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Subject: [POLITICA]
eh sai... l'italia è un bocconcino appetitoso... bisogna difendersi bene...
EX-PARTITI MANGIASOLDI. La Repubblica ha ricostruito, tassello dopo tassello, questo flusso di denaro e il mosaico che ne scaturisce è a dir poco inquietante.
I casi più eclatanti sono quelli di Alleanza nazionale e Forza Italia, dei Ds e della Margherita (il cui caso continua a far discutere). Nella lista, ci sono però anche vecchie coalizioni. E i fondi che fine fanno? Vediamo nel dettaglio i casi di sei ex formazioni politiche.
Alleanza Nazionale (An)
Il partito guidato una volta dall'attuale presidente della Camera Gianfranco Fini ufficialmente chiuse i battenti nel marzo 2009, ma già alle politiche del 2008 i suoi esponenti corsero insieme a Forza Italia nella lista unica del Popolo della Libertà (Pdl).
Ciononostante, nelle casse di An continuarono a confluire i rimborsi delle elezioni politiche del 2006, delle regionali del 2005 e delle europee del 2004.
Il partito incamerò 22.251.447 euro nel 2008, 15.827.454 euro nel 2009, 12.765.159 nel 2010 (somma dell'ultima rata delle politiche e del rimborso per le elezioni in Molise), e 27.069 euro nel 2011 (per il Molise).
Nell'ultimo bilancio presente alla Camera, quello del 2010, il patrimonio netto di An supera gli 83 milioni di euro, mentre l'avanzo è di 6.683.294 euro. Un patrimonio tuttora conteso da Pdl e Futuro e Libertà.
Forza Italia
Nel 2008, il partito plasmato da Silvio Berlusconi incassò più di tutti in termini di finanziamento pubblico nonostante il Cavaliere ne avesse decretato la fine nel novembre 2007 a piazza San Babila a Milano.
Alle elezioni di quell'anno si presentò la lista del Pdl, eppure Forza Italia incassò oltre 42 milioni di euro grazie alle politiche e alle regionali del 2006 e del 2005.
Altri 30 milioni di euro entrarono nel 2009, 25 un anno più tardi. Nel 2011, il rimborso per le elezioni in Molise ammontò a 59.358 euro.
Quando nel bilancio del 2010 Forza Italia segnò un rosso di oltre 6 milioni di euro, Sandro Bondi spiegò che il partito era intervenuto «a sostegno dell'attività del Pdl da un punto di vista organizzativo e operativo tramite la messa a disposizione di diverse strutture periferiche e di proprie strutture centrali».
Democratici di sinistra (Ds)
Il partito chiuse il 14 ottobre 2007, in contemporanea con la nascita del Partito democratico (Pd).
Pur non partecipando più ad alcuna elezione, esattamente come An e Forza Italia, continuò a ricevere i rimborsi delle politiche 2006 (solo per il Senato, alla Camera i Ds correvano nell'Ulivo), e delle regionali del 2005.
Gli introiti furono di 11.729.880 di euro nel 2008, 11.104.087 nel 2009, 9.446.375 euro nel 2010. Come per gli altri partiti elencati, nel 2011, entrò l'ultimo rimborso per il Molise pari a 32.605 euro.
Si tratta di denaro mai confluito nelle casse del Pd. I Ds, nel bilancio 2010, conteggiarono un avanzo di 5 milioni e 588 mila euro: in quell'anno, quando il partito aveva già chiuso i battenti, ricevettero 9 milioni e 515 mila euro di contributi da persone fisiche e altri 9 milioni e mezzo sotto la non meglio precisata voce «Altri».
La Margherita
Al pari dei Ds, la Margherita chiuse ufficialmente nell'ottobre del 2007, tuttavia - come rivelato dall'inchiesta della procura di Roma sull'ex tesoriere Luigi Lusi - continuò a incamerare finanziamenti.
