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Subject: [CHAMPIONS LEAGUE]
appunto cornu questo dicevo, se un grande esperto di calcio, uno che ha vinto 4 Champions con tre squadre diverse invece di farlo giocare gli preferiva quel superbrocco di Emanuelson la dice lunga sul valore di De Sciglio
qui devo dire che il lavoro sporco lo aveva già fatto allegri dopo il tottenham (al di là che poi acciughina possa o non possa dare lezioni)
piano piano arriveremo a capire che bisogna studiare un piano marshall per la serie A per poi essere più competitivi in Europa. Ma con calma, che la distanza da real e barça è recuperabilissima.
piano piano arriveremo a capire che bisogna studiare un piano marshall per la serie A per poi essere più competitivi in Europa. Ma con calma, che la distanza da real e barça è recuperabilissima.
senza contare che tra due anni quelle anomalie che si chiamano Messi e Ronaldo saranno magari agli sgoccioli
Per la cronaca Seedorf non preferiva Emanuelson a De Sciglio, semplicemente faceva giocare Emanuelson (mancino) a sx e De Sciglio a destra perché aveva capito che De Sciglio non si poteva snaturare giocando anche a sx!
leggo di un ipotesi nuovamente col 4-4-2
se per la terza volta consecutiva affronta il centrocampo del real con 2 centrali credo di essere in diritto di denunciarlo.
confermi igor?
se per la terza volta consecutiva affronta il centrocampo del real con 2 centrali credo di essere in diritto di denunciarlo.
confermi igor?
Capisco cosa vuoi dire ma apparte la breve parentesi al milan non è che Seedorf abbai dato grandi prove come allenatore. Grande giocatore senza dubbio ma non è detto che non prenda cantonate come tutti.
Con tutto rispetto per Seedorf preferigli Emanuelson è una roba senza capo ne coda, come preferigli Abate uno che la parola cross non sa nemmeno cosa voglia dire...
Con tutto rispetto per Seedorf preferigli Emanuelson è una roba senza capo ne coda, come preferigli Abate uno che la parola cross non sa nemmeno cosa voglia dire...
Biasin
E allora torniamo al principio, alla rovesciata di "quello là" che stronca la Zebra e ci fa venire un brivido: se l'elite del calcio massacra i pluri-campioni d'Italia e i pluri-campioni d'Italia massacrano il resto delle squadre tricolori, allora quanto ci vorrà prima che le nostre fantasie da bar ("massì, adesso a Milano, Napoli o Roma fanno dei gran mercati e tornano a ballare la rumba in Champions!") possano anche solo minimamente avere un senso? Viviamo nel ricordo di un passato pallonaro che non esiste più
E allora torniamo al principio, alla rovesciata di "quello là" che stronca la Zebra e ci fa venire un brivido: se l'elite del calcio massacra i pluri-campioni d'Italia e i pluri-campioni d'Italia massacrano il resto delle squadre tricolori, allora quanto ci vorrà prima che le nostre fantasie da bar ("massì, adesso a Milano, Napoli o Roma fanno dei gran mercati e tornano a ballare la rumba in Champions!") possano anche solo minimamente avere un senso? Viviamo nel ricordo di un passato pallonaro che non esiste più
partiamo da un concetto fondamentale: c'è la bontà del lavoro svolto e ci sono i conflitti di interesse. Biasin dovrebbe fare quel passetto in più ma per ovvie ragioni lascia perdere come se lavorare meglio eliminasse quella inevitabile tendenza a scansarsi.
Iniziamo a sciogliere i legami di dipendenza tra le società e a ridare un senso alle partite tra juventus e atalanta, bologna, sassuolo e udinese.
In caso contrario riduciamo la A a 16 o 18 squadre.
Iniziamo a sciogliere i legami di dipendenza tra le società e a ridare un senso alle partite tra juventus e atalanta, bologna, sassuolo e udinese.
In caso contrario riduciamo la A a 16 o 18 squadre.
io concordo assolutamente.
ma non è questo che ci differenzia da spagna germania o inghilterra.
ci separano i modelli di business ancora antiquati, un prodotto televisivamente inferiore dovuto anche ad un approccio tattico meno spettacolare e più speculativo.
Poi il calcio italiano soffre da anni del problema dell'indifferenza al risultato per la gran parte delle squadre. a gennaio già metà della serie A gioca per giocare, senza obiettivi da raggiungere.
ma non è questo che ci differenzia da spagna germania o inghilterra.
ci separano i modelli di business ancora antiquati, un prodotto televisivamente inferiore dovuto anche ad un approccio tattico meno spettacolare e più speculativo.
Poi il calcio italiano soffre da anni del problema dell'indifferenza al risultato per la gran parte delle squadre. a gennaio già metà della serie A gioca per giocare, senza obiettivi da raggiungere.
Iniziamo a sciogliere i legami di dipendenza tra le società e a ridare un senso alle partite tra juventus e atalanta, bologna, sassuolo e udinese.
