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Subject: [POLITICA]
Penso che tutti i ministri abbiano la scorta. E questo ministro forse ne ha bisogno più di altri, visto quello che è successo a Biagi.
La scorta serve sempre, mica solo quando va al lavoro.
Anche i ministri devono comprare le scarpe, ogni tanto. Quanto costano è un problema loro, fintantoché pagano di tasca propria.
A me interessa che i ministri lavorino per il paese (poi le scelte possono essere discutibili, ma almeno non sono fatte per arricchirsi personalmente), non quanto costa la loro scorta.
Mi pare una polemica sterile.
La scorta serve sempre, mica solo quando va al lavoro.
Anche i ministri devono comprare le scarpe, ogni tanto. Quanto costano è un problema loro, fintantoché pagano di tasca propria.
A me interessa che i ministri lavorino per il paese (poi le scelte possono essere discutibili, ma almeno non sono fatte per arricchirsi personalmente), non quanto costa la loro scorta.
Mi pare una polemica sterile.
se faremo di peggio venite a rinfacciarcelo tra 20 anni
E' lo stesso discorso che faceva la nota esperta di politica, nonché parlamentare europeo, Iva Zanicchi 20 anni fa a proposito di berlusconi: fatelo provare, poi se non va bene tra 5 anni lo cambiamo.
Ed eccoci qua...
E' lo stesso discorso che faceva la nota esperta di politica, nonché parlamentare europeo, Iva Zanicchi 20 anni fa a proposito di berlusconi: fatelo provare, poi se non va bene tra 5 anni lo cambiamo.
Ed eccoci qua...
iu un momento in cui chiedono sacrifici a noi poracci e grazie alla sua bella riforma,rischieremo ancor di più il posto di lavoro,potrebbe avere il buon senso di comprarsi le sue belle scarpette di lusso,senza aggravare i costi dello stato!
avrà mica paura di qualcosa?
avrà mica paura di qualcosa?
Un discorso a parte meritano le banche. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto sulle commissioni, secondo cui l'azzeramento delle commissioni riguarda solo quegli istituti che non si adeguano alle norme sulla trasparenza.
Si dovrebbe così tornare a quanto previsto dal decreto Salva Italia, citato recentemente anche dal premier Monti, che potrebbe comportare il ritorno a una commissione omnicomprensiva che non superi però lo 0,5% della somma complessiva prestata dagli istituti di credito o dei fidi per gli sconfinamenti.
ABI SODDISFATTA, IDV INDIGNATA. Nel decreto è stata inserita anche una norma per facilitare l'accesso al credito del sistema produttivo, in particolare delle piccole e medie imprese (Pmi).
La retromarcia del governo Monti è stata apprezzata dall'Abi, che in precedenza aveva minacciato dimissioni di massa se il decreto sulle liberalizzazioni avesse contenuto la norma, mentre l'Italia dei valori l'ha definita una «porcheria».
lettera43
gli amici non si possono deludere mai
Si dovrebbe così tornare a quanto previsto dal decreto Salva Italia, citato recentemente anche dal premier Monti, che potrebbe comportare il ritorno a una commissione omnicomprensiva che non superi però lo 0,5% della somma complessiva prestata dagli istituti di credito o dei fidi per gli sconfinamenti.
ABI SODDISFATTA, IDV INDIGNATA. Nel decreto è stata inserita anche una norma per facilitare l'accesso al credito del sistema produttivo, in particolare delle piccole e medie imprese (Pmi).
La retromarcia del governo Monti è stata apprezzata dall'Abi, che in precedenza aveva minacciato dimissioni di massa se il decreto sulle liberalizzazioni avesse contenuto la norma, mentre l'Italia dei valori l'ha definita una «porcheria».
