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Subject: [POLITICA]
sisi ma io a quello mi riferivo... perché ti pare equi italia quella?
ASD
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si salvano sempre i soliti noti, pagano sempre i soliti noti
è pur sempre un banchiere circondato da banchieri
è pur sempre un banchiere circondato da banchieri
La Cina ora vuole anche la Luna
Entro il 2016 si completeranno gli studi per la missione che porterà un cinese sul satellite
wow...cominciano anche a fare a gara a chi ce l'ha più lungo adesso ?
Entro il 2016 si completeranno gli studi per la missione che porterà un cinese sul satellite
wow...cominciano anche a fare a gara a chi ce l'ha più lungo adesso ?
gli avanzavano un po' di soldi pubblici ed hanno trovato il modo di spenderli
in effetti sono gli unici ad aver soldi reali al mondo, hai ragione
di Giulia Zaccariello | Bologna | 30 dicembre 2011
Movimento 5 stelle, un anno di successi
Ma il 2012 rischia di essere un salto nel buio
L'eventuale candidatura in Parlamento non entusiasma tutti. Anzi. C'è che dice apertamente che sarebbe il caso di non farlo. E poi c'è da chiarire il ruolo di Grillo. Insomma, da gennaio potrebbe presentarsi un bivio. Cruciale
Per alcuni un salto nel buio. Per altri la realizzazione di un sogno. Il Movimento cinque stelle si prepara a diventare grande, a passare dalle aule dei consigli comunali e regionali a quelle del Parlamento, tra lo scetticismo di alcuni e l’entusiasmo di altri. Dopo i successi alle ultime amministrative, il 2012 potrebbe essere l’anno della consacrazione politica. Un punto di non ritorno che fa paura agli avversari, ma anche agli stessi protagonisti, attivisti ed eletti. Perché sulla via che conduce a Roma tutto diventa più complicato: bisogna definire le posizioni su diversi temi d’interesse nazionale, chiarire le regole organizzative, il ruolo di Beppe Grillo, l’influenza dell’uomo ombra del Movimento Gian Roberto Casaleggio, e soprattutto capire come scegliere le persone giuste per evitare di assomigliare a “quegli altri”, i partiti tradizionali. Una serie di mosse che va fatta senza apparati e solide strutture alle spalle. Insomma, non proprio un gioco da ragazzi.
Dalle prime liste civiche di strada ne è stata fatta parecchia e piuttosto in fretta: 28 mila voti nel 2008, 390 mila nel 2010 (l’1,7%), consiglieri più che raddoppiati e oltre 100 mila iscritti nel 2011. Un balzo in avanti che preoccupa più di un avversario, a partire dal Partito democratico che più volte ha puntato il dito contro i seguaci di Grillo, accusandoli di essere la carta vincente del centrodestra.
L’ipotesi di una candidatura alle elezioni parlamentari era nell’aria da tempo, ma l’ufficializzazione è arrivata da Grillo meno di due mesi fa. L’11 novembre, con un governo Berlusconi ormai agonizzante, è lui stesso ad annunciare sul suo blog che il momento è propizio per provare ad approdare a Montecitorio. “Il MoVimento 5 Stelle parteciperà alle prossime elezioni politiche, che si terranno con tutta probabilità nel 2013, con la votazione diretta dei candidati da parte degli iscritti sul portale”. I sondaggi gli danno ragione. L’istituto Ipsos, che a fine dicembre ha analizzato le intenzioni di voto, dà il Movimento in crescita al 4,4%. E non è escluso che la cifra possa salire. I detrattori la chiamano demagogia e antipolitica, ma resta il fatto che gli eletti del Movimento in questi mesi hanno fatto della discussione in rete e della partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni in materie come acqua pubblica e costi della politica i loro punti di forza, gettando le radici di un consenso che domani potrebbe tradursi in un trionfo elettorale.
