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Subject: [POLITICA]

2013-01-27 11:30:51
ma è un pezzo del fatto quotidiano? :D

comunque, ragazzi, imho è su queste cose che dovremmo uscire dall'ideologia e dall'idolatria post mani pulite

lungi da me ogni contiguità con d'alema, ma ricordiamoci che se i tre poteri sono costituzionalmente distinti una ragione c'è, anzi molte più d'una
ricordiamo che il fatto che le figure di giudici e PM siano solo deviazioni marginali di carriere pressoché omogenee è tutto tranne che una garanzia per l'imputato, che per come vanno le cose in italia (reati anche solo colposi e obbligatorietà dell'azione penale) potrei un giorno essere io o uno chiunque di voi

sono d'accordo che un magistrato possa intraprendere una carriera politica, ma non usando l'aspettativa per farsi da solo le leggi che poi applicherà tornando a fare il magistrato.
2013-01-27 12:03:49
sono anche daccordo, ma cosa centra con il tentativo di mettere sotto controllo i pm?
2013-01-27 12:09:00
mi piacerebbe che davvero su queste questioni si cominciasse a ragionare tutti intorno a un tavolo invece che dividerci come sempre in squadre pro-PM o contro-PM

anche la stampa fa il suo, questo articolo imho per esempio è evidentemente della scuola "non toccate la riforma della giustizia"
2013-01-27 12:09:11
ahahahah

è la dimostrazione che a milano se la tirano troppo XD
2013-01-28 13:42:20
anche se a molti sembra sfuggire, questo è esattamente il motivo per cui abbiamo l'euro

Nella media dell'anno da poco concluso la forbice tra l'aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,5%) e l'inflazione (+3,0%), su base annua, è stata di 1,5 punti percentuali. Quindi la crescita dei prezzi è stata doppia rispetto a quella dei salari.
2013-01-28 15:34:25
forse son tordo io, ma nn vedo in alcun modo il collegamento tra euro, inflazione e mancata crescita degli stipendi.
o meglio in qualche modo posso collegare euro e inflazione (3% non è certo un'inflazione drammatica, per me potrebbe essere benissimoo un valore fisiologico), nel senso che avere l'euro ci protegge da un'inflazione a due cifre stile anni '80.
che poi l'inflazione sia sotto controllo perchè l'euro è una valuta forte, e l'euro è una valuta forte perchè la bce è l'unica banca centrale che non sta stampando carta da culo per svalutare apposta la propria valuta, cosa che invece la fed fa a piene mani ormai da 4 anni... chiudo che se non il discorso si fa troppo ampio.

non capisco invece come le cose di cui sopra c'entrino con le retribuzione che non crescono, visto che le stesse son decise dai contratti nazionali, fatti da gverno e parti sociali. mi pare che se non crescono è perchè le associazioni dei"padroni" (confindustria confcommercio ecc) hanno più potere della controparte sindacale, e i governi degli ultimi 5 anni son sempre di destra e dalla loro parte.
non ho in grande amore i sindacati, ma certo se non ci fossero avremmo già adottato il "modello cinese" vi va di provare?
2013-01-28 16:11:11
forse son tordo io, ma nn vedo in alcun modo il collegamento tra euro, inflazione e mancata crescita degli stipendi.

la relazione esiste tra euro e crescita dei salari inferiore all'inflazione.
per quanto bassa sia l'inflazione se la crescita dei salari è più bassa si ha un impoverimento.
Se io faccio questa operazione (i primi sono stati i tedeschi), guadagno competitività contro i miei concorrenti.
se guadagno competitività progressivamente riuscitò a vendere meglio all'estero (un po' come se avessi svalutato la moneta).
Se gli altri paesi non possono per difendersi svalutare la loro moneta (unione monetaria) dovranno riequilibrare il sistema con l'unica leva possibile, la svalutazione dei salari, e saranno quindi costretti a fare lo stesso (aumento dei salari inferiore a inflazione).

Come?
Con la perdita di competitività si perdono posti di lavoro, ciò permette ai governi di giustificare politiche liberiste nel lavoro (precarizzazione-introduzione contratti deboli).
questo permette una asimmetria di forza contrattuale tra datori di lavoro e lavoratori che si trasmette sui mancati aumenti di stipendio (in realtà dovrei dire sulla mancata difesa dall'inflazione).