Nel 2008 incassò più di 8 milioni di euro in rimborsi per le politiche del 2006 in Senato e per le regionali del 2005. Nel 2009, furono 7 milioni e 443 mila; nel 2010, 6.082.190, mentre la consultazione in Molise portò nel 2011 rimborsi per 37.163 euro.
Nel bilancio 2010, la cifra alla voce «Proventi» è di 14.882.090 euro, quella degli oneri di gestione di 14.474.277 euro. La voce «Avanzo finale», sopra cui è leggibile la firma di Lusi, segna 976.676 euro.
Lusi spiegò che nell'anno contabile 2010 la Margherita «ha perseguito nell'attività di supporto del Pd per il rinnovo dei consigli regionali e le altre elezioni amministrative che si sono svolte», ricevendo dal Pd 3 milioni di euro per l'affitto della sede di Sant'Andrea delle Fratte.
Uniti nell'Ulivo
Uniti nell'Ulivo, la coalizione di Ds e Margherita alle elezioni del 2006, chiuse i battenti dopo la caduta del governo Prodi. Ciononostante, continuò a ricevere soldi pubblici dal 2008 in poi.
Nel 2008 incamerò più di 23 milioni di euro in rimborsi per le politiche del 2006, per le europee del 2004 e le regionali del 2005. Nel 2009 i milioni furono 14, 15 nel 2010.
Denaro finito ai reduci di Ds e Margherita. All'ultima assemblea, nel giugno 2011, il rendiconto venne firmato dai tesorieri Luigi Lusi e Ugo Sposetti, che diedero conto anche dell'inizio delle operazioni di chiusura dell'associazione, visto che gli ultimi rimborsi erano stati ricevuti un anno prima.
Parte dei soldi finì all'Unione, la coalizione del centrosinistra: 1 milione e 500 mila euro nel 2008, 641.707 euro nel 2009 e 695.449 nel 2010.
La Sinistra - l'Arcobaleno
Riunì Rifondazione comunista, il partito dei Comunisti italiani, la Federazione dei verdi e Sinistra democratica in vista delle elezioni 2008. A quella consultazione, guidata da Fausto Bertinotti, la coalizione si presentò senza alcuna alleanza.
Il Pd di Walter Veltroni evitò l'apparentamento. Così prese solo il 3% e per la prima volta dalla famosa scissione dopo il cambio di nome del Pci, la sinistra radicale venne esclusa dalla Camera e dal Senato non eleggendo neanche un parlamentare.
Subito dopo, i partiti che formavano la lista andarono ognuno per la sua strada. Incassando però 1.914.428 euro nel 2008, 1.668.569 euro nel 2009, 1.794.742 euro nel 2010 e 1.730.152 euro nel 2011.
L'associazione, con sede a Roma in via Napoleone Terzo 28, chiuse il bilancio 2010 con un avanzo di 696.594 euro.
I casi più eclatanti sono quelli di Alleanza nazionale e Forza Italia, dei Ds e della Margherita (il cui caso continua a far discutere). Nella lista, ci sono però anche vecchie coalizioni. E i fondi che fine fanno? Vediamo nel dettaglio i casi di sei ex formazioni politiche.
Alleanza Nazionale (An)
Il partito guidato una volta dall'attuale presidente della Camera Gianfranco Fini ufficialmente chiuse i battenti nel marzo 2009, ma già alle politiche del 2008 i suoi esponenti corsero insieme a Forza Italia nella lista unica del Popolo della Libertà (Pdl).
Ciononostante, nelle casse di An continuarono a confluire i rimborsi delle elezioni politiche del 2006, delle regionali del 2005 e delle europee del 2004.
Il partito incamerò 22.251.447 euro nel 2008, 15.827.454 euro nel 2009, 12.765.159 nel 2010 (somma dell'ultima rata delle politiche e del rimborso per le elezioni in Molise), e 27.069 euro nel 2011 (per il Molise).
Nell'ultimo bilancio presente alla Camera, quello del 2010, il patrimonio netto di An supera gli 83 milioni di euro, mentre l'avanzo è di 6.683.294 euro. Un patrimonio tuttora conteso da Pdl e Futuro e Libertà.
