Subpage under development, new version coming soon!
Topic closed!!!
Subject: [POLITICA]
ecco mi raccomando, rivotiamolo e poi sotto a lamentarci
chiesti 3 anni di reclusione per le pussy riot
roba da andar a prendere putin ed usarlo come sacco per la boxe
petizione
(edited)
roba da andar a prendere putin ed usarlo come sacco per la boxe
petizione
(edited)
tze, non capisci il progresso
non molto tempo fa le avrebbero buttate in un gulag e nessuno avrebbe saputo più nulla :)
non molto tempo fa le avrebbero buttate in un gulag e nessuno avrebbe saputo più nulla :)
non discuto dal punto di vista politico (ovvio che putin sia un fetentone di livello) ma, sentita la loro musica, 3 anni di reclusione glieli darei per "disastro musicale"
posto anche qui,
per chi ha voglia di approfondire e ascoltare una voce non ufficiale sulla crisi e sull'austerità:
libro Micromega
per chi ha voglia di approfondire e ascoltare una voce non ufficiale sulla crisi e sull'austerità:
libro Micromega
Conti Pubblici
ITALIA 2012: LA GELATA DI FERRAGOSTO
di Francesco Daveri 08.08.2012
Un Ferragosto di gelo è calato sull’economia italiana. La recessione non diminuisce di intensità e la produzione industriale continua a perdere terreno. Per tre ragioni: peggioramento dello scenario internazionale, crisi dell’euro e aggiustamento fiscale incompleto. La probabilità che la recessione 2012 sia peggiore di quella del 1993 è cresciuta rispetto a qualche mese fa.
E così è arrivata la gelata di Ferragosto. Non sul clima, che anzi vede alternarsi sempre nuove ondate di temperature equatoriali di fronte alle quali i meteorologi stanno finendo le denominazioni di origine mitologica. La gelata di Ferragosto è ben più grave perché riguarda l’economia: viene dalla stima preliminare del Pil e dai dati sulla produzione industriale del secondo trimestre 2012.
LE CIFRE IN BREVE
I numeri della gelata parlano quasi da soli. Il Pil (destagionalizzato, senza effetti di calendario e al netto dell’inflazione) è sceso dello 0,7 per cento nel secondo trimestre 2012 rispetto al trimestre precedente. E’ la quarta diminuzione trimestrale consecutiva, e la terza dello stesso ordine di grandezza in termini percentuali. E’ un segno che la recessione, iniziata nel terzo trimestre 2011, continua purtroppo a mordere con identica intensità. Rispetto al secondo trimestre 2011 (l’ultimo trimestre di crescita positiva), il Pil del secondo trimestre 2012 è diminuito del 2,5 per cento.
Anche se l’Italia è ormai prevalentemente un’economia di servizi, l’andamento del Pil continua ad essere molto correlato con l’andamento della produzione industriale. La produzione industriale è calata dell’1,8 per cento nel secondo trimestre 2012 rispetto al trimestre precedente e dell’8 per cento rispetto al secondo trimestre 2012. In termini di livelli, il Pil è tornato ad essere di poco inferiore al suo livello del terzo trimestre 2009. Il terzo trimestre 2009 è stato il primo trimestre di ripresa dopo la Grande Recessione del 2008-09. E anche il valore di 82,6 raggiunto nel giugno 2012 dalla produzione industriale è solo di un punto superiore a quello di giugno 2009. L’insieme di questi dati dicono che la recessione dell’ultimo anno si è a questo punto mangiata completamente la timida e graduale ripresa avvenuta tra la seconda metà del 2009 e la prima metà del 2011. Guardando ai settori, a soffrire sono soprattutto quelli che producono beni il cui acquisto può essere rinviato nel tempo, quindi i beni di investimento e i beni di consumo durevole (con un vero tracollo per l’industria automobilistica). Ma, a differenza che nel 2008-09, la crisi tocca duramente anche la produzione di beni di consumo non durevoli. E’ il riflesso del fatto che i dati del mercato del lavoro fanno oggi registrare un’altra cruciale differenza rispetto al 2009: il tasso di disoccupazione di giugno 2012 ha sfiorato l’11 per cento della forza lavoro, pari a due milioni e ottocentomila persone circa. Erano “solo” due milioni nel giugno 2009 e un milione e mezzo nel giugno 2007. La disoccupazione è aumentata drammaticamente tra i giovani: nel giugno 2012 è salita al 35 per cento del totale tra quelli che sono in cerca di lavoro. Era pari al 25 per cento nel giugno 2009 e al 20 per cento nel giugno 2007.