Crocevia di questo percorso è Bologna, la città che 2007 radunò oltre 50mila persone per il V-Day di Beppe Grillo. Partì da lì l’avventura politica di un Movimento di semplici cittadini, che ben presto avrebbe trovato nella “rossa Emilia” un successo senza precedenti. L’ultimo in ordine cronologico quello di Massimo Bugani, eletto consigliere di Bologna. “Da fuori ci vedono come vincenti, e c’è il rischio di attrarre persone che hanno come unico scopo quello di far carriera politica”. Trentatré anni, fotografo e prossimo al matrimonio, rientra tra coloro che immaginano il futuro del Movimento come un percorso a ostacoli. Per lui uno dei nodi più grossi da risolvere rimane la selezione dei candidati. “Fortunatamente non si è andati al voto anticipato e abbiamo ancora un anno per prepararci. Ma non sarà facile. Bisogna riuscire a mantenere vivo quello spirito che finora ha animato la nostra politica nei territori”. Quindi nessun leader e nessuna gerarchia: “Le liste dovranno essere composte da persone sconosciute”. Proprio come era lui qualche mese fa, prima di quelle amministrative che gli hanno fatto superare il 9%: “Essere inesperti non vuol dire essere incapaci. Se si viene meno a questo principio è finita”.
La definizione dei filtri per gli aspiranti parlamentari preoccupa non solo Bugani. È senza dubbio uno degli argomenti che più agita il dibattito interno e uno dei primi scogli da superare. Eppure alcuni criteri esistono già e sono quelli ribaditi da Beppe Grillo in un comunicato pubblicato a novembre sul suo blog: i candidati devono essere incensurati, non iscritti a partiti, non devono aver svolto due mandati e non devono essere in carica come consiglieri. L’idea è quella di organizzare delle primarie online, ossia votazioni sul portale del Movimento riservate ai soli iscritti.
Le frizioni sorgono però di fronte alle diverse interpretazioni. Ad esempio, c’è chi preferisce tradurre i due mandati nel limite dei 10 anni complessivi (aprendo quindi la strada anche a chi si è dimesso dopo pochi mesi) e chi invece non ammette deroghe di alcun tipo. La discussione dunque è complicata, e se di certo è esagerato parlare di correnti o di spaccature, le poche regole dettate da Grillo potrebbero non essere sufficienti a mettere d’accordo un movimento che ormai raduna migliaia di attivisti in tutta Italia. Serpeggia tra le file la paura che, di fronte alla difficoltà di arrivare a una posizione comune, si possa cedere a metodi da “vecchia politica”, estromettendo la base dalle decisioni.
“L’importante è che le persone siano adeguate al compito, per evitare di delegittimare l’intero Movimento. Sulle procedure poi si può discutere. Oggi non c’è ancora un vero e proprio metodo per l’individuazione”. Giovanni Favia, classe 1981, è consigliere della regione dell’Emilia Romagna. Temuto e talvolta odiato dagli avversari (in aula qualcuno lo ha definito “lingua biforcuta”) è stato il recordman di voti del Movimento: 3,3 % alle comunali per Bologna e 7% tondi alle regionali del 2010. “E oggi i sondaggi ci danno al 12% in Emilia Romagna. È ovvio che cominciamo a far paura. Riuscire a entrare in Parlamento vorrebbe dire riuscire a sconvolgere il Paese. Significherebbe fare la rivoluzione, anche se quelli già eletti, nel loro piccolo, provano a farla ogni giorno”. Ma nonostante il successo elettorale e mediatico e l’esperienza maturata nelle aule dei consigli, Favia assicura di essere fuori dai giochi: “Nel futuro mi vedo solo come un imprenditore agricolo”.
Non fa mistero delle proprie ambizioni invece Roberto Fico, ex sfidante di De Magistris per la poltrona di sindaco di Napoli: “Mi piacerebbe sedere a Roma come mi sarebbe piaciuto entrare in Consiglio comunale”. Trentasei anni, nel 2005 fondatore del primo meetup della sua città, candidato alle regionali e poi alle comunali, gli piace definire il Movimento “una sorta di Nouvelle vague” che cambierà la società. “La sua vittoria l’ha già ottenuta. Il processo è innescato, dobbiamo solo dargli il tempo di fare il suo percorso”.