Forza Italia
Nel 2008, il partito plasmato da Silvio Berlusconi incassò più di tutti in termini di finanziamento pubblico nonostante il Cavaliere ne avesse decretato la fine nel novembre 2007 a piazza San Babila a Milano.
Alle elezioni di quell'anno si presentò la lista del Pdl, eppure Forza Italia incassò oltre 42 milioni di euro grazie alle politiche e alle regionali del 2006 e del 2005.
Altri 30 milioni di euro entrarono nel 2009, 25 un anno più tardi. Nel 2011, il rimborso per le elezioni in Molise ammontò a 59.358 euro.
Quando nel bilancio del 2010 Forza Italia segnò un rosso di oltre 6 milioni di euro, Sandro Bondi spiegò che il partito era intervenuto «a sostegno dell'attività del Pdl da un punto di vista organizzativo e operativo tramite la messa a disposizione di diverse strutture periferiche e di proprie strutture centrali».
Democratici di sinistra (Ds)
Il partito chiuse il 14 ottobre 2007, in contemporanea con la nascita del Partito democratico (Pd).
Pur non partecipando più ad alcuna elezione, esattamente come An e Forza Italia, continuò a ricevere i rimborsi delle politiche 2006 (solo per il Senato, alla Camera i Ds correvano nell'Ulivo), e delle regionali del 2005.
Gli introiti furono di 11.729.880 di euro nel 2008, 11.104.087 nel 2009, 9.446.375 euro nel 2010. Come per gli altri partiti elencati, nel 2011, entrò l'ultimo rimborso per il Molise pari a 32.605 euro.
Si tratta di denaro mai confluito nelle casse del Pd. I Ds, nel bilancio 2010, conteggiarono un avanzo di 5 milioni e 588 mila euro: in quell'anno, quando il partito aveva già chiuso i battenti, ricevettero 9 milioni e 515 mila euro di contributi da persone fisiche e altri 9 milioni e mezzo sotto la non meglio precisata voce «Altri».
La Margherita
Al pari dei Ds, la Margherita chiuse ufficialmente nell'ottobre del 2007, tuttavia - come rivelato dall'inchiesta della procura di Roma sull'ex tesoriere Luigi Lusi - continuò a incamerare finanziamenti.
Nel 2008 incassò più di 8 milioni di euro in rimborsi per le politiche del 2006 in Senato e per le regionali del 2005. Nel 2009, furono 7 milioni e 443 mila; nel 2010, 6.082.190, mentre la consultazione in Molise portò nel 2011 rimborsi per 37.163 euro.
Nel bilancio 2010, la cifra alla voce «Proventi» è di 14.882.090 euro, quella degli oneri di gestione di 14.474.277 euro. La voce «Avanzo finale», sopra cui è leggibile la firma di Lusi, segna 976.676 euro.
Lusi spiegò che nell'anno contabile 2010 la Margherita «ha perseguito nell'attività di supporto del Pd per il rinnovo dei consigli regionali e le altre elezioni amministrative che si sono svolte», ricevendo dal Pd 3 milioni di euro per l'affitto della sede di Sant'Andrea delle Fratte.
Uniti nell'Ulivo
Uniti nell'Ulivo, la coalizione di Ds e Margherita alle elezioni del 2006, chiuse i battenti dopo la caduta del governo Prodi. Ciononostante, continuò a ricevere soldi pubblici dal 2008 in poi.
Nel 2008 incamerò più di 23 milioni di euro in rimborsi per le politiche del 2006, per le europee del 2004 e le regionali del 2005. Nel 2009 i milioni furono 14, 15 nel 2010.
Denaro finito ai reduci di Ds e Margherita. All'ultima assemblea, nel giugno 2011, il rendiconto venne firmato dai tesorieri Luigi Lusi e Ugo Sposetti, che diedero conto anche dell'inizio delle operazioni di chiusura dell'associazione, visto che gli ultimi rimborsi erano stati ricevuti un anno prima.
