo fino al 31/12 e penale dall 1/1 prossimo) il fisco, condonato con decreto/legge
per il principio temporale l'attuale decreto/legge abroga quello del condonista tremonti
applicare soltanto l'1,5% su capitali su cui è stato commesso reato (evasione fiscale) ripuliti al 5% (anzichè diciamo di base 26-27% minimo), in questa circostanza di "lacrime e sangue" è una cosa vomitevole.
ps... la ricetta per l'evasione fiscale è di una semplicità disarmante...i gonzi bocconiani forse hanno cominciato a mettere il primo ingrediente nel calderone (incrocio dichiarazione redditi-movimenti finanziari/bancari come avverrà dal 1 gennaio)
poi mettici detraibilità totale di tutto (stile usa)
mettici pene dai 10 anni in su senza sconti (stile usa)
e vedi che l'evasione fiscale l'hai quasi risolta
ci vuole tanto...fatte le debite specifiche tecniche che non ho le competenze per fare?
(edited)
e come se monti (con decreto/legge) mi venisse a chiedere l'aliquota totale che avrei dovuto versare EVADENDO (quindi commettendo reato amministrativo fino al 31/12 e penale dall 1/1 prossimo) il fisco, condonato con decreto/legge
per il principio temporale l'attuale decreto/legge abroga quello del condonista tremonti
applicare soltanto l'1,5% su capitali su cui è stato commesso reato (evasione fiscale) ripuliti al 5% (anzichè diciamo di base 26-27% minimo), in questa circostanza di "lacrime e sangue" è una cosa vomitevole.
ps... la ricetta per l'evasione fiscale è di una semplicità disarmante...i gonzi bocconiani forse hanno cominciato a mettere il primo ingrediente nel calderone (incrocio dichiarazione redditi-movimenti finanziari/bancari come avverrà dal 1 gennaio)
poi mettici detraibilità totale di tutto (stile usa)
mettici pene dai 10 anni in su senza sconti (stile usa)
e vedi che l'evasione fiscale l'hai quasi risolta
ci vuole tanto...fatte le debite specifiche tecniche che non ho le competenze per fare?
(edited)
e io preferisco forzare quelli nei confronti di chi mi ha frodato
Ok, ma così passa per l'ennesima volta che chi si è comportato in maniera "corretta" (con tutti i distinguo del caso, ovviamente) viene fregato, mentre chi non si è avvalso dello scudo alla fine ha avuto ancora ragione.
Ok, ma così passa per l'ennesima volta che chi si è comportato in maniera "corretta" (con tutti i distinguo del caso, ovviamente) viene fregato, mentre chi non si è avvalso dello scudo alla fine ha avuto ancora ragione.
un ladro pentito (per convenienza) è sempre un ladro e io lo tartasso più dell'onesto in nuce
se permetti.
e già è tanto che non lo mando in galera.
se permetti.
e già è tanto che non lo mando in galera.
Ok, ma così passa per l'ennesima volta che chi si è comportato in maniera "corretta"
no aspetta... quelli non sono quelli che si sono comportati in maniera corretta, ma quelli che, dopo essersi comportati in maniera scorretta, hanno approfittato dello strumento, per evitare di pagarne dazio.
Sono un po' diverse le due cose.
Quello corretto è l'onest'uomo che ora va in pensione a 66 anni dopo una vita di sacrifici. Che ha pagato tutta la vita, ha subito tutte le manovrine e ora subisce anche quest'ultima, mentre quell'altro esportava soldi all'estero frodandoci.
no aspetta... quelli non sono quelli che si sono comportati in maniera corretta, ma quelli che, dopo essersi comportati in maniera scorretta, hanno approfittato dello strumento, per evitare di pagarne dazio.
Sono un po' diverse le due cose.