Il Movimento però potrebbe incontrare altri ostacoli una volta chiamato a decidere su questioni di più ampio respiro rispetto a quelle affrontate fino ad oggi. Politica economica, del lavoro, laicità e leggi sull’immigrazione sono tutti campi che escono dalle sfere d’azione tracciate dal programma seguito finora, concentrato più che altro su problemi legati all’ambiente (energie rinnovabili, mobilità sostenibile), alla trasparenza e al controllo delle attività di governo. Anche chi non sembra intimorito ammette la necessità di una discussione per trovare punti d’incontro. “Noi tutti percepiamo che c’è un livello di discussione più importante di quello locale – commenta Davide Bono, consigliere regionale in Piemonte – su alcuni argomenti non ci sono dubbi, su altri si arriverà a una posizione comune grazie al dibattito in rete”.
E prima di approdare a Montecitorio bisognerà anche capire quale sarà il ruolo del comico genovese, e, punto ancora più delicato, il peso di Gian Roberto Casaleggio, esperto di social media, e tra i fondatori della Casaleggio associati, mente della comunicazione online di Grillo. È stato lui a far cambiare idea a Grillo sull’utilità della rete (come dimenticare i computer presi a colpi di ascia alla fine degli spettacoli). Ed è la sua azienda, nata nel 2004 a Milano, a curare le strategie comunicative e le pubblicazioni del comico. Un sodalizio, quello tra Grillo e Casaleggio, nato nei primi anni 2000, che nel tempo si è fatto via via sempre più stretto. Fino all’ultima fatica editoriale realizzata a quattro mani: un libro sulla forza della rete contro i partiti intitolato “Siamo in guerra”. “Si è raccontato di tutto intorno a lui. La realtà è che nessuno di noi ha mai dovuto rispondere di qualcosa a Casaleggio” vuole precisare il napoletano Fico.
Il comico, seppur a modo suo, ha già fatto adombrare un possibile abbandono (“Se questo movimento va in Parlamento, io devo espatriare. Faccio la fine di Pannella, mi diranno di tutto” erano state le sue parole in un’intervista di qualche settimana fa a La7) e nel Movimento c’è chi assicura che non sia più disposto a sopportare la pressione di questi ultimi anni. Resta da capire se il Movimento si rivelerà una realtà in grado di camminare con le proprie gambe, e pronta a sopportare l’eventuale ritiro dalla scena mediatica e politica del suo ispiratore.
Movimento 5 stelle, un anno di successi
Ma il 2012 rischia di essere un salto nel buio
L'eventuale candidatura in Parlamento non entusiasma tutti. Anzi. C'è che dice apertamente che sarebbe il caso di non farlo. E poi c'è da chiarire il ruolo di Grillo. Insomma, da gennaio potrebbe presentarsi un bivio. Cruciale
Per alcuni un salto nel buio. Per altri la realizzazione di un sogno. Il Movimento cinque stelle si prepara a diventare grande, a passare dalle aule dei consigli comunali e regionali a quelle del Parlamento, tra lo scetticismo di alcuni e l’entusiasmo di altri. Dopo i successi alle ultime amministrative, il 2012 potrebbe essere l’anno della consacrazione politica. Un punto di non ritorno che fa paura agli avversari, ma anche agli stessi protagonisti, attivisti ed eletti. Perché sulla via che conduce a Roma tutto diventa più complicato: bisogna definire le posizioni su diversi temi d’interesse nazionale, chiarire le regole organizzative, il ruolo di Beppe Grillo, l’influenza dell’uomo ombra del Movimento Gian Roberto Casaleggio, e soprattutto capire come scegliere le persone giuste per evitare di assomigliare a “quegli altri”, i partiti tradizionali. Una serie di mosse che va fatta senza apparati e solide strutture alle spalle. Insomma, non proprio un gioco da ragazzi.