Parte dei soldi finì all'Unione, la coalizione del centrosinistra: 1 milione e 500 mila euro nel 2008, 641.707 euro nel 2009 e 695.449 nel 2010.
La Sinistra - l'Arcobaleno
Riunì Rifondazione comunista, il partito dei Comunisti italiani, la Federazione dei verdi e Sinistra democratica in vista delle elezioni 2008. A quella consultazione, guidata da Fausto Bertinotti, la coalizione si presentò senza alcuna alleanza.
Il Pd di Walter Veltroni evitò l'apparentamento. Così prese solo il 3% e per la prima volta dalla famosa scissione dopo il cambio di nome del Pci, la sinistra radicale venne esclusa dalla Camera e dal Senato non eleggendo neanche un parlamentare.
Subito dopo, i partiti che formavano la lista andarono ognuno per la sua strada. Incassando però 1.914.428 euro nel 2008, 1.668.569 euro nel 2009, 1.794.742 euro nel 2010 e 1.730.152 euro nel 2011.
L'associazione, con sede a Roma in via Napoleone Terzo 28, chiuse il bilancio 2010 con un avanzo di 696.594 euro.
Grecia, video preso su facee dal movimento dei forconi , lo metto proprio perche in settimana ho parlato con una coppia di ragazzi greci ,mi ha detto che la situazione è incredibile, mi raccontava che nei negozi prima non c erano le saracinesche , sono comparse da poco , la gente non ha piu soldi ....
qui
(edited)
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UN VERO professionista se è bravo si deve far pagare. "Faccio politica che avevo trent'anni. Sono efficiente, creativo, disponibile all'ascolto, prudente quando serve ma testardo e controcorrente quando è necessario. Penso al bene comune ventiquattro ore al giorno e non bado alla popolarità. Non rubo, non sono sleale, non mi faccio corrompere. Io produco opere, e le accompagno con le parole, con il sentimento. Non sono un mediocre. E la mia fatica va ripagata. Di professionisti capaci non ne vedo in giro. Le apparirò presuntuoso, invece sono soltanto consapevole della mia forza, delle mie capacità". Nicola Cristaldi è sindaco di Mazara del Vallo. Ha appena ritoccato del 30 per cento la sua indennità di sindaco. "L'ho restituita al suo antico ma modesto splendore. Lo sforamento del patto di stabilità aveva provocato una decurtazione del compenso. Il raggiungimento dei parametri vitali mi ha permesso di rivederlo integro, per quanto piccino". Sono 4817 euro al mese, non proprio uno stipendio da fame.
"Ancora troppo pochi, ancora niente per quello che faccio, per il lavoro che produco, per i sacrifici e lo stress di una vita di corsa". Missino di fede, Cristaldi ha soggiornato in tutti i palazzi del potere. Consigliere comunale della sua città, poi deputato regionale, presidente dell'Assemblea siciliana. "Grande stagione, grandissime soddisfazioni e tanto lavoro, tante emozioni". Le emozioni valgono un altro bonus. Lei prende ulteriori 3500 euro come vitalizio regionale. "Molti di più dovrei averne. Sono stato presidente dell'Assemblea, ho versato i miei contributi. Ah dimenticavo di dirle che sono stato anche sindaco di Calatafimi. Dieci anni". Pochi contributi. "Tanti contributi. Con la Regione sarò sempre in credito. Faccio una proposta: restituisco il vitalizio a patto che mi vengano stornati i soldi destinati alla previdenza. Ci guadagnerei parecchio".
