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Subject: [POLITICA]
non trovo nient'altro per definire la categoria..
un bel tacer non fu mai scritto.
un bel tacer non fu mai scritto.
wow tutti amici degli anarchici qui dentro, come li deinisci tu scusa ? io credo sia gente che non ha niente da fare e va a far casino in giro
non vedo il problema stavolta
non vedo il problema stavolta
Parte degli anarchici insurrezionalisti e Black Block sicuramente rispecchiano la tua visuale, ma la gente che protesta a volto scoperto sicuramente no
(edited)
(edited)
come li deinisci tu scusa ?
quando li hai identificati (black block per es) cosa serve insultarli?
quando li hai identificati (black block per es) cosa serve insultarli?
Parte degli anarchici insurrezionalisti e Black Block sicuramente rispecchiano la tua visuale, ma la gente che protesta a volto scoperto sicuramente no
sono con te su questo, assolutamente
sono con te su questo, assolutamente
beh, i black block sono un insulto alla natura. non esistono termini per offenderli abbastanza
sempre che siano autentici.............
sempre che siano autentici.............
Comunque non so che film ha visto matteodc91 ma ACAB butta giù merda pesante su tutto il reparto mobile e sulla città di Roma........... butta merda su tutti i temi che affronta.........
Un film negativo e disfattista girato come un film tv, quindi anche da un punto di vista di regia niente di che......... ottimi invece gli attori con buone interpretazioni.......
Meglio che un BB (vero) non lo guardi altrimenti giustifica ancor più la sua voglia di "spaccar tutto"...........
I protagonisti rispondono a problemi personali e alla violenza con altrettanta violenza........... vorrei sapere che differenza c'è da un BB.........
(edited)
Un film negativo e disfattista girato come un film tv, quindi anche da un punto di vista di regia niente di che......... ottimi invece gli attori con buone interpretazioni.......
Meglio che un BB (vero) non lo guardi altrimenti giustifica ancor più la sua voglia di "spaccar tutto"...........
I protagonisti rispondono a problemi personali e alla violenza con altrettanta violenza........... vorrei sapere che differenza c'è da un BB.........
(edited)
non hanno uno scopo preciso, sono li perchè non hanno niente di meglio da fare che tirar sassate e rovinare quello che gli altri si sono sudati
a me sembra che chi fa i "soldi" sudi davvero poco...
cmq cambiando argomento.
RENDIMENTI TITOLI DI STATO DECENNALI A CONFRONTO
di Marco Onado 30.01.2012
Potete leggere questo grafico come il film dell’orrore che è passato sotto i nostri occhi a partire dalla scorsa estate. Il contagio che, come era fin troppo facile prevedere, si è diffuso dalla Grecia agli altri paesi europei, ha letteralmente spaccato l’Europa: Italia e Spagna hanno visto schizzare verso l’alto i loro tassi di interesse (perché gli investitori pretendono un compenso per il rischio crescente mentre Germania e Regno Unito vedono addirittura i loro tassi scendere nettamente perché – essendo considerati molto meno rischiosi – sono sempre più richiesti (in gergo, si chiama flight to quality, corsa al titolo sicuro). In mezzo, la Francia che a cavallo del recente declassamento registra oggi una differenza di oltre un punto percentuale (oltre 100 punti base).
Come nei film dell’orrore che si rispettino, i “buoni” vengono premiati al di là dei loro meriti. Il tasso sui bund decennali tedeschi è oggi 1,945 per cento, ben al di sotto del tasso atteso di inflazione. Ciò significa che gli investitori, pur di riavere indietro i loro soldi, sono disposti a perderci. O, se si preferisce, che la Germania oggi ha un vantaggio indiretto non indifferente dalla crisi perché impone ai suoi creditori una sorta di “tassa da inflazione” in quanto restituirà fra dieci anni un capitale con un potere d’acquisto nettamente inferiore a quello che ha ricevuto.
Si badi che la situazione di Spagna e Italia purtroppo non è più l’eccezione nel panorama europeo. Come ha messo in evidenza il Fondo monetario internazionale, oggi il 42 per cento del mercato dei titoli di stato dell’area dell’euro è caratterizzato da premi per il rischio superiori ai 400 punti base (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia), il 29 per cento da spread superiori ai 200 punti base (Francia, Austria e Belgio) e solo il 29 per cento (Germania, Finlandia e Olanda) sotto i 200 punti base. Ad aprile 2010, solo la Grecia (appena il 5 per cento del debito totale) si trovava sopra la linea d’allarme dei 200 punti base. In altre parole, in primavera, Eurolandia registrava solo un caso patologico e non particolarmente grave. Oggi, solo meno di un terzo sta bene, un altro terzo ha la febbre e quasi la metà un febbrone da cavallo.
Un esponente del Fondo monetario internazionale ha accennato nei giorni scorsi alla necessità di costruire “firewall”, cioè muri taglia-fuoco per circoscrivere l’incendio della crisi. Ma in aprile e all’inizio dell’estate, dove erano i pompieri?
lavoce
cmq cambiando argomento.