PERCHÉ LA GELATA
La crisi italiana ha tre cause principali. C’è il rallentamento dell’economia mondiale: come documentato dalla graduale revisione al ribasso delle previsioni del Fondo Monetario, i principali mercati di sbocco extra-europei (Usa, paesi emergenti) delle esportazioni italiane - la voce del Pil che ha mostrato andamenti eccezionali nel recente passato che ha trainato la ripresa 2009-2011 - hanno visto rallentare la loro crescita dalla seconda metà del 2011. Poi c’è la crisi dell’euro che, malgrado le iniezioni di liquidità della Bce, ha fatto salire il costo e diminuire la disponibilità del credito soprattutto per le piccole e medie imprese meno patrimonializzate e ha fatto scendere drammaticamente l’export italiano nei paesi dell’area euro sud, sprofondati in situazioni recessive almeno qualitativamente confrontabili con quella italiana. E infine c’è l’aggiustamento fiscale in corso, quello che dovrebbe azzerare il deficit pubblico strutturale dell’Italia nel 2014, e che è entrato pienamente a regime proprio nel secondo trimestre 2012, con il pagamento della prima rata dell’Imu e, a livello locale, con l’aumento delle addizionali Irpef. Nell’insieme il cocktail si è rivelato micidiale, almeno nel primo semestre 2012.
IL 2011-12 E IL 1992-93
Anche nel 1992 l’Italia era sull’orlo del precipizio. E anche nel 1993 ci volle un aggiustamento fiscale molto consistente per evitare il rischio del default. Il risultato fu una sequenza di sei trimestri di crescita negativa del Pil, oscillante tra -0,4 in ognuno dei primi tre trimestri e -0,2 in ognuno degli altri tre trimestri di recessione. Nell’insieme, una recessione prolungata, ma meno intesa di quella di oggi. Oggi, rispetto al 1992-93, c’è uno scenario internazionale più difficile e una crisi precedente da cui l’economia aveva solo cominciato a riprendersi. E poi ci manca la svalutazione della lira che fece decollare le esportazioni e rese meno drammatiche le conseguenze dell’aggiustamento fiscale di allora. Allora la lira si deprezzò del 25 per cento circa, mentre oggi l’euro si è deprezzato solo del 15 per cento rispetto al giugno 2011. Sul fronte interno, l’aggiustamento fiscale di Monti è ancora in via di realizzazione e, prima dell’approvazione della spending review, si è basato quasi esclusivamente sul lato delle entrate. E c’è il buio completo su cosa avverrà dopo il governo Monti. L’insieme di queste circostanze sta certamente riducendo, se non annullando, il potenziale effetto benefico della manovra “salva Italia” sulla fiducia delle aspettative di famiglie e imprese. Ed è solo la fiducia che fa ripartire investimenti e acquisti di beni durevoli. Da dove possono arrivare le buone notizie nel secondo semestre 2012 e nel 2013? Da due fronti. Il primo fronte è quello del fisco: la maggior parte delle cattive notizie fiscali per consumatori e imprese è probabilmente già alle spalle. Anzi, se la spending review funzionasse e fosse anzi rafforzata nel corso dell’anno, già nel 2013 potrebbero aprirsi spazi per le tanto sospirate riduzioni di imposte finora sempre annunciate e mai realizzate dai governi del passato. E poi c’è il secondo fronte, il cantiere europeo. Un calo degli spread dei paesi mediterranei associato ai progressi nel ridisegno del funzionamento dell’unione e al nuovo piano di interventi della Bce sui mercati obbligazionari potrebbe dare modo all’aumento di liquidità della prima parte del 2012 di arrivare finalmente alle imprese.
Lavoce
ITALIA 2012: LA GELATA DI FERRAGOSTO
di Francesco Daveri 08.08.2012
Un Ferragosto di gelo è calato sull’economia italiana. La recessione non diminuisce di intensità e la produzione industriale continua a perdere terreno. Per tre ragioni: peggioramento dello scenario internazionale, crisi dell’euro e aggiustamento fiscale incompleto. La probabilità che la recessione 2012 sia peggiore di quella del 1993 è cresciuta rispetto a qualche mese fa.
E così è arrivata la gelata di Ferragosto. Non sul clima, che anzi vede alternarsi sempre nuove ondate di temperature equatoriali di fronte alle quali i meteorologi stanno finendo le denominazioni di origine mitologica. La gelata di Ferragosto è ben più grave perché riguarda l’economia: viene dalla stima preliminare del Pil e dai dati sulla produzione industriale del secondo trimestre 2012.
LE CIFRE IN BREVE
I numeri della gelata parlano quasi da soli. Il Pil (destagionalizzato, senza effetti di calendario e al netto dell’inflazione) è sceso dello 0,7 per cento nel secondo trimestre 2012 rispetto al trimestre precedente. E’ la quarta diminuzione trimestrale consecutiva, e la terza dello stesso ordine di grandezza in termini percentuali. E’ un segno che la recessione, iniziata nel terzo trimestre 2011, continua purtroppo a mordere con identica intensità. Rispetto al secondo trimestre 2011 (l’ultimo trimestre di crescita positiva), il Pil del secondo trimestre 2012 è diminuito del 2,5 per cento.
