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Subject: [POLITICA]

2012-05-23 09:29:26
ma perchè tutto?

vuoi fare una legge sull'energia o sull'accesso libero a internet?
scrivila prima no?

poi le cose che verranno e sono imprevedibili si affronteranno, ma quello che VUOI e che scrivi nel programma lo saprai prima no?

Perchè poi con D'alema e Prodi me lo ricordo cosa scrissero sul programma e poi cosa fecero davvero (lavoro precario per esempio, o conflitto di interessi..)
2012-05-23 09:49:05
è quello che sto dicendo io!

non vedo questa cosa da parte di nessuno
2012-05-23 13:26:08
Il Fatto Quotidiano > Politica & Palazzo > Rimborsi ai par...

Rimborsi ai partiti, Camera vota sì al dimezzamento, no all’abrogazione

L'Aula di Montecitorio ha dato disco verde all'articolo 1 del testo che riforma il finanziamento dei partiti e il controllo dei bilanci (372 sì, 97 no e 17 astenuti). I contributi pubblici per le spese sostenute dai movimenti politici sono così ridotti a 91 milioni all'anno. Ma torna il principio del finanziamento pubblico, perché il 30% delle somme verrà distribuito in base alle quote associative e non ai voti ricevuti
di Redazione Il Fatto Quotidiano | 22 maggio 2012
Commenti (428)

La Camera dimezza i rimborsi elettorali ai partiti. Ma, al contempo, reintroduce il concetto di finanziamento pubblico cancellato da un referendum (e da Tangentopoli) nel 1993. L’aula di Montecitorio ha infatti approvato il primo articolo della proposta di legge sulla riforma dei partiti, che riduce i contributi, con 372 sì, 97 no e 17 astenuti. Contro hanno votato Lega, Radicali, Noi Sud e Idv. In sostanza, è modificato il sistema di contribuzione pubblica alla politica: il 70% del fondo a favore dei partiti (attualmente pari a 63,7 milioni) continua ad essere erogato a titolo di rimborso per le spese sostenute in occasione delle elezioni, mentre il restante 30% (pari a 27 milioni 300mila euro) è legato alla capacità di autofinanziamento del partito ed è erogato in maniera proporzionale alle quote associative e ai finanziamenti privati raccolti. Come? I partiti avranno diritto a 50 centesimi per ogni euro ricevuto a titolo di quote associative ed erogazioni liberali da parte di persone fisiche o enti, con un limite massimo di 10mila euro per quota, per impedire che un solo soggetto abbia un eccessivo controllo sul partito. Le donazioni, come il tesseramento, dovranno essere dimostrate da ricevute. Tutto questo, entro e non oltre il fondo del cofinanziamento, la cui entità è stabilita a monte.

Quel che esce dalla porta, insomma, rischia di rientrare dalla finestra. Con la conferma che i rimborsi elettorali non vanno toccati, al contrario di quel che chiedevano chiedevano Lega (“La demagogia della maggioranza Pd, Pdl e Terzo Polo è stata smascherata”, è scritto in una nota del Carroccio) e Idv. “Noi abbiamo votato contro perché abbiamo portato in aula una legge d’iniziativa popolare, con in calce alcune centinaia di migliaia di firme, in cui si aboliva del tutto il sistema dei rimborsi”, ha spiegato il deputato dipietrista Antonio Borghese. Quelle firme, però, non sono bastate a convincere gli altri partiti che qualcosa in più andava fatto. Non hanno convinto il Pd, come buona parte del Pdl. Che, anche in quest’occasione, è andato in ordine sparso. A cominciare dagli emendamenti presentati dai deputati del Pdl Giorgio Stracquadanio e Isabella Bertolini che, in direzione totalmente contraria dal resto del partito, hanno proposto l’abolizione dei rimborsi elettorali (coagulando anche un centinaio di voti intorno alla propria proposta). “E’ una questione di coerenza – ha detto Stracquadanio – Noi abbiamo presentato un progetto di legge, sullo schema di quanto già fatto al Senato da Nicola Rossi, per permettere un finanziamento volontario ai partiti, con una detassazione al 50%”. Il deputato pidiellino ha fatto masticare amaro il segretario Angelino Alfano, citandolo all’esordio del suo intervento. Il riferimento era alle dichiarazioni che lo stesso Alfano aveva fatto esattamente un mese fa, annunciando che di lì a poco sarebbe nata la nuova creatura politica del centrodestra: “Rinunceremo al finanziamento pubblico, vivremo con i soldi dei volontari”.