A che punto siamo?
Siamo al punto in cui la strategia di distruzione del lavoro in Europa è andata talmente oltre e talmente diffusa su tutto il continente, che anche chi finora ha beneficiato dei vantaggi competitivi (Germania, Belgio Olanda etc) ora si trova in crisi perchè i suoi mercatidi sbocco (noi PIIGS) non producono più domanda neppure se invasi di capitali in prestito.


Per il resto, in realtà praticamente tutti i paesi (UE compresa) stampano moneta, la cina ed il giappone più degli altri, ma pure gli USA/UK non scherzano, ma i nostri squilibri sono interni all'euro, non esterni.
Le teorie che vogliono l'inflazione legata alla produzione di moneta con una relazione diretta stanno in questi anni venendo smentite in modo incontrovertibile. Si è dimostrato una volta di più che non esiste inflazione senza domanda. Che è ovvio per tutti, tranne forse per la BCE e alesina e giavazzi..
2013-01-28 16:24:00
link sul giappone

al di là della veridicità di questi dati e di queste previsioni, tutta da verificare,
io vi faccio notare che per scambiare gli yen che stampa il Giappone deve trovare qualcuno che glieli compra e gli da in cambio euro o dollari.
E siccome ci riesce, per quanto i nostri economisti da strapazzo parlino, significa che trova qualcuno che gli da dei "solidissimi" euro per avere indietro degli yen..

fateci una riflessione sopra.
2013-01-28 16:44:33
nel frattempo Bersani se ne esce con:
Sul dogma del rigore imposto dalla Germania, Bersani afferma: "Bisogna che la Germania riconosca che ha tratto enorme vantaggio dall'euro, in termini di bilancia commerciale e di economia reale". Il leader Pd vuole aprire una discussione senza spirito polemico: "Sono pronto a dire che l'Italia è disponibile a rafforzare ancor più il controllo reciproco della finanza pubblica. Ma in cambio, bisogna che la Germania riconosca che bisogna trovare delle vie per rilanciare gli investimenti e l'occupazione nella zona euro".
2013-01-28 18:29:09
Allora dopo queste parole la Merkel interverrà di sicuro...
2013-01-28 21:39:54
Ma in cambio, bisogna che la Germania riconosca che bisogna trovare delle vie per rilanciare gli investimenti e l'occupazione nella zona euro".


Ok , te lo riconosco .....


PS
Grazie per averci regalato la vostra industria manifatturiera
2013-01-28 21:45:45
Adottando l'Euro,
l'Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo
che deve prendere in prestito una moneta straniera,
con tutti i danni che ciò implica.

Paul Krugman, Premio Nobel per l'Economia
2013-01-28 22:11:54
Elezioni, Pd e Sel vicini alla maggioranza in Senato. Ma Monti sarà decisivo
L'ultimo sondaggio Tecnè assegna all'alleanza Bersani-Vendola la vittoria in Lombardia e la possibilità di raggiungere 158 seggi a Palazzo Madama. Un margine comunque risicatissimo, come quello di Prodi nel 2006, che renderebbe necessario l'appoggio dei centristi. Ma i giochi non sono ancora fatti perché con il Porcellum poche migliaia di voti nelle regioni in bilico possono ribaltare il risultato finale


Se autosufficienza è parola magica per la coppia Pier Luigi Bersani-Nichi Vendola, per allontanare lo spauracchio di una vittoria elettorale a metà, l’ultimo sondaggio Tecnè per Sky dovrebbe far sorridere i due leader di centrosinistra. ‘Dovrebbe’, perché nei fatti quella che si profila dai numeri sarebbe la riedizione di un film già visto, nel 2006, con l’Unione di Romano Prodi: la coalizione guidata dal segretario Pd sarebbe infatti a un solo punto da quota 158, il “magic number” in grado di controllare il Senato (dove il premio di maggioranza è regionale).

Un controllo risicato, che aprirebbe inevitabilmente a un’alleanza (o quantomeno una stretta collaborazione) con i montiani (dati a quota 36). Un risultato che il centrosinistra raggiungerebbe riuscendo, secondo il sondaggio Tecnè, a imporsi soprattutto nella regione più in bilico di tutte, la Lombardia (dove sono in palio 49 seggi). Qui il centrosinistra arriverebbe al 32,9% (27 seggi), il centrodestra (Pdl, Lega e altri) al 31,4% (12 seggi); seguono i montiani e il Movimento 5 stelle. E se il Veneto resterebbe saldamente in mano al centrodestra (al 37,3%, 14 seggi contro 5) l’altra sopresa potrebbere essere la Sicilia recentemente conquistata alla regionali da un’alleanza Pd-Udc: qui, secondo Tecnè, il centrodestra sarebbe sì in vantaggio, ma di molto poco: 28,1% contro 27,6%, con il Movimento 5 stelle addirittura al 21,1% (e Monti al 17,4%).