Dissero quelli che col genoa hanno taroccato i bilanci per anni.
Dissero quelli che col genoa hanno taroccato i bilanci per anni.
Dissero quelli che col genoa hanno taroccato i bilanci per anni.
Problema che va affrontato e risolto a tutti i livelli perché mi pare che da questo vizio non se ne salvi nessuna.
Problema che va affrontato e risolto a tutti i livelli perché mi pare che da questo vizio non se ne salvi nessuna.
come sempre, ne faccio un discorso di metodo. Perché poi le informazioni a noi possono giungere o meno ma i sintomi arrivano forti e chiari.
Comunque senza neanche farlo apposta viene fuori che la Fifa si sta muovendo per limitare prestiti ed escamotage per poter gestire più giocatori.
Comunque senza neanche farlo apposta viene fuori che la Fifa si sta muovendo per limitare prestiti ed escamotage per poter gestire più giocatori.
ci separano i modelli di business ancora antiquati, un prodotto televisivamente inferiore dovuto anche ad un approccio tattico meno spettacolare e più speculativo.
Sul modello di business, ancora ancora.
Sull'approccio tattico meno spettacolare, non ci siamo proprio.
Quello che manca al campionato italiano sono SOLO e SOLTANTO gli interpreti, cioè i calciatori. Servono i calciatori con i quali identificarsi e creare, come nel wrestling e in qualsiasi altro spettacolo, gimmicks e feuds, ovvero personaggi, rivalità e saghe. E come si fa?
1. vincoli il numero di giocatori non italiani. Il giocatore non italiano non ha senso di appartenenza, è meno rappresentativo, non ha introiettato il costume e la tradizione del calcio italiano, con tutto il suo passato e le sue rivalità, conosce meno la lingua e quindi crea meno conflittualità attraverso le quali il gioco diventa spettacolo. Un calciatore italiano, costa zero al sistema-calcio italiano. Aumentano così i soldi da destinare ai calciatori stranieri. Meno e migliori.
2. bilanci i fatturati con una distribuzione equa dei diritti televisivi. Il calcio è interessante non solo e non soltanto quando i valori assoluti sono alti, ma quando il risultato è incerto. Da qui non se ne esce. Campionati che si vincono con 100 punti o giù di lì, o addirittura campionati come questo in cui addirittura due squadre possono arrivare a quota 90 sono campionati in cui quasi tutte le squadre tranne due o tre sono effettivamente di merda. Chi se lo guarda un evento in cui si sa già chi vince?
L'ipotesi che l'approccio tattico (che va di pari passo con l'equazione gol=spettacolo) sia una causa del mancato appeal è invece, a mio avviso, totalmente infondata.
L'impatto emotivo marginale del gol segnato è decrescente, mentre quello del gol subito è crescente.
Quindi la soddisfazione totale di chi supporta la squadra che vince con tanti gol è minore dell'insoddisfazione totale di chi supporta la squadra che perde con tanti gol.
Ciò detto, se vogliamo fare il confronto con gli altri campionati, il grande divario è col calcio inglese, che è diventato, con meno blasone, quello che era il calcio italiano anni '80/'90. Tanti talenti, più pretendenti alla vittoria, squadre di medio livello che possono permettersi giocatori di livello medio-alto.
Non essendoci una squadra-nazione, ci sono meno barriere culturali e di palazzo alla vittoria, e la "liberalizzazione" della vittoria, insieme ad una spartizione equa della torta, ha favorito l'ingresso di più concorrenti, quindi di più attori, e quindi di più spettacolo.
Tecnicamente, il passaggio di consegne del campionato italiano a quello inglese ricalca e deriva dal passaggio di consegne del capitalismo industriale a quello finanziario. Il campionato italiano prosperava nella concorrenza tra capitani di industria italiani. La morte del capitalismo industriale italiano si è tradotto nella morte del campionato italiano.
Il campionato tedesco, quello francese e quello spagnolo sono soffocati da squadre che rappresentano nazioni e/o fondi sovrani. Un po' come la juve 50 anni fa. In germania domina il bayern, che è il bavierismo. In francia domina il psg che è il qatar, in spagna la concorrenza è tra real che rappresenta la castiglia e la monarchia e il barcellona che rappresenta la catalogna. Il campionato spagnolo, detto della concorrenza sleale di real e barcellona, regge per gli interpreti e per il livello qualitativo alto dei giocatori spagnoli. E si ritorna al punto 1.
Sul modello di business, ancora ancora.
Sull'approccio tattico meno spettacolare, non ci siamo proprio.
Quello che manca al campionato italiano sono SOLO e SOLTANTO gli interpreti, cioè i calciatori. Servono i calciatori con i quali identificarsi e creare, come nel wrestling e in qualsiasi altro spettacolo, gimmicks e feuds, ovvero personaggi, rivalità e saghe. E come si fa?
