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Subject: [POLITICA]

2012-03-16 17:59:41
come ho già scritto prima, metti sullo stesso piano le dichiarazioni di uno che scrive su un sito sportivo e quelle di un deputato (ovvero un servitore della repubblica).

PS. o forse il problema è che il carnevale non è all'altezza delle aspettative? :P
(edited)
2012-03-20 12:54:28
Berlusconi mantiene la promessa sulla casa di Lampedusa: acquistata il 28 giugno

Come dimostrano le dichiarazioni dei redditi rese pubbliche alla Camera e al Senato, la compravendita è avvenuta la scorsa estate


e dopo dite che non è un genio?
2012-03-20 22:24:47
in un prossimo futuro saremo tutti più precari, anche chi non nasce (da contratto) precario... e questo per andare incontro alle esigenze del "mercato".
lavoratori più precari, aziende che pagano 1,4% in più per contratti a tempo determinato... lavoratori che passano da aver una cassa integrazione di 4 anni ad un cassa di 1 anno.
Molto equo.

Com'è che nelle varie riforme non si toccano mai i veri soldi di dirigenti & co?
Si fa prima a togliere diritti a chi non ha voce eh...
2012-03-20 23:01:43
continuate a votare i vostri bellissimi partiti ;)
2012-03-21 00:06:26
bello sapere che le scorie radioattive liquide (compresi un qualche chilo di plutonio) e le barre di uranio non usate si trovan vicino la Dora Baltea... (ho visto le iene qualche giorno fa).
ps: nel 2004 c'e' stata una fuga... e' venuto fuori nel 2006 quando un pozzo a qualche chilometro di distanza ha dato di neutrini, particelle alfa, beta, gamma... in soldoni era radioattivo.

mode pazzoide on

quasi quasi quando sclero (o daro' di matto) mi faccio un volo e mi porto all'inferno tutto il nord perche' mi sentirei solo :P

mode pazzoide off
2012-03-21 00:13:59
Roma, 20 mar. (Adnkronos/Ign) - Il Governo va avanti, anche senza il consenso della Cgil. Dopo giorni di trattative serrate, la proposta che il premier Mario Monti e il ministro del lavoro Elsa Fornero mettono sul tavolo, nel vertice a Palazzo Chigi, prevede una consistente manutenzione dell'articolo 18: il reintegro resta solo per i licenziamenti discriminatori, diventa un'alternativa all'indennizzo, per i casi più gravi, per quelli disciplinari e sparisce per i licenziamenti economici. Il contratto a tempo indeterminato diventa 'dominante' e quello a tempo determinato 'bandito' dopo 36 mesi

La riforma segna quindi una profonda discontinuità, andando a toccare proprio alcune delle pregiudiziali poste dal sindacato guidato da Susanna Camusso. A fare la sintesi, alla fine del confronto, è il premier Mario Monti in conferenza stampa: "Abbiamo accertato con scrupolo la posizione di ciascuna delle parti sociali che ci ha portato a concludere che tutte le parti acconsentono all'articolo 18 nella nuova formulazione ad eccezione della Cgil che ha manifestato una posizione negativa". Ora, scandisce, la questione sull'articolo 18 "è chiusa". Perché c'è "rispetto" per le parti sociali ma "a nessuno è concesso potere di veto".


L'auspicio del premier è che la riforma possa contribuire a far ripartire la crescita. ''Confidiamo che una riforma così strutturale in linea con le raccomandazioni dell'Unione Europea e dell'Ocse possa contribuire a dare una prospettiva di sviluppo all'economia del Paese e a vantaggio dei giovani'', evidenzia Monti. Che si dice sicuro di un primo effetto cruciale: "Il mercato del lavoro non sarà più un ostacolo per gli investimenti".


Sul piano dei contenuti, la sintesi spetta al ministro Elsa Fornero. Il contratto a tempo indeterminato è quello che ''domina sugli altri'' ma non sarà più ''blindato'', evidenzia. E, sottolinea, ''non sarà più blindato, come lo era ora dall'articolo 18, nel bene e nel male''. Una soluzione che, assicura, "riflette equilibrio". E, ancora: "Dispiace il no della Cgil", ma la riforma "non è contro i lavoratori".