Cristaldi ha varie passioni. Ai baffi aggiunge quella per Federico II. Alla storia dei normanni coniuga poi l'amore per le moto. Possiede una Guzzi 125 Scrambler, una 850 Le Mans, una 750 Nevada. Poi le auto d'epoca: una Mercedes del 1959, una Triumph del 1969. "Mi piace vivere. Il mio conto in banca è sistematicamente in rosso. E la cosa mi provoca felicità, energia". Guadagna molto, ma spende molto. "Guadagno molto?". I suoi ex colleghi parlamentari si sono incamminati verso una vita di castità e di privazioni. "Perché sono degli ignavi, degli incapaci, dei populisti. Non hanno ambizione, non hanno personalità, non hanno competenze. Sono dei nulla. E i nulla si rifugiano nell'ombra. Io invece non devo temere alcunché. Sono bravo di mio, come le ho detto". A dicembre se l'è filata da Montecitorio per agguantare il secondo vitalizio, quello da deputato: altri 5839 euro mensili. "Agguantare? Sono andato via perché una sentenza della Corte costituzionale lo imponeva. Dovevo optare ed ho optato per il municipio di Mazara. Il secondo vitalizio è mio e me lo tengo ben stretto". Indennità, più vitalizio regionale, più vitalizio nazionale. "Troppo pochi soldi, ancora troppo pochi. Tu vuoi che governi e lo faccia bene? E allora paga".
movimento dei forconi(estratto da repubblica)
"Ancora troppo pochi, ancora niente per quello che faccio, per il lavoro che produco, per i sacrifici e lo stress di una vita di corsa". Missino di fede, Cristaldi ha soggiornato in tutti i palazzi del potere. Consigliere comunale della sua città, poi deputato regionale, presidente dell'Assemblea siciliana. "Grande stagione, grandissime soddisfazioni e tanto lavoro, tante emozioni". Le emozioni valgono un altro bonus. Lei prende ulteriori 3500 euro come vitalizio regionale. "Molti di più dovrei averne. Sono stato presidente dell'Assemblea, ho versato i miei contributi. Ah dimenticavo di dirle che sono stato anche sindaco di Calatafimi. Dieci anni". Pochi contributi. "Tanti contributi. Con la Regione sarò sempre in credito. Faccio una proposta: restituisco il vitalizio a patto che mi vengano stornati i soldi destinati alla previdenza. Ci guadagnerei parecchio".
Cristaldi ha varie passioni. Ai baffi aggiunge quella per Federico II. Alla storia dei normanni coniuga poi l'amore per le moto. Possiede una Guzzi 125 Scrambler, una 850 Le Mans, una 750 Nevada. Poi le auto d'epoca: una Mercedes del 1959, una Triumph del 1969. "Mi piace vivere. Il mio conto in banca è sistematicamente in rosso. E la cosa mi provoca felicità, energia". Guadagna molto, ma spende molto. "Guadagno molto?". I suoi ex colleghi parlamentari si sono incamminati verso una vita di castità e di privazioni. "Perché sono degli ignavi, degli incapaci, dei populisti. Non hanno ambizione, non hanno personalità, non hanno competenze. Sono dei nulla. E i nulla si rifugiano nell'ombra. Io invece non devo temere alcunché. Sono bravo di mio, come le ho detto". A dicembre se l'è filata da Montecitorio per agguantare il secondo vitalizio, quello da deputato: altri 5839 euro mensili. "Agguantare? Sono andato via perché una sentenza della Corte costituzionale lo imponeva. Dovevo optare ed ho optato per il municipio di Mazara. Il secondo vitalizio è mio e me lo tengo ben stretto". Indennità, più vitalizio regionale, più vitalizio nazionale. "Troppo pochi soldi, ancora troppo pochi. Tu vuoi che governi e lo faccia bene? E allora paga".
movimento dei forconi(estratto da repubblica)
molto esaustivo nello spalare sterco sull'italia, ma non credo che un turista si chieda tutto questo :P
(edited)
(edited)
bhe, magari a lui non interessa l'esito degli italiani... 13/20 miliardi per me stavano meglio nelle casse dello stato. Mezza manovra in meno.
poi il posto fisso fa schifo a tutti, tranne chi ce l'ha e chi lo vorrebbe........