Anche se l’Italia è ormai prevalentemente un’economia di servizi, l’andamento del Pil continua ad essere molto correlato con l’andamento della produzione industriale. La produzione industriale è calata dell’1,8 per cento nel secondo trimestre 2012 rispetto al trimestre precedente e dell’8 per cento rispetto al secondo trimestre 2012. In termini di livelli, il Pil è tornato ad essere di poco inferiore al suo livello del terzo trimestre 2009. Il terzo trimestre 2009 è stato il primo trimestre di ripresa dopo la Grande Recessione del 2008-09. E anche il valore di 82,6 raggiunto nel giugno 2012 dalla produzione industriale è solo di un punto superiore a quello di giugno 2009. L’insieme di questi dati dicono che la recessione dell’ultimo anno si è a questo punto mangiata completamente la timida e graduale ripresa avvenuta tra la seconda metà del 2009 e la prima metà del 2011. Guardando ai settori, a soffrire sono soprattutto quelli che producono beni il cui acquisto può essere rinviato nel tempo, quindi i beni di investimento e i beni di consumo durevole (con un vero tracollo per l’industria automobilistica). Ma, a differenza che nel 2008-09, la crisi tocca duramente anche la produzione di beni di consumo non durevoli. E’ il riflesso del fatto che i dati del mercato del lavoro fanno oggi registrare un’altra cruciale differenza rispetto al 2009: il tasso di disoccupazione di giugno 2012 ha sfiorato l’11 per cento della forza lavoro, pari a due milioni e ottocentomila persone circa. Erano “solo” due milioni nel giugno 2009 e un milione e mezzo nel giugno 2007. La disoccupazione è aumentata drammaticamente tra i giovani: nel giugno 2012 è salita al 35 per cento del totale tra quelli che sono in cerca di lavoro. Era pari al 25 per cento nel giugno 2009 e al 20 per cento nel giugno 2007.
PERCHÉ LA GELATA
La crisi italiana ha tre cause principali. C’è il rallentamento dell’economia mondiale: come documentato dalla graduale revisione al ribasso delle previsioni del Fondo Monetario, i principali mercati di sbocco extra-europei (Usa, paesi emergenti) delle esportazioni italiane - la voce del Pil che ha mostrato andamenti eccezionali nel recente passato che ha trainato la ripresa 2009-2011 - hanno visto rallentare la loro crescita dalla seconda metà del 2011. Poi c’è la crisi dell’euro che, malgrado le iniezioni di liquidità della Bce, ha fatto salire il costo e diminuire la disponibilità del credito soprattutto per le piccole e medie imprese meno patrimonializzate e ha fatto scendere drammaticamente l’export italiano nei paesi dell’area euro sud, sprofondati in situazioni recessive almeno qualitativamente confrontabili con quella italiana. E infine c’è l’aggiustamento fiscale in corso, quello che dovrebbe azzerare il deficit pubblico strutturale dell’Italia nel 2014, e che è entrato pienamente a regime proprio nel secondo trimestre 2012, con il pagamento della prima rata dell’Imu e, a livello locale, con l’aumento delle addizionali Irpef. Nell’insieme il cocktail si è rivelato micidiale, almeno nel primo semestre 2012.
IL 2011-12 E IL 1992-93
Anche nel 1992 l’Italia era sull’orlo del precipizio. E anche nel 1993 ci volle un aggiustamento fiscale molto consistente per evitare il rischio del default. Il risultato fu una sequenza di sei trimestri di crescita negativa del Pil, oscillante tra -0,4 in ognuno dei primi tre trimestri e -0,2 in ognuno degli altri tre trimestri di recessione. Nell’insieme, una recessione prolungata, ma meno intesa di quella di oggi. Oggi, rispetto al 1992-93, c’è uno scenario internazionale più difficile e una crisi precedente da cui l’economia aveva solo cominciato a riprendersi. E poi ci manca la svalutazione della lira che fece decollare le esportazioni e rese meno drammatiche le conseguenze dell’aggiustamento fiscale di allora. Allora la lira si deprezzò del 25 per cento circa, mentre oggi l’euro si è deprezzato solo del 15 per cento rispetto al giugno 2011. Sul fronte interno, l’aggiustamento fiscale di Monti è ancora in via di realizzazione e, prima dell’approvazione della spending review, si è basato quasi esclusivamente sul lato delle entrate. E c’è il buio completo su cosa avverrà dopo il governo Monti. L’insieme di queste circostanze sta certamente riducendo, se non annullando, il potenziale effetto benefico della manovra “salva Italia” sulla fiducia delle aspettative di famiglie e imprese. Ed è solo la fiducia che fa ripartire investimenti e acquisti di beni durevoli. Da dove possono arrivare le buone notizie nel secondo semestre 2012 e nel 2013? Da due fronti. Il primo fronte è quello del fisco: la maggior parte delle cattive notizie fiscali per consumatori e imprese è probabilmente già alle spalle. Anzi, se la spending review funzionasse e fosse anzi rafforzata nel corso dell’anno, già nel 2013 potrebbero aprirsi spazi per le tanto sospirate riduzioni di imposte finora sempre annunciate e mai realizzate dai governi del passato. E poi c’è il secondo fronte, il cantiere europeo. Un calo degli spread dei paesi mediterranei associato ai progressi nel ridisegno del funzionamento dell’unione e al nuovo piano di interventi della Bce sui mercati obbligazionari potrebbe dare modo all’aumento di liquidità della prima parte del 2012 di arrivare finalmente alle imprese.