Quello corretto è l'onest'uomo che ora va in pensione a 66 anni dopo una vita di sacrifici. Che ha pagato tutta la vita, ha subito tutte le manovrine e ora subisce anche quest'ultima, mentre quell'altro esportava soldi all'estero frodandoci.
non solo per evitare di pagare dazio (quale poi) ma per poter riutilizzare denaro giacente in conti criptati o off-shore (e il berlusca in questo è un maestro...sai che scudone s'è fatto lui...ma sorvoliamo) che altrimenti non sarebbero mai potuti rientrare in italia se non rischiando un'incriminazione per traffico internazionale di valuta
io sinceramente vista la situazione me ne sarei fottuto al 100% e anzi avrei dato un segnale che alla lunga, anche quando pensi di averla fatta franca, il crimine non paga...ma sei tu che paghi
un bel 30% forfettario e altri 3 miliardi te li facevi così
ps...non stiamo parlando della pensione della vecchina depositata alle cayman o in svizzera...per la maggior parte si tratta di denaro intestato a società fittizie spesso per occultare la natura criminosa del denaro (che scrivi sull'irpef...reddito da traffico internazionale di armi???)
(edited)
io sinceramente vista la situazione me ne sarei fottuto al 100% e anzi avrei dato un segnale che alla lunga, anche quando pensi di averla fatta franca, il crimine non paga...ma sei tu che paghi
un bel 30% forfettario e altri 3 miliardi te li facevi così
ps...non stiamo parlando della pensione della vecchina depositata alle cayman o in svizzera...per la maggior parte si tratta di denaro intestato a società fittizie spesso per occultare la natura criminosa del denaro (che scrivi sull'irpef...reddito da traffico internazionale di armi???)
(edited)
Anche questo non è male
Adam Haslett per il "Corriere della Sera"
Nel prepararci ad affrontare il quarto anno di crisi finanziaria globale, appare sempre più chiaro che il patto economico e politico che sta alla base della nostra società postbellica è ormai in pieno disfacimento. Non è più il caso di interrogarsi su quando le nostre società torneranno alla normalità, perché ciò non avverrà.
Né dovremmo chiederci quando finirà la crisi, perché è destinata a prolungarsi forse per decenni. Ed è una crisi che cambierà la vita della stragrande maggioranza della popolazione più radicalmente di quanto non abbia fatto la fine della Guerra fredda o l'11 settembre.
Per due decenni e mezzo dopo la Seconda guerra mondiale, l'Occidente ha conosciuto un periodo di straordinaria espansione economica. Ma già dagli ultimi anni 60, questa avanzata aveva cominciato a segnare il passo. Come ha di recente affermato Wolfgang Streeck, amministratore delegato dell'Istituto Max Planck per gli studi sociali, il rallentamento della crescita ha innescato, nel sistema capitalistico, crisi a ripetizione. Prima fra tutte, l'inflazione. Dovendo fronteggiare la recessione dei primi anni 70, i governi hanno preferito stampare denaro per stimolare i consumi e tenere a bada la disoccupazione.
Ma entro la fine del decennio l'inflazione aveva strangolato i nuovi investimenti, facendo aumentare la disoccupazione. Nei primi anni 80, ancora una volta davanti allo spettro della recessione, i governi hanno fatto ricorso alla spesa pubblica, gonfiando il deficit dello Stato per rilanciare i consumi, Usa e Gran Bretagna in particolare hanno ingaggiato un braccio di ferro con i sindacati nel tentativo di ostacolare le loro richieste di aumenti salariali.
Però, già nei primi anni 90, debito pubblico e difficoltà di bilancio avevano cominciato a innervosire i mercati finanziari. Nel tentativo di sostenere la crescita e al contempo ridurre il deficit, sia Washington che Londra hanno liberalizzato in maniera decisiva il settore finanziario.
Lasciando carta bianca ai finanzieri di inventarsi e immettere sul mercato un'infinità di nuovi strumenti di gestione del debito privato, i governi hanno distolto lo sguardo dagli Stati sovrani, preferendo chiedere prestiti da aziende e individui in grado di finanziare i loro consumi (e speculazioni), finendo per indebitare le future generazioni.
Ne sono venute fuori due bolle degli asset, la prima nel settore informatico e la seconda nel mercato immobiliare americano, provocando il crollo di Lehman Brothers nel 2008 e dando avvio all'attuale crisi. Pertanto, se consideriamo il contesto storico, è lecito affermare che ciò che è in fase di sviluppo non può definirsi semplicemente una contrazione particolarmente grave del ciclo economico ordinario, destinata a esaurirsi.