e sapere che i bimbi dei ministri a tempo molto indeterminato mi infastidisce parecchio, dopo avere sentito tutte le prediche possibili
almeno stessero in silezio su certi argomenti
almeno stessero in silezio su certi argomenti
immagine che gira su facebook
...
sono scandalizzato
(edited)
...
sono scandalizzato
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Protezione agli italiani poi è la cosa più bella ))
protezione agli italiani credo si intenda protezionisimo, presumo commerciale
ormai è anacronistico........ ma ora che nazioni senza diritti umani ci stanno letteralmente MANGIANDO......... lo rimpiango come il pane
ormai è anacronistico........ ma ora che nazioni senza diritti umani ci stanno letteralmente MANGIANDO......... lo rimpiango come il pane
La mamma degli idioti è sempre incinta
come la mamma dei non idioti!!!
una cosa è sicura, quando c'era "l'idiota" non c'erano 935 infami da far diventare ricchi, famosi e che prendevano per il culo gli italiani...
come la mamma dei non idioti!!!
una cosa è sicura, quando c'era "l'idiota" non c'erano 935 infami da far diventare ricchi, famosi e che prendevano per il culo gli italiani...
Elenco immobili di Bersani: ne ha per un miliardo di euro
I partiti, anche quelli che non esistono più, hanno moltissime case. Chi è il più ricco? Il segretario dei democratici
Elenco immobili di Bersani: ne ha per un miliardo di euro
liberoquotidiano.it
Forse non lo sanno nemmeno loro, ma al catasto non hanno dubbi. La più grande immobiliare di Italia è quella della politica. E il palazzinaro per eccellenza di Palazzo è Pierluigi Bersani. Incrociando come dovrebbe Attilio Befera i dati dei registri delle Camere di commercio con quelli di Sister dell’Agenzia del Territorio, Libero è stato in grado di disegnare la prima vera e completa mappa immobiliare della politica italiana. I partiti politici, le loro organizzazioni territoriali, i circoli, le società immobiliari controllate direttamente e indirettamente hanno in mano oggi 3.805 fabbricati sparsi in tutta Italia e 928 terreni. Le loro rendite catastali, agrarie e dominicali sommate ammontano a circa 2,8 milioni di euro, che ai fini della nuova Imu di Mario Monti indicherebbero un valore fiscale di circa 500 milioni di euro. In media per avere un valore reale di mercato bisognerebbe più che raddoppiare questa cifra, arrivando quindi a circa 1,2 miliardi di euro. Di questa somma l’80% circa riguarda proprietà immobiliari che risultano ancora in capo alle forze politiche in cui pianta le sue radici il Pd. Significa che sparso ovunque e gelosamente custodito in forzieri, fondazioni e strutture territoriali, Bersani può contare su un patrimonio immobiliare che vale quasi un miliardo di euro in caso di valorizzazione. Gran parte è intestato ancora al Partito democratico della sinistra e alle sue strutture territoriali (unità di base, federazioni regionali, comunali e territoriali di varia natura), nonché alle immobiliari che risultano ancora di sua proprietà. Solo nell’area Pci-Pds-Ds-Margherita-Ppi-Pd sono 831 i diversi codici fiscali che risultano intestatari di fabbricati.
Vecchie sezioni - Fra questi ci sono sicuramente le sezioni del vecchio pci, che risulta ancora intestatario al catasto di ben 178 fabbricati e 15 terreni. Ma vedendo numeri di vani e caratteristiche di ciascun immobile, è difficile che proprietà accatastate come abitazioni di 12 o 14 vani o uffici di metrature ancora più ampie possano corrispondere al classico identikit delle vecchie sezioni territoriali. I democratici di sinistra controllano gran parte del patrimonio immobiliare attraverso le nuove fondazioni che ha costituito con pazienza il tesoriere Ugo Sposetti. Particolarmente ricche quelle umbre e quella di Livorno. Fra Pds, Pd, Ds e vecchio Pci sono ben più di 3 mila i fabbricati di proprietà. E non è manco detto che ci sia una mappatura completa, e che le varie federazioni di sigle ormai in disarmo ne abbiano l’esatto controllo. Non è escluso che qualche vecchio amministratore locale non ne abbia nemmeno fatta menzione al partito. La mappa immobiliare è comunque l’unica che rende in qualche modo tangibile il fantasma più classico di ogni partito politico: quello del bilancio consolidato. Per capire quanti soldi sono girati e girano, e quale è la forza economica bisognerebbe infatti mettere insieme i conti nazionali che vengono resi pubblici con i rendiconti delle centinaia di strutture territoriali che invece sono nascosti.