Dichiarazioni evidentemente improvvide o, comunque, non sostenute da una linea politica. Che ha preso corpo solamente dopo, con l’accordo con il Pd, che non soltanto non cancella i rimborsi, ma avalla anche i finanziamenti diretti. Come pure pochissimo è stato fatto per favorire, tramite un’ulteriore riduzione dei contributi (o rimborsi che dir si voglia), l’accesso delle donne alla politica. I re latori del testo Bressa (Pd)e Calderisi (Pdl), hanno infatti invitato ad accantonare la proposta presentata dalle democratiche Amici, da Barbara Pollastrini e Doris Lo Moro secondo la quale ogni partito avrebbe destinato una quota pari almeno al 25 per cento (la legge attuale dice il 5%) dei rimborsi ricevuti a iniziative volte ad accrescere la partecipazione attiva delle donne alla politica. E’ stato invece approvato un emendamento a prima firma Sesa Amici (Pd) che prevede che i contributi pubblici spettanti a ciascun partito sono diminuiti del 5 per cento se il partito abbia presentato alle elezioni un numero di candidati dello stesso genere superiore a due terzi del totale.

di Sonia Oranges
2012-05-23 13:32:36
ecco la dimostrazione dell'utilità del voto M5S.

Come ho sempre sostenuto fino a quando non li prende il timore di essere sostituiti non faranno nulla.
Per carità sempre poco e sempre troppo tardi, ma è sufficiente per affermare che la teoria funziona.
Mai votare qualcuno che ti ha deluso una volta!
2012-05-23 22:36:44
Il problema è che nessun partito ha una sua democrazia interna

Semplicemente, ti correggo:

Il problema è che nessun partito è obbligato dalla legge ad avere una sua democrazia interna - e nemmeno un bilancio pubblico e controllato, aggiungerei.

Non sono accettabili generalizzazioni. Dire "tutti uguali" è un torto enorme a chi, nel tessuto dei partiti, è onesto e tenta di resistere. Foss'anche uno su milioni.
2012-05-23 22:42:52
Il problema è che nessun partito è obbligato dalla legge ad avere una sua democrazia interna - e nemmeno un bilancio pubblico e controllato, aggiungerei.

Se fossero davvero democratici avrebbero la loro democrazia interna. Siccome non lo so è d'uopo imporla per legge con pene severe altrimenti sono barzellette.

Questo riprova, ancora una volta, come i partiti in italia siano sostanzialmente non democratici.
2012-05-24 19:05:37
ecco la conferma di quello che dicevo giusto ieri: problemi di organizzazione per il M5S, ed anche piuttosto gravi, direi!
Dal blog di Grillo:


La Rete non deve lasciare soli i sindaci del MoVimento 5 Stelle. Tutto è avvenuto molto in fretta e c'è la necessità di ricoprire ruoli operativi. A Parma abbiamo bisogno di aiuto. Cerchiamo una persona con esperienza della gestione della macchina comunale per la carica di direttore generale al più presto. Incensurata, non legata ai partiti, di provata competenza.
Ho saputo soltanto ieri sera della candidatura (appoggiata da un consigliere del M5S dell'Emilia Romagna) di Valentino Tavolazzi di Progetto per Ferrara a cui è stato inibito l'uso congiunto del suo simbolo con quello del MoVimento 5 Stelle qualche mese fa. Ovviamente è una scelta impossibile, incompatibile e ingestibile politicamente. Mi meraviglio che Tavolazzi si ripresenti ancora sulla scena per spaccare il MoVimento 5 Stelle e che trovi pure il consenso di un consigliere.
Chiunque fosse interessato alla posizione invii il suo curriculum a questa mail.