lettera43
gli amici non si possono deludere mai
Modello tedesco: un operaio della Volkswagen guadagna il doppio di un collega della Fiat
A confronto le buste paga erogate dai due grandi gruppi automobilistici: 2600 euro netti contro 1.400. Il lavoratore italiano prende di meno, paga più tasse e si ritrova welfare e servizi più scadenti. Eppure i bilanci della casa di Wolfsburg battono alla grande quelli del concorrente torinese. Intanto Marchionne chiede nuovi sacrifici e aiuti all'Europa
Marta Cevasco e Jurgen Schmitt sono due operai metalmeccanici. Hanno quasi la stessa età: 52 anni la signora italiana e 50 il suo collega tedesco, un’anzianità di servizio simile, entrambi tengono famiglia (coniuge e un figlio) e fanno più o meno lo stesso lavoro non specializzato. Qual è la differenza tra i due colleghi? Semplice: lo stipendio. Jurgen guadagna molto di più. A fine mese l’operaia italiana arriva a 1.436 euro, quasi la metà rispetto al metalmeccanico tedesco, che porta a casa una retribuzione 2.685 euro. A conti fatti, Marta e Jurgen sono divisi da 1. 250 euro. Chiamatelo, se volete, lo spread del lavoro. E anche qui, come succede per la finanza pubblica, vince la Germania. O meglio vince Volkswagen e perde Fiat, perché i due operai che abbiamo scelto per questo confronto sono dipendenti delle due più importanti aziende automobilistiche dei rispettivi Paesi. Jurgen passa le sue giornate alla catena di montaggio dello stabilimento di Wolfsburg. Marta invece lavora in una fabbrica del gruppo del Lingotto.
I nomi sono di fantasia, ma le buste paga, pubblicate in questa pagina, sono reali. E i numeri suonano come la conferma della superiorità del modello tedesco. Un sistema che garantisce retribuzioni più elevate. Ma non solo. Anche in Germania, ancora più che in Italia, lo stipendio è falcidiato da pesanti prelievi sotto forma di tasse, e, soprattutto, contributi previdenziali e assicurativi. In cambio, però, questa montagna di soldi contribuisce a finanziare un welfare che nonostante i tagli degli anni scorsi (a cominciare dalle riforme varate tra il 1998 e il 2004 dal cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder) rimane ancora uno dei più efficienti d’Europa. Dalle nostre parti, invece, i contributi restano alti, ma il welfare si sta squagliando.
Vediamo un po’ più nel dettaglio il caso tedesco. Jurgen parte da una paga base di poco superiore a 3 mila euro e con alcune ore di straordinario notturno arriva a superare un compenso mensile lordo di 3. 700 euro. Le trattenute previdenziali e assicurative sfiorano i 700 euro, di cui 336 per la pensione e 267 euro di cassa malattia. Se si considera che l’imponibile ammonta a 3. 380 euro circa, i contributi pesano per il 20 per cento circa. Marta invece paga circa 170 euro per la pensione. Poi però ci sono circa 18 euro per il fondo previdenziale integrativo e altri 16 euro sono destinati all’assicurazione sanitaria supplementare. Alla fine questi contributi assorbono l’ 11 per cento di un imponibile pari a circa 1. 800 euro, contro il 20 per cento di Jurgen. Poi ci sono le tasse, che pesano sullo stipendio per meno del 10 per cento (9,89 per cento) nel caso dell’operaio Vw. Le ritenute fiscali della dipendente Fiat, al netto delle detrazioni, valgono invece il 13 per cento circa dell’imponibile. Morale: per Marta meno stipendio e più tasse. Peggio ancora: anche se le imposte sono maggiori, l’operaia italiana riceve servizi meno efficienti rispetto al collega di Wolfsburg.
Va detto che anche in Germania la situazione può cambiare, anche di molto, da un’azienda a un’altra. E spesso anche tra i reparti della medesima fabbrica. Alla Volkswagen di di Wolfsburg abbondano, anche se restano comunque in netta minoranza, i lavoratori part time e a tempo determinato, con retribuzioni anche del 20-30 per cento inferiori a quella dei loro colleghi (qui il reportage di Vittorio Malagutti da Wolfsburg). Jurgen e Marta però fanno parte entrambi della stessa categoria di, per così dire, privilegiati: gli assunti a tempo indeterminato. Resta il fatto che nel regno di Sergio Marchionne l’operaio se la passa molto peggio rispetto al collega delle fabbriche tedesche della Volkswagen. Il capo del Lingotto però chiede ancora di più. Chiede nuovi sacrifici e maggiore flessibilità. Solo così Fiat tornerà grande, dice.