“In realtà – spiega Alessandro Chiaramonte, politologo del Cise-Luiss e professore a Firenze – queste differenze, che appaiono ampie in termini di numeri e di seggi, possono dipendere da scarti di voto piccolissimi. Vincere o perdere in Lombardia oggi è questione di una manciata di voti, così in Sicilia o in Campania. Può essere questione di poche migliaia di voti, lo zero virgola qualcosa”. E qui si spiegherebbero gli inviti alla desistenza, di qualche settimana fa, da parte del Pd, nei confronti di Rivoluzione civile di Antonio Ingroia, che a livello nazionale, al Senato, è accreditata di un 4,8% (zero seggi), ma che in Sicilia ha sicuramente un seguito che va oltre il dato nazionale (vedi Leoluca Orlando a Palermo). “Pochi voti di differenza – dice ancora Chiaramonte – possono fare un’enorme differenza al Senato, rendendo il centrosinistra o autosufficiente o dipendente da qualche altro alleato, plausibilmente Monti”.

Per questo secondo il politologo “il centrosinistra farà un tentativo di richiamo al voto utile a suo favore, soprattutto tra gli elettori della lista Ingroia. Tatticamente è giusto che lo faccia, anche una minima parte di quei voti possono fare la differenza al Senato. Così come il Pd ricorderà agli elettori che hanno una certa responsabilità, perché votando per Rivoluzione civile, che non ha chance di ottenere seggi (perché c’è una soglia di sbarramento dell’8% in ciascuna regione), quei voti rischiano di non contare”.

Uno scenario, quello del sondaggio Tecnè, molto diverso da quello prefigurato solo venerdì da una rilevazione dell’Istituto Piepoli per La Stampa, che dava numeri molto più bassi per il centrosinistra, almeno al Senato: 143 seggi contro i 97 del centrodestra, i 38 di Monti e i 27 del Movimento 5 stelle. In Lombardia, in particolare, Bersani avrebbe 13 seggi (11 Pd e 2 Sel) contro i 27 di Berlusconi (13 Pdl e 14 Lega). Parità, invece, in Lombardia, risulterebbe da un altro sondaggio, condotto da Quorum e pubblicato sul portale Tiscali.it: 34,4% per la coalizione di centrosinistra, 34,4% per la coalizione di centrodestra, con Monti al 14,4% e Grillo al 9,8%. Numeri che sembrano grandi ma che in realtà sono racchiusi in poche manciate di voti.

Diversamente dal 2006, quando il centrosinistra a guida Prodi aveva 158 seggi e nessuno con cui allearsi, oggi ci sono i montiani. Il professore, secondo Chiaramonte, “potrebbe essere un elemento di moderazione e in quanto tale di stabilità. È una terza forza che irrompe e rompe il bipolarismo. Monti chiederà voti a sinistra e a destra per essere decisivo al Senato. Per successo relativo bastano 35-40 senatori, che potrebbero essere il pacchetto decisivo per la maggioranza”.
2013-01-28 23:13:58
Video sulla crisi di Natalino Balasso
Non sò se li avete mai visti però sono divertenti e fanno riflettere

l'economista

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la crisi
2013-01-29 09:47:22
Il Fatto Quotidiano > Politica & Palazzo > Elezioni, Pd e ...

Elezioni, Pd e Sel vicini alla maggioranza in Senato. Ma Monti sarà decisivo

L'ultimo sondaggio Tecnè assegna all'alleanza Bersani-Vendola la vittoria in Lombardia e la possibilità di raggiungere 158 seggi a Palazzo Madama. Un margine comunque risicatissimo, come quello di Prodi nel 2006, che renderebbe necessario l'appoggio dei centristi. Ma i giochi non sono ancora fatti perché con il Porcellum poche migliaia di voti nelle regioni in bilico possono ribaltare il risultato finale
2013-01-29 09:58:21
guarda due post più su.. :P