2012-05-24 19:07:49
A me più che di organizzazione mi paiono problemi ben più profondi, di ruoli e di intendimenti...

Articolo 1

Articolo 2
(edited)
2012-05-26 08:02:09
«La Germania non affondi l'Europa
Sarebbe la terza volta in cent'anni»

L'ex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer: «La cancelliera miope. Se l'euro cade, noi saremo i grandi perdenti. Vogliamo avere un peso sulla scena mondiale? Solo insieme potremo essere ascoltati nel concerto delle Grandi Potenze»
2012-05-26 18:54:23


Dal 2013 assegni più leggeri per chi non sceglie di rinviare l’addio al lavoro. Per chi va in pensione da gennaio 2013 a 60 anni l’assegno per la quota parte determinata dal sistema contributivo scende del 2,9%. È l’effetto della revisione dei coefficienti che trasformano il montante contributivo in pensione che sono calcolati sulla base di variabili demografiche e del Pil. Per evitare il taglio si deve lavorare per qualche anno in più perché in questo modo la percentuale di copertura sale.

I nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo in rendita pensionistica contenuti nel decreto ministeriale pubblicato il 24 maggio in Gazzetta Ufficiale permettono a chi è vicino alla pensione di sapere quale sarà il suo assegno e di quanto potrà arricchirlo restando di più al lavoro. Questa volta i coefficienti arrivano fino ai 70 anni, tengono quindi conto della riforma Fornero che ha spostato in avanti l’età del buen retiro.

Il lavoratore può moltiplicare il suo montante contributivo per i diversi coefficienti e scoprire come varia l’assegno. Chi decide di rinviare la pensione avrà un tasso di sostituzione (ovvero la percentuale dell’ultimo stipendio che si avrà come assegno previdenziale) più alto, come emerge dai coefficienti che passano dal 4,3% per chi esce dal mercato del lavoro a 57 anni al 6,54% di chi resta fino a 70 anni.
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2012-05-29 09:26:49
Napolitano e il web

faccio notare come sia un modo di pensare un po' vecchio, tipico di un vecchietto, un po' alla "è sempre stato così, non può che essere così"

io dissento. Nuove tecnologie = nuove possibilità = nuovi utilizzi
Chiudere a queste novità significa chiudere all'evoluzione della democrazia, evoluzione a mio parere necessaria!
2012-05-31 19:46:31
in tempi di crisi c'è anche chi può far buoni affari...

Lo "sfizio" dell'imprenditore romano: l'isola di Santo Stefano a 90mila euro
L'area della Sardegna è sottoposta a vincoli ambientali e non si può costruire. Da 30 anni era base della Marina Usa

corriere
2012-05-31 19:54:05


ma sara vero?!?!?
2012-06-01 13:23:22
la grande democrazia americana




Il Fatto Quotidiano
La provocazione di alcuni militanti per i diritti civili sul sito della Casa Bianca

Secondo un articolo del New York Times, ogni settimana il Presidente decide quali siano i presunti jihadisti da eliminare, "senza giudice, giuria, processo e garanzie legali"

Una ‘‘Do Not Kill List’’, una lista per non essere assassinati. E’ la petizione che i critici della politica anti-terrorismo di Barack Obama hanno postato sul sito web della Casa Bianca. I petitioners, molti di questi militanti dei diritti civili, chiedono una lista che i cittadini americani ‘‘possano firmare per evitare di essere messi sulla ‘kill list’ del presidente ed essere giustiziati senza giudice, giuria, processo e garanzie legali’’.