Lavoce
e intanto zitti zitti ce lo mettono in quel posto prima dell'esodo di ferragosto........................
Carburanti, da domani scatta aumento accise
"Nuovo e imprevisto caro accise carburanti da domani". A rilevarlo è Quotidiano Energia che cita un provvedimento del 9 agosto dell'Agenzia delle Dogane nel quale si annuncia che dall'11 agosto e fino al 31 dicembre 2012 le aliquote dell'accisa sullab benzina aumenteranno. Gli incrementi si traducono in +0,42 centesimi al litro e, includendo anche l'Iva al 21%, in circa 0,51 centesimi al litro
Luca Romano - Ven, 10/08/2012 - 11:58
commenta
"Nuovo e imprevisto caro accise carburanti da domani".
A rilevarlo è Quotidiano Energia che cita un provvedimento del 9 agosto dell'Agenzia delle Dogane nel quale si annuncia che dall'11 agostoe fino al 31 dicembre 2012 "le aliquote dell'accisa sulla benzina saliranno di 4,20 euro/000 litri da 724,20 a 728,40 euro/000 litri e quelle sul diesel dello stesso importo da 613,20 a 617,40 euro/000 litri. Incrementi che si traducono in +0,42 centesimi al litro e, includendo anche l'Iva al 21%, in circa 0,51 centesimi al litro".L'incremento, dalla legge di Stabilità 2012, osserva QE, genererà maggiori entrate per le casse statali pari a 65 milioni di euro per rendere strutturale il bonus per i gestori carburanti e fare fronte alla riscossione agevolata delle imposte nelle zone terremotate dell'Abruzzo.
Dall'inizio del 2011 le accise sulla benzina sono aumentate di 16,44 centesimi, mentre quelle sul diesel di 19,44 cent, a cui va ad aggiungersi l'effetto moltiplicatore dell`Iva. L'ultimo incremento, di 2,42 centesimi Iva compresa su entrambi i prodotti a favore del terremoto in Emilia, risale allo scorso giugno, quando tuttavia non si riversò sui prezzi al consumo anche approfittando della discesa delle quotazioni internazionali.Intanto non si arrestano le quotazioni internazionali di benzina e diesel, che si avvicinano rispettivamente alle soglie di 1.100 e 1.000 dollari/tonnellata. I prezzi medi serviti sono oggi a 1,870 euro/litro per la benzina, 1,759 per il diesel e 0,765 per il Gpl. Punte massime fino a 1,952 per la verde, a 1,798 per il diesel e a 0,808 per il Gpl. A livello Paese il prezzo medio praticato dellabenzina (sempre in modalità servito) va dall'1,862 euro/litro di Eni all'1,870 di Q8 e Shell (no-logo in caduta a 1,760). Per il diesel si passa dall'1,754 euro/litro di Esso all'1,759 di Shell e Tamoil (no-logo giù a 1,635). Il Gpl è tra 0,751 euro/litro ancora di Esso e 0,764 di Shell (no-logo a 0,746).
Carburanti, da domani scatta aumento accise
"Nuovo e imprevisto caro accise carburanti da domani". A rilevarlo è Quotidiano Energia che cita un provvedimento del 9 agosto dell'Agenzia delle Dogane nel quale si annuncia che dall'11 agosto e fino al 31 dicembre 2012 le aliquote dell'accisa sullab benzina aumenteranno. Gli incrementi si traducono in +0,42 centesimi al litro e, includendo anche l'Iva al 21%, in circa 0,51 centesimi al litro
Luca Romano - Ven, 10/08/2012 - 11:58
commenta
"Nuovo e imprevisto caro accise carburanti da domani".