La giornata del confronto 'ufficiale' si è aperta con oltre un'ora di ritardo rispetto all'orario stabilito, proprio per giocare tutte le carte a disposizione per tentare di accorciare le distanze con la Cgil. Ad aprire il confronto è il premier Monti, auspicando che la riunione possa essere ''conclusiva o quasi'' e ricordando le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: "Prevalga l'interesse generale". Un riconoscimento alle parti sociali va per l'impegno speso nella trattativa: ''Sono molto grato per l'intensità con la quale avete tutti partecipato a un processo rivolto a dare un assetto più moderno all'economia e alla società italiana''.


Monti indica anche il percorso scelto per arrivare all'approvazione della riforma. Un percorso che, di fatto, consente di 'sterilizzare' eventuali no alla riforma: al termine del confronto ci sarà una verbalizzazione delle varie posizioni di accordo e disaccordo e non un classico documento contrattuale. Proprio per firmare il verbale si terrà giovedì, alle 16, l'incontro finale tra governo e parti sociali a palazzo Chigi con i testi. Il verbale, spiega Monti, sarà la base della proposta che sarà presentata al Parlamento. E proprio il Parlamento, ricorda il premier, ''resta l'interlocutore principale del Governo''.


A seguire, chiusa l'introduzione del presidente del Consiglio, è il ministro Fornero a prendere la parola, per illustrare quella che è la proposta del governo. La premessa è che ''il dialogo non finisce oggi ma continua per la scrittura delle norme''.


Il passaggio chiave nell'esposizione del ministro è quello che riguarda la revisione dell'articolo 18. Il reintegro resta obbligatorio nel caso di licenziamento discriminatorio e, anzi, la norma viene estesa anche alle pmi, alle imprese con meno di 15 dipendenti che oggi non rientrano nell'articolo 18. Il reintegro sarà accompagnato anche dal pagamento dei contributi non versati durante il periodo di sospensione dal lavoro. Per i licenziamenti disciplinari sarà invece previsto il rinvio al giudice che deciderà il reintegro nei casi gravi o l'indennità con un massimo di 27 mensilità. Per i licenziamenti economici, spiega Fornero, sarà previsto solo il pagamento del risarcimento, che va da un minimo di 15 mensilità a un massimo di 27, facendo riferimento all'ultima retribuzione.


A fronte di questa impostazione che aumenta la flessibilità in uscita, l'impianto del governo prevede che il contratto a tempo indeterminato diventi ''quello che domina sugli altri per ragioni di produttività e di legame tra lavoro e imprese''. Al contrario, è previsto il fermo contrasto alla reiterazione di tutti i contratti a tempo determinato per più di 36 mesi.


L'obiettivo del governo è quello di colpire quella 'cattiva' flessibilità che genera precarietà e che spesso sconfina nello sfruttamento del lavoratore. Da una parte, accogliendo in particolare una richiesta di Rete imprese Italia, assicura che i contratti stagionali e sostitutivi verranno esclusi dall'aliquota addizionale dell'1,4% prevista invece per i contratti a tempo determinato per finanziare l'Aspi. Dall'altra, annuncia che vincoli "stringenti ed efficaci" saranno posti sui contratti intermittenti e su quelli a progetto.


Il percorso lavorativo, invece, ''inizia con un apprendistato vero'', che diventa un investimento per la formazione e non strumento di flessibilità. La proposta del governo sulle partite Iva prevede invece l'introduzione del lavoro subordinato dopo 6 mesi, se la prestazione di lavoro è presso un committente. In questa ottica, i contratti di compartecipazione possono riguardare solo i familiari di primo grado. Confermati, poi, i tempi di attuazione della riforma degli ammortizzatori. Il nuovo sistema, l'Aspi, entrerà a regime nel 2017.
2012-03-21 00:25:16
Monti dice"la questione sull'articolo 18 è chiusa, perché c'è rispetto per le parti sociali ma a nessuno è concesso potere di veto." SI TRANNE ALLE BANCHE