RENDIMENTI TITOLI DI STATO DECENNALI A CONFRONTO
di Marco Onado 30.01.2012
Potete leggere questo grafico come il film dell’orrore che è passato sotto i nostri occhi a partire dalla scorsa estate. Il contagio che, come era fin troppo facile prevedere, si è diffuso dalla Grecia agli altri paesi europei, ha letteralmente spaccato l’Europa: Italia e Spagna hanno visto schizzare verso l’alto i loro tassi di interesse (perché gli investitori pretendono un compenso per il rischio crescente mentre Germania e Regno Unito vedono addirittura i loro tassi scendere nettamente perché – essendo considerati molto meno rischiosi – sono sempre più richiesti (in gergo, si chiama flight to quality, corsa al titolo sicuro). In mezzo, la Francia che a cavallo del recente declassamento registra oggi una differenza di oltre un punto percentuale (oltre 100 punti base).
Come nei film dell’orrore che si rispettino, i “buoni” vengono premiati al di là dei loro meriti. Il tasso sui bund decennali tedeschi è oggi 1,945 per cento, ben al di sotto del tasso atteso di inflazione. Ciò significa che gli investitori, pur di riavere indietro i loro soldi, sono disposti a perderci. O, se si preferisce, che la Germania oggi ha un vantaggio indiretto non indifferente dalla crisi perché impone ai suoi creditori una sorta di “tassa da inflazione” in quanto restituirà fra dieci anni un capitale con un potere d’acquisto nettamente inferiore a quello che ha ricevuto.
Si badi che la situazione di Spagna e Italia purtroppo non è più l’eccezione nel panorama europeo. Come ha messo in evidenza il Fondo monetario internazionale, oggi il 42 per cento del mercato dei titoli di stato dell’area dell’euro è caratterizzato da premi per il rischio superiori ai 400 punti base (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia), il 29 per cento da spread superiori ai 200 punti base (Francia, Austria e Belgio) e solo il 29 per cento (Germania, Finlandia e Olanda) sotto i 200 punti base. Ad aprile 2010, solo la Grecia (appena il 5 per cento del debito totale) si trovava sopra la linea d’allarme dei 200 punti base. In altre parole, in primavera, Eurolandia registrava solo un caso patologico e non particolarmente grave. Oggi, solo meno di un terzo sta bene, un altro terzo ha la febbre e quasi la metà un febbrone da cavallo.
Un esponente del Fondo monetario internazionale ha accennato nei giorni scorsi alla necessità di costruire “firewall”, cioè muri taglia-fuoco per circoscrivere l’incendio della crisi. Ma in aprile e all’inizio dell’estate, dove erano i pompieri?
lavoce
Economia & Lobby | di Marco Lillo | 31 gennaio 2012
Norme antiriciclaggio: è la Santa sede a imporre le sue condizioni all’Italia
In un documento riservato, il rifiuto del Vaticano a dare informazioni allo Stato per le vicende antecedenti al primo aprile 2011, ovvero da quando è entrato in vigore il nuovo organismo per la trasparenza finanziaria voluto da Papa Benedetto XVI
Il documento riservato sulla nuova strategia del Vaticano in tema di trasparenza finanziaria
Il Vaticano sta prendendo per il naso da mesi la giustizia e la Banca d’Italia. Il Governo Monti dovrebbe fare la voce grossa e ottenere il rispetto degli impegni assunti in materia di antiriciclaggio, ma c’è un piccolo particolare: il ministro della Giustizia, che dovrebbe essere in prima linea in questa battaglia, è stato l’avvocato del presidente della banca vaticana (lo IOR) Ettore Gotti Tedeschi. La linea del Vaticano in questa materia non corrisponde affatto alle promesse di trasparenza contrabbandate in pubblico. Lo dimostra un documento che Il Fatto pubblica in esclusiva (leggi).
Si intitola “Memo sui rapporti IOR-AIF” ed è un documento ‘confidenziale’ e ‘riservato’ circolato negli uffici del Papa e della Segreteria di Stato e annotato a penna da una mano che – secondo gli esperti di cose Vaticane – potrebbe essere quella di monsignor Georg Ganswein, il segretario di Benedetto XVI. E’ stato scritto da un personaggio molto in alto che si può permettere di sottoporre la sua analisi ai vertici del Vaticano. Al di là di chi sia l’autore, il ‘memo’ dimostra che il Papa, il segretario di Stato Tarcisio Bertone, il presidente dello AIF, l’autorità di controllo antiriciclaggio, Attilio Nicora e i vertici dello IOR sono tutti a conoscenza della linea sul fronte antiriciclaggio che si può sintetizzare così: non si deve collaborare con la giustizia italiana per tutto quello che è successo allo IOR fino all’aprile 2011.