A rilevarlo è Quotidiano Energia che cita un provvedimento del 9 agosto dell'Agenzia delle Dogane nel quale si annuncia che dall'11 agostoe fino al 31 dicembre 2012 "le aliquote dell'accisa sulla benzina saliranno di 4,20 euro/000 litri da 724,20 a 728,40 euro/000 litri e quelle sul diesel dello stesso importo da 613,20 a 617,40 euro/000 litri. Incrementi che si traducono in +0,42 centesimi al litro e, includendo anche l'Iva al 21%, in circa 0,51 centesimi al litro".L'incremento, dalla legge di Stabilità 2012, osserva QE, genererà maggiori entrate per le casse statali pari a 65 milioni di euro per rendere strutturale il bonus per i gestori carburanti e fare fronte alla riscossione agevolata delle imposte nelle zone terremotate dell'Abruzzo.
Dall'inizio del 2011 le accise sulla benzina sono aumentate di 16,44 centesimi, mentre quelle sul diesel di 19,44 cent, a cui va ad aggiungersi l'effetto moltiplicatore dell`Iva. L'ultimo incremento, di 2,42 centesimi Iva compresa su entrambi i prodotti a favore del terremoto in Emilia, risale allo scorso giugno, quando tuttavia non si riversò sui prezzi al consumo anche approfittando della discesa delle quotazioni internazionali.Intanto non si arrestano le quotazioni internazionali di benzina e diesel, che si avvicinano rispettivamente alle soglie di 1.100 e 1.000 dollari/tonnellata. I prezzi medi serviti sono oggi a 1,870 euro/litro per la benzina, 1,759 per il diesel e 0,765 per il Gpl. Punte massime fino a 1,952 per la verde, a 1,798 per il diesel e a 0,808 per il Gpl. A livello Paese il prezzo medio praticato dellabenzina (sempre in modalità servito) va dall'1,862 euro/litro di Eni all'1,870 di Q8 e Shell (no-logo in caduta a 1,760). Per il diesel si passa dall'1,754 euro/litro di Esso all'1,759 di Shell e Tamoil (no-logo giù a 1,635). Il Gpl è tra 0,751 euro/litro ancora di Esso e 0,764 di Shell (no-logo a 0,746).
Il Fatto Quotidiano > Politica & Palazzo > Tasse, giovani ...
Tasse, giovani e partiti: gli annunci del governo restano solo sulla carta
Dal fondo taglia imposte ai cantieri stradali passando per il denaro per i poveri. Tante le promesse che Mario Monti ha fatto agli italiani, rilanciate con grandi titoli dai principali quotidiani senza raggiungere però attuazione effettiva
di Marco Palombi | 10 agosto 2012
Tra il dire e il fare, si sa, c’è di mezzo quell’enorme distesa d’acqua chiamata mare. Ecco, nel mare delle mille cose da fare, il governo dei tecnici si deve essere dimenticato alcune cosette che però aveva pensato bene di annunciare alla pubblica opinione. Quello che potete leggere qui sotto è solo un piccolo registro, compilato cogliendo fior da fiore tra i migliori titoloni della grande stampa montiana. Certo, si poteva continuare, approfondire, specificare. Si poteva chiedere lumi sugli effetti delle liberalizzazioni che dovevano valere almeno uno 0,2% di crescita l’anno. O ancora l’equità come stella polare del governo mentre si rinuncia a qualunque intervento progressivo in materia di tassazione, persino a chiedere un contributo un po’ più sostanzioso a quelli che hanno usufruito dell’ultimo scudo fiscale di Giulio Tremonti. Non è però il desiderio di completezza che muove questa pagina, ma quello di fissare per iscritto una sorta di memento, anche e soprattutto per noi: pure coi tecnici in sella, o in groppa, le magnifiche sorti e progressive bisogna sempre sudarsele.
IL FONDO TAGLIA IMPOSTE - Entra. No, non entra. Sì che entra. No, niente da fare. Del vorticare di bozze marzoline della legge delega con cui il governo dei bocconiani intende rivoluzionare il fisco italiano (bisogna vedere ancora i decreti attuativi), il fondo per abbassare le tasse coi proventi della lotta all’evasione è stato la star incontrastata: un po’ perché ce n’è bisogno, un po’ perché si dice che sia praticamente l’unico modo per creare crescita, un po’ perché è uno di quegli argomenti che tira. E allora è partito l’annuncio: ecco il superfondo. In realtà, poi, non se n’è fatto niente e ad aprile è arrivato il contrordine: “Salta il fondo taglia-tasse”. I partiti ci hanno riprovato qualche settimana dopo e sono pure ripartiti i titoli sui giornali. “Tagliare le tasse in astratto è possibile”, si lasciava andare lo stesso Monti in maggio. Poi, un mese dopo, il premier passava dall’astratto al reale: “E’ impossibile tagliare le tasse a breve”. Adesso, nella famigerata fase 2 della spending review (che, a stare ai titoli, pare già fatta), riparte la tarantella visto che il testo Giavazzi che mira a tagliare i contributi alle imprese per circa 10 miliardi di euro, prescrive esplicitamente che quei soldi siano utilizzati per incidere sul cuneo fiscale (le tasse sul lavoro). Difficile con un Pil che scende del doppio rispetto alle previsioni del governo (a proposito, “la ripresa comincerà nel secondo semestre 2012” annuncia il Def), ma tanto a breve ricomincia la campagna elettorale e quindi toccherà di nuovo ai professionisti dei partiti annunciare la riduzione delle tasse (Alfano, per dire, ha già iniziato).