Dalle prime liste civiche di strada ne è stata fatta parecchia e piuttosto in fretta: 28 mila voti nel 2008, 390 mila nel 2010 (l’1,7%), consiglieri più che raddoppiati e oltre 100 mila iscritti nel 2011. Un balzo in avanti che preoccupa più di un avversario, a partire dal Partito democratico che più volte ha puntato il dito contro i seguaci di Grillo, accusandoli di essere la carta vincente del centrodestra.
L’ipotesi di una candidatura alle elezioni parlamentari era nell’aria da tempo, ma l’ufficializzazione è arrivata da Grillo meno di due mesi fa. L’11 novembre, con un governo Berlusconi ormai agonizzante, è lui stesso ad annunciare sul suo blog che il momento è propizio per provare ad approdare a Montecitorio. “Il MoVimento 5 Stelle parteciperà alle prossime elezioni politiche, che si terranno con tutta probabilità nel 2013, con la votazione diretta dei candidati da parte degli iscritti sul portale”. I sondaggi gli danno ragione. L’istituto Ipsos, che a fine dicembre ha analizzato le intenzioni di voto, dà il Movimento in crescita al 4,4%. E non è escluso che la cifra possa salire. I detrattori la chiamano demagogia e antipolitica, ma resta il fatto che gli eletti del Movimento in questi mesi hanno fatto della discussione in rete e della partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni in materie come acqua pubblica e costi della politica i loro punti di forza, gettando le radici di un consenso che domani potrebbe tradursi in un trionfo elettorale.
Crocevia di questo percorso è Bologna, la città che 2007 radunò oltre 50mila persone per il V-Day di Beppe Grillo. Partì da lì l’avventura politica di un Movimento di semplici cittadini, che ben presto avrebbe trovato nella “rossa Emilia” un successo senza precedenti. L’ultimo in ordine cronologico quello di Massimo Bugani, eletto consigliere di Bologna. “Da fuori ci vedono come vincenti, e c’è il rischio di attrarre persone che hanno come unico scopo quello di far carriera politica”. Trentatré anni, fotografo e prossimo al matrimonio, rientra tra coloro che immaginano il futuro del Movimento come un percorso a ostacoli. Per lui uno dei nodi più grossi da risolvere rimane la selezione dei candidati. “Fortunatamente non si è andati al voto anticipato e abbiamo ancora un anno per prepararci. Ma non sarà facile. Bisogna riuscire a mantenere vivo quello spirito che finora ha animato la nostra politica nei territori”. Quindi nessun leader e nessuna gerarchia: “Le liste dovranno essere composte da persone sconosciute”. Proprio come era lui qualche mese fa, prima di quelle amministrative che gli hanno fatto superare il 9%: “Essere inesperti non vuol dire essere incapaci. Se si viene meno a questo principio è finita”.
La definizione dei filtri per gli aspiranti parlamentari preoccupa non solo Bugani. È senza dubbio uno degli argomenti che più agita il dibattito interno e uno dei primi scogli da superare. Eppure alcuni criteri esistono già e sono quelli ribaditi da Beppe Grillo in un comunicato pubblicato a novembre sul suo blog: i candidati devono essere incensurati, non iscritti a partiti, non devono aver svolto due mandati e non devono essere in carica come consiglieri. L’idea è quella di organizzare delle primarie online, ossia votazioni sul portale del Movimento riservate ai soli iscritti.
Le frizioni sorgono però di fronte alle diverse interpretazioni. Ad esempio, c’è chi preferisce tradurre i due mandati nel limite dei 10 anni complessivi (aprendo quindi la strada anche a chi si è dimesso dopo pochi mesi) e chi invece non ammette deroghe di alcun tipo. La discussione dunque è complicata, e se di certo è esagerato parlare di correnti o di spaccature, le poche regole dettate da Grillo potrebbero non essere sufficienti a mettere d’accordo un movimento che ormai raduna migliaia di attivisti in tutta Italia. Serpeggia tra le file la paura che, di fronte alla difficoltà di arrivare a una posizione comune, si possa cedere a metodi da “vecchia politica”, estromettendo la base dalle decisioni.