Si tratta di un’ovvia provocazione, che segue la pubblicazione di un articolo del New York Times. Secondo cui, ogni settimana, Obama personalmente decide quali sono i presunti terroristi, americani o stranieri, da eliminare. L’articolo del Times, a firma di Jo Becker e Scott Shane, rivela che Obama settimanalmente riceve una lista con le biografie dei militanti di al-Qaeda considerati più pericolosi dai servizi americani. Coadiuvato dai suoi più stretti collaboratori, soprattutto dal consigliere anti-terrorismo John Brennan, il presidente decide chi deve morire. Le decine di fonti interpellate dal ‘‘Times’’, e rimaste ovviamente anonime, descrivono un Obama particolarmente deciso e rilassato nelle sue scelte di vita e di morte. Confortato dalla lettura di Tommaso d’Aquino e Agostino sulla ‘‘guerra giusta’’, l’inquilino della Casa Bianca sarebbe convinto dell’”assoluta moralità” delle sue decisioni sui militanti da colpire in Pakistan, Somalia, Yemen e Afghanistan. Si tratta, come fanno notare i gruppi per i diritti civili e molti rappresentanti dei media, di un potere ‘‘senza precedenti nella storia dei presidenti americani’’ e che contraddice apertamente la promessa fatta da Obama alle presidenziali 2008, quella di ‘‘combattere il terrorismo seguendo la Costituzione’’.

Obama si sarebbe infatti attribuito una serie di poteri cui nemmeno il suo predecessore George W. Bush era ricorso. Obama può infatti ricorrere all’assassinio di cittadini americani e stranieri anche ‘‘lontano dalle zone di guerra’’. Non c’è alcun organo che controlli le sue scelte. I presunti terroristi selezionati non hanno nessuna possibilità di ricorrere contro il loro inserimento nella ‘‘kill list’’. La discussione sui poteri del presidente si sta comunque in queste ore allargando a diverse altre questioni relative alla gestione della ‘‘war on terror’’. Ad esempio, nella strategia antiterrorismo, gli Stati Uniti stanno contando in modo sempre più esclusivo sugli attacchi dei droni. La presidenza Obama ha moltiplicato l’uso degli aerei radiocomandati (durante il week-end, un drone ha ucciso in Afghanistan Sakhar al-Taifi, numero due di al-Qaeda, mentre lunedì un altro attacco ha fatto 12 morti in Pakistan).

La scelta di eliminare i presunti terroristi attraverso i droni, ha fatto per esempio notare Dennis C. Blair, ex-direttore della National Intelligence di Obama, esclude però arresto e interrogatorio dei militanti, sottraendo quindi preziose informazioni nella lotta al terrorismo. A questo si aggiunge la questione dei morti. Per evitare l’accusa di uccidere civili nelle zone di guerra, con o senza droni, l’amministrazione Obama ha liberamente reinterpretato la nozione di ‘‘combattente’’. Per Obama e i suoi, oggi, sono combattenti ‘‘tutti i maschi di età militare colpiti nelle zone di guerra’’. Si tratta di una ‘‘ginnastica linguistica’’, che consente di nascondere la reale portata degli attacchi e delle vittime innocenti. Resta poi, sullo sfondo, il problema dell’enorme espansione che in questi anni ha avuto tutta la struttura dell’antiterrorismo USA. Lo US Special Operations Command (Usscom), l’agenzia che coordina corpi speciali e segreti come i Green Berets, gli Army Rengers, i Navy Seals, ha quadruplicato il suo budget a partire dal 2001. Oggi lo Usscom ha sui suoi libri paga circa 66 mila persone, tra militari e civili, e opera in almeno 120 Paesi. Il contributo di Obama alla struttura è stato proprio quello di renderla ben più radicata e globale rispetto a quanto aveva fatto il suo predecessore Bush. Se fino al 2008 il campo d’azione privilegiato degli agenti speciali Usa erano Iraq e Afghanistan, oggi il raggio si è esteso a molte aree di Africa, Asia e America Latina.
2012-06-01 14:58:30
Nobel per la pace..
2012-06-01 16:21:39