L’AUTOSTRADA SALERNO-REGGIO CALABRIA – Corrado Passera, che è un generoso, s’è immolato: “Ci metto la la faccia: via i cantieri entro il 2013”. Potrebbe farsi male. Non è tanto una questione di traffico – quest’anno va meglio del solito: forse si sono organizzati meglio, forse la gente va meno in vacanza – ma proprio dei cantieri. Intanto nel tratto lucano i cantieri, esattamente come negli anni scorsi, sono ancora là: è tanto vero che la polizia stradale ha pensato bene di piazzarci gli autovelox. C’è poi la questione del tratto calabrese. E qui forse le parole di Passera possono essere vere in ogni caso: lui vuole chiudere i cantieri entro l’anno prossimo, ma ci sono almeno 60 chilometri – soprattutto sulla Sila – in cui i cantieri non ci sono proprio perché mancano i soldi. All’Anas, comunque, dicono che finire i lavori già avviati entro il 2013 è durissima, portare a termine tutti i cantieri previsti è semplicemente impossibile.
LE BARRIERE ANTI-SPREAD - A leggere i giornali, dovremmo poter dormire tranquilli, lo spread sarebbe stato domato da un pezzo. Visto che sono stati annunciati in prima pagina meccanismi anti spread, unità di crisi a palazzo Chigi, alleanze internazionali contro la speculazione. Perfino i portavoce del governo sono rimasti sorpresi di fronte alle fanfare della stampa. Betty Olivi, portavoce di Monti, ha smentito ogni riunione della cosiddetta “unità di crisi” (che sarebbe poi lo stesso Monti con Corrado Passera e Vittorio Grilli). Il meccanismo anti-spread è stato svuotato dalla Germania fino a diventare solo una illusione. E le grandi alleanze internazionali anti-speculatori, che avrebbero dovuto garantire compratori per il debito e investimenti alle aziende, non hanno mai dato risultati concreti.
OTTO MILIARDI PER I GIOVANI – Non faccio promesse, dico che questo è un impegno del governo perché questo livello di disoccupazione giovanile è inaccettabile. Abbiamo “potenzialmente” otto miliardi da destinare ad interventi a favore di chi si trova nella decade dei venti. Così, all’ingrosso, Mario Monti parlava in tv a fine maggio, mentre oggi dice che “c’è un problema di generazione perduta” (intervista a Sette). In realtà anche questi otto miliardi sono più virtuali che altro: intanto si tratta di contributi comunitari già destinati a quel fine e che il governo dei tecnici – con la sapienza tecnica conseguente – intende destinare a programmi più efficienti. Di sicuro, ad oggi, di quei miliardi i cosiddetti giovani hanno visto al massimo gli spiccioli.
UN MILIARDO PER I POVERI - Effettivamente il piano per anziani e bambini in difficoltà è stato varato a fine maggio, mentre un pensoso ministro Passera denunciava che “la tenuta sociale in Italia è a rischio”. I ministri Barca, Riccardi e Fornero si sono messi di buzzo buono e hanno fatto il loro bel programma di interventi coinvolgendo pure regioni e comuni. L’unico problema è che anche in questo caso – vedi il piano per i giovani – non si tratta di soldi nuovi, ma della ridestinazione di risorse comunitarie e statali: meno social card e più servizi mirati, sempre che stiano funzionando (e sono cose che si sanno sempre dopo). Uno dei capitoli, ad esempio, riguardava i posti negli asili nido: a settembre si scoprirà che era un piano a lungo termine.
IL PIANO AMATO SULLA POLITICA - Giuliano Amato ha consegnato il suo contributo da commissario: controlli sui bilanci dei partiti alla Corte dei Conti, contributi statali in proporzione a quelli privati e riduzione dei distacchi sindacali. E’ un pezzo di quello che sui giornali viene chiamato “spending review fase 2” (o fase 3, dipende dal giornale e da come si conta). Peccato che quelle misure siano già tutte più o meno legge: quelle sui partiti sono state approvate dal Parlamento qualche settimana fa, il taglio dei distacchi sindacali è già contenuto nel decreto di tagli divenuto legge mercoledì. Anzi, rispetto a questa spending 2 che è già nella 1, il governo è stato ancora più cattivo del suo commissario: ha tolto soldi anche ai Caf e ai patronati che Amato non voleva toccare.