Il gruppo di Wolfsburg si muove diversamente. Negli ultimi anni ha spostato una parte importante della produzione in aree del mondo a basso costo del lavoro (Cina, Slovacchia, Messico), ma quasi la metà dei suoi 500 mila dipendenti vivono comunque in Germania e di questi la gran parte percepisce stipendi ben più elevati rispetto a quelli della Fiat. Eppure Volkswagen, anche al netto delle partite straordinarie, vanta profitti ben più elevati del concorrente italiano. Non sarà che l’arma vincente dei tedeschi sono i prodotti, pensati e realizzati grazie a imponenti investimenti in ricerca e sviluppo? Marchionne su questo punto resta un po’ vago. In compenso, da buon liberista all’italiana, continua a chiedere all’Europa interventi straordinari, con soldi pubblici, per ridurre la sovracapacità produttiva in Europa. Da Wolfsburg rispondono: noi non ne abbiamo bisogno.
Da Il Fatto Quotidiano del 25 marzo 2012
A confronto le buste paga erogate dai due grandi gruppi automobilistici: 2600 euro netti contro 1.400. Il lavoratore italiano prende di meno, paga più tasse e si ritrova welfare e servizi più scadenti. Eppure i bilanci della casa di Wolfsburg battono alla grande quelli del concorrente torinese. Intanto Marchionne chiede nuovi sacrifici e aiuti all'Europa
Marta Cevasco e Jurgen Schmitt sono due operai metalmeccanici. Hanno quasi la stessa età: 52 anni la signora italiana e 50 il suo collega tedesco, un’anzianità di servizio simile, entrambi tengono famiglia (coniuge e un figlio) e fanno più o meno lo stesso lavoro non specializzato. Qual è la differenza tra i due colleghi? Semplice: lo stipendio. Jurgen guadagna molto di più. A fine mese l’operaia italiana arriva a 1.436 euro, quasi la metà rispetto al metalmeccanico tedesco, che porta a casa una retribuzione 2.685 euro. A conti fatti, Marta e Jurgen sono divisi da 1. 250 euro. Chiamatelo, se volete, lo spread del lavoro. E anche qui, come succede per la finanza pubblica, vince la Germania. O meglio vince Volkswagen e perde Fiat, perché i due operai che abbiamo scelto per questo confronto sono dipendenti delle due più importanti aziende automobilistiche dei rispettivi Paesi. Jurgen passa le sue giornate alla catena di montaggio dello stabilimento di Wolfsburg. Marta invece lavora in una fabbrica del gruppo del Lingotto.
I nomi sono di fantasia, ma le buste paga, pubblicate in questa pagina, sono reali. E i numeri suonano come la conferma della superiorità del modello tedesco. Un sistema che garantisce retribuzioni più elevate. Ma non solo. Anche in Germania, ancora più che in Italia, lo stipendio è falcidiato da pesanti prelievi sotto forma di tasse, e, soprattutto, contributi previdenziali e assicurativi. In cambio, però, questa montagna di soldi contribuisce a finanziare un welfare che nonostante i tagli degli anni scorsi (a cominciare dalle riforme varate tra il 1998 e il 2004 dal cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder) rimane ancora uno dei più efficienti d’Europa. Dalle nostre parti, invece, i contributi restano alti, ma il welfare si sta squagliando.
Vediamo un po’ più nel dettaglio il caso tedesco. Jurgen parte da una paga base di poco superiore a 3 mila euro e con alcune ore di straordinario notturno arriva a superare un compenso mensile lordo di 3. 700 euro. Le trattenute previdenziali e assicurative sfiorano i 700 euro, di cui 336 per la pensione e 267 euro di cassa malattia. Se si considera che l’imponibile ammonta a 3. 380 euro circa, i contributi pesano per il 20 per cento circa. Marta invece paga circa 170 euro per la pensione. Poi però ci sono circa 18 euro per il fondo previdenziale integrativo e altri 16 euro sono destinati all’assicurazione sanitaria supplementare. Alla fine questi contributi assorbono l’ 11 per cento di un imponibile pari a circa 1. 800 euro, contro il 20 per cento di Jurgen. Poi ci sono le tasse, che pesano sullo stipendio per meno del 10 per cento (9,89 per cento) nel caso dell’operaio Vw. Le ritenute fiscali della dipendente Fiat, al netto delle detrazioni, valgono invece il 13 per cento circa dell’imponibile. Morale: per Marta meno stipendio e più tasse. Peggio ancora: anche se le imposte sono maggiori, l’operaia italiana riceve servizi meno efficienti rispetto al collega di Wolfsburg.