“L’importante è che le persone siano adeguate al compito, per evitare di delegittimare l’intero Movimento. Sulle procedure poi si può discutere. Oggi non c’è ancora un vero e proprio metodo per l’individuazione”. Giovanni Favia, classe 1981, è consigliere della regione dell’Emilia Romagna. Temuto e talvolta odiato dagli avversari (in aula qualcuno lo ha definito “lingua biforcuta”) è stato il recordman di voti del Movimento: 3,3 % alle comunali per Bologna e 7% tondi alle regionali del 2010. “E oggi i sondaggi ci danno al 12% in Emilia Romagna. È ovvio che cominciamo a far paura. Riuscire a entrare in Parlamento vorrebbe dire riuscire a sconvolgere il Paese. Significherebbe fare la rivoluzione, anche se quelli già eletti, nel loro piccolo, provano a farla ogni giorno”. Ma nonostante il successo elettorale e mediatico e l’esperienza maturata nelle aule dei consigli, Favia assicura di essere fuori dai giochi: “Nel futuro mi vedo solo come un imprenditore agricolo”.
Non fa mistero delle proprie ambizioni invece Roberto Fico, ex sfidante di De Magistris per la poltrona di sindaco di Napoli: “Mi piacerebbe sedere a Roma come mi sarebbe piaciuto entrare in Consiglio comunale”. Trentasei anni, nel 2005 fondatore del primo meetup della sua città, candidato alle regionali e poi alle comunali, gli piace definire il Movimento “una sorta di Nouvelle vague” che cambierà la società. “La sua vittoria l’ha già ottenuta. Il processo è innescato, dobbiamo solo dargli il tempo di fare il suo percorso”.
Il Movimento però potrebbe incontrare altri ostacoli una volta chiamato a decidere su questioni di più ampio respiro rispetto a quelle affrontate fino ad oggi. Politica economica, del lavoro, laicità e leggi sull’immigrazione sono tutti campi che escono dalle sfere d’azione tracciate dal programma seguito finora, concentrato più che altro su problemi legati all’ambiente (energie rinnovabili, mobilità sostenibile), alla trasparenza e al controllo delle attività di governo. Anche chi non sembra intimorito ammette la necessità di una discussione per trovare punti d’incontro. “Noi tutti percepiamo che c’è un livello di discussione più importante di quello locale – commenta Davide Bono, consigliere regionale in Piemonte – su alcuni argomenti non ci sono dubbi, su altri si arriverà a una posizione comune grazie al dibattito in rete”.
E prima di approdare a Montecitorio bisognerà anche capire quale sarà il ruolo del comico genovese, e, punto ancora più delicato, il peso di Gian Roberto Casaleggio, esperto di social media, e tra i fondatori della Casaleggio associati, mente della comunicazione online di Grillo. È stato lui a far cambiare idea a Grillo sull’utilità della rete (come dimenticare i computer presi a colpi di ascia alla fine degli spettacoli). Ed è la sua azienda, nata nel 2004 a Milano, a curare le strategie comunicative e le pubblicazioni del comico. Un sodalizio, quello tra Grillo e Casaleggio, nato nei primi anni 2000, che nel tempo si è fatto via via sempre più stretto. Fino all’ultima fatica editoriale realizzata a quattro mani: un libro sulla forza della rete contro i partiti intitolato “Siamo in guerra”. “Si è raccontato di tutto intorno a lui. La realtà è che nessuno di noi ha mai dovuto rispondere di qualcosa a Casaleggio” vuole precisare il napoletano Fico.
