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Subject: Rivolte africane
dovrei andare in bahrein la settimana prossima per lavoro....che si fottano!!
Ah.... Perché Lampedusa e Pantelleria non hanno copertuRa radar...... Magari diretta proprio da 30 anni e più sulla Libia..... Ustica non ti suggerisce niente?
Sara che la russa vuole mettere in ballo l'ultima creazione italiana....
Non ho detto questo ma magari c'è un corridoio da chiudere o ha un qualche tipo di radar particolare,sun internet non c'è molto in merito
Sara che la russa vuole mettere in ballo l'ultima creazione italiana....
Non ho detto questo ma magari c'è un corridoio da chiudere o ha un qualche tipo di radar particolare,sun internet non c'è molto in merito
mi correggo
il comunicato di Gheddafi dovrebbe essere trasmesso da Al Arabiya e non Al Jazeera
il comunicato di Gheddafi dovrebbe essere trasmesso da Al Arabiya e non Al Jazeera
di sicuro non scomoderanno una nave militare (penso che costi anche un po' spostarla qua e la) solo per un viaggio turistico sulle coste tormentate dell'Africa. avranno il loro scopo per una cosa del genere :/
La Elettra è una nave spia a basso armamento con tecnologia sthealt, il concetto è che la Libia è di fronte ad isole italiane, dove con predator o altri sistemi puoi intercettare tutti i canali libici. Io credo solo che la russa voglia fare bella figura, ma da la Spezia (è ancorata ancora li) ci fai poco, soprattutto quando queste rivolte evolvono in 12 ore. In quel tempo la Elettra arriva a porto torres al massimo, non vedo l'utilità
approposito di tecnologia sthealt...ci sono comunicati o prese di posizioni da parte degli USA ?
sarà dura per il popolo libico ma si è abbondantemente superato il "punto di non ritorno"
e pensare che a un carnefice-genocida del genere noi italiani siamo andati a baciare le mani...
chi sarà il prossimo?
e pensare che a un carnefice-genocida del genere noi italiani siamo andati a baciare le mani...
chi sarà il prossimo?
Mi ricorda la portaerei x gli aiuti ad Haiti, stessa utilità.
Dal corriere:
Nuovi raid aerei sui manifestanti sono in atto da stamani a Tripoli. Dopo la tragica giornata di massacri, 250 solo i morti dei raid di lunedì, la Libia si prepara a fare la conta. La conta dei morti. E la conta di chi è rimasto con Gheddafi. Intanto il ministro degli Esteri egiziano ha fatto sapere che la pista dell'aeroporto di Bengasi è stata distrutta dai bombardamenti e gli aerei non possono decollare né atterrare. Mentre l'Egitto aumenta le guardie di frontiera, la Lega Araba convoca una riunione straordinaria, a Nalut, pochi chilometri dalla Tunisia, i manifestanti minacciano di fermare l'afflusso di gas verso l'Italia chiudendo il gasdotto che passa proprio per la loro provincia. In un messaggio pubblicato sul sito Internet del gruppo di opposizione«17 febbraio», si legge che rivolgendosi «all'Unione Europea, e in particolare all'Italia, la gente di Nalut ribadisce di far parte di un popolo libico libero e, dopo il vostro silenzio riguardo le stragi compiute da Gheddafi, ha deciso che interromperà dalla fonte l'afflusso di gas libico verso i vostri paesi, chiudendo il giacimento di al-Wafa che attraverso la nostra zona porta il gas verso l'Italia e il nord Europa, passando per il Mediterraneo». I manifestanti di Nalut sostengono di aver preso questa decisione «perché voi non avete fermato lo spargimento di sangue della nostra gente e del nostro caro paese avvenuto in tutte le città libiche. Per noi il sangue libico è più prezioso del petrolio o del gas». Il messaggio è firmato «la gente delle zone occidentali dalla regione di Nalut».
Nuovi raid aerei sui manifestanti sono in atto da stamani a Tripoli. Dopo la tragica giornata di massacri, 250 solo i morti dei raid di lunedì, la Libia si prepara a fare la conta. La conta dei morti. E la conta di chi è rimasto con Gheddafi. Intanto il ministro degli Esteri egiziano ha fatto sapere che la pista dell'aeroporto di Bengasi è stata distrutta dai bombardamenti e gli aerei non possono decollare né atterrare. Mentre l'Egitto aumenta le guardie di frontiera, la Lega Araba convoca una riunione straordinaria, a Nalut, pochi chilometri dalla Tunisia, i manifestanti minacciano di fermare l'afflusso di gas verso l'Italia chiudendo il gasdotto che passa proprio per la loro provincia. In un messaggio pubblicato sul sito Internet del gruppo di opposizione«17 febbraio», si legge che rivolgendosi «all'Unione Europea, e in particolare all'Italia, la gente di Nalut ribadisce di far parte di un popolo libico libero e, dopo il vostro silenzio riguardo le stragi compiute da Gheddafi, ha deciso che interromperà dalla fonte l'afflusso di gas libico verso i vostri paesi, chiudendo il giacimento di al-Wafa che attraverso la nostra zona porta il gas verso l'Italia e il nord Europa, passando per il Mediterraneo». I manifestanti di Nalut sostengono di aver preso questa decisione «perché voi non avete fermato lo spargimento di sangue della nostra gente e del nostro caro paese avvenuto in tutte le città libiche. Per noi il sangue libico è più prezioso del petrolio o del gas». Il messaggio è firmato «la gente delle zone occidentali dalla regione di Nalut».