No, oggi assistiamo all'accelerazione di una crisi endemica delle economie occidentali che va aggravandosi da un quarantennio, man mano che si è tentato di ripetere i successi economici, considerati «normali», di quello che era in realtà un periodo storico anomalo, ovvero gli anni del dopoguerra. Inoltre, nel corso degli ultimi due decenni, l'industria finanziaria, sgravata da ogni vincolo, si è conquistata un potere politico talmente grande da bloccare qualsiasi riforma delle sue operazioni, in particolare su scala globale, dove sono indispensabili, imponendo la pratica della distribuzione verso l'alto dei profitti raccolti.
Negli Usa, stagnazione economica e ripartizione sempre più oligarchica della ricchezza hanno innescato proteste popolari su una scala che non si vedeva dagli anni 60. Nel frattempo in Europa l'euro rischia di sparire e l'intero progetto postbellico di integrazione potrebbe da un momento all'altro inserire la marcia indietro, molto più in fretta di quanto si possa immaginare. I governi tecnici insediati in Grecia e Italia sono probabilmente condannati al fallimento perché le misure varate non sono legittimate dal suffragio popolare.
Negli Usa, l'egemonia del mercato si fa sentire attraverso i contributi illimitati che il mondo finanziario e industriale può offrire alla campagna elettorale, e tramite le pressioni esercitate sul Congresso si rivela capace di aggirare e vanificare le scelte popolari a favore di una più equa ridistribuzione della ricchezza. Sia al di qua che al di là dell'Atlantico, le esigenze delle élite finanziarie si scontrano con la volontà popolare, apertamente ignorata.
Se dovessero radicarsi, tali tendenze potrebbero sfociare in un assetto politico non più riconoscibile come democrazia, dando vita a un sistema capitalistico, sì, ma non democratico. È assai poco rincuorante constatare che l'attuale crisi non rappresenta che un semplice ingranaggio nell'evoluzione storica complessiva del capitalismo occidentale, che continua a ridistribuire la ricchezza verso l'alto, a indebolire le istituzioni democratiche e a concentrare il potere nelle mani di pochi individui.
È questa forza trascinante che continuerà a influenzare la nostra vita nei prossimi decenni, non le vicende altalenanti delle odierne difficoltà economiche. E se per il momento non è possibile imbrigliare questa forza, non ci resta che sforzarci di comprenderla con maggior chiarezza.
Adam Haslett per il "Corriere della Sera"
Nel prepararci ad affrontare il quarto anno di crisi finanziaria globale, appare sempre più chiaro che il patto economico e politico che sta alla base della nostra società postbellica è ormai in pieno disfacimento. Non è più il caso di interrogarsi su quando le nostre società torneranno alla normalità, perché ciò non avverrà.
Né dovremmo chiederci quando finirà la crisi, perché è destinata a prolungarsi forse per decenni. Ed è una crisi che cambierà la vita della stragrande maggioranza della popolazione più radicalmente di quanto non abbia fatto la fine della Guerra fredda o l'11 settembre.
Per due decenni e mezzo dopo la Seconda guerra mondiale, l'Occidente ha conosciuto un periodo di straordinaria espansione economica. Ma già dagli ultimi anni 60, questa avanzata aveva cominciato a segnare il passo. Come ha di recente affermato Wolfgang Streeck, amministratore delegato dell'Istituto Max Planck per gli studi sociali, il rallentamento della crescita ha innescato, nel sistema capitalistico, crisi a ripetizione. Prima fra tutte, l'inflazione. Dovendo fronteggiare la recessione dei primi anni 70, i governi hanno preferito stampare denaro per stimolare i consumi e tenere a bada la disoccupazione.
Ma entro la fine del decennio l'inflazione aveva strangolato i nuovi investimenti, facendo aumentare la disoccupazione. Nei primi anni 80, ancora una volta davanti allo spettro della recessione, i governi hanno fatto ricorso alla spesa pubblica, gonfiando il deficit dello Stato per rilanciare i consumi, Usa e Gran Bretagna in particolare hanno ingaggiato un braccio di ferro con i sindacati nel tentativo di ostacolare le loro richieste di aumenti salariali.
Però, già nei primi anni 90, debito pubblico e difficoltà di bilancio avevano cominciato a innervosire i mercati finanziari. Nel tentativo di sostenere la crescita e al contempo ridurre il deficit, sia Washington che Londra hanno liberalizzato in maniera decisiva il settore finanziario.