Il comico, seppur a modo suo, ha già fatto adombrare un possibile abbandono (“Se questo movimento va in Parlamento, io devo espatriare. Faccio la fine di Pannella, mi diranno di tutto” erano state le sue parole in un’intervista di qualche settimana fa a La7) e nel Movimento c’è chi assicura che non sia più disposto a sopportare la pressione di questi ultimi anni. Resta da capire se il Movimento si rivelerà una realtà in grado di camminare con le proprie gambe, e pronta a sopportare l’eventuale ritiro dalla scena mediatica e politica del suo ispiratore.
se veramente vogliono cambiare l'Italia in Parlamento ci devono entrare,oltre alle parole ci vogliono i fatti,e i fatti si fanno in Parlamento
aumentano le tariffe per il trasporto pubblico
aumentano benzina (per finaziare il trasporto pubblico) e autostrade
adesso avrei una domandina: perchè si attaccano sempre sugli spostamenti delle persone ? per far soldi facili ? ok ma così la gente la strangoli
e poi un altro mistero per me è questo: in 18 mesi pago circa 12 euro/mese in più per il trasporto pubblico, stesso trasporto pubblico che ha peggiorato il servizio cancellando treni e con scioperi ogni settimana...se anche solo pensassi di farmi 170 km/giorno di macchina mi vien da spararmi per i nuovi costi riguardanti gli spostamenti con l'auto (anche perchè quei gran testoni della provincia di Verona obbligano la gente a montare gomme da neve anche quando c'è il sole :/)
sono queste cose che seccano veramente
aumentano benzina (per finaziare il trasporto pubblico) e autostrade
adesso avrei una domandina: perchè si attaccano sempre sugli spostamenti delle persone ? per far soldi facili ? ok ma così la gente la strangoli
e poi un altro mistero per me è questo: in 18 mesi pago circa 12 euro/mese in più per il trasporto pubblico, stesso trasporto pubblico che ha peggiorato il servizio cancellando treni e con scioperi ogni settimana...se anche solo pensassi di farmi 170 km/giorno di macchina mi vien da spararmi per i nuovi costi riguardanti gli spostamenti con l'auto (anche perchè quei gran testoni della provincia di Verona obbligano la gente a montare gomme da neve anche quando c'è il sole :/)
sono queste cose che seccano veramente
come dico da subito
servivavo professoroni del menga per fare sta manovra?
era capace anche un bimbo di 6 anni ad aumentare tutte le tasse e tutte le entrate a carico del ceto medio-basso
complimenti anche a chi li sostiene
servivavo professoroni del menga per fare sta manovra?
era capace anche un bimbo di 6 anni ad aumentare tutte le tasse e tutte le entrate a carico del ceto medio-basso
complimenti anche a chi li sostiene
Ma dai karlà, questa era una manovra che doveva risistemare i conti. Vuoi sapere il perchè? Perchè l'ultima varata da Berlusca & co faceva ridere, dato ch molte delle entrate erano solo supposte (ci aspettiamo tot dalla lotta all'evasione fiscale), mentre questa, per quanto dolorosa (e, ahimè, recessiva) ha del concreto.
Il vero lavoro di Monti & co è la fase 2, quella della spending review. Vediamo come si comportano lì e poi tireremo le somme.
Il vero lavoro di Monti & co è la fase 2, quella della spending review. Vediamo come si comportano lì e poi tireremo le somme.
eh no, dovevano PRIMA tagliare, e poi se serviva (ma con tagli seri non sarebbe servito) massacrare prima i ricchi e poi il ceto medio basso
quello sarebbe satato un vero governo tecnico
così erano capaci tutti
anche perchè piano piano gli aumenti "popolari" sono stati tutti eliminati o ridotti, mentre quelli "impopolari" sono rimasti
tanto noi non possiamo farci nulla. paghiamo e zitti. e loro si prendono i meriti? per una cosa del genere?
e che merito hanno? hanno alzato tutte le imposte e tasse?
cazzo, che MEEEEERITO, ci voleva un luminare della bocconi?????????????????
quello sarebbe satato un vero governo tecnico
così erano capaci tutti
anche perchè piano piano gli aumenti "popolari" sono stati tutti eliminati o ridotti, mentre quelli "impopolari" sono rimasti
tanto noi non possiamo farci nulla. paghiamo e zitti. e loro si prendono i meriti? per una cosa del genere?
e che merito hanno? hanno alzato tutte le imposte e tasse?
cazzo, che MEEEEERITO, ci voleva un luminare della bocconi?????????????????