Il ‘Memo’, come dimostrano le note appuntate a penna dalla segreteria del Santo Padre, è stato “Discusso con SER (Sua Eminenza Reverendissima) il Cardinale Bertone il 3 novembre” 2011. L’autore della nota, favorevole a una maggiore apertura verso Bankitalia e le Procure, aggiunge: Bertone “si è trovato d’accordo sulle mie considerazioni! Incontrerà SER il cardinale Attilio Nicora (Presidente dell’AIF) e il direttore AIF (Francesco Ndr) De Pasquale“. Il memo, così annotato, è stato poi girato, al presidente dello IOR e al direttore dell’AIF. Basta scorrere il testo per capire la rilevanza della partita in gioco: “Dall’entrata in vigore della legge vaticana anti-riciclaggio, avvenuta il primo aprile 2011, si sono tenuti numerosi incontri tra lo IOR e l’AIF (Autorità creata dalla nuova legge del Vaticano, ndr), rivolti da una parte a dimostrare alla nuova Autorità le iniziative intraprese per l’adeguamento delle procedure interne alle misure introdotte dalla legge….”
In questa prima parte il memo ripercorre la vicenda del mutamento della normativa antiriciclaggio, intervenuto sotto la spinta dell’indagine della Procura di Roma. Il pm Stefano Rocco Fava e il procuratore aggiunto Nello Rossi – a settembre del 2010 – avevano sequestrato 23 milioni di euro che stavano per essere trasferiti dal conto dello IOR presso il Credito Artigiano alla Jp Morgan di Francoforte (20 milioni di euro) e alla Banca del Fucino (3 milioni) e aveva indagato il presidente IOR, Ettore Gotti Tedeschi e il direttore Cipriani. Secondo i pm, lo IOR si era rifiutato di dire “le generalità dei soggetti per conto dei quali eventualmente davano esecuzioni alle operazioni”. Cioé chi era il reale proprietario dei soldi.
Dalle indagini della Guardia di Finanza emergeva un quadro inquietante: lo IOR mescolava sul suo conto al Credito Artigiano i 15 milioni di euro provenienti dalla CEI, e frutto dell’8 per mille dei contribuenti italiani, con fondi di soggetti diversi. Non solo: da altre operazioni emergeva che lo IOR funzionava come una fiduciaria e i suoi conti erano stati usati per schermare persino i proventi di una presunta truffa allo Stato italiano realizzata dal padre e dallo zio (condannato per fatti di mafia) di don Orazio Bonaccorsi.
Di fronte a un simile scenario, i pm romani si erano opposti al dissequestro dei 23 milioni di euro nonostante le dotte motivazioni dell’avvocato del presidente dello IOR, il professor Paola Severino. Il ministro ora ha lasciato lo studio e si è cancellato dall’Albo, anche se non ha comunicato alla Procura chi la sostituirà nella difesa di Gotti Tedeschi. A sbloccare la situazione comunque non fu l’avvocato Severino ma il Papa in persona. Con una Lettera Apostolica per la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario il 30 dicembre 2010, Benedetto XVI ha istituito l’Autorità di informazione finanziaria (AIF), per il contrasto del riciclaggio. I pm romani motivarono così il loro parere favorevole al dissequestro nel maggio 2011: “L’AIF ha già iniziato una collaborazione con l’UIF fornendo informazioni adeguate su di un’operazione intercorsa tra IOR e istituti italiani e oggetto di attenzione”.
Peccato che, un minuto dopo essere rientrato in possesso dei suoi 23 milioni, lo IOR ha cambiato completamente atteggiamento. Tanto che in Procura non si nasconde il disappunto per quel dissequestro “sulla fiducia”. Ora si scopre che la giravolta vaticana è una scelta consapevole delle gerarchie, come spiega lo stesso ‘memo’ discusso dai cardinali Nicora e Bertone e dallo stesso Gotti Tedeschi. “L’AIF (….) ha inoltrato allo IOR alcune richieste di informazioni relative a fondi aperti presso l’Istituto, cui quest’ultimo ha corrisposto, consentendo tra l’altro lo sblocco dei fondi sequestrati dalla Procura di Roma (….) Ultimamente, tuttavia la Direzione dell’Istituto ha ritenuto di riscontrare le richieste dell’AIF – relative ad operazioni sospette o per le quali sono in corso procedimenti giudiziari – fornendo informazioni soltanto su operazioni effettuate dal primo aprile 2011 in avanti. Nel corso dell’ultimo incontro tra IOR e AlF del 19 ottobre u. s. tale posizione è stata sostenuta dall’Avv. Michele Briamonte (dello studio Grande Stevens, ndr), sulla base di un generale principio di irretroattività della legge, per il quale le misure introdotte dalla legge antiriciclaggio, (….) non possono valere che per l’avvenire”.