Sinceramente faccio fatica a dar loro torto, il prezzo del nostro benessere era pagato anche da loro, scusate l'OT
Sinceramente faccio fatica a dar loro torto, il prezzo del nostro benessere era pagato anche da loro, scusate l'OT
mica tanto OT.
a me fanno ridere i passaggi in cui si pone la paura dell'insediamento di un governo di matrice islamica come pretesto per intervenire senza specificare nè a favore di chi o cosa.
(edited)
mica tanto OT.
a me fanno ridere i passaggi in cui si pone la paura dell'insediamento di un governo di matrice islamica come pretesto per intervenire senza specificare nè a favore di chi o cosa.
(edited)
I complici (di Furio Colombo)
Improvvisamente si scatena la meno prevista delle rivolte nel mondo arabo, di gran lunga la più violenta: il popolo libico contro il dittatore Gheddafi. Il mondo assiste a uno spettacolo tremendo: i dimostranti di manifestazioni politiche disarmate vengono sterminati da unità militari mercenarie. Gli Stati Uniti condannano, anche se la voce della prima potenza del mondo appare troppo debole. L’Europa ha detto che ciò che accade in Libia viola ogni principio politico e umano e non può essere accettato da nessuno dei Paesi membri.
Nessuno? Ma l’Italia è legata alla Libia del dittatore che sta sterminando il suo popolo da un trattato che la vincola al punto che – si dice all’articolo 4 – “l’Italia si impegna ad astenersi da qualunque forma di ingerenza, diretta o indiretta, negli affari interni o esterni che riguardino la giurisdizione dell’altra parte. L’Italia non userà mai ne permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia”. Ma il trattato che – come ricorderete – è stato votato non solo da tutta la destra ma da tutto il Pd, con l’eccezione dei Radicali eletti nelle liste del Pd, e di due Deputati del Pd, Sarubbi e chi scrive, ha in serbo altre sorprese. Art. 20: “Le due parti si impegnano a sviluppare, nel settore della Difesa, la collaborazione tra le rispettive Forze Armate, anche attraverso lo scambio di informazioni militari e di un forte partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari”. Ma anche (art. 19) “le due parti promuovono un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche da affidare a società italiane”.
In poche parole siamo complici. Siamo legati da uno “stretto partenariato” con un Paese che era ed è senza alcuna garanzia di rispetto dei diritti umani. Frecce Tricolori si sono viste volteggiare festosamente nel cielo di Tripoli, sugli edifici di governo che, in queste ore, i cittadini libici oppressi e senza diritti hanno dato alle fiamme.
È dovere urgente dello stesso Parlamento italiano che ha ratificato quasi alla unanimità quel trattato già allora facilmente riconoscibile come vergognoso, di agire subito per sospenderlo. Cominceremo la nostra denuncia con la frase pronunciata da Berlusconi, mentre i dimostranti di Bengasi venivano falcidiati con mezzi e armi forse italiani: “Non chiedetemi di intervenire adesso. Non posso disturbare Gheddafi”.
Improvvisamente si scatena la meno prevista delle rivolte nel mondo arabo, di gran lunga la più violenta: il popolo libico contro il dittatore Gheddafi. Il mondo assiste a uno spettacolo tremendo: i dimostranti di manifestazioni politiche disarmate vengono sterminati da unità militari mercenarie. Gli Stati Uniti condannano, anche se la voce della prima potenza del mondo appare troppo debole. L’Europa ha detto che ciò che accade in Libia viola ogni principio politico e umano e non può essere accettato da nessuno dei Paesi membri.
Nessuno? Ma l’Italia è legata alla Libia del dittatore che sta sterminando il suo popolo da un trattato che la vincola al punto che – si dice all’articolo 4 – “l’Italia si impegna ad astenersi da qualunque forma di ingerenza, diretta o indiretta, negli affari interni o esterni che riguardino la giurisdizione dell’altra parte. L’Italia non userà mai ne permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia”. Ma il trattato che – come ricorderete – è stato votato non solo da tutta la destra ma da tutto il Pd, con l’eccezione dei Radicali eletti nelle liste del Pd, e di due Deputati del Pd, Sarubbi e chi scrive, ha in serbo altre sorprese. Art. 20: “Le due parti si impegnano a sviluppare, nel settore della Difesa, la collaborazione tra le rispettive Forze Armate, anche attraverso lo scambio di informazioni militari e di un forte partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari”. Ma anche (art. 19) “le due parti promuovono un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche da affidare a società italiane”.
In poche parole siamo complici. Siamo legati da uno “stretto partenariato” con un Paese che era ed è senza alcuna garanzia di rispetto dei diritti umani. Frecce Tricolori si sono viste volteggiare festosamente nel cielo di Tripoli, sugli edifici di governo che, in queste ore, i cittadini libici oppressi e senza diritti hanno dato alle fiamme.
È dovere urgente dello stesso Parlamento italiano che ha ratificato quasi alla unanimità quel trattato già allora facilmente riconoscibile come vergognoso, di agire subito per sospenderlo. Cominceremo la nostra denuncia con la frase pronunciata da Berlusconi, mentre i dimostranti di Bengasi venivano falcidiati con mezzi e armi forse italiani: “Non chiedetemi di intervenire adesso. Non posso disturbare Gheddafi”.
siamo così pronti a fare "missioni di pace" in Iraq e Afghanistan al soldo degli americani e ora stiamo così allegramente a guardare...
la politica estera del nostro paese è quantomeno ambigua!
la politica estera del nostro paese è quantomeno ambigua!
prevedo affondamenti di navi di clandestini, se il mondo non si muovera'