Lasciando carta bianca ai finanzieri di inventarsi e immettere sul mercato un'infinità di nuovi strumenti di gestione del debito privato, i governi hanno distolto lo sguardo dagli Stati sovrani, preferendo chiedere prestiti da aziende e individui in grado di finanziare i loro consumi (e speculazioni), finendo per indebitare le future generazioni.
Ne sono venute fuori due bolle degli asset, la prima nel settore informatico e la seconda nel mercato immobiliare americano, provocando il crollo di Lehman Brothers nel 2008 e dando avvio all'attuale crisi. Pertanto, se consideriamo il contesto storico, è lecito affermare che ciò che è in fase di sviluppo non può definirsi semplicemente una contrazione particolarmente grave del ciclo economico ordinario, destinata a esaurirsi.
No, oggi assistiamo all'accelerazione di una crisi endemica delle economie occidentali che va aggravandosi da un quarantennio, man mano che si è tentato di ripetere i successi economici, considerati «normali», di quello che era in realtà un periodo storico anomalo, ovvero gli anni del dopoguerra. Inoltre, nel corso degli ultimi due decenni, l'industria finanziaria, sgravata da ogni vincolo, si è conquistata un potere politico talmente grande da bloccare qualsiasi riforma delle sue operazioni, in particolare su scala globale, dove sono indispensabili, imponendo la pratica della distribuzione verso l'alto dei profitti raccolti.
Negli Usa, stagnazione economica e ripartizione sempre più oligarchica della ricchezza hanno innescato proteste popolari su una scala che non si vedeva dagli anni 60. Nel frattempo in Europa l'euro rischia di sparire e l'intero progetto postbellico di integrazione potrebbe da un momento all'altro inserire la marcia indietro, molto più in fretta di quanto si possa immaginare. I governi tecnici insediati in Grecia e Italia sono probabilmente condannati al fallimento perché le misure varate non sono legittimate dal suffragio popolare.
Negli Usa, l'egemonia del mercato si fa sentire attraverso i contributi illimitati che il mondo finanziario e industriale può offrire alla campagna elettorale, e tramite le pressioni esercitate sul Congresso si rivela capace di aggirare e vanificare le scelte popolari a favore di una più equa ridistribuzione della ricchezza. Sia al di qua che al di là dell'Atlantico, le esigenze delle élite finanziarie si scontrano con la volontà popolare, apertamente ignorata.
Se dovessero radicarsi, tali tendenze potrebbero sfociare in un assetto politico non più riconoscibile come democrazia, dando vita a un sistema capitalistico, sì, ma non democratico. È assai poco rincuorante constatare che l'attuale crisi non rappresenta che un semplice ingranaggio nell'evoluzione storica complessiva del capitalismo occidentale, che continua a ridistribuire la ricchezza verso l'alto, a indebolire le istituzioni democratiche e a concentrare il potere nelle mani di pochi individui.
È questa forza trascinante che continuerà a influenzare la nostra vita nei prossimi decenni, non le vicende altalenanti delle odierne difficoltà economiche. E se per il momento non è possibile imbrigliare questa forza, non ci resta che sforzarci di comprenderla con maggior chiarezza.
quasi quasi propongo una colletta per far si che non chiedano quell'1,5% in più a quei poveri angioletti che hanno usufruito dello scudo fiscale!
l'unica cosa da discutere su questo è che gli hanno fatto un bel regalo prima,facendo rientrare quei capitali a prezzo da regalo,i truffatori,per redimersi,devono pagare a caro prezzo!
l'unica cosa da discutere su questo è che gli hanno fatto un bel regalo prima,facendo rientrare quei capitali a prezzo da regalo,i truffatori,per redimersi,devono pagare a caro prezzo!
bell'articolo, manca solo la valutazione in questo quadro della globalizzazione dell'economia...
e l'unica conclusione ragionevole che può dare un quadro del genere: la guerra!
e l'unica conclusione ragionevole che può dare un quadro del genere: la guerra!
bell articolo le mie idee su quanto sta accadendo sposano appieno il contenuto....
x pigna76:
hai letto questa parte dell'articolo postato da settenano?