Va detto che anche in Germania la situazione può cambiare, anche di molto, da un’azienda a un’altra. E spesso anche tra i reparti della medesima fabbrica. Alla Volkswagen di di Wolfsburg abbondano, anche se restano comunque in netta minoranza, i lavoratori part time e a tempo determinato, con retribuzioni anche del 20-30 per cento inferiori a quella dei loro colleghi (qui il reportage di Vittorio Malagutti da Wolfsburg). Jurgen e Marta però fanno parte entrambi della stessa categoria di, per così dire, privilegiati: gli assunti a tempo indeterminato. Resta il fatto che nel regno di Sergio Marchionne l’operaio se la passa molto peggio rispetto al collega delle fabbriche tedesche della Volkswagen. Il capo del Lingotto però chiede ancora di più. Chiede nuovi sacrifici e maggiore flessibilità. Solo così Fiat tornerà grande, dice.
Il gruppo di Wolfsburg si muove diversamente. Negli ultimi anni ha spostato una parte importante della produzione in aree del mondo a basso costo del lavoro (Cina, Slovacchia, Messico), ma quasi la metà dei suoi 500 mila dipendenti vivono comunque in Germania e di questi la gran parte percepisce stipendi ben più elevati rispetto a quelli della Fiat. Eppure Volkswagen, anche al netto delle partite straordinarie, vanta profitti ben più elevati del concorrente italiano. Non sarà che l’arma vincente dei tedeschi sono i prodotti, pensati e realizzati grazie a imponenti investimenti in ricerca e sviluppo? Marchionne su questo punto resta un po’ vago. In compenso, da buon liberista all’italiana, continua a chiedere all’Europa interventi straordinari, con soldi pubblici, per ridurre la sovracapacità produttiva in Europa. Da Wolfsburg rispondono: noi non ne abbiamo bisogno.
Da Il Fatto Quotidiano del 25 marzo 2012
cornuti e mazziati, mi pare si dica
Economia & Lobby | di Mauro Del Corno | 26 marzo 2012
La beffa della nuova Imu, sulle seconde case risparmiano i più ricchi
Secondo i calcoli della Cgia di Mestre e della Uil, la tassazione della seconda casa diventerà più alta per i redditi annui intorno ai 25mila euro ma scenderà per chi ha, ad esempio, un reddito di 100mila euro. E sulla stangata peseranno le nuove aliquote di base dei Comuni
La mazzata c’è ma non è per tutti. A salvarsi dal salasso Imu (imposta municipale unica) non saranno però categorie particolarmente deboli ma anzi i benestanti con casa vacanza o che affittano un’abitazione in nero. Non solo non subiranno un inasprimento del prelievo ma in alcuni casi arriveranno addirittura a risparmiare qualcosa rispetto al sistema di tassazione precedente. Quello che appare come un vero e proprio obbrobrio tributario deriva dal fatto che l’Imu sostituisce sia l’Ici sia l’Irpef sui redditi fondiari che si applicava agli immobili non affittati. In questo modo viene meno la progressività del prelievo tipica dell’Irpef a tutto vantaggio di chi guadagna di più.
Secondo la Cgia di Mestre la tassazione sulla seconda casa di un proprietario con reddito di 100mila euro lordi annui potrebbe, ad esempio, scendere di 14 euro e passare da 1163 a 1149 euro. Viceversa se il proprietario guadagna 25mila euro il prelievo sale da 641 a 766 euro. A conclusioni simili arrivano simulazioni effettuate della Uil. Per redditi fino a 23mila euro annui l’aumento medio del prelievo su una seconda casa di 90 mq viene calcolato in 95 euro. Al contrario un lavoratore autonomo che guadagna più di 90mila euro risparmierà 7 euro.