2012-03-21 08:07:40
capiremo troppo tardi cosa ci sta facendo questa classe dirigente.
Poi ci sarà chi piangerà per le "sentenze ingiuste" anche nel lavoro e vorrà prendersela coi giudici..

complimenti al pd, che la prima cosa che ha detto è che cmq voteranno a favore. mi chiedo chi pensano di rappresentare..
2012-03-21 10:20:01
alle prossime elezioni non sarà facile capire per chi votare, ma è chiarissimo per chi NON votare, ovvero pdl-pd-terzo polo.
2012-03-21 10:59:06
stanno distruggendo un paese già a pezzi
2012-03-21 19:27:32
ma dai che così si rilancia... dove non si sa.
2012-03-21 20:09:54
Vita lavorativa che cresce, pensioni che si riducono... e se ci aggiungiamo che si vive di più ma si sta meno in salute il quadro è perfetto.



La vita sana non abita più in Italia (ma nessuno ne parla)
di Emanuele Isonio


L’Eurostat rivela che, a partire dal 2004, il nostro Paese ha perso numerose posizioni nella classifica della qualità della salute. Viviamo di più ma gli anni vissuti senza malattie invalidanti sono sempre meno. Un problema sanitario ed economico. Ignorato però da istituzioni e organi d’informazione.

La notizia, questa volta, è tutta racchiusa in un grafico. Anzi, per la precisione in due curve lunghe più di un decennio che, una volta sovrapposte, mostrano una verità assai scomoda. Che pochi conoscono e pochissimi trovano allarmante. Non che i dati alla base di quei grafici siano rimasti nascosti in qualche polveroso archivio. Tutt’altro. Erano (e sono) pubblici da parecchio tempo. Disponibili in rete e anche nei rapporti ufficiali. Basta sapere dove cercare.



CLICCA QUI PER I GRAFICI



La quantità non è tutto
La fonte del grafico è autorevolissima: Eurostat, l’ufficio statistico della Commissione Europea. I dati sono quelli forniti direttamente dai singoli Stati membri ed elaborati dall’istituto comunitario per monitorare il livello di longevità e degli anni di vita sana nei 27 Paesi dell’Unione. In parole povere: un indicatore quantitativo (quanto si vive) e uno qualitativo (fino a che età si vive senza avere disabilità o malattie che ostacolano le attività quotidiane).
Sul fronte della quantità non sembra ci si possa lamentare. La curva è in crescita più o meno costante da ormai mezzo secolo. Se nel 1960 la vita media in Europa era di 69 anni, nel 2009 ha superato i 78. E in Italia siamo sempre stati sopra la media: l’aspettativa, dai 75 anni del 1985 (prima rilevazione Eurostat per il nostro Paese), è cresciuta fino agli 82 del 2008 (valore medio tra i 79 per gli uomini e gli 84,5 per le donne).
Ma, almeno quando si parla di anni di vita, la quantità è niente senza la qualità e, come osservava già nel 1997 l’allora direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Hiroshi Nakajima, «aumentare la longevità senza la qualità di vita è una vittoria di Pirro». L’Healthy Life Years Index (Hly) corre in soccorso degli esperti di tutto il mondo perché fornisce una misura degli anni vissuti liberi dalla disabilità. E in questo caso, purtroppo per il nostro Paese, le notizie positive si fermano al 2003.