SPENDING REVIEW, LE SEGNALAZIONI INUTILIZZABILI - Paginate di celebrazione per l’iniziativa democratica del governo: segnalazioni dal basso degli sprechi nella pubblica amministrazione, così che poi il commissario straordinario Enrico Bondi potesse intervenire a fare giustizia con la sua spending review. “Così si eliminano gli sprechi, i consigli di 135mila cittadini”, titolava il Corriere il 24 giugno. Poi si è scoperto che c’era un problema di privacy, nell’utilizzo delle segnalazioni. E che quindi non si potevano toccare. Non se ne è mai più saputo niente, Monti ha fatto sapere che erano state prese in considerazione. Ma la spending review di Bondi e del governo non presenta traccia delle presunte centinaia di migliaia di suggerimenti che sarebbero arrivati dal basso.
da Il Fatto Quotidiano del 10 agosto 2012
Tasse, giovani e partiti: gli annunci del governo restano solo sulla carta
Dal fondo taglia imposte ai cantieri stradali passando per il denaro per i poveri. Tante le promesse che Mario Monti ha fatto agli italiani, rilanciate con grandi titoli dai principali quotidiani senza raggiungere però attuazione effettiva
di Marco Palombi | 10 agosto 2012
Tra il dire e il fare, si sa, c’è di mezzo quell’enorme distesa d’acqua chiamata mare. Ecco, nel mare delle mille cose da fare, il governo dei tecnici si deve essere dimenticato alcune cosette che però aveva pensato bene di annunciare alla pubblica opinione. Quello che potete leggere qui sotto è solo un piccolo registro, compilato cogliendo fior da fiore tra i migliori titoloni della grande stampa montiana. Certo, si poteva continuare, approfondire, specificare. Si poteva chiedere lumi sugli effetti delle liberalizzazioni che dovevano valere almeno uno 0,2% di crescita l’anno. O ancora l’equità come stella polare del governo mentre si rinuncia a qualunque intervento progressivo in materia di tassazione, persino a chiedere un contributo un po’ più sostanzioso a quelli che hanno usufruito dell’ultimo scudo fiscale di Giulio Tremonti. Non è però il desiderio di completezza che muove questa pagina, ma quello di fissare per iscritto una sorta di memento, anche e soprattutto per noi: pure coi tecnici in sella, o in groppa, le magnifiche sorti e progressive bisogna sempre sudarsele.
IL FONDO TAGLIA IMPOSTE - Entra. No, non entra. Sì che entra. No, niente da fare. Del vorticare di bozze marzoline della legge delega con cui il governo dei bocconiani intende rivoluzionare il fisco italiano (bisogna vedere ancora i decreti attuativi), il fondo per abbassare le tasse coi proventi della lotta all’evasione è stato la star incontrastata: un po’ perché ce n’è bisogno, un po’ perché si dice che sia praticamente l’unico modo per creare crescita, un po’ perché è uno di quegli argomenti che tira. E allora è partito l’annuncio: ecco il superfondo. In realtà, poi, non se n’è fatto niente e ad aprile è arrivato il contrordine: “Salta il fondo taglia-tasse”. I partiti ci hanno riprovato qualche settimana dopo e sono pure ripartiti i titoli sui giornali. “Tagliare le tasse in astratto è possibile”, si lasciava andare lo stesso Monti in maggio. Poi, un mese dopo, il premier passava dall’astratto al reale: “E’ impossibile tagliare le tasse a breve”. Adesso, nella famigerata fase 2 della spending review (che, a stare ai titoli, pare già fatta), riparte la tarantella visto che il testo Giavazzi che mira a tagliare i contributi alle imprese per circa 10 miliardi di euro, prescrive esplicitamente che quei soldi siano utilizzati per incidere sul cuneo fiscale (le tasse sul lavoro). Difficile con un Pil che scende del doppio rispetto alle previsioni del governo (a proposito, “la ripresa comincerà nel secondo semestre 2012” annuncia il Def), ma tanto a breve ricomincia la campagna elettorale e quindi toccherà di nuovo ai professionisti dei partiti annunciare la riduzione delle tasse (Alfano, per dire, ha già iniziato).