Tolti questi casi per tutti gli altri sono dolori. L’Imu rappresenta infatti l’architrave della manovra lacrime e sangue varata lo scorso dicembre dal governo Monti ed è una fonte di introiti a cui si abbeverano in molti. Lo Stato centrale, innanzitutto, che si attende incassi per 10 miliardi di euro ma anche i Comuni che, alzando le addizionali di base, cercheranno di compensare i tagli dei trasferimenti. La prima casa risulta in parte “graziata” in virtù di una detrazione base di 200 euro che sale di altri 50 per ogni figlio a carico. Lo sgravio si applica alla cifra ottenuta dal valore catastale dell’immobile aumentato del 5% e poi moltiplicato per l’aliquota del 4 per mille. Tuttavia per appartamenti dai tre locali in su il conto finale risulta lo stesso salato. Secondo i calcoli de Il Sole 24 Ore, per un 100 mq in zona semicentrale a Roma è infatti previsto un prelievo di oltre 800 euro mentre per lo stesso tipo di abitazione a Torino o Bologna l’Imu costerà tra i 600 e i 700 euro.
Nel caso delle seconde abitazioni le aliquote salgono (al 7,6 per mille), le detrazioni spariscono e i conti finali si fanno davvero da brivido. Ecco alcuni esempi: per chi ha scelto di affittare con regolare contratto un’ abitazione di 100 mq a Milano il prelievo vola dai 431 euro del 2011 agli oltre 1300 euro di quest’anno; a Roma si sale invece da 739 a 1790 euro mentre a Lecce da 268 a 593 euro. Va anche peggio al proprietario che ha optato per il canone concordato. In questo caso, ha calcolato Confedilizia, gli aumenti possono variare dal 300% di Siena fino al 700% di Parma con un record assoluto a Forlì dove il rincaro supera il 3000%.
Stessa brutta musica per gli uffici. Chi possiede 250 metri quadri a Roma dovrà prepararsi a versare all’erario oltre 10mila euro contro i 4mila che pagava prima. A Milano il prelievo triplica da 3mila a 9 mila euro, a Torino da 2.800 ad oltre 9mila. Negozi e terreni agricoli sono a loro volta colpiti duramente dal nuovo prelievo con rincari spesso superiori al 100% e con un’ ulteriore beffa finale per tutti i cittadini. Secondo Federconsumatori, l’aumento della tassazione sui terreni si trasferirà in parte sui prezzi finali dei prodotti agricoli così come l’inasprimento del prelievo sui negozi causerà verosimilmente un rincaro su tutte le merci in vendita. Il risultato finale sarà una spesa aggiuntiva di 185 euro in media a famiglia.
Economia & Lobby | di Mauro Del Corno | 26 marzo 2012
La beffa della nuova Imu, sulle seconde case risparmiano i più ricchi
Secondo i calcoli della Cgia di Mestre e della Uil, la tassazione della seconda casa diventerà più alta per i redditi annui intorno ai 25mila euro ma scenderà per chi ha, ad esempio, un reddito di 100mila euro. E sulla stangata peseranno le nuove aliquote di base dei Comuni
La mazzata c’è ma non è per tutti. A salvarsi dal salasso Imu (imposta municipale unica) non saranno però categorie particolarmente deboli ma anzi i benestanti con casa vacanza o che affittano un’abitazione in nero. Non solo non subiranno un inasprimento del prelievo ma in alcuni casi arriveranno addirittura a risparmiare qualcosa rispetto al sistema di tassazione precedente. Quello che appare come un vero e proprio obbrobrio tributario deriva dal fatto che l’Imu sostituisce sia l’Ici sia l’Irpef sui redditi fondiari che si applicava agli immobili non affittati. In questo modo viene meno la progressività del prelievo tipica dell’Irpef a tutto vantaggio di chi guadagna di più.
Secondo la Cgia di Mestre la tassazione sulla seconda casa di un proprietario con reddito di 100mila euro lordi annui potrebbe, ad esempio, scendere di 14 euro e passare da 1163 a 1149 euro. Viceversa se il proprietario guadagna 25mila euro il prelievo sale da 641 a 766 euro. A conclusioni simili arrivano simulazioni effettuate della Uil. Per redditi fino a 23mila euro annui l’aumento medio del prelievo su una seconda casa di 90 mq viene calcolato in 95 euro. Al contrario un lavoratore autonomo che guadagna più di 90mila euro risparmierà 7 euro.