Forza economica - L’emergere di tante proprietà immobiliari fa comprendere meglio di ogni altra cosa come il Pd sia il partito che ha alle sue spalle la forza economica più impressionante della politica. L’unica cosa che non si capisce è come gli amministratori locali di Bersani continuino ad impiegare fondi che il partito gira alle strutture territoriali nell’acquisto di nuovi immobili. A Genova, dove non mancano certo proprietà delle varie sigle che stanno alle spalle del Pd, è stato comprato un appartamento da 5 vani nel 2010. A Crespino, in provincia di Rovigo, quattro fabbricati. A Montecchio, provincia di Reggio Emilia, acquistati nell’aprile 2011 addirittura due terreni erbosi. Acquistati immobili e terreni nel piacentino. Così nello spezzino, dove esisteva una celebre immobiliare del pds. Sarà forse un buon investimento in momento di crisi, perché certo il mattone dà più soddisfazione e sicurezza dei fondi in Tanzania. Resta difficile comprendere perché nella sinistra italiana faccia tanto ribrezzo potere prendere una sede di partito o un ufficio per i propri dirigenti in banale affitto come accade a molte altre forze politiche.
Il papa laico - Re Bersani a parte, dalla banca dati della Agenzia del Territorio emergono molte sorprese: tutti i partiti ufficialmente morti e sepolti hanno ancora appartamenti e perfino palazzine di un certo valore. Dalla Dc al partito socialista. Ne posseggono anche partiti che certo non hanno invaso le cronache politiche, come quello del Papa laico o quello dell’armonia. Ma la sorpresa delle sorprese viene dal partito nazionale fascista, che non solo è morto, ma è stato sciolto per legge. Tutti i suoi beni sono passati al demanio pubblico, ma l’operazione non è riuscita per quattro fabbricati e due terreni. Uno di questi risulta ancora di proprietà del Pnf e dato un uso ad Anagni, nel frusinate, al Fondo edifici di culto del ministero dell’Economia.
I partiti, anche quelli che non esistono più, hanno moltissime case. Chi è il più ricco? Il segretario dei democratici
Elenco immobili di Bersani: ne ha per un miliardo di euro
liberoquotidiano.it
Forse non lo sanno nemmeno loro, ma al catasto non hanno dubbi. La più grande immobiliare di Italia è quella della politica. E il palazzinaro per eccellenza di Palazzo è Pierluigi Bersani. Incrociando come dovrebbe Attilio Befera i dati dei registri delle Camere di commercio con quelli di Sister dell’Agenzia del Territorio, Libero è stato in grado di disegnare la prima vera e completa mappa immobiliare della politica italiana. I partiti politici, le loro organizzazioni territoriali, i circoli, le società immobiliari controllate direttamente e indirettamente hanno in mano oggi 3.805 fabbricati sparsi in tutta Italia e 928 terreni. Le loro rendite catastali, agrarie e dominicali sommate ammontano a circa 2,8 milioni di euro, che ai fini della nuova Imu di Mario Monti indicherebbero un valore fiscale di circa 500 milioni di euro. In media per avere un valore reale di mercato bisognerebbe più che raddoppiare questa cifra, arrivando quindi a circa 1,2 miliardi di euro. Di questa somma l’80% circa riguarda proprietà immobiliari che risultano ancora in capo alle forze politiche in cui pianta le sue radici il Pd. Significa che sparso ovunque e gelosamente custodito in forzieri, fondazioni e strutture territoriali, Bersani può contare su un patrimonio immobiliare che vale quasi un miliardo di euro in caso di valorizzazione. Gran parte è intestato ancora al Partito democratico della sinistra e alle sue strutture territoriali (unità di base, federazioni regionali, comunali e territoriali di varia natura), nonché alle immobiliari che risultano ancora di sua proprietà. Solo nell’area Pci-Pds-Ds-Margherita-Ppi-Pd sono 831 i diversi codici fiscali che risultano intestatari di fabbricati.