Negli Usa, l'egemonia del mercato si fa sentire attraverso i contributi illimitati che il mondo finanziario e industriale può offrire alla campagna elettorale, e tramite le pressioni esercitate sul Congresso si rivela capace di aggirare e vanificare le scelte popolari a favore di una più equa ridistribuzione della ricchezza. Sia al di qua che al di là dell'Atlantico, le esigenze delle élite finanziarie si scontrano con la volontà popolare, apertamente ignorata.
si ricollega, diciamo così, al discorso sui presidenti USA che facevamo ieri
hai letto questa parte dell'articolo postato da settenano?
Negli Usa, l'egemonia del mercato si fa sentire attraverso i contributi illimitati che il mondo finanziario e industriale può offrire alla campagna elettorale, e tramite le pressioni esercitate sul Congresso si rivela capace di aggirare e vanificare le scelte popolari a favore di una più equa ridistribuzione della ricchezza. Sia al di qua che al di là dell'Atlantico, le esigenze delle élite finanziarie si scontrano con la volontà popolare, apertamente ignorata.
si ricollega, diciamo così, al discorso sui presidenti USA che facevamo ieri
in pratica come si diceva,quelli che comandano son quelli che ci mettono i soldoni per la campagna elettorale,alla faccia della democrazia
Da quando ho acquisito il dono della parola che ho capito che non esiste la democrazia, ma la Denarocrazia, o Economocrazia. Una Oligarchia in cui ogni dollarone ha un voto, più dollaroni hai, su più voti puoi contare. Punto e basta. I nostri governi possono decidere se strizzare i pensionati o i commercianti (o tutti e due assieme), ma nulla di più. Lo dicevo già pagine fa mi pare. Economocrazia, è proprio il termine che ho usato. E' così dagli albori del mercantilismo, quando i re per sostenere le spese delle esosissime guerre coloniali, chiedevano prestiti ai grandi mercanti nella nuova borghesia, divenendone praticamente schiavi. Siamo anora a quel punto.
come non darti ragione! una rivoluzione o sommossa popolare è l'unico modo per cambiare le cose,ma il prezzo da pagare sarebbe comunque altissimo!certo che se le cose continueranno a peggiorare,non ci saranno tante alternative!quando uno ha fame è disposto a tutto pur di sfamarsi...
un ladro pentito (per convenienza) è sempre un ladro e io lo tartasso più dell'onesto in nuce
se permetti.
e già è tanto che non lo mando in galera.
E' già tanto che abbia deciso di riportare i capitali in base a un preciso accordo, che ora viene cambiato a muzzo. Chi non ha usufruito dello scudo ha tutti i suoi soldini tranquilli dove erano e nessuno ne sa nulla, amministrazione finanziaria compresa. Io non li difendo, ma tu conosci sicuramente meglio di me il diritto.
Alla stessa maniera i pentiti di mafia secondo te non dovrebbero avere alcun beneficio. Mi fa schifo che gentaglia ottenga dei favori, ma se li prometti poi non puoi cambiare le carte in tavola come e quando ti pare.
se permetti.
e già è tanto che non lo mando in galera.
E' già tanto che abbia deciso di riportare i capitali in base a un preciso accordo, che ora viene cambiato a muzzo. Chi non ha usufruito dello scudo ha tutti i suoi soldini tranquilli dove erano e nessuno ne sa nulla, amministrazione finanziaria compresa. Io non li difendo, ma tu conosci sicuramente meglio di me il diritto.
Alla stessa maniera i pentiti di mafia secondo te non dovrebbero avere alcun beneficio. Mi fa schifo che gentaglia ottenga dei favori, ma se li prometti poi non puoi cambiare le carte in tavola come e quando ti pare.
Ma i pentiti di mafia hanno sconti di pena se fanno arrestare altri mafiosi, mica se confessano i loro crimini e basta.
Chi non ha usufruito dello scudo resta un criminale e spero che se lo beccano lo mettono in galera. Quelli scudati invece sono puliti come gigli con il 5% di imposta pagata. Ora diventa il 6,5%. Sempre una miseria.
Chi non ha usufruito dello scudo resta un criminale e spero che se lo beccano lo mettono in galera. Quelli scudati invece sono puliti come gigli con il 5% di imposta pagata. Ora diventa il 6,5%. Sempre una miseria.