Tolti questi casi per tutti gli altri sono dolori. L’Imu rappresenta infatti l’architrave della manovra lacrime e sangue varata lo scorso dicembre dal governo Monti ed è una fonte di introiti a cui si abbeverano in molti. Lo Stato centrale, innanzitutto, che si attende incassi per 10 miliardi di euro ma anche i Comuni che, alzando le addizionali di base, cercheranno di compensare i tagli dei trasferimenti. La prima casa risulta in parte “graziata” in virtù di una detrazione base di 200 euro che sale di altri 50 per ogni figlio a carico. Lo sgravio si applica alla cifra ottenuta dal valore catastale dell’immobile aumentato del 5% e poi moltiplicato per l’aliquota del 4 per mille. Tuttavia per appartamenti dai tre locali in su il conto finale risulta lo stesso salato. Secondo i calcoli de Il Sole 24 Ore, per un 100 mq in zona semicentrale a Roma è infatti previsto un prelievo di oltre 800 euro mentre per lo stesso tipo di abitazione a Torino o Bologna l’Imu costerà tra i 600 e i 700 euro.
Nel caso delle seconde abitazioni le aliquote salgono (al 7,6 per mille), le detrazioni spariscono e i conti finali si fanno davvero da brivido. Ecco alcuni esempi: per chi ha scelto di affittare con regolare contratto un’ abitazione di 100 mq a Milano il prelievo vola dai 431 euro del 2011 agli oltre 1300 euro di quest’anno; a Roma si sale invece da 739 a 1790 euro mentre a Lecce da 268 a 593 euro. Va anche peggio al proprietario che ha optato per il canone concordato. In questo caso, ha calcolato Confedilizia, gli aumenti possono variare dal 300% di Siena fino al 700% di Parma con un record assoluto a Forlì dove il rincaro supera il 3000%.
Stessa brutta musica per gli uffici. Chi possiede 250 metri quadri a Roma dovrà prepararsi a versare all’erario oltre 10mila euro contro i 4mila che pagava prima. A Milano il prelievo triplica da 3mila a 9 mila euro, a Torino da 2.800 ad oltre 9mila. Negozi e terreni agricoli sono a loro volta colpiti duramente dal nuovo prelievo con rincari spesso superiori al 100% e con un’ ulteriore beffa finale per tutti i cittadini. Secondo Federconsumatori, l’aumento della tassazione sui terreni si trasferirà in parte sui prezzi finali dei prodotti agricoli così come l’inasprimento del prelievo sui negozi causerà verosimilmente un rincaro su tutte le merci in vendita. Il risultato finale sarà una spesa aggiuntiva di 185 euro in media a famiglia.
l’aumento della tassazione sui terreni si trasferirà in parte sui prezzi finali dei prodotti agricoli così come l’inasprimento del prelievo sui negozi causerà verosimilmente un rincaro su tutte le merci in vendita. Il risultato finale sarà una spesa aggiuntiva di 185 euro in media a famiglia.
veramente siamo disposti ad aspettare le prossime elezioni?
veramente siamo disposti ad aspettare le prossime elezioni?
il guaio è che non c'è una soluzione
o meglio, io lo dico da un bel po................
o meglio, io lo dico da un bel po................
Solo in una terra abituata alle maschere della commedia dell'arte poteva accadere quello che sta succedendo a Jesolo. Alle elezioni comunali del 6 e 7 maggio prossimi Pd e Pdl correranno insieme insieme. E non per un qualche superiore motivo o vincolo esterno. Né trincerandosi dietro a formule di «responsabilità comune», «fase di transizione», e via dicendo.
TUTTI INSIEME PER ZOGGIA. Alleati punto e basta. Alleati politici. Felicemente «sposati». Ma non è finita. Il grande patto che si va stringendo nella rinomata località balneare veneta si è stretto attorno al nome di Valerio Zoggia, attuale vicesindaco del Pdl. Ma, soprattutto, zio di Daniele che è responsabile nazionale Enti locali del Partito democratico. E che è proprio originario di Jesolo.
FAMIGLIA BIPARTISAN. E c'è di più. Zoggia, a livello nazionale, è bersaniano doc. E dunque più che scettico nei confronti del governo dei professori, sostenuto dalla temporanea alleanza con il Pdl.
Salvo poi benedire, a casa propria, sussurrano i maligni, un inciucione che al confronto fa impallidire quello romano. Che, perlomeno, è mediato dai tecnici. A Jesolo, invece, non c'è alcuna mediazione. E non c'è l'ombra di un tecnico. La giunta sarà di politici veri.
lettera43.it
TUTTI INSIEME PER ZOGGIA. Alleati punto e basta. Alleati politici. Felicemente «sposati». Ma non è finita. Il grande patto che si va stringendo nella rinomata località balneare veneta si è stretto attorno al nome di Valerio Zoggia, attuale vicesindaco del Pdl. Ma, soprattutto, zio di Daniele che è responsabile nazionale Enti locali del Partito democratico. E che è proprio originario di Jesolo.