2004, il crollo della vita sana
Nel 1995 l’Italia era ai vertici della classifica europea della vita sana. Alla nascita, potevamo sperare di vivere 68 anni senza gravi problemi di salute (66 gli uomini, addirittura 70 le donne). E il primato si è mantenuto tale fino al 2003. Anzi: i valori dell’Hly sono progressivamente cresciuti fino al picco di 72 anni (70,4 anni gli uomini, 74,4 le donne). Nei successivi cinque anni, il tracollo, con il dato maschile sceso a 62 anni e quello femminile sprofondato a poco più di 61. A dire il vero, altri Stati europei evidenziano lo stesso trend negativo. Come la Germania (vita sana femminile da 65 a 57 anni), il Portogallo (da 62 a 57) e il Belgio (da 69 a 63,5). Ma tutti gli altri mostrano andamenti stabili o addirittura in crescita: è il caso della Gran Bretagna e dei Paesi scandinavi, su tutti Svezia e Norvegia, che nel 2009 erano i nuovi leader del gruppo, con oltre 69 anni di vita sana.
Tra l’altro se, invece di considerare i nuovi nati, si prendono gli over 65, i dati, se possibile, peggiorano: «Le tabelle di Eurostat – spiega Valerio Gennaro, epidemiologo dell’Ist (Istituto nazionale per la Ricerca sul Cancro) – evidenziano una cosa molto semplice: nel 2003 una donna italiana di 65 anni aveva di fronte circa 13/14 anni in salute. Nel 2008 si è passati a 7. In appena cinque anni, l’aspettativa di vita sana si è dimezzata».
Ce n’è abbastanza per allarmare i medici, almeno quella (esigua) parte a conoscenza di tali dati, e gli epidemiologi, che, per professione, indagano le cause delle patologie umane. Tanto più che il peggioramento della salute collettiva arriva nonostante in Italia il consumo di farmaci sia in costante aumento da ormai più di dieci anni.
«I nostri bambini e bambine vantavano i migliori livelli di aspettativa di vita sana fino al 2004. Poi la drastica flessione», denuncia Gennaro. «Nei comunicati stampa e nei mass media si parla solo dell’allungamento della vita media, ma si ignora o si sceglie volutamente di omettere il dato della qualità della nostra salute. L’incrocio dei dati Eurostat ci dice che, a conti fatti, ogni anno guadagniamo tre mesi in longevità, ma ne perdiamo 30 in termini di salubrità. Questi crolli non sono possibili in una società che effettivamente progredisce. Vogliamo chiederci il motivo di un così marcato passo indietro?».

Un problema anche economico
Il problema, tra l’altro, non è limitato al solo (pur fondamentale) aspetto sanitario. Ma ha ricadute dirette e ingenti sulle casse statali (che destinano alla spesa sanitaria 110 miliardi all’anno, oltre il 7% del Pil) e sui costi delle aziende italiane. Un numero minore di anni passati senza patologie invalidanti significano meno ore di lavoro, più giorni di malattia, minore produttività, maggiori costi sanitari per visite, esami diagnostici, ricoveri e interventi chirurgici.
Impossibile non pensare anche alla ricaduta che questa situazione potrebbe avere sull’impatto della riforma pensioni appena varata dal governo Monti. Una preoccupazione nient’affatto peregrina. Basta leggere l’ultimo Rapporto sullo stato sanitario del Paese, presentato a metà dicembre dal neoministro della Salute, Renato Balduzzi, per capire che gli stessi esperti del ministero si pongono tale dubbio: «In un’ipotesi di innalzamento dell’età pensionabile – si legge a pagina 21 del rapporto – sarebbe necessario sapere se le persone godono di buona salute e se sono fisicamente ancora in grado di lavorare». In parole povere: pensare di mandare in pensione a 70 anni uomini e donne che possono attendersi di viverne in modo sano quasi dieci in meno, rischia di essere impossibile. E ciò che si risparmia di pensioni può consumarsi in maggiori spese mediche.

Da qui la richiesta degli esperti: «Iniziamo subito a studiare le cause di questo fenomeno», auspica Giovanni Ghirga, pediatra dell’Isde (Associazione medici per l’ambiente). «Ci sono responsabilità politiche, economiche, sociali da individuare. Ma se non si inizia ad ammettere l’esistenza del problema non si può passare ad analizzare i fattori scatenanti. Tanto più che è legittimo supporre che gli ultimi anni di recessione economica abbiano peggiorato un quadro già a tinte fosche».
I dati presentati da Eurostat si fermano, infatti, al 2009 (per l’Italia, unico tra gli Stati Ue a eccezione della Gran Bretagna, l’ultimo dato utile è del 2008).
Il fatto che, nonostante le nostre ripetute richieste di commento, né il ministero della Salute né l’Istituto Superiore di Sanità abbiano voluto rilasciare dichiarazioni, non è di certo il migliore dei segnali possibili. «Purtroppo – considera sconsolato Ghirga – non parlare di questo fenomeno fa comodo a enormi interessi industriali che da una popolazione sempre più malata possono solo trarre vantaggio».