Si ma tu in un mese non puoi avere già piena conoscenza di tutte quelle che sono le magagne dello Stato. Per carità, sappiamo tutti che quello che serve al Paese è una lotta efficace all'evasione, uno snellimento della burocrazia, una riforma della giustizia e una forte spinta alla crescita. Se tuttavia non hai piena conoscenza dei numeri e, sopratutto, quei numeri non sono nemmeno troppo affidabili (non dimentichiamo che la Grecia ha fatto una marea di danni sopratutto perchè ha sempre fornito bilanci falsi), capisci bene che la spending review su cosa la fai? Su cose astratte?
Cmq non dimenticare che, essendo un governo tecnico, deve avere anche la maggioranza, per cui si trova comunque a dover combattere con il grosso schifo che ci ha condotti in questa situazione (ergo la politica).
Il tutto bocconiani o non...
Cmq non dimenticare che, essendo un governo tecnico, deve avere anche la maggioranza, per cui si trova comunque a dover combattere con il grosso schifo che ci ha condotti in questa situazione (ergo la politica).
Il tutto bocconiani o non...
Ripeto per la n-millesima volta:
Aumenti di IVA spese energetiche trasporti e benzina si ripercuoteranno in maniera esplosiva sui prezzi al consumo, riducendo potere d'acquisto
E' una delle cose economicamente più stupide che di potevano fare. Consegni il paese nelle mani dei petroliatori
Aumenti di IVA spese energetiche trasporti e benzina si ripercuoteranno in maniera esplosiva sui prezzi al consumo, riducendo potere d'acquisto
E' una delle cose economicamente più stupide che di potevano fare. Consegni il paese nelle mani dei petroliatori
Ma infatti siamo d'accordo.
Però tu che avresti fatto, sapendo che i conti non erano quelli che erano?
Però tu che avresti fatto, sapendo che i conti non erano quelli che erano?
questa scusa dell' "avevamo poco tempo" per me non regge.
Si tratta appunto di tecnici, ovvero massimi esperti del settore in cui ora stanno operando e magari già da un annetto (non dimentichiamo mai che a dicembre 2010 il governo si salvò solo grazie all'acquisto di parlamentari e al voto dei radicali) queste persone erano in preallarme per ciò che sarebbe avvenuto. Insomma, va bene (anzi no) che me lo dica la fornero, ma uno come monti non può cadere dal pero e assicurarci che dei conti italiani ha un'idea precisa solo adesso che è formalmente a capo del governo.
Si tratta appunto di tecnici, ovvero massimi esperti del settore in cui ora stanno operando e magari già da un annetto (non dimentichiamo mai che a dicembre 2010 il governo si salvò solo grazie all'acquisto di parlamentari e al voto dei radicali) queste persone erano in preallarme per ciò che sarebbe avvenuto. Insomma, va bene (anzi no) che me lo dica la fornero, ma uno come monti non può cadere dal pero e assicurarci che dei conti italiani ha un'idea precisa solo adesso che è formalmente a capo del governo.
cmq il problema non è quello, purtroppo..
il problema è che nonostante la manovra di lacrime e sangue lo spread resta a 522 punti e noi paghiamo i bot decennali al 6.98%..
Vorrei sentire quelli che erano contrari all'odea del default programmato cosa avrebbero da dire ora, che sembra sempre meno evitabile una ristrutturazione del debito. Abbiamo solo perso tempo e pagheremo per nulla?
il problema è che nonostante la manovra di lacrime e sangue lo spread resta a 522 punti e noi paghiamo i bot decennali al 6.98%..
Vorrei sentire quelli che erano contrari all'odea del default programmato cosa avrebbero da dire ora, che sembra sempre meno evitabile una ristrutturazione del debito. Abbiamo solo perso tempo e pagheremo per nulla?