Questa linea interpretativa, ovviamente, ostacola enormemente il lavoro degli investigatori italiani e l’Aif ne è consapevole tanto che, come si evince dal memo, ha ribadito “il proprio diritto/dovere ad accedere a tutti i dati e le informazioni in possesso dello IOR (…) motivando tale posizione con argomentazioni attinenti alla lettera e alla ratio della legge, al rispetto degli standard internazionali cui la Santa Sede ha aderito, allo svuotamento dell’effettività della disciplina appena introdotta, al rischio di una valutazione negativa dell’organismo internazionale chiamato a esaminare il sistema Vaticano di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo”. Purtroppo l’operazione trasparenza era solo uno specchietto per le allodole. Nel frattempo il Vaticano ha spostato la sua operatività dalle banche italiane alla JP Morgan, soprattutto a Francoforte. La banca americana ha però un solo sportello (non accessibile alla clientela comune) a Milano, che è già finito, da quello che risulta al Fatto, nel mirino dell’attività ispettiva della Banca d’Italia. E così il 25 gennaio è stato pubblicato un decreto pontificio che ha ratificato tre convenzioni contro il riciclaggio. Sembra ci sia anche un articolo sull’obbligo di “adeguata verifica” prima del fatidico primo aprile. In Procura però stavolta non si fidano.
Norme antiriciclaggio: è la Santa sede a imporre le sue condizioni all’Italia
In un documento riservato, il rifiuto del Vaticano a dare informazioni allo Stato per le vicende antecedenti al primo aprile 2011, ovvero da quando è entrato in vigore il nuovo organismo per la trasparenza finanziaria voluto da Papa Benedetto XVI
Il documento riservato sulla nuova strategia del Vaticano in tema di trasparenza finanziaria
Il Vaticano sta prendendo per il naso da mesi la giustizia e la Banca d’Italia. Il Governo Monti dovrebbe fare la voce grossa e ottenere il rispetto degli impegni assunti in materia di antiriciclaggio, ma c’è un piccolo particolare: il ministro della Giustizia, che dovrebbe essere in prima linea in questa battaglia, è stato l’avvocato del presidente della banca vaticana (lo IOR) Ettore Gotti Tedeschi. La linea del Vaticano in questa materia non corrisponde affatto alle promesse di trasparenza contrabbandate in pubblico. Lo dimostra un documento che Il Fatto pubblica in esclusiva (leggi).
Si intitola “Memo sui rapporti IOR-AIF” ed è un documento ‘confidenziale’ e ‘riservato’ circolato negli uffici del Papa e della Segreteria di Stato e annotato a penna da una mano che – secondo gli esperti di cose Vaticane – potrebbe essere quella di monsignor Georg Ganswein, il segretario di Benedetto XVI. E’ stato scritto da un personaggio molto in alto che si può permettere di sottoporre la sua analisi ai vertici del Vaticano. Al di là di chi sia l’autore, il ‘memo’ dimostra che il Papa, il segretario di Stato Tarcisio Bertone, il presidente dello AIF, l’autorità di controllo antiriciclaggio, Attilio Nicora e i vertici dello IOR sono tutti a conoscenza della linea sul fronte antiriciclaggio che si può sintetizzare così: non si deve collaborare con la giustizia italiana per tutto quello che è successo allo IOR fino all’aprile 2011.
Il ‘Memo’, come dimostrano le note appuntate a penna dalla segreteria del Santo Padre, è stato “Discusso con SER (Sua Eminenza Reverendissima) il Cardinale Bertone il 3 novembre” 2011. L’autore della nota, favorevole a una maggiore apertura verso Bankitalia e le Procure, aggiunge: Bertone “si è trovato d’accordo sulle mie considerazioni! Incontrerà SER il cardinale Attilio Nicora (Presidente dell’AIF) e il direttore AIF (Francesco Ndr) De Pasquale“. Il memo, così annotato, è stato poi girato, al presidente dello IOR e al direttore dell’AIF. Basta scorrere il testo per capire la rilevanza della partita in gioco: “Dall’entrata in vigore della legge vaticana anti-riciclaggio, avvenuta il primo aprile 2011, si sono tenuti numerosi incontri tra lo IOR e l’AIF (Autorità creata dalla nuova legge del Vaticano, ndr), rivolti da una parte a dimostrare alla nuova Autorità le iniziative intraprese per l’adeguamento delle procedure interne alle misure introdotte dalla legge….”
In questa prima parte il memo ripercorre la vicenda del mutamento della normativa antiriciclaggio, intervenuto sotto la spinta dell’indagine della Procura di Roma. Il pm Stefano Rocco Fava e il procuratore aggiunto Nello Rossi – a settembre del 2010 – avevano sequestrato 23 milioni di euro che stavano per essere trasferiti dal conto dello IOR presso il Credito Artigiano alla Jp Morgan di Francoforte (20 milioni di euro) e alla Banca del Fucino (3 milioni) e aveva indagato il presidente IOR, Ettore Gotti Tedeschi e il direttore Cipriani. Secondo i pm, lo IOR si era rifiutato di dire “le generalità dei soggetti per conto dei quali eventualmente davano esecuzioni alle operazioni”. Cioé chi era il reale proprietario dei soldi.