FAMIGLIA BIPARTISAN. E c'è di più. Zoggia, a livello nazionale, è bersaniano doc. E dunque più che scettico nei confronti del governo dei professori, sostenuto dalla temporanea alleanza con il Pdl.
Salvo poi benedire, a casa propria, sussurrano i maligni, un inciucione che al confronto fa impallidire quello romano. Che, perlomeno, è mediato dai tecnici. A Jesolo, invece, non c'è alcuna mediazione. E non c'è l'ombra di un tecnico. La giunta sarà di politici veri.
lettera43.it
si karla a oltre ai calci in culo, seriamente, cosa si può fare? ieri a report parlavano delle pensioni... è scandaloso! delle volte a report fanno vedere cose scandalosissime... ma alla fine non si può nemmeno fare nulla? è terribile!
si può:
aderire agli scioperi (il prossimo è lo sciopero generale della cgil per l'art.18)
firmare petizioni
aderire ai movimenti politici spontanei
ma soprattutto votare qualcun altro alle prossime elezioni!
ve lo scrivo da un pezzo:
chiunque basta che oggi il suo partito non sieda in parlamento.
aderire agli scioperi (il prossimo è lo sciopero generale della cgil per l'art.18)
firmare petizioni
aderire ai movimenti politici spontanei
ma soprattutto votare qualcun altro alle prossime elezioni!
ve lo scrivo da un pezzo:
chiunque basta che oggi il suo partito non sieda in parlamento.
quel chuunque andrà solo per pappare
e ricorda che quel chiunque viene sempre candidato da qualcuno. e viene da consigli regionali, forse provinciali, dove ha già pappato
non c'è speranza
e ricorda che quel chiunque viene sempre candidato da qualcuno. e viene da consigli regionali, forse provinciali, dove ha già pappato
non c'è speranza
concordo, chiunque non sia adesso in parlamento
almeno così sperimentiamo un po'... :)
non sia mai che se ne possa imbroccare una
ma tanto non succederà, c'è ancora un buon 20% degli aventi diritto che pensa che la soluzione sia il buon Silvio, per farti capire...
non se ne esce
almeno così sperimentiamo un po'... :)
non sia mai che se ne possa imbroccare una
ma tanto non succederà, c'è ancora un buon 20% degli aventi diritto che pensa che la soluzione sia il buon Silvio, per farti capire...
non se ne esce
quel chuunque andrà solo per pappare
e ricorda che quel chiunque viene sempre candidato da qualcuno. e viene da consigli regionali, forse provinciali, dove ha già pappato
a parte che non è vero che "qualcuno" candida sempre il nuovo (a patto che sia nuovo ovviamente..)
secondo me ti sfugge l'obiettivo di mandare a casa quelli che ci sono.
Obiettivo che raggiunge diversi risultati:
-costringere certi poteri a corrompere i "nuovi"
-affermare la responsabilità politica
-eliminare i "vecchi" dalla politica
poi è ovvio che ciò non risolve di per se nessun problema, ma è un requisito fondamentale perchè qualcosa possa cambiare.
Finchè alle elezioni votiamo i soliti (o schedabianca/nulla o non ci andiamo proprio..)..
e ricorda che quel chiunque viene sempre candidato da qualcuno. e viene da consigli regionali, forse provinciali, dove ha già pappato
a parte che non è vero che "qualcuno" candida sempre il nuovo (a patto che sia nuovo ovviamente..)
secondo me ti sfugge l'obiettivo di mandare a casa quelli che ci sono.
Obiettivo che raggiunge diversi risultati:
-costringere certi poteri a corrompere i "nuovi"
-affermare la responsabilità politica
-eliminare i "vecchi" dalla politica
poi è ovvio che ciò non risolve di per se nessun problema, ma è un requisito fondamentale perchè qualcosa possa cambiare.
Finchè alle elezioni votiamo i soliti (o schedabianca/nulla o non ci andiamo proprio..)..