1. vincoli il numero di giocatori non italiani. Il giocatore non italiano non ha senso di appartenenza, è meno rappresentativo, non ha introiettato il costume e la tradizione del calcio italiano, con tutto il suo passato e le sue rivalità, conosce meno la lingua e quindi crea meno conflittualità attraverso le quali il gioco diventa spettacolo. Un calciatore italiano, costa zero al sistema-calcio italiano. Aumentano così i soldi da destinare ai calciatori stranieri. Meno e migliori.
2. bilanci i fatturati con una distribuzione equa dei diritti televisivi. Il calcio è interessante non solo e non soltanto quando i valori assoluti sono alti, ma quando il risultato è incerto. Da qui non se ne esce. Campionati che si vincono con 100 punti o giù di lì, o addirittura campionati come questo in cui addirittura due squadre possono arrivare a quota 90 sono campionati in cui quasi tutte le squadre tranne due o tre sono effettivamente di merda. Chi se lo guarda un evento in cui si sa già chi vince?
L'ipotesi che l'approccio tattico (che va di pari passo con l'equazione gol=spettacolo) sia una causa del mancato appeal è invece, a mio avviso, totalmente infondata.
L'impatto emotivo marginale del gol segnato è decrescente, mentre quello del gol subito è crescente.
Quindi la soddisfazione totale di chi supporta la squadra che vince con tanti gol è minore dell'insoddisfazione totale di chi supporta la squadra che perde con tanti gol.
Ciò detto, se vogliamo fare il confronto con gli altri campionati, il grande divario è col calcio inglese, che è diventato, con meno blasone, quello che era il calcio italiano anni '80/'90. Tanti talenti, più pretendenti alla vittoria, squadre di medio livello che possono permettersi giocatori di livello medio-alto.
Non essendoci una squadra-nazione, ci sono meno barriere culturali e di palazzo alla vittoria, e la "liberalizzazione" della vittoria, insieme ad una spartizione equa della torta, ha favorito l'ingresso di più concorrenti, quindi di più attori, e quindi di più spettacolo.
Tecnicamente, il passaggio di consegne del campionato italiano a quello inglese ricalca e deriva dal passaggio di consegne del capitalismo industriale a quello finanziario. Il campionato italiano prosperava nella concorrenza tra capitani di industria italiani. La morte del capitalismo industriale italiano si è tradotto nella morte del campionato italiano.
Il campionato tedesco, quello francese e quello spagnolo sono soffocati da squadre che rappresentano nazioni e/o fondi sovrani. Un po' come la juve 50 anni fa. In germania domina il bayern, che è il bavierismo. In francia domina il psg che è il qatar, in spagna la concorrenza è tra real che rappresenta la castiglia e la monarchia e il barcellona che rappresenta la catalogna. Il campionato spagnolo, detto della concorrenza sleale di real e barcellona, regge per gli interpreti e per il livello qualitativo alto dei giocatori spagnoli. E si ritorna al punto 1.
L'ipotesi che l'approccio tattico (che va di pari passo con l'equazione gol=spettacolo) sia una causa del mancato appeal è invece, a mio avviso, totalmente infondata.
Non sono d'accordo.
Quando guardo una partita di calcio italiano vedo due squadre che non vogliono perdere.
Quando guardo una partita di calcio spagnolo, tedesco o inglese vedo due squadre che vogliono vincere.
Numero di occasioni, effetto "wow" dello stadio pieno, immagini televisive migliori, spettacolo "in toto" migliore, viene di conseguenza...
Ovviamente IMHO...
Ecco, questo secondo me è un altro equivoco.
Uno non si guarda una partita di calcio spagnolo, tedesco o inglese.
Uno si guarda il real/barça, il bayern (ma c'è davvero chi si guarda una partita del campionato tedesco, che non sia, al più, bayern-borussia?) o il city/l'pool/utd/chelsea.
Anzi, di più, uno si guarda i giocatori forti/simbolo di quelle squadre.
A mio avviso ci stiamo raccontando una cazzata, col discorso della tattica. Il campionato italiano ci interessa meno perché solo una parte per vincere, e collateralmente, manca la materia prima.
Poi, se uno si guarda levante-barcellona perché entrambe le squadre vogliono vincere, alzo le mani.
Già se non gioca messi, col cazzo che me la guarderei.
Uno non si guarda una partita di calcio spagnolo, tedesco o inglese.
Uno si guarda il real/barça, il bayern (ma c'è davvero chi si guarda una partita del campionato tedesco, che non sia, al più, bayern-borussia?) o il city/l'pool/utd/chelsea.
Anzi, di più, uno si guarda i giocatori forti/simbolo di quelle squadre.
A mio avviso ci stiamo raccontando una cazzata, col discorso della tattica. Il campionato italiano ci interessa meno perché solo una parte per vincere, e collateralmente, manca la materia prima.
Poi, se uno si guarda levante-barcellona perché entrambe le squadre vogliono vincere, alzo le mani.
Già se non gioca messi, col cazzo che me la guarderei.