Dalle indagini della Guardia di Finanza emergeva un quadro inquietante: lo IOR mescolava sul suo conto al Credito Artigiano i 15 milioni di euro provenienti dalla CEI, e frutto dell’8 per mille dei contribuenti italiani, con fondi di soggetti diversi. Non solo: da altre operazioni emergeva che lo IOR funzionava come una fiduciaria e i suoi conti erano stati usati per schermare persino i proventi di una presunta truffa allo Stato italiano realizzata dal padre e dallo zio (condannato per fatti di mafia) di don Orazio Bonaccorsi.
Di fronte a un simile scenario, i pm romani si erano opposti al dissequestro dei 23 milioni di euro nonostante le dotte motivazioni dell’avvocato del presidente dello IOR, il professor Paola Severino. Il ministro ora ha lasciato lo studio e si è cancellato dall’Albo, anche se non ha comunicato alla Procura chi la sostituirà nella difesa di Gotti Tedeschi. A sbloccare la situazione comunque non fu l’avvocato Severino ma il Papa in persona. Con una Lettera Apostolica per la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario il 30 dicembre 2010, Benedetto XVI ha istituito l’Autorità di informazione finanziaria (AIF), per il contrasto del riciclaggio. I pm romani motivarono così il loro parere favorevole al dissequestro nel maggio 2011: “L’AIF ha già iniziato una collaborazione con l’UIF fornendo informazioni adeguate su di un’operazione intercorsa tra IOR e istituti italiani e oggetto di attenzione”.
Peccato che, un minuto dopo essere rientrato in possesso dei suoi 23 milioni, lo IOR ha cambiato completamente atteggiamento. Tanto che in Procura non si nasconde il disappunto per quel dissequestro “sulla fiducia”. Ora si scopre che la giravolta vaticana è una scelta consapevole delle gerarchie, come spiega lo stesso ‘memo’ discusso dai cardinali Nicora e Bertone e dallo stesso Gotti Tedeschi. “L’AIF (….) ha inoltrato allo IOR alcune richieste di informazioni relative a fondi aperti presso l’Istituto, cui quest’ultimo ha corrisposto, consentendo tra l’altro lo sblocco dei fondi sequestrati dalla Procura di Roma (….) Ultimamente, tuttavia la Direzione dell’Istituto ha ritenuto di riscontrare le richieste dell’AIF – relative ad operazioni sospette o per le quali sono in corso procedimenti giudiziari – fornendo informazioni soltanto su operazioni effettuate dal primo aprile 2011 in avanti. Nel corso dell’ultimo incontro tra IOR e AlF del 19 ottobre u. s. tale posizione è stata sostenuta dall’Avv. Michele Briamonte (dello studio Grande Stevens, ndr), sulla base di un generale principio di irretroattività della legge, per il quale le misure introdotte dalla legge antiriciclaggio, (….) non possono valere che per l’avvenire”.
Questa linea interpretativa, ovviamente, ostacola enormemente il lavoro degli investigatori italiani e l’Aif ne è consapevole tanto che, come si evince dal memo, ha ribadito “il proprio diritto/dovere ad accedere a tutti i dati e le informazioni in possesso dello IOR (…) motivando tale posizione con argomentazioni attinenti alla lettera e alla ratio della legge, al rispetto degli standard internazionali cui la Santa Sede ha aderito, allo svuotamento dell’effettività della disciplina appena introdotta, al rischio di una valutazione negativa dell’organismo internazionale chiamato a esaminare il sistema Vaticano di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo”. Purtroppo l’operazione trasparenza era solo uno specchietto per le allodole. Nel frattempo il Vaticano ha spostato la sua operatività dalle banche italiane alla JP Morgan, soprattutto a Francoforte. La banca americana ha però un solo sportello (non accessibile alla clientela comune) a Milano, che è già finito, da quello che risulta al Fatto, nel mirino dell’attività ispettiva della Banca d’Italia. E così il 25 gennaio è stato pubblicato un decreto pontificio che ha ratificato tre convenzioni contro il riciclaggio. Sembra ci sia anche un articolo sull’obbligo di “adeguata verifica” prima del fatidico primo aprile. In Procura però stavolta non si fidano.