(fonte informasalus.it)
(edited)
2012-03-22 00:46:59
La crisi di Rai 3 e La7: nostalgia di Silvio?
Ascolti in calo, mancano un «nemico» e novità
2012-03-23 21:49:43
Roma, 22 mar. (TMNews) - Dieci uomini e quattro auto di scorta per andare a comprare un paio di scarpe in una boutique di Torino. Ne avrebbe usufruito il ministro per il Lavoro, Elsa Fornero. La denuncia arriva in aula alla Camera dal leghista Stefano Allasia che nel corso del dibattito sugli ordini del giorno al decreto liberalizzazioni, ha citato un giornale online piemontese - Lo Spiffero - che ha pubblicato oggi la notizia.

"Fornero - ha detto Allasia - va a fare shopping per comprarsi un paio di scarpe in una boutique del centro torinese con 4 auto di scorta e 10 uomini con costi per lo Stato notevoli. Fornero potrebbe evitare di farsi accompagnare da 10 uomini di scorta per comprarsi le scarpe nelle boutique di Torino, è fuori luogo, sapendo peraltro che dovrebbe essere impegnata sulla riforma del lavoro che noi stiamo cercando di contrastare"


Le scarpe di lusso di un ministro costano quanto quelle di una docente dell’Università, ma l’acquisto di una paio di scarpe di un ministro raggiunge livelli proibitivi rispetto a quello della suddetta docente. Il ministro, in questo caso, è Elsa Fornero e le scarpe sono quelle di uno dei tanti marchi di prestigio della esclusiva boutique Sancrispino di via Carlo Alberto 41/G. Il tutto si svolge un sabato mattino nel tratto di via, oggi solo pedonale, compreso tra via Cavour e via Andrea Doria.



Oltre al noto ministro, una volta dalla lacrima facile, ora temprata dagli scontri col mastino-femmina della Cgil, sulla via, con due Thema blu blindate, compaiono sei uomini di scorta, in borghese, che sostanzialmente bloccano tutto il tratto di strada sul quale si apre l’atelier. Ma non basta, perché a presidio dell’area a rischio, ci sono anche due “gazzette” dei carabinieri: una a bloccare l’incrocio con via Cavour, una a presidiare la piazzetta al fondo di via dei Mille. Totale: dieci uomini. I testimoni dello spiegamento di forze per lo shopping del ministro riferiscono di una atmosfera tesa che si scioglie solo dopo che la ministra Fornero se ne va tra lo sgommare di quattro macchine, tutte per lei. Un bel successo di immagine per una oscura docente subalpina fino a ieri nota solo per essere la moglie di un fondista della Stampa.

lospiffero.com
(edited)
2012-03-23 21:56:50
sono troppo distanti da noi...

sono il virus che ha ucciso il malato e ora si sono messi il camice per giocare con la vittima

visto che lo avete ucciso voi (i 1000 parlamentari e le altre migliaia di manager) il malato lasciatelo a noi, se faremo di peggio venite a rinfacciarcelo tra 20 anni...ma per favore fuori dalle palle
(edited)
2012-03-23 21:59:31
Penso che tutti i ministri abbiano la scorta. E questo ministro forse ne ha bisogno più di altri, visto quello che è successo a Biagi.
La scorta serve sempre, mica solo quando va al lavoro.
Anche i ministri devono comprare le scarpe, ogni tanto. Quanto costano è un problema loro, fintantoché pagano di tasca propria.
A me interessa che i ministri lavorino per il paese (poi le scelte possono essere discutibili, ma almeno non sono fatte per arricchirsi personalmente), non quanto costa la loro scorta.
Mi pare una polemica sterile.