L’AUTOSTRADA SALERNO-REGGIO CALABRIA – Corrado Passera, che è un generoso, s’è immolato: “Ci metto la la faccia: via i cantieri entro il 2013”. Potrebbe farsi male. Non è tanto una questione di traffico – quest’anno va meglio del solito: forse si sono organizzati meglio, forse la gente va meno in vacanza – ma proprio dei cantieri. Intanto nel tratto lucano i cantieri, esattamente come negli anni scorsi, sono ancora là: è tanto vero che la polizia stradale ha pensato bene di piazzarci gli autovelox. C’è poi la questione del tratto calabrese. E qui forse le parole di Passera possono essere vere in ogni caso: lui vuole chiudere i cantieri entro l’anno prossimo, ma ci sono almeno 60 chilometri – soprattutto sulla Sila – in cui i cantieri non ci sono proprio perché mancano i soldi. All’Anas, comunque, dicono che finire i lavori già avviati entro il 2013 è durissima, portare a termine tutti i cantieri previsti è semplicemente impossibile.
LE BARRIERE ANTI-SPREAD - A leggere i giornali, dovremmo poter dormire tranquilli, lo spread sarebbe stato domato da un pezzo. Visto che sono stati annunciati in prima pagina meccanismi anti spread, unità di crisi a palazzo Chigi, alleanze internazionali contro la speculazione. Perfino i portavoce del governo sono rimasti sorpresi di fronte alle fanfare della stampa. Betty Olivi, portavoce di Monti, ha smentito ogni riunione della cosiddetta “unità di crisi” (che sarebbe poi lo stesso Monti con Corrado Passera e Vittorio Grilli). Il meccanismo anti-spread è stato svuotato dalla Germania fino a diventare solo una illusione. E le grandi alleanze internazionali anti-speculatori, che avrebbero dovuto garantire compratori per il debito e investimenti alle aziende, non hanno mai dato risultati concreti.
OTTO MILIARDI PER I GIOVANI – Non faccio promesse, dico che questo è un impegno del governo perché questo livello di disoccupazione giovanile è inaccettabile. Abbiamo “potenzialmente” otto miliardi da destinare ad interventi a favore di chi si trova nella decade dei venti. Così, all’ingrosso, Mario Monti parlava in tv a fine maggio, mentre oggi dice che “c’è un problema di generazione perduta” (intervista a Sette). In realtà anche questi otto miliardi sono più virtuali che altro: intanto si tratta di contributi comunitari già destinati a quel fine e che il governo dei tecnici – con la sapienza tecnica conseguente – intende destinare a programmi più efficienti. Di sicuro, ad oggi, di quei miliardi i cosiddetti giovani hanno visto al massimo gli spiccioli.
UN MILIARDO PER I POVERI - Effettivamente il piano per anziani e bambini in difficoltà è stato varato a fine maggio, mentre un pensoso ministro Passera denunciava che “la tenuta sociale in Italia è a rischio”. I ministri Barca, Riccardi e Fornero si sono messi di buzzo buono e hanno fatto il loro bel programma di interventi coinvolgendo pure regioni e comuni. L’unico problema è che anche in questo caso – vedi il piano per i giovani – non si tratta di soldi nuovi, ma della ridestinazione di risorse comunitarie e statali: meno social card e più servizi mirati, sempre che stiano funzionando (e sono cose che si sanno sempre dopo). Uno dei capitoli, ad esempio, riguardava i posti negli asili nido: a settembre si scoprirà che era un piano a lungo termine.
IL PIANO AMATO SULLA POLITICA - Giuliano Amato ha consegnato il suo contributo da commissario: controlli sui bilanci dei partiti alla Corte dei Conti, contributi statali in proporzione a quelli privati e riduzione dei distacchi sindacali. E’ un pezzo di quello che sui giornali viene chiamato “spending review fase 2” (o fase 3, dipende dal giornale e da come si conta). Peccato che quelle misure siano già tutte più o meno legge: quelle sui partiti sono state approvate dal Parlamento qualche settimana fa, il taglio dei distacchi sindacali è già contenuto nel decreto di tagli divenuto legge mercoledì. Anzi, rispetto a questa spending 2 che è già nella 1, il governo è stato ancora più cattivo del suo commissario: ha tolto soldi anche ai Caf e ai patronati che Amato non voleva toccare.
SPENDING REVIEW, LE SEGNALAZIONI INUTILIZZABILI - Paginate di celebrazione per l’iniziativa democratica del governo: segnalazioni dal basso degli sprechi nella pubblica amministrazione, così che poi il commissario straordinario Enrico Bondi potesse intervenire a fare giustizia con la sua spending review. “Così si eliminano gli sprechi, i consigli di 135mila cittadini”, titolava il Corriere il 24 giugno. Poi si è scoperto che c’era un problema di privacy, nell’utilizzo delle segnalazioni. E che quindi non si potevano toccare. Non se ne è mai più saputo niente, Monti ha fatto sapere che erano state prese in considerazione. Ma la spending review di Bondi e del governo non presenta traccia delle presunte centinaia di migliaia di suggerimenti che sarebbero arrivati dal basso.
da Il Fatto Quotidiano del 10 agosto 2012
Eh sono dal cell non vedo molto di nomi di files etc...
Azz :P
Azz :P