@ tutti
ma quanto fa pena la loggetta della RAI in questi giorni ? stanno li a litigare e mettersi il muso per spartirsi la torta...e pensare che si sono appena intascati il canone
ma quanto fa pena la loggetta della RAI in questi giorni ? stanno li a litigare e mettersi il muso per spartirsi la torta...e pensare che si sono appena intascati il canone
EQUITALIA MANDI GLI ISPETTORI IN PARLAMENTO
pubblicata da INFORMAZIONE LIBERA il giorno mercoledì 1 febbraio 2012 alle ore 20.02
www.cadoinpiedi.it
di Paolo Bracalini - 1 Febbraio 2012
La Guardia di Finanza si divertirebbe a spulciare nei libri contabili dei partiti, perché tutti i bilanci sono approvati da una persona, che spesso è il leader del partito, e che dunque si firma il bilancio da solo. E poi i partiti non pagano le tasse sugli immobili di proprietà
Lusi, ex tesoriere della Margherita ed oggi senatore del Partito Democratico, ha ammesso la sottrazione di 13 milioni di euro di rimborsi elettorali, e dunque di soldi pubblici, dalle casse del partito. Il partito ne ha preso le distanze, e lo ha espulso dal proprio Gruppo in Senato.
Secondo Lei, se un politico ruba denaro pubblico, avendone ampia disponibilità poiché occupa una posizione privilegiata, non dovrebbe subire la confisca dei beni, come si fa con i mafiosi?
"Se stiamo alla legge non è così, perché il tesoriere di un partito è semplicemente l'amministratore di un'associazione privata, come può esserlo il Segretario del circolo del tennis o degli amici della birra. I partiti, dal punto di vista giuridico, non hanno niente di diverso da queste associazioni culturali private, con la differenza, però, che prendono mezzo miliardo di Euro di rimborsi elettorali ogni volta che votiamo.
E' questo il problema di fondo: non essendo soggetti pubblici, i partiti non sono soggetti alle leggi che riguardano, ad esempio, gli enti pubblici, alla giurisdizione della Corte dei Conti e anche al Codice Penale che punisce i reati contro la pubblica amministrazione. Luigi Lusi, infatti, non è accusato di peculato che è un reato molto grave, punito fino a 10 anni di reclusione, ma soltanto di appropriazione indebita che è una cosa molto più lieve; solo il partito, infatti, può accusarlo di avere fatto una cosa indebita, ma non è punibile dal punto di vista penale.
Questo è il paradosso: se a sottrarre dei soldi fosse il tesoriere di un Comune si configurerebbe un reato grave contro il denaro pubblico e i soldi dei contribuenti, mentre se il tesoriere di un partito prende 13 milioni di Euro, che sono sempre soldi nostri, quello stesso reato non è configurabile, perché una volta che diamo i soldi ai partiti diventano cosa loro e ci fanno quello che gli pare. Questo è un meccanismo inquietante, distorto, che bisognerebbe correggere, ma non so quanta voglia abbiano i partiti di farlo. Non è la prima volta che emerge un fatto del genere, ma se ne parla per due giorni e poi rimane tutto come prima."
Nel suo libro "Partiti S.p.A.", edito da Ponte alle Grazie, Lei spiega che i controlli sui bilanci dei partiti sono pressoché impossibili, e che la maggior parte di essi risulta irregolare o parziale, come dimostra il documento inedito del Collegio dei revisori dei conti della Camera...
"Quasi ogni anno i partiti presentano dei bilanci che almeno nella metà dei casi hanno delle omissioni, che risultano privi di documentazione che sarebbe obbligatorio presentare, sono irregolari, dichiarano delle voci che non corrispondono a quelle che poi risultano alla tesoreria della Camera dei Deputati. Insomma, fanno dei bilanci "gruviera", pieni di buchi, di punti oscuri, ma lo fanno tranquillamente perché sanno benissimo di non rischiare niente. L'organismo che può controllare i rendiconti dei partiti, ovvero il Collegio dei Revisori dei Conti della Camera formato da 5 tributaristi nominati dai Presidenti di Camera e Senato, nella sua relazione annuale scrive sempre testualmente: 'noi non possiamo, in base alla legge, verificare la corrispondenza tra le spese dichiarate e le spese sostenute'. Questo vuol dire che se un partito dichiara di aver speso 200 mila Euro per ristrutturare la sua sede, i revisori non possono chiedere prova di questa spesa: me lo ha confermato in un'intervista per il libro uno dei tributaristi che compongono il Collegio. Dunque, non possiamo sapere se i soldi vengono spesi effettivamente come affermano i partiti, oppure se sono stati usati in un altro modo; poi ogni tanto scopriamo che i tesorieri o altri tra i pochissimi che dentro i partiti amministrano le risorse, magari hanno comprato casa in centro a Roma con i soldi del partito, che alla fine sono soldi nostri. E' un meccanismo completamente sbagliato."
Ci sono una serie di trucchi usati dai partiti per non pagare. A partire dalla creazione di Fondazioni, che ogni partito o corrente di partito possiede...
"Si, anche quello è un trucco, perché le fondazioni non fanno capo ai partiti, ma a dei singoli politici. Ce ne sono ormai una novantina di fondazioni cosiddette think tank, che fanno da base per la propaganda di un singolo deputato, di un capo corrente, sostenendosi grazie a finanziamenti e donazioni di privati. In passato, Ugo Sposetti, deputato del Pd ed ex tesoriere del Pc, aveva proposto di dare ogni anno 180 milioni di Euro dei rimborsi elettorali alle fondazioni culturali, ma è stato sommerso da una serie di proteste anche all'interno del suo partito, per cui la sua proposta, fortunatamente, non è passata.