Vecchie sezioni - Fra questi ci sono sicuramente le sezioni del vecchio pci, che risulta ancora intestatario al catasto di ben 178 fabbricati e 15 terreni. Ma vedendo numeri di vani e caratteristiche di ciascun immobile, è difficile che proprietà accatastate come abitazioni di 12 o 14 vani o uffici di metrature ancora più ampie possano corrispondere al classico identikit delle vecchie sezioni territoriali. I democratici di sinistra controllano gran parte del patrimonio immobiliare attraverso le nuove fondazioni che ha costituito con pazienza il tesoriere Ugo Sposetti. Particolarmente ricche quelle umbre e quella di Livorno. Fra Pds, Pd, Ds e vecchio Pci sono ben più di 3 mila i fabbricati di proprietà. E non è manco detto che ci sia una mappatura completa, e che le varie federazioni di sigle ormai in disarmo ne abbiano l’esatto controllo. Non è escluso che qualche vecchio amministratore locale non ne abbia nemmeno fatta menzione al partito. La mappa immobiliare è comunque l’unica che rende in qualche modo tangibile il fantasma più classico di ogni partito politico: quello del bilancio consolidato. Per capire quanti soldi sono girati e girano, e quale è la forza economica bisognerebbe infatti mettere insieme i conti nazionali che vengono resi pubblici con i rendiconti delle centinaia di strutture territoriali che invece sono nascosti.
Forza economica - L’emergere di tante proprietà immobiliari fa comprendere meglio di ogni altra cosa come il Pd sia il partito che ha alle sue spalle la forza economica più impressionante della politica. L’unica cosa che non si capisce è come gli amministratori locali di Bersani continuino ad impiegare fondi che il partito gira alle strutture territoriali nell’acquisto di nuovi immobili. A Genova, dove non mancano certo proprietà delle varie sigle che stanno alle spalle del Pd, è stato comprato un appartamento da 5 vani nel 2010. A Crespino, in provincia di Rovigo, quattro fabbricati. A Montecchio, provincia di Reggio Emilia, acquistati nell’aprile 2011 addirittura due terreni erbosi. Acquistati immobili e terreni nel piacentino. Così nello spezzino, dove esisteva una celebre immobiliare del pds. Sarà forse un buon investimento in momento di crisi, perché certo il mattone dà più soddisfazione e sicurezza dei fondi in Tanzania. Resta difficile comprendere perché nella sinistra italiana faccia tanto ribrezzo potere prendere una sede di partito o un ufficio per i propri dirigenti in banale affitto come accade a molte altre forze politiche.
Il papa laico - Re Bersani a parte, dalla banca dati della Agenzia del Territorio emergono molte sorprese: tutti i partiti ufficialmente morti e sepolti hanno ancora appartamenti e perfino palazzine di un certo valore. Dalla Dc al partito socialista. Ne posseggono anche partiti che certo non hanno invaso le cronache politiche, come quello del Papa laico o quello dell’armonia. Ma la sorpresa delle sorprese viene dal partito nazionale fascista, che non solo è morto, ma è stato sciolto per legge. Tutti i suoi beni sono passati al demanio pubblico, ma l’operazione non è riuscita per quattro fabbricati e due terreni. Uno di questi risulta ancora di proprietà del Pnf e dato un uso ad Anagni, nel frusinate, al Fondo edifici di culto del ministero dell’Economia.