Tuttavia, mentre i partiti hanno l'obbligo parziale di dichiarare chi li finanzia, per le fondazioni questo obbligo non c'è, quindi un politico può farsi il suo orticello di finanziatori, di lobbisti che gli danno un sacco di soldi senza che nessuno sappia chi sostiene, ad esempio, la fondazione di D'Alema, quella di Cicchitto, quella di Quagliarello o quella di Gianfranco Fini. Spesso bisogna aspettare le inchieste della Magistratura per sapere che, ad esempio, la Fondazione Italianieuropei, che fa capo a Massimo d'Alema, aveva una parte degli stessi finanziatori della fondazione "Fare metropoli" di Filippo Penati, coinvolto in una vicenda piuttosto grave di tangenti. Ci vorrebbe un po' di trasparenza."
In questi giorni il fisco sta attenzionando esercizi commerciali, imprese, conti correnti. Non sarebbe utile, alla luce di quanto emerge, mandare gli ispettori anche in Parlamento?
"Sarebbe molto utile, perché secondo me ne scoprirebbero veramente tante. Un esempio: i cittadini sono costretti a pagare la nuova tassa sugli immobili, l'Imu, mentre i partiti, che pure ne possiedono moltissimi, non solo non pagano alcuna tassa sugli immobili che hanno, ma in più riescono, con dei trucchi contabili, a mettere nei bilanci un valore catastale di questi immobili che è di 10 o più volte inferiore rispetto al valore reale, per avere delle rendite catastali più basse. Secondo me la Guardia di Finanza si divertirebbe a spulciare nei libri contabili dei partiti, perché tutti i bilanci sono sostanzialmente approvati da una persona, che spesso è il leader del partito, che dunque si firma il bilancio da solo, se lo approva senza un verbale, senza un'assemblea che discuta su come sono stati usati i soldi, come dovrebbe essere in un'associazione.
Possiamo immaginare che tipo di trasparenza ci possa essere in un organismo che approva un bilancio spesso di svariati milioni di Euro con la firma di una sola persona. E' una situazione veramente incredibile."
pubblicata da INFORMAZIONE LIBERA il giorno mercoledì 1 febbraio 2012 alle ore 20.02
www.cadoinpiedi.it
di Paolo Bracalini - 1 Febbraio 2012
La Guardia di Finanza si divertirebbe a spulciare nei libri contabili dei partiti, perché tutti i bilanci sono approvati da una persona, che spesso è il leader del partito, e che dunque si firma il bilancio da solo. E poi i partiti non pagano le tasse sugli immobili di proprietà
Lusi, ex tesoriere della Margherita ed oggi senatore del Partito Democratico, ha ammesso la sottrazione di 13 milioni di euro di rimborsi elettorali, e dunque di soldi pubblici, dalle casse del partito. Il partito ne ha preso le distanze, e lo ha espulso dal proprio Gruppo in Senato.
Secondo Lei, se un politico ruba denaro pubblico, avendone ampia disponibilità poiché occupa una posizione privilegiata, non dovrebbe subire la confisca dei beni, come si fa con i mafiosi?
"Se stiamo alla legge non è così, perché il tesoriere di un partito è semplicemente l'amministratore di un'associazione privata, come può esserlo il Segretario del circolo del tennis o degli amici della birra. I partiti, dal punto di vista giuridico, non hanno niente di diverso da queste associazioni culturali private, con la differenza, però, che prendono mezzo miliardo di Euro di rimborsi elettorali ogni volta che votiamo.
E' questo il problema di fondo: non essendo soggetti pubblici, i partiti non sono soggetti alle leggi che riguardano, ad esempio, gli enti pubblici, alla giurisdizione della Corte dei Conti e anche al Codice Penale che punisce i reati contro la pubblica amministrazione. Luigi Lusi, infatti, non è accusato di peculato che è un reato molto grave, punito fino a 10 anni di reclusione, ma soltanto di appropriazione indebita che è una cosa molto più lieve; solo il partito, infatti, può accusarlo di avere fatto una cosa indebita, ma non è punibile dal punto di vista penale.
Questo è il paradosso: se a sottrarre dei soldi fosse il tesoriere di un Comune si configurerebbe un reato grave contro il denaro pubblico e i soldi dei contribuenti, mentre se il tesoriere di un partito prende 13 milioni di Euro, che sono sempre soldi nostri, quello stesso reato non è configurabile, perché una volta che diamo i soldi ai partiti diventano cosa loro e ci fanno quello che gli pare. Questo è un meccanismo inquietante, distorto, che bisognerebbe correggere, ma non so quanta voglia abbiano i partiti di farlo. Non è la prima volta che emerge un fatto del genere, ma se ne parla per due giorni e poi rimane tutto come prima."
Nel suo libro "Partiti S.p.A.", edito da Ponte alle Grazie, Lei spiega che i controlli sui bilanci dei partiti sono pressoché impossibili, e che la maggior parte di essi risulta irregolare o parziale, come dimostra il documento inedito del Collegio dei revisori dei conti della Camera...
"Quasi ogni anno i partiti presentano dei bilanci che almeno nella metà dei casi hanno delle omissioni, che risultano privi di documentazione che sarebbe obbligatorio presentare, sono irregolari, dichiarano delle voci che non corrispondono a quelle che poi risultano alla tesoreria della Camera dei Deputati. Insomma, fanno dei bilanci "gruviera", pieni di buchi, di punti oscuri, ma lo fanno tranquillamente perché sanno benissimo di non rischiare niente. L'organismo che può controllare i rendiconti dei partiti, ovvero il Collegio dei Revisori dei Conti della Camera formato da 5 tributaristi nominati dai Presidenti di Camera e Senato, nella sua relazione annuale scrive sempre testualmente: 'noi non possiamo, in base alla legge, verificare la corrispondenza tra le spese dichiarate e le spese sostenute'. Questo vuol dire che se un partito dichiara di aver speso 200 mila Euro per ristrutturare la sua sede, i revisori non possono chiedere prova di questa spesa: me lo ha confermato in un'intervista per il libro uno dei tributaristi che compongono il Collegio. Dunque, non possiamo sapere se i soldi vengono spesi effettivamente come affermano i partiti, oppure se sono stati usati in un altro modo; poi ogni tanto scopriamo che i tesorieri o altri tra i pochissimi che dentro i partiti amministrano le risorse, magari hanno comprato casa in centro a Roma con i soldi del partito, che alla fine sono soldi nostri. E' un meccanismo completamente sbagliato."
Ci sono una serie di trucchi usati dai partiti per non pagare. A partire dalla creazione di Fondazioni, che ogni partito o corrente di partito possiede...
"Si, anche quello è un trucco, perché le fondazioni non fanno capo ai partiti, ma a dei singoli politici. Ce ne sono ormai una novantina di fondazioni cosiddette think tank, che fanno da base per la propaganda di un singolo deputato, di un capo corrente, sostenendosi grazie a finanziamenti e donazioni di privati. In passato, Ugo Sposetti, deputato del Pd ed ex tesoriere del Pc, aveva proposto di dare ogni anno 180 milioni di Euro dei rimborsi elettorali alle fondazioni culturali, ma è stato sommerso da una serie di proteste anche all'interno del suo partito, per cui la sua proposta, fortunatamente, non è passata.
Tuttavia, mentre i partiti hanno l'obbligo parziale di dichiarare chi li finanzia, per le fondazioni questo obbligo non c'è, quindi un politico può farsi il suo orticello di finanziatori, di lobbisti che gli danno un sacco di soldi senza che nessuno sappia chi sostiene, ad esempio, la fondazione di D'Alema, quella di Cicchitto, quella di Quagliarello o quella di Gianfranco Fini. Spesso bisogna aspettare le inchieste della Magistratura per sapere che, ad esempio, la Fondazione Italianieuropei, che fa capo a Massimo d'Alema, aveva una parte degli stessi finanziatori della fondazione "Fare metropoli" di Filippo Penati, coinvolto in una vicenda piuttosto grave di tangenti. Ci vorrebbe un po' di trasparenza."
In questi giorni il fisco sta attenzionando esercizi commerciali, imprese, conti correnti. Non sarebbe utile, alla luce di quanto emerge, mandare gli ispettori anche in Parlamento?
"Sarebbe molto utile, perché secondo me ne scoprirebbero veramente tante. Un esempio: i cittadini sono costretti a pagare la nuova tassa sugli immobili, l'Imu, mentre i partiti, che pure ne possiedono moltissimi, non solo non pagano alcuna tassa sugli immobili che hanno, ma in più riescono, con dei trucchi contabili, a mettere nei bilanci un valore catastale di questi immobili che è di 10 o più volte inferiore rispetto al valore reale, per avere delle rendite catastali più basse. Secondo me la Guardia di Finanza si divertirebbe a spulciare nei libri contabili dei partiti, perché tutti i bilanci sono sostanzialmente approvati da una persona, che spesso è il leader del partito, che dunque si firma il bilancio da solo, se lo approva senza un verbale, senza un'assemblea che discuta su come sono stati usati i soldi, come dovrebbe essere in un'associazione.
Possiamo immaginare che tipo di trasparenza ci possa essere in un organismo che approva un bilancio spesso di svariati milioni di Euro con la firma di una sola persona. E' una situazione veramente incredibile."
i rimborsi (ma anche gli stipendi) sono impressionanti... e sono solo per una regione
Abolire i vitalizi non so... vuol dire che praticamente se divento parlamentare mi danno lo stipendio ma non maturerei